Il progetto, attualmente in progress, è incentrato sulle tematiche attuali connesse col problema dei rifugiati, dell’accoglienza, dell’integrazione e del rispetto.

REFUGEES WELCOME

 

Performance collettiva: Kreuzberg Pavillion, Berlino, 14 Dicembre 2013 e 14 Novembre 2014.

Video: Germany Italy 2013-2016, durata: 16’56

videoinstallation, 2015-2016

series of videostills, 2013-2016

 

 

Questo lavoro è nato per i rifugiati, per le loro storie, per i loro diritti. E’ dedicato a tutte le persone che escono dal proprio paese natale e che devono ricostruirsi una vita altrove.

 

LIUBA è arrivata a Berlino a fine 2013. In quel periodo il problema dei rifugiati, dei loro diritti e documenti era visibile e sentito in città poiché i rifugiati avevano eretto una tendopoli in Oranienplatz, una piazza centralissima di Kreuzberg. Quando fu invitata a presentare una sua performance al Kreuzberg Pavillon di Berlino si rese conto che non le interessava presentare un suo lavoro né parlare di sè stessa, ma voleva dare voce e spazio a queste persone e a questo problema, anche perché i media, almeno in Italia, distorcevano le informazioni, o non le davano, per cui ciò che i cittadini sapevano dalla stampa era davvero poco, e molto parziale.

 

“Così decisi, d’accordo con i galleristi, di invitare i rifugiati in galleria e in questo modo simbolicamente accoglierli. Inoltre mi interessava stabilire, con questo gesto, che la vita e i problemi delle persone sono più importanti dell’arte.

Per realizzare questo obiettivo, apparentemente facile, ho dovuto lavorare sodo nel contattare i rifugiati, ascoltare le loro storie, intessere relazioni e infine invitarli a venire in galleria. All’inizio non è stato facile ricevere fiducia, poi il canale si è aperto, e sono nate delle importanti esperienze umane.”

 

Arrivati e accolti i rifugiati in galleria, LIUBA ha invitato tutti, rifugiati e pubblico presente, a fare 12 minuti di silenzio (il 12 è un numero simbolico che rappresenta l’unità) in segno di accettazione e rispetto.

Il video ricavato da questa azione e nato da una collaborazione col regista statunitense Zach Kerschberg e la sua troupe, è un’opera che condensa la performance, il concept, il backstage e le emozioni.

 

 

  • Refugees Welcome, stills from the 2013 and 2014 performance, cm. 30x40, ed. 5+1pda

Alcune delle idee che hanno portato LIUBA alla scelta di questa azione:

 

 

-Penso che le persone e i loro problemi siano più importanti dei progetti artistici.

-Porto delle persone viventi in galleria perchè le persone, le loro vite e le loro problematiche sono ciò che veramente importa adesso.

-Raduno insieme persone diverse in uno stesso luogo, perchè ciascuno ha il diritto di stare in quello stesso luogo.

-Voglio che le persone stiano in silenzio, osservandosi l’un l’altro. Il pubblico della galleria e i rifugiati. Osservare è il primo passo per conoscere, accettare, rispettare.

-Guardare l’altro significa trovare la base comune della nostra esistenza: essere vivi adesso.

-Costruisco la performance col proposito di creare esperienze personali per le persone, interiori ed esteriori.

-L’arte diventa un mezzo per dare ai rifugiati un modo per essere ascoltati, per essere visibili, per essere rispettati.

Alcune informazioni pratiche sul tema dei rifugiati:

 

Rifugiato : è una persona che, secondo lʼarticolo 1 della Convenzione di Ginevra del 1951 “nel giustificato timore dʼessere perseguitato per la sua razza, la sua religione, la sua cittadinanza, la sua appartenenza a un determinato gruppo sociale o le sue opinioni politiche, si trova fuori dello Stato di cui possiede la cittadinanza e non può o, per tale timore, non vuole domandare la protezione di detto Stato”.

