223. Invisibile (ma con le mani piene di colore)

In questi giorni, dopo tanto essere invisibile online, ho pubblicato un nuovo reel, per la serie dei miei LIUBAARTPILLS.  proprio sul fatto di essere ‘sparita’, di essere diventata invisibile sui media perchè sto lavorando da molti mesi a un progetto creativo che mi assorbe moltissimo e che mi richiede tantissimo tempo: costruire un libro-opera fatto a mano, con miei testi e disegni originali, con la STORIA DI SOLE.

In un mondo dove tutti appaiono continuamente post, stories, commenti, contenuti, algoritmi che reclamano presenza costante… sparire per un po’ può dare una sensazione stranissima: quasi di non esistere più.

Ed è buffo, perché nel frattempo io esistevo eccome, solo che ero dentro casa, con le mani sporche di acrilico, immersa nella costruzione lenta e gigantesca di un progetto che mi sta assorbendo completamente: un libro-opera fatto a mano, con testi e disegni originali, dedicato alla “Storia di Sole”.

Ho passato giornate intere a dipingere, correggere, ricominciare, sperimentare tecniche, cercare carte, sbagliare colori, ritrovare il piacere dell’illustrazione dopo anni lontana da acrilici e disegno narrativo.

Chi mi conosce sa che io con la lentezza ho un rapporto molto serio e profondo. Talmente serio che ci ho fatto performance, video, opere.
E ho imparato ad accettare che alcune cose abbiano bisogno di maturare lentamente, senza poter essere continuamente mostrate mentre accadono.

Nel frattempo, ovviamente, la vita vera continuava:
facevo la mamma, viaggiavo in Giappone, affrontavo il caos pratico della ristrutturazione del mio studio, risolvevo problemi, spostavo mobili,
cercavo di sopravvivere alle infinite liste di cose da fare.

E così sì, ero sparita online. Solo qualche post, nessun video. Ma la cosa divertente è che sono riapparsa proprio con un video sull’invisibilità.
Che in fondo è un abito che mi sta benissimo.
Anche perché ogni tanto sparire è necessario.

Per ascoltare meglio.
Per creare davvero.
Per non vivere soltanto nella superficie delle cose.

E forse oggi appartarsi per lavorare in profondità su qualcosa è diventato quasi un gesto radicale.
O un lusso.

Comunque, il reel è online.
E io pure.
Più o meno invisibile, ma con le mani ancora piene di colore.

 

 

 

In un mondo in cui tutti si mostrano continuamente, pubblicano, appaiono, reagiscono, postano contenuti, se sparisci per un po’ ti sembra di non esistere. E ci ho fatto un reel perchè penso che appartarsi ed essere invisibili per concentrarsi su dei progetti creativi sia una necessità e una scelta o addirittura un lusso.
Per mesi sono stata quasi invisibile. Sono rimasta dentro casa a dipingere i disegni originali del libro-opera con la storia di Sole.
Ho creato e lavorato e sperimentato lentamente ( chi mi conosce sa che sono lenta a volte e sa che ci ho fatto delle performance e dei video sulla Lentezza!) anche perché era tanto che non mi cimentavo con acrilico e illustrazioni. Allo stesso tempo però vivo anche la mia vita quotidiana: facendo la mamma, viaggiando in Giappone, affrontando i problemi pratici della ristrutturazione del mio studio e tante altre cose che spesso restano invisibili.
Ero sparita online… e ora sono riapparsa, ma con un video sull’invisibilità, che sono felice di condividere con voi, perchè è un abito che mi calza a pennello…

https://youtube.com/shorts/WnAwPRbUmfE?si=XiHYMp8xpc7uUTQN

222. Il viaggione in Giappone.2

leggi “Il viaggione in Giappone.1”

 

Siamo partiti per Kyoto un pomeriggio con un’emozione incredibile perché abbiamo preso il famosissimo treno veloce giapponese Shinkansen. Avevamo letto delle cose pazzesche sui treni giapponesi, tipo treni che vanno 600 chilometri all’ora e altre cose futuristiche, ma in realtà, anche se sicuramente sono ottimi e funzionali, molti di noi hanno convenuto che i nostri frecciarossa sono altrettanto veloci  (questo andava tipo sui 200-220) e più belli e più comodi… Comunque è stata una grande emozione, soprattutto per Sole, che anche qui si è rivelato un ottimo reporter facendo un sacco di foto della città dal finestrino del treno.

