Scrivo poesie da quando avevo 12 anni. Anzi, più precisamente: ho scritto poesie dai 12 anni fino agli anni 2000 molto intensamente, poi a poco a poco l’immagine ha superato la parole e l’urgenza poetica è diventata meno decisiva (chissà forse un giorno riprenderà!). Ma dall”86 al 2001 ho scritto tantissimo, producendo 8 raccolte di poesia che, ordinate riviste e selezionate, giacevano nel mio cassetto, sorelle invisibili del mio lavoro artistico, palesemente visibile.
Sono stata onorata quando Carlo Marcello Conti, di Campanotto editore, mi ha proposto di pubblicarle, dopo averle lette e trovate attuali e intense.
Per me è stato sia un’onore sia un piacere, estremo, quello di lanciare nel mondo anche questo tassello della mia creatività. A queste poesie sono molto legata, perchè hanno fatto parte della mia crescita.
Il libro, che si intitola “E che il bruco sbuchi” è uscito a fine agosto 2025, e ne abbiamo presentato un’anteprima nella serata della mia performance “AlphaOmega” a Liupirogi e Pagiopas a Viserba, ma la prima presetazione ufficiale è stata il 15 aprile a Milano allo Spazio Alda Merini. Quale onore, presentare nella casa di Alda le mie poesie, lette dalla bravissima Donatella Massimilla, direttrice dello spazio e grande attrice e regista, e presentate da Giancarlo Sammito, teorico e docente che ha scritto la prefazione del libro.
“(…) Artista visiva e performer sin dalla giovinezza matura, l’autrice ha elaborato qualità espressive affidate a una fisicità relazionale, occupata nello spazio e nel tempo del qui ed ora della scena secondo categorie pre o post drammaturgiche, con coraggiose manipolazioni oggettuali nella realtà comunitaria, dunque condivisa e riferita alla valenza civile o politica del corpo. Ma prima della rappresentazione c’era stata la parola, testi, titoli e date segnate con tenace puntualità, registrate ma non ancora comunicate attraverso la pubblicazione. “Finché l’opera rimane nel cassetto non esiste” afferma l’autrice stabilendo la necessaria, scontata — ma non ovvia — dipendenza tra esistenza, percezione e parola.(…) dalla prefazione di Giancarlo Sammito
“(…) Ho cominciato a scrivere dodicenne, come modo di riflettere sul mondo, su me stessa e sulla profondità dell’essere, e in gioventù ho condiviso con la poesia – e attraverso di lei guardato e conosciuto – i moti della mia anima e i perché del nostro esserci al mondo.
Ho sempre adorato scrivere, e in certi periodi questa è stata la mia espressione primaria, ma ho anche sempre dipinto e disegnato, tanto che ai tempi dell’Università, a Bologna, dove frequentavo il DAMS, molte persone mi chiedevano se fossi una pittrice o una scrittrice e che cosa volessi diventare, lasciandomi intendere che se non avessi sviluppato esclusivamente uno dei due linguaggi, non ne avrei saputo cogliere le profondità. Ciò mi turbò molto, perché per me la parola era il braccio e la pittura la gamba, e per vivere non potevo tagliare nessuna delle due. Decisi allora, al contrario, di unire questi linguaggi e cominciai a contaminarli, sperimentando installazioni e quadri con parole e perlustrando la performance proprio come luogo di incontro di questi due mondi.
La parola e la poesia sono state molto importanti per le mie prime performances, poi sono a poco a poco sparite dalla mia ricerca performativa, assorbite dall’incisività delle metafore visive, ma hanno sempre costituito un fertile terreno di riflessione e un grande serbatoio di idee.(…) ” dall’introduzione di LIUBA








