199. I video integrali della trilogia di Virus

In questo periodo di quarantena continuo con la pubblicazione online di mie opere video integrali, realizzate in anni precedenti, ma in tema con la situazione in cui stiamo vivendo. E’ ora la volta della trilogia di Virus.

 

Parola chiave del momento, la serie di lavori VIRUS, iniziata nel 2004, rende concreti e visibili, in maniera provocatoria e ironica, i meccanismi sociali e individuali della bulimia dell’acquisto e della mercificazione del mercato, che si avverte non solo nel mondo dell’arte ma anche nella vita quotidiana – concetti che la recente situazione ci sta costringendo a ripensare.

 

Per accedere ai video integrali della trilogia di VIRUS:

 

Virus, 2004 from LIUBA on Vimeo.

 

 

LIUBA, Virus New York, 2005 from LIUBA on Vimeo.

 

 

LIUBA, Virus Tableaux vivant, 2004 from LIUBA on Vimeo.

 

 

 

Dopo la performance Virus ad Artefiera a Bologna nel 2004, nel 2005 sono stata invitata dalla Galleria Weisspollack di New York, con cui allora collaboravo, a portare quel lavoro al Sofa Fair a Manhattan, facendo una nuova performance ed esponendo la videoinstallazione col video Virus.

La performance Virus New York ha avuto esiti completamente differenti da quella realizzata a Bologna, e implicazioni aggiuntive, ben visibili nella videoinstallazione che mette a confronto i due relativi video, mostrata l’anno successivo nella mia personale a New York da Weisspollack Galleries (e curata da Irina Zucca Alessandrelli).

A New York la performance ha portato stupore, allegria, curiosità e rifiuto… reazioni divertite, complici ed entusiaste, ma anche galleristi arrabbiati, confusi, terrorizzati di non vendere. La performance infine è stata interrotta dallo Show Management e sono stata espulsa dalla fiera.

Il video inizia a ritroso con questa espulsione (le riprese erano proibite e sono state fatte di nascosto dalla mia fedele cameraman), che rende sempre più sottile e ambiguo il confine tra realtà e performance, e col paradossale dialogo sull’onnipotenza del dio-vendita e del dio-denaro negli Stati Uniti.

 

 

Virus Tableaux Vivant è stato invece realizzato al Flash Art Fair a Milano, con la collaborazione della galleria Placentia Arte. Il lavoro utilizza il bagno, la vasca, l’idea di spiare o introdursi nello spazio privato. Questa volta il virus dell’acquisto si è sparso contagiando tutto l’ambiente e il mio corpo di donna, ironico simulacro di una vendita e di un acquisto sulla persona, sul/del corpo femminile.
Tanti sono i virus che galleggiano invisibili nell’aria…

 

 

 

198. Untitled 2010-2019. Gli abbracci

In questo periodo in cui dobbiamo stare distanti, in cui non ci si può vedere e tanto meno abbracciare, mi è venuto in mente un mio lavoro che si collega benissimo a questa situazione. Si tratta di Untitled 2010-2020. Il video è costruito con le immagini di una performance fatta ad Artissima a Torino nel 2010 e montato nel 2019. Il video è ancora inedito, l’ho finito lo scorso anno ma non ancora mostrato pubblicamente, ed oggi rendo visibile integralmente la versione online al link che vedete in fondo al post.

 

Quando feci questo lavoro (nato prima dei flash mob degli abbracci) ero desolata dalla mancanza di calore che si percepiva nella società e dai rapporti distanti freddi e professionalmente disumani che si verificavano nel mondo dell arte. Così sono andata a una fiera dell arte, Artissima, ad abbracciare tutti, rendendo visibile questo bisogno di umanità e di calore che mi pervadeva. La cosa bella è che moltissimi avevano lo stesso bisogno, inespresso, e sprofondavano fra le mie braccia esibendo o facendomi percepire la loro gioia, il loro bisogno, o la loro fragilità, o la loro incredulità o il loro sollievo o la loro sorpresa o il loro odore ( pazzesco quante puzze di sudore mi sono sentita, provenienti da persone in vestiti super tirati ed eleganti! Chissà se in futuro inventeranno un apparecchio per ‘riprendere’ e riprodurre gli odori!)

 

Vedere oggi al tempo del corona virus questo lavoro e questo video sembra strano, quasi impossibile che possa essere accaduto, e comunque certi che accadrà di nuovo. Però quando potremo di nuovo abbracciarci ricordiamoci di quanto sia importante e facciamolo! ☀️

 

 

LIUBA, Untitled, 2010-2020 from LIUBA on Vimeo.

 

 

197. Mascherina e guanti

 

 

Di rientro a casa dalla spesa.

Potrebbe essere una performance.

Ma non lo è.

O forse sì.

 

 

Resilienza, pazienza, coscienza, competenza.

 

 

196. video ritrovato e coronavirus

 

Ho registrato questo video, inedito, nel 2018, come parte di un progetto online, mai cominciato, che riflettesse sulla necessità di fermarsi, in questo periodo storico, e di riflettere sul senso di fare le cose e sul senso di fare arte,  prendendosi il tempo per pensare e per fare rete con gli altri.

 

oggi per puro caso l’ho trovato sul mio computer  (e niente è mai un caso), non me lo ricordavo, e ho deciso di pubblicarlo oggi al tempo del blocco per il covid 19 perchè mi sembra premonitore e fotografa una situazione che da qualche tempo si sentiva che stava scoppiando.

 

L’idea di interrompere le nostre attività per un periodo di riflessione è stata una forte necessità in quegli anni passati in cui eravamo sopraffatti da tutto. Ora tutta la società è costretta a fermarsi. Questo forse significa qualcosa. Non lo so. So che siamo davvero invitati tutti a fare un passo indietro, a step back, e riflettere.

195. Silenzio, lentezza, video

Strana data, 20 marzo 2020, piena di 20, come strano il periodo in cui siamo immersi e la situazione che siamo costretti ad affrontare.

 

Non riesco e non voglio scrivere molto. So solo che ringrazio infinitamente di avere Sole con noi, che illumina le nostre giornate.

A volte sono un po’ triste che non possiamo vedere nessuno, che non si possono fare passeggiate, che non possiamo fare la normale vita con un bimbo di pochi mesi. Ma è anche vero che a questa età non è nemmeno una tortura per lui stare a casa, tenuto conto fra l’altro che il nostro condominio ha un grande terrazzo comune sopra il tetto, sempre deserto, e noi ci andiamo spesso per prendere aria, sole e camminare, quindi siamo molto fortunati.

Per il resto come tutti siamo in apnea, aspettiamo, aspettiamo e rimaniamo isolati fisicamente, con rare e sporadiche uscite all’esterno per comprare le cose necessarie.

 

Con le mente andiamo a tutti coloro che stanno lavorando per far fronte a questa emergenza e a tutti i malati (di ogni ordine e grado), e per tutti mandiamo spesso energie di gratitudine e preghiere di benessere e salute.

 

Relax sul terrazzo condominiale

 

 

Ciò che mi turba però in questo momento, più andiamo avanti con la situazione e col blocco delle città, è la quantità e qualità dell’ informazione che riceviamo, che non aiuta a fare considerazioni obiettive aumentando invece l’ allarmismo di tutti.

La comunicazione che riceviamo è parziale e non aiuta le persone a sentirsi meglio. Sarebbe necessario comunicare ANCHE ciò che i ricercatori stanno scoprendo per curare il virus (avevo letto che in olanda hanno scoperto un antivirus che inibisce l’attaccarsi del virus sulle cellule) e per formulare il vaccino, le guarigioni che molti professionisti abili stanno conseguendo e regalando, le sperimentazioni di farmaci già esistenti ma efficaci ecc. Credo che abbiamo necessità di una informazione più strutturata più trasparente e meno sensazionalistica. Ma in fondo non mi stupisco, dato che già quando studiavo le dinamiche dei mass media per un esame al Dams era chiaro che l’informazione usa un linguaggio fondato sul conflitto e sulla sensazionalità. Ciò però a volte è molto preoccupante.

 

Un’altra tipologia di informazioni, che vorrei che circolasse da fonti ufficiali, e non solo bollettini di guerra di numeri, è quella relativa a come rafforzare il sistema immunitario e come difendersi. Per esempio, fare moto e mangiare bene aiuta ad essere più forti… perchè non lo ricordano a tutti, in questo periodo di quarantena dove a casa ci si intorpidisce le membra? Naturalmente molti noi si sono attrezzati a fare ginnastica da casa (io proseguo coi miei 5 tibetani mattutini che pratico quotidianamente da alcuni anni) ma ricordarlo fra le informazioni su come difendersi dal virus potrebbe essere doveroso. Così come la notizia, apparsa in seguito a uno studio recente, che collega la facilità di contrarre il virus con la carenza di vitamina D: in un momento in cui uscire non si può, e dove non tutti hanno balconi e terrazzi dove prendere il sole stando in casa, non potrebbe essere importante fornire questa informazione, incentivando a prendere vitamina D, nelle varie maniere disponibili, che non è oro colato, ma che può aiutare? molto di più, forse, di tutte quelle informazioni su quanto dura il virus sulle superfici, poco obiettive a volte e fonti di molta ansia per tante persone. Sono solo alcune riflessioni.

 

Liuba fa i tibetani e Sole la sua ginnastica 🙂

 

 

Sicuramente questa situazione è drammatica ma anche un’ opportunità spirituale molto grande per tutti, per fermarsi, per riflettere sul senso della vita e degli affetti, per elaborare le proprie ansie, per trovare tutto il tempo che occorre per fare ciò che si desidera fare o ciò che si avrebbe desiderato fare e non c’era tempo.

 

Per me ora non cambia molto. In questo periodo sto accudendo Sole di pochi mesi, sto ancora allattando e sto la maggior parte del tempo con lui, sia adesso con l’emergenza sia prima . Ho lo studio a casa per cui da sempre ero abituata a fare molti periodi casalinghi, anche se poi li alternavo con opening, viaggi, amici, cinema, ristoranti ecc.. ma la clausura totale ogni tanto l’ho sempre praticata, perché ti aiuta a concentrarti su ciò che più ti preme e su ciò che è più importante. La clausura in una casa che in quel momento consideri tua, e che può accadere in diverse parti del mondo (ricordo che quando ho vissuto a new york spesso mi chiudevo in casa a lavorare e molti mi dicevano: sei a new york e te ne stai a casa??). 

 

Ho sempre adottato un modo di vita basato sull’interiorità, sulla lentezza e sul prendere il proprio ritmo, al di là e oltre gli schemi e gli obblighi che ci imporrebbero dall’esterno.

Apprezzo da sempre il silenzio e l’opportunità di scandagliare il proprio animo e basare su questo la propria giornata e il proprio rapporto con gli altri.

Ho sempre pensato che la spiritualità sia necessaria e che collegarsi giornalmente, con meditazione e/o preghiera, a una dimensione più profonda e più alta sia talmente necessaria da essere indispensabile, quando ne sei abituata, indispensabile come l’aria e come l’acqua e come il pane.

 

Su queste tematiche ho fatto molti lavori, quando ancora nessuno ne parlava, e che in qualche modo oggi si possono leggere con occhi differenti. Per esempio ho lavorato molto sul concetto di lentezza, lentezza come prendersi il proprio tempo al di là dei ritmi imposti dagli altri e degli schemi sociali…. non è così che sta accadendo in qualche modo proprio ora?

