222. Il viaggione in Giappone.2

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Siamo partiti per Kyoto un pomeriggio con un’emozione incredibile perché abbiamo preso il famosissimo treno veloce giapponese Shinkansen. Avevamo letto delle cose pazzesche sui treni giapponesi, tipo treni che vanno 600 chilometri all’ora e altre cose futuristiche, ma in realtà, anche se sicuramente sono ottimi e funzionali, molti di noi hanno convenuto che i nostri frecciarossa sono altrettanto veloci  (questo andava tipo sui 200-220) e più belli e più comodi… Comunque è stata una grande emozione, soprattutto per Sole, che anche qui si è rivelato un ottimo reporter facendo un sacco di foto della città dal finestrino del treno.

 

 

Kyoto ci è piaciuta tantissimo, molto grande, non mi immaginavo che tutti i templi e le cose da vedere fossero così sparpagliate, però è stata veramente emozionante e vibrante la sua energia, l’ho sentita parecchio. Kyoto e non Tokyo era l’antica capitale e qui sono rimasti tutti i templi più antichi – e ancora più antichi sono quelli di Nara, una cittadina a 10-15 minuti di treno da Kyoto stessa, che è stata capitale ancor prima, nell’VIII secolo, che conserva i templi più antichi, seppur quasi tutti ricostruiti fedelmente a seguito di vari incendi nei secoli.

A Kyoto ci siamo fatti un’immersione di shintoismo e buddismo zen di vari tipi. Abbiamo suonato il gong, abbiamo pregato, abbiamo fatto le abluzioni di rito prima di entrare nei templi, ci siamo profumati di incenso con i bracieri sempre attivi davanti ai templi. Anche a Kyoto abbiamo fatto pochissimo con il resto del gruppo, perché si alzavano prestissimo per prendere treni o fare delle maratone con le guide, mentre invece noi preferivamo avere i nostri tempi e guardare tutto in maniera autonoma. Anche perché io, da artista, ho bisogno di molto tempo per contemplare le forme, le architetture, le opere e tutto ciò che ci circonda. Però poi era bello ritrovare il gruppo la sera per cenare insieme in qualche ristorante.

 

L’impresa che più ci ha emozionato è stata la salita in cima alla montagna sacra del Fushimi Inari, che è il più importante santuario shintoista dedicato a Inari Ōkami, la divinità del riso, della fertilità, dell’agricoltura, del commercio e della prosperità. Il percorso che porta in cima è costellato e composto da più di mille torii rossi (un tipo di arco sacro) ed è lungo circa 4 km complessivi. Ci eravamo stati il pomeriggio di rientro da Nara, sino a metà, ma poi Sole il giorno dopo mi ha chiesto espressamente di tornarci e andare sino in cima, e seppur con una pioggerellina che non ha mai cessato, fare tutto il cammino sacro è stato emozionante, come un pellegrinaggio. Ne siamo stati incantati! Ed arrivare in cima, camminando con lena fra i torii rossi sia io che Sole (al quale avevo detto che se voleva salirci però poi dovevamo arrivare sino in cima, e così ha fatto senza mai lamentarsi), è stata una grande soddisfazione e anche un messaggio simbolico di buon auspicio, così come fu la recente conquista del monte Epomeo a Ischia, dove io e Sole siamo saliti a inizio di quest’anno, proprio il primo di gennaio, cominciando l’anno alla grande!

Gli archi rossi inoltre mi hanno subito fatto venire in mente l’installazione “The Gates” di Christo a Central Park, e l’accostamento fu perfettamente azzeccato perchè lessi poi che Christo si ispirò in maniera diretta al Fushimi Inari per questo lavoro.

 

 

 

Anche i templi di Nara memorabili, soprattutto mi ha colpito il Tōdai-ji, il celebre tempio che ospita il gigantesco Buddha in bronzo chiamato Daibutsu, una delle statue di Buddha più grandi del mondo. Un piccolo aneddoto divertente è stato passare attraverso una colonna la cui base era forata da un’apertura longitudinale. Secondo la tradizione attraversarla porta fortuna. E se per un bambino è relativamente facile da attraversare, un adulto ci riesce solo strisciando in ‘verticale’, una curiosa esperienza, e sono orgogliosa di esserci riuscita!
A Nara era pure pieno di cervi per la gioia di Sole e di tutti i bambini.
Bellissima anche la notte in cui abbiamo dormito in un ryokan, una locanda tradizionale giapponese, pensata non solo come alloggio ma come esperienza culturale completa. Avevamo anche i kimoni in stanza come pigiama, e siamo scesi a fare colazione tradizionale col kimono!

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