 

 

Kyoto ci è piaciuta tantissimo, molto grande, non mi immaginavo che tutti i templi e le cose da vedere fossero così sparpagliate, però è stata veramente emozionante e vibrante la sua energia, l’ho sentita parecchio. Kyoto e non Tokyo era l’antica capitale e qui sono rimasti tutti i templi più antichi – e ancora più antichi sono quelli di Nara, una cittadina a 10-15 minuti di treno da Kyoto stessa, che è stata capitale ancor prima, nell’VIII secolo, che conserva i templi più antichi, seppur quasi tutti ricostruiti fedelmente a seguito di vari incendi nei secoli.

A Kyoto ci siamo fatti un’immersione di shintoismo e buddismo zen di vari tipi. Abbiamo suonato il gong, abbiamo pregato, abbiamo fatto le abluzioni di rito prima di entrare nei templi, ci siamo profumati di incenso con i bracieri sempre attivi davanti ai templi. Anche a Kyoto abbiamo fatto pochissimo con il resto del gruppo, perché si alzavano prestissimo per prendere treni o fare delle maratone con le guide, mentre invece noi preferivamo avere i nostri tempi e guardare tutto in maniera autonoma. Anche perché io, da artista, ho bisogno di molto tempo per contemplare le forme, le architetture, le opere e tutto ciò che ci circonda. Però poi era bello ritrovare il gruppo la sera per cenare insieme in qualche ristorante.

 

L’impresa che più ci ha emozionato è stata la salita in cima alla montagna sacra del Fushimi Inari, che è il più importante santuario shintoista dedicato a Inari Ōkami, la divinità del riso, della fertilità, dell’agricoltura, del commercio e della prosperità. Il percorso che porta in cima è costellato e composto da più di mille torii rossi (un tipo di arco sacro) ed è lungo circa 4 km complessivi. Ci eravamo stati il pomeriggio di rientro da Nara, sino a metà, ma poi Sole il giorno dopo mi ha chiesto espressamente di tornarci e andare sino in cima, e seppur con una pioggerellina che non ha mai cessato, fare tutto il cammino sacro è stato emozionante, come un pellegrinaggio. Ne siamo stati incantati! Ed arrivare in cima, camminando con lena fra i torii rossi sia io che Sole (al quale avevo detto che se voleva salirci però poi dovevamo arrivare sino in cima, e così ha fatto senza mai lamentarsi), è stata una grande soddisfazione e anche un messaggio simbolico di buon auspicio, così come fu la recente conquista del monte Epomeo a Ischia, dove io e Sole siamo saliti a inizio di quest’anno, proprio il primo di gennaio, cominciando l’anno alla grande!

Gli archi rossi inoltre mi hanno subito fatto venire in mente l’installazione “The Gates” di Christo a Central Park, e l’accostamento fu perfettamente azzeccato perchè lessi poi che Christo si ispirò in maniera diretta al Fushimi Inari per questo lavoro.

 

 

 

Anche i templi di Nara memorabili, soprattutto mi ha colpito il Tōdai-ji, il celebre tempio che ospita il gigantesco Buddha in bronzo chiamato Daibutsu, una delle statue di Buddha più grandi del mondo. Un piccolo aneddoto divertente è stato passare attraverso una colonna la cui base era forata da un’apertura longitudinale. Secondo la tradizione attraversarla porta fortuna. E se per un bambino è relativamente facile da attraversare, un adulto ci riesce solo strisciando in ‘verticale’, una curiosa esperienza, e sono orgogliosa di esserci riuscita!
A Nara era pure pieno di cervi per la gioia di Sole e di tutti i bambini.
Bellissima anche la notte in cui abbiamo dormito in un ryokan, una locanda tradizionale giapponese, pensata non solo come alloggio ma come esperienza culturale completa. Avevamo anche i kimoni in stanza come pigiama, e siamo scesi a fare colazione tradizionale col kimono!

221. Viaggione in Giappone.1

Ritengo che il viaggiare sia l’attività più meritevole di spese fra tutte quelle della nostra vita quotidiana contemporanea. C’e chi spende per fare shopping, per le marche e per i vestiti. Chi spende per l’arredamento o i locali alla moda. Io ho sempre speso solo per viaggiare e per produrre arte, sia in periodi in cui non avevo una lira e risparmiavo su ogni cosa per partire, magari in autostop e dormendo negli ostelli, sia in periodi dove sono più coperta e strutturata. Ma sempre non mi faccio mancare viaggi, sia per il mio lavoro e la mia ricerca artistica, sia per puro piacere e pura curiosità.