 

Ho deciso pertanto di rendere pubblici online i miei video della serie The Slowly Project, un progetto in progress che è cominciato nel 2002, anche per contribuire in questo periodo di segregazione in casa a rendere fruibile l’arte, un’arte che parli in stretto contatto con la vita, che sia esperienza del vivere. I video di solito sono protetti da password e in rete se ne possono vedere solo excerpts, mentre in via eccezionale ora potete vederli integrali ai link qui sotto, e sul sito trovate la presentazione del progetto.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

194. Il Sole che ride

Esilarante o Sole mio! Tu riempi di gioia di amore e di vita le nostre giornate e quelle di chiunque venga a contatto dei tuoi raggi, o bimbo mio! ❤️❤️❤️

Grazie grazie grazie di cuore e sempre sempre benvenuto!!!

 

 

 

192. L’ineffabile pre e post

C’è qualcosa di dolce, e ineffabile al tempo stesso, nell’avere un figlio quando non si hanno più i genitori.

Da un lato ovviamente c ‘è una grande mancanza, una gran voglia di averli qui, di fargli godere il nipotino, anche di farsi dire da tua mamma cose della propria infanzia che solo ora sapresti chiedere e capire davvero; ma dall’altro lato se si hanno figli coi propri genitori in vita, come accade di solito, si pensa che tutto sia normale ed eterno, che tutto evolverà e non cambierà. Capita sempre a tutti, quando si è giovani, di pensare che tutto esisterà per sempre e di non riuscire a concepire un mondo in cui non ci sono più le persone che abbiamo visto fin dalla nascita, con cui identifichiamo il mondo.  Quando però si ha un figlio dopo avere elaborato con dolore la perdita di questo tuo mondo, perdendo ogni equilibrio e dovendolo poi ritrovare in altro modo, sei più consapevole della fragilità della vita e la apprezzi molto di più.

E anche si è più allenati a relazionarsi a quella dimensione ‘altra’ in cui sono i nostri cari, che è però la stessa dimensione misteriosa dalla quale proviene il dono della vita e il miracolo del bimbo che arriva a incarnarsi dentro di te.

 

È come se aver imparato, anche proprio malgrado, a relazionarsi con l’altra dimensione renda il fenomeno della nascita più ricco misterioso e affascinante, e ci renda consapevoli della bellezza della fragilità e del succedersi delle generazioni nel mondo, un succedersi però che è anche una com-presenza, perché nell’ altra dimensione non esiste il tempo e tutti ancora sono presenti QUI con noi. È una sensazione molto intensa, dolce e pure un po’ struggente, di cui sono riempita grata e commossa, e che non dimentico ogni singolo giorno.

 

 

 

191. Secondo complimese

Oggi è il secondo complimese di Sole… mi sembra con noi da sempre… sono ogni giorno profondamente grata! ❤️❤️❤️🌈🌈🌈

 

L’altro giorno pensavo che vivere con un neonato aumenta l’amore. Non solo ti inonda dell’amore che provi per lui e che lui ricambia; non solo irradia l’amore nella casa e tutte le relazioni ne sono cambiate di conseguenza; ma anche si amplifica la nostra capacità di amare gli altri, poiché si scorge in ciascuno il neonato che era, con la sua perfezione e la sua fragilità, sentendo ancor più forte un sentimento di compassione e vicinanza per tutti.

Il neonato è magico e perfetto e bellissimo, e ci ricorda che tutti siamo stati così simili a Dio.

 

 

190. Benvenuto SOLE!!!!

Sole è nato! E’ stato tutto straordinario e sono commossa e felice. I giorni si sono succeduti intensi, settembre col pancione di 9 mesi, il grande caldo che non dava tregua, controlli, visite, corsi preparto, acquisto cose indispensabili, ansietà pre-parto… è stato un mese di intensa attività e preparazione, e poi il parto anticipato di notte… ricordo quei momenti come una traccia già indelebile nel mio cuore, che non si cancellerà mai….I momenti prima del parto, con Fiamma Mario e Bruna all’ospedale con me, con noi, e la musica di Bach …anche in sala operatoria… e la commozione e la gioia di VEDERTI, bellissimo, piccolo gioiello di bellezza e perfezione, le tue prime ore al mondo…. Circondato da amore e accoglienza … e la prima poppata sul petto della mamma… straordinario, Sole, benvenuto!!!

 

 

 

 

Tutto è andato bene e ne sono molto grata, i primi giorni sono stati straordinari, con la meraviglia di te piccolissimo, e tantissimo amore intorno, anche Mario è stato folgorato dai tuoi raggi, piccolo Sole, e ti ha amato fin dal primo momento. Sei molto amato piccolo mio!! Sei così amato che spesso piango di commozione e di gioia e di incredulità!

Certo, in queste settimane non è semplice per me affrontare tutto l’impegno fisico che l’allattamento continuo richiede, tenendo conto della difficoltà di dormire e di mangiare (avere il tempo di), della ripresa post partum con tutte le cose strane che succedono nel nostro corpo e il calo drastico ormonale che ci rende più fragili e piangerecce… so che è un momento transitorio nonché difficile nel quale ci devono passare tutte le madri del mondo, e mi sento vicino a tutte loro, non sentendomi sola. Guardo sempre anche alla mia adorata mamma, pensando che lei mi sta vicino e mi sta aiutando, e che anche lei ci è passata con me, che circolo meraviglioso di amore.

 

 

 

189. E’ NATO!!!

E’ con grandissime gioia, amore e felicità che vi annuncio la nascita di
SOLE JANNIS, nato il 27 settembre all’ 1.24 alla Mangiagalli di Milano…
❤️❤️❤️❤️❤️❤️🌈🌈🌈🌈😍😍😍😍☀️☀️☀️☀️☀️☀️
my best artwork! 
 
Noi stiamo bene e lui è bellissimo! ❤️❤️❤️
Siamo circondati dall’affetto di una straordinaria famiglia allargata, e Sole ha già conquistato tutti! 😍😍😍😍☀️☀️☀️☀️☀️

 

 

Vi racconto come sono andate le cose…
Avevo un cesareo programmato per il 30 settembre ( ma non si sa se ci sarebbe stata la mia dottoressa) oppure un opzione per il 2 ottobre ( già questo mi metteva confusione e in ansia…)
Poi, dopo una gravidanza bellissima, e a una settimana dal cesareo mi viene un forte raffreddore con tosse e un po’ di febbre e mi sentivo tutta rotta. Ero un po’ arrabbiata perché avevo fifa a fare il cesareo con l’ influenza e mi sentivo una chiavica… non ho mai avuto niente in gravidanza e adesso devo fare un operazione stando male e senza forze… me la facevo sotto…!!
Poi forse a causa anche di questo la pressione si cominciò ad alzare e il mercoledì precedente, poiché oltre all influenza e a un mal di testa allucinante avevo 145 di pressione sono dovuta andare al pronto soccorso poiché non si può superare 140. Lì mi hanno monitorato e poi mi hanno fatto tornare a casa perché non era niente di grave, dicendomi di tornare venerdì per un controllo e che non era bene aspettare giorni a fare il cesareo. La mia gine il giorno dopo mi disse che lei sarebbe stata di turno alla notte e che se la pressione saliva mi avrebbe ricoverato. Era giovedì, e nel frattempo avevo appuntamento con Fiammetta e Bruna che mi dovevano accompagnare al negozio dove ho preso il seggiolino per la macchina e carrozzino passeggino ecc. per capire come si montavano in sicurezza ecc e a comprare delle ultime cose, ma io mi sentivo piuttosto male così  andarono Mario Fiamma e Bruna. Quando arrivarono a casa mi trovarono disfatta, poi ho provato la pressione che era ancora salita e la mia dottoressa mi ha detto vieni al pronto soccorso ( Mangiagalli) che questa sera ti ricovero e poi stasera o domattina faremo il cesareo…oddio! e così tutti e quattro, presi di sorpresa e agitatissimi abbiamo completato la valigia e verso le 21 o giù di li’ siamo andati in ospedale.. pressione 166 analisi varie e poi mi fanno salire in sala parto al monitoraggio. Lì lo stress cominciò a calare: tirai fuori il Bose ( lo speaker fantastico per sentire musica), lo collego col mio Spotify e mi metto la compilation di Bach, che è la mia musica terapeutica, e che anche Sole adorava… così con 3 persone care vicino, Bach nella stanza, mi fanno monitoraggi vari e a un certo punto, verso l’una di notte, arriva la mia ginecologa e pure la mia anestesista che avevo scelto, e mi dicono: ora si va a fare il cesareo… e ho avuto una bellissima esperienza notturna ( con la calma della sala parto alla sera)!
 
Ho chiesto anche se potevo portare Bach in sala operatoria e mi hanno detto di sì! 😊😊 e in sala operatoria mi sono davvero finalmente rilassata e tranquillizzata, nella pace serale dell’ospedale con le due dottoresse carinissime che erano quelle che mi avevano seguito.

 

SOLE È NATO all’1.24 di venerdì 27 settembre, alla Mangiagalli di Milano, con peso di 3kg e 70 gr ❤️❤️❤️❤️❤️❤️❤️❤️❤️❤️❤️😍😍😍😍😍😍😍😍😍☀️☀️☀️☀️☀️☀️☀️☀️☀️☀️

 

dopo avermelo fatto vedere, mentre mi ricucivano, Sole viene portato da ben 3 persone che lo aspettavano con amore, e poi quando me l’ hanno messo sulla pelle per lo skin to skin e la prima ciucciata… estasi totale!😍😍😍😍☀️☀️☀️☀️❤️❤️❤️❤️❤️… non lo scorderò mai!!!!!

 

Noi stiamo bene, io mi sto riprendendo bene dall’ operazione del cesareo e dal parto, e Sole è bravissimo, e anche un grande mangione!
Tutto meraviglioso. Sono tanto grata ❤️❤️❤️❤️☀️☀️☀️☀️☀️☀️🌈🌈🌈🌈🌈🌈🌈

187. A viserba d’estate in attesa

E’ molto che non scrivo perché sto gustando nel profondo tutte le sensazioni che sto vivendo, e sto vivendo dei mesi meravigliosi, speciali, eccezionali, pieni di gioia, di stupore, di gratitudine, di dolcezze, di attenzioni, di amore, di estasi e di magia.

La sensazione di essere due, la consapevolezza di essere uniti, la forza dell’amore che provo, sono sentimenti speciali che assaporo in ogni momento, e posso permettermi di assaporare, centellinando tutte le emozioni e anche le sensazioni fisiche del mio corpo che cambia a poco a poco per fare spazio alla nuova vita.

