217. Alla Biennale

Finalmente qualche giorno fa sono stata due giorni a Venezia a vedere la Biennale. Una piccola fuga da sola che non accadeva da tanto tempo.
Non avevo molte aspettative sulla mostra curatoriale, poiché avevo letto molte recensioni, la maggior parte negative, e concordo.
La buona ricerca di materiali che c’è dietro a questa mostra andrebbe bene per un museo geografico o antropologico, ma ritengo che sia completamente fuori luogo alla Biennale, dove ci dovremmo aspettare un panorama dell’arte del nostro tempo, dei linguaggi e delle ricerche attuali, e non una rosa di lavori naïf o astratti di decenni fa, o da mostra scolastica presentati solo perché provenienti da altri continenti. E accostati a queste miriadi di quadri e opere del mondo, quasi una fiera campionaria, repentinamente ti trovi altri quadri e opere presentati solo perché di autori omosessuali o con tematiche di genere, giustapposti senza criterio alle proposte a tema geografico.
Parlando di ‘stranieri ovunque’ si poteva fare un lavoro straordinario con forti tematiche e forti lavori, invece ahimè poco o niente.

 

C’ è solo un lavoro che ho adorato. Forte, pregnante, emozionante e poetico. E’ l’installazione di 8 video dell’artista franco-marocchina Bouchra Kahlili. In ogni video un immigrato racconta le tappe del suo viaggio verso l’Occidente ( spesso tortuose, e spesso vane) segnando su una mappa geografica, in tempo reale mentre le racconta, i punti dove era passato e perché. Vedevi solo la mano e sentivi solo la sua voce, e tutto il campo visivo era occupato dalla mappa, in cui la mano zigzagava raccontando i vari spostamenti. Spesso vere e proprie odissee, questi viaggi della speranza sono mostrati senza orpelli e con una sobrietà che ci fa immedesimare in tutta la loro storia di persone, persone reali che fuggono e alle quali accadono storie pazzesche, che con tutta semplicità ci raccontano mentre ci raccontano i loro spostamenti. Grandioso.

 

 

Nei Padiglioni Nazionali ho visto un sacco di schifezze ma anche grandi e sublimi perle ( dalle stelle alle stalle, senza la via di mezzo del mediocre). Ho amato le sculture cinetico sonore del Padiglione Giapponese, l’installazione bianca e nera (fogli di archivi sopra un lago di inchiostro) e la ricerca fra gli antenati degli aborigeni nel padiglione Australiano, lo sbarramento senza pietà della frana davanti al Padiglione Tedesco, rovina assoluta di una natura che sovrasta la cultura e l’uomo, o traccia di una distruzione compiuta dall’uomo su altri uomini. Il silenzio, lo sbarramento e la forza dirompente.

 

E poi, un po’ defilato, c era il padiglione della Polonia con una videoinstallazione potentissima e che lascia una traccia indelebile. Il collettivo di artisti autore del lavoro ha dato voce alle persone che sono fuggite dalla guerra in Ukraina e, raccontando la loro storia, ciascuno trovava un suono per descrivere il rumore della guerra che aveva vissuto. Questi suoni li cantava nel video e, come un karaoke, chiedeva a noi di ripeterli, grazie all’installazione di microfoni nello spazio espositivo. Inquadrature a mezzobusto, o in un contesto precario, giovani o anziani, uomini o donne, ciascuno con la sua storia e col rumore della guerra nel cuore. Questo lavoro ha denunciato gli orrori della guerra in maniera forte ma sottile e senza retorica, parlando di storie, di persone e di suoni. Poesia ed emozione pura.

 

Mi ha molto sorpreso infine che nel Padiglione Russo, invece di spiegazioni o dichiarazioni varie, fosse ospitato senza colpo ferire il padiglione della Colombia ( o Bolivia non ricordo bene). Ricordo invece che avevo letto a suo tempo che sia l’artista che il curatore russi avevano scritto un testo in cui dichiaravano di non voler partecipare alla Biennale e di non voler rappresentare il proprio paese perché in disaccordo con le azioni di guerra attuate dal loro governo. Mi sembra di ricordare questo. E allora avevo pensato: che coraggio e che opera straordinaria! Ma dove e’ andato a finire questo manifesto? E perché nel padiglione russo c e una mostra che espone un padiglione sudamericano senza offrire al pubblico nessuna spiegazione?? Mah, mistero, e anche vergogna (se la dichiarazione di cui ricordo fosse stata censurata). Il padiglione Israeliano invece era chiuso ma con la dichiarazione dell’artista e dei curatori sul perché.

 

216. Sole compie 5 anni!!!

Il tempo coi bambini passa veloce e passa anche lento. Come un lampo si attraversano fasi diversissime in pochi mesi, loro crescono e cambiano di continuo, però ogni fase è anche piena di tempo, di particolari, di sguardi e di condivisioni che si possono gustare con calma, con le mille sfaccettature del rapporto col proprio bambino e con la sua crescita. La vita con Sole è meravigliosa e sono davvero fortunatissima ad aver avuto questo dono straordinario!!! E la mia gratitudine è sempre straripante e traboccante.

 

Il 27 settembre Sole ha compiuto già 5 anni!!! Un ometto! 5 anni di amore felicità salute gioia bellezza intelligenza allegria. 5 anni incredibili insieme a te amore mio che illumini di luce amore e allegria tutte le nostre giornate!

Abbiamo fatto la festa in comune con una sua amichetta di asilo che si chiama Sole anche lei e, fatto straordinario, è nata proprio lo stesso giorno del mio Sole!  La festa dei due Soli è stata bellissima e gioiosa, piena di bimbi felici, di persone che ci vogliono bene, con un animatore mago divertentissimo, tanta musica e una squisiliziosa torta gigante!

Sono felice di condividere con voi delle immagini della festa fatta con gli amichetti!