 

Ho quindi coinvolto Sole da quando è nato, in piccoli o medi viaggi, come quando a dicembre 2019, a soli tre mesi, siamo andati ad Ischia in treno e nave: molti amici e parenti mi dicevano che ero pazza a portare in giro un neonato, ma io sapevo cosa facevo e prendendo tutte le precauzioni abbiamo fatto una meravigliosa vacanza! (per esempio prendendo la carrozza business di trenitalia in cui esiste un posto unico, che non ha vicino nessuno, dove si può mettere la carrozzina, per farlo dormire comodamente senza tenerlo in braccio. Oppure lasciar scendere tutti e poi scendere noi per ultimi in modo da non farci raggiungere da eventuali batteri ed avere una distanza di sicurezza – il covid non era ancora arrivato, ma io con un bebè dovevo conoscere i metodi per proteggerlo!).

L’ho portato con me in weekend in campagna, settimane in montagna (in family hotel), viaggetto a Budapest, viaggio e crociera nei paesi Nordici, incursioni in macchina in Friuli e Slovenia… ed è sempre stato un ottimo compagno di viaggio, col quale ridere a tutto spiano. Devo riconoscere che io sono sempre stata una brava mamma, che ha sempre tenuto conto delle sue esigenze, a seconda della sua età, rendendo il viaggio più piacevole per lui e quindi anche per me. E non mento se vi dico che con lui ridiamo sempre da matti, e mi diverto molto di più che con una larga maggioranza di adulti!

 

Ma adesso che Sole ha cominciato la scuola e ha sei anni e mezzo, mi sono avventurata in un viaggio grande e lontano: il Giappone! Ho deciso di provare a viaggiare, per la prima volta in vita mia, con un viaggio organizzato, Avventure nel mondo family. Dopo parecchie riflessioni mi sono un po’ buttata, perché Sole adora il Giappone, adora i Pokémon, i ninja, il cibo e molto altro.

Io non ho mai viaggiato in un viaggio organizzato in vita mia, perché per me il viaggio è l’apoteosi della libertà. Però, con Sole, col quale mi sono spostata in Europa e in Italia da sola facilmente, ho pensato che per andare così lontano sarebbe stato bello avere un gruppo di sostegno e di riferimento.

 

Quando mi sono iscritta, mi sentivo stressatissima, perché le persone di questo gruppo, già da 4 o 5 mesi prima, cominciavano a chiedere i documenti che ci volevano, la decisione per l’itinerario, prenotare le cose mesi prima, e non è esattamente il mio modo di viaggiare… Sapevo però che tutto sarebbe andato bene, perché io e anche Sole siamo degli ottimi viaggiatori. Inoltre, avevo una grandissima paura del fuso orario. Sono sette ore di differenza in avanti. Vuol dire che quando sei là, che arrivi dopo 20 ore di viaggio dove non hai dormito quasi niente di notte, e arrivi alle sei del pomeriggio, ma per loro già sono l’una di notte, e quando vai a letto ti svegli sette ore prima del solito…avevo una grandissima paura di non farcela! Sole che è più mattiniero, pensavo che resisteva meglio di me al jet lag e al viaggio, perché lui negli aerei e nei treni e nelle macchine dorme sempre, io no. Comunque la mia dottoressa mi ha dato la melatonina e anche la pediatra mi ha consigliato una melatonina specifica per lui.

 

A Linate, pronti per partire!!
Sole ci ha pilotato brillantemente sino a Fiumicino, per poi imbarcarci sul Roma-Seul e Seul Tokyo
23 ore dopo la partenza…. eccoci!
Il famoso incrocio di Shibuya a Tokyo

 

E così il giorno della grande partenza è arrivato, ci siamo trovati all’aeroporto di Milano con alcuni che partivano dal nord, e poi abbiamo incontrato degli altri a Roma, e da Roma ci siamo imbarcati sull’aereo per Seoul e da Seoul per Tokyo. Quindi siamo partiti il venerdì e siamo arrivati il sabato sera, orario giapponese.

