LIUBADARY – DIARIO DI UN’ARTISTA NORMALE

200. Quarantine Trilogy

Sono arrivata al post 200! ❤️ Ho cominciato come resoconto del mio trasferimento a New York per l’arte per descrivere dal di dentro la vita di un artista, aprendo un oblò sulla vita privata e su ciò che c’è dietro le opere.

Ancora oggi sono convinte che non ci siano informazioni sugli artisti, questi esseri strani che vivono con l’obiettivo e la missione di esprimersi, di fare opere, di cercare la bellezza, di interrogarsi sul nostro vivere. Per molti un artista è come un animale esotico, poichè in giro ci sono pochi esemplari, e pertanto non si conoscono se non per stereotipi.  A questo proposito mi viene in mente il film di Sorrentino ‘La grande bellezza’ dove anche lì le scene che riguardano l’arte e gli artisti sono piene di stereotipi e clichè, a mio avviso piuttosto disturbanti, inutili e poco realistici (mi scuso con chi giudica questo film un capolavoro, ma io non lo amo, se non per la bella fotografia).

Festeggio questo duplice anniversario, dei 200 post e dei  10 anni del blog (v. il post n.1), celebrandolo con un post speciale, con la nuova performance Quarantine Trilogy fatta in casa nel periodo di quarantena e andata in onda live per Corpi sul palco, curato da Andrea Contin.  E proprio in questo lavoro unisco il mio essere artista al mio essere mamma ❤️❤️ così come in questo blog unisco la sfera professionale artistica con quella privata.

Allora… in questa quarantena me ne stavo tranquilla ( e impegnatissima) a godermi il mio adorato Sole di sei mesi, con moltissime cose da fare, tantissima gioia di momenti unici, lentezza mia solita del godere ogni momento, qualche ora al giorno, non tutti i giorni, tirata fuori ogni tanto per il mio lavoro creativo, senza scadenze e senza impegni. Guardavo con un po’ di lontananza e quasi di superiorità tutti gli artisti affaccendati a fare lavori sul virus, e pure i non artisti che ora avevano il tempo per fare gli artisti, tutti presi a dire la loro e a mostrare le loro opere in quarantena. Io mi limitavo a tirare allo scoperto, e rendere accessibili online lavori già fatti, che erano estremamente pertinenti a questa situazione, come i video dello Slowly Project, o la serie di Virus, o altri, e a vivere di, diciamo, rendita, con i lavori già esistenti (tutti molto complessi, spesso fra performance e montaggio video mi occorre anche un anno per lavoro, per non parlare di quei video che monto alcuni anni dopo aver fatto la performance…).

Ed ecco che vengo improvvisamente stanata da un sacco di richieste: talk in diretta, autoritratto fotografico in quarantena, nuova performance per la rassegna corpisulpalco. Essendo tutte cose di qualità e venendomi l’invito da amici e professionisti del mondo dell’arte che stimo, ho accettato volentieri, sapendo che,  a parte i talk online dove mi sono divertita, era una grande sfida produrre una nuova performance, in casa, in sole due settimane, in questo periodo della mia vita dedicato alle cure del mio baby neonato.

Sono stata orgogliosa di essere riuscita a trovare l’idea e a realizzarla, fra una poppata e l’altra, mettendo nell’opera ciò che stavo vivendo in questo periodo,  un affresco di vita quotidiana, scene di famiglia, felicità immensa del bimbo, risate  taumaturghe contro il virus, e citando anche la mia performance Virus Tableau Vivant, fatta 14 anni prima nella vasca di un hotel per la Flash Art Fair del 2004 esposta da Lino Baldini.

LIUBA, Quarantine Trilogy, 2020 from LIUBA on Vimeo.

Sono felice di condividere qui con voi questo lavoro, testimonianza in diretta di un periodo storico speciale e di un periodo personale speciale e straordinario.

199. I video integrali della trilogia di Virus

In questo periodo di quarantena continuo con la pubblicazione online di mie opere video integrali, realizzate in anni precedenti, ma in tema con la situazione in cui stiamo vivendo. E’ ora la volta della trilogia di Virus.

 

Parola chiave del momento, la serie di lavori VIRUS, iniziata nel 2004, rende concreti e visibili, in maniera provocatoria e ironica, i meccanismi sociali e individuali della bulimia dell’acquisto e della mercificazione del mercato, che si avverte non solo nel mondo dell’arte ma anche nella vita quotidiana – concetti che la recente situazione ci sta costringendo a ripensare.

 

Per accedere ai video integrali della trilogia di VIRUS:

 

Virus, 2004 from LIUBA on Vimeo.

 

 

LIUBA, Virus New York, 2005 from LIUBA on Vimeo.

 

 

LIUBA, Virus Tableaux vivant, 2004 from LIUBA on Vimeo.

 

 

 

Dopo la performance Virus ad Artefiera a Bologna nel 2004, nel 2005 sono stata invitata dalla Galleria Weisspollack di New York, con cui allora collaboravo, a portare quel lavoro al Sofa Fair a Manhattan, facendo una nuova performance ed esponendo la videoinstallazione col video Virus.

La performance Virus New York ha avuto esiti completamente differenti da quella realizzata a Bologna, e implicazioni aggiuntive, ben visibili nella videoinstallazione che mette a confronto i due relativi video, mostrata l’anno successivo nella mia personale a New York da Weisspollack Galleries (e curata da Irina Zucca Alessandrelli).

A New York la performance ha portato stupore, allegria, curiosità e rifiuto… reazioni divertite, complici ed entusiaste, ma anche galleristi arrabbiati, confusi, terrorizzati di non vendere. La performance infine è stata interrotta dallo Show Management e sono stata espulsa dalla fiera.

Il video inizia a ritroso con questa espulsione (le riprese erano proibite e sono state fatte di nascosto dalla mia fedele cameraman), che rende sempre più sottile e ambiguo il confine tra realtà e performance, e col paradossale dialogo sull’onnipotenza del dio-vendita e del dio-denaro negli Stati Uniti.

 

 

Virus Tableaux Vivant è stato invece realizzato al Flash Art Fair a Milano, con la collaborazione della galleria Placentia Arte. Il lavoro utilizza il bagno, la vasca, l’idea di spiare o introdursi nello spazio privato. Questa volta il virus dell’acquisto si è sparso contagiando tutto l’ambiente e il mio corpo di donna, ironico simulacro di una vendita e di un acquisto sulla persona, sul/del corpo femminile.
Tanti sono i virus che galleggiano invisibili nell’aria…

 

 

 

198. Untitled 2010-2019. Gli abbracci

In questo periodo in cui dobbiamo stare distanti, in cui non ci si può vedere e tanto meno abbracciare, mi è venuto in mente un mio lavoro che si collega benissimo a questa situazione. Si tratta di Untitled 2010-2020. Il video è costruito con le immagini di una performance fatta ad Artissima a Torino nel 2010 e montato nel 2019. Il video è ancora inedito, l’ho finito lo scorso anno ma non ancora mostrato pubblicamente, ed oggi rendo visibile integralmente la versione online al link che vedete in fondo al post.

 

Quando feci questo lavoro (nato prima dei flash mob degli abbracci) ero desolata dalla mancanza di calore che si percepiva nella società e dai rapporti distanti freddi e professionalmente disumani che si verificavano nel mondo dell arte. Così sono andata a una fiera dell arte, Artissima, ad abbracciare tutti, rendendo visibile questo bisogno di umanità e di calore che mi pervadeva. La cosa bella è che moltissimi avevano lo stesso bisogno, inespresso, e sprofondavano fra le mie braccia esibendo o facendomi percepire la loro gioia, il loro bisogno, o la loro fragilità, o la loro incredulità o il loro sollievo o la loro sorpresa o il loro odore ( pazzesco quante puzze di sudore mi sono sentita, provenienti da persone in vestiti super tirati ed eleganti! Chissà se in futuro inventeranno un apparecchio per ‘riprendere’ e riprodurre gli odori!)

 

Vedere oggi al tempo del corona virus questo lavoro e questo video sembra strano, quasi impossibile che possa essere accaduto, e comunque certi che accadrà di nuovo. Però quando potremo di nuovo abbracciarci ricordiamoci di quanto sia importante e facciamolo! ☀️

 

 

LIUBA, Untitled, 2010-2020 from LIUBA on Vimeo.

 

 

197. Mascherina e guanti

 

 

Di rientro a casa dalla spesa.

Potrebbe essere una performance.

Ma non lo è.

O forse sì.

 

 

Resilienza, pazienza, coscienza, competenza.

 

 

196. video ritrovato e coronavirus

 

Ho registrato questo video, inedito, nel 2018, come parte di un progetto online, mai cominciato, che riflettesse sulla necessità di fermarsi, in questo periodo storico, e di riflettere sul senso di fare le cose e sul senso di fare arte,  prendendosi il tempo per pensare e per fare rete con gli altri.

 

oggi per puro caso l’ho trovato sul mio computer  (e niente è mai un caso), non me lo ricordavo, e ho deciso di pubblicarlo oggi al tempo del blocco per il covid 19 perchè mi sembra premonitore e fotografa una situazione che da qualche tempo si sentiva che stava scoppiando.

 

L’idea di interrompere le nostre attività per un periodo di riflessione è stata una forte necessità in quegli anni passati in cui eravamo sopraffatti da tutto. Ora tutta la società è costretta a fermarsi. Questo forse significa qualcosa. Non lo so. So che siamo davvero invitati tutti a fare un passo indietro, a step back, e riflettere.

195. Silenzio, lentezza, video

Strana data, 20 marzo 2020, piena di 20, come strano il periodo in cui siamo immersi e la situazione che siamo costretti ad affrontare.

 

Non riesco e non voglio scrivere molto. So solo che ringrazio infinitamente di avere Sole con noi, che illumina le nostre giornate.

A volte sono un po’ triste che non possiamo vedere nessuno, che non si possono fare passeggiate, che non possiamo fare la normale vita con un bimbo di pochi mesi. Ma è anche vero che a questa età non è nemmeno una tortura per lui stare a casa, tenuto conto fra l’altro che il nostro condominio ha un grande terrazzo comune sopra il tetto, sempre deserto, e noi ci andiamo spesso per prendere aria, sole e camminare, quindi siamo molto fortunati.

Per il resto come tutti siamo in apnea, aspettiamo, aspettiamo e rimaniamo isolati fisicamente, con rare e sporadiche uscite all’esterno per comprare le cose necessarie.

 

Con le mente andiamo a tutti coloro che stanno lavorando per far fronte a questa emergenza e a tutti i malati (di ogni ordine e grado), e per tutti mandiamo spesso energie di gratitudine e preghiere di benessere e salute.

 

Relax sul terrazzo condominiale

 

 

Ciò che mi turba però in questo momento, più andiamo avanti con la situazione e col blocco delle città, è la quantità e qualità dell’ informazione che riceviamo, che non aiuta a fare considerazioni obiettive aumentando invece l’ allarmismo di tutti.

La comunicazione che riceviamo è parziale e non aiuta le persone a sentirsi meglio. Sarebbe necessario comunicare ANCHE ciò che i ricercatori stanno scoprendo per curare il virus (avevo letto che in olanda hanno scoperto un antivirus che inibisce l’attaccarsi del virus sulle cellule) e per formulare il vaccino, le guarigioni che molti professionisti abili stanno conseguendo e regalando, le sperimentazioni di farmaci già esistenti ma efficaci ecc. Credo che abbiamo necessità di una informazione più strutturata più trasparente e meno sensazionalistica. Ma in fondo non mi stupisco, dato che già quando studiavo le dinamiche dei mass media per un esame al Dams era chiaro che l’informazione usa un linguaggio fondato sul conflitto e sulla sensazionalità. Ciò però a volte è molto preoccupante.

 

Un’altra tipologia di informazioni, che vorrei che circolasse da fonti ufficiali, e non solo bollettini di guerra di numeri, è quella relativa a come rafforzare il sistema immunitario e come difendersi. Per esempio, fare moto e mangiare bene aiuta ad essere più forti… perchè non lo ricordano a tutti, in questo periodo di quarantena dove a casa ci si intorpidisce le membra? Naturalmente molti noi si sono attrezzati a fare ginnastica da casa (io proseguo coi miei 5 tibetani mattutini che pratico quotidianamente da alcuni anni) ma ricordarlo fra le informazioni su come difendersi dal virus potrebbe essere doveroso. Così come la notizia, apparsa in seguito a uno studio recente, che collega la facilità di contrarre il virus con la carenza di vitamina D: in un momento in cui uscire non si può, e dove non tutti hanno balconi e terrazzi dove prendere il sole stando in casa, non potrebbe essere importante fornire questa informazione, incentivando a prendere vitamina D, nelle varie maniere disponibili, che non è oro colato, ma che può aiutare? molto di più, forse, di tutte quelle informazioni su quanto dura il virus sulle superfici, poco obiettive a volte e fonti di molta ansia per tante persone. Sono solo alcune riflessioni.

 

Liuba fa i tibetani e Sole la sua ginnastica 🙂

 

 

Sicuramente questa situazione è drammatica ma anche un’ opportunità spirituale molto grande per tutti, per fermarsi, per riflettere sul senso della vita e degli affetti, per elaborare le proprie ansie, per trovare tutto il tempo che occorre per fare ciò che si desidera fare o ciò che si avrebbe desiderato fare e non c’era tempo.

 

Per me ora non cambia molto. In questo periodo sto accudendo Sole di pochi mesi, sto ancora allattando e sto la maggior parte del tempo con lui, sia adesso con l’emergenza sia prima . Ho lo studio a casa per cui da sempre ero abituata a fare molti periodi casalinghi, anche se poi li alternavo con opening, viaggi, amici, cinema, ristoranti ecc.. ma la clausura totale ogni tanto l’ho sempre praticata, perché ti aiuta a concentrarti su ciò che più ti preme e su ciò che è più importante. La clausura in una casa che in quel momento consideri tua, e che può accadere in diverse parti del mondo (ricordo che quando ho vissuto a new york spesso mi chiudevo in casa a lavorare e molti mi dicevano: sei a new york e te ne stai a casa??). 

 

Ho sempre adottato un modo di vita basato sull’interiorità, sulla lentezza e sul prendere il proprio ritmo, al di là e oltre gli schemi e gli obblighi che ci imporrebbero dall’esterno.

Apprezzo da sempre il silenzio e l’opportunità di scandagliare il proprio animo e basare su questo la propria giornata e il proprio rapporto con gli altri.

Ho sempre pensato che la spiritualità sia necessaria e che collegarsi giornalmente, con meditazione e/o preghiera, a una dimensione più profonda e più alta sia talmente necessaria da essere indispensabile, quando ne sei abituata, indispensabile come l’aria e come l’acqua e come il pane.

 

Su queste tematiche ho fatto molti lavori, quando ancora nessuno ne parlava, e che in qualche modo oggi si possono leggere con occhi differenti. Per esempio ho lavorato molto sul concetto di lentezza, lentezza come prendersi il proprio tempo al di là dei ritmi imposti dagli altri e degli schemi sociali…. non è così che sta accadendo in qualche modo proprio ora?

 

Ho deciso pertanto di rendere pubblici online i miei video della serie The Slowly Project, un progetto in progress che è cominciato nel 2002, anche per contribuire in questo periodo di segregazione in casa a rendere fruibile l’arte, un’arte che parli in stretto contatto con la vita, che sia esperienza del vivere. I video di solito sono protetti da password e in rete se ne possono vedere solo excerpts, mentre in via eccezionale ora potete vederli integrali ai link qui sotto, e sul sito trovate la presentazione del progetto.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

194. Il Sole che ride

Esilarante o Sole mio! Tu riempi di gioia di amore e di vita le nostre giornate e quelle di chiunque venga a contatto dei tuoi raggi, o bimbo mio! ❤️❤️❤️

Grazie grazie grazie di cuore e sempre sempre benvenuto!!!

 

 

 

192. L’ineffabile pre e post

C’è qualcosa di dolce, e ineffabile al tempo stesso, nell’avere un figlio quando non si hanno più i genitori.

Da un lato ovviamente c ‘è una grande mancanza, una gran voglia di averli qui, di fargli godere il nipotino, anche di farsi dire da tua mamma cose della propria infanzia che solo ora sapresti chiedere e capire davvero; ma dall’altro lato se si hanno figli coi propri genitori in vita, come accade di solito, si pensa che tutto sia normale ed eterno, che tutto evolverà e non cambierà. Capita sempre a tutti, quando si è giovani, di pensare che tutto esisterà per sempre e di non riuscire a concepire un mondo in cui non ci sono più le persone che abbiamo visto fin dalla nascita, con cui identifichiamo il mondo.  Quando però si ha un figlio dopo avere elaborato con dolore la perdita di questo tuo mondo, perdendo ogni equilibrio e dovendolo poi ritrovare in altro modo, sei più consapevole della fragilità della vita e la apprezzi molto di più.

E anche si è più allenati a relazionarsi a quella dimensione ‘altra’ in cui sono i nostri cari, che è però la stessa dimensione misteriosa dalla quale proviene il dono della vita e il miracolo del bimbo che arriva a incarnarsi dentro di te.

 

È come se aver imparato, anche proprio malgrado, a relazionarsi con l’altra dimensione renda il fenomeno della nascita più ricco misterioso e affascinante, e ci renda consapevoli della bellezza della fragilità e del succedersi delle generazioni nel mondo, un succedersi però che è anche una com-presenza, perché nell’ altra dimensione non esiste il tempo e tutti ancora sono presenti QUI con noi. È una sensazione molto intensa, dolce e pure un po’ struggente, di cui sono riempita grata e commossa, e che non dimentico ogni singolo giorno.

 

 

 

191. Secondo complimese

Oggi è il secondo complimese di Sole… mi sembra con noi da sempre… sono ogni giorno profondamente grata! ❤️❤️❤️🌈🌈🌈

 

L’altro giorno pensavo che vivere con un neonato aumenta l’amore. Non solo ti inonda dell’amore che provi per lui e che lui ricambia; non solo irradia l’amore nella casa e tutte le relazioni ne sono cambiate di conseguenza; ma anche si amplifica la nostra capacità di amare gli altri, poiché si scorge in ciascuno il neonato che era, con la sua perfezione e la sua fragilità, sentendo ancor più forte un sentimento di compassione e vicinanza per tutti.

Il neonato è magico e perfetto e bellissimo, e ci ricorda che tutti siamo stati così simili a Dio.

 

 

190. Benvenuto SOLE!!!!

Sole è nato! E’ stato tutto straordinario e sono commossa e felice. I giorni si sono succeduti intensi, settembre col pancione di 9 mesi, il grande caldo che non dava tregua, controlli, visite, corsi preparto, acquisto cose indispensabili, ansietà pre-parto… è stato un mese di intensa attività e preparazione, e poi il parto anticipato di notte… ricordo quei momenti come una traccia già indelebile nel mio cuore, che non si cancellerà mai….I momenti prima del parto, con Fiamma Mario e Bruna all’ospedale con me, con noi, e la musica di Bach …anche in sala operatoria… e la commozione e la gioia di VEDERTI, bellissimo, piccolo gioiello di bellezza e perfezione, le tue prime ore al mondo…. Circondato da amore e accoglienza … e la prima poppata sul petto della mamma… straordinario, Sole, benvenuto!!!

 

 

 

 

Tutto è andato bene e ne sono molto grata, i primi giorni sono stati straordinari, con la meraviglia di te piccolissimo, e tantissimo amore intorno, anche Mario è stato folgorato dai tuoi raggi, piccolo Sole, e ti ha amato fin dal primo momento. Sei molto amato piccolo mio!! Sei così amato che spesso piango di commozione e di gioia e di incredulità!

Certo, in queste settimane non è semplice per me affrontare tutto l’impegno fisico che l’allattamento continuo richiede, tenendo conto della difficoltà di dormire e di mangiare (avere il tempo di), della ripresa post partum con tutte le cose strane che succedono nel nostro corpo e il calo drastico ormonale che ci rende più fragili e piangerecce… so che è un momento transitorio nonché difficile nel quale ci devono passare tutte le madri del mondo, e mi sento vicino a tutte loro, non sentendomi sola. Guardo sempre anche alla mia adorata mamma, pensando che lei mi sta vicino e mi sta aiutando, e che anche lei ci è passata con me, che circolo meraviglioso di amore.

 

 

 

189. E’ NATO!!!
E’ con grandissime gioia, amore e felicità che vi annuncio la nascita di
SOLE JANNIS, nato il 27 settembre all’ 1.24 alla Mangiagalli di Milano…
❤️❤️❤️❤️❤️❤️🌈🌈🌈🌈😍😍😍😍☀️☀️☀️☀️☀️☀️
my best artwork! 
 
Noi stiamo bene e lui è bellissimo! ❤️❤️❤️
Siamo circondati dall’affetto di una straordinaria famiglia allargata, e Sole ha già conquistato tutti! 😍😍😍😍☀️☀️☀️☀️☀️

 

 

Vi racconto come sono andate le cose…
Avevo un cesareo programmato per il 30 settembre ( ma non si sa se ci sarebbe stata la mia dottoressa) oppure un opzione per il 2 ottobre ( già questo mi metteva confusione e in ansia…)
Poi, dopo una gravidanza bellissima, e a una settimana dal cesareo mi viene un forte raffreddore con tosse e un po’ di febbre e mi sentivo tutta rotta. Ero un po’ arrabbiata perché avevo fifa a fare il cesareo con l’ influenza e mi sentivo una chiavica… non ho mai avuto niente in gravidanza e adesso devo fare un operazione stando male e senza forze… me la facevo sotto…!!
Poi forse a causa anche di questo la pressione si cominciò ad alzare e il mercoledì precedente, poiché oltre all influenza e a un mal di testa allucinante avevo 145 di pressione sono dovuta andare al pronto soccorso poiché non si può superare 140. Lì mi hanno monitorato e poi mi hanno fatto tornare a casa perché non era niente di grave, dicendomi di tornare venerdì per un controllo e che non era bene aspettare giorni a fare il cesareo. La mia gine il giorno dopo mi disse che lei sarebbe stata di turno alla notte e che se la pressione saliva mi avrebbe ricoverato. Era giovedì, e nel frattempo avevo appuntamento con Fiammetta e Bruna che mi dovevano accompagnare al negozio dove ho preso il seggiolino per la macchina e carrozzino passeggino ecc. per capire come si montavano in sicurezza ecc e a comprare delle ultime cose, ma io mi sentivo piuttosto male così  andarono Mario Fiamma e Bruna. Quando arrivarono a casa mi trovarono disfatta, poi ho provato la pressione che era ancora salita e la mia dottoressa mi ha detto vieni al pronto soccorso ( Mangiagalli) che questa sera ti ricovero e poi stasera o domattina faremo il cesareo…oddio! e così tutti e quattro, presi di sorpresa e agitatissimi abbiamo completato la valigia e verso le 21 o giù di li’ siamo andati in ospedale.. pressione 166 analisi varie e poi mi fanno salire in sala parto al monitoraggio. Lì lo stress cominciò a calare: tirai fuori il Bose ( lo speaker fantastico per sentire musica), lo collego col mio Spotify e mi metto la compilation di Bach, che è la mia musica terapeutica, e che anche Sole adorava… così con 3 persone care vicino, Bach nella stanza, mi fanno monitoraggi vari e a un certo punto, verso l’una di notte, arriva la mia ginecologa e pure la mia anestesista che avevo scelto, e mi dicono: ora si va a fare il cesareo… e ho avuto una bellissima esperienza notturna ( con la calma della sala parto alla sera)!
 
Ho chiesto anche se potevo portare Bach in sala operatoria e mi hanno detto di sì! 😊😊 e in sala operatoria mi sono davvero finalmente rilassata e tranquillizzata, nella pace serale dell’ospedale con le due dottoresse carinissime che erano quelle che mi avevano seguito.

 

SOLE È NATO all’1.24 di venerdì 27 settembre, alla Mangiagalli di Milano, con peso di 3kg e 70 gr ❤️❤️❤️❤️❤️❤️❤️❤️❤️❤️❤️😍😍😍😍😍😍😍😍😍☀️☀️☀️☀️☀️☀️☀️☀️☀️☀️

 

dopo avermelo fatto vedere, mentre mi ricucivano, Sole viene portato da ben 3 persone che lo aspettavano con amore, e poi quando me l’ hanno messo sulla pelle per lo skin to skin e la prima ciucciata… estasi totale!😍😍😍😍☀️☀️☀️☀️❤️❤️❤️❤️❤️… non lo scorderò mai!!!!!

 

Noi stiamo bene, io mi sto riprendendo bene dall’ operazione del cesareo e dal parto, e Sole è bravissimo, e anche un grande mangione!
Tutto meraviglioso. Sono tanto grata ❤️❤️❤️❤️☀️☀️☀️☀️☀️☀️🌈🌈🌈🌈🌈🌈🌈
188. I preparativi e i nove mesi

.. Preparando la nuova camera per il nuovo arrivo imminente! 😍😍❤️ Non mi sembra vero!!

 

 

 

 

Ps.  Non ho mai sofferto così il caldo in vita mia! E questo settembre 2019 è stato davvero insolito per il gran caldo! E col pancione di 9 mesi avevo più spostamenti e cose da fare che con la mia normale attività: fai il corso preparto, vai alle visite ginecologiche sempre più ravvicinate, esami, ecografie, corri a vedere e comprare le prime cose utili, studia che carrozzina-ovetto-passeggino comprare e come non fare sbagli stupidi, sistemare la cameretta… il tutto con un caldo torrido, e la mia casa di Milano è senza aria condizionata!

Di solito d’estate mi trasferisco a Viserba, luogo delle radici della mia famiglia (in realtà papà era milanese, ma il ramo romagnolo materno della mia famiglia è quello che più forte dentro nel cuore) e anche quest’anno ci sono stata (v. i post precedenti) ma a metà agosto, a ottomesi di gravidanza, ho pensato che era più prudente stare a Milano vicino alle mie ginecologhe, pensando che ormai il gran caldo era finito e avendo mille cose da fare per sistemare la casa per l’arrivo di Sole. Invece è stato caldissimo anche TUTTO settembre, tanto che a un certo punto ho dovuto staccare un attimo ed emigrare (stai entro i 40 km mi diceva la ginecologa!) nei dintorni del lago del segrino in una camera con aria condizionata dove rifugiarmi per il gran caldo e da dove partire per alcune passeggiate nel verde (ad orari tardi, perchè era caldissimo anche là).

187. A viserba d’estate in attesa

E’ molto che non scrivo perché sto gustando nel profondo tutte le sensazioni che sto vivendo, e sto vivendo dei mesi meravigliosi, speciali, eccezionali, pieni di gioia, di stupore, di gratitudine, di dolcezze, di attenzioni, di amore, di estasi e di magia.

La sensazione di essere due, la consapevolezza di essere uniti, la forza dell’amore che provo, sono sentimenti speciali che assaporo in ogni momento, e posso permettermi di assaporare, centellinando tutte le emozioni e anche le sensazioni fisiche del mio corpo che cambia a poco a poco per fare spazio alla nuova vita.

 

Ho questa consapevolezza che già da subito io e te siamo un equipe, amore mio, un equipe di reciproco supporto, di collaborazione e di cooperazione. Già da subito tu hai dato a me tantissimo, ed io ho dato a te tantissimo, e tutto con naturalezza, con gioia, e con amore. E’ una cosa meravigliosa! Non finirò mai di ringraziare Dio che ha unito le nostre anime e le ha fatte incontrare (eh so che c’è anche l’interessamento e lo zampino di mia mamma dietro a tutto ciò!), ha permesso che tu scegliessi me e che io scegliessi te, ha voluto che ti portassi nel grembo per accompagnarti a questo dono bellissimo e a questa straordinaria avventura che è la vita. E la vita è davvero bella amore mio, te lo insegnerò sempre, e già te lo voglio dire e ripetere ogni giorno: la vita è meravigliosa, perché siamo ‘tutti’ circondati da amore (chi pensa di non esserlo è perché non lo vede, questo è ora il mio pensiero), di doni e di bellezza. E nonostante le difficoltà che tutti passano e che tutti attraversano, abbiamo sempre nel cuore una stella che ci dà la direzione, il conforto e l’amore. Abbiamo l’infinito nelle nostre anime, basta collegarsi a quel «coriandolo di assoluto che noi tutti abbiamo e ricollegarsi a noi stessi» (come scrivevo in una poesia quando ero ragazzina).

 

Hai capito Sole? Stai per entrare in un mondo molto bello, noi ti aspettiamo con trepidazione ed amore, la natura è fantastica, le risate aiutano a stare al mondo, l’arte ci dà i colori e i sogni li appendiamo per correrci dietro e spiccare il volo. Insomma, ti aspetto o Sole mio, con tutta la gioia nel cuore per questa tua straordinaria venuta e non vedo l’ora di condividere con te tutta la bellezza e l’amore che ci circonda.

