Il progetto si sviluppa con due non-azioni a sorpresa, attuate da LIUBA all’Opening della 56 Biennale di Venezia e  all’opening di Arte Fiera a Bologna, rispettivamente a maggio e  a gennaio 2015.  Il video del progetto è in corso di lavorazione.

 

 

THIS IS NOT A PERFORMANCE ART PIECE

 

Biennale di Venezia, Opening, 6 maggio 2015

1300 biglietti di carta scritti a mano, numerati e firmati.  

 

 

LIUBA è andata all’Opening a vedere la Biennale di Venezia. Non stava facendo una performance.

Ha consegnato infatti al pubblico dei bigliettini in cui affermava e ribadiva proprio che non stava facendo una performance: ‘This is not a performance art piece’. 

 

Un’affermazione scritta che mette in dubbio il suo stesso contenuto provoca cosi uno spaesamento nel pubblico, indotto ad interrogarsi sul labile confine tra ciò che la vita presenta e quello che l’arte rappresenta, e al tempo stesso invita a riflettere sulla natura del linguaggio e sul concetto di verità e finzione, mescolandone le carte.

 

Umberto Eco definiva il segno, “la cosa con la quale si può mentire”. Con la negazione dell’azione descritta dal testo si sviluppa l’esatto contrario di ciò che viene dichiarato nel gesto, accompagnando i partecipanti della performance in un territorio che contrappone due concetti in modo paradossale.    

 

Il riferimento evidente a la trahison des images rivelata già da René Magritte si materializza in questa opera con il tradimento dell’idea di performance artistica, volendo essa interagire direttamente con ciò che appartiene a la réalité.

 

  • Alcuni dei bigliettini scritti a mano per la performance

  • photos: Mario Duchesneau

QUESTA NON E’ UNA PERFORMANCE

 

Arte Fiera Opening, Bologna, gennaio 2015  

500 biglietti scritti a mano, numerati e firmati, visita alla Fiera

 

 

LIUBA in visita a Arte Fiera Bologna ha consegnato 500 biglietti a persone che incontrava casualmente durante l’inaugurazione.

 

La metaperformance si basa sulla giustapposizione paradossale dell’immagine e della scritta che la smentisce, ponendo fine al regime della rappresentazione basata sulla somiglianza, e inaugura quello della similitudine senza originale di riferimento.

Relazionandosi con le opere di Duchamp, Magritte e ‘One and three chairs’ di Kosuth, l’incongruità semantica della non-performance si approccia ironicamente alla realtà contingente, decostruendola e inscrivendola in un sistema complesso costituito dall’analisi scientifica del gesto nel suo contesto.

 

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