Secondo le stime dell’UNHCR i rifugiati nel mondo sono circa 11.7 milioni. [1] L’intera Europa accoglie circa 1 milione 700 mila rifugiati, un numero simile a quello presente nel solo Pakistan. La maggior parte di loro si colloca in Germania, con una presenza di 589.737, mentre 149.799 sono in Gran Bretagna e 64.779 in Italia. In Italia il diritto d’asilo e la richiesta di protezione è garantita dall’articolo 10 della Costituzione Italiana, il quale prevede che uno straniero al quale nel suo Paese sia impedito di esercitare “le libertà democratiche garantite dalla Costituzione Italiana”, ha diritto d’asilo nel territorio italiano, “secondo le condizioni stabilite dalla legge”.

 

Richiedente asilo : Un richiedente asilo è colui che è fuori dal proprio Paese e presenta, in un altro Stato, domanda per ottenere il riconoscimento dello status di rifugiato in base alla Convenzione di Ginevra sui rifugiati del 1951, o altre forme di protezione internazionale.

 

Convenzione di Dublino : LʼUnione Europea, per evitare le richieste di asilo multiple, inoltrate cioè a più Stati, per velocizzare le procedure e per limitare il numero di richiedenti asilo mandati da uno Stato allʼaltro, decide di uniformare il più possibile le procedure e le norme che riguardano questa materia e, a partire dalla Convenzione di Dublino entrata in vigore nel settembre del 1997, prevede che sia competente al riconoscimento o meno dello status di rifugiato “lo Stato nel cui territorio il richiedente asilo è entrato irregolarmente provenendo da uno Stato non membro dellʼUnione Europea”.

Eʼ evidente che in virtù di tale convenzione lʼItalia, per le sue caratteristiche geografiche, sia il paese d’Europa dove arriva la maggior parte dei rifugiati i quali, pertanto, ottengono i documenti  dallo Stato italiano, validi solo in Italia. Ciò causa due effetti paradossali: che l’Italia dovrebbe gestire da sola tutto il grande flusso di arrivo dei rifugiati, e che queste persone, recandosi in altri paesi d’Europa con possibilità migliori di trovare lavoro, proprio in quei paesi non hanno nè documenti nè  possibilità pertanto di lavorare.

 

Tra le molte proteste per l’acquisizione dei diritti, in Germania la più visibile fu nel 2012, quando con gli slogan “We are here” e “Kein mensch ist illegal” (Nessuno è illegale), più di 200 rifugiati da differenti parti del mondo, allestirono una tendopoli di protesta in Oranienplatz, una piazza del centrale quartiere Kreuzberg di Berlino, supportati anche dalla solidarietà di molti cittadini e di alcuni politici.

“The camp housed around 100 people from the end of September 2012 until April 2014, when it was cleared. From the dozens of tents that once covered the southern side of the square, only one – an information tent – was allowed to remain, and that was burnt down a few weeks ago. The refugees based there demanded the right to work, the abolition of Residenzpflicht – the regulation that in Germany forbids asylum seekers to leave a certain radius (determined by the administrative county where they applied for asylum) – and assurances that they will not be deported. In short, they campaigned for an existence free of constant uncertainty and the right to be allowed to settle in Germany. The camp came about as a direct result of the suicide of an Iranian refugee in a refugee shelter in Würzburg in March 2012 – a tragic episode that revealed how the denial of such freedoms can be too much to bear for often deeply traumatised people who may have experienced war, persecution or other suffering great enough to drive them to leave behind their homes and relatives. The suicide triggered a protest march from Bavaria to Berlin in the autumn of 2012 – the biggest self-organised refugee protest Germany has ever seen, with more than 6000 people showing their support. Many of those who arrived in Berlin settled on Oranienplatz and, as the number of campers rose, the empty Gerhart Hauptmann Schule at nearby Ohlauer Straße was also occupied. On June 24th 2014, the occupation of Gerhart Hauptmann Schule was dissolved when 900 police were mobilised to monitor the refugees moving out of the building, accompanied by 450 demonstrators who opposed the clearance of the school. More than 200 refugees left and were re-located in other shelters (Charlottenburg and Spandau) after they were promised individual examination of their asylum applications.

 

Source: http://www.slowtravelberlin.com/berlins-refugee-protesters/ by Nina Rossmann [1] Fonte UNHCR (link al Global Trends http://unhcr.org/trends2013/).

Leggi l’articolo di Nina Rossmann che descrive le fasi e le problematiche dei rifugiati a Berlino: https://medium.com/storie-da-berlino/le-proteste-dei-rifugiati-a-berlino-cd5d07c98422

 

Qui di seguito, tradotta in italiano  dall’inglese, la lettera che ho consegnato ai rifugiati per spiegargli il progetto e invitarli a presentarsi in galleria:

 

“Caro Amico,

sono molto toccata dalla lotta dei rifugiati e degli immigrati per i loro diritti, e vorrei dare loro voce attraverso il mio lavoro a Berlino.

Sono stata invitata a presentare una performance in una galleria d’arte a Kreuzberg sabato 14 dicembre. Ho deciso che, invece di presentare una delle mie performance, voglio invitare i rifugiati a presentarsi in galleria e fare insieme una performance silenziosa (semplicemente stando in piedi) come simbolo di dignità, presenza, diritti. Penso che questo problema sia molto importante e che debba essere reso visibile in molti contesti mediatici, e quindi anche nel mondo dell’arte.

Vorrei rendere i rifugiati e i loro problemi al centro dell’attenzione invitandoli a partecipare alla performance.  Io sono un’artista e filmaker internazionale che lavora con la performance, il video e la fotografia, e dedico il mio lavoro alla difesa dei diritti umani, all’accettazione, al rispetto, alla spiritualità e alla vita.

 

Con questa lettera, se siete interessati a partecipare al progetto,  vi invito gentilmente a fare in modo che questo si possa realizzare presentandovi in galleria e partecipando alla performance con me..”

Grazie e buona fortuna

LIUBA

 

 

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“12 minuti di silenzio. l’incontro. il trovarsi.  i volti in quel silenzio. il raccoglimento. il sentirsi reciproco. il guardarsi. la fermata. stare in silenzio, e fermi. la non evasione del presente. questo stoppare il perenne flusso. il fermarsi in sè. la parola e il dire costretti al muto. lo stare lì. 12 minuti di silenzio. insieme in un luogo. fermare il tempo,col suo scorrere. il flusso emotivo costretto a non diventare parola,ma trapela sui volti.

emotività diretta sul volto e sul corpo. l’osservarsi,il guardarsi. il palpitare intimo. l’esserci. il presente. la fermata. quì ed ora. in 12 lunghi minuti. la vita costretta a fermarsi. fermata della vita. le anime si sentono,ed interagiscono. i flussi diretti delle anime. meditazione esistenziale pubblica. i tanti flussi intimi sentiti. lo scambio di flussi. le anime a sentirsi,ad aprirsi,a fondersi. si attraversano liberamente. aperte. senza paure dell’altro. il silenzio ha tolto le sovrastrutture. ha generato nudità. un’anima umana. il reciproco scambio intimo.

sono svaniti i confini e le tante barriere all’incontro. umano sei quì insieme all’altro, e senza finalità alcuna. umanamente insieme. fermato. anima nuda e cruda. tempo fermo. posto fermo. parola ferma. flusso fermo. allora le anime non temono l’incontro e la fusione con l’altro. si fondono, perdono nell’umano. avviene un atto d’amore. finalmente si amano. si perdono. svaniscono. vivono.”   

 

Vittorio Pannone

 

YOU’RE OUT

 

Performance partecipativa per un gruppo misto di rifugiati e cittadini: Oranienplatz, Berlino, 16 Novembre 2014

Video: Germany Italy 2013-2016, durata: 12’54″

videoinstallazione, 2014-2016

serie di composizioni fotografiche e videostills, 2014-2016

 

La nuova performance creata da LIUBA è una rappresentazione pubblica del gioco ‘le sedie musicali’ (chiamato Trip to Jerusalem, in Germany), realizzato come metafora di ciò che accade quando nella società non c’è sufficiente spazio per tutti.

In questo progetto, che segue e sviluppa Refugees Welcome project, LIUBA continua a concentrarsi sul problema dei rifugiati in Europa e sul problema dell’integrazione e dell’accoglienza dei rifugiati. E’ un progetto che riflette anche in generale sul concetto di espulsione da una comunità.

La performance include come partecipanti sia immigrati e rifugiati che cittadini. All’inizio del gioco tutti ballano a tempo di musica. Quando la musica si ferma ciascuno dovrà sedersi su una sedia, ma ci sarà una sedia in meno dei partecipanti, per cui uno di loro sarà escluso. Il gioco continua fino a che tutti saranno esclusi e si ritroverà solo una persona, da sola, nella comunità. La performance finisce con un nuovo giro del gioco con tutti i partecipanti e con una sedia per ogni partecipante: quando la musica finisce ognuno potrà trovare la propria sedia, il proprio posto, e sentirsi a casa.

“What worked in our childhood works also in LIUBA’s performance: laughter and – the fight for a space. And so, the performance Refugees Welcome manages to create a very personal experience not only for the volunteers and refugees but also for the audience. The idea of this work comes from the sense of frustration I feel when I see people fighting to have papers to stay in a country, or who are struggling to find a regular job and are excluded from a community”

 

Tratto dall’articolo di Ama Lorenz in Fair Planet

With No Time

Duetto di video e performance collettiva-partecipativa:  Urban Center, Monza, 2015  e Arte Fiera, Bologna, 2016

video: in lavorazione

fotografie installative da performance

 

 

La performance coinvolge direttamente il pubblico, il quale fa esperienza diretta delle condizioni di viaggio dei rifugiati nelle barche che li trasportano verso l’Europa. La mancanza di spazi fisici mette le persone a contatto diretto le une con le altre per molte ore consecutivamente, e l’arrivo rimane incerto fin quando non si tocca terra.

 

Sono queste le stesse condizioni che vivono gli spettatori che, dopo la proiezione del video Refugees Welcome, vengono stipati su dei piccoli tappeti, che costituiscono ideologicamente lo spazio della barca nella quale i migranti sono costretti a viaggiare. Il limite del tappeto è invalicabile.

 

Il pubblico diventa così protagonista della performance e per 12 minuti è invitato a stare in silenzio senza uscire dal territorio dei tappeti. I minuti di silenzio richiesti diventano simbolo di accoglienza, dignità, riflessione e immedesimazione del pubblico nelle storie e nella realtà dei rifugiati.

L’interattività della performance accompagna il pubblico nell’apprendimento diretto delle condizioni e dello stato d’animo dei profughi durante l’emigrazione, coinvolgendole in una riflessione collettiva sul rispetto, l’uguaglianza e l’integrazione.

 

  • With No Time, #1, 2015-2016, Fotografia installativa da performance, stampa glicee su carta cellulosa perlata su dibond,cm 55 x 77.5 + tappeto sul pavimento dove ci si deve posizionare per guardare l’opera. edizione 1/3 + 2ap

  • With No Time - Arte Fiera, foto documentativa da cellulare

 

LIUBA, breve intervista al TG3

 

Una breve introduzione dell’artista sulle ragioni che l’hanno spinta a questo lavoro site-specific per dare voce ai rifugiati.

Video registrato  per Arts Symposium in Belgrado, Serbia, e ivi trasmesso. Grazie a Waltraud Taenzler per il suo aiuto e la location

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