219. Sapere che esiste resistenza LE VOCI CHE RIFIUTANO LA GUERRA

Ricevo regolarmente la newsletter di un grande movimento di dissidenti israeliani che si oppongono alle decisioni devastanti del loro governo.
Si chiama Refuser Solidarity Network (RSN).

Dal 2003 questa rete sostiene cittadini israeliani che, attraverso forme di resistenza nonviolenta, si oppongono alla guerra, all’occupazione e all’apartheid.
 
Mi sembra importante condividerlo, perché in tempi come questi è facile dimenticare una cosa fondamentale:
nel mondo, coloro che fanno e decidono le guerre sono una minoranza — purtroppo potente e spesso pericolosamente miope.

Accanto a loro esistono però milioni di persone che si oppongono alla distruzione e lavorano, ogni giorno, per il dialogo e per un’altra possibilità di convivenza.

Nella newsletter di oggi parlano anche della situazione con l’Iran. Riporto qui un estratto del loro messaggio:
 
Dear Liuba,
Ziv here. With Refuser Solidarity Network’s support, I lead the Changing Direction movement, which promotes civil disobedience to combat the Israeli government.
In a recent statement about the war on Iran our movement said we do not trust the judgment of Netanyahu’s government. Netanyahu stated we already destroyed Iran’s nuclear program, so why are they attacking Iran again? We will not allow Israel to become a violent messianic dictatorship.
 
Throughout Israel’s assault on Gaza, we led protests and direct actions outside the Israeli military headquarters and the Ministry of Defense. We barricaded ourselves in Benjamin Netanyahu’s party headquarters. Benjamin Netanyahu was no doubt shocked to see us barricading in his party headquarters on national TV — our action was reported widely.
 
Per chi fosse interessato a ricevere le loro informazioni e aggiornamenti, qui trovate il link per iscriversi:

Sapere che queste voci esistono, e che continuano a parlare e ad agire, è importante.
Anche questo è un modo per resistere.
 
E’ importante fare e ricevere informazione di tutto, non solo del mainstream. E in un periodo dove siamo sommersi, se non mangiati, dalle informazioni, è ancora difficile poter ricevere informazioni su cosa pensa e fa la maggior parte del mondo.
 
 

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