 

Ho questa consapevolezza che già da subito io e te siamo un equipe, amore mio, un equipe di reciproco supporto, di collaborazione e di cooperazione. Già da subito tu hai dato a me tantissimo, ed io ho dato a te tantissimo, e tutto con naturalezza, con gioia, e con amore. E’ una cosa meravigliosa! Non finirò mai di ringraziare Dio che ha unito le nostre anime e le ha fatte incontrare (eh so che c’è anche l’interessamento e lo zampino di mia mamma dietro a tutto ciò!), ha permesso che tu scegliessi me e che io scegliessi te, ha voluto che ti portassi nel grembo per accompagnarti a questo dono bellissimo e a questa straordinaria avventura che è la vita. E la vita è davvero bella amore mio, te lo insegnerò sempre, e già te lo voglio dire e ripetere ogni giorno: la vita è meravigliosa, perché siamo ‘tutti’ circondati da amore (chi pensa di non esserlo è perché non lo vede, questo è ora il mio pensiero), di doni e di bellezza. E nonostante le difficoltà che tutti passano e che tutti attraversano, abbiamo sempre nel cuore una stella che ci dà la direzione, il conforto e l’amore. Abbiamo l’infinito nelle nostre anime, basta collegarsi a quel «coriandolo di assoluto che noi tutti abbiamo e ricollegarsi a noi stessi» (come scrivevo in una poesia quando ero ragazzina).

 

Hai capito Sole? Stai per entrare in un mondo molto bello, noi ti aspettiamo con trepidazione ed amore, la natura è fantastica, le risate aiutano a stare al mondo, l’arte ci dà i colori e i sogni li appendiamo per correrci dietro e spiccare il volo. Insomma, ti aspetto o Sole mio, con tutta la gioia nel cuore per questa tua straordinaria venuta e non vedo l’ora di condividere con te tutta la bellezza e l’amore che ci circonda.

 

A presto bimbo mio! Per intanto è bellissimo comunque dondolarci insieme, e dormire insieme, e sentirci muovere reciprocamente! Adoro averti dentro di me, e cosa ancor più straordinaria, averti fuori!  Ora non riesco a smettere di scrivere, è una sensazione bellissima, sono sulla spiaggia al tramonto col sole già calato, non c’è quasi più nessuno, e una brezza calda e rinfrescante al tempo stesso mi muove i capelli, l’abito, e il tessuto indiano steso sul lettino, il mormorio del mare accarezza le mie orecchie col suo dondolio rassicurante, e al tempo stesso la brezza fa muovere i lembi del mio ombrellone, ancora aperto e unico, in mezzo a tutti gli altri già chiusi (poichè ci sei tu dentro di me è la prima volta che ho preso l’ombrellone fisso!), e qualche altro rumore di voci si mischia, bimbi che giocano, musica del bar poco più in là…. E’ una sinergia meravigliosa di sensi e sarà bello quando ti porterò qui e fra qualche anno ti farò leggere queste righe che scrissi con te , nella stessa magica atmosfera della spiaggia estiva a fine giornata. Ma che bello che la mia mamma – e la tua nonna – sia nata qui a viserba e noi possiamo alternare la vita di mare alla vita di città! Che fortuna anche in questo, hai visto? E sappi che sto scoppiando di felicità e di gratitudine da tutti i pori, e sì lo so che lo sai, perché sei dentro di me ed io ti passo tutto!! E quindi, festeggiamo insieme! Ti abbraccio forte Sole mio, ti aspetto e ti amo, Grazie per aver scelto di venire giù dal cielo per stare con me! A prestissimo!!

 

 

 

 

 

185. La luce dentro

Non so descrivere come sto. E’ come un miracolo grande. E’ come essere increduli e grati al tempo stesso. E’ un amore profondo e un piacere immenso che si espandono da dentro a fuori irradiando tutto. E’ un percorso di gioia e fiducia cercato con fervore slancio convinzione ed energia concentrata, in realizzazione stupefacente, e con l’aiuto di tantissime speciali e meravigliose persone… sto in attesa di SOLE…!!!

 

 

184. THIS IS THE BEST ARTWORK

…. Ebbene sì…. è con grande emozione e grande gioia che ora sono pronta a dirlo… siamo in due!!!!❤️❤️❤️

 

E per comunicare al mondo questa grande gioia e questo dono straordinario non ho potuto fare altro che mettermi a nudo in prima persona, come faccio di solito, e costruire una performance, realizzata a sorpresa all’Opening della Biennale di Venezia di quest’anno. Anche fare lavori a sorpresa durante gli Opening delle Biennali e poi farci il video è una mia consuetudine artistica cominciata nel 2003, ma questa volta è davvero the best artwork!!! 😍😍😍

 

 

LIUBA and SOLE, 2019, Venice Biennal Opening, performance, sculpture, hand painting photos: Ciriaca+Erre

 

 

La preparazione di questo lavoro e la sua realizzazione è stata speciale e complessa, così come speciale è l’occasione per cui è nato. L’idea è arrivata improvvisamente con un apparizione visiva all’inizio della mia gravidanza, e realizzarla era la sfida che non potevo non fare, perchè era un atto di amore a Sole e al mondo.

Per cui ho cominciato a lavorarci diversi mesi prima, focalizzandomi sulla ideazione del vestito-scultura che avevo in mente: schizzi, bozze, studi…. Poi c’è stata la ricerca della modellista-sarta adatta, felicemente trovata in Valentina Donadel (su suggerimento della mia amica cappellista Fiammetta), poi le innumerevoli sessioni di prova, su tessuto di imbastitura, dove come un work in progress abbiamo modellato insieme ogni centimetro di forme e di volumi, adattandoli al mio progetto e al mio corpo, ed è stato meraviglioso lavorare con Valentina, entrambe precise, attive e super esigenti e super elastiche… un grand divertimento e una gran fatica, perchè abbiamo rimodellato tutto diverse volte arrivando, come sempre accade, agli sgoccioli della scadenza indietrissimo e finendo tutto col fiatone… aggiungendo che io avevo il pancione e non solo mi stancavo più facilmente, ma dovevo occuparmi di tutto ciò che dovevo fare per il benessere del mio bimbo e della gravidanza… è stato parecchio sfiancante ma ce l’abbiamo fatta.

 

Pensate che ho potuto dipingere a mano la scritta con i colori sul tessuto solo il giorno prima di partire, mentre avevo previsto che mi occorrevano tre giorni di lavoro alternati da riposo… oddio, come ce la posso fare mi dicevo? sono in gravidanza e non ho una tenuta fisica infinita! ..è stato un gran sacrificio, ma pure divertente, passare la giornata e parte della notte semiaccovacciata nella posizione della rana, col pancione in mezzo alle ginocchia, mezza stesa sul pavimento dove avevo steso il vestito, e dipingere con precisione dettagliata i contorni delle lettere…senza macchiare il tessuto… con aiuto di mascherine di acetato, preventivamente costruite da me, e carte veline e scotch di carta … sì ce l’ho fatta a finire tutto ma il risultato è che il giorno dopo, in cui dovevo partire per Venezia (meno male che avevo previsto il bisogno di dormire e avevo prenotato il treno di pomeriggio), ero stanca come non mai e non riuscivo ad alzarmi da letto! Ho fatto uno sforzo immenso e pensate che fatica dover prendere il treno da sola col minimo dei bagagli ma con la valigia con dentro tutto il necessario per la performance, dalla videocamera di scorta (avevo ingaggiato la mia cameraman che sarebbe venuta con la sua, ma per esperienza so che occorre prevedere tutto…e se leggete il seguito del racconto vedrete che ho fatto benissimo!) al vestito scultura molto pesante, alla mantella da indossarci sopra ecc… Ho fatto tutto in sicurezza, facendomi aiutare dove potevo col trasporto, e prenotando un albergo a due passi dalla stazione, dal quale mi sono venuti a prendere, ma davvero è stata un impresa campale anche solo la parte preparatoria (mai dimenticare che ero in gravidanza).

 

 

 

 

Non vi starò a raccontare i retroscena della performance a Venezia, perchè ho avuto un contrattempo mai avuto in più di 20 anni di performance: la mia cameraman professionale con cui avevo già lavorato per molti altri lavori e ingaggiata con molto anticipo per venire a riprendere questa performance speciale (mai avrei potuto ripeterla!) , alla mattina della performance non si presenta a Venezia e sparisce, non rispondendo più al telefono… lasciandomi sola, frustrata e senza sapere come organizzarmi per le riprese!! vi risparmio i miei pianti e il mio stress, accentuati dagli ormoni della gravidanza, dalla stanchezza estrema, dall’aver corso per due mesi per preparare tutto e non sapere se potevo farla, dalla frustrazione di dover dipendere dalla sua venuta o meno… e poi la pioggia, il dovermi vestire da sola con l’abito della performance e girare sui vaporetti per Venezia con le mani che tenevano su il lungo strascico del vestito e la mantella nera sopra che nascondeva tutto, attenta di non cadere col mio pancione prezioso…. insomma è stato difficilissimo, sia fisicamente che psichicamente… ed io che pensavo di godermi ogni secondo di questo progetto così speciale e così diverso!

Poi però ho sistemato tutto, come sempre accade nelle emergenze, grazie all’aiuto di Ciriaca + Erre che era in visita alla Biennale e che mi ha fatto delle foto alla performance, e grazie a Mario che è venuto il giorno dopo e ha fatto delle riprese… non era come avevo programmato e come mi ero immaginata la documentazione, ma fare performance site specific, e per di più ‘a sorpresa’, come spesso faccio io, si porta dietro sempre una alta dose di imprevedibilità e di caso, che diventano parte anche del lavoro…

 

Ah, e parlando di imprevisti, anche questa volta la polizia mi ha bloccato, con l’ordine di circondarmi per nascondermi, con mio grande stupore.. che la pancia gravida nuda sia qualcosa di osceno che dà fastidio? Cosa ha turbato della mia performance mi chiedevo, mentre i poliziotti mi circondavano e il pubblico faceva capannello…. ma poi un responsabile ha contattato al telefono il comitato organizzativo, il quale ha dato il permesso di continuare e la polizia è rimasta soltanto a guardare..😂😂

 

 

 

LIUBA and SOLE, 2019, Venice Biennal Opening, performance, sculpture, hand painting photos: Ciriaca+Erre

 

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183. La mia mostra col pancione al Museo Pino Pascali

Al sesto mese di gravidanza ho preso l’aereo e sono partita per Bari, dove mi aspettava l’allestimento e l’inaugurazione della mia personale con performance alla Fondazione Museo Pino Pascali di Polignano, che raccoglieva il ciclo di lavori che dal  2013 ho dedicato alla crisi dei rifugiati: dalle performance partecipative ai video, dagli oggetti alle fotografie alle videoinstallazioni.

 

A dire il vero ho potuto volare in Puglia perchè avevo programmato la data, furbescamente, in un momento della gravidanza in cui mi sarebbe stato probabilmente possibile muovermi, ossia nel secondo trimestre…  L’invito, di cui sono stata strafelice e che ho accettato con entusiasmo e commozione, l’ho avuto da Giusy Petruzzelli verso febbraio, all’inizio della mia gravidanza, quando ancora non sapeva niente nessuno 😊😉 ma io già sapevo che la sinergia con Sole stava producendo frutti meravigliosi e che già eravamo un fantastico team :)Cosi ho fissato la data, fra quelle proposte, nel momento in cui avrei potuto, in teoria, viaggiare, se la gravidanza procedeva senza problemi. E visto che doveva essere nella bella stagione abbiamo deciso per l’inizio giugno.