 

A presto bimbo mio! Per intanto è bellissimo comunque dondolarci insieme, e dormire insieme, e sentirci muovere reciprocamente! Adoro averti dentro di me, e cosa ancor più straordinaria, averti fuori!  Ora non riesco a smettere di scrivere, è una sensazione bellissima, sono sulla spiaggia al tramonto col sole già calato, non c’è quasi più nessuno, e una brezza calda e rinfrescante al tempo stesso mi muove i capelli, l’abito, e il tessuto indiano steso sul lettino, il mormorio del mare accarezza le mie orecchie col suo dondolio rassicurante, e al tempo stesso la brezza fa muovere i lembi del mio ombrellone, ancora aperto e unico, in mezzo a tutti gli altri già chiusi (poichè ci sei tu dentro di me è la prima volta che ho preso l’ombrellone fisso!), e qualche altro rumore di voci si mischia, bimbi che giocano, musica del bar poco più in là…. E’ una sinergia meravigliosa di sensi e sarà bello quando ti porterò qui e fra qualche anno ti farò leggere queste righe che scrissi con te , nella stessa magica atmosfera della spiaggia estiva a fine giornata. Ma che bello che la mia mamma – e la tua nonna – sia nata qui a viserba e noi possiamo alternare la vita di mare alla vita di città! Che fortuna anche in questo, hai visto? E sappi che sto scoppiando di felicità e di gratitudine da tutti i pori, e sì lo so che lo sai, perché sei dentro di me ed io ti passo tutto!! E quindi, festeggiamo insieme! Ti abbraccio forte Sole mio, ti aspetto e ti amo, Grazie per aver scelto di venire giù dal cielo per stare con me! A prestissimo!!

 

 

 

 

 

186. O Sole mio! Baby Shower in terrazzo

Grazie grazie grazie a tutti i miei amici cari arrivati a Liupirogi e Pagiopa con affetto amicizia sorprese e allegria per celebrare l’ attesa di Sole e grazie anche ai cari amici che non sono potuti venire ed erano con noi col pensiero!!

 

Sono stata commossa emozionata felice entusiasta allegra e grata! ❤️❤️❤️😍😍😍😍😍Anche Sole era tutto felice!!! ❤️❤️❤️❤️☀️☀️☀️☀️☀️☀️Siete fantastici!! 😘😘😘❤️❤️ enjoy the photos!

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Con le mie carissime amiche Fiammetta Penazzi Bruna Trifelli Erika di Barcellona preparando la festa aspettando Sole! Siete state speciali!!! Grazie grazie grazie per il vostro affetto aiuto dedizione entusiasmo e abilità culinarie! ❤️❤️❤️❤️🎉🎉🎉🎉😘😘❤️❤️❤️☀️☀️☀️☀️☀️☀️☀️☀️🌈🌈🌈🌈🌈

 

 

 

 

E…. non poteva mancare una performance privata per pochi intimi, con l’abito speciale costruito per la performance da poco realizzata alla Biennale di Venezia! THIS IS THE BEST ARTWORK!

 

185. La luce dentro

Non so descrivere come sto. E’ come un miracolo grande. E’ come essere increduli e grati al tempo stesso. E’ un amore profondo e un piacere immenso che si espandono da dentro a fuori irradiando tutto. E’ un percorso di gioia e fiducia cercato con fervore slancio convinzione ed energia concentrata, in realizzazione stupefacente, e con l’aiuto di tantissime speciali e meravigliose persone… sto in attesa di SOLE…!!!

 

 

184. THIS IS THE BEST ARTWORK

…. Ebbene sì…. è con grande emozione e grande gioia che ora sono pronta a dirlo… siamo in due!!!!❤️❤️❤️

 

E per comunicare al mondo questa grande gioia e questo dono straordinario non ho potuto fare altro che mettermi a nudo in prima persona, come faccio di solito, e costruire una performance, realizzata a sorpresa all’Opening della Biennale di Venezia di quest’anno. Anche fare lavori a sorpresa durante gli Opening delle Biennali e poi farci il video è una mia consuetudine artistica cominciata nel 2003, ma questa volta è davvero the best artwork!!! 😍😍😍

 

 

LIUBA and SOLE, 2019, Venice Biennal Opening, performance, sculpture, hand painting photos: Ciriaca+Erre

 

 

La preparazione di questo lavoro e la sua realizzazione è stata speciale e complessa, così come speciale è l’occasione per cui è nato. L’idea è arrivata improvvisamente con un apparizione visiva all’inizio della mia gravidanza, e realizzarla era la sfida che non potevo non fare, perchè era un atto di amore a Sole e al mondo.

Per cui ho cominciato a lavorarci diversi mesi prima, focalizzandomi sulla ideazione del vestito-scultura che avevo in mente: schizzi, bozze, studi…. Poi c’è stata la ricerca della modellista-sarta adatta, felicemente trovata in Valentina Donadel (su suggerimento della mia amica cappellista Fiammetta), poi le innumerevoli sessioni di prova, su tessuto di imbastitura, dove come un work in progress abbiamo modellato insieme ogni centimetro di forme e di volumi, adattandoli al mio progetto e al mio corpo, ed è stato meraviglioso lavorare con Valentina, entrambe precise, attive e super esigenti e super elastiche… un grand divertimento e una gran fatica, perchè abbiamo rimodellato tutto diverse volte arrivando, come sempre accade, agli sgoccioli della scadenza indietrissimo e finendo tutto col fiatone… aggiungendo che io avevo il pancione e non solo mi stancavo più facilmente, ma dovevo occuparmi di tutto ciò che dovevo fare per il benessere del mio bimbo e della gravidanza… è stato parecchio sfiancante ma ce l’abbiamo fatta.

 

Pensate che ho potuto dipingere a mano la scritta con i colori sul tessuto solo il giorno prima di partire, mentre avevo previsto che mi occorrevano tre giorni di lavoro alternati da riposo… oddio, come ce la posso fare mi dicevo? sono in gravidanza e non ho una tenuta fisica infinita! ..è stato un gran sacrificio, ma pure divertente, passare la giornata e parte della notte semiaccovacciata nella posizione della rana, col pancione in mezzo alle ginocchia, mezza stesa sul pavimento dove avevo steso il vestito, e dipingere con precisione dettagliata i contorni delle lettere…senza macchiare il tessuto… con aiuto di mascherine di acetato, preventivamente costruite da me, e carte veline e scotch di carta … sì ce l’ho fatta a finire tutto ma il risultato è che il giorno dopo, in cui dovevo partire per Venezia (meno male che avevo previsto il bisogno di dormire e avevo prenotato il treno di pomeriggio), ero stanca come non mai e non riuscivo ad alzarmi da letto! Ho fatto uno sforzo immenso e pensate che fatica dover prendere il treno da sola col minimo dei bagagli ma con la valigia con dentro tutto il necessario per la performance, dalla videocamera di scorta (avevo ingaggiato la mia cameraman che sarebbe venuta con la sua, ma per esperienza so che occorre prevedere tutto…e se leggete il seguito del racconto vedrete che ho fatto benissimo!) al vestito scultura molto pesante, alla mantella da indossarci sopra ecc… Ho fatto tutto in sicurezza, facendomi aiutare dove potevo col trasporto, e prenotando un albergo a due passi dalla stazione, dal quale mi sono venuti a prendere, ma davvero è stata un impresa campale anche solo la parte preparatoria (mai dimenticare che ero in gravidanza).

 

 

 

 

Non vi starò a raccontare i retroscena della performance a Venezia, perchè ho avuto un contrattempo mai avuto in più di 20 anni di performance: la mia cameraman professionale con cui avevo già lavorato per molti altri lavori e ingaggiata con molto anticipo per venire a riprendere questa performance speciale (mai avrei potuto ripeterla!) , alla mattina della performance non si presenta a Venezia e sparisce, non rispondendo più al telefono… lasciandomi sola, frustrata e senza sapere come organizzarmi per le riprese!! vi risparmio i miei pianti e il mio stress, accentuati dagli ormoni della gravidanza, dalla stanchezza estrema, dall’aver corso per due mesi per preparare tutto e non sapere se potevo farla, dalla frustrazione di dover dipendere dalla sua venuta o meno… e poi la pioggia, il dovermi vestire da sola con l’abito della performance e girare sui vaporetti per Venezia con le mani che tenevano su il lungo strascico del vestito e la mantella nera sopra che nascondeva tutto, attenta di non cadere col mio pancione prezioso…. insomma è stato difficilissimo, sia fisicamente che psichicamente… ed io che pensavo di godermi ogni secondo di questo progetto così speciale e così diverso!

Poi però ho sistemato tutto, come sempre accade nelle emergenze, grazie all’aiuto di Ciriaca + Erre che era in visita alla Biennale e che mi ha fatto delle foto alla performance, e grazie a Mario che è venuto il giorno dopo e ha fatto delle riprese… non era come avevo programmato e come mi ero immaginata la documentazione, ma fare performance site specific, e per di più ‘a sorpresa’, come spesso faccio io, si porta dietro sempre una alta dose di imprevedibilità e di caso, che diventano parte anche del lavoro…

 

Ah, e parlando di imprevisti, anche questa volta la polizia mi ha bloccato, con l’ordine di circondarmi per nascondermi, con mio grande stupore.. che la pancia gravida nuda sia qualcosa di osceno che dà fastidio? Cosa ha turbato della mia performance mi chiedevo, mentre i poliziotti mi circondavano e il pubblico faceva capannello…. ma poi un responsabile ha contattato al telefono il comitato organizzativo, il quale ha dato il permesso di continuare e la polizia è rimasta soltanto a guardare..😂😂

 

 

 

LIUBA and SOLE, 2019, Venice Biennal Opening, performance, sculpture, hand painting photos: Ciriaca+Erre

 

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183. La mia mostra col pancione al Museo Pino Pascali

Al sesto mese di gravidanza ho preso l’aereo e sono partita per Bari, dove mi aspettava l’allestimento e l’inaugurazione della mia personale con performance alla Fondazione Museo Pino Pascali di Polignano, che raccoglieva il ciclo di lavori che dal  2013 ho dedicato alla crisi dei rifugiati: dalle performance partecipative ai video, dagli oggetti alle fotografie alle videoinstallazioni.

 

A dire il vero ho potuto volare in Puglia perchè avevo programmato la data, furbescamente, in un momento della gravidanza in cui mi sarebbe stato probabilmente possibile muovermi, ossia nel secondo trimestre…  L’invito, di cui sono stata strafelice e che ho accettato con entusiasmo e commozione, l’ho avuto da Giusy Petruzzelli verso febbraio, all’inizio della mia gravidanza, quando ancora non sapeva niente nessuno 😊😉 ma io già sapevo che la sinergia con Sole stava producendo frutti meravigliosi e che già eravamo un fantastico team :)Cosi ho fissato la data, fra quelle proposte, nel momento in cui avrei potuto, in teoria, viaggiare, se la gravidanza procedeva senza problemi. E visto che doveva essere nella bella stagione abbiamo deciso per l’inizio giugno.

Quando ho accettato mi sono anche detta: vuol dire che se non riuscirò a viaggiare organizzerò la personale e le performance a distanza! Non sarebbe la prima e unica volta che un artista non può essere presente alla sua mostra!! Anzi ciò mi dava anche un non so che di fascino: nel passato ero abituata a sbattermi in lungo e in largo e in capo al mondo, quasi sempre col minimo di spese e spesso senza rimborsi, per realizzare le mie opere, e pensare ora di poter fare una mostra senza muoversi da casa mi affascinava proprio, facendomi sentire più ‘famosa’ 😜 anche se ero consapevole che è un gran casino per la realizzazione dei lavori site specific non poterci essere, e per il mio essere così esigente. Ma ero sicura che sarebbe riuscita comunque bene!

 

Ed ecco che invece passo fortunatamente la gravidanza in perfetta forma, sia fisica che mentale che spirituale (grazie!!!) e, seppur affaticata dal pancione, posso benissimo affrontare il viaggio e partire, quindi sì, Sole, andiamo a Polignano!! (che mi dicevano essere un fantastico posto di mare, come abbiamo visto coi nostri occhi –  i tuoi attraverso i miei).

 

La preparazione della mostra non è stata semplice, poichè le mie energie e il mio tempo erano comunque limitati, per il mio continuo occuparmi della tua crescita dentro di me. In realtà quasi tutti i lavori erano pronti, mancava solo da trovare la tenda dei rifugiati per fare la videoinstallazione You’re Welcome e da organizzare le performance partecipative coi rifugiati, in sinergia coi centri di accoglienza pugliesi che hanno partecipato al progetto con entusiasmo e che ringrazio. Ma il tutto comunque è stato complesso da preparare, perchè come ogni persona che fa una mostra sa, ci sono mille aspetti da curare e considerare, fra i quali anche la comunicazione. La cosa bellissima è che sono stata supportata in modo fantastico sia dalla curatrice, Giusy Petruzzelli, che dall’organizzatrice e dal curatore del Museo, Susanna Torres e Nicola Zito, nonchè dai coordinatori dei centri di accoglienza SPRAR di Polignano e Bari, dall’ Accademia di Belle Arti di Bari  e dall’assistenza in loco di due giovani artisti, Aurora Avvantaggiato e Raffaele Vitto.

 

Mi avventuro dunque in quel di Bari, accolta con tutti i riguardi dai responsabili del Museo che, visto anche il mio stato, mi sono venuti a prendere all’aeroporto, mi hanno affittato una bellissima casa con terrazza, e mi hanno messo a disposizione tutti i loro tecnici per il montaggio della mostra. Una sensazione bellissima, di cui sono davvero grata!! Che nel mondo dell’arte non capita spesso, lo sanno bene tutti gli artisti!! E pensavo, beata, ecco la soddisfazione di esporre in un Museo, dovrebbe essere sempre così!

 

 

LIUBA, Refugees Welcome, 2014-2019 videoinstallazione interattiva. Qui mi vedete insieme alla curatrice Giusy Petruzzelli (a sinistra)

 

 

La sorpresa fantastica, assolutamente non programmata e inaspettata, che forse ha anche reso magica questa mostra, è che per le performance site specific coi rifugiati, previste all’opening del 7 giugno, si sono presentate a partecipare due donne africane anche loro in gravidanza!! Eravamo così tre pancine, tutte e tre in attesa, con i semi della vita dentro di noi e dentro l’opera!! 😍😍❤️❤️

Era commovente e toccante. Non so se tutti se ne sono accorti, eravamo circa tutte e tre al sesto mese di gravidanza (altra coincidenza!) e le pance si vedevano facilmente, ma potevano anche sfuggire per chi ci vedeva per la prima volta!! E’ stato un caso, ma straordinario, e frutto, come sempre capita, di un regista sopraffino!😉

 

 

LIUBA e SOLE, Welcome Here, 2019, performance partecipativa, Museo Pino Pascali, Polignano (BA)

 

LIUBA e SOLE, YOU’RE OUT, 2014-2019, performance partecipativa Museo Pino Pascali, Polignano (BA)

 

 

La mostra al Museo Pino Pascali ( leggi qui il comunicato) e tutto il soggiorno a Polignano è stata un’esperienza bellissima, sia a livello artistico che a livello umano, per la sinergia, l’entusiasmo, la partecipazione, la collaborazione e l’inclusione di tutti. E’ bello, e sono felice, quando l’esperienza artistica dialoga con la società e si interseca con altri ambiti, e diventa esperienza per molti! Fra l’altro, in un periodo delicato dove il governo italiano ha fatto vedere cose poco simpatiche sulla tematica dei rifugiati, la coraggiosa apertura della Fondazione Pascali a volere il mio lavoro è stato un gesto anche molto simbolico, di cui vado orgogliosa e grata.

Devo ammettere che mi stavo commovendo durante l’inaugurazione, per le parole e per l’entusiasmo di tutti! (Qui sotto potete vedere il video del discorso ufficiale di apertura della mostra)

 

 

 

Ringrazio davvero tutti per l’accoglienza, il supporto, la collaborazione, l’entusiasmo! Ringrazio Rosalba Branà, Direttrice del Museo Pascali, Susanna Torres, Nicola Zito e tutto lo staff del Museo, la curatrice Giusy Petruzzelli, Alessandro e Giulia, responsabili degli SPRAR di Polignano e Bari, l’Assessore alle Politiche Sociali, Santa Nastro, per la comunicazione, Raffaele ed Aurora, per la loro assistenza alle installazioni, e tutti i partecipanti delle performance. E le gallerie Franco Marconi di Monsampolo del Tronto e Crac arte Contemporanea di Terni che sono state con me in questo progetto. Un grazie a tutti di cuore! 😘😘

 

 

ps.

L’edizione unlimited dei miei video coi rifugiati aiuta i rifugiati stessi!

se a qualcuno interessa li trovate qui: https://www.amazon.it/LIUBA-REFUGEES-VIDEOS-Un…/…/B079WP4B54

 

 

 

 

 

 

 

182. Zygmunt Bauman e la sua attualità

Ho letto nei mesi scorsi due libri illuminanti di Zygmunt Bauman,  “Dentro la globalizzazione”, libro profetico e attualissimo, scritto nel 1998, e  “Vita liquida” del 2005.

Ciò che mi sembra di cruciale importanza, rispetto alle tematiche attuali che stiamo vivendo, è la sua tesi in cui sostiene che la società ‘liquida’ sta causando una sempre più libera circolazione di persone, di capitali, di idee e di comunicazioni – i ‘ricchi’ oggi sono coloro che possono muoversi – ma al tempo stesso causa uno stagnamento e un impoverimento delle possibilità per le persone e le classi che non possono muoversi. Se al contrario di un tempo in cui i ricchi erano legati alle loro ‘proprietà’, che erano dei beni immobili, oggi i beni sono mobili e un rendimento economico può essere realizzato in disparate parti del mondo, anzi si sposta in diverse parti del mondo, lasciando chi non può muoversi altrettanto liberamente (o a chi viene impedito di muoversi) in luoghi che non hanno più risorse di lavoro o che sono tormentate da conflitti devastanti.

 

Preferisco però fare parlare Bauman, con le sue cristalline e taglienti parole. Cito alcune sue frasi essenziali, un po’ a random, tutte tratte dal libro del 1998, che hanno una profetica aderenza a ciò in cui siamo immersi oggi:

 

“I mondi sedimentati ai due poli, al vertice e al fondo della emergente gerarchia della mobilità, differiscono nettamente. Per il primo mondo, il mondo di chi è mobile su scala globale, lo spazio ha perduto la sua qualità di vincolo e viene facilmente attraversato sia nella sua versione «reale» sia nella sua versione «virtuale». Per il secondo mondo, quello di coloro che sono legati a una località, di coloro cui è vietato muoversi, costretti perciò a sopportare in modo passivo qualsiasi cambiamento che il luogo cui sono legati è costretto a subire, lo spazio reale si va rapidamente restringendo. (…)

I residenti del primo mondo vivono nel tempo; lo spazio non conta per loro, dato che attraversare qualsiasi distanza è ormai istantaneo. (…) I residenti del secondo mondo, invece, vivono nello spazio: pesante, gommoso, intoccabile, che lega il tempo e lo tiene al di fuori del controllo dei residenti. (…)

Per gli abitanti del primo mondo – il mondo extraterritoriale, sempre più cosmopolita, degli uomini d’affari globali, dei manager della cultura globale, degli accademici globali – i confini statali sono aperti, e sono smantellati per le merci, i capitali, la finanza. Per gli abitanti del secondo mondo, i muri rappresentati dai controlli all’immigrazione, dalle leggi sulla residenza, dalle «strade pulite» e dalla «nessuna tolleranza» dell’ordine pubblico, si fanno più spessi. (…) I primi viaggiano quando vogliono, dal viaggio traggono piacere, sono indotti a viaggiare o vengono pagati per farlo e, quando lo fanno, sono accolti col sorriso del benvenuto e a braccia aperte. I secondi viaggiano da clandestini, spesso illegalmente. Accade ancora che paghino per l’affollata stiva di barche puzzolenti e rabberciate più di quanto gli altri non paghino per il lusso dorato della «classe affari».” pp. 98-100

 

“Piuttosto che rendere omogenea la condizione umana, l’annullamento tecnologico delle distanze spazio-temporali tende ad annullarla. Emancipa alcuni dai vincoli territoriali e fa sì che certi fattori generino comunità extraterritoriali, mentre priva il territorio, in cui altri continuano ad essere relegati, del suo significato e della sua capacità di attribuire un’identità. (…) Quando le «distanze non significano più niente», le località, separate dalle distanze, perdono anch’esse il loro significato. Questo fenomeno, tuttavia, attribuisce ad alcuni una libertà di creare significati, dove per altri è la condanna a essere relegati nella insignificanza.” p. 22

 

“Le ricchezze sono globali, la miseria è locale.” p. 83

 

“… è così difficile, senza sentirsi colpevoli, negare ai poveri e agli affamati il diritto di andare dove l’abbondanza di cibo è maggiore; ed è virtualmente impossibile avanzare argomenti razionalmente convincenti per provare che le migrazioni sarebbero, per loro, decisioni irragionevoli. La sfida è davvero terribile: si deve negare agli altri lo stesso diritto alla libertà di movimento di cui si fa panegirico definendolo il massimo risultato della globalizzazione mondiale…” p. 85

 

The unlimited edition of my videoart works about refugees. Get one copy

 

 

 

 

 

 

 

181. A Roma per l’arte con Sole!

Che periodo intenso! Oltre alla mia priorità, quella di portare avanti al meglio la mia straordinaria gravidanza (anche se non li dimostro ho con orgoglio 55 anni!!), godendo ogni secondo di questa esperienza entusiasmante e informandomi abbondantemente su ogni cosa necessaria, sto portando avanti anche la mia attività artistica, sia con mostre che con la produzione di nuovi lavori. In questo periodo d’oro sta accadendo tutto ciò che mi rende felice e devo anche ringraziare per l’ottima salute con cui sto passando questa gravidanza, che non mi dà problemi ma solo gioie (sì ammetto la stanchezza è tanta e dormo un casino, ma per il resto va benissimo, nemmeno le nausee ho avuto!)

 

A Maggio c’è stata una mini-rassegna di miei lavori al MACRO di Roma, in più date: il 3 maggio con un #Talk di approfondimento sulla mia pratica artistica per la serie Autoritratti, con la proiezione di miei video in dialogo con Maura Favero (potete sentire la registrazione completa qui), accompagnato dal debutto italiano, dopo la Premiere di Parigi, del video The Finger and The Moon #6  proiettato sul Maxischermo del Museo;  il 7 maggio, invece la proiezione del pluripremiato video YOU’RE OUT!  proiettato come parte della rassegna #videodelgiorno  che il Museo Macro Asilo dedica alla videoarte.

 

E sempre a maggio il mio video YOU’RE OUT!  era in visione alla 34esima edizione del festival berlinese Black International Festival  al Rathaus Schöneberg di Berlino e ha vinto il premio come “Best film/video in the Fine Arts Discipline” e ne sono stata molto felice, anche perchè questo video è nato ed è stato realizzato in quella città.

 

A Berlino non sono andata, si sovrapponeva con le altre cose e davvero era troppo fare tutto, ma a Roma sì!

E’ stato bellissimo andare a Roma, io e te, Sole (ma ancora lo sapevano in pochi!!!), e stare un paio di giorni per visitare mia cugina col suo bimbo nato da poco (sei mesi prima di te!!), vedere amici cari, e fare il talk, cosa che di solito, e tanto più stavolta, mi diverte molto.

Il viaggio si è rivelato un po’ stancante fra taxi treno taxi +valigia che ho cercato di fare microscopica, date le mie condizioni, ma comunque un po’ di cose le ho dovute mettere dentro, e sono arrivata davvero ko.

Certamente, le stanchezze che si sentono in gravidanza non eguagliano quelle di nessun altro periodo! Ma metti la soddisfazione di fare un talk in pubblico, insieme a te o Sole mio? La vertigine di stare vivendo l’esperienza più forte possibile, quella del crescere una persona nel proprio corpo, sentendosi magici, e al tempo stesso condividere il mio lavoro, che è la mia storia, ciò che amo e che anche mi identifica, mi ha fatto sentire i brividi del piacere e il culmine della felicità. E’ stato un pomeriggio bellissimo e il dialogo con Maura Favero più la visione dei video ha funzionato davvero bene e so che anche il pubblico, seppur un po’ sparuto come capita spesso purtroppo nei Musei, ha molto gradito sia per il divertimento che per le riflessioni (ascolta la registrazione completa qui).

 

Non sono rimasta a Roma invece per la presentazione dell’altro mio video perchè mi sono scapocollata a Milano in studio e dalla sarta per finire di preparare lo speciale abito per la nuova performance a sorpresa che stavo preparando per la Biennale di Venezia che era alle porte! Sì, un po’ stanca, ma sono molto felice e mi diverto un mondo e Sole mi dà un’energia magnifica, siamo proprio una bella coppia noi due!!!!

 

E nel prossimo post vi racconto cosa ho fatto a Venezia con la performance… un vero e proprio coming out!

 

 

 

 

 

180. La gratitudine e il primo trimestre

Ho passato questi primi tre mesi con una gioia nel cuore immensa e un amore infinito, ho sentito la tua presenza luccicante e questa energia bellissima che già ci univa e questo dono di un amore che si espandeva ovunque, e di cui tutti si accorgevano, seppur molti non sapendone la causa.

Ho passato, anche, questi mesi con la dovuta cautela, con la delicatezza di prendere il presente con ogni cosa migliore che dovevo fare e di cui stavo attenta, e facendo passo dopo passo ciò che era meglio fare, senza pensare alle cose successive e concentrandomi sulle specificità del presente, curando ogni dettaglio e informandomi su tutto ciò che potevo fare meglio per l’evolversi della gravidanza.

 

Ho avuto alcune stanchezze, alcune piccole ansie, ma sono stata fortunata ad essere piuttosto in forma, ad aver avuto pochi disturbi e aver avuto sempre una gioia e un umore alle stelle di felicità. Mi sto godendo e mi sono goduta ogni momento di questa gravidanza, mai immaginando che questo inizio di convivenza fosse così bello e che questa simbiosi mi facesse sentire così piena, così bene, così speciale e piena di amore. Ti verrà da ridere, ma mi sono sentita spesso come Maria, profusa di Spirito Santo, che ti ha donato a me.

 

Ho avuto anche qualche piccola normale ansia, oddio, ogni tanto pensi, va tutto bene là dentro? Hai tutto ciò che ti serve? E come un miracolo, che è proprio il miracolo della natura e della vita che si rinnova, tu crescevi perfettamente.

Aspettavo e aspetto con ansia le ecografie, per vederti, per sentire il tuo battito, essere certa che stai bene e che ci sei e cresci!!

 

E che gioia quando lo scorso mese abbiamo fatto l’eco con la translucenza nucale, è stata una gioia immensa vederti, bello come il Sole! 🙂 – ho anche le foto, eh – e vederti guizzare felice, e sapere che tutto procede bene e che i rischi di cose strane non sono statisticamente quasi possibili. Ma sai la felicità quando sono uscita!!! Superate le 12 settimane e superato il primo delicato trimestre, e ho cominciato a dirlo a più persone care, e a raccontare le novità a tutte le altre persone carissime che già sapevano e che ci stavano – ci stanno – vicine.

 

Che già te lo dico, la mia/nostra famiglia di sangue è piccolissima, ma la nostra famiglia di amore e di cari è davvero allargata e piena di persone! Inoltre i tuoi nonni, la mia adorata mamma e il mio caro papà, ci seguono in diretta dall’alto, dandoci tutto il sostegno e tutti gli aiuti di cui abbiamo bisogno. La nonna, innanzi tutto, la mia mamma Rossana, che è una degli artefici di questo dono e del canale di Luce che ci ha fatto incontrare (ricordo così bene quando sono entrata sull’aereo per Barcellona e sentivo questa luce che faceva incontrare le nostre anime, ed io che ero lì sull’aereo che venivo a prenderti!), è la fonte dell’ottimismo e della positività, è lei che mi ha sempre insegnato ad essere positiva, fiduciosa, ad avere un enorme entusiasmo per la vita che sconfigge ogni timore e fa arrivare per ogni dove! E questa carica ce la sta donando in grandi quantità sia a te che a me – la senti? – e la sentiremo sempre. Io da lei l’ho ricevuta come il dono più prezioso – insieme a tutto l’amore e alla vita che mi ha dato – e lo trasmetterò a te ogni giorno.

