205. Vacanze nell’Appennino Tosco Romagnolo

Quest’estate avrei dovuto andare in Canada dal 18 agosto invitata a rappresentare l’Italia a un Festival Internazionale di Performance in Quebec, con una piccola tournèè che implicava tre performances in tre città diverse, tutta spesata, con cachet, diaria, alberghi e viaggio aereo incluso, quest’ultimo finanziato dal governo italiano.

Quando mi invitarono, circa un anno fa, fui emozionatissima e lusingata: che meraviglia ricominciare a portare in giro il mio lavoro, e dopo la pausa di mammitudine e quella del covid!! E che sfida esilarante fare tutto questo portandomi dietro Sole (non potevo fare altrimenti, era un lungo viaggio e per molti giorni) e provare l’ebbrezza desiderata di essere mamma e artista al tempo stesso, le due anime di ciò che mi costituisce a livello più profondo.

 

Tutto procedeva a gonfie vele sia nella preparazione che nei contatti e nella logistica. Io avevo chiesto e ottenuto di poter andare alcuni giorni prima dell’inizio del festival per far abituare Sole al nuovo fuso orario e per poter organizzare qualche aiuto. Ma per imponderabili motivi del destino (che a ben guardare non sono mai casuali ma sono sempre il meglio che ci possa capitare) ci furono una serie di contingenze stranissime che fecero saltare tutto, sia il viaggio che il festival. All’inizio la presi malissimo e ci furono fittissime e logoranti email di trattative e di spiegazioni che durarono quasi un mese, e mi sentii umiliata e delusa. Poi però la presi con filosofia e forse tirai un sospiro di sollievo per il non dover fare un viaggio così lungo (milano -quebec city, con almeno due o tre cambi e sei ore di fuso orario) con un bambino piccolo e con dei suoi ritmi da rispettare. Avrei fatto qualcos’altro, forse più rilassante e meno impegnativo, anche se meno ‘seduttivo’ per il mio amor proprio di artista.

 

Nel frattempo avevo affittato per i giorni di Ferragosto la mia casa di Rimini, tanto dovevamo partire per il Canada e avevo bisogno di recuperare un po’ di spese. Mi ritrovai così a dover riprogrammare all’ultimo momento l’ultima parte dell’estate! Non era un grande problema, poiché mi stufo a stare a Rimini troppo tempo e nemmeno mi piace starci di Ferragosto, per cui ben venga andare da qualche altra parte, però ero proprio all’ultimo per decidere cosa avrei fatto con Sole a Ferragosto, soprattutto dove avremmo dormito.

 

Decisi di andare nel fresco verde dell’Appennino Tosco Romagnolo, non troppo distante da Rimini, posti verdi bellissimi e incontaminati, con la scusa che una mia carissima amica che non vedevo da tanto era a Palazzuolo (vicino a marradi) e andammo prima lì e poi a Bagno di Romagna. Sì perchè adoro anche stare nella mia casa di Rimini, casa cara e di famiglia costruita da nonni e genitori e da me, col terrazzo avvolgente e l’amaca pensatoio, che è anche associazione culturale e luogo di eventi artistici aperti al pubblico (quando mi va, dal covid in poi ho smesso la regolarità! ), però ho scoperto che qui mi manca il verde: c’è solo mare, spiaggia e terrazzo, caldo, sole e poca ombra (escluso in terrazza che si sta benussimo), anche perchè lavori pubblici fatti fare da gestori poco illuminati e poco lungimiranti hanno tagliato i tantissimi pini marittimi secolari che ancora c’erano, col risultato che il verde non c’è. E allora ho pensato: cosa c’è di meglio che saltare la settimana di ferragosto e andare sull’Appennino al fresco e al verde, tanto più che avevo affittato la mia casa?

 

Detto fatto siamo partiti in macchina Sole ed io, alloggiando un po’ in un agriturismo un po’ in un altro, un altro giorno a casa di Gabri e così via, poichè prenotare all’ultimo momento nel periodo di Ferragosto non è che hai molta scelta… Ma è stato bellissimo respirare l’aria buona, giocare coi ruscelli e andare al fiume, camminare nei boschi, andare in piscina in mezzo alle montagne e mangiare quella esilarante cucina dell’Appennino che abbina i meravigliosi primi in stile romagnolo alla prelibata carne in stile toscano.

 

Sono grata a tutto e a tutti, e sopratutto al mio Sole, che già è abituato a viaggiare (ho cominciato quando lui aveva tre mesi, poi abbiamo avuto un po’ di pausa per la pandemia, ma ci eravamo mossi appena potevamo) e che si adatta a dormire in ogni letto, basta che io usi gli stessi rituali e gli stessi orari ovunque andiamo, cosa che sto bene attenta di garantirgli, sia per la sua che la mia felicità 😉

E sono felice di vederlo così socievole e socializzante, andare a conoscere ogni bimbo che trova, andare a socializzare con tutti, e parlare con chiunque, conquistandolo con la sua parlantina d’oro, la sua vocina acuta e i suoi riccioli, anch’essi d’oro, come il sole.

 

 

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