Quando ho accettato mi sono anche detta: vuol dire che se non riuscirò a viaggiare organizzerò la personale e le performance a distanza! Non sarebbe la prima e unica volta che un artista non può essere presente alla sua mostra!! Anzi ciò mi dava anche un non so che di fascino: nel passato ero abituata a sbattermi in lungo e in largo e in capo al mondo, quasi sempre col minimo di spese e spesso senza rimborsi, per realizzare le mie opere, e pensare ora di poter fare una mostra senza muoversi da casa mi affascinava proprio, facendomi sentire più ‘famosa’ 😜 anche se ero consapevole che è un gran casino per la realizzazione dei lavori site specific non poterci essere, e per il mio essere così esigente. Ma ero sicura che sarebbe riuscita comunque bene!

 

Ed ecco che invece passo fortunatamente la gravidanza in perfetta forma, sia fisica che mentale che spirituale (grazie!!!) e, seppur affaticata dal pancione, posso benissimo affrontare il viaggio e partire, quindi sì, Sole, andiamo a Polignano!! (che mi dicevano essere un fantastico posto di mare, come abbiamo visto coi nostri occhi –  i tuoi attraverso i miei).

 

La preparazione della mostra non è stata semplice, poichè le mie energie e il mio tempo erano comunque limitati, per il mio continuo occuparmi della tua crescita dentro di me. In realtà quasi tutti i lavori erano pronti, mancava solo da trovare la tenda dei rifugiati per fare la videoinstallazione You’re Welcome e da organizzare le performance partecipative coi rifugiati, in sinergia coi centri di accoglienza pugliesi che hanno partecipato al progetto con entusiasmo e che ringrazio. Ma il tutto comunque è stato complesso da preparare, perchè come ogni persona che fa una mostra sa, ci sono mille aspetti da curare e considerare, fra i quali anche la comunicazione. La cosa bellissima è che sono stata supportata in modo fantastico sia dalla curatrice, Giusy Petruzzelli, che dall’organizzatrice e dal curatore del Museo, Susanna Torres e Nicola Zito, nonchè dai coordinatori dei centri di accoglienza SPRAR di Polignano e Bari, dall’ Accademia di Belle Arti di Bari  e dall’assistenza in loco di due giovani artisti, Aurora Avvantaggiato e Raffaele Vitto.

 

Mi avventuro dunque in quel di Bari, accolta con tutti i riguardi dai responsabili del Museo che, visto anche il mio stato, mi sono venuti a prendere all’aeroporto, mi hanno affittato una bellissima casa con terrazza, e mi hanno messo a disposizione tutti i loro tecnici per il montaggio della mostra. Una sensazione bellissima, di cui sono davvero grata!! Che nel mondo dell’arte non capita spesso, lo sanno bene tutti gli artisti!! E pensavo, beata, ecco la soddisfazione di esporre in un Museo, dovrebbe essere sempre così!

 

 

LIUBA, Refugees Welcome, 2014-2019 videoinstallazione interattiva. Qui mi vedete insieme alla curatrice Giusy Petruzzelli (a sinistra)

 

 

La sorpresa fantastica, assolutamente non programmata e inaspettata, che forse ha anche reso magica questa mostra, è che per le performance site specific coi rifugiati, previste all’opening del 7 giugno, si sono presentate a partecipare due donne africane anche loro in gravidanza!! Eravamo così tre pancine, tutte e tre in attesa, con i semi della vita dentro di noi e dentro l’opera!! 😍😍❤️❤️

Era commovente e toccante. Non so se tutti se ne sono accorti, eravamo circa tutte e tre al sesto mese di gravidanza (altra coincidenza!) e le pance si vedevano facilmente, ma potevano anche sfuggire per chi ci vedeva per la prima volta!! E’ stato un caso, ma straordinario, e frutto, come sempre capita, di un regista sopraffino!😉

 

 

LIUBA e SOLE, Welcome Here, 2019, performance partecipativa, Museo Pino Pascali, Polignano (BA)

 

LIUBA e SOLE, YOU’RE OUT, 2014-2019, performance partecipativa Museo Pino Pascali, Polignano (BA)

 

 

La mostra al Museo Pino Pascali ( leggi qui il comunicato) e tutto il soggiorno a Polignano è stata un’esperienza bellissima, sia a livello artistico che a livello umano, per la sinergia, l’entusiasmo, la partecipazione, la collaborazione e l’inclusione di tutti. E’ bello, e sono felice, quando l’esperienza artistica dialoga con la società e si interseca con altri ambiti, e diventa esperienza per molti! Fra l’altro, in un periodo delicato dove il governo italiano ha fatto vedere cose poco simpatiche sulla tematica dei rifugiati, la coraggiosa apertura della Fondazione Pascali a volere il mio lavoro è stato un gesto anche molto simbolico, di cui vado orgogliosa e grata.

Devo ammettere che mi stavo commovendo durante l’inaugurazione, per le parole e per l’entusiasmo di tutti! (Qui sotto potete vedere il video del discorso ufficiale di apertura della mostra)

 

 

 

Ringrazio davvero tutti per l’accoglienza, il supporto, la collaborazione, l’entusiasmo! Ringrazio Rosalba Branà, Direttrice del Museo Pascali, Susanna Torres, Nicola Zito e tutto lo staff del Museo, la curatrice Giusy Petruzzelli, Alessandro e Giulia, responsabili degli SPRAR di Polignano e Bari, l’Assessore alle Politiche Sociali, Santa Nastro, per la comunicazione, Raffaele ed Aurora, per la loro assistenza alle installazioni, e tutti i partecipanti delle performance. E le gallerie Franco Marconi di Monsampolo del Tronto e Crac arte Contemporanea di Terni che sono state con me in questo progetto. Un grazie a tutti di cuore! 😘😘

 

 

ps.

L’edizione unlimited dei miei video coi rifugiati aiuta i rifugiati stessi!

se a qualcuno interessa li trovate qui: https://www.amazon.it/LIUBA-REFUGEES-VIDEOS-Un…/…/B079WP4B54

 

 

 

 

 

 

 

182. Zygmunt Bauman e la sua attualità

Ho letto nei mesi scorsi due libri illuminanti di Zygmunt Bauman,  “Dentro la globalizzazione”, libro profetico e attualissimo, scritto nel 1998, e  “Vita liquida” del 2005.

Ciò che mi sembra di cruciale importanza, rispetto alle tematiche attuali che stiamo vivendo, è la sua tesi in cui sostiene che la società ‘liquida’ sta causando una sempre più libera circolazione di persone, di capitali, di idee e di comunicazioni – i ‘ricchi’ oggi sono coloro che possono muoversi – ma al tempo stesso causa uno stagnamento e un impoverimento delle possibilità per le persone e le classi che non possono muoversi. Se al contrario di un tempo in cui i ricchi erano legati alle loro ‘proprietà’, che erano dei beni immobili, oggi i beni sono mobili e un rendimento economico può essere realizzato in disparate parti del mondo, anzi si sposta in diverse parti del mondo, lasciando chi non può muoversi altrettanto liberamente (o a chi viene impedito di muoversi) in luoghi che non hanno più risorse di lavoro o che sono tormentate da conflitti devastanti.

 

Preferisco però fare parlare Bauman, con le sue cristalline e taglienti parole. Cito alcune sue frasi essenziali, un po’ a random, tutte tratte dal libro del 1998, che hanno una profetica aderenza a ciò in cui siamo immersi oggi:

 

“I mondi sedimentati ai due poli, al vertice e al fondo della emergente gerarchia della mobilità, differiscono nettamente. Per il primo mondo, il mondo di chi è mobile su scala globale, lo spazio ha perduto la sua qualità di vincolo e viene facilmente attraversato sia nella sua versione «reale» sia nella sua versione «virtuale». Per il secondo mondo, quello di coloro che sono legati a una località, di coloro cui è vietato muoversi, costretti perciò a sopportare in modo passivo qualsiasi cambiamento che il luogo cui sono legati è costretto a subire, lo spazio reale si va rapidamente restringendo. (…)

I residenti del primo mondo vivono nel tempo; lo spazio non conta per loro, dato che attraversare qualsiasi distanza è ormai istantaneo. (…) I residenti del secondo mondo, invece, vivono nello spazio: pesante, gommoso, intoccabile, che lega il tempo e lo tiene al di fuori del controllo dei residenti. (…)

Per gli abitanti del primo mondo – il mondo extraterritoriale, sempre più cosmopolita, degli uomini d’affari globali, dei manager della cultura globale, degli accademici globali – i confini statali sono aperti, e sono smantellati per le merci, i capitali, la finanza. Per gli abitanti del secondo mondo, i muri rappresentati dai controlli all’immigrazione, dalle leggi sulla residenza, dalle «strade pulite» e dalla «nessuna tolleranza» dell’ordine pubblico, si fanno più spessi. (…) I primi viaggiano quando vogliono, dal viaggio traggono piacere, sono indotti a viaggiare o vengono pagati per farlo e, quando lo fanno, sono accolti col sorriso del benvenuto e a braccia aperte. I secondi viaggiano da clandestini, spesso illegalmente. Accade ancora che paghino per l’affollata stiva di barche puzzolenti e rabberciate più di quanto gli altri non paghino per il lusso dorato della «classe affari».” pp. 98-100

 

“Piuttosto che rendere omogenea la condizione umana, l’annullamento tecnologico delle distanze spazio-temporali tende ad annullarla. Emancipa alcuni dai vincoli territoriali e fa sì che certi fattori generino comunità extraterritoriali, mentre priva il territorio, in cui altri continuano ad essere relegati, del suo significato e della sua capacità di attribuire un’identità. (…) Quando le «distanze non significano più niente», le località, separate dalle distanze, perdono anch’esse il loro significato. Questo fenomeno, tuttavia, attribuisce ad alcuni una libertà di creare significati, dove per altri è la condanna a essere relegati nella insignificanza.” p. 22

 

“Le ricchezze sono globali, la miseria è locale.” p. 83

 

“… è così difficile, senza sentirsi colpevoli, negare ai poveri e agli affamati il diritto di andare dove l’abbondanza di cibo è maggiore; ed è virtualmente impossibile avanzare argomenti razionalmente convincenti per provare che le migrazioni sarebbero, per loro, decisioni irragionevoli. La sfida è davvero terribile: si deve negare agli altri lo stesso diritto alla libertà di movimento di cui si fa panegirico definendolo il massimo risultato della globalizzazione mondiale…” p. 85

 

The unlimited edition of my videoart works about refugees. Get one copy

 

 

 

 

 

 

 

181. A Roma per l’arte con Sole!

Che periodo intenso! Oltre alla mia priorità, quella di portare avanti al meglio la mia straordinaria gravidanza (anche se non li dimostro ho con orgoglio 55 anni!!), godendo ogni secondo di questa esperienza entusiasmante e informandomi abbondantemente su ogni cosa necessaria, sto portando avanti anche la mia attività artistica, sia con mostre che con la produzione di nuovi lavori. In questo periodo d’oro sta accadendo tutto ciò che mi rende felice e devo anche ringraziare per l’ottima salute con cui sto passando questa gravidanza, che non mi dà problemi ma solo gioie (sì ammetto la stanchezza è tanta e dormo un casino, ma per il resto va benissimo, nemmeno le nausee ho avuto!)