 

E poi c’è il nonno Gianni, riservato e a volte un po’ orso, ma che ha operato a livello pratico con amore perché noi potessimo operare con calma sul piano dell’amore, senza troppe altre preoccupazioni (adesso) ed è anche grazie al suo accudirci da sempre che noi due abbiamo potuto cominciare bene e tranquilli il nostro cammino! E sai quanta gratitudine ho nel cuore per tutti!!! E la gratitudine infinita per la benedizione di Dio, per il suo amore che è sceso su di noi e ci dona tutto.

 

Ed ecco ciò che di più importante ti voglio dire, Sole: la gratitudine, l’immensità della gratitudine è il dono più bello, ciò che sempre ci dobbiamo portare in grembo, e ciò che ci illumina, dicendo GRAZIE al dono della Vita, al dono dell’amore, del nostro amore, dell’amore di coloro che ci sono vicini e di tutto l’universo!

Sole, ti stiamo aspettando tutti con gioia immensa, vedrai come sarà bella la vita insieme! E già ci sei, già sei dei nostri, già fluttui beato nel liquido della mia pancia, godendoti la culla delle onde di amore che mi riempiono il cuore e che ti avvolgono tutto!! Benvenuto Amore!!

Ah, e da ieri so per certo che sei un maschietto! Il mio uomo d’oro!! Sole!! Viva la vita e benvenuto!!!!  ❤️❤️❤️

 

 

Questa foto è un po’ emblematica: io e te sopra il tappeto caucasico comprato dai miei genitori in Russia, che ha accompagnato tutta la mia infanzia, e che ora, come un tappeto magico, contiene tutta la presenza e la cura dei tuoi nonni. Noi che voliamo sul -e grazie al – loro tappeto.

 

 

 

179. Che regalo straordinario!!!

E’ ufficiale, sono felicissima!!!!!!!! Ci sei!!!!!! Sei qui sotto, attaccato a me, e ciò che sento è una gioia profonda, un calore che emana e un amore bellissimo!

Sole!!!! C’è Sole qui con me!!! Non sto nella pelle dalla felicità!!!  Grazie mamma, so che in questo dono ci sei anche tu!

 

Ora sono troppo piena di gioia, e ci voglio andare cauta, non riesco a scrivere di più, sto godendo e assaporando questo miracolo. Dio è potente!! Oggi ho rifatto le beta: più di 5000!!!

E l’emozione straordinaria di quando le ho fatte le prima volta l’altro giorno, proprio il primo febbraio, il giorno del mio compleanno!!!!

 

Ma che regalo straordinario!!! Ho provato una gioia esorbitante e mille farfalle hanno volato fluttuando e ridevo come avessi bevuto 70 bicchieri di champagne in un secondo!

Eccovi la foto che ho scattato in questo giorno memorabile! Con la foto della mia mamma dietro, perchè il suo aiuto è stato fondamentale, facendo la postina dal cielo per spedirmi giù Sole!

Che cosa straordinaria!! Che dono!!

Un GRAZIE IMMENSO, immenso, alla Vita e a tutti, tutti coloro che sono stati e sono con noi in questa meravigliosa avventura!

 

 

178. Il primo giorno insieme ❤️ 20 gennaio 2019

Eccoci qua!! Io ho voluto te, e tu hai voluto me. Benvenuta!!! Benvenuto!!!

Ti accolgo con gioia amore ed emozione. Eccoci insieme!!! Resisti piccolino, cercherò di farti stare molto comodo, e di stare felice in questa bella vita!

Ora mi rilasso e non sono in vena di scrivere, ma volevo salutarti, darti il benvenuto e dirti di metterti comodo. Parti e partiamo per un cammino affascinante! Ciao Amore!

Ah, ho già capito che sei un’anima forte e coraggiosa, hai scelto di incarnarti nel migliore embrione con la migliore donatrice per la migliore pazza madre, sei così bravo e forte che sono sicura che resisterai e ti aggrapperai qui dentro.

Dai amore, son sicura che ci riesci! Ti aspetto fuori di lì!! Fra 9 mesi!!

E già ci stiamo conoscendo, avremo tempo amore! Sono felice, non so dirti perché, ma sono certa che già ci sei e che ce la fai.

Benvenuto!! Benvenuta!! O Sole mio!! E ricordati, e già sappi, che sei stato così desiderato che si sono attivate moltissime persone per farti arrivare qui… la sinergia e l’amore di tanti ha contribuito al tuo arrivo, perché sei desiderato un casino, e da tutti! E primo fra tutti abbiamo con noi Dio, che è il motore di tutto ciò, e la mia mamma che ha contribuito a spingerti giù dal cielo per venire qui da me. Benvenuto/benvenuta amore mio!

 

Questa è la stanza in Barcellona del nostro primo giorno insieme, il 20 gennaio 2019  ❤️❤️❤️

177. La camminata metaforica del primo gennaio al Faro

Eccomi tornata da Ischia, ritemprata dalle vacanze, dall’aria, dalle terme, e pronta, anzi avendo già cominciato, LA grande performance di quest’anno, che per ora è un segreto per tutti. E non lo dico per non disperdere quella energia meravigliosa che trattengo dentro di me nel decidere e nel cominciare ad attuare questo grande progetto.

Sento di dover scrivere ciò che mi è successo a Ischia il primo gennaio – data che per me ha una simbologia particolare per il buon auspicio di tutto l’anno – perchè è  una cosa molto bella, e l’ho vissuta come una metafora di ciò che che potrà accadere e che quindi accadrà.

 

Il primo gennaio dunque, ho avuto l’istinto di andare a vedere il panorama (era una giornata di Sole da favola) al faro di Punta Imperatore, passeggiata di trekking che mi avevano consigliato, anche se ero piuttosto raffreddata ma avevo molta voglia di camminare, mentre invece Mario ha preferito stare al sole sulla spiaggia, e quindi sono andata da sola. Quel giorno fra l’altro avevo dimenticato in albergo il telefono – che segno denso di significato! – quindi dovevo tornare alla vecchia maniera: chiedere informazioni alla gente per l’itinerario da seguire.

 

Comincio inerpicandomi su una stradina nascosta sul lato della montagna, partendo dalla spiaggia di Citara, e mi trovo sotto a un tunnel di rampicanti fioriti dai colori rosso rubino meravigliosi. Poi mi perdo un po’ e mi trovo nei grovigli di strade pensili di un resort, nel quale vengo attirata da qualcosa che si muove: mi avvicino per chiedere informazioni e vedo che si tratta di una grande gabbia piena di pavoni e di colombe. Ma che bellezza!! Pavoni maschi, di colori strabilianti – quel blu cangiante unico che ti domandi come può la natura produrre tanta bellezza su un animale – che sono stata in estasi piena a contemplare, e tanti colombi bianchi. Davvero la bellezza illumina e guida il mondo, e cosa non è più simbolico e di buon auspicio per il primo dell’anno, che la bellezza rara e mozzafiato dei pavoni, e la semplicità densa di significato dei colombi bianchi?

Bene, siamo appena agli inizi del cammino, e piena di bellezza nei sensi e nei pori, proseguo ed esco dal resort sullo stradone di Cuotto e salgo sino al bivio dove comincia la stradina per il faro. Fortunatamente ci sono delle indicazioni per Punta Imperatore, quindi so con certezza di aver preso il bivio giusto.

 

La strada, asfaltata in mezzo a casette abitative sulla costa della montagna, si inerpica dritta e deserta. Nessuno in giro. Solo una macchina, che devo lasciar passare scostandomi. E’ il primo dell’anno. Ci sono molti bivi e nessuna indicazione adesso. Devo andare ad intuito, perchè non ho il telefono, e ciò mi piace. Scelgo di andare in direzione del mare, e verso l’alto. Mi inquieto improvvisamente. Penso che posso perdermi fra le case ( la stradina è lunga e faticosa perchè è molto in salita) e poichè non c’è nessuno in giro mi rendo conto di essere vulnerabile. Ma recupero il mio coraggio e proseguo. Il “coraggio” è il cardine simbolico di questa storia, poichè il mio cammino era anche metaforico e ne ero consapevole: intraprendere una strada da sola, impervia e non battuta, per arrivare a godere la ricompensa di un panorama mozzafiato (chi ha orecchi per intendere intenda).

Ma intanto il faro non si vedeva, camminavo nelle stradine deserte con il naso che gocciolava per il grosso raffreddore, respirando male e facendo ancor più fatica, e non potevo chiedere a nessuno le indicazioni perchè non c’era anima viva. Però proseguo, stanca e decisa, prendendo i bivi ad intuito. Giungo alla fine della strada asfaltata. Il faro e la cima della montagna non li vedo.

 

Come direzione scelgo il cielo ( se devo arrivare al top della montagna devo proseguire verso l’alto) e mi inerpico su un sentiero mal ridotto e deserto, impervio, di cactus e rocce. Penso che se cado non posso telefonare a nessuno. La salita si fa scoscesa. Giro intorno alla montagna e finalmente scorgo il mare dall’altro lato, e mi godo il panorama. Ma è sempre deserto e impervio, come se fossi su una strada sbagliata. Possibile che non ci venga nessuno a fare questa passeggiata?  E poi non vedevo il faro. Non posso tornare indietro ora. Vedo tutto il mare verso ovest, infinito. Ma non vedo i tre lati dell’isola. Allora seguo, questa volta scendendo, dei gradini fra le pietre e le piante, poichè ero al top del sentiero e si poteva procedere solo scendendo. Chissà dove porta. E dopo una serie di curve scoscese mi trovo finalmente sullo spiazzo esterno della roccia, sotto di me vedo il faro e, attenta a non cadere nel dirupo, vedo il panorama più bello possibile del mare e dell’isola, alla mia sinistra, davanti e alla mia destra. Vedo S. Angelo col suo promontorio, vedo Capri e Sorrento, vedo le isole di Ponza e Ventotene, vedo tutta Forio e al di là Pozzuoli, vedo tutto il blu più limpido e terso di cielo e di mare che mi entra dagli occhi nel cuore e nel profondo dell’anima, beandomi di questa ricompensa mozzafiato, e fiera di aver superato fatica, paura, indecisioni. Mi sentivo la regina del cielo su quella roccia e, quasi gesto animale di impossessarsi del territorio, feci la pipì al vento, proprio nel mezzo.

 

Che primo di gennaio straordinario! E che magnifico invito a non lasciarmi prendere dai dubbi, dalle paure e dalle fatiche, per arrivare al meraviglioso obiettivo scelto. E questo è ciò che di buon auspicio questo avvenimento, che ho raccontato dettagliatamente perchè è estremamente metaforico in ogni suo particolare, mi regala per il cammino difficile che ho intrapreso ora: la ricerca da sola di una gravidanza alla mia età non più giovanissima e con le difficoltà incognite delle cure, ma proseguo col coraggio e l’amore della bellezza estrema di tutto ciò, del cammino faticoso che porta a una gioia piena, se sarò onorata di avere il regalo di un figlio. E con questa convinzione e bellezza nel cuore, dal 5 gennaio, secondo quanto precedentemente programmato, ho cominciato il trattamento ormonale, le punture di eparina e tutto ciò che occorre per questa avventura del nuovo anno.

Chiedo alla mia Buona Stella di amore di starmi vicino e aiutarmi a superare tutto e ad arrivare al Faro. E già pregusto la bellezza di questa visione e di questa avventura, attenuando i dubbi e relativizzando – dandogli poca importanza -le paure. Ho davanti agli occhi la bellezza sublime di quando ero sopra al Faro di Punta Imperatore e bevevo di gioia un panorama di miracolo divino, di cui non ho parole per esprimerlo ma solo gioia, gratitudine e felicità. E so che sarà lo stesso, ma centuplicato anche per il mio immenso progetto.

 

176. Le decisioni nella spa

Oggi tutto il giorno nel nido della mia Spa preferita, che è a Rimini, all’***. Lì a volte mi rifugio per una giornata di coccole e introspezione e decisioni, e progetti profondi. Ci sono delle vasche idromassaggio enormi e una vasca salina che adoro.

Oltre a togliermi dai pori la città e il suo smog (ho resistito un mese a Milano, anche perche è migliorata, sia come aria che come energia, però dopo un po’ ho bisogno di muovermi verso la natura e il silenzio), venendo in spa mi pongo sempre gli obiettivi delle decisioni che ‘attendo’ che emergano profondamente. Perchè niente è meglio per prendere decisioni che una giornata di vuoto, di relax, senza impegni e pensieri, dedita alla cura del corpo, con musiche, silenzio e idromassaggi.

In realtà la decisione vera, quella più importante, ‘my best artwork’, quello che chiamo il “progetto alpha”, quella l’ho già presa, è arrivata come una chiamata forte e improvvisa, che mi ha scosso ancora sino alle fondamenta e a cui ho dovuto dare una risposta, che mi ha richiesto tempo, riflessione, preghiera, e coraggio. E questa risposta è stata sì, sono pronta e intraprendo ancora una volta, la strada, questa volta con un’energia e una sicurezza estrema, come se tutto fosse già stabilito e certo, e con una fiducia immensa. Sì forse tutto era davvero già deciso e certo, ed io rispondo a una chiamata che era inequivocabile, e bellissima. Diciamo che qui in spa ho messo a punto un po’ di cose e mi sto preparando e pulendo profondamente, per cominciare la prima tappa cruciale del progetto 🙂

Poi ne ho approfittato anche per mettere a punto alcuni interventi artistici, come quello che dovrò fare al Macro di Roma (dove sono stata invitata a proporre qualsiasi cosa desiderassi) il prossimo anno, sapendo che dovrò risparmiare le energie perchè tutto procede subordinato al progetto alpha, che ha la massima, e assoluta priorità.

175. Il tubetto che non voglio che finisca

Oggi vorrei raccontarvi un’altra cosa strana che mi sta accadendo, in questo periodo post-grande tunnel. Mi sta accadendo, ormai è da parecchio che me ne sono accorta, che per la prima volta in vita mia dò peso e importanza alle cose materiali, agli oggetti. Prima non me n’era mai importato niente.

 

Mi trovo ad avere un rispetto quasi feticistico per gli oggetti appartenuti ai miei genitori o che mi ricordano la mia vita di bambina, o che appartengono a case dove loro hanno vissuto. Questo atteggiamento, che non è tanto conscio ma soprattutto inconscio, fa sì che io provi ferite abissali se qualcuno tocca o muove o altera uno di questi ‘ricordi’ od oggetti, a tal punto di avere avuto una crisi isterica (e questo già l’anno scorso) quando una ragazza, che era ospite a casa mia per un periodo, in mia assenza mise in un mio armadio ‘personale’ oggetti dozzinali da ripostiglio tipo ferro da stiro, scope ecc.. Io mi sentii profanata, qualcuno che ha messo le mani dove avevo radunato alcune cose personali, e ebbi una reazione dolorosissima, più forte di me, e strana anche a me stessa. O anche mi capitò quest’estate quando la sorella  canadese del mio compagno ruppe i rubinetti del bidè (poichè per loro è un grande sconosciuto) ed io mi sentii come mancata di rispetto, violentata. Reazioni molto esagerate, ma che non riesco a controllare.

Oppure mi capita di portare da una casa all’altra (da quella dei miei genitori, che a luglio mi ero decisa di affittare per un periodo) oggetti anche insignificanti e che passo tantissimo tempo a capire dove stiparli in casa mia, e come archiviarli, ricordarli.

 

Ci sono cose ovviamente importanti affettivamente, ma non riesco a separarmi nemmeno da cose più banali e quotidiane. Per esempio in questi giorni guardavo il tubetto di una crema idratante colorata della shiseido che mia madre negli ultimi tempi aveva comprato (sbagliando colore, perchè era di una tonalità molto più scura della sua pelle, mentre per me quando sono abbronzata va benissimo). Quando mia mamma se ne andò cominciai subito ad usarla (è pure buonissima e anche protettiva dal sole) e la uso parcamente, di quando in quando, per non finirla, come se in quel tubetto ci fosse ancora la mamma, ed in effetti poichè lei l’aveva usata, in quel tubetto ci sono i segni delle sue mani, del suo tocco, penso che c’è un segnale fisico della sua energia. Questa mattina mi sono messa quella crema, e ho pensato che mi dovrò rassegnare all’idea che prima o poi questo tubetto finisca, anche se sorprendentemente dura ancora, e da 4 anni ce l’ho fissa nel mio beautycase. Ci scriverei un poema su questo tubetto.

 

 

 

Non so se ciò che mi sta accadendo è successo o succede anche a voi. E’ davvero quasi feticistico il mio attaccamento a certi oggetti, un rispetto altissimo come se fossero animati, e mi accade anche con oggetti miei personali ma che appartengono al periodo della mia infanzia o adolescenza. Praticamente sto passando anche molto del mio tempo a mettere a posto cose, a perdere oggetti e ritrovarli, ad archiviare parte del mio passato (anche artistico) e quasi sto provando più piacere nel fare questo ordine, questo archivio che nel produrre cose nuove.

 

Nemmeno mi piace più comprare cose nuove, perchè ho un sacco di da fare con le cose che ho, visto che alle mie si sono aggiunte quelle dei miei genitori, alcune delle quali hanno trovato posto nella mia casa (ma che è già così stipata che poi non ricordo dove le ho messe ecc. ecc.). Non sopporto fare shopping, perchè mi sembra di togliere spazio ed energia a tutte le cose e i vestiti che già ho, e che mi collegano col passato. Non farei mai il cambio fra un vestito nuovo e invece uno vecchio che mi ricorda periodi di vita o ancor più le persone che amo, le sensazioni che avevo quando li indossavo o i ricordi visivi della persona amata che li indossava. Per cui non riesco a comprare quasi mai niente di nuovo.

 

Sembra tutto un po’ stranetto, non trovate? Però non mi preoccupo più di tanto, probabilmente passerà, mi permetto questo tempo di riflessione, transizione, archiviazione, attesa, senza sforzarmi più di tanto a nasconderlo a me stessa. Tanto più che siamo in un mondo così caotico e super-ingolfato di messaggi/cose/prodotti/informazioni che l’unico atteggiamento attuale, anche per quanto riguarda la mia propria vita artistica e professionale (che essendo così intimamente legata alla vita intima non può fare altro che seguirla), è quello del fare un passo indietro, mettere in ordine il già fatto e il già vissuto – anche per goderselo aggiungerei – archiviare, prendere tempo ed aspettare..

 

Non mi sento molto stimolata a fare cose nuove, e quando mi invitano a partecipare a una mostra o a una performance istintivamente mi innervosisco, perchè non ho voglia di pensare a cosa creare. Ho lavorato come una pazza per anni e anni (cominciando ufficialmente dal 1992 ma esperimentando da ancor prima) ed ora non ho voglia di produrre niente di nuovo e mi sento come un po’ a disagio quando mi continuano a chiedere dei lavori. Poi però, almeno a livello artistico, trovo sempre la soluzione, ossia mando opere o presento lavori già fatti, magari rinnovati per l’occasione, perchè sono questi che sento che voglio mostrare, e non qualcosa di ex novo che ora non mi appartiene.

Ancor più curioso, e ci penso solo ora, che una delle poche cose ‘nuovissime’ a cui ho lavorato negli ultimi due anni, è un mio libro artistico (LIUBA PERFORMANCE OBJECTS) dedicato agli ‘oggetti‘ usati nelle mie performance, e attraverso di essi parlare di altro, dei progetti sottesi, dell’iceberg celato sotto la punta…un modo di archiviare che è esaltare la banalità del quotidiano e dell’oggetto usato nel procedimento artistico, e un modo per fare il punto della situazione. Curioso. Forse però completamente umano. Poichè non trovo più la mia vita di prima, sento il dovere di bloccarla, onorarla, dargli spazio ed energie, forse per credere che esista ancora. O toccare con mano il fatto che è esistita. Non so. Forse un giorno verrà il momento di scrollarmi tutto di dosso e lanciarmi in nuovissime imprese e territori. Ora questo momento non è ancora arrivato e mi sembra che tutti questi oggetti e ricordi mi siano di boa e di zavorra. Zavorra dolce, comunque, non pesante, anche se un pochino zavorra lo è. Ma è bello naufragare in questo mare perchè permette di ritrovarsi appieno.

 

Raccontatemi di voi e del vostro rapporto con gli oggetti 🙂

 

 

ps. Ho cercato disperatamente di ricomprare questa stessa crema, ma come spesso accade ai prodotti di profumeria, questo modello non c’è più, e c’è una nuova crema con una nuova confezione… uffi, ho rovistato nei meandri dei siti per vedere se qualche shop online aveva ancora qualche esemplare di questa crema ma niente, hanno tutti la nuova confezione con la nuova formula.. che ho poi comprato, ma non è la stessa cosa per niente.

 

 

174. Opening di Artissima

Sono di rientro dall’ opening di Artissima. Anche quest anno ho deciso di prendere il treno e andare a Torino – da visitatrice, niente performance e niente esposizioni – per curiosità e aggiornamento, più che per impegni o appuntamenti veri e propri.

 

Mi sembra che il concetto di Fiera dell arte sia in declino – se mai ha avuto un culmine – una grande baraonda di gente, confusione e campioni di lavori di ogni tipo ( dico campioni nel senso di elementi unici, scollati col mondo e la produzione del singolo artista).
A volte mi diverto agli Opening  – spesso però mi sono divertita perché li criticavo o li prendevo in giro facendo una performance! –  ma questa volta mi sono abbastanza annoiata. Se devo essere sincera mi sembra quasi che le fiere d arte danneggino l’ arte invece di favorirla o divulgarla. La stragrande maggioranza del pubblico è come portato lì dal fascino di trovarsi di fronte all’ arte, ma ciò che si incontrano sono singoli lavori, alcuni di qualità e molti altri, anzi la maggior parte, di carattere prettamente decorativo o manuale o entrambi, che poi sono le cose che vendono di più. Ma ho trovato poco e nulla che mi portava la vita.

 

Dico che le fiere danneggiano l’Arte perché gli artisti bravi, che fanno belle opere, bisogna vederli con calma, con spazio e con molte opere, non estrapolare un oggetto dalla loro produzione, e questo proporre oggetti-opere frantuma il mondo poetico dell artista e non si coglie quasi nulla del mondo che c è dietro. Ovviamente ci sono eccezioni, ma oggi in fiera non molte. E un certo tipo di mercato e di collezionismo non solo mi irrita, ma nemmeno lo capisco.

 

Come sezioni da vedere funzionava la sezione del disegno (c’era anche l’anno scorso oppure era una novità?) è adatta per la fiera, sono opere spesso fatte per essere viste da sole, ottimi esercizi di stile ben volentieri comprabili, danno il gusto del piacere estetico della buona esecuzione.
Funziona, come sempre a Torino, la sezione dei progetti Present/Future, almeno perché sono delle sezioni monografiche e ogni artista può fare una mini personale. Quella che ho preferito è di Ludovica Carbotta. È un lavoro piuttosto denso e misterioso e decodificabile al tempo stesso. E poi lei me la ricordo bene, perché molti anni fa alla fiera di Basilea ha fatto la seconda cameraman alla mia performance ‘Art is long, Time is short‘ della serie Slowly Project, quando lei era ancora in erba.
Il lavoro di Ludovica è stato uno delle poche cose per cui è valsa la pena venire a Torino. Un altra cosa che ho trovato molto poetica erano dei lavori portati da una galleria giapponese, di artisti giapponesi, che dentro a scatole tradizionali di legno inserivano lastre con video che si muovevano, senza fili. Sono stata contenta anche di vedere nella sezione Back to the Future le sedie e le opere dell’architetto Cesare Leonardi, un grande, che avevo conosciuto perchè una sua sedia mi è stata proposta (e ovviamente accettata) per la mia performance e installazione AlphaOmega che feci per la prima volta a Modena nel 2002.

 

Ho avuto invece un senso di smarrimento quando ho visto da Guido Costa dei quadri di Chiara Fumai. Ho avuto questa sensazione poiché mi chiedo con inquietudine se occorre togliersi la vita per avere il sistema che si accorge della produzione di un artista. Sono contenta che Milovan Farronato l’abbia scelta per il padiglione Italia della biennale di Venezia, sia perché mi piace che Chiara abbia il suo riconoscimento grande, un gesto di affetto che si merita, e poi perché la sua ricerca la vedo affine ai gusti di Milovan, che ha fatto benissimo a sceglierla per Venezia. Ma diverso è il fatto di vedersi dei suoi quadri in fiera. Purtroppo i pescecani arrivano quando c è di mezzo il sangue, e ciò mi da una sensazione un po’ strana, per non dire altro.

 

Mi ha anche colpito il pubblico di questo Opening. Al contrario di quasi sempre, quando incontro agli opening miriadi di persone che conosco, fra artisti curatori galleristi critici collezionisti giornalisti, quest’anno ho visto poche facce note, se si escludono quelle dei soliti galleristi che esponevano, e ciò mi stupiva un po’. Che la frequentazione delle fiere sia diventata appannaggio di una certa borghesia e di professionisti vari ma disertata dalla maggior parte degli artisti? O sono forse io che invecchio e non conosco tutte le nuove leve? ( ma i giovani nel pubblico non erano la maggioranza…), che l’arte stia diventando di moda e attiri molte fette di curiosi dell alta società (o meno) lasciando gli addetti ai lavori a casa a lavorare ? O le fiere stanno diventando così tante e così troppe e così disinteressanti che non vale la pena più seguirle? Forse tutto questo mescolato insieme?

 

Finisco ripensando, perché mentre giravo per gli stand a torino mi era ritornato in mente, quando ero qui all’Oval a Torino a fare la performance Untitled nel 2010: vestito lungo, capelli lunghi (eh sì ve lo svelo…era una parrucca!), piedi scalzi, abbracciavo tutti… poiché nelle fiere il grande assente, la grande mancanza è il rapporto umano, il calore, la vicinanza. E ancora lo penso. Un gesto di vita, di contatto umano in mezzo alle vendite, al mordi e fuggi, all’apparire, al vedere e al farsi vedere. Abbracciare la gente non è qualcosa di così strano, anche molti flash mob lo fanno (però io lo feci nel 2010, abbastanza in anticipo…), ma ciò che mi interessava era abbracciare all’opening di una fiera dell’arte, dove troppo spesso sentiamo nell’aria indifferenza, arrivismo, competizione, mercanteggiamenti, snobismo, frenesia… ma manca nei rapporti quella dose di umanità-umiltà-coraggio-calore che l’abbraccio incarna come realtà e come metafora.
Non ho ancora montato un video da quella performance, della quale ho una bellissima serie fotografica .. ecco ho deciso, sarà il prossimo lavoro di montaggio a cui mi dedicherò, fra i molti video ancora da montare e di cui sono in arretrato.
LIUBA, Untitled 2010, performance at Artissima Opening, photos by Ivo Martin
173.2. In montagna. Dedicato a mio padre

Ho fatto una pausa in montagna, a Chamonix, tornando dalla mia mostra di Parigi (leggi il post).

Mi sono fermata in montagna per tre motivi: perchè potevo concedermi ancora un po’ di giorni di vacanza, anzi di vera vacanza in un hotel e relax. Poi perchè il tempo sarebbe stato bello per tutta la settimana. Ma più importante di tutti è per connettermi con mio papà ed onorare il suo amore per la montagna, ritrovando ciò che ha costituito le mie radici, con tutte le estati passate a camminare in montagna, sempre in posti diversi, per tutta la mia infanzia.

 

E’ bellissimo sentire nel mio corpo, intanto che si inerpica nelle salite o quando balza sui sassi delle discese, una sapienza acquisita che gli appartiene. Una sapienza che risale a galla senza sforzo, naturale, e riconosce le altitudini alpine, ricorda i nomi dei fiori e con gratitudine ricorda la miriade di bei momenti passati con mio papà e con mia mamma in montagna. Anzi a dire il vero i più bei ricordi di mio papà li ho proprio in montagna, dove lui abbandonava la maschera da lavoratore che indossava in città e respirava libero e felice come non potevo mai vederlo altrove.

Sono stata davvero fortunata ad avere un papà esperto ed amante della montagna e e una madre marinara, nata sulla spiaggia. Entrambi i mondi mi appartengono e la natura di entrambi mi affascina. Sono molto grata.

 

Era molto che non tornavo in montagna, la vera montagna, almeno in quanto vacanza e non gita in giornata o fugace weekend. Il mio peregrinare con l’arte e la mia atavica mancanza di soldi non mi facevano pensare a questa possibilità vacanziera montanara, e se avevo due lire per una vacanza sceglievo i viaggi, le città straniere, le isole e il mare.

