209. Volersi bene senza fare bene

A volte senza perché
cadono delle leggere tristezze come polvere di riso o zucchero a velo che si sfanno
sopra la testa e avvolgono il corpo.

 

Proprio senza un perché. Forse
per una sveglia all’alba non programmata e non voluta
l’organismo si inceppa e diventa grigio con una specie di ammutinamento
e inquieto non risponde ai comandi ma nemmeno sa cosa fare e cosa vuole.

 

Ne scrivo per accettare questo stato confusionale
d’altronde siamo piccoli e fragili, seppur spesso forti pure
e appassionati delle cose e della vita,
ma anche la fragilità e la precarietà ci appartengono, e anche le ignavie senza motivo
e le ugge non comprensibili
e allora sono qui ad accoglierle queste ugge e a scriverne
non so perché ci siete ma visto che siete qui vi ascolto
e vi guardo
forse mi riposo un po’
non faccio niente
di ciò che avevo in mente
non faccio niente di programmato
e scivolo sul bagnato.

 

Vi guardo polveri farinose di leggere tristezze
e guardandovi a volte vi sciogliete
e guardandovi mi diventa caro anche il mio limite
il mio non fare, il mio sbagliare
forse siete arrivate per insegnare l’autostima e l’orgoglio
anche senza meritarselo, anche senza ‘fare bene’

 

E’ qualcosa di interessante. Volersi bene senza fare bene
Sentirsi meritevoli di amore anche senza essere perfetti e tantomeno attivi.
Sono quasi belle queste isole di malesseri e di ugge bloccanti
che le accolgo con ora un tramutato sorriso
e le coccolo senza fare e prevedere nulla e senza
sentirmi in colpa di ciò.

 

Qui sopra l’opera ‘Relax’ realizzata a New York nel 2006 con indosso la maglietta di Rita Vitali Rosati. Photo Mario Duchesneau

 

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