 

A Maggio c’è stata una mini-rassegna di miei lavori al MACRO di Roma, in più date: il 3 maggio con un #Talk di approfondimento sulla mia pratica artistica per la serie Autoritratti, con la proiezione di miei video in dialogo con Maura Favero (potete sentire la registrazione completa qui), accompagnato dal debutto italiano, dopo la Premiere di Parigi, del video The Finger and The Moon #6  proiettato sul Maxischermo del Museo;  il 7 maggio, invece la proiezione del pluripremiato video YOU’RE OUT!  proiettato come parte della rassegna #videodelgiorno  che il Museo Macro Asilo dedica alla videoarte.

 

E sempre a maggio il mio video YOU’RE OUT!  era in visione alla 34esima edizione del festival berlinese Black International Festival  al Rathaus Schöneberg di Berlino e ha vinto il premio come “Best film/video in the Fine Arts Discipline” e ne sono stata molto felice, anche perchè questo video è nato ed è stato realizzato in quella città.

 

A Berlino non sono andata, si sovrapponeva con le altre cose e davvero era troppo fare tutto, ma a Roma sì!

E’ stato bellissimo andare a Roma, io e te, Sole (ma ancora lo sapevano in pochi!!!), e stare un paio di giorni per visitare mia cugina col suo bimbo nato da poco (sei mesi prima di te!!), vedere amici cari, e fare il talk, cosa che di solito, e tanto più stavolta, mi diverte molto.

Il viaggio si è rivelato un po’ stancante fra taxi treno taxi +valigia che ho cercato di fare microscopica, date le mie condizioni, ma comunque un po’ di cose le ho dovute mettere dentro, e sono arrivata davvero ko.

Certamente, le stanchezze che si sentono in gravidanza non eguagliano quelle di nessun altro periodo! Ma metti la soddisfazione di fare un talk in pubblico, insieme a te o Sole mio? La vertigine di stare vivendo l’esperienza più forte possibile, quella del crescere una persona nel proprio corpo, sentendosi magici, e al tempo stesso condividere il mio lavoro, che è la mia storia, ciò che amo e che anche mi identifica, mi ha fatto sentire i brividi del piacere e il culmine della felicità. E’ stato un pomeriggio bellissimo e il dialogo con Maura Favero più la visione dei video ha funzionato davvero bene e so che anche il pubblico, seppur un po’ sparuto come capita spesso purtroppo nei Musei, ha molto gradito sia per il divertimento che per le riflessioni (ascolta la registrazione completa qui).

 

Non sono rimasta a Roma invece per la presentazione dell’altro mio video perchè mi sono scapocollata a Milano in studio e dalla sarta per finire di preparare lo speciale abito per la nuova performance a sorpresa che stavo preparando per la Biennale di Venezia che era alle porte! Sì, un po’ stanca, ma sono molto felice e mi diverto un mondo e Sole mi dà un’energia magnifica, siamo proprio una bella coppia noi due!!!!

 

E nel prossimo post vi racconto cosa ho fatto a Venezia con la performance… un vero e proprio coming out!

 

 

 

 

 

180. La gratitudine e il primo trimestre

Ho passato questi primi tre mesi con una gioia nel cuore immensa e un amore infinito, ho sentito la tua presenza luccicante e questa energia bellissima che già ci univa e questo dono di un amore che si espandeva ovunque, e di cui tutti si accorgevano, seppur molti non sapendone la causa.

Ho passato, anche, questi mesi con la dovuta cautela, con la delicatezza di prendere il presente con ogni cosa migliore che dovevo fare e di cui stavo attenta, e facendo passo dopo passo ciò che era meglio fare, senza pensare alle cose successive e concentrandomi sulle specificità del presente, curando ogni dettaglio e informandomi su tutto ciò che potevo fare meglio per l’evolversi della gravidanza.

 

Ho avuto alcune stanchezze, alcune piccole ansie, ma sono stata fortunata ad essere piuttosto in forma, ad aver avuto pochi disturbi e aver avuto sempre una gioia e un umore alle stelle di felicità. Mi sto godendo e mi sono goduta ogni momento di questa gravidanza, mai immaginando che questo inizio di convivenza fosse così bello e che questa simbiosi mi facesse sentire così piena, così bene, così speciale e piena di amore. Ti verrà da ridere, ma mi sono sentita spesso come Maria, profusa di Spirito Santo, che ti ha donato a me.

 

Ho avuto anche qualche piccola normale ansia, oddio, ogni tanto pensi, va tutto bene là dentro? Hai tutto ciò che ti serve? E come un miracolo, che è proprio il miracolo della natura e della vita che si rinnova, tu crescevi perfettamente.

Aspettavo e aspetto con ansia le ecografie, per vederti, per sentire il tuo battito, essere certa che stai bene e che ci sei e cresci!!

 

E che gioia quando lo scorso mese abbiamo fatto l’eco con la translucenza nucale, è stata una gioia immensa vederti, bello come il Sole! 🙂 – ho anche le foto, eh – e vederti guizzare felice, e sapere che tutto procede bene e che i rischi di cose strane non sono statisticamente quasi possibili. Ma sai la felicità quando sono uscita!!! Superate le 12 settimane e superato il primo delicato trimestre, e ho cominciato a dirlo a più persone care, e a raccontare le novità a tutte le altre persone carissime che già sapevano e che ci stavano – ci stanno – vicine.

 

Che già te lo dico, la mia/nostra famiglia di sangue è piccolissima, ma la nostra famiglia di amore e di cari è davvero allargata e piena di persone! Inoltre i tuoi nonni, la mia adorata mamma e il mio caro papà, ci seguono in diretta dall’alto, dandoci tutto il sostegno e tutti gli aiuti di cui abbiamo bisogno. La nonna, innanzi tutto, la mia mamma Rossana, che è una degli artefici di questo dono e del canale di Luce che ci ha fatto incontrare (ricordo così bene quando sono entrata sull’aereo per Barcellona e sentivo questa luce che faceva incontrare le nostre anime, ed io che ero lì sull’aereo che venivo a prenderti!), è la fonte dell’ottimismo e della positività, è lei che mi ha sempre insegnato ad essere positiva, fiduciosa, ad avere un enorme entusiasmo per la vita che sconfigge ogni timore e fa arrivare per ogni dove! E questa carica ce la sta donando in grandi quantità sia a te che a me – la senti? – e la sentiremo sempre. Io da lei l’ho ricevuta come il dono più prezioso – insieme a tutto l’amore e alla vita che mi ha dato – e lo trasmetterò a te ogni giorno.

 

E poi c’è il nonno Gianni, riservato e a volte un po’ orso, ma che ha operato a livello pratico con amore perché noi potessimo operare con calma sul piano dell’amore, senza troppe altre preoccupazioni (adesso) ed è anche grazie al suo accudirci da sempre che noi due abbiamo potuto cominciare bene e tranquilli il nostro cammino! E sai quanta gratitudine ho nel cuore per tutti!!! E la gratitudine infinita per la benedizione di Dio, per il suo amore che è sceso su di noi e ci dona tutto.

 

Ed ecco ciò che di più importante ti voglio dire, Sole: la gratitudine, l’immensità della gratitudine è il dono più bello, ciò che sempre ci dobbiamo portare in grembo, e ciò che ci illumina, dicendo GRAZIE al dono della Vita, al dono dell’amore, del nostro amore, dell’amore di coloro che ci sono vicini e di tutto l’universo!

Sole, ti stiamo aspettando tutti con gioia immensa, vedrai come sarà bella la vita insieme! E già ci sei, già sei dei nostri, già fluttui beato nel liquido della mia pancia, godendoti la culla delle onde di amore che mi riempiono il cuore e che ti avvolgono tutto!! Benvenuto Amore!!

Ah, e da ieri so per certo che sei un maschietto! Il mio uomo d’oro!! Sole!! Viva la vita e benvenuto!!!!  ❤️❤️❤️

 

 

Questa foto è un po’ emblematica: io e te sopra il tappeto caucasico comprato dai miei genitori in Russia, che ha accompagnato tutta la mia infanzia, e che ora, come un tappeto magico, contiene tutta la presenza e la cura dei tuoi nonni. Noi che voliamo sul -e grazie al – loro tappeto.

 

 

 

179. Che regalo straordinario!!!

E’ ufficiale, sono felicissima!!!!!!!! Ci sei!!!!!! Sei qui sotto, attaccato a me, e ciò che sento è una gioia profonda, un calore che emana e un amore bellissimo!

Sole!!!! C’è Sole qui con me!!! Non sto nella pelle dalla felicità!!!  Grazie mamma, so che in questo dono ci sei anche tu!

 

Ora sono troppo piena di gioia, e ci voglio andare cauta, non riesco a scrivere di più, sto godendo e assaporando questo miracolo. Dio è potente!! Oggi ho rifatto le beta: più di 5000!!!

E l’emozione straordinaria di quando le ho fatte le prima volta l’altro giorno, proprio il primo febbraio, il giorno del mio compleanno!!!!

 

Ma che regalo straordinario!!! Ho provato una gioia esorbitante e mille farfalle hanno volato fluttuando e ridevo come avessi bevuto 70 bicchieri di champagne in un secondo!

Eccovi la foto che ho scattato in questo giorno memorabile! Con la foto della mia mamma dietro, perchè il suo aiuto è stato fondamentale, facendo la postina dal cielo per spedirmi giù Sole!

Che cosa straordinaria!! Che dono!!

Un GRAZIE IMMENSO, immenso, alla Vita e a tutti, tutti coloro che sono stati e sono con noi in questa meravigliosa avventura!

 

 

178. Il primo giorno insieme ❤️ 20 gennaio 2019

Eccoci qua!! Io ho voluto te, e tu hai voluto me. Benvenuta!!! Benvenuto!!!

Ti accolgo con gioia amore ed emozione. Eccoci insieme!!! Resisti piccolino, cercherò di farti stare molto comodo, e di stare felice in questa bella vita!

Ora mi rilasso e non sono in vena di scrivere, ma volevo salutarti, darti il benvenuto e dirti di metterti comodo. Parti e partiamo per un cammino affascinante! Ciao Amore!

Ah, ho già capito che sei un’anima forte e coraggiosa, hai scelto di incarnarti nel migliore embrione con la migliore donatrice per la migliore pazza madre, sei così bravo e forte che sono sicura che resisterai e ti aggrapperai qui dentro.

Dai amore, son sicura che ci riesci! Ti aspetto fuori di lì!! Fra 9 mesi!!

E già ci stiamo conoscendo, avremo tempo amore! Sono felice, non so dirti perché, ma sono certa che già ci sei e che ce la fai.

Benvenuto!! Benvenuta!! O Sole mio!! E ricordati, e già sappi, che sei stato così desiderato che si sono attivate moltissime persone per farti arrivare qui… la sinergia e l’amore di tanti ha contribuito al tuo arrivo, perché sei desiderato un casino, e da tutti! E primo fra tutti abbiamo con noi Dio, che è il motore di tutto ciò, e la mia mamma che ha contribuito a spingerti giù dal cielo per venire qui da me. Benvenuto/benvenuta amore mio!

 

Questa è la stanza in Barcellona del nostro primo giorno insieme, il 20 gennaio 2019  ❤️❤️❤️

177. La camminata metaforica del primo gennaio al Faro

Eccomi tornata da Ischia, ritemprata dalle vacanze, dall’aria, dalle terme, e pronta, anzi avendo già cominciato, LA grande performance di quest’anno, che per ora è un segreto per tutti. E non lo dico per non disperdere quella energia meravigliosa che trattengo dentro di me nel decidere e nel cominciare ad attuare questo grande progetto.

Sento di dover scrivere ciò che mi è successo a Ischia il primo gennaio – data che per me ha una simbologia particolare per il buon auspicio di tutto l’anno – perchè è  una cosa molto bella, e l’ho vissuta come una metafora di ciò che che potrà accadere e che quindi accadrà.

 

Il primo gennaio dunque, ho avuto l’istinto di andare a vedere il panorama (era una giornata di Sole da favola) al faro di Punta Imperatore, passeggiata di trekking che mi avevano consigliato, anche se ero piuttosto raffreddata ma avevo molta voglia di camminare, mentre invece Mario ha preferito stare al sole sulla spiaggia, e quindi sono andata da sola. Quel giorno fra l’altro avevo dimenticato in albergo il telefono – che segno denso di significato! – quindi dovevo tornare alla vecchia maniera: chiedere informazioni alla gente per l’itinerario da seguire.

 

Comincio inerpicandomi su una stradina nascosta sul lato della montagna, partendo dalla spiaggia di Citara, e mi trovo sotto a un tunnel di rampicanti fioriti dai colori rosso rubino meravigliosi. Poi mi perdo un po’ e mi trovo nei grovigli di strade pensili di un resort, nel quale vengo attirata da qualcosa che si muove: mi avvicino per chiedere informazioni e vedo che si tratta di una grande gabbia piena di pavoni e di colombe. Ma che bellezza!! Pavoni maschi, di colori strabilianti – quel blu cangiante unico che ti domandi come può la natura produrre tanta bellezza su un animale – che sono stata in estasi piena a contemplare, e tanti colombi bianchi. Davvero la bellezza illumina e guida il mondo, e cosa non è più simbolico e di buon auspicio per il primo dell’anno, che la bellezza rara e mozzafiato dei pavoni, e la semplicità densa di significato dei colombi bianchi?

Bene, siamo appena agli inizi del cammino, e piena di bellezza nei sensi e nei pori, proseguo ed esco dal resort sullo stradone di Cuotto e salgo sino al bivio dove comincia la stradina per il faro. Fortunatamente ci sono delle indicazioni per Punta Imperatore, quindi so con certezza di aver preso il bivio giusto.

 

La strada, asfaltata in mezzo a casette abitative sulla costa della montagna, si inerpica dritta e deserta. Nessuno in giro. Solo una macchina, che devo lasciar passare scostandomi. E’ il primo dell’anno. Ci sono molti bivi e nessuna indicazione adesso. Devo andare ad intuito, perchè non ho il telefono, e ciò mi piace. Scelgo di andare in direzione del mare, e verso l’alto. Mi inquieto improvvisamente. Penso che posso perdermi fra le case ( la stradina è lunga e faticosa perchè è molto in salita) e poichè non c’è nessuno in giro mi rendo conto di essere vulnerabile. Ma recupero il mio coraggio e proseguo. Il “coraggio” è il cardine simbolico di questa storia, poichè il mio cammino era anche metaforico e ne ero consapevole: intraprendere una strada da sola, impervia e non battuta, per arrivare a godere la ricompensa di un panorama mozzafiato (chi ha orecchi per intendere intenda).

Ma intanto il faro non si vedeva, camminavo nelle stradine deserte con il naso che gocciolava per il grosso raffreddore, respirando male e facendo ancor più fatica, e non potevo chiedere a nessuno le indicazioni perchè non c’era anima viva. Però proseguo, stanca e decisa, prendendo i bivi ad intuito. Giungo alla fine della strada asfaltata. Il faro e la cima della montagna non li vedo.

 

Come direzione scelgo il cielo ( se devo arrivare al top della montagna devo proseguire verso l’alto) e mi inerpico su un sentiero mal ridotto e deserto, impervio, di cactus e rocce. Penso che se cado non posso telefonare a nessuno. La salita si fa scoscesa. Giro intorno alla montagna e finalmente scorgo il mare dall’altro lato, e mi godo il panorama. Ma è sempre deserto e impervio, come se fossi su una strada sbagliata. Possibile che non ci venga nessuno a fare questa passeggiata?  E poi non vedevo il faro. Non posso tornare indietro ora. Vedo tutto il mare verso ovest, infinito. Ma non vedo i tre lati dell’isola. Allora seguo, questa volta scendendo, dei gradini fra le pietre e le piante, poichè ero al top del sentiero e si poteva procedere solo scendendo. Chissà dove porta. E dopo una serie di curve scoscese mi trovo finalmente sullo spiazzo esterno della roccia, sotto di me vedo il faro e, attenta a non cadere nel dirupo, vedo il panorama più bello possibile del mare e dell’isola, alla mia sinistra, davanti e alla mia destra. Vedo S. Angelo col suo promontorio, vedo Capri e Sorrento, vedo le isole di Ponza e Ventotene, vedo tutta Forio e al di là Pozzuoli, vedo tutto il blu più limpido e terso di cielo e di mare che mi entra dagli occhi nel cuore e nel profondo dell’anima, beandomi di questa ricompensa mozzafiato, e fiera di aver superato fatica, paura, indecisioni. Mi sentivo la regina del cielo su quella roccia e, quasi gesto animale di impossessarsi del territorio, feci la pipì al vento, proprio nel mezzo.

 

Che primo di gennaio straordinario! E che magnifico invito a non lasciarmi prendere dai dubbi, dalle paure e dalle fatiche, per arrivare al meraviglioso obiettivo scelto. E questo è ciò che di buon auspicio questo avvenimento, che ho raccontato dettagliatamente perchè è estremamente metaforico in ogni suo particolare, mi regala per il cammino difficile che ho intrapreso ora: la ricerca da sola di una gravidanza alla mia età non più giovanissima e con le difficoltà incognite delle cure, ma proseguo col coraggio e l’amore della bellezza estrema di tutto ciò, del cammino faticoso che porta a una gioia piena, se sarò onorata di avere il regalo di un figlio. E con questa convinzione e bellezza nel cuore, dal 5 gennaio, secondo quanto precedentemente programmato, ho cominciato il trattamento ormonale, le punture di eparina e tutto ciò che occorre per questa avventura del nuovo anno.

Chiedo alla mia Buona Stella di amore di starmi vicino e aiutarmi a superare tutto e ad arrivare al Faro. E già pregusto la bellezza di questa visione e di questa avventura, attenuando i dubbi e relativizzando – dandogli poca importanza -le paure. Ho davanti agli occhi la bellezza sublime di quando ero sopra al Faro di Punta Imperatore e bevevo di gioia un panorama di miracolo divino, di cui non ho parole per esprimerlo ma solo gioia, gratitudine e felicità. E so che sarà lo stesso, ma centuplicato anche per il mio immenso progetto.

 

176. Le decisioni nella spa

Oggi tutto il giorno nel nido della mia Spa preferita, che è a Rimini, all’***. Lì a volte mi rifugio per una giornata di coccole e introspezione e decisioni, e progetti profondi. Ci sono delle vasche idromassaggio enormi e una vasca salina che adoro.

Oltre a togliermi dai pori la città e il suo smog (ho resistito un mese a Milano, anche perche è migliorata, sia come aria che come energia, però dopo un po’ ho bisogno di muovermi verso la natura e il silenzio), venendo in spa mi pongo sempre gli obiettivi delle decisioni che ‘attendo’ che emergano profondamente. Perchè niente è meglio per prendere decisioni che una giornata di vuoto, di relax, senza impegni e pensieri, dedita alla cura del corpo, con musiche, silenzio e idromassaggi.

In realtà la decisione vera, quella più importante, ‘my best artwork’, quello che chiamo il “progetto alpha”, quella l’ho già presa, è arrivata come una chiamata forte e improvvisa, che mi ha scosso ancora sino alle fondamenta e a cui ho dovuto dare una risposta, che mi ha richiesto tempo, riflessione, preghiera, e coraggio. E questa risposta è stata sì, sono pronta e intraprendo ancora una volta, la strada, questa volta con un’energia e una sicurezza estrema, come se tutto fosse già stabilito e certo, e con una fiducia immensa. Sì forse tutto era davvero già deciso e certo, ed io rispondo a una chiamata che era inequivocabile, e bellissima. Diciamo che qui in spa ho messo a punto un po’ di cose e mi sto preparando e pulendo profondamente, per cominciare la prima tappa cruciale del progetto 🙂

Poi ne ho approfittato anche per mettere a punto alcuni interventi artistici, come quello che dovrò fare al Macro di Roma (dove sono stata invitata a proporre qualsiasi cosa desiderassi) il prossimo anno, sapendo che dovrò risparmiare le energie perchè tutto procede subordinato al progetto alpha, che ha la massima, e assoluta priorità.

175. Il tubetto che non voglio che finisca

Oggi vorrei raccontarvi un’altra cosa strana che mi sta accadendo, in questo periodo post-grande tunnel. Mi sta accadendo, ormai è da parecchio che me ne sono accorta, che per la prima volta in vita mia dò peso e importanza alle cose materiali, agli oggetti. Prima non me n’era mai importato niente.

 

Mi trovo ad avere un rispetto quasi feticistico per gli oggetti appartenuti ai miei genitori o che mi ricordano la mia vita di bambina, o che appartengono a case dove loro hanno vissuto. Questo atteggiamento, che non è tanto conscio ma soprattutto inconscio, fa sì che io provi ferite abissali se qualcuno tocca o muove o altera uno di questi ‘ricordi’ od oggetti, a tal punto di avere avuto una crisi isterica (e questo già l’anno scorso) quando una ragazza, che era ospite a casa mia per un periodo, in mia assenza mise in un mio armadio ‘personale’ oggetti dozzinali da ripostiglio tipo ferro da stiro, scope ecc.. Io mi sentii profanata, qualcuno che ha messo le mani dove avevo radunato alcune cose personali, e ebbi una reazione dolorosissima, più forte di me, e strana anche a me stessa. O anche mi capitò quest’estate quando la sorella  canadese del mio compagno ruppe i rubinetti del bidè (poichè per loro è un grande sconosciuto) ed io mi sentii come mancata di rispetto, violentata. Reazioni molto esagerate, ma che non riesco a controllare.

Oppure mi capita di portare da una casa all’altra (da quella dei miei genitori, che a luglio mi ero decisa di affittare per un periodo) oggetti anche insignificanti e che passo tantissimo tempo a capire dove stiparli in casa mia, e come archiviarli, ricordarli.

 

Ci sono cose ovviamente importanti affettivamente, ma non riesco a separarmi nemmeno da cose più banali e quotidiane. Per esempio in questi giorni guardavo il tubetto di una crema idratante colorata della shiseido che mia madre negli ultimi tempi aveva comprato (sbagliando colore, perchè era di una tonalità molto più scura della sua pelle, mentre per me quando sono abbronzata va benissimo). Quando mia mamma se ne andò cominciai subito ad usarla (è pure buonissima e anche protettiva dal sole) e la uso parcamente, di quando in quando, per non finirla, come se in quel tubetto ci fosse ancora la mamma, ed in effetti poichè lei l’aveva usata, in quel tubetto ci sono i segni delle sue mani, del suo tocco, penso che c’è un segnale fisico della sua energia. Questa mattina mi sono messa quella crema, e ho pensato che mi dovrò rassegnare all’idea che prima o poi questo tubetto finisca, anche se sorprendentemente dura ancora, e da 4 anni ce l’ho fissa nel mio beautycase. Ci scriverei un poema su questo tubetto.

 

 

 

Non so se ciò che mi sta accadendo è successo o succede anche a voi. E’ davvero quasi feticistico il mio attaccamento a certi oggetti, un rispetto altissimo come se fossero animati, e mi accade anche con oggetti miei personali ma che appartengono al periodo della mia infanzia o adolescenza. Praticamente sto passando anche molto del mio tempo a mettere a posto cose, a perdere oggetti e ritrovarli, ad archiviare parte del mio passato (anche artistico) e quasi sto provando più piacere nel fare questo ordine, questo archivio che nel produrre cose nuove.

 

Nemmeno mi piace più comprare cose nuove, perchè ho un sacco di da fare con le cose che ho, visto che alle mie si sono aggiunte quelle dei miei genitori, alcune delle quali hanno trovato posto nella mia casa (ma che è già così stipata che poi non ricordo dove le ho messe ecc. ecc.). Non sopporto fare shopping, perchè mi sembra di togliere spazio ed energia a tutte le cose e i vestiti che già ho, e che mi collegano col passato. Non farei mai il cambio fra un vestito nuovo e invece uno vecchio che mi ricorda periodi di vita o ancor più le persone che amo, le sensazioni che avevo quando li indossavo o i ricordi visivi della persona amata che li indossava. Per cui non riesco a comprare quasi mai niente di nuovo.

 

Sembra tutto un po’ stranetto, non trovate? Però non mi preoccupo più di tanto, probabilmente passerà, mi permetto questo tempo di riflessione, transizione, archiviazione, attesa, senza sforzarmi più di tanto a nasconderlo a me stessa. Tanto più che siamo in un mondo così caotico e super-ingolfato di messaggi/cose/prodotti/informazioni che l’unico atteggiamento attuale, anche per quanto riguarda la mia propria vita artistica e professionale (che essendo così intimamente legata alla vita intima non può fare altro che seguirla), è quello del fare un passo indietro, mettere in ordine il già fatto e il già vissuto – anche per goderselo aggiungerei – archiviare, prendere tempo ed aspettare..

 

Non mi sento molto stimolata a fare cose nuove, e quando mi invitano a partecipare a una mostra o a una performance istintivamente mi innervosisco, perchè non ho voglia di pensare a cosa creare. Ho lavorato come una pazza per anni e anni (cominciando ufficialmente dal 1992 ma esperimentando da ancor prima) ed ora non ho voglia di produrre niente di nuovo e mi sento come un po’ a disagio quando mi continuano a chiedere dei lavori. Poi però, almeno a livello artistico, trovo sempre la soluzione, ossia mando opere o presento lavori già fatti, magari rinnovati per l’occasione, perchè sono questi che sento che voglio mostrare, e non qualcosa di ex novo che ora non mi appartiene.

Ancor più curioso, e ci penso solo ora, che una delle poche cose ‘nuovissime’ a cui ho lavorato negli ultimi due anni, è un mio libro artistico (LIUBA PERFORMANCE OBJECTS) dedicato agli ‘oggetti‘ usati nelle mie performance, e attraverso di essi parlare di altro, dei progetti sottesi, dell’iceberg celato sotto la punta…un modo di archiviare che è esaltare la banalità del quotidiano e dell’oggetto usato nel procedimento artistico, e un modo per fare il punto della situazione. Curioso. Forse però completamente umano. Poichè non trovo più la mia vita di prima, sento il dovere di bloccarla, onorarla, dargli spazio ed energie, forse per credere che esista ancora. O toccare con mano il fatto che è esistita. Non so. Forse un giorno verrà il momento di scrollarmi tutto di dosso e lanciarmi in nuovissime imprese e territori. Ora questo momento non è ancora arrivato e mi sembra che tutti questi oggetti e ricordi mi siano di boa e di zavorra. Zavorra dolce, comunque, non pesante, anche se un pochino zavorra lo è. Ma è bello naufragare in questo mare perchè permette di ritrovarsi appieno.

 

Raccontatemi di voi e del vostro rapporto con gli oggetti 🙂

 

 

ps. Ho cercato disperatamente di ricomprare questa stessa crema, ma come spesso accade ai prodotti di profumeria, questo modello non c’è più, e c’è una nuova crema con una nuova confezione… uffi, ho rovistato nei meandri dei siti per vedere se qualche shop online aveva ancora qualche esemplare di questa crema ma niente, hanno tutti la nuova confezione con la nuova formula.. che ho poi comprato, ma non è la stessa cosa per niente.

 

 

174. Opening di Artissima

Sono di rientro dall’ opening di Artissima. Anche quest anno ho deciso di prendere il treno e andare a Torino – da visitatrice, niente performance e niente esposizioni – per curiosità e aggiornamento, più che per impegni o appuntamenti veri e propri.

 

Mi sembra che il concetto di Fiera dell arte sia in declino – se mai ha avuto un culmine – una grande baraonda di gente, confusione e campioni di lavori di ogni tipo ( dico campioni nel senso di elementi unici, scollati col mondo e la produzione del singolo artista).
A volte mi diverto agli Opening  – spesso però mi sono divertita perché li criticavo o li prendevo in giro facendo una performance! –  ma questa volta mi sono abbastanza annoiata. Se devo essere sincera mi sembra quasi che le fiere d arte danneggino l’ arte invece di favorirla o divulgarla. La stragrande maggioranza del pubblico è come portato lì dal fascino di trovarsi di fronte all’ arte, ma ciò che si incontrano sono singoli lavori, alcuni di qualità e molti altri, anzi la maggior parte, di carattere prettamente decorativo o manuale o entrambi, che poi sono le cose che vendono di più. Ma ho trovato poco e nulla che mi portava la vita.

 

Dico che le fiere danneggiano l’Arte perché gli artisti bravi, che fanno belle opere, bisogna vederli con calma, con spazio e con molte opere, non estrapolare un oggetto dalla loro produzione, e questo proporre oggetti-opere frantuma il mondo poetico dell artista e non si coglie quasi nulla del mondo che c è dietro. Ovviamente ci sono eccezioni, ma oggi in fiera non molte. E un certo tipo di mercato e di collezionismo non solo mi irrita, ma nemmeno lo capisco.

 

Come sezioni da vedere funzionava la sezione del disegno (c’era anche l’anno scorso oppure era una novità?) è adatta per la fiera, sono opere spesso fatte per essere viste da sole, ottimi esercizi di stile ben volentieri comprabili, danno il gusto del piacere estetico della buona esecuzione.
Funziona, come sempre a Torino, la sezione dei progetti Present/Future, almeno perché sono delle sezioni monografiche e ogni artista può fare una mini personale. Quella che ho preferito è di Ludovica Carbotta. È un lavoro piuttosto denso e misterioso e decodificabile al tempo stesso. E poi lei me la ricordo bene, perché molti anni fa alla fiera di Basilea ha fatto la seconda cameraman alla mia performance ‘Art is long, Time is short‘ della serie Slowly Project, quando lei era ancora in erba.
Il lavoro di Ludovica è stato uno delle poche cose per cui è valsa la pena venire a Torino. Un altra cosa che ho trovato molto poetica erano dei lavori portati da una galleria giapponese, di artisti giapponesi, che dentro a scatole tradizionali di legno inserivano lastre con video che si muovevano, senza fili. Sono stata contenta anche di vedere nella sezione Back to the Future le sedie e le opere dell’architetto Cesare Leonardi, un grande, che avevo conosciuto perchè una sua sedia mi è stata proposta (e ovviamente accettata) per la mia performance e installazione AlphaOmega che feci per la prima volta a Modena nel 2002.

 

Ho avuto invece un senso di smarrimento quando ho visto da Guido Costa dei quadri di Chiara Fumai. Ho avuto questa sensazione poiché mi chiedo con inquietudine se occorre togliersi la vita per avere il sistema che si accorge della produzione di un artista. Sono contenta che Milovan Farronato l’abbia scelta per il padiglione Italia della biennale di Venezia, sia perché mi piace che Chiara abbia il suo riconoscimento grande, un gesto di affetto che si merita, e poi perché la sua ricerca la vedo affine ai gusti di Milovan, che ha fatto benissimo a sceglierla per Venezia. Ma diverso è il fatto di vedersi dei suoi quadri in fiera. Purtroppo i pescecani arrivano quando c è di mezzo il sangue, e ciò mi da una sensazione un po’ strana, per non dire altro.

 

Mi ha anche colpito il pubblico di questo Opening. Al contrario di quasi sempre, quando incontro agli opening miriadi di persone che conosco, fra artisti curatori galleristi critici collezionisti giornalisti, quest’anno ho visto poche facce note, se si escludono quelle dei soliti galleristi che esponevano, e ciò mi stupiva un po’. Che la frequentazione delle fiere sia diventata appannaggio di una certa borghesia e di professionisti vari ma disertata dalla maggior parte degli artisti? O sono forse io che invecchio e non conosco tutte le nuove leve? ( ma i giovani nel pubblico non erano la maggioranza…), che l’arte stia diventando di moda e attiri molte fette di curiosi dell alta società (o meno) lasciando gli addetti ai lavori a casa a lavorare ? O le fiere stanno diventando così tante e così troppe e così disinteressanti che non vale la pena più seguirle? Forse tutto questo mescolato insieme?

 

Finisco ripensando, perché mentre giravo per gli stand a torino mi era ritornato in mente, quando ero qui all’Oval a Torino a fare la performance Untitled nel 2010: vestito lungo, capelli lunghi (eh sì ve lo svelo…era una parrucca!), piedi scalzi, abbracciavo tutti… poiché nelle fiere il grande assente, la grande mancanza è il rapporto umano, il calore, la vicinanza. E ancora lo penso. Un gesto di vita, di contatto umano in mezzo alle vendite, al mordi e fuggi, all’apparire, al vedere e al farsi vedere. Abbracciare la gente non è qualcosa di così strano, anche molti flash mob lo fanno (però io lo feci nel 2010, abbastanza in anticipo…), ma ciò che mi interessava era abbracciare all’opening di una fiera dell’arte, dove troppo spesso sentiamo nell’aria indifferenza, arrivismo, competizione, mercanteggiamenti, snobismo, frenesia… ma manca nei rapporti quella dose di umanità-umiltà-coraggio-calore che l’abbraccio incarna come realtà e come metafora.
Non ho ancora montato un video da quella performance, della quale ho una bellissima serie fotografica .. ecco ho deciso, sarà il prossimo lavoro di montaggio a cui mi dedicherò, fra i molti video ancora da montare e di cui sono in arretrato.
LIUBA, Untitled 2010, performance at Artissima Opening, photos by Ivo Martin