 

Ah, premetto che loro avevano già deciso che la mattina alle nove del primo giorno avrebbero girato la città di Tokyo tutto il giorno con una guida. E io ho detto: assolutamente no. Saremo stanchi del viaggio, ci sono sette ore di fuso orario di differenza, per cui svegliarsi alle otto di mattina vorrebbe dire svegliarsi all’una di notte per il nostro corpo, e quindi noi quella mattina ce la siamo presa con calma. Abbiamo dormito fino alle 12.30 del nuovo orario, ci siamo svegliati e vestiti coi nostri ritmi e siamo usciti a Tokyo a fare colazione con un pranzo giapponese in un posto tipico con ramen e altre cose varie che sole ha gustato tantissimo.
Poi abbiamo fatto un itinerario personale molto bello, raggiungendo infine gli altri alla sera a Shibuya, il famoso incrocio di Shibuya, che io assolutamente dovevo vedere, perché sarà il luogo della mia prossima performance sulla lentezza (The Slowly Projet). Da quando ho cominciato il progetto nel 2002, avevo deciso che l’avrei fatto a Milano, a New York e a Tokyo. L’ho fatto a Milano, a Modena, a Basilea, l’ho fatto New York e lo farò Tokyo. Adesso ho fatto una perlustrazione e prima o poi farò la urban interactive performance: perchè io le cose – con lentezza, con lentissima lentezza – le faccio tutte.
Il secondo giorno di Tokyo, il gruppo andava a vedere un museo interattivo prenotato dall’Italia molti mesi in anticipo, ma a me sembrava assurdo essere due giorni e mezzo a Tokyo, e andare dentro a un museo interattivo poichè non c’è bisogno di andare fino in Giappone per vederli, ne vedo tantissimi anche da noi! Quindi Sole ed io non andiamo col gruppo e facciamo un bellissimo percorso andando prima al tempio Senso-ji, che è il più grande e il più antico di Tokyo, dove fra l’altro c’è il gioco dei bastoncini divinatori, in cui si estrae un bastoncino da un contenitore, e si legge il responso sul relativo bigliettino riguardo alla buona o cattiva fortuna. La cosa più dolce ed emozionante è che entrambi, prima Sole e poi io, abbiamo estratto il bigliettino numero uno, che è quello della massima fortuna. È stata veramente una bella gioia e questo biglietto in giapponese pieno di parole di buon auspicio e  fortuna, appena tornata me lo sono già appeso in casa!

 

La grande lanterna nel portale di accesso al tempio

La pagoda a 5 piani

un ‘giardino giapponese’ parte del complesso del tempio Senso-ji

Il biglietto numero 1, 大吉 — “Grandissima Fortuna” Il testo poetico centrale dice circa:

 

“Come un tesoro che emerge dalle profondità del mare,
raggiungerai una posizione elevata e tranquilla.
Le persone guarderanno a te con rispetto e speranza.
Le tue opere e i tuoi desideri si realizzeranno felicemente.”

 

 

Non si fanno mancare un po’ di imitazione americana con un ponte simil-Brooklyn e una fedelissima Statua della Libertà!

 

 

Dal Senso-ji avevo visto – viaggio sempre con le guide, questa volta con la Lonely Planet – che camminando circa una decina di minuti, si andava al Pier, all’imbarcadero, dove ci si poteva imbarcare su un futuristico battello che portava sino alla baia del porto di Tokyo, dove ci saremmo dovuti incontrare con gli altri per andare a vedere il grande Gundam, quella specie di Transformer che solo i bambini adorano, una statua gigante di 10 metri di altezza. Quindi, invece di prendere la metro perché non fare questa gita panoramica in barca per andare fino alla baia del porto? È stata un’esperienza bellissima vedere tutta la città dall’acqua e i numerosi grattacieli e ponti. Sole si è rivelato un fotografo emozionatissimo ed entusiasta, ha fatto tantissime foto davvero belle!

 

Poi con gli altri siamo andati, un’altra attività che avevano prenotato dall’Italia, ma che avevo deciso di fare con loro, sulla Tokyo Tower, altissima che domina tutta la città. E sapete il regalo più bello che abbiamo ricevuto? Era l’orario del tramonto. C’era un pochino di pioggia e il tempo era stato un po’ variabile e nuvoloso tutto il giorno, ma a un certo punto è spuntato il sole e abbiamo visto un arcobaleno nitidissimo, quasi il più bello che io abbia mai visto, circondare tutta Tokyo. Ci siamo fatti delle fotografie che mi rimangono ancora nel cuore: un altro importante segno di buon auspicio, di bellezza e di eccezionalità, che un arcobaleno improvviso e fortissimo ti lascia nel cuore.