 

Ora che mi sono fermata qui a Chamonix sono felice di averlo fatto, perchè mi sono emozionata. Emozionata di sentire mio papà così vicino e ringraziarlo per ciò che mi ha trasmesso e insegnato. Emozionata per la bellezza delle vette, dei ghiacciai, dei tramonti rosati sulle rocce, dei ruscelli, degli arbusti in alta quota e dei sassi sporgenti sul terreno.

Mi sono emozionata a riprendere l’allenamento delle camminate, ad andare a un passo ritmico e regolare in salita, come mi aveva insegnato mio padre, a scegliere sapientemente i sassi dove posare i piedi in discesa, lasciando andare le gambe al ritmo della gravità. Mi sono emozionata a decidere di andare da sola a dormire in un rifugio e condividere la tavola e il dormitorio con altre persone, a riapprendere l’arte della vita spartana senza doccia, senza acqua calda e col sacco a pelo con materasso per terra.

Mi sono emozionata a sentire il mio corpo ritrovare movimenti che non aveva mai scordato e a stupirmi della saggezza e della memoria che il nostro corpo custodisce con zelo e amore.

 

 

 

Papà ventenne alla Capanna Gnifetti nel 1957

 

Papà con una Liuba dodicenne (era un gran figo, vero??)

 

A 4 anni al rifugio Sella. Nella foto sono con mia mamma e due compagne di cammino, papà ha fatto la foto.
173. The Finger and the Moon #6 a Parigi

E’ parecchio che non scrivo, ho vissuto molto e intensamente, ma ora ho voglia e bisogno di riprendere a scrivere, a mettere sotto la lente questa strana vita che appartiene a chi come me ha messo il fare arte al centro della propria vita – diario di un artista – ma al tempo stesso è una persona normale nella quotidianità delle piccole cose, degli affetti, dei grandi eventi della vita. Per molto non sono riuscita a scrivere, prima per il lungo tunnel in seguito alla perdita dei miei genitori, di cui ho già parlato in vari post precedenti, poi perchè, riprendendomi, ho vissuto, intersecando sempre più cose e responsabilità, e poi perchè ho molto lavorato. E non ultimo perchè allo scrivere ci si deve abituare, lo si deve accarezzare con lo spazio raccolto durante la giornata. In realtà è molto che sento il bisogno di fermarmi in quella bolla meditativa che è la scrittura, bolla che ho usato sempre e spesso per interrogarmi e analizzarmi, in privato, e per condividere e compartire, in pubblico.   Riprendo dunque a scrivere questo diario raccontandovi della mia avventura artistica parigina di quest’anno, che comincia quando il mio gallerista di Parigi – Pascal Vanhoecke, che però era molto che non sentivo e con cui non facevamo cose insieme – mi scrisse entusiasta del mio libro LIUBA performance objects appena pubblicato, e ne volle acquistare delle copie, invitandomi inoltre a presentarlo nel suo stand ad Art Paris, fiera che che si sarebbe tenuta ad aprile 2018. Ero molto felice!! A poco a poco inoltre l’invito si estese a portare una performance, e poi ad esporre anche un video in fiera. Ciò mi ha dato molta soddisfazione: queste cose aiutano anche ad aumentare la propria autostima, e ciò fa sempre un bell’effetto! E poi le soddisfazioni  mi arrivano più spesso dall’estero che dall’Italia, ciò mi fa un po’ riflettere, ma intanto me le godo! Così sono stata molto contenta di questo invito parigino, nonostante io stia passando un periodo dove spesso rifiuto di fare performance e preferisco mostrare i video risultati dalle performance precedenti. Ma ho riflettuto su Parigi, teatro di recenti conflitti e attentati, e ho deciso che volevo portare in quella città il mio progetto sulle religioni e ho elaborato una nuova performance, The Finger and the Moon #6 da realizzare all’opening di Art Paris, in concomitanza con l’esposizione, nello stand del gallerista, del precedente video a due canali della performance in Vaticano (The Finger and the Moon#2).   Sono stata onorata ed emozionata di andare a Parigi, ospite del gallerista, insieme a Mario che avrebbe fatto le riprese, anche se devo dire che è stato piuttosto stancante tutta la preparazione: preparare materiali documentativi della performance e dei lavori in mostra per il gallerista, scovare, tirare fuori ed eventualmente sistemare tutti gli ‘oggetti’ necessari alla performance (che implica preghiere di differenti fedi con diversi ‘strumenti’ v. foto), re-indossare e ‘resuscitare’ l’opera-abito realizzata all’inizio del progetto con la stilista Elisabetta Bianchetti, ripassare le preghiere delle diverse religioni, produrre dei nuovi lavori, organizzare il trasporto delle opere e la proiezione del video.

(Alcuni oggetti della performance – foto pubblicata in LIUBA PERFORMANCE OBJECTS, ⓒ LIUBA 2017)
particolari del vestito della performance ⓒ LIUBA 2017

Non so perché ma più passa il tempo più mi stresso e mi stanco a preparare le mostre e le performance, forse anche perché preparare insieme sia una performance che una mostra E’ SEMPRE molto stancante, perchè bisogna concentrarsi su più fronti. Inoltre ciò che mi stanca di più non è tanto la creazione del mio lavoro e di tutte le decisioni che bisogna prendere (anche se rifinisco tutto al cesello perché sono sempre perfezionista), ma la logistica, come il coordinare altre persone, scambiare email, produrre documentazioni e gestire le produzioni. Non credo che chi vede da fuori l’attività di un’artista si renda conto di quanto complesso sia tutto il lavoro e l’organizzazione che c’è dietro ad ogni mostra e/o performance, tanto più quando sono in simultanea. In passato mi ero ripromessa di non fare più sia mostre che performance insieme, ma per questa volta a Parigi ho fatto volentieri un’eccezione. E dire che ho anche la fortuna di avere un’assistente che un po’ mi aiuta, anche se solo una volta alla settimana, sulla comunicazione e cose varie. Lo dico con onestà: c’è la parte piena di fascino, che è la creazione e la gestione del proprio lavoro, e poi la parte più noiosa come la logistica, la documentazione e la comunicazione. E sì che ancora oggi molte persone pensano che l’artista non faccia niente e che come per miracolo stia a produrre idee che diventano automaticamente opere e lavori… niente di più sbagliato! Occorre lavoro, tanto lavoro, a 360 gradi. Che poi se ci dovessero pagare ad ore, con una tariffa oraria da professionista, non so quanto costerebbero le mie performance e i video!   Vabbè scusate la divagazione, ma ogni tanto e soprattutto qui è importante anche parlare di stanchezza e fatica, e torniamo a Parigi. Ci sono stata due volte: la prima per fare la performance e la mostra ad Art Paris, ad aprile, e la seconda volta a fine giugno per presentare in galleria il video che nel frattempo – a tempi da record per i miei standard che contemplano anche un anno di lavoro per ogni video – avevo montato, anche con soddisfazione del risultato.   C’è un aneddoto che mi piace svelare qui con voi riguardo alla performance fatta ad Art Paris al Gran Palais, perché per me è quasi un paradosso. Allora, essendo stata invitata dal gallerista a fare la performance in Fiera, mi è stato chiesto di mandare al comitato direttivo il progetto dettagliato della mia performance molti mesi prima. Ok, fatto. Non amo molto scrivere i progetti, perché ciò che voglio dire lo dico col lavoro, ma s’ha da fare anche questo – e il progetto fu approvato. Nota bene che molto spesso io lavoro facendo le performance a ‘sorpresa’ senza chiedere permesso a nessuno e senza avvisare, ma questa volta, soprattutto per gentilezza verso il mio gallerista, feci avere tutto il progetto in anteprima come richiesto.   Ebbene, pochi giorni prima dell’inaugurazione, il mio gallerista mi scrive dicendomi che la direzione della fiera gli comunica che non posso fare la performance all’opening della fiera, ma solo in un altro giorno di apertura, poichè durante il vernissage c’è molta gente e può “disturbare la circolazione”. Ecco cosa scrive la coordinatrice della fiera al mio gallerista: “Pour faire suite à nos échanges de ce jour et concernant la performance de LIUBA, je te confirme qu’aucune performance ne sera autorisée le jour du vernissage en raison des règles de sécurité en vigueur au sein du Grand Palais. (…) Si jamais l’intervention de LIUBA venait à perturber la circulation dans les allées ou créer un quelconque débordement, nous serons contraints de faire intervenir le service de sécurité.   AHAHAH! Cosa? Non potevo credere ai miei orecchi! Prima vogliono e approvano il progetto, poi se la fanno sotto dalla paura? Per quello non chiedo mai permesso prima di fare le performance!! 😀 😀 Dico allora al gallerista che non esiste, io le performance le faccio solo all’opening o niente. A livello istintivo inoltre, se fosse stato per me, questo divieto mi ‘solleticava’ davvero a provocarli, andando a fare la performance tranquillamente all’inaugurazione proprio nei luoghi più strategici. Ma non volevo mettere a disagio il mio gallerista, che esponeva in fiera e mettergli contro lo staff della fiera, per cui decidemmo insieme che avrei fatto la performance sì all’inaugurazione, ma stando in punti più defilati. E così feci. Invece di andare liberamente in giro per la fiera come un visitatore, come faccio sempre, ho dovuto concordare il giorno stesso con lo staff della security del Gran Palais, che era in fibrillazione per l’ansia, dove mi sarei fermata ‘a pregare’ e non doveva essere in zone di grande affluenza.  

LIUBA, The Finger and the Moon #6, 2018 videostill from performance and video

Ma vi rendete conto? E’ proprio ridicolo!! Invitata a fare una performance, approvato il progetto – che fra l’altro era chiarissimo e ben documentato in quanto di questo progetto esistevano versioni precedenti fatte alla Biennale di Venezia e in Vaticano – pochi giorni prima si sono spaventati e me l’hanno vietata per sicurezza. Molto molto interessante la cosa… Molto divertente, e anche molto triste. Una fiera dell’arte che boicottta, perchè spaventata, una performance artistica che aveva precedentemente richiesto e approvato. Ma allora vuol dire che l’arte ha potere sulle persone? Che parlare di certi temi è ancora molto scottante? Inoltre questo fatto è una prova ulteriore che le fiere dell’arte ‘disturbano l’arte’ e che spesso sono contro di essa. In un certo senso ciò che è accaduto è musica per le mie orecchie, perché conferma la mia irriverente seppur delicata critica a tutto il sistema, che ho affrontato spesso in tutti questi anni e con molte performances.   Durante la performance poi andò tutto bene, anche se come concordato ho potuto farla solo in due punti, uno dei quali lo stand della mia galleria (!), e mi sono focalizzata più del solito sulle reazioni e i visi delle persone, per poi costruire un video dove, a mio parere, ciò che emerge è la sensazione di straniamento che la spiritualità (multi-fede, con tutto ciò che implica naturalmente) causa in un contesto di ‘mercato’ come quello di una fiera commerciale di arte contemporanea. La spiritualità sembra un elemento quasi estraneo nell’ambito della Fiera, non appartenente al mondo dell’arte, cosa paradossale, in quanto sappiamo – io ne sono convinta – che ogni atto creativo è sempre connesso con la dimensione spirituale, di qualunque forma essa sia.   Ritornai dunque a Parigi a fine giugno per presentare in galleria il video ricavato da questa performance. Ho montato il video col nuovo Mac e devo dire che è proprio più comodo manovrare questo computer! Lo so, dovevo fare prima questo passaggio da pc a mac, ma non avevo avuto i fondi prima e la voglia poi. Ora ne sono molto soddisfatta. Ho sfidato un po’ me stessa, promettendo al gallerista che avremmo presentato il video a fine giugno e sono riuscita a montarlo in tempi molto più brevi del mio solito. E credo sia venuto un bel lavoro. E’ stata una gioia per me la serata di presentazione alla galleria di Parigi (con esposti anche gli altri video della serie The Finger and the Moon). Mi ha commosso vedere l’interesse delle persone, le miriadi di domande e riflessioni del pubblico, numeroso e motivato, che rimase fino a tardi a parlarne,  in una serata lunga ricca e densa. Mi sento felice e realizzata quando i miei lavori recano agli altri tante domande riflessioni ed emozioni. Ciò mi commuove, e mi ripaga di ogni fatica. Il video è ancora inedito in Italia, a parte averlo fatto vedere, insieme ad altri lavori, nelle presentazione del mio libro e opere video che sto facendo in varie parti d’Italia. Chi lo vuole vedere (o mostrare) mi può scrivere in privato.

Videopresentation and talk at Galerie Pascal Vanhoecke in Paris, June 2018. LIUBA and Ambra Giombini

 

LIUBA and the Pascal Vanhoecke Gallery team 🙂

Chiudo questo post ringraziando Pascal Vanhoecke, il gallerista che mi ha invitato e ha permesso la realizzazione di questo lavoro, e la giovane curatrice Ambra Giombini, per aver scritto di me e di questo progetto sul magazine online Artjuice.net

 

173. The Finger and the Moon #6 a Parigi

E’ parecchio che non scrivo, ho vissuto molto e intensamente, ma ora ho voglia e bisogno di riprendere a scrivere, a mettere sotto la lente questa strana vita che appartiene a chi come me ha messo il fare arte al centro della propria vita – diario di un artista – ma al tempo stesso è una persona normale nella quotidianità delle piccole cose, degli affetti, dei grandi eventi della vita. Per molto non sono riuscita a scrivere, prima per il lungo tunnel in seguito alla perdita dei miei genitori, di cui ho già parlato in vari post precedenti, poi perchè, riprendendomi, ho vissuto, intersecando sempre più cose e responsabilità, e poi perchè ho molto lavorato. E non ultimo perchè allo scrivere ci si deve abituare, lo si deve accarezzare con lo spazio raccolto durante la giornata. In realtà è molto che sento il bisogno di fermarmi in quella bolla meditativa che è la scrittura, bolla che ho usato sempre e spesso per interrogarmi e analizzarmi, in privato, e per condividere e compartire, in pubblico.

 

Riprendo dunque a scrivere questo diario raccontandovi della mia avventura artistica parigina di quest’anno, che comincia quando il mio gallerista di Parigi – Pascal Vanhoecke, che però era molto che non sentivo e con cui non facevamo cose insieme – mi scrisse entusiasta del mio libro LIUBA performance objects appena pubblicato, e ne volle acquistare delle copie, invitandomi inoltre a presentarlo nel suo stand ad Art Paris, fiera che che si sarebbe tenuta ad aprile 2018.

Ero molto felice!! A poco a poco inoltre l’invito si estese a portare una performance, e poi ad esporre anche un video in fiera. Ciò mi ha dato molta soddisfazione: queste cose aiutano anche ad aumentare la propria autostima, e ciò fa sempre un bell’effetto! E poi le soddisfazioni  mi arrivano più spesso dall’estero che dall’Italia, ciò mi fa un po’ riflettere, ma intanto me le godo! Così sono stata molto contenta di questo invito parigino, nonostante io stia passando un periodo dove spesso rifiuto di fare performance e preferisco mostrare i video risultati dalle performance precedenti. Ma ho riflettuto su Parigi, teatro di recenti conflitti e attentati, e ho deciso che volevo portare in quella città il mio progetto sulle religioni e ho elaborato una nuova performance, The Finger and the Moon #6 da realizzare all’opening di Art Paris, in concomitanza con l’esposizione, nello stand del gallerista, del precedente video a due canali della performance in Vaticano (The Finger and the Moon#2).

 

Sono stata onorata ed emozionata di andare a Parigi, ospite del gallerista, insieme a Mario che avrebbe fatto le riprese, anche se devo dire che è stato piuttosto stancante tutta la preparazione: preparare materiali documentativi della performance e dei lavori in mostra per il gallerista, scovare, tirare fuori ed eventualmente sistemare tutti gli ‘oggetti’ necessari alla performance (che implica preghiere di differenti fedi con diversi ‘strumenti’ v. foto), re-indossare e ‘resuscitare’ l’opera-abito realizzata all’inizio del progetto con la stilista Elisabetta Bianchetti, ripassare le preghiere delle diverse religioni, produrre dei nuovi lavori, organizzare il trasporto delle opere e la proiezione del video.

 

 

(Alcuni oggetti della performance – foto pubblicata in LIUBA PERFORMANCE OBJECTS, ⓒ LIUBA 2017)
particolari del vestito della performance ⓒ LIUBA 2017

 

Non so perché ma più passa il tempo più mi stresso e mi stanco a preparare le mostre e le performance, forse anche perché preparare insieme sia una performance che una mostra E’ SEMPRE molto stancante, perchè bisogna concentrarsi su più fronti. Inoltre ciò che mi stanca di più non è tanto la creazione del mio lavoro e di tutte le decisioni che bisogna prendere (anche se rifinisco tutto al cesello perché sono sempre perfezionista), ma la logistica, come il coordinare altre persone, scambiare email, produrre documentazioni e gestire le produzioni. Non credo che chi vede da fuori l’attività di un’artista si renda conto di quanto complesso sia tutto il lavoro e l’organizzazione che c’è dietro ad ogni mostra e/o performance, tanto più quando sono in simultanea. In passato mi ero ripromessa di non fare più sia mostre che performance insieme, ma per questa volta a Parigi ho fatto volentieri un’eccezione. E dire che ho anche la fortuna di avere un’assistente che un po’ mi aiuta, anche se solo una volta alla settimana, sulla comunicazione e cose varie. Lo dico con onestà: c’è la parte piena di fascino, che è la creazione e la gestione del proprio lavoro, e poi la parte più noiosa come la logistica, la documentazione e la comunicazione. E sì che ancora oggi molte persone pensano che l’artista non faccia niente e che come per miracolo stia a produrre idee che diventano automaticamente opere e lavori… niente di più sbagliato! Occorre lavoro, tanto lavoro, a 360 gradi. Che poi se ci dovessero pagare ad ore, con una tariffa oraria da professionista, non so quanto costerebbero le mie performance e i video!

 

Vabbè scusate la divagazione, ma ogni tanto e soprattutto qui è importante anche parlare di stanchezza e fatica, e torniamo a Parigi. Ci sono stata due volte: la prima per fare la performance e la mostra ad Art Paris, ad aprile, e la seconda volta a fine giugno per presentare in galleria il video che nel frattempo – a tempi da record per i miei standard che contemplano anche un anno di lavoro per ogni video – avevo montato, anche con soddisfazione del risultato.

 

C’è un aneddoto che mi piace svelare qui con voi riguardo alla performance fatta ad Art Paris al Gran Palais, perché per me è quasi un paradosso. Allora, essendo stata invitata dal gallerista a fare la performance in Fiera, mi è stato chiesto di mandare al comitato direttivo il progetto dettagliato della mia performance molti mesi prima. Ok, fatto. Non amo molto scrivere i progetti, perché ciò che voglio dire lo dico col lavoro, ma s’ha da fare anche questo – e il progetto fu approvato. Nota bene che molto spesso io lavoro facendo le performance a ‘sorpresa’ senza chiedere permesso a nessuno e senza avvisare, ma questa volta, soprattutto per gentilezza verso il mio gallerista, feci avere tutto il progetto in anteprima come richiesto.

 

Ebbene, pochi giorni prima dell’inaugurazione, il mio gallerista mi scrive dicendomi che la direzione della fiera gli comunica che non posso fare la performance all’opening della fiera, ma solo in un altro giorno di apertura, poichè durante il vernissage c’è molta gente e può “disturbare la circolazione”. Ecco cosa scrive la coordinatrice della fiera al mio gallerista:

Pour faire suite à nos échanges de ce jour et concernant la performance de LIUBA, je te confirme qu’aucune performance ne sera autorisée le jour du vernissage en raison des règles de sécurité en vigueur au sein du Grand Palais. (…) Si jamais l’intervention de LIUBA venait à perturber la circulation dans les allées ou créer un quelconque débordement, nous serons contraints de faire intervenir le service de sécurité.

 

AHAHAH! Cosa? Non potevo credere ai miei orecchi! Prima vogliono e approvano il progetto, poi se la fanno sotto dalla paura? Per quello non chiedo mai permesso prima di fare le performance!! 😀 😀

Dico allora al gallerista che non esiste, io le performance le faccio solo all’opening o niente. A livello istintivo inoltre, se fosse stato per me, questo divieto mi ‘solleticava’ davvero a provocarli, andando a fare la performance tranquillamente all’inaugurazione proprio nei luoghi più strategici. Ma non volevo mettere a disagio il mio gallerista, che esponeva in fiera e mettergli contro lo staff della fiera, per cui decidemmo insieme che avrei fatto la performance sì all’inaugurazione, ma stando in punti più defilati. E così feci. Invece di andare liberamente in giro per la fiera come un visitatore, come faccio sempre, ho dovuto concordare il giorno stesso con lo staff della security del Gran Palais, che era in fibrillazione per l’ansia, dove mi sarei fermata ‘a pregare’ e non doveva essere in zone di grande affluenza.

 

 

 

LIUBA, The Finger and the Moon #6, 2018 videostill from performance and video

 

 

 

Ma vi rendete conto? E’ proprio ridicolo!! Invitata a fare una performance, approvato il progetto – che fra l’altro era chiarissimo e ben documentato in quanto di questo progetto esistevano versioni precedenti fatte alla Biennale di Venezia e in Vaticano – pochi giorni prima si sono spaventati e me l’hanno vietata per sicurezza. Molto molto interessante la cosa… Molto divertente, e anche molto triste. Una fiera dell’arte che boicottta, perchè spaventata, una performance artistica che aveva precedentemente richiesto e approvato. Ma allora vuol dire che l’arte ha potere sulle persone? Che parlare di certi temi è ancora molto scottante? Inoltre questo fatto è una prova ulteriore che le fiere dell’arte ‘disturbano l’arte’ e che spesso sono contro di essa. In un certo senso ciò che è accaduto è musica per le mie orecchie, perché conferma la mia irriverente seppur delicata critica a tutto il sistema, che ho affrontato spesso in tutti questi anni e con molte performances.

 

Durante la performance poi andò tutto bene, anche se come concordato ho potuto farla solo in due punti, uno dei quali lo stand della mia galleria (!), e mi sono focalizzata più del solito sulle reazioni e i visi delle persone, per poi costruire un video dove, a mio parere, ciò che emerge è la sensazione di straniamento che la spiritualità (multi-fede, con tutto ciò che implica naturalmente) causa in un contesto di ‘mercato’ come quello di una fiera commerciale di arte contemporanea. La spiritualità sembra un elemento quasi estraneo nell’ambito della Fiera, non appartenente al mondo dell’arte, cosa paradossale, in quanto sappiamo – io ne sono convinta – che ogni atto creativo è sempre connesso con la dimensione spirituale, di qualunque forma essa sia.

 

Ritornai dunque a Parigi a fine giugno per presentare in galleria il video ricavato da questa performance. Ho montato il video col nuovo Mac e devo dire che è proprio più comodo manovrare questo computer! Lo so, dovevo fare prima questo passaggio da pc a mac, ma non avevo avuto i fondi prima e la voglia poi. Ora ne sono molto soddisfatta. Ho sfidato un po’ me stessa, promettendo al gallerista che avremmo presentato il video a fine giugno e sono riuscita a montarlo in tempi molto più brevi del mio solito. E credo sia venuto un bel lavoro. E’ stata una gioia per me la serata di presentazione alla galleria di Parigi (con esposti anche gli altri video della serie The Finger and the Moon). Mi ha commosso vedere l’interesse delle persone, le miriadi di domande e riflessioni del pubblico, numeroso e motivato, che rimase fino a tardi a parlarne,  in una serata lunga ricca e densa. Mi sento felice e realizzata quando i miei lavori recano agli altri tante domande riflessioni ed emozioni. Ciò mi commuove, e mi ripaga di ogni fatica. Il video è ancora inedito in Italia, a parte averlo fatto vedere, insieme ad altri lavori, nelle presentazione del mio libro e opere video che sto facendo in varie parti d’Italia. Chi lo vuole vedere (o mostrare) mi può scrivere in privato.

 

Videopresentation and talk at Galerie Pascal Vanhoecke in Paris, June 2018. LIUBA and Ambra Giombini

 

LIUBA and the Pascal Vanhoecke Gallery team 🙂

 

 

Chiudo questo post ringraziando Pascal Vanhoecke, il gallerista che mi ha invitato e ha permesso la realizzazione di questo lavoro, e la giovane curatrice Ambra Giombini, per aver scritto di me e di questo progetto sul magazine online Artjuice.net

 

 

 

 

172. La ripresa dopo il tunnel

È un po’ che pensavo di venirvi a trovare, di riprendere questo blog per troppo tempo sospeso, e finalmente di scrivervi.

Vi riesco a scrivere oggi, che guarda caso (ma forse non è mai un caso) è la festa della mamma, e il mio lungo tunnel è stata la perdita della mia mamma, tre mesi dopo il mio papà, per cui d’amble’ mi sono ritrovata smarrita e senza famiglia, morsa da un dolore lungo e complesso.

 

Volevo dirvi che ora sto bene, e quasi paradossalmente dal grande dolore mi è nata una grande forza. È successo da luglio scorso che ho cominciato a stare meglio ( tre anni e due mesi dopo che mia mamma era andata via – ognuno ha i suoi tempi, e il mio doppio lutto è stato lungo e articolato), ho ricominciato appieno ad apprezzare la vita, sentirmi viva, grata, e, cosa inaspettata, a sentirmi forte e come temprata da questo dolore. Ora vi scrivo parecchi mesi dopo questa timida svolta, e volevo condividere con voi questa intima, grandissima, grata, sicura, piena felicità e forza che mi attraversa e mi viene dal profondo.

 

È una cosa inimmaginabile e straordinaria. Dopo tre anni e più di dolore, con una serie intensa e varia di fasi del lutto che potrei lucidamente descrivere, ora mi trovo serena, leggera, felice, MOLTO, MOLTO GRATA della vita, e MOLTO MOLTO FORTE. 

È inaspettata questa forza. Ma mi sento bene, mi sento bene ovunque, mi sento grata con Dio, coi miei genitori, con la vita, per tutto ciò che mi ha dato, e riesco a capire che questa gratitudine e forza sono i figli di una grande sofferenza, è come se passando attraverso un tunnel molto buio e pieno di insidie e di prove difficilissime, mi trovo ora come purificata, raffinata, come se questo grande dolore avesse bruciato tutto ed ora, sempre più primarie ed importanti, mi emergono le cose belle della vita.

Sto godendo di tutto. Sono grata di tutto. Mi sento innamorata di tutto ( a parte di alcuni e alcune cose di cui sono davvero critica e che avverso fortemente – ma anche questo è amore, e amore per la vita e tutela della sua bellezza).

Intuisco che il grande dolore, la quasi pazzia, le prove durissime sia spirituali che materiali che si sono scontrate con me in questi anni, mi hanno lasciato posto a un sentimento di certezza, di forza e di felicità. È come anche se mi sentissi più forte per essere passata attraverso questo fuoco, e non esserne stata mangiata, come orgogliosa di non essere annegata, ma a poco a poco tirarsi su da sola e con le proprie forze ( che proprie non sono, perché Dio è intervenuto alla grande, ma Lui lo fa sempre e con tutti, e poi è parte di noi), mi ha dato questa intima, profonda, gustosa sensazione di pace, di sicurezza, di stabilità.

Sento precisamente che i miei genitori sono dentro a questa forza, e che sono il motore di questa forza, perchè sono divenuti parte di me, è come se vivessi con tre persone e tre forze in una. E se un pochino sono orgogliosa di me (e in questo periodo lo sono spesso) capisco che in questo orgoglio ci sono loro, perché se ho superato il tunnel, se mi sento – e forse sono – saggia e piena di vita e di ricchezza da dare – lo devo a loro, che mi hanno impregnato di loro stessi fino alle budella, creandomi e dandomi doni di loro stessi, dai loro geni, al loro carattere, ai loro beni.

Sono felice di condividere con voi queste emozioni. Il dolore di un lutto importante è devastante, ma ho capito che è un fuoco anche necessario per rinnovarci e fortificarci e ritornare a vivere al meglio, in memoria di loro e soprattutto estasiati da tanta, ma dico tanta, gratitudine.

 

171. Della costruzione di libri e di case-2

E’ sempre difficile lasciare traccia di una performance, un avvenimento che accade in un determinato spazio e in un determinato tempo. I video sono un modo per raccontarla, anzi per me sono nuove opere che sommano alla performance le interazioni delle persone, lo spazio, la casualità – ed infatti sono sempre stati una parte integrante del mio lavoro – ma in questi ultimi anni mi sta interessando tantissimo focalizzarmi sugli OGGETTI che hanno fatto parte di una performance, icona fisica visibile e permanente di un progetto effimero ma mitico, che rimane in vita anche attraverso la fisicità di ciò che è servito per realizzare il lavoro, oggetti adoperati o costruiti su misura per un’azione e proprio per questo capaci di conservarne il ricordo, di poterla raccontare da capo, di essere segno e simbolo di una storia e di un’azione.

 

Per la prima volta ho iniziato a condividere queste riflessioni con Mark Bartlett, collaboratore ed amico, anzi direi il curatore che meglio conosce il mio lavoro, insieme a Luca Panaro, fra i tanti con cui ho collaborato, conosciuto ai tempi della mia personale a New York nel 2006(clicca per leggere gli esilaranti racconti del diario a new york!) e da allora incontrato qua e là nel mondo (o su skype). Ricordo che eravamo nel backyard di una casa di Londra, dove a quel tempo Mark stava abitando, e parlavamo di una pubblicazione monografica in fieri sul mio lavoro (poi sfumata per motivi editoriali mannaggia!), quando ci venne l’idea di lavorare sugli oggetti per scrivere riguardo alle mie performance… a quel punto, poichè non avevo delle foto con solo gli oggetti, quando sono tornata in Italia decisi di fare un progetto fotografico che si focalizzasse sugli oggetti come fossero sculture, e ci lavorai con attrezzatura studio insieme alla fotografa Veronica Roccoli.

 

Ricordo che feci il set nella mia casa di  Viserba, e che la realizzazione delle foto fu molto divertente, studiandone la postura, l’inquadratura, l’essenza. E mi ritrovai con un corpus bellissimo di foto dei miei oggetti. Poi la mega pubblicazione curata da Mark svanì, e quindi decisi di dedicare a questo progetto un libro d’artista, con il supporto e la cura di Luca Panaro, che mi ha stimolato molto a realizzarlo, e una serie di opere gli OBJECTS POLYPTICS,  derivate dal progetto.

 

 

 

 

E’ così che è nato LIUBA. PERFORMANCE OBJECT – il libro d’artista che ho pubblicato con Quinlan Edizioni nel 2017 in una tiratura limitata di 200 copie numerate e firmate. Il volume raccoglie una ventina di ritratti fotografici di oggetti utilizzati durante le mie performance, di cui vengono messe in evidenza le loro qualità materiche e cromatiche, i segni dell’azione per cui sono stati pensati ed usati, come se fossero dei veri e propri indizi. Un testo del caro e bravissimo Luca Panaro, accompagna le immagini. (leggi il testo)

 

Anche qui, come per la ristrutturazione della casa, come vi ho descritto nel post precedente, la realizzazione non fu per niente facile, e intervallata da vari problemi (spesso nati dalla mia maniacale esigenza di perfezione visiva…) che mi hanno richiesto un costante impegno per molti mesi, dagli accordi con l’editore, allo sponsor, al progetto, alla grafica, con la collaborazione del bravissimo – e maniacale come me per i dettagli – Emiliano Biondelli, alle problematiche di stampa, alle prove colore, alla scrittura e traduzione del testo e delle didascalie, ecc.. rimbalzando da un posto all’altro, dato che l’editore è marchigiano, il laboratorio di stampa vicino a faenza e il grafico a Milano… E poichè anch’io alternavo l’essere a Milano e l’insegnamento vicino a Bologna due volte la settimana, dormendo a Rimini, immaginate gli intrecci di viaggi e di appuntamenti solo per realizzare il libro!! Anche qui riscontro che da fuori non si immagina tutto il lavoro che c’è dietro a un prodotto artistico, quale esso sia. Già lo sapevo per i video…per gli inesperti sembra che i video siano le riprese così come nascono nella videocamera, mentre invece a me occorrono a volte anche un anno o più per fare un video completo (ovvio che sono lenta perchè non faccio solo quello, ma davvero è un lavoro certosino e lunghissimo). E pure per il libro ho avuto un bel da fare, prima con l’ideazione e la creazione da sola, e poi con la collaborazione tecnica di tutti gli altri. Certamente io riconosco di essere lenta perchè molto esigente, e non è stato facile doversi relazionare con molti professionisti, ognuno nel suo settore, perchè la gimcana degli impegni di tutti non facilita il vedersi e il lavorare con profitto. Insomma questo per dirvi che la ‘lenta ricostruzione’ dopo la tempesta è stata proficua, fra la casa di Viserba ristrutturata e il libro pubblicato, ma densa di fatica, forse accentuata dal fatto che ancora non ero in perfetta forma psicofisica.

 

Una volta finito e fresco di stampa il libro però era bellissimo!! e qui è cominciata la parte più divertente, quella delle presentazioni nei musei, al bookshop del Mambo a Bologna, al Museo della Città a Rimini, all’ Università a Bologna, a Bookcity a Milano, ad Art Paris 2018, ospitata, insieme ad altre mie opere e a una performance, dalla galleria Pascal Vanhoecke, a Chippendale Studio a Milano con Luca Panaro, alla prestigiosa Sala Borromini della biblioteca Vallicelliana a Roma, di cui qui sotto potete vedere il video.

 

 

Biblioteca Vallicelliana di Roma, con LIUBA, Sabrina Vedovotto, Luca Panaro, 7.11.2018

 

 

Mi ha dato molta soddisfazione il ‘format’ che ho portato in giro e che vorrò presentare ancora: parlare del libro e parlare delle performance presentando su grande schermo parti dei miei lavori video, commentando e raccontando aneddoti di backstage, cosa che diverte molto il pubblico che, incuriosito dai progetti, mi fa sempre molte domande. Ringrazio di cuore l’editore Roberto Maggiori e i relatori delle diverse presentazioni, fra cui Massimo Pulini assessore di Rimini, il critico e curatore Luca Panaro, la curatrice e storica dell’arte Cristina Principale, il professor Ferrari di psicologia dell’Arte, il critico e accademico Mark Bartlett, la curatrice e critica Sabrina Vedovotto. E’ stato un gran piacere e un gran divertimento fare queste presentazioni del libro e del mio lavoro con tutti voi!!

 

 

Per chi fosse interessato, il libro è ancora disponibile all’acquisto  > qui

 

 

 

 

 

 

 

 

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LIUBA

PERFORMANCE OBJECTS
Con un testo di Luca Panaro
ANNO DI PUBBLICAZIONE > 2017  PAGINE > 76
IMMAGINI > 94
FORMATO > 20,5 x 25,3 cm
​COPERTINA > rigida
TIRATURA > 200 copie numerate e firmate 
COPIE SPECIALI > da I a X con opera dell’artista inclusa

 

170. Della costruzione di libri e di case-1

Questo 2017 è segnato da una lenta ripresa a costruire, rinnovare, edificare. Un RINASCIMENTO lento ma attivo, faticoso, molto faticoso, ma solido.  Da una parte c’è stata la grande ristrutturazione della casa di famiglia di Viserba, con un cantiere faticosissimo durato più di un anno, e dall’altra la costruzione del mio libro visivo LIUBA PERFORMANCE OBJECTS, anch’esso da molto tempo in cantiere ed ora finalmente in via di realizzazione.

 

E’ curioso, la ricostruzione sta coincidendo con la lenta ripresa dopo la perdita dei miei, ci sono voluti tre anni di elaborazione, ma ora sto ricominciando ad essere operativa. I tre anni trascorsi, invece, li ho passati per così dire a scavalcare le onde tentando di non affogare, ma sono rimasta in mezzo alla tempesta. Fortunatamente però non sono affogata! E’ curioso, dicevo, che questa ricostruzione però sia faticosa, lenta, dolorosa, non facile. Ancora una prova durissima. L’ho sperimentato sia per la casa che per il libro, e ho dovuto serrare i denti per proseguire e per terminare tutto. E ora, a senno di poi, mi piace raccontarvi un po’ cosa è successo.

 

Partiamo dalla casa. Liupirogi e Pagiopa, come l’ho battezzata in onore delle persone della mia famiglia che hanno contribuito a crearla (v. la sua storia qui), è un luogo che amo e in cui sono sempre tornata ogni anno, ogni estate. La grande casa con la terrazza circolare, al quarto piano del condominio progettato da mio papà sopra il terreno della casina dei nonni materni. In questo appartamento, vuoto e appena finito di costruire, ci passai con la mia mamma i primi mesi di vita quando, essendo nata a febbraio a Milano, mia mamma ci andò per stare vicino a mia nonna poichè mio padre ritornava a lavorare in Russia e noi lo avremmo raggiunto dopo nei mesi più miti.

Questa casa quindi fu poi affittata (la nonna preferì abitare al piano terreno del condominio poichè era più comodo non fare le scale!) e ci ritornammo a vivere dopo che la nonna se ne andò. Ai miei genitori non piaceva particolarmente andare a Viserba, e quindi io ero quella che viveva e amava di più questa casa, anche perchè dall’Università in poi per 13 anni ho abitato a Bologna ed era comodissimo raggiungerla. In questa casa i rifugiavo gli ultimi giorni di preparazione degli esami, sfuggendo alla dolce vita bohemienne bolognese che mi seduceva, e riparavo in extremis a viserba per la concentrazione tutta di un fiato per preparare brillantemente l’esame. Così contemplativa questa casa e questo luogo, soprattutto fuori stagione! E anche dopo l’università, innumerevoli volte ci andavo per concentrarmi sui miei progetti artistici o semplicemente per ricaricarmi e rilassarmi.

 

 

Poesia del ‘Rinascimento’ Viserbese

 

 

Papà era molto categorico nel volere gestire la casa e prendere tutte le decisioni, per cui io mi limitavo ad usarla e ad accudirla, la casa, ma non potevo apportare nuove modifiche, nè occuparmi della riparazione di vari problemini che lui non riteneva tale e che quindi non si potevano fare. Negli utlimi anni la casa era piuttosto trascurata perchè papà ci veniva poco e preferiva non pensarci, ed io ci andavo molto ma non potevo farci nulla.

 

Quando purtroppo i miei se ne sono andati, dopo lo tsunami dell’abbattimento di tutte le mie certezze e orizzonti – non avendo sorelle e fratelli perdere entrambi i genitori in tre mesi equivale a passare da avere una famiglia a trovarsi soli nel nulla senza più quel baricentro che, seppur a volte invisibile, era l’ago e il perno della mia stabilità e di ogni mio andare e venire – ho deciso che l’unica certezza da cui potevo ripartire era la ricostruzione e la messa a posto di questa casa che, per certo, rimarrà sempre con me e non vorrò vendere mai. unica labile certezza in un mare insicuro e fluttuante.

 

Così, partendo dalla necessità di buttare giù una parete per recuperare lo spazio dell’ingresso ed estendere la cucina, e riparare dei muri e degli infissi scalcagnati, sono passata a includere il cambio del pavimento e insomma…come succede spesso, da cosa nasce cosa e dovendo coinvolgere degli architetti ti fanno venire voglia (quasi ti costringono) di fare un ripristino totale. In realtà ce n’era bisogno, ma se avessi saputo prima le pene dell’inferno che avrei dovuto patire non so se l’avrei fatto!! loro ti dicono in tre mesi è tutto pronto, e poi invece, oltre ad impiegarci circa un anno, nel quale tu non puoi stare nella casa, che hai dovuto traslocare e liberare, e devi inventarti voli pindarici su dove stare e sul continuo viaggiare, devi inoltre trovare la soluzione per ogni problema strutturale ed estetico (essendo io un’artista mi era impossibile delegare la forma a degli altri, dovevo intervenire in prima persona, creando un qualcosa di super personalizzato!) su materi materiali e problematiche completamente sconosciute, che ti piombano addosso e che devi come ‘studiare’…. di che materiale fare il piano cucina? il pavimento?… cosa esiste in commercio e quale ti piace? come lo vuoi il bidet? e le piastrelle? ecc… per una, come me, che odia fare shopping, le cose da trovare, scegliere e comprare si sono rivelate numerosissime, infinite e sfibranti. Basta, non vi tedio più, ma aggiungo solo che ovviamente la ditta non era quasi mai reperibile, telefonavi al direttore lavori o al capo della ditta e non rispondevano mai, e così la frustrazione aumentava e i lavori si arenavano sempre. Uffa!!!! Però, devo dirvi una cosa: è stata una prova così dura di regia, di coordinamento di lavori, di gestione ansiogena delle spese (ho usato dei risparmi che i miei genitori mi hanno lasciato, e non ero e non sono abituata a gestire soldi e a dover sostenere spese ingenti, facendo tornare la qualità, l’estetica e il prezzo. Insomma per come sono fatta io, idealista, spirituale, artista, viaggiatrice, è stata un’impresa che ha messo a dura prova i miei nervi e la mia fragilità. Però è come se in un certo modo ne sono uscita rafforzata, e poi, dopo sette camicie, devo riconoscere che la casa è diventata davvero bellissima!!!

 

Fiori all’occhiello, di cui mi vanto immensamente 😉 sono la cucina nell’open space con isola circolare, e il mega schermo retrattile sulla terrazza, lungo tre metri, su cui proiettare video come si fosse al cinema (e dove ho cominciato ad organizzare rassegne invitando artisti a mostrare i loro lavori sotto le stelle! v. qui)

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

169. Alla Biennale – performance virtuale

Mladen Stilinovic, Artist at Work, 1978/2017

 

Sono andata all’Opening della Biennale anche quest’anno. Ma senza fare una performance. A dire il vero avevo proprio un’idea pronta che avevo anche accarezzato di realizzare, idea che ho da molti anni e che, con un sesto senso, mi era venuta fuori da riprendere per questa edizione. Poi poichè ero già abbastanza carica di progetti in corso (una personale inaugurata il mese precedente, un nuovo progetto in dirittua di arrivo e i video dei rifugiati che girano) ho visto che avrei avuto poco tempo e poca energia per organizzare questa performance, che di per sè è molto semplice, ma come sempre da organizzare lo è un po’meno.

 

Orbene immaginatevi il mio stupore quando arrivando ai Giardini – cosa che ho fatto il secondo giorno, avendo cominciato dall’Arsenale – vedo la mostra curatoriale iniziare con quello che volevo fare nella mia performance: riposarmi. Dormire. Oggi siamo così tutti indaffarati e ci vengono chieste così tante cose che molto spesso siamo stanchi e mi prendo il diritto e la responsabilità di riposarmi e dormire, senza dovermi sentire in colpa. Un’antitesi all’iperproduzione e all’iper attivismo, che si sente anche nel mondo dell’arte, dove devi essere sempre dappertutto, essere informato su tutto, e nel frattempo avere il tempo per produrre le opere, avere le idee, realizzare gli aspetti tecnici e logistici, scrivere e aggiornare i vari siti e tutto il resto…una fatica enorme e spesso, a buon diritto, si è stanchi.

 

L’idea era quella di andare all’opening con una valigetta, dentro a cui avrei messo un materasso pieghevole. Sono vestita con un vestito bianco tipo camicia da notte, largo e lungo, ma che potrebbe essere scambiato per un vestitone estivo. A un certo punto, nel bel mezzo dell’opening e con le persone che camminano da un’opera all’altra e da un padiglione all’altro, io appoggio la valigetta, tiro fuori il materasso e il piccolo cuscino, e mi stendo a dormire, con ai miei piedi una scritta che dice ‘A volte sono stanca’.

 

Questa è la mia performance virtuale, ossia pronta nel pensiero e non ancora realizzata. Figuratevi il mio stupore quando ai Giardini, all’inizio della mostra curatoriale, vedo ben tre opere di tre artisti che lavorano su questo tema: in tutti e tre i lavori c’è l’artista sdraiato sul letto o sul divano che si riposa. Pensate che coincidenza madornale, se io arrivavo lì, ovviamente ignara delle opere che sarebbero state esposte, e mi mettevo a dormire, reale e fisica e performativa, proprio accanto alle opere fotografiche o installative degli artisti che riposavano sui rispettivi letti o divani. Che roba! Quando ho visto questi lavori non potevo credere ai miei occhi, e constatare come le energie girano e si captano sottilmente. Non saprei dire se avessi fatto questa performance come sarebbe stata la reazione delle persone, non tanto alla performance stessa – che avrebbe funzionato benissimo, già lo so 🙂 – quanto per il parallelo con le opere in mostra che aprono, anche esplicitandone gli intenti, la mostra curatoriale della Macel. Avrebbero pensato che io ne ero al corrente e che mi sono allineata al discorso? oppure avrebbero pensato ma che ci fa questa qui con una performance simile a quei lavori esposti? oppure avrebbero pensato che era una performance facente parte della mostra, oppure avrebbero pensato ma che figata, da una parte abbiamo le foto degli artisti che dormono, mentre qui invece, in piena folla dei visitatori dell’opening della biennale, c’è un’artista che davvero sceglie di dormire e di farci capire cosa è più importante… Insomma, le reazioni potevano scalare dalle stelle alle stalle, dal fiasco alla magia. Che poi ebbene sì una magia era bella e buona, perchè questa idea l’avevo quasi da una decina di anni e guarda caso alcune settimane prima della biennale mi riapparve chiara in mente, e necessaria da fare. Solo però che volevo DAVVERO riposarmi, e quindi non ho fatto la performance…

 

Ma ve lo sto scrivendo perchè questa per me è una performance virtuale, bell’ e che fatta. E il condividerla qui ne sancisce la sua esistenza nell’etere e nell’immaginazione. Forse un giorno la farò davvero, o forse bastano le righe che vi ho scritto qui sopra, ma la performance per me è comunque realizzata, nella sua forma virtuale per ora, che ho condiviso con voi per la sua coincidenza inaspettata e inusuale.

 

Franz West on Divan, 1996

 

Yelena Vorobyeva and Victor Vorobyev, The Artist is Asleep, 1996

 

Ora passo ad alcune righe sulla biennale. veloci, sintetiche, smilze. Ne ho parlato tanto con le persone, in quei giorni, e ne ho letto molto in tutte le sedi, quando sono usciti tutti gli articoli e i commenti, per cui ora (visto che mi sono ‘riposata’ ed è già passata più di una settimana dalla fine dei giorni di opening) non necessita che io mi dilunghi in commenti.

La sezione curatoriale della Macel ha avuto per me ondate contrapposte, fra lavori e sezioni che mi sono piaciute ed altri lavori e sezioni che non mi sono piaciute affatto. Devo dire che, sebbene apprezzi l’ intento della curatrice di dare la parola agli artisti e di non prevaricare con una tematica forte curatoriale, dall’altra la suddivisione per tematiche e sotto-padiglioni l’ho trovata didattica e noiosa. Mi è piaciuta la ripresa di artisti non sempre adeguatamente riconosciuti, come Maria Lai di cui era presente un ampio corpus di lavori bellissimi.

 

Riguardo ai Padiglioni avevo molto apprezzato, prima che si sapesse fosse il vincitore, il padiglione della Germania di Anne Imhof, peraltro avendolo visitato in un momento in cui non c’era l’azione performativa. Mi era piaciuta la poesia e la pulizia di questa installazione di vetri un po’ opachi dove le persone galleggiavano, la prospettiva di questa piattaforma vista dall’esterno del Padiglione e la visione alla quale questa piattaforma dava accesso permettendo di vedere due installazioni sottostanti che davano sensazioni inquietanti ed enigmatiche. Allora non sapevo che il tutto era contemplato con e per la performance, ma il padiglione mi piacque tantissimo. A posteriori, sul web, vidi dei pezzi di video della performance, e devo dire che è la cosa che mi convince di meno (ma avrei dovuto vederla), mentre l’installazione è grandiosa.

Altri padiglioni che ho amato: la Svizzera, col bellissimo e poetico video a due facce Flora di Alexander Birchler e Teresa Hubbard, la Georgia con la fantastica isba vera dentro alla quale piove continuamente di Vajiko Chachkhiani intitolata Living dog among dead lions, il video panoramico di Lisa Reihana per la Nuova Zelanda, qualcosa dei corpi e delle bocche di  Jesse Jones al Padiglione irlandese. Bocciati big come l’Inghilterra, gli Stati Uniti (a parte per l’intervento sulla volta centrale), la Spagna e la Francia.

 

Che devo dire dell’Italia? Si, meglio del solito ( e ci voleva poco…) ma non mi ha del tutto convinto, a cominciare dal titolo… Il mondo magico: ma di cosa? Di magia ne ho vista poca. Casomai inquietudine funerea nell’opera di Cuoghi, e poesia nell’intervento speculare di Andreotta Calo’, il pezzo migliore del Padiglione, a mio avviso.

 

Grandiose, specie nella fase del montaggio, le grandi mani di Lorenzo Quinn sul Canal Grande, ancora migliori in fase di installazione, più misteriose e magiche che non quando posizionate sulla parete a destinazione finale, in cui il loro senso era fin troppo ovvio.

 

 

 

168. Pasqua in solitaria rinascita

Oggi è Pasqua e per la prima volta, forse in tutta la mia vita, l’ho passata da sola, un po’ per circostanze (doveva venire una mia carissima amica che aveva il mal di denti) un po’ perchè avevo voglia di stare sola, forse per fermarmi, per vivere questa festa con più spiritualità, e anche godermi la libertà di ogni attimo.
Vorrei dirvi tante cose, perchè è molto che non ci sentiamo, e non so da che parte cominciare. Vorrei dirvi che è da un mese che, passate le tempeste più tempeste che mai, improvvisamente mi sono trovata quasi tutto d’un tratto a stare bene, a stare bene dentro, a sentirmi rinnovata, a risentirmi felice, a vivere una speranza, ad amare la vita… e poi anche una serie di circostanze favorevoli si sono succedute, ma il motivo profondo è che mi era rinata una pace interiore e una pienezza, finalmente ricompariva un centro. E allora prendi le cose e le persone con più positività.

 

Non so spiegare, ma dopo 3 anni (a maggio) di dolori è come se ora fossi uscita dai miriadi livelli del lutto per sentirmi come purificata e fuori dal dolore. E ho vissuto da allora questo mese con grande serenità, gioia nell’affrontare le cose, ottimismo, divertimento…come se sentissi la vita davvero riprendere a scorrere nelle vene. Ve lo dico non solo per condividere con voi questo mio benessere profondo, ma soprattutto per dire a tutti voi che prima o poi si esce dal lutto e la vita riprende, non come prima, ma forse più forti di prima. Vi dico che si può uscire a rivedere le stelle, a sentirsi grati di vivere, e a trovarsi a parlare con la mia mamma e il mio papà, che non ci sono più, con una tranquillità e pace, come se fossero qui, ma senza il dolore della perdita. A volte ho pianto ancora per la mancanza della mia mamma, o per la paura delle cose che mi sovrastavano e la mancanza di mio papà, ma era un pianto passeggero, sottile, che lasciava posto a un sole successivo.
E allora vi racconto questa giornata di Pasqua di una gioia profonda, vissuta nella solitudine, ma che era pienezza, e non era solitudine, era il sentirsi avvolti in un abbraccio col cielo, col sole, con Dio, coi miei genitori, con le persone del mondo. Un grande abbraccio cosmico. Stamattina inoltre, per caso non voluto poichè i lavori sono in ritardo estremo, è accaduto che fosse il primo giorno che erano pronti il bagno e la cucina della casa di Viserba in ristrutturazione da settembre (!) che tanto mi ha fatto soffrire, e oggi invece è stato il simbolico giorno della prima doccia nel bagno rinnovato e il primo the nella cucina nuova con l’isola tonda..un momento che mi sono goduta da sola, centellinandolo, festeggiando e sentendomi anche un pizzichino orgogliosa.
E’ stranissimo che solo ora mi stanno apparendo cose che avevo tralasciato o perso dopo il grande trauma, come se solo ora mi stessi riconnettendo a ciò che ero prima che succedesse. Solo ora mi sta ricominciando a funzionare la memoria, perchè ho passato un lungo tempo senza riuscire a memorizzare più niente e anche spaventandomi che avessi perso la memoria, ma ero impedita di memorizzare perchè ero sparita anch’io insieme ai miei genitori. Ora sto ricominciando ad esser capace di memorizzare, è come se ricominciassi a vivere. Sono passati 3 anni, 3 lunghi anni, e ora proseguo, con la presenza dei miei nel cuore e la gratitudine per loro in tutto ciò che faccio. Mi mancano ancora tantissimo, e mi manca anche non potergli mostrare ‘come sono brava’, come per esempio stamattina quando ho potuto inaugurare mezza casa (il resto è ancora cantiere!) e vedere che dopo tanto stress e sofferenza la casa di famiglia sta diventando ancora più bella, e sentirmi un pizzico orgogliosa, e non potergliela mostrare, o sentirmi bella, coi capelli col colore fresco e le striature rosse, e non poterglielo fare vedere e sentirmi dire da mia mamma: come stai bene! Ma sono serena, sento che loro sono risorti con me e li porto entrambi in me.
Vi abbraccio forte a tutti e spero che la vostra Pasqua sia stata piena, non importa se di gioia, o di dolore, ma la pienezza è segno che siamo VIVI.
Con tanto amore
Liuba

167. Donating to refugees at Tempelhof cafe

Getting into the big refugees camp at the Tempelhof former airport was not possible without appointments with volunteers.
I contacted them and I went into the camp cafe (hangar 1) which is the only place where not refugees people can go and can meet them.

 

My mission, at the moment, is to donate the small income coming from the two copies of my refugees videos edition which were sold at the edition launch. I also want to open a ‘canal’ to reverse any future income from those sales directly into the hands of refugees.

 

I met two young guys, teenagers, one from Syria and one from Afghanistan and I simbolically donated to each one the proceeds of the videos, one for each.
It’s just a drop into the ocean, but the refugees art project is generating real help.
This is a performance.

 

 

166. Refugees video edition launch a Berlino

Martedì 17 gennaio ero a Berlino ad Image Movement a presentare l’edizione a tiratura illimitata dei miei video con e sui rifugiati, che sarà disponibile in vendita (braccialetto usb con i video e pieghevole info + poster) e il cui ricavato andrà in parte ad aiutare direttamente i rifugiati.

 

Mi piace molto Image Movement, dove avevo presentato un’antologica dei miei video lo scorso anno sempre a gennaio, è un posto dedicato alla video arte, al video d’artista, al video sull’arte, ai film d’autore e alla musica di ricerca. E’ un piacere andare a piluccare novità e piccole golosità in questo spazio, e sono felice che da ora in poi sarà possibile anche trovare i miei video in vendita!

 

E’ in realtà un’eccezione che i miei video siano distribuiti a tiratura illimitata (ma degli stessi lavori esiste anche un’edizione da collezione a tiratura di 3, come per gli altri miei video), ma visto la tematica così universale e attuale di questi lavori ho sentito il bisogno che queste opere circolassero anche fuori del ristretto contesto dell’arte o dei festival e che fossero accessibili a tutti. E’ un esperimento, ma anche una dichiarazione concettuale 😉

 

Ed ecco alcune foto:

 

 

 

 

165. Il mare nero della troppa abbondanza

Sono arrivata a Berlino per presentare l’edizione a tiratura illimitata dei miei video sui rifugiati che feci a Berlino e che sono nati da delle performance realizzate con loro, durante la protesta di Oranienplatz e dintorni.

Tutto era cominciato quando ero arrivata a Berlino nell’autunno del 2013.

 

Mi viene da pensare a questi 3 anni (e 3 mesi), di come miriadi di cose si siano succedute nella mia vita, e sicuramente per me non facili, e come la mia venuta a Berlino, città dove in un certo senso avevo intenzione di stabilirmi, almeno per qualche tempo, sia stata da allora un continuo mordi e fuggi fra il venire e l’andare, fra il portare avanti dei progetti legati a questa città, soprattutto riguardo la realizzazione e lo sviluppo del progetto dei rifugiati, e il mio stare in Italia, affrontando la perdita, il dolore, e poi anche la gestione pratica di ciò che mi hanno lasciato i miei genitori, arrivandomi sulle spalle tonnellate di lavori e responsabilità, di cui non ho avevo mai avuto competenze.

 

In un certo qual modo mi sento soddisfatta di essere ancora qua, di aver mantenuto un briciolo di forza per focalizzarmi sui miei progetti artistici – oserei definirli progetti artistici-umanitari, che è ciò che davvero mi preme di più in questo momento – e per non abbandonare tutto. Mi sento un pochino orgogliosa di aver avuto e avere la forza di attraversare un mare in tempesta senza perdermi totalmente e senza affogare, anche se un po’ di naufragi sono successi e parecchie sbandate e depressioni sono lì a chiedere il loro spazio, ed io che lotto per non darglielo tutto, senza darmi per vinta.

 

Devo ammettere, e so che forse mi capirete anche perché lo sento nell’aria come un fenomeno diffuso, che spesso mi sento abulica o meglio demotivata, persa in un mare enorme di informazioni e in una marea di cose da fare gestire leggere rispondere, che si fatica a vedere ciò che realmente vale, e ciò per cui vale la pena dedicare il proprio tempo. Soprattutto risulta difficile rispondersi alla domanda cosa valga davvero la pena di fare, quando in questo mare di cose tutto sprofonda senza che appaia veramente e dove tutto ciò che facciamo rischia di sommergersi all’istante ed essere dimenticato come quasi tutto il resto, inghiottito da questa massa scura di troppo di tutto.

 

Da artista poi ti chiedi a cosa cavolo serve l’arte, quando nel mondo ci sono così tanti problemi, quando ciò che facciamo è come una goccia in un oceano, quando andiamo alle mostre e ci sentiamo un senso di nausea (a me succede sempre più spesso) per l’inutilità e a volte la bruttezza delle opere esposte, come se l’arte fosse anche meno di un divertissment, uno spreco, quasi, molte volte. Certamente quello è un tipo di arte che non mi interessa, ma spesso e volentieri è ciò che la maggior parte della gente vede come ‘arte’ ed etichetta come tale. Mi sembra tutto molto sterile. Mi prende a volte un senso di impotenza a pensare che, bello o brutto, impegnato o non impegnato, noto o meno noto, tutto ciò che facciamo venga poi inghiottito nel buio della molteplicità della saturazione che oggi ci avvolge.

 

E con queste riflessioni in ogni modo sono qui, a prepararmi per il mio intervento di domani a Image Movement, con l’atmosfera di Berlino che come sempre mi ispira alla calma e alla riflessione, e di questo ringrazio.

Sto con una leggera insoddisfazione per la riuscita della stampa dei pieghevoli dei video, file venuto benissimo e fatto in collaborazione con la mia amica grafica Monika Redin, ma stampato e confezionato in una maniera che un po’ lo avvilisce. E mi avvilisco anch’io perché mi piace poco e perché lo volevo bellissimo, e mi avvilisco al pensiero che probabilmente tutto ciò non servirà a nulla, perfetto o non perfetto che sia, e che il lavoro dei miei ultimi 3 anni riguardo ai rifugiati non serve a nulla e a nessuno. Vedete, è strano, ero sempre stata una persona entusiasta e di instancabile slancio per tutto ciò che intraprendevo e per cui credevo, e mi ritrovo ad essere così nichilista.

Ma davvero sono i tempi che ci stanno cambiando inesorabilmente o sono solo le mie vicende personali? Ci sarà un tempo dove ritorneremo a sentire di avere uno scopo efficace per cui adoperarsi e un entusiasmo rinnovato?

 

Vi aspetto domani. Intanto è stato bello scrivervi. Forse non devo domandarmi nemmeno se sia utile o inutile, perché almeno per me è stato un piacere scrivervi.

 

 

Copertina/poster dell’edizione illimitata dei due video su e con i rifugiati realizzati a Berlino

 

 

164. L’arte, il viaggio, le incombenze e la ristrutturazione
Poesia del Rinascimento
Poesia del Rinascimento – Liupirogi e Pagiopa, Viserba, sett. 2016

Diciamo che da sempre ho tagliato tutto, nel senso che non ho mai avuto cose materiali e non ho mai guadagnato tanto con la mia arte, ma ho sempre avuto le risorse per riuscire a mantenermi. negli ultimi 15 anni, avendo avuto una casa in regalo, avevo sempre affittato una o due stanze in questa casa (in cui ho una stanza da studio, una da letto e una affittata) per mantenermi la casa – a milano – e non essere dipendente da uno stipendio fisso per vivere, permettendomi di vivere con molto poco e di avere tantissimo tempo per la ricerca e per la creazione.

 

Inoltre, sino a due anni fa, questo meccanismo mi permetteva di affittare anche la mia stanza e andare in altre parti del mondo affittando una stanza a mia volta. E quando partivo in un certo modo fuggivo sempre dalle incombenze e bollette e burocrazia che ci attanagliano nel luogo dove risiedi. Io non sono mai partita per l’india, come molti fanno per trovare un conforto, ma partivo per i luoghi dove potevo fare arte ed avere stimoli, ossia prima New York e poi utlimamente Berlino. Ho vissuto gli ultimi 15 anni lasciando le mie cose nella casa un po’ deposito di Milano che nel frattempo era occupata da altre persone (con le quali fra l’altro ho sempre avuto ottimi rapporti, perchè essendo la mia casa in centro, un po’ originale e con un buon prezzo, è sempre andata a ruba e non ho avuto mai difficoltà a trovare persone), e vivevo con la valigia in varie stanze del mondo, pensando all’arte e quindi stando bene, in una sorta di ritiro.

 

Ovviamente in tutto ciò avevo una famiglia, che erano i miei a Milano (e un compagno canadese che spesso mi raggiunge nei miei spostamenti, anche lui senza un soldo e anche meno di me, che almeno avevo una casa), e tornavo sempre regolarmente a questo centro, che era il fulcro dei miei spostamenti. Certo era sempre stata una vita dura, senza sicurezze, senza un vero e proprio spazio da vivere (affittando parte della mia casa ho sempre vissuto in meno spazio di quanto mi avrebbe fatto comodo), e gestendo con fatica la parte economica, ma avevo acquisito una abilità estrema a muovermi attraverso network di persone, e tutto aveva un senso e un centro.

 

Ora, dopo la scomparsa dei miei tutto è crollato, soprattutto loro come baricentro, e sono andata in mille pezzi. Sto ricostruendomi un pochino, ma il percorso di ripresa dal lutto se mai avviene è un percorso lungo e graduale. A tutto ciò si aggiunge, e mi complica come non mai perchè non sono abituata, la gestione piombata su di me di tutte le loro cose. E’ ovvio che quando non stai bene e non sei lucida non riesci ad occuparti di molte cose pratiche, per cui ho anche rimandato il capire cosa fare, ma nel frattempo queste due case in più mi hanno dato grattacapi, spese, e quant’altro, e per di più non ho capito nemmeno dove vorrei vivere e dove è meglio vivere.

 

Ho deciso di cominciare a sistemare la casa di famiglia che adoro a Viserba (RN), il mio nido creativo da quando sono nata, e però gestire tutto ciò è un’impresa che mi sta sfibrando, fra architetto, impresa, scelte, pagamenti, responsabilità, paure, ansie, arrabbiature, ritardi, appuntamenti, ricerca materiali, ecc (e nel frattempo non posso nemmeno dormire lì e mi divido fra casa di amici a rimini e casa di milano, invece di andarmene a berlino come ho fatto altre volte per emigrazione creativa, dove penso solo all’arte ( e ciò mi fa bene! è come essere in un monastero….!ma pieno anche di gente!).

 

So che dovrei tagliare, ma cose pratiche come cercare un’agenzia, liberare la casa dei miei per affittarla o venderla (venderla ora affettivamente non ci riuscirei) mi sono troppo faticose e dispendiose, perchè nel frattempo devo occuparmi delle perdite della casa dei miei, dove l’inquilina di sotto ha fatto una causa per infiltrazioni, e anche di molte altre beghe a rimini. ed io soffro perchè non riesco ad andare nel mio ritiro artistico spirituale – che può avvenire dapperutto e in nesusn luogo, basta che mi accoccolo nel mio ritmo…

 

Non dico che mi lamento, ma davvero è un momento dfficile. e non è così facile, come qualcuno mi consiglia, il tagliare, nella mia situazione attuale. Certo, so che lo farò, non posso vivere con questi fardelli, ma il tutto è appesantito, se così si puo dire, dal TROPPO amore: troppo amore per i luoghi che hanno avuto a che fare col mio passato e con i miei genitori, troppo amore nei muri, nei mobili, nei luoghi… non so se rendo l’idea.

 

Vorrei fuggire come facevo sempre e rifugiarmi a Berlino a fare video, o altrove, o viaggiare, ma se non sistemo questa macedonia di cose pratiche, di case senza averne una, e di incombenze arrivate sulle mie spalle all’improvviso, senza che mio padre mi spiegasse niente, non so come posso fare. Già alterno momenti dove mi ri-prendo il mio tempo e mi isolo dal mondo, ad altri dove il mondo mi vuole e dove, perchè le cose accadano, devo usare un sacco di energie  e di tempo, che preferirei usare nel mio solito modo meditativo e artistico.

 

Di una cosa sono certa: non cambierò il mio modo di vivere solo perchè mi sono arrivate più disponibilità economiche. meno si ha meglio si sta. so però che sto passando un duro periodo di transizione, e che la cosa che mi piace, e che so fare, è vivere al vento ( ho cominciato diciannovenne a fare viaggi esistenziali dove tutto era una novità e una scoperta interiore, lavorando per tre mesi nei fiordi del connemara, e poi il lungo periodo in Brasile, alcuni anni dopo la laurea…anche allora partii perchè mi sentivo nel pantano e mi dissi: invece di farmi raccogliere col cucchiaino, vado a rigenerarmi altrove! E così avvenne! Tornai da là con una dose a 3000 di energia vitale, che non passava inosservata… ) ma non so come liberarmi delle incombenze che mi sono piovute addosso. Le sto dipanando a poco a poco, ed è un lavoro certosino. spero che almeno mi fortifichi un po’ e mi faccia forse crescere ancora.

 

163. Il cammino nella palude

Carissimi, è molto che non scrivo qui, poichè sono alle prese forse col momento più difficile della mia vita. Ma poichè anche questo fa parte della vita di un’artista, che è la vita di noi tutti solo filtrata da un diverso modo sensibile di vedere, da una qualche pazzia o coraggio, forse, e da una serie di opere da fare, finire e conservare (come si sta presentando forte ora il problema di conservare le opere dopo più di vent’anni di lavoro!), allora ho deciso che metto nel piatto anche questa fase difficile della mia vita, e ne scrivo, consapevole che a qualcuno magari può giovare confrontarsi o immedesimarsi anche con gli aspetti più profondi e complessi. Voi sapete che sono sempre vera, e che mettere a nudo ciò che sono, che vivo e che provo, e un progetto in cui credo, per donare e compartire ciò che si chiama vita.

 

Non so come è andata la Pasqua per voi. Per me in maniera anche piacevole la domenica di Pasqua, in cascina con amici cari, e anche focalizzata sul senso profondo e mistico di questa festa, oggi è il lunedì di Paqua e sono invece molto triste, che mi sembra che nulla abbia più senso e vedo come la mia vita finita, dove ciò che è stato è stato, e ciò che non è stato non sarà più. Da quando entrambi i miei genitori mi hanno lasciato (e sono due anni ma è come un giorno, diluito in pezzettini di percorso molteplici e duri) non riesco più a pensare come una ‘giovane’, forse avendo fatto per molti anni, anche da adulta, la vita della giovane e della figlia. Riuscivo a costruire forse solo quando c’era mio padre che mi contrastava, e la mia mamma che mi accoglieva in un lago di amore. Non c’è più tutto questo e tutto ciò che era me e la mia vita non la trovo più. Mi accade di cercare di cambiare, e poi essere insoddisfatta ancora, perchè il buco è qualcosa che è dentro, mi viene a noia tutto ciò che prima facevo con gioia, mi vedo in una vita che non riconosco, e fatico in ogni cosa.

 

Mi sento così sperduta che è come un baratro che mi mangia a volte, e mi sembra che la vita sia come passata ormai. Mi sembra di essere diventata vecchia per fare ancora alcune cose nuove, vecchia per cominciare un’altra vita, vecchia per fare nuovi progetti. Tutto ciò che sto facendo mi lega al passato, perchè vorrei trovare una vita che non c’è più. sto facendo un sacco di fatica per cercare di aggiustare e rimettere in sesto la casa dei miei (peraltro nuova ma sto ancora finendo il doloroso lavoro di aprire i cassetti, di decidere cosa fare delle cose, di curare la terrazza e le cose rinsecchite ed è atroce ricordare ogni momento, e vedere gli oggetti…) perchè la sto facendo rinascere, ma implica un sacco di compiti, burocrazia e lavoro, poi mi sto impegnando da molto a rimettere in sesto la casa di Rimini, quella della nostra famiglia, ed ora ci sono solo io. Tutto mi ricorda il passato, e non riesco a liberarmene perchè ho adorato questi luoghi, e se cerco di trasformarli è una grande fatica e inoltre mi dico sto lavorando per ripristinare un passato che non c’è più. Prima erano dei miei, ed io vagavo leggera da un fiore all’altro, facendo i miei sacrifici e le mie fatiche per mantenermi con un lavoro che non paga abbastanza ma portandolo avanti perchè era la mia missione, vivevo con poco e tutto ciò che avevo me l’ero conquistato. Ora gli stessi luoghi che prima erano una gioia sono diventati croce perchè loro non ci sono più, e croce perchè devo gestirli io, e soccombo fra le incombenze, e non ho una testa strutturata per queste cose, o meglio riesco anche a fare queste cose, ma devo fare così tanti sforzi per tenere tutto sotto controllo e ricordarmi tutto, che poi non riesco più a vivere le altre cose… Non posso cancellare questi luoghi perchè fanno parte della mia vita, ma sono anche un passato che non c’è più. posso solo trasformarli, ma trasformarli, da sola, implica una fatica immane, qualcosa lo sto facendo, ma sono molto stanca, molto stanca, e parte di me vorrebbe fare altro…

 

Ogni tanto penso che dovrei fuggire all’estero, come ho sempre fatto d’altronde, ad ondate, nella mia vita, per essere in un territorio così neutro dove mi concentro solo sulle persone care, e sul mio lavoro. però poi mi mancano delle radici, anche una casa che rappresenti queste radici, e le uniche radici le avevo prima da qualche parte, i miei e la loro casa, dove sapevo che potevo ritornare (ho sempre avuto una mia casa, ma era un porto di mare i cui accumulare le mie cose, i miei libri e le mie opere, non un nido in cui tornare..). Allora aveva senso fare i mille salti mortali in giro per il mondo, quando c’era il mio nido a cui tornare e da cui sentirmi accolta. Ora che questo nido non c’è più, non mi è nemmeno più possibile fuggire all’estero, perchè non avendo niente a cui tornare, mi dico che devo costruire da qualche parte questo nido. e mi sento persa, dispersa, incasinata, e inutile. tutto è troppo. dove costruire un nido non lo so, perchè forse non ho mai costruito in passato un mio nido e non lo so fare, riuscivo ad abbellire e a dare vita al nido di altri, non so. Mi sento una scema perchè qualche anno fa mi piaceva molto stare a Berlino, mi sembrava che mi aiutava a produrre delle opere creative, e mi divertivo molto, e ci portai addirittura mia mamma, ma ora mi sembra che non ha più senso andarci, perchè un conto è andarci per alcuni mesi e poi tornare al nido regolarmente, come facevo, oppure essere lì con la mia mamma che quando era tutto il mio nido, un conto ora è andarci fissa, ma sentirsi in un paese non tuo, distante anche solo dalle cose e dagli oggetti che ti ricordano i tuoi cari, e non avere nessuno più dove tornare, e allora è meglio restare qua direttamente. Mi sembra che tutto e il contrario di tutto siano possibili e che in queste possibilità senza radici tutto è interscambiabile e alla fine ci si blocca. Mi sento quasi paralizzata, imprigionata da ragnatele di ricordi e di cose che mi tengono legata, mentre prima ero libera e su questa libertà fondai la mia vita, rinunciando anche a molte cose.

 

E forse non sono capace che di vivere svolazzando da un fiore all’altro e da un’opera all’altra. ma questo si fa quando si è giovani, io ora mi vedo in un futuro in cui da vecchia è patetico girare di fiore in fiore e mi sento anche così tanto stanca di tutto, senza una famiglia e senza un modello di vita che ho costruito per la mia età più adulta e matura. Non sono catastrofica o pessimista, nel fondo ho sempre come una buona stella che al momento opportuno si fa sentire e mi illumina i momenti più bui, ma non so quando dove e come uscire dal tunnel (o il tunnel è la nostra condizione di vita?).

 

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Ho scelto di postare queste immagini in cui mi riconosco ancora, di una performance del 2002 intitolata ‘Uscita irreale’ che è un duetto fra performance e video: se ‘virtualmente’ nel video è possibile uscire dalle scatole e ritrovarsi nudi e liberi, nella realtà le scatole rimangono, ci avvolgono, e anche quando pensavamo di averle distrutte ricrescono sempre, vuoi create da noi stessi o dagli altri o dalla società..

162. Grazie Umberto e buon viaggio

Sono colpita e commossa per la morte di Umberto Eco. Lo vedevo come un grande papà bonario, e ricordo con immensa gratitudine le sue lezioni all’Università di Bologna, dove ci faceva ridere come matti spiegandoci tutte le regole del linguaggio e della comunicazione. Un grande, un grande studioso, un grande semiologo, esegeta, scrittore, affabulatore, uomo. Proprio perchè aveva una conoscenza profondissima ed enorme la trasmetteva con una semplicità e una frizzantezza esilarante. Le sue lezioni erano spettacoli, di un godimento estremo. Ho letto quasi tutti i suoi libri, anche e soprattutto quelli di semiotica, e ricordo che un giorno, molti anni fa, ero in treno e leggendo il suo ‘lector in fabula’ ridevo da sola come una pazza. il mio vicino di treno, incuriosito, dopo mezzora che sghignazzavo, non ha resistito e mi ha chiesto cosa cavolo stessi leggendo di così divertente, ed io gli risposi, con suo grande stupore: un libro di semiotica di Umberto Eco!
Eco parlava delle più innovative teorie facendo gli esempi più quotidiani e ridicoli. Ne ricordo uno, presente proprio in Lector in fabula. Per spiegare l’importanza del contesto per decodificare una frase che nel suo.essere segnico è ambigua, Eco fa questo esempio: “Paolo parla con Piero e gli dice: io faccio l’amore con mia moglie tre volte la settimana. Piero risponde: anch’io’. Ora, come facciamo a sapere se i due parlano delle loro prestazioni amorose oppure se Piero si fa la moglie di Paolo? Ovviamente le parole di Eco erano molto più ridicole, però il senso era questo, e ancora lo trovo un esempio geniale.
Grazie Umberto, per il tuo sapere, per il tuo trasmetterclo con gioia e per quel fascino esilarante che ci regalavi ad ascoltarti a bocca aperta, per la tua grandezza umana e culturale. Grazie e buon viaggio.

 qui di seguito una bella intervista recente, pubblicata da doppio zero:
 
 
161.masterchef

E’ stato strano per me scoprire quanta gente segua Masterchef, programma che, devo essere sincera, io non sapevo nemmeno che esistesse. Sino a un anno e mezzo fa, quando mi chiamarono per partecipare a una trasmissione come ospite assaggiatore. Era una trasmissione dedicata a Frida kahlo, di cui c’era una importante mostra a Roma, e decisero di invitare artisti e personaggi dell’arte a fare da assaggiatori. Io accettai volentieri perchè quella telefonata venne nell periodo più nero e più triste della mia vita, e la data in cui dovevamo registrare la trasmissione, il 13 luglio, era un chiaro segno per me che in questo invito ci fosse lo zampino della mia mamma, che mi aveva lasciato. Così andai a Roma per registrare la trasmissione, certo non in forma, ma l’esperienza fu interessante, anche se non esilarante. Avevano imbandito una grande tavolata di vetro, in cui ci avevano fatto accomodare, e ci avevano preparato dicendoci soltanto che dovevamo commentare i piatti riferendoci al gusto ma anche all’estetica dei piatti, e che i concorrenti dovevano cucinare ispirandosi a Frida Kahlo. Il tutto fu abbastanza breve, quando si iniziò a girare, e quando cominciammo a riscaldarci nel chiacchierare, scaldati da un po’ di vino e dimenticandoci delle telecamere, e trovando piacere e neaturalezza nella conversazione – Bonami, che era davanti a me, era uno dei commensali più spiritosi – le riprese finirono. All’inizio invece eravamo un po’ più impacciati e freddini. I piatti ci hanno un po’ deluso, 4 portate in tutto, due per squadra, e con delle grandi macedonie di gusti e ingredienti: cernia con pezzetti di frutta e cacao, e quanti più mix possibili che toglievano per lo più il piacere della qualità degli ingredienti che non si sentivano più. Ricordo di una commensale che disse appunto di un piatto: è una cernia affogata nella macedonia!

masterchef4

Nel complesso l’esperienza è stata interessante, forse più per vedere dietro le quinte e la preparazione della trasmissione, più che la partecipazione in sè, che fu troppo corta per poter divertirsi davvero – dovevano essere almeno una decina di piatti diversi ad arrivare e alcuni bicchieri di vino in più! Comunque mi ha colpito il fatto che molte persone, dai contesti più disparati, quando la trasmissione andò in onda, molti e molti mesi dopo la registrazione, mi fermavano dicendomi che mi avevano vista a masterchef: impressionante, pensavo, anche lui o lei vede masterchef? Ed io non sapevo nemmeno che esisteva, e per vedermi la puntata quando andò in onda trovai l’unica amica che avevo che aveva l’abbonamento al canale dove c’era masterchef, che io e nessuno dei miei altri conoscenti aveva 😀

Comunque per chi lo vuol vedere, ecco il video della trasmissione che è andata in onda. Naturalmente hanno fatto un mega montaggio e preso pochissimi frammenti del nostro stare a tavola e assaggiare e commentare. Ma è divertente rivederlo!

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160. La soglia

“Nel lutto si sta in quello strano luogo che è una “soglia”. E l’insidia è non riuscire a muoversi di lì. La soglia è un luogo particolare: da dove si può guardare indietro, vedere tutto il cammino fatto per arrivarvi; ma da dove si può anche guardare al di là, guardare dentro, guardare oltre. Si vive il dramma se attraversarla o no. Se si pensa di varcarla si ha l’impressione di perdere per sempre quanto sta prima. Se non la si attraversa, si sente il rischio dell’immobilità, della morte psichica, ossia della percezione di essere vivi in una condizione di paralisi.”

160. Grazie Isa

Ricevo da Isa e faccio galleggiare qui la mia gratitudine: “Tu sempre la solita delizia aperta alla luce che allarga la frontiera del bello ….”

 

 

 

Isa Traversi in choreography. Thanks Isa!    

159. La soglia

“Nel lutto si sta in quello strano luogo che è una “soglia”. E l’insidia è non riuscire a muoversi di lì. La soglia è un luogo particolare: da dove si può guardare indietro, vedere tutto il cammino fatto per arrivarvi; ma da dove si può anche guardare al di là, guardare dentro, guardare oltre. Si vive il dramma se attraversarla o no. Se si pensa di varcarla si ha l’impressione di perdere per sempre quanto sta prima. Se non la si attraversa, si sente il rischio dell’immobilità, della morte psichica, ossia della percezione di essere vivi in una condizione di paralisi.”

159. Grazie Isa

Ricevo da Isa e faccio galleggiare qui la mia gratitudine: “Tu sempre la solita delizia aperta alla luce che allarga la frontiera del bello ….”   Isa Traversi in choreography. Thanks Isa!    

158. Sui rifugiati, i media italiani, le testimonianze

Non riesco a capire come mai (meglio tardi che mai) il problema dei migranti, del loro sfibrante e pericoloso viaggio per sfuggire a guerre, persecuzioni e violenze, le leggi europee che impediscono di avere documenti se non dove non sei sbarcato (e quindi solo in italia) ecc.. siano diventati pubblici mediaticamente in Italia SOLO ORA, mentre è da anni che c’è questa situazione, e infatti a Berlino il problema dei rifugiati era esploso dal 2012 con la solidarietà di tutte le persone e con la tendopoli dove i rifugiati dormivano e protestavano a Oranienplatz, nel centro di Kreuzberg. Sto terminando un video che avevo cominciato a berlino nel 2013, dove parlo anche di queste cose, con testimonianze reali.
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Gli anni scorsi in Italia il fenomeno dei migranti e rifugiati era letto e visto solo come ‘persone che vengono qua a rubarci il lavoro’. Eppure, dall’altro lato, il governo ha invece fatto e aiutato i rifugiati: ho sentito molte storie in questi anni a berlino di rifugiati africani che erano sbarcati a Lampedusa ed avevano ricevuto una grande assistenza dal governo italiano, che li smistava anche in alberghi in ogni parte di Italia. Ovviamente questa ospitalità aveva una fine, e poichè il lavoro in italia non c’era (ricordiamoci che il 2013-14 è stato il picco della crisi in italia) cercavano lavoro in Europa. Alcune persone mi hanno raccontato che avevano trovato lavoro per un periodo in Italia, ma con l’acuirsi della crisi l’avevano perso, quindi avevano pensato di andare via, al nord europa, e moltissimi in Germania. E che succede? si trovavano in Germania come deportati, senza avere diritto ai documenti e senza avere il diritto di cercare lavoro. Fortunatamente per loro Berlino che è la capitale della Germania e la rappresenta, è una città ‘anche’ alternativa, e una parte dei politici ha preso a cuore e difeso i loro casi, mentre altri politici del governo continuavano a sostenere che ‘Lampedusa is in Italy’ e per cui il problema dei migranti erano cazzi nostri, come si suol dire. Addirittura ho saputo che Monti, per cercare di ‘risolvere’ il problema del continuo arrivo dei rifugiati dalla Libia, Siria e via dicendo (che, ripeto, c’era già allora), ha dato un ‘bonus’ di 500 euro a chiunque volesse uscire dall’Italia, per aiutarli ad andare altrove, e per lavarsi le mani alla Pilato, come d’altronde faceva l’Europa, che non ha lasciato si può dire l’Italia sola con questo problema.

 

Quindi queste persone accettano con gioia il bonus di 500 euro e se ne vanno dall’Italia con la speranza di trovare lavoro in zone europee più ricche, e dove i rifugiati sono più tutelati. E che succede? Non solo arrivano in uno stato dove non conoscono nessuno, ecc. ecc. non hanno neache i documenti validi per restare o per lavorare! Addirittura ho conosciuto molti che dovevano andare in Italia per ‘rinnovare’ i loro documenti, documenti però che in Germania non erano validi. Ciò ovviamente ha scatenato un caso politico anche in germania, e le fazioni dei politici si sono divise in due, la via dura e razzista del ‘no li vogliamo’ e la via aperta di chi li voleva aiutare. Ma la legge che consente a un rifugiato di ottenenere i documenti in Europa SOLO nel primo paese in cui tocca terra, non è stata ancora modifcata. E la stampa italiana, allora, non ne parlò affatto di questo bonus di 500 euro dato da Monti per tamponare il problema (ho guardato adesso anche sul web: nessuna traccia…)

 

Quindi strabuzzo gli occhi ora a vedere che finalmente i media italiani si stanno occupando di questa realtà, e di questo problema, ma perchè solo ora, con anni di ritardo?? Purtroppo un paio di anni fa e più, i problemi erano sempre gli stessi, e i nostri politici nascondevano la testa sotto la sabbia facendo gli struzzi e cavalcando l’onda emotiva (che avevano creato coi media) che sosteneva che gli italiani non volevano gli ’emigrati’ che gli rubavano il lavoro. E forse purtroppo solo ora, dopo che le morti nel mediterraneo sono continuate e acuite, anche in italia si sta facendo luce su questa situazione. E se i media danno le informazioni più o meno giuste, la gente risponde e reagisce (come gli episodi di solidarietà che stanno accadendo in italia, e che a berlino erano cominciati nel 2012) e i politici non si possono sottrarre a prendere decisioni, che possano tutelare tutti, anche i più deboli.
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Alcune immagini tratte dalle performance fatte con e per i rifugiati. Dall’alto in basso:  Refugees Welcome, 2013-2014 – YOU ARE OUT, 2014, Senza Tempo (Without Time) 2015 http://liuba.net/projects/refugees-welcome-2/?lang=it

158. Sui rifugiati, i media italiani, le testimonianze

Non riesco a capire come mai (meglio tardi che mai) il problema dei migranti, del loro sfibrante e pericoloso viaggio per sfuggire a guerre, persecuzioni e violenze, le leggi europee che impediscono di avere documenti se non dove non sei sbarcato (e quindi solo in italia) ecc.. siano diventati pubblici mediaticamente in Italia SOLO ORA, mentre è da anni che c’è questa situazione, e infatti a Berlino il problema dei rifugiati era esploso dal 2012 con la solidarietà di tutte le persone e con la tendopoli dove i rifugiati dormivano e protestavano a Oranienplatz, nel centro di Kreuzberg. Sto terminando un video che avevo cominciato a berlino nel 2013, dove parlo anche di queste cose, con testimonianze reali. (v.progetto refugees welcome)

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Gli anni scorsi in Italia il fenomeno dei migranti e rifugiati era letto e visto solo come ‘persone che vengono qua a rubarci il lavoro’. Eppure, dall’altro lato, il governo ha invece fatto e aiutato i rifugiati: ho sentito molte storie in questi anni a berlino di rifugiati africani che erano sbarcati a Lampedusa ed avevano ricevuto una grande assistenza dal governo italiano, che li smistava anche in alberghi in ogni parte di Italia. Ovviamente questa ospitalità aveva una fine, e poichè il lavoro in italia non c’era (ricordiamoci che il 2013-14 è stato il picco della crisi in italia) cercavano lavoro in Europa. Alcune persone mi hanno raccontato che avevano trovato lavoro per un periodo in Italia, ma con l’acuirsi della crisi l’avevano perso, quindi avevano pensato di andare via, al nord europa, e moltissimi in Germania. E che succede? si trovavano in Germania come deportati, senza avere diritto ai documenti e senza avere il diritto di cercare lavoro. Fortunatamente per loro Berlino che è la capitale della Germania e la rappresenta, è una città ‘anche’ alternativa, e una parte dei politici ha preso a cuore e difeso i loro casi, mentre altri politici del governo continuavano a sostenere che ‘Lampedusa is in Italy’ e per cui il problema dei migranti erano cazzi nostri, come si suol dire.

Addirittura ho saputo che Monti, per cercare di ‘risolvere’ il problema del continuo arrivo dei rifugiati dalla Libia, Siria e via dicendo (che, ripeto, c’era già allora), ha dato un ‘bonus’ di 500 euro a chiunque volesse uscire dall’Italia, per aiutarli ad andare altrove, e per lavarsi le mani alla Pilato, come d’altronde faceva l’Europa, che non ha lasciato si può dire l’Italia sola con questo problema. Quindi queste persone accettano con gioia il bonus di 500 euro e se ne vanno dall’Italia con la speranza di trovare lavoro in zone europee più ricche, e dove i rifugiati sono più tutelati. E che succede? Non solo arrivano in uno stato dove non conoscono nessuno, ecc. ecc. non hanno neache i documenti validi per restare o per lavorare! Addirittura ho conosciuto molti che dovevano andare in Italia per ‘rinnovare’ i loro documenti, documenti però che in Germania non erano validi. Ciò ovviamente ha scatenato un caso politico anche in germania, e le fazioni dei politici si sono divise in due, la via dura e razzista del ‘no li vogliamo’ e la via aperta di chi li voleva aiutare. Ma, da che ne so, la legge che consente a un rifugiato di ottenenere i documenti in Europa SOLO nel primo paese in cui tocca terra, non è stata ancora modifcata. E la stampa italiana, allora, non ne parlò affatto di questo bonus di 500 euro dato da Monti per tamponare il problema (ho guardato adesso anche sul web: nessuna traccia…)

Quindi strabuzzo gli occhi ora a vedere che finalmente i media italiani si stanno occupando di questa realtà, e di questo problema, ma perchè solo ora, con anni di ritardo?? Purtroppo un paio di anni fa e più, i problemi erano sempre gli stessi, e i nostri politici nascondevano la testa sotto la sabbia facendo gli struzzi e cavalcando l’onda emotiva (che avevano creato coi media) che sosteneva che gli italiani non volevano gli ’emigrati’ che gli rubavano il lavoro. E forse purtroppo solo ora, dopo che le morti nel mediterraneo sono continuate e acuite, anche in italia si sta facendo luce su questa situazione. E se i media danno le informazioni più o meno giuste, la gente risponde e reagisce (come gli episodi di solidarietà che stanno accadendo in italia, e che a berlino erano cominciati nel 2012) e i politici non si possono sottrarre a prendere decisioni, che possano tutelare tutti, anche i più deboli.

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Alcune immagini tratte dalle performance fatte con e per i rifugiati:

Refugees Welcome, 2013-2014 – YOU ARE OUT, 2014, Senza Tempo (Without Time)
2015 http://liuba.net/projects/refugees-welcome-2/?lang=it

153. Omaggio a Duchamp

Due video su un grande maestro per il quale provo gratitudine al solo guardarlo.
 

 

 

153. Omaggio a Duchamp

Due video su un grande maestro per il quale provo gratitudine al solo guardarlo.

 

 

 

152. Sebastianstrasse e il muro

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Quando sto a Berlino non ho abitato altro che a kreuzberg e a neukolln. Sono queste le parti della città che amo di più. E’ qui che sento soprattutto questa atmosfera speciale di internazionalità, di creatività, ed è qui che la città si manifesta in tutti i suoi parchi e i suoi canali. Non è una cosa strana che mi piaccia questa zona, anzi è quasi ovvio, e forse è pure un pochino inflazionata, ma non posso farci niente: per me è ancora la Berlino che amo di più. In questo periodo ho abitato in Sebastianstrasse, strada di Kreuzberg vicino ad Oranienplatz, e proprio su questa strada passava il muro che divideva Berlino. Per cui, il lato della mia casa è nella parte ovest, ma davanti ci sono case che prima erano nella parte est. Strano e curioso. Fa molto pensare. Ancora oggi si può distinguere precisamente, sia a livello architettonico che urbanistico, quale parti prima erano dell’est e quali dell’ovest, ed averle entrambe vicine fa un certo effetto. Ieri ho visto una mostra ‘panorama’ in cui c’era una ricostruzione fedele, attraverso un collage di fotografie ingigantito a dimensione reale, della Berlino anni 80, quindi col muro, proprio a partire da Sebastianstrasse, cioè esattamente dove ho abitato in questo periodo. Condivido con voi alcune foto della sebastianstrasse di allora, col muro. Il portone rosso sulla sinistra, quello in cui stanno facendo il trasloco e portando il tavolo, è la casa dove stavo fino a qualche giorno fa.

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2015-03-19 15.41.57

2015-03-19 15.43.27

2015-03-19 15.40.51

152. Sebastianstrasse e il muro

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Quando sto a Berlino non ho abitato altro che a kreuzberg e a neukolln. Sono queste le parti della città che amo di più. E’ qui che sento soprattutto questa atmosfera speciale di internazionalità, di creatività, ed è qui che la città si manifesta in tutti i suoi parchi e i suoi canali. Non è una cosa strana che mi piaccia questa zona, anzi è quasi ovvio, e forse è pure un pochino inflazionata, ma non posso farci niente: per me è ancora la Berlino che amo di più.

In questo periodo ho abitato in Sebastianstrasse, strada di Kreuzberg vicino ad Oranienplatz, e proprio su questa strada passava il muro che divideva Berlino. Per cui, il lato della mia casa è nella parte ovest, ma davanti ci sono case che prima erano nella parte est. Strano e curioso. Fa molto pensare. Ancora oggi si può distinguere precisamente, sia a livello architettonico che urbanistico, quale parti prima erano dell’est e quali dell’ovest, ed averle entrambe vicine fa un certo effetto. Ieri ho visto una mostra ‘panorama’ in cui c’era una ricostruzione fedele, attraverso un collage di fotografie ingigantito a dimensione reale, della Berlino anni 80, quindi col muro, proprio a partire da Sebastianstrasse, cioè esattamente dove ho abitato in questo periodo.

Condivido con voi alcune foto della sebastianstrasse di allora, col muro. Il portone rosso sulla sinistra, quello in cui stanno facendo il trasloco e portando il tavolo, è la casa dove stavo fino a qualche giorno fa.

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151. Ritorno a Berlino e video

2015-03-07 18.00.47

 

Sono stata a Berlino più di un mese, e per lo più ho lavorato al nuovo video Refugees welcome, il progetto site specific che ho in corso qui a Berlino sulle tematiche dei rifugiati e le loro storie. Potete avere più notizie su questo progetto cliccando qui. Sono stata contenta perché per la prima volta non ho montato il video da sola (devo riconoscere che sono in un periodo delicato dove mi è fondamentale lavorare con qualcun altro, almeno per non perdermi nei miei pensieri), come ero solita fare per i precedenti progetti, ma con l’aiuto di un montatore spagnolo, il supporto di un regista americano e la supervisione di un tecnico del suono italiano. Questo poutpurri di persone e incontri da provenienze diverse non poteva accadere che qui a Berlino, ed è per questo anche che ho deciso di venire qui a produrre i lavori. E’ da novembre 2013 che avevo scelto Berlino (e non più New York) come luogo ideale per vivere e fare arte. Purtroppo ci sono stati dei forti dolori nel frattempo e delle grandi perdite, che hanno reso questo ultimo periodo davvero il più difficile della mia vita.  A volte ti dicono che le grandi prove della vita vengono per insegnarti qualcosa, oppure per rafforzarti, io posso solo dirvi che sto facendo una grande fatica, a volte sono proprio giù e mi sento sospesa in una bolla di vuoto che non va da nessuna parte e di cui ho paura. Ma poi da qualche parte profonda l’entusiasmo fa di nuovo capolino, l’entusiasmo per la vita e per l’arte, e riesco a procedere per la strada che penso mi sia assegnata (dico ‘penso’ perché non fa giorno che quasi non mi interrogo se sto facendo la cosa giusta o se sto seguendo la strada che devo seguire, e come potete prevedere le risposte sono alterne…!)

 

still refugees-141202_163929-2   Refugees Welcome, videostills, 2015

 

Allora, vi dicevo di questa esperienza sociale e lavorativa berlinese che mi ha dato molta soddisfazione perché innanzi tutto ho condiviso l’entusiasmo per i miei progetti con alcune persone, e il processo di creare qualcosa di bello insieme. Inoltre, e cosa fondamentale, per quanto riguarda i video ero bloccata da alcuni anni. Il video nel mio lavoro è una parte assai importante, che fa da complemento alla parte performativa,  Era dal 2011 che non finivo completamente un video. È impressionante! Ho lavorato a molti progetti, fatto molte performance e mostre, accumulato molto materiale di riprese, ma nessun video è stato finito. Se devo essere sincera mi sono impantanata nella realizzazione del video di The Finger and the Moon #3, al quale sto lavorando da due anni, e pur avendolo finito un paio di volte, non ne sono soddisfatta, per cui il progetto è sempre aperto, non lo ritengo finito e non l’ho ancora esposto ( e a genova stanno aspettando per esporlo!). Poi ci sono state le mie dolorose vicende personali dell’ultimo anno, che mi hanno bloccato ulteriormente, paralizzato quasi. Ora quindi è quasi una conquista aver finalmente ripreso a lavorare al montaggio dei video, e ad avere finito una nuova opera! E sapevo che da ora in poi non posso più occuparmi interamente del montaggio, e che devo cominciare a collaborare con dei montatori.

 

Così sono doppiamente contenta di aver inaugurato con questo video una nuova fase, che implica la collaborazione di diversi professionisti. Un lavoro di equipe, tenuto insieme dalla mia regia, come succede nei normali film. Mi sento grata a queste persone di aver collaborato con me, e contenta di aver cominciato questa fase collaborativa. Non posso ancora farvi vedere qualche immagine del video, perché manca la correzione colore e la lavorazione dell’audio, anche queste parti che di solito facevo da sola e che ora affido a dei collaboratori professionisti. Ciò mi diverte parecchio, di potermi occupare più precisamente della parte registica e creativa, delegando ai tecnici più esperti di me gli aspetti di loro competenza. E tutto ciò non poteva che avvenire qui a Berlino, città piena e pullulante di giovani (e non) creativi provenienti da ogni parte del mondo. E’ facile trovare collaboratori entusiasti e motivati, oltre ad essere la città sia stimolante, per le proposte, sia tranquilla e lenta, cosa che favorisce la creatività. In questo tempo quindi, a parte qualche evento sociale, o qualche uscita per andare al cinema o a sentire del jazz, o a bere la buonissima birra, ho passato la maggioranza delle mie giornate a lavorare creativamente al video e ad altri progetti, solo inframmezzate dalla ormai abitudine acquisita di correre due volte alla settimana e nuotare una volta alla settimana. Cosa che mi aiuta molto.

151. Ritorno a Berlino e video

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Sono stata a Berlino più di un mese, e per lo più ho lavorato al nuovo video Refugees welcome, il progetto site specific che ho in corso qui a Berlino sulle tematiche dei rifugiati e le loro storie. Potete avere più notizie su questo progetto cliccando qui.

Sono stata contenta perché per la prima volta non ho montato il video da sola (devo riconoscere che sono in un periodo delicato dove mi è fondamentale lavorare con qualcun altro, almeno per non perdermi nei miei pensieri), come ero solita fare per i precedenti progetti, ma con l’aiuto di un montatore spagnolo, il supporto di un regista americano e la supervisione di un tecnico del suono italiano. Questo poutpurri di persone e incontri da provenienze diverse non poteva accadere che qui a Berlino, ed è per questo anche che ho deciso di venire qui a produrre i lavori. E’ da novembre 2013 che avevo scelto Berlino (e non più New York) come luogo ideale per vivere e fare arte. Purtroppo ci sono stati dei forti dolori nel frattempo e delle grandi perdite, che hanno reso questo ultimo periodo davvero il più difficile della mia vita.  A volte ti dicono che le grandi prove della vita vengono per insegnarti qualcosa, oppure per rafforzarti, io posso solo dirvi che sto facendo una grande fatica, a volte sono proprio giù e mi sento sospesa in una bolla di vuoto che non va da nessuna parte e di cui ho paura. Ma poi da qualche parte profonda l’entusiasmo fa di nuovo capolino, l’entusiasmo per la vita e per l’arte, e riesco a procedere per la strada che penso mi sia assegnata (dico ‘penso’ perché non fa giorno che quasi non mi interrogo se sto facendo la cosa giusta o se sto seguendo la strada che devo seguire, e come potete prevedere le risposte sono alterne…!)

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Refugees Welcome, videostills, 2015

Allora, vi dicevo di questa esperienza sociale e lavorativa berlinese che mi ha dato molta soddisfazione perché innanzi tutto ho condiviso l’entusiasmo per i miei progetti con alcune persone, e il processo di creare qualcosa di bello insieme. Inoltre, e cosa fondamentale, per quanto riguarda i video ero bloccata da alcuni anni. Il video nel mio lavoro è una parte assai importante, che fa da complemento alla parte performativa,  Era dal 2011 che non finivo completamente un video. È impressionante! Ho lavorato a molti progetti, fatto molte performance e mostre, accumulato molto materiale di riprese, ma nessun video è stato finito. Se devo essere sincera mi sono impantanata nella realizzazione del video di The Finger and the Moon #3, al quale sto lavorando da due anni, e pur avendolo finito un paio di volte, non ne sono soddisfatta, per cui il progetto è sempre aperto, non lo ritengo finito e non l’ho ancora esposto ( e a genova stanno aspettando per esporlo!). Poi ci sono state le mie dolorose vicende personali dell’ultimo anno, che mi hanno bloccato ulteriormente, paralizzato quasi.

Ora quindi è quasi una conquista aver finalmente ripreso a lavorare al montaggio dei video, e ad avere finito una nuova opera! E sapevo che da ora in poi non posso più occuparmi interamente del montaggio, e che devo cominciare a collaborare con dei montatori. Così sono doppiamente contenta di aver inaugurato con questo video una nuova fase, che implica la collaborazione di diversi professionisti. Un lavoro di equipe, tenuto insieme dalla mia regia, come succede nei normali film. Mi sento grata a queste persone di aver collaborato con me, e contenta di aver cominciato questa fase collaborativa. Non posso ancora farvi vedere qualche immagine del video, perché manca la correzione colore e la lavorazione dell’audio, anche queste parti che di solito facevo da sola e che ora affido a dei collaboratori professionisti. Ciò mi diverte parecchio, di potermi occupare più precisamente della parte registica e creativa, delegando ai tecnici più esperti di me gli aspetti di loro competenza.

E tutto ciò non poteva che avvenire qui a Berlino, città piena e pullulante di giovani (e non) creativi provenienti da ogni parte del mondo. E’ facile trovare collaboratori entusiasti e motivati, oltre ad essere la città sia stimolante, per le proposte, sia tranquilla e lenta, cosa che favorisce la creatività.

In questo tempo quindi, a parte qualche evento sociale, o qualche uscita per andare al cinema o a sentire del jazz, o a bere la buonissima birra, ho passato la maggioranza delle mie giornate a lavorare creativamente al video e ad altri progetti, solo inframmezzate dalla ormai abitudine acquisita di correre due volte alla settimana e nuotare una volta alla settimana. Cosa che mi aiuta molto.

147. Il fulcro

E’ esattamente così: avere qualcuno che ci aspetta è la cosa più bella del mondo. I miei genitori erano il mio fulcro da dove partivo e tornavo, che accettavano il mio entusiasmo quando ero via che facevo cose belle, e che si struggevano e mi struggevo quando non rimanevo tanto a milano. ora il centro si è frantumato e sto vivendo questo dolore. Tanto più forte oggi, che sono andata nella casa dei miei a milano, che è vuota da più di sei mesi, e che sto cercando di affrontare a piccoli passi, venendo di tanto in tanto ad aprire un cassetto o cercare qualcosa, e che mi mette un dolore lancinante di percepirli e capire che loro non ci sono più, ci sono solo le cose.

 

Non so cosa fare, non riesco ad affittarla, non riesco ad abitarci (è molto meglio della mia, che è un punto di appoggio a milano), non riesco a gestirla. Ogni tanto la sto onorando facendo qualche cena e invitando amici, usando i cari servizi di piatti e posate delle feste che hanno fatto la mia storia… Sapessi che milano è la mia città forse saprei meglio cosa fare, ma milano era un punto importante perchè c’erano loro, ed io andavo e venivo, e a milano più di tanto non ci riuscivo a stare, anche perchè altrove mi era più facile fare la mia arte… ora a febbraio ho deciso che ritorno a berlino per finire alcuni progetti sospesi, sparpagliata più che mai, nomade come sempre, con cose care sparse in tre case in italia e nessun luogo vero dove stare e sentirmi a casa. Sono fortunata ad avere un amore e un compagno, ora è in italia con me, ma essendo canadese ed essendo artista, quando è in italia non lavora e non fa molto, così è difficile per lui restare, è difficile fare programmi, e sempre più mi sento spersa, ci sentiamo confusi, come lo eravamo anche prima.

 

E’ tutto molto transitorio, mobile, sospeso. So solo che consento di darmi tempo, di vivere il dolore, di avere pazienza. Ogni tanto la carica vitale ritorna, a piccoli tratti, più forte del dolore della perdita. sono solo momenti, ma so e sento che la vita è più forte di tutto. ma a volte siamo così giù e così persi, così stanchi e così confusi, così tangibilmente sofferenti di non poter più sentire abbracciare parlare vedere queste persone così fisicamente presenti dentro di noi. E’ un mistero che si fa fatica a capire, non sembra vero che c’è la casa e loro non ci sono più dentro, che fino a ieri gestivano e vivevano la casa, e ci si muovevano e respiravano, e pensavano e amavano… E per me il fatto che se ne sono andati a 3 mesi di distanza è molto complicato perchè rispetto a papà ho delle malinconie e delle struggenze, dei non detti e non vissuti che mi mancano e mi stendono di nostalgia, e vorrei riaverlo qui almeno una volta per stare con lui e dirci tutto, e invece la mamma con cui il rapporto era più facile ma di cui non ho avuto abbastanza, mi manca come una stella cometa, avevo bisogno di averla ancora, avevo bisogno di godere più vita in presenza con lei, e così si intrecciano questi dolori e per ognuno avresti bisogno di tempo e di completa dedizione..

 

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146. Di nuovo a Berlino ma senza di lei

Non ho più scritto su questo blog per molti mesi. Amici cari, sono stata congelata e paralizzata.
Ho vissuto e sto vivendo un dolore grande che talvolta mi porta via. Sono e mi sento senza radici.
Per pudore non ho più scritto. Il dolore è qualcosa di molto privato che non vuoi e non puoi condividere. E non vado a scriverlo.
Però ho deciso che questo blog andava continuato.
Dall’inizio questo progetto implica un diario che racconta la vita di una persona che è artista, con le sue difficoltà e le sue gioie, i back stage, le fatiche, i successi, gl incontri, la vita quotidiana. e raccontare la vita vuol dire aprirsi e lasciarsi vedere.
E’ successo a maggio. Eravamo insieme a Berlino. Mi ha lasciato anche lei, la mia mamma. 4 mesi dopo il mio papà.
Sono rientrata in Italia e sono rimasta là. Per ora è il posto dove devo stare, poi si vedrà. Non ho più scritto. Non ho più mandato newsletter. Congelata. Persa. Vuota.

Ora sono ritornata a Berlino perchè mi hanno invitato a fare due performance sul progetto dei rifugiati che avevo cominciato qui. Ho accettato di venire perchè mi sembra abbia un senso continuare ciò che avevo cominciato e non lasciare tutto al vento. Sono certa che la mia mamma l’avrebbe voluto. Ma lei non è più qui con me. Ogni strada mi ricorda il tempo felice che abbiamo passato qui insieme. E ogni strada sento la malinconia della mancanza e di ciò che non è più. Lei era sempre felice, adorava il verde e i fiori, e la scorsa primavera il tempo era stupendo, un sacco di fiori e di alberi, abitavamo in una parte di kreuzberg molto verde, con anche tanti parchi intorno e un bel giardino nel cortile della casa. Lei si meravigliava di tutto come una bambina. Una bambina saggia. Una persona meravigliosa. Ho condiviso con mia mamma la mia vita, la portavo anche alle mostre o ai concerti, andavamo insieme a mangiare nei localini, lei era sempre felice, e mi diceva: perchè non veniamo ad abitare qua? ed io dicevo: ci stiamo già abitando! Anche se come sempre, l’estate l’avremmo passata a Rimini nella nostra terra. Mi diceva sempre: ‘è meglio ridere che piangere’ e non ho mai conosciuto al mondo una persona con questa dose straordinaria di ottimismo e di carica vitale come lei
Grazie mamma grazie grazie grazie, mi manchi tanto tanto tanto tanto tanto. Ma so che mi stai guardando e sento pure che mi proteggi. Ci sei ancora.

 

144. Una foto ritrovata mentre rifaccio il sito
Sto lavorando con una giovane e bravissima web designer and developer australiana per rifare il mio sito personale (finalmente! erano alcuni anni che volevo rifare tutto ma non avevo trovato in passato la persona giusta e in Italia non mi piaceva come i webdesigner lavorano, nè le cifre esorbitanti che molti di loro chiedono, mentre qui a Berlino sapevo che avrei trovato la persona adatta!) e sto risistemando tutte le foto. spulciando qua e là ne ho trovate due, molto diverse fra loro, che mi è venuta voglia di mettervi qua! Forse perchè entrambe mi stanno simpatiche e in entrambe mi rappresento! (oddio…lo so che sono una persona dalle tante sfaccettature e dell’unione degli opposti! )
143. Refugees Hunger Strike

Qui a Berlino ho ripreso a lavorare intensamente e parecchio. Ho l’aiuto di una persona che parla italiano che sta per 6 ore con mia madre, occupandosi di lei, così in quel tempo io sono libera di lavorare ai miei progetti.

E tutto sta andando avanti: il video di The Finger and the Moon #3, che è finito e di cui ho gestito con un tecnico alcuni problemi tecnici inerenti l’rsportazione del filmato HD, Poi sto rielaborando nella parte tecnica anche il video The Finger and the Moon #2, invitato a un festival di videoarte in Baviera quest’estate ( e lo volgiono già da ora), poi sto facendo un sito nuovo di zecca insieme a una bravissima web-designer and developer austrraliana, con la quale stiamo lavorando molto bene insieme e pure velocemente…non vedo l’ora che sia online!

e, last but not least, sto proseguendo con le riprese e la ricerca sulla situazione dei rifugiati e dei lampedusa people. Recentemente è stato sgomberato il campo profughi di protesta ad Oranienplatz. Alcuni sostengono che c’è stato un accordo e un patto fra i rifugiati e il comune, altri, compreso alcuni di loro, sostengono che il patto era più uno specchietto per le allodole e i media, che un passo concreto verso la risoluzione della loro situazione, per cui si è creata una ulteriore resistenza, ed è stato iniziato uno sciopero della pace in Oranienplatz.

Qui di seguito potete vedere un video, fatto appeno lo sciopero della fame cominciò ( e montato mischiando velocemente anche dell’altro materiale che avevo archiviato, in attesa di fare un lavoro video più ampio su tutta questa situazione), e delle foto fatte ieri, due settimane dopo.

 

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146. Di nuovo a Berlino ma senza di lei

Non ho più scritto su questo blog per molti mesi. Amici cari, sono stata congelata e paralizzata.
Ho vissuto e sto vivendo un dolore grande che talvolta mi porta via. Sono e mi sento senza radici.
Per pudore non ho più scritto. Il dolore è qualcosa di molto privato che non vuoi e non puoi condividere. E non vado a scriverlo.
Però ho deciso che questo blog andava continuato.
Dall’inizio questo progetto implica un diario che racconta la vita di una persona che è artista, con le sue difficoltà e le sue gioie, i back stage, le fatiche, i successi, gl incontri, la vita quotidiana. e raccontare la vita vuol dire aprirsi e lasciarsi vedere.
E’ successo a maggio. Eravamo insieme a Berlino. Mi ha lasciato anche lei, la mia mamma. 4 mesi dopo il mio papà.
Sono rientrata in Italia e sono rimasta là. Per ora è il posto dove devo stare, poi si vedrà. Non ho più scritto. Non ho più mandato newsletter. Congelata. Persa. Vuota.

Ora sono ritornata a Berlino perchè mi hanno invitato a fare due performance sul progetto dei rifugiati che avevo cominciato qui. Ho accettato di venire perchè mi sembra abbia un senso continuare ciò che avevo cominciato e non lasciare tutto al vento. Sono certa che la mia mamma l’avrebbe voluto. Ma lei non è più qui con me. Ogni strada mi ricorda il tempo felice che abbiamo passato qui insieme. E ogni strada sento la malinconia della mancanza e di ciò che non è più. Lei era sempre felice, adorava il verde e i fiori, e la scorsa primavera il tempo era stupendo, un sacco di fiori e di alberi, abitavamo in una parte di kreuzberg molto verde, con anche tanti parchi intorno e un bel giardino nel cortile della casa. Lei si meravigliava di tutto come una bambina. Una bambina saggia. Una persona meravigliosa. Ho condiviso con mia mamma la mia vita, la portavo anche alle mostre o ai concerti, andavamo insieme a mangiare nei localini, lei era sempre felice, e mi diceva: perchè non veniamo ad abitare qua? ed io dicevo: ci stiamo già abitando! Anche se come sempre, l’estate l’avremmo passata a Rimini nella nostra terra. Mi diceva sempre: ‘è meglio ridere che piangere’ e non ho mai conosciuto al mondo una persona con questa dose straordinaria di ottimismo e di carica vitale come lei
Grazie mamma grazie grazie grazie, mi manchi tanto tanto tanto tanto tanto. Ma so che mi stai guardando e sento pure che mi proteggi. Ci sei ancora.

144. Una foto trovata mentre rifaccio il sito

Sto lavorando con una giovane e bravissima web designer and developer australiana per rifare il mio sito personale (finalmente! erano alcuni anni che volevo rifare tutto ma non avevo trovato in passato la persona giusta e in Italia non mi piaceva come i webdesigner lavorano, nè le cifre esorbitanti che molti di loro chiedono, mentre qui a Berlino sapevo che avrei trovato la persona adatta!) e sto risistemando tutte le foto. spulciando qua e là ne ho trovate due, molto diverse fra loro, che mi è venuta voglia di mettervi qua! Forse perchè entrambe mi stanno simpatiche e in entrambe mi rappresento! (oddio…lo so che sono una persona dalle tante sfaccettature e dell’unione degli opposti! )

143. Refugees Hunger Strike

Qui a Berlino ho ripreso a lavorare intensamente e parecchio. Ho l’aiuto di una persona che parla italiano che sta per 6 ore con mia madre, occupandosi di lei, così in quel tempo io sono libera di lavorare ai miei progetti.

E tutto sta andando avanti: il video di The Finger and the Moon #3, che è finito e di cui ho gestito con un tecnico alcuni problemi tecnici inerenti l’rsportazione del filmato HD, Poi sto rielaborando nella parte tecnica anche il video The Finger and the Moon #2, invitato a un festival di videoarte in Baviera quest’estate ( e lo volgiono già da ora), poi sto facendo un sito nuovo di zecca insieme a una bravissima web-designer and developer austrraliana, con la quale stiamo lavorando molto bene insieme e pure velocemente…non vedo l’ora che sia online!

e, last but not least, sto proseguendo con le riprese e la ricerca sulla situazione dei rifugiati e dei lampedusa people. Recentemente è stato sgomberato il campo profughi di protesta ad Oranienplatz. Alcuni sostengono che c’è stato un accordo e un patto fra i rifugiati e il comune, altri, compreso alcuni di loro, sostengono che il patto era più uno specchietto per le allodole e i media, che un passo concreto verso la risoluzione della loro situazione, per cui si è creata una ulteriore resistenza, ed è stato iniziato uno sciopero della pace in Oranienplatz.

Qui di seguito potete vedere un video, fatto appeno lo sciopero della fame cominciò ( e montato mischiando velocemente anche dell’altro materiale che avevo archiviato, in attesa di fare un lavoro video più ampio su tutta questa situazione), e delle foto fatte ieri, due settimane dopo.

 

142. Ho portato la mamma 83enne a Berlino

Ho preso la decisione coraggiosa di portare mia mamma a Berlino con  me. Non poteva rimanere da sola a Milano con solo la donna delle pulizie che viene mezzagiornata, poichè negli ultimi anni ha perso la sua lucidità mentale, nè tantomeno volevo lasciarla a una badante fissa, come quasi tutti mi avevano consigliato.
Ho pensato che per lei fosse meglio stare con me che stare nella sua casa con un’estranea, e per me era più tranquillo, seppur faticoso, gestire mia mamma a Berlino abitando insieme piuttosto che a distanza.

Detto fatto, un bel giorno di sole (fortuna vuole che questa primavera è magnifica, sia in Italia che in Germania) abbiamo preso l’aereo e siamo atterrati a Berlino. Appena arrivati mia madre era contenta, non stanca del viaggio, ed entusiasta di vedere una città fresca, giovane, rilassante, con molti parchi, verde e aria buona, e dove tutti – come lei mi rimarca spesso – sono sempre sorridenti.
Ed io sono felice di poter condividere del tempo con lei, e che lei, finalmente, possa condividere un po’ la mia vita per il mondo a fare arte.

Anche gli amici berlinesi mi dissuadevano da questa scelta, ma io mi ero bene informata dai medici e specialisti prima di partire, avevo portato mia mamma da tutti i medici necessari e rinfrescato tutte le terapie. Ognuno di loro mi diede l’approvazione dicendo che, anche se gli anziani sono affezionati alla loro casa, è molto meglio per lei stare con me in un altro luogo che stare con un’altra persona nella sua casa, e così è stato. Ho trovato inoltre una persona che parla italiano che sta con lei 5-6 ore al giorno di modo che ho ripreso a lavorare, a montare il video, a scrivere il blog, a vedere mostre e a prendermi un pochino del mio spazio.

E Berlino è una città dove mi sento davvero a casa, serena, tranquilla, stimolata ma non stressata. un bel mix fra l’esperienza di New York e la mia Bologna dei tempi dell’univeristà e post università – ho abitato 13 anni a Bologna, amandola un casino! (paragone strano vero? ma è l’esatto mix di queste due esperienze bellissime in due città diverse).

Berlino è una città dove è facile lavorare e collaborare, è piena di creativi in ogni senso ed è facile ricorrere a persone che ti possono aiutare, che provengono da tutto il mondo. Ci sono un sacco di artisti, ma per quanto mi riguarda mi sta interessando stare a berlino più per produrre i miei lavori che per prendere nuovi contatti. sento che è proprio il tempo dell’azione. Però vado regolarmente a vedere mostre. A volte porto appresso pure lei 🙂

142. Ho portato la mamma 83enne a Berlino

Ho preso la decisione coraggiosa di portare mia mamma a Berlino con  me. Non poteva rimanere da sola a Milano con solo la donna delle pulizie che viene mezzagiornata, poichè negli ultimi anni ha perso la sua lucidità mentale, nè tantomeno volevo lasciarla a una badante fissa, come quasi tutti mi avevano consigliato.
Ho pensato che per lei fosse meglio stare con me che stare nella sua casa con un’estranea, e per me era più tranquillo, seppur faticoso, gestire mia mamma a Berlino abitando insieme piuttosto che a distanza.

Detto fatto, un bel giorno di sole (fortuna vuole che questa primavera è magnifica, sia in Italia che in Germania) abbiamo preso l’aereo e siamo atterrati a Berlino. Appena arrivati mia madre era contenta, non stanca del viaggio, ed entusiasta di vedere una città fresca, giovane, rilassante, con molti parchi, verde e aria buona, e dove tutti – come lei mi rimarca spesso – sono sempre sorridenti.
Ed io sono felice di poter condividere del tempo con lei, e che lei, finalmente, possa condividere un po’ la mia vita per il mondo a fare arte.

Anche gli amici berlinesi mi dissuadevano da questa scelta, ma io mi ero bene informata dai medici e specialisti prima di partire, avevo portato mia mamma da tutti i medici necessari e rinfrescato tutte le terapie. Ognuno di loro mi diede l’approvazione dicendo che, anche se gli anziani sono affezionati alla loro casa, è molto meglio per lei stare con me in un altro luogo che stare con un’altra persona nella sua casa, e così è stato. Ho trovato inoltre una persona che parla italiano che sta con lei 5-6 ore al giorno di modo che ho ripreso a lavorare, a montare il video, a scrivere il blog, a vedere mostre e a prendermi un pochino del mio spazio.

E Berlino è una città dove mi sento davvero a casa, serena, tranquilla, stimolata ma non stressata. un bel mix fra l’esperienza di New York e la mia Bologna dei tempi dell’univeristà e post università – ho abitato 13 anni a Bologna, amandola un casino! (paragone strano vero? ma è l’esatto mix di queste due esperienze bellissime in due città diverse).

Berlino è una città dove è facile lavorare e collaborare, è piena di creativi in ogni senso ed è facile ricorrere a persone che ti possono aiutare, che provengono da tutto il mondo. Ci sono un sacco di artisti, ma per quanto mi riguarda mi sta interessando stare a berlino più per produrre i miei lavori che per prendere nuovi contatti. sento che è proprio il tempo dell’azione. Però vado regolarmente a vedere mostre. A volte porto appresso pure lei 🙂

140.A Gianni

Caro papà,

ti scrivo per dirti che ti sono vicino. Ti penso costantemente e ti mando energie positive e di amore.
Ti ringrazio per quello che fai e hai fatto per me. A volte sei stato duro, però da questa durezza ho imparato, e credo che mi potrà essere di aiuto nella vita.
Nel periodo della tua malattia ho cercato di fare tutto il possibile per darti il mio aiuto e per starti vicino, cercando anche però di rispettarti e di accogliere i tuoi desideri. A volte mi è stato difficile, poiché una parte di te non accettava di essere aiutato da me.
Ho sempre avuto un desiderio forte di fare amicizia con te, e ho sempre sentito questa mancanza, forse questa nostalgia di un rapporto sereno, amichevole e divertente con te. Questo rapporto è nei cuori nostri, ci è rimasto impresso, durante la tua vita non si è espresso molte volte, eravamo entrambi poco capaci di farci capire dall’altro, entrambi feribili al primo colpo d’occhio, e reagivamo in maniera diversa. 

Io vedo la tua anima, un’anima gentile, divertente, buona, onesta, fragile, profonda, anche se tu la nascondevi quasi con tutti. Forse per proteggerti. Ma la tua anima è bella e parla con la mia anima, e noi ci amiamo profondamente. Io, forse per contrasto, ho fatto del mio tirar fuori l’anima il mio modus vivendi e la mia realizzazione personale e professionale, esponendomi sempre e profondamente in prima persona con la mia arte.
Ti invio tutto l’amore che ho nel cuore, ti sono vicino ovunque ora tu sia, ti sto mandando a distanza pensieri di amore e di affetto. Secondo la mia esperienza, queste energie funzionano meglio delle parole, delle cose, dei gesti. Sono certa che tu mi ascolti e sorridi. Profondamente eri molto ironico.

E sei stato grande papà, hai compiuto cose grandi, sei stato bravissimo. E in tuo onore io continuo la mia strada, col tuo supporto trasformato ma sempre presente, con la tua forza in me, e col desiderio di farti ancora inorgoglire di ciò che faccio. So che ora mi capisci più che mai, e scusami se in precedenza non siamo riusciti a comunicare davvero. ma un modo tutto nostro di comunicare e di dirci che eravamo importanti l’uno per l’altro c’è stato, e ce lo siamo detti.

Voglio trovare e pubblicare la tua poesia sulla russia. 


140.A Gianni

Caro papà,

ti scrivo per dirti che ti sono vicino. Ti penso costantemente e ti mando energie positive e di amore.
Ti ringrazio per quello che fai e hai fatto per me. A volte sei stato duro, però da questa durezza ho imparato, e credo che mi potrà essere di aiuto nella vita.
Nel periodo della tua malattia ho cercato di fare tutto il possibile per darti il mio aiuto e per starti vicino, cercando anche però di rispettarti e di accogliere i tuoi desideri. A volte mi è stato difficile, poiché una parte di te non accettava di essere aiutato da me.
Ho sempre avuto un desiderio forte di fare amicizia con te, e ho sempre sentito questa mancanza, forse questa nostalgia di un rapporto sereno, amichevole e divertente con te. Questo rapporto è nei cuori nostri, ci è rimasto impresso, durante la tua vita non si è espresso molte volte, eravamo entrambi poco capaci di farci capire dall’altro, entrambi feribili al primo colpo d’occhio, e reagivamo in maniera diversa. 

Io vedo la tua anima, un’anima gentile, divertente, buona, onesta, fragile, profonda, anche se tu la nascondevi quasi con tutti. Forse per proteggerti. Ma la tua anima è bella e parla con la mia anima, e noi ci amiamo profondamente. Io, forse per contrasto, ho fatto del mio tirar fuori l’anima il mio modus vivendi e la mia realizzazione personale e professionale, esponendomi sempre e profondamente in prima persona con la mia arte.
Ti invio tutto l’amore che ho nel cuore, ti sono vicino ovunque ora tu sia, ti sto mandando a distanza pensieri di amore e di affetto. Secondo la mia esperienza, queste energie funzionano meglio delle parole, delle cose, dei gesti. Sono certa che tu mi ascolti e sorridi. Profondamente eri molto ironico.

E sei stato grande papà, hai compiuto cose grandi, sei stato bravissimo. E in tuo onore io continuo la mia strada, col tuo supporto trasformato ma sempre presente, con la tua forza in me, e col desiderio di farti ancora inorgoglire di ciò che faccio. So che ora mi capisci più che mai, e scusami se in precedenza non siamo riusciti a comunicare davvero. ma un modo tutto nostro di comunicare e di dirci che eravamo importanti l’uno per l’altro c’è stato, e ce lo siamo detti.

Voglio trovare e pubblicare la tua poesia sulla russia. 


139. Papà ci sei ancora

A gennaio mi sono precipitata a Milano ancora una volta, stentando a crederci e in lacrime, papà se n’era andato e ci aveva lasciati.

E’ una cosa troppo grande da parlarne qui, non ci sono parole che non sminuiscano tutto, solo il silenzio posso scrivere, e tanta nostalgia, tanto amore, tanta sofferenza, tanta anima.
Sono stata in contatto con l’anima di papà che mi ha abbracciato tutto il tempo.
Mi sono piombate sulle spalle caterve di cose e responsabilità (no fratelli no sorelle).
Avrei voluto mille, centomila volte di più
aver stretto, capito, abbracciato mio padre
ma ora non ci sei più
ma ti sento ancor di più

Ci sei ancora in ciò che ci hai lasciato, nel tuo esempio, nella tua presenza dentro l’anima e la mia anima si ingrandisce, si assomma alla tua e le custodisce entrambi dentro.
In un certo qual modo, papà, mi sento più forte
perchè ora sei ancora di più con me.

138. Duro inizio d’anno

Poichè il progetto di questo blog è aprire una finestra sulla vita quotidiana di un’artista, con i suoi aspetti connessi alla vita normale di tutti i giorni, i problemi legati alla famiglia, alla salute, alle difficoltà, le gioie universali, l’amore, le speranze, e al tempo stesso inserire il back stage e gli stati d’animo che sta dietro ogni lavoro, ho deciso che devo essere onesta e parlarvi anche delle cose più difficili, però che sono umane e universali per tutti, ossia la malattia e la morte.

Tutto ciò incide poi profondamente sulla propria vita, ma anche sulla propria arte, essendo ogni nostro lavoro plasmato e nutrito con le nostre storie vissute, con la nostra anima gettata nel mondo (per dirla con Heidegger) e le sue molteplici avventure, facili o difficili che siano, leggere o pesanti.

sempre in viaggio… la mia stanza a Berlino

L’anno è cominciato in maniera molto difficile. Intanto la situazione precaria e fragile e sofferente dei miei, con la malattia di mio padre, dalla quale non voleva tirarsi fuori e non voleva cooperazione, e la malattia, più cerebrale che fisica, di mia madre. L’anno scorso rimasi a Milano per questo tutto l’anno, e fu molto difficile. Quello non è il mio posto, dopo una settimana che sto in quella città mi prende una morsa di ansia e stress che mi impedisce quasi tutto il resto: per cui quest’anno, verso ottobre, ho sentito che ancora dovevo muovermi dall’italia e per non andare lontano dai miei genitori e poter essere presente, scelsi proprio Berlino, in quanto il posto che più mi attrae in Europa e il più adatto al mio lavoro. Partii per Berlino, quindi, come avete visto dai precedenti post di questo blog, sapendo anche che sarei ritornata spesso a Milano.

Così, appena finita la performance al Kreuzberg Pavillon, e l’intervista alla Tv, rientrai a Milano il 18 dicembre per il periodo natalizio, dedicato alla famiglia, e allo stare vicino, a volte senza capirli, a volte anche litigandosi un po’, ai miei genitori, che essendo figlia unica, sono la parte più profonda di famiglia che ho. Non fu facile, come spesso accade, ma anche dolce, spesso un po’ triste.

Per capodanno però decisi di tornare a Berlino, era lì il mio posto in questa stagione, lo sapevo benissimo, poichè si adempissero le strade che si dovevano adempire. Di questo avevo ed ho l’intuizione, per cui la seguii.
Ricordo lo stress per partire per Berlino il 30 dicembre: tutti gli aerei, of course, erano pieni e impossibile prenotare un posto, e poi per giunta carissimi, passaggi con blabla car non ne trovavo, allora decisi di prendere la mia macchina, e offrire passaggi alle persone, sempre attraverso lo stesso sito. Inutile dirlo che trovai tonnellate di persone che volevano un passaggio per Berlino poco prima di Capodanno! Così caricai 5 persone, sulla mia Hyunday Getz, tanto brava quanto comoda, pur essendo comunque non una macchina grande. Non avevo mai fatto un viaggio così lungo, e per lo più d’inverno, per cui mi informai come un’ossessa sulle condizioni del tempo nel tragitto (sapevo che c’era il sole, altrimenti non avrei fatto la Svizzera), mi comprai le catene da neve – si lo ammetto, non le avevo, anche se non bisogna dirlo – sentendomi a disagio nella scelta, poichè di queste cose non ne capisco niente (e il mio maschio era in canada – come quasi sempre – e poi loro hanno altri tipi di macchine e non usano di certo le catene, con un inverno a -20 per 4-5 mesi all’anno! – come quest’anno). Ricordo molto bene il paio di giorni prima della partenza (e decisi di partire in macchina solo il giorno prima!), così faticosi per la forza che mi costò tenere tutto in pugno e fare questa performance automobilistica fino a Berlino… Poi il viaggio andò bene, conobbi persone molto simpatiche e interessanti, nessun inceppo solo alcuni inconvenienti proprio alla partenza (che non vi sto a raccontare sennò dite che sono grulla…) e una multa in Svizzera, scattata con la foto, mentre andavo a 100 all’ora sull’autostrada :O ….in quell’unico tratto il limite era 80 ma io non lo vidi…) più a meno vicino al punto dove scattai la foto qui sotto.

Il viaggio per Berlino attraverso il San Bernardino (apprezzate la rima…)

Beh, che dire, arrivai il 30 sera, stanca ma felice di aver trovato tutte le strade ed essere arrivata a casa di Claudia dove Ingo mi aspettava col minestrone, quando il 31 pomeriggio – dico il 31 pomeriggio – mamma mi chiamò disperata che il mio adorato gattino Fiore, preso anche per lei, per fare compagnia a mia mamma, spesso annoiata dato che papà stava sempre a letto, e che era l’amore mio e di mammà, dunque allora mi chiamarono dicendomi con poco tatto che Fiore era caduto dal balcone del 7 piano, e non c’è stato niente da fare.
Cominciai a piangere e non mi fermai più, non ebbi voglia di organizzare niente per il capodanno, volli solo andare a vedere i fuochi sul ponte con una mia conoscente tedesca (la convinsi, lei voleva stare in casa, ma io avevo paura di stare in casa a piangere), ma per tutta la notte, e buona parte del giorno dopo, piansi lo stesso, per la fragilità, per il gatto, per la preoccupazione per la mamma pure distrutta, per la malattia di papà, per la mia situazione di vicinanza/distanza (ero appena ripartita da Milano!), per lo stress, la fatica, la confusione… In più ero ospite in una casa nuova, che non mi apparteneva, perchè il bell’appartamento a Gorlitzer park che mi avevano fortunatamente subaffittato in novembre dicembre, non era più disponibile. Mi ritrovai da sola quindi, i primi giorni dell’anno, in una casa che mi spaventava, forse per la dura fragilità della mia condizione, con una nostalgia e preoccupazione fortissima per i miei, con la mancanza e la rabbia per mario, che era sempre in canada e non aveva potuto volare in europa per le feste, con la voglia di tornare, e la voglia di stare, in una zona di berlino, stieglitz, che per me non è berlino – amo kreuzberg e sono sempre stata lì.

E così decisi di tornare subito per un po’, per consolare mamma, stare vicino a papà, sentire la famiglia, vivere ancora una volta quel senso di tristezza di questa situazione così malata e fragile.
Partì piena di ansie con un volo che costoso è dire poco (il 4 gennaio prenotato il giorno prima, pensate voi), ma non me ne fregò niente. Dovevo tornare e basta.

Rimasi una settimana, poi rientrai a Berlino. rientrai nella mia bella casa in subaffitto a kreuzberg, e pochi giorni dopo ripartii improvvisamente in giornata per Milano, piangendo a dirotto.

139. Papà ci sei ancora

A gennaio mi sono precipitata a Milano ancora una volta, stentando a crederci e in lacrime, papà se n’era andato e ci aveva lasciati.

E’ una cosa troppo grande da parlarne qui, non ci sono parole che non sminuiscano tutto, solo il silenzio posso scrivere, e tanta nostalgia, tanto amore, tanta sofferenza, tanta anima.
Sono stata in contatto con l’anima di papà che mi ha abbracciato tutto il tempo.
Mi sono piombate sulle spalle caterve di cose e responsabilità (no fratelli no sorelle).
Avrei voluto mille, centomila volte di più
aver stretto, capito, abbracciato mio padre
ma ora non ci sei più
ma ti sento ancor di più

Ci sei ancora in ciò che ci hai lasciato, nel tuo esempio, nella tua presenza dentro l’anima e la mia anima si ingrandisce, si assomma alla tua e le custodisce entrambi dentro.
In un certo qual modo, papà, mi sento più forte
perchè ora sei ancora di più con me.

138. Duro inizio d’anno

Poichè il progetto di questo blog è aprire una finestra sulla vita quotidiana di un’artista, con i suoi aspetti connessi alla vita normale di tutti i giorni, i problemi legati alla famiglia, alla salute, alle difficoltà, le gioie universali, l’amore, le speranze, e al tempo stesso inserire il back stage e gli stati d’animo che sta dietro ogni lavoro, ho deciso che devo essere onesta e parlarvi anche delle cose più difficili, però che sono umane e universali per tutti, ossia la malattia e la morte.

Tutto ciò incide poi profondamente sulla propria vita, ma anche sulla propria arte, essendo ogni nostro lavoro plasmato e nutrito con le nostre storie vissute, con la nostra anima gettata nel mondo (per dirla con Heidegger) e le sue molteplici avventure, facili o difficili che siano, leggere o pesanti.

sempre in viaggio… la mia stanza a Berlino

L’anno è cominciato in maniera molto difficile. Intanto la situazione precaria e fragile e sofferente dei miei, con la malattia di mio padre, dalla quale non voleva tirarsi fuori e non voleva cooperazione, e la malattia, più cerebrale che fisica, di mia madre. L’anno scorso rimasi a Milano per questo tutto l’anno, e fu molto difficile. Quello non è il mio posto, dopo una settimana che sto in quella città mi prende una morsa di ansia e stress che mi impedisce quasi tutto il resto: per cui quest’anno, verso ottobre, ho sentito che ancora dovevo muovermi dall’italia e per non andare lontano dai miei genitori e poter essere presente, scelsi proprio Berlino, in quanto il posto che più mi attrae in Europa e il più adatto al mio lavoro. Partii per Berlino, quindi, come avete visto dai precedenti post di questo blog, sapendo anche che sarei ritornata spesso a Milano.

Così, appena finita la performance al Kreuzberg Pavillon, e l’intervista alla Tv, rientrai a Milano il 18 dicembre per il periodo natalizio, dedicato alla famiglia, e allo stare vicino, a volte senza capirli, a volte anche litigandosi un po’, ai miei genitori, che essendo figlia unica, sono la parte più profonda di famiglia che ho. Non fu facile, come spesso accade, ma anche dolce, spesso un po’ triste.

Per capodanno però decisi di tornare a Berlino, era lì il mio posto in questa stagione, lo sapevo benissimo, poichè si adempissero le strade che si dovevano adempire. Di questo avevo ed ho l’intuizione, per cui la seguii.
Ricordo lo stress per partire per Berlino il 30 dicembre: tutti gli aerei, of course, erano pieni e impossibile prenotare un posto, e poi per giunta carissimi, passaggi con blabla car non ne trovavo, allora decisi di prendere la mia macchina, e offrire passaggi alle persone, sempre attraverso lo stesso sito. Inutile dirlo che trovai tonnellate di persone che volevano un passaggio per Berlino poco prima di Capodanno! Così caricai 5 persone, sulla mia Hyunday Getz, tanto brava quanto comoda, pur essendo comunque non una macchina grande. Non avevo mai fatto un viaggio così lungo, e per lo più d’inverno, per cui mi informai come un’ossessa sulle condizioni del tempo nel tragitto (sapevo che c’era il sole, altrimenti non avrei fatto la Svizzera), mi comprai le catene da neve – si lo ammetto, non le avevo, anche se non bisogna dirlo – sentendomi a disagio nella scelta, poichè di queste cose non ne capisco niente (e il mio maschio era in canada – come quasi sempre – e poi loro hanno altri tipi di macchine e non usano di certo le catene, con un inverno a -20 per 4-5 mesi all’anno! – come quest’anno). Ricordo molto bene il paio di giorni prima della partenza (e decisi di partire in macchina solo il giorno prima!), così faticosi per la forza che mi costò tenere tutto in pugno e fare questa performance automobilistica fino a Berlino… Poi il viaggio andò bene, conobbi persone molto simpatiche e interessanti, nessun inceppo solo alcuni inconvenienti proprio alla partenza (che non vi sto a raccontare sennò dite che sono grulla…) e una multa in Svizzera, scattata con la foto, mentre andavo a 100 all’ora sull’autostrada :O ….in quell’unico tratto il limite era 80 ma io non lo vidi…) più a meno vicino al punto dove scattai la foto qui sotto.

Il viaggio per Berlino attraverso il San Bernardino (apprezzate la rima…)

Beh, che dire, arrivai il 30 sera, stanca ma felice di aver trovato tutte le strade ed essere arrivata a casa di Claudia dove Ingo mi aspettava col minestrone, quando il 31 pomeriggio – dico il 31 pomeriggio – mamma mi chiamò disperata che il mio adorato gattino Fiore, preso anche per lei, per fare compagnia a mia mamma, spesso annoiata dato che papà stava sempre a letto, e che era l’amore mio e di mammà, dunque allora mi chiamarono dicendomi con poco tatto che Fiore era caduto dal balcone del 7 piano, e non c’è stato niente da fare.
Cominciai a piangere e non mi fermai più, non ebbi voglia di organizzare niente per il capodanno, volli solo andare a vedere i fuochi sul ponte con una mia conoscente tedesca (la convinsi, lei voleva stare in casa, ma io avevo paura di stare in casa a piangere), ma per tutta la notte, e buona parte del giorno dopo, piansi lo stesso, per la fragilità, per il gatto, per la preoccupazione per la mamma pure distrutta, per la malattia di papà, per la mia situazione di vicinanza/distanza (ero appena ripartita da Milano!), per lo stress, la fatica, la confusione… In più ero ospite in una casa nuova, che non mi apparteneva, perchè il bell’appartamento a Gorlitzer park che mi avevano fortunatamente subaffittato in novembre dicembre, non era più disponibile. Mi ritrovai da sola quindi, i primi giorni dell’anno, in una casa che mi spaventava, forse per la dura fragilità della mia condizione, con una nostalgia e preoccupazione fortissima per i miei, con la mancanza e la rabbia per mario, che era sempre in canada e non aveva potuto volare in europa per le feste, con la voglia di tornare, e la voglia di stare, in una zona di berlino, stieglitz, che per me non è berlino – amo kreuzberg e sono sempre stata lì.

E così decisi di tornare subito per un po’, per consolare mamma, stare vicino a papà, sentire la famiglia, vivere ancora una volta quel senso di tristezza di questa situazione così malata e fragile.
Partì piena di ansie con un volo che costoso è dire poco (il 4 gennaio prenotato il giorno prima, pensate voi), ma non me ne fregò niente. Dovevo tornare e basta.

Rimasi una settimana, poi rientrai a Berlino. rientrai nella mia bella casa in subaffitto a kreuzberg, e pochi giorni dopo ripartii improvvisamente in giornata per Milano, piangendo a dirotto.

137. L’intervista alla TV di Berlino
Come vi dicevo nel post precedente domenica 15 dicembre, appena prima di rientrare in Italia per Natale e appena dopo la mia performance collettiva con i rifugiati, sono stata invitata a partecipare a un talk show e a presentare un’anteprima del mio ultimo video a una TV privata di Berlino, i cui studi erano in un grande palazzone a Wedding. Con mia grande agitazione appena arrivata là scoprii che in questo talk show quel giorno ci sarei stata solo io come ospite….una incontrollata e inconscia insicurezza e paura si impossesso del mio respiro, e dovetti sudare 70 camice per imporre al mio fisico un po’ di nonscialance e tranquillità, appena appena sufficienti per permettermi di parlare dicendo cose sensate e senza balbettare -che poi essendo l’intervista in inglese, e pur parlando io abbastanza fluentemente, non è così facile dare risposte abili e brillanti in un’altra lingua in diretta televisiva..Devo dire comunque che il prof. Donald Muldrow Griffith, ideatore e conduttore del programma, è stato molto carino nel mettermi a mio agio sia prima che durante la trasmissione, e mi ha infuso un po’ di tranquillità e sicurezza. Ora che mi sono rivista…beh pensavo peggio …non sono andata poi tanto male! o no?

Buona visione 🙂


137. L’intervista alla TV di Berlino
Come vi dicevo nel post precedente domenica 15 dicembre, appena prima di rientrare in Italia per Natale e appena dopo la mia performance collettiva con i rifugiati, sono stata invitata a partecipare a un talk show e a presentare un’anteprima del mio ultimo video a una TV privata di Berlino, i cui studi erano in un grande palazzone a Wedding. Con mia grande agitazione appena arrivata là scoprii che in questo talk show quel giorno ci sarei stata solo io come ospite….una incontrollata e inconscia insicurezza e paura si impossesso del mio respiro, e dovetti sudare 70 camice per imporre al mio fisico un po’ di nonscialance e tranquillità, appena appena sufficienti per permettermi di parlare dicendo cose sensate e senza balbettare -che poi essendo l’intervista in inglese, e pur parlando io abbastanza fluentemente, non è così facile dare risposte abili e brillanti in un’altra lingua in diretta televisiva..Devo dire comunque che il prof. Donald Muldrow Griffith, ideatore e conduttore del programma, è stato molto carino nel mettermi a mio agio sia prima che durante la trasmissione, e mi ha infuso un po’ di tranquillità e sicurezza. Ora che mi sono rivista…beh pensavo peggio …non sono andata poi tanto male! o no?

Buona visione 🙂


136.La performance Refugees welcome e il crollo post performance

(post scritto come bozza in dicembre, ripreso in mano e pubblicato solo oggi)

Sono stata davvero fortunata in questo mese a Berlino, non ha mai fatto molto freddo, così ho potuto liberamente uscire, incontrare persone, conoscere i rifugiati, ascoltare le loro storie, andare agli incontri su questo problema, eccetera, molto di ciò anche in bicicletta. Se c’era più freddo non ci sarei riuscita.
Però eccome se mi sono stancata: vai di qui, di là, parla, conosci, supera la timidezza, registra, pensa, scarica il materiale, scrivi email, ecc…

Sabato c’è stata la performance al Kreuzberg Pavillon, