All’Università, dove mi laureai in Semiotica dell’arte al DAMS, ho studiato molto approfonditamente le fiabe, nell’aspetto semantico, simbolico e strutturale. La mia tesi, con Omar calabrese come Relatore e Paola Pallottino come correlatrice, riguardava il rapporto fra parole e immagini nella fiaba (in particolare ho analizzato il Gatto con gli Stivali di Perrault).

 

Durante quel periodo cominciai a scrivere delle fiabe, che erano un mio modo di esprimermi e di parlare ai ‘grandi’ e ai piccoli attraverso un linguaggio simbolico e visivo sintetico.

Trovai un’editore che ne pubblico tre, con miei disegni, successivamente ne scrissi altre, che ancora non sono state pubblicate, ma che lo saranno in futuro.

Anche le fiabe, come le poesie, ho smesso di scriverle da parecchi anni, ma le sento sempre come figlioline, e chissà che prima o poi non mi venga voglia di scriverne delle altre!

E proprio attraverso le mie fiabe ho cominciato a lavorare con la performance per far interagire le parole, le immagini, la musica, i gesti.. (v. La Margherita dai Petali Colorati nelle prime performances),

 

Ecco qui l’incipit di alcune fiabe e…per aver la continuazione basta scrivermi.   

I libri sono esauriti, ma se ci sarà una nuova edizione lo saprete da questo sito.

 

La margherita dai petali colorati

 

 C’era una volta una margherita che aveva i petali di tutti i colori. Ogni petalo era diverso dall’altro : aveva un petalo rosso, un petalo verde, un petalo giallo, un petalo blu e un petalo violetto.

Era nata in un prato di margherite bianche e la madre, quando nacque questa margheritina tutta piena di colori, si stupì e la chiamò Mistero. (…)

 

La margherita dai petali colorati book

La Margherita dai Petali colorati, Greco & Greco editori, 1993

 

Zucchero e le fragole

 

C’era una volta un ranocchio, che era tutto rosso…. E sapete perché era rosso? Perché mangiava fragole tutti i giorni! 

Il suo nome era Zucchero… infatti a furia di mangiare fragole era davvero molto dolce!

 

Zucchero, come tutti i ranocchi, abitava in una palude bella e fresca, circondata da boschi e da pinete; sulla superficie dell’acqua, sparse qua e là, galleggiavano delle grandi ninfee bianche, che facevano da casa ai ranocchi. 

Tutti erano verdi, solo Zucchero si notava, tra il verde della palude e il bianco delle ninfee. (…)

 

Zucchero e le fragole book

Zucchero e le Fragole, Greco & Greco editori, 1992

 

 

Le Avventure del ranocchio rosso book

Le Avventure del Ranocchio Rosso, Greco & Greco editori, 1993

 

Il martello Picchio

 

In una buia e stretta cassetta per gli attrezzi viveva un martello che si chiamava Picchio. Fin da quando era bambino, alto poco più  di cinque centimetri, gli era stato insegnato a battere sui chiodi, fino a seppellirli completamente nei muri: e batti e ribatti, su e giù, su e giù, avanti e indietro,avanti e indietro, Pim! Pum! Pam!,  Pim! Pum! Pam!… (…)

La bambina innamorata del mare

 

C’era una volta una bambina che abitava in una grande e caotica città. C’erano tante case, tante automobili e pochi alberi. Anche il cielo si vedeva a fatica, era come un fazzoletto sopra gli alti palazzi.

Tutte le estati però, finita la scuola, Martina (così si chiamava la bambina) andava in vacanza dalla nonna, che abitava in un piccolo paesino sul mare. E quando era là andava ogni giorno sulla spiaggia dove raccoglieva le conchiglie, ascoltava il canto dei gabbiani, guardava il cielo perdersi all’orizzonte e parlava col mare, che le rispondeva sempre con onde sonore e tramestii schiumanti.

 

Così un bel giorno Martina si rese conto di essere talmente innamorata del mare da non poter più vivere senza di lui: che bello sarebbe stato vivere nei suoi abissi smeraldini! Ma come fare? (…)  

 

Alec, la macchina di vetro e il folletto dei sogni

 

C’era una volta un bambino che si chiamava Alec. Era un bambino come tutti gli altri, aveva sette anni, andava a scuola e quando vedeva le caramelle gli brillavano gli occhi.

Alec però aveva una cosa molto ma molto strana, anzi stranissima: una macchina di vetro. Sì, avete capito bene, di vetro dall’inizio alla fine: aveva le ruote di vetro, i sedili di vetro, i finestrini di vetro (naturalmente!), il volante di vetro e la carrozzeria di vetro, trasparente, dalla quale si vedevano il motore di vetro, il cambio di vetro, i bulloni di vetro… (…)

 

La leggenda delle Formiche verdi

 

C’era una volta una città completamente piena di formiche. Anzi, era una città di Formiche. Enorme. E le Formiche erano milioni. Tantissime, tutte nere, tutte uguali, tutte di corsa e tutte indaffarate… Ve le immaginate milioni di formiche in movimento in tutte le direzioni senza un attimo di sosta? Una confusione terribile! Ma senza disordine, perchè ognuna di loro sapeva dove andare… Pausa solo per il sonno e poi al mattino TICCHETE TAC a zampettare tutto il tempo di qui e di là.

Era una vita molto noiosa la loro, ma nessuno se ne accorgeva, perchè non ne conoscevano un’altra. (…)

 

  • disegno di LIUBA per Le Avventure del Ranocchio Rosso, 1993

PERCHE’ LA FIABA

 

 

“Perché scrivere fiabe oggi. E’ iniziato per gioco e un gioco rimane, per me. Ma nel profondo è centrata una convinzione inscalfibile, e cioè che il mondo di oggi ha bisogno di simboli, ha bisogno di un’evasione dal reale, che in effetti però evade solo formalmente, perché entra invece nei recessi e nei meandri dell’anima profonda dell’uomo.

 

Scrivere fiabe vuol dire parlare per simboli. E coi simboli e con poche parole si possono dire più cose che con mille descrizioni e spiegazioni. I simboli sono contemplativi e quasi mistici: hanno bisogno di tempo e di silenzio per scendere dentro di noi ed espandersi.

Forse vedo la fiaba come genere creativo proponibile al mondo attuale proprio perché è così agli antipodi della nostra società: è centrata sul fantastico e sul magico, quando nel mondo di oggi si avanza sempre di più verso l’iper razionalizzazione della realtà e la sua frammentazione.

Poi la fiaba è semplice, mentre la nostra era delle telecomunicazioni e della tecnologia avanzata si fa sempre più sofisticata e complessa.

Ancora, la fiaba, come si diceva più sopra, ha bisogno di tempo e di silenzio perché i simboli lavorino nel nostro inconscio ed emergano nei loro significati sfaccettati ed inesauribili, mentre la società moderna è veloce e frettolosa e, come per le attività commerciali e industriali così anche per gli svaghi e per la cultura, vuole prodotti consumabili velocemente e godibili senza fatica, per poi dimenticarli.

La fiaba è semplice, visiva, i suoi simboli penetrano a poco a poco, ma forse, proprio per questo, agisce nel profondo e inconsciamente ci fa crescere. Come tutti i bambini sanno.  “
 
LIUBA

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