173. The Finger and the Moon #6 a Parigi

E’ parecchio che non scrivo, ho vissuto molto e intensamente, ma ora ho voglia e bisogno di riprendere a scrivere, a mettere sotto la lente questa strana vita che appartiene a chi come me ha messo il fare arte al centro della propria vita – diario di un artista – ma al tempo stesso è una persona normale nella quotidianità delle piccole cose, degli affetti, dei grandi eventi della vita. Per molto non sono riuscita a scrivere, prima per il lungo tunnel in seguito alla perdita dei miei genitori, di cui ho già parlato in vari post precedenti, poi perchè, riprendendomi, ho vissuto, intersecando sempre più cose e responsabilità, e poi perchè ho molto lavorato. E non ultimo perchè allo scrivere ci si deve abituare, lo si deve accarezzare con lo spazio raccolto durante la giornata. In realtà è molto che sento il bisogno di fermarmi in quella bolla meditativa che è la scrittura, bolla che ho usato sempre e spesso per interrogarmi e analizzarmi, in privato, e per condividere e compartire, in pubblico.   Riprendo dunque a scrivere questo diario raccontandovi della mia avventura artistica parigina di quest’anno, che comincia quando il mio gallerista di Parigi – Pascal Vanhoecke, che però era molto che non sentivo e con cui non facevamo cose insieme – mi scrisse entusiasta del mio libro LIUBA performance objects appena pubblicato, e ne volle acquistare delle copie, invitandomi inoltre a presentarlo nel suo stand ad Art Paris, fiera che che si sarebbe tenuta ad aprile 2018. Ero molto felice!! A poco a poco inoltre l’invito si estese a portare una performance, e poi ad esporre anche un video in fiera. Ciò mi ha dato molta soddisfazione: queste cose aiutano anche ad aumentare la propria autostima, e ciò fa sempre un bell’effetto! E poi le soddisfazioni  mi arrivano più spesso dall’estero che dall’Italia, ciò mi fa un po’ riflettere, ma intanto me le godo! Così sono stata molto contenta di questo invito parigino, nonostante io stia passando un periodo dove spesso rifiuto di fare performance e preferisco mostrare i video risultati dalle performance precedenti. Ma ho riflettuto su Parigi, teatro di recenti conflitti e attentati, e ho deciso che volevo portare in quella città il mio progetto sulle religioni e ho elaborato una nuova performance, The Finger and the Moon #6 da realizzare all’opening di Art Paris, in concomitanza con l’esposizione, nello stand del gallerista, del precedente video a due canali della performance in Vaticano (The Finger and the Moon#2).   Sono stata onorata ed emozionata di andare a Parigi, ospite del gallerista, insieme a Mario che avrebbe fatto le riprese, anche se devo dire che è stato piuttosto stancante tutta la preparazione: preparare materiali documentativi della performance e dei lavori in mostra per il gallerista, scovare, tirare fuori ed eventualmente sistemare tutti gli ‘oggetti’ necessari alla performance (che implica preghiere di differenti fedi con diversi ‘strumenti’ v. foto), re-indossare e ‘resuscitare’ l’opera-abito realizzata all’inizio del progetto con la stilista Elisabetta Bianchetti, ripassare le preghiere delle diverse religioni, produrre dei nuovi lavori, organizzare il trasporto delle opere e la proiezione del video.

(Alcuni oggetti della performance – foto pubblicata in LIUBA PERFORMANCE OBJECTS, ⓒ LIUBA 2017)
particolari del vestito della performance ⓒ LIUBA 2017

Non so perché ma più passa il tempo più mi stresso e mi stanco a preparare le mostre e le performance, forse anche perché preparare insieme sia una performance che una mostra E’ SEMPRE molto stancante, perchè bisogna concentrarsi su più fronti. Inoltre ciò che mi stanca di più non è tanto la creazione del mio lavoro e di tutte le decisioni che bisogna prendere (anche se rifinisco tutto al cesello perché sono sempre perfezionista), ma la logistica, come il coordinare altre persone, scambiare email, produrre documentazioni e gestire le produzioni. Non credo che chi vede da fuori l’attività di un’artista si renda conto di quanto complesso sia tutto il lavoro e l’organizzazione che c’è dietro ad ogni mostra e/o performance, tanto più quando sono in simultanea. In passato mi ero ripromessa di non fare più sia mostre che performance insieme, ma per questa volta a Parigi ho fatto volentieri un’eccezione. E dire che ho anche la fortuna di avere un’assistente che un po’ mi aiuta, anche se solo una volta alla settimana, sulla comunicazione e cose varie. Lo dico con onestà: c’è la parte piena di fascino, che è la creazione e la gestione del proprio lavoro, e poi la parte più noiosa come la logistica, la documentazione e la comunicazione. E sì che ancora oggi molte persone pensano che l’artista non faccia niente e che come per miracolo stia a produrre idee che diventano automaticamente opere e lavori… niente di più sbagliato! Occorre lavoro, tanto lavoro, a 360 gradi. Che poi se ci dovessero pagare ad ore, con una tariffa oraria da professionista, non so quanto costerebbero le mie performance e i video!   Vabbè scusate la divagazione, ma ogni tanto e soprattutto qui è importante anche parlare di stanchezza e fatica, e torniamo a Parigi. Ci sono stata due volte: la prima per fare la performance e la mostra ad Art Paris, ad aprile, e la seconda volta a fine giugno per presentare in galleria il video che nel frattempo – a tempi da record per i miei standard che contemplano anche un anno di lavoro per ogni video – avevo montato, anche con soddisfazione del risultato.   C’è un aneddoto che mi piace svelare qui con voi riguardo alla performance fatta ad Art Paris al Gran Palais, perché per me è quasi un paradosso. Allora, essendo stata invitata dal gallerista a fare la performance in Fiera, mi è stato chiesto di mandare al comitato direttivo il progetto dettagliato della mia performance molti mesi prima. Ok, fatto. Non amo molto scrivere i progetti, perché ciò che voglio dire lo dico col lavoro, ma s’ha da fare anche questo – e il progetto fu approvato. Nota bene che molto spesso io lavoro facendo le performance a ‘sorpresa’ senza chiedere permesso a nessuno e senza avvisare, ma questa volta, soprattutto per gentilezza verso il mio gallerista, feci avere tutto il progetto in anteprima come richiesto.   Ebbene, pochi giorni prima dell’inaugurazione, il mio gallerista mi scrive dicendomi che la direzione della fiera gli comunica che non posso fare la performance all’opening della fiera, ma solo in un altro giorno di apertura, poichè durante il vernissage c’è molta gente e può “disturbare la circolazione”. Ecco cosa scrive la coordinatrice della fiera al mio gallerista: “Pour faire suite à nos échanges de ce jour et concernant la performance de LIUBA, je te confirme qu’aucune performance ne sera autorisée le jour du vernissage en raison des règles de sécurité en vigueur au sein du Grand Palais. (…) Si jamais l’intervention de LIUBA venait à perturber la circulation dans les allées ou créer un quelconque débordement, nous serons contraints de faire intervenir le service de sécurité.   AHAHAH! Cosa? Non potevo credere ai miei orecchi! Prima vogliono e approvano il progetto, poi se la fanno sotto dalla paura? Per quello non chiedo mai permesso prima di fare le performance!! 😀 😀 Dico allora al gallerista che non esiste, io le performance le faccio solo all’opening o niente. A livello istintivo inoltre, se fosse stato per me, questo divieto mi ‘solleticava’ davvero a provocarli, andando a fare la performance tranquillamente all’inaugurazione proprio nei luoghi più strategici. Ma non volevo mettere a disagio il mio gallerista, che esponeva in fiera e mettergli contro lo staff della fiera, per cui decidemmo insieme che avrei fatto la performance sì all’inaugurazione, ma stando in punti più defilati. E così feci. Invece di andare liberamente in giro per la fiera come un visitatore, come faccio sempre, ho dovuto concordare il giorno stesso con lo staff della security del Gran Palais, che era in fibrillazione per l’ansia, dove mi sarei fermata ‘a pregare’ e non doveva essere in zone di grande affluenza.  

LIUBA, The Finger and the Moon #6, 2018 videostill from performance and video

Ma vi rendete conto? E’ proprio ridicolo!! Invitata a fare una performance, approvato il progetto – che fra l’altro era chiarissimo e ben documentato in quanto di questo progetto esistevano versioni precedenti fatte alla Biennale di Venezia e in Vaticano – pochi giorni prima si sono spaventati e me l’hanno vietata per sicurezza. Molto molto interessante la cosa… Molto divertente, e anche molto triste. Una fiera dell’arte che boicottta, perchè spaventata, una performance artistica che aveva precedentemente richiesto e approvato. Ma allora vuol dire che l’arte ha potere sulle persone? Che parlare di certi temi è ancora molto scottante? Inoltre questo fatto è una prova ulteriore che le fiere dell’arte ‘disturbano l’arte’ e che spesso sono contro di essa. In un certo senso ciò che è accaduto è musica per le mie orecchie, perché conferma la mia irriverente seppur delicata critica a tutto il sistema, che ho affrontato spesso in tutti questi anni e con molte performances.   Durante la performance poi andò tutto bene, anche se come concordato ho potuto farla solo in due punti, uno dei quali lo stand della mia galleria (!), e mi sono focalizzata più del solito sulle reazioni e i visi delle persone, per poi costruire un video dove, a mio parere, ciò che emerge è la sensazione di straniamento che la spiritualità (multi-fede, con tutto ciò che implica naturalmente) causa in un contesto di ‘mercato’ come quello di una fiera commerciale di arte contemporanea. La spiritualità sembra un elemento quasi estraneo nell’ambito della Fiera, non appartenente al mondo dell’arte, cosa paradossale, in quanto sappiamo – io ne sono convinta – che ogni atto creativo è sempre connesso con la dimensione spirituale, di qualunque forma essa sia.   Ritornai dunque a Parigi a fine giugno per presentare in galleria il video ricavato da questa performance. Ho montato il video col nuovo Mac e devo dire che è proprio più comodo manovrare questo computer! Lo so, dovevo fare prima questo passaggio da pc a mac, ma non avevo avuto i fondi prima e la voglia poi. Ora ne sono molto soddisfatta. Ho sfidato un po’ me stessa, promettendo al gallerista che avremmo presentato il video a fine giugno e sono riuscita a montarlo in tempi molto più brevi del mio solito. E credo sia venuto un bel lavoro. E’ stata una gioia per me la serata di presentazione alla galleria di Parigi (con esposti anche gli altri video della serie The Finger and the Moon). Mi ha commosso vedere l’interesse delle persone, le miriadi di domande e riflessioni del pubblico, numeroso e motivato, che rimase fino a tardi a parlarne,  in una serata lunga ricca e densa. Mi sento felice e realizzata quando i miei lavori recano agli altri tante domande riflessioni ed emozioni. Ciò mi commuove, e mi ripaga di ogni fatica. Il video è ancora inedito in Italia, a parte averlo fatto vedere, insieme ad altri lavori, nelle presentazione del mio libro e opere video che sto facendo in varie parti d’Italia. Chi lo vuole vedere (o mostrare) mi può scrivere in privato.

Videopresentation and talk at Galerie Pascal Vanhoecke in Paris, June 2018. LIUBA and Ambra Giombini

 

LIUBA and the Pascal Vanhoecke Gallery team 🙂

Chiudo questo post ringraziando Pascal Vanhoecke, il gallerista che mi ha invitato e ha permesso la realizzazione di questo lavoro, e la giovane curatrice Ambra Giombini, per aver scritto di me e di questo progetto sul magazine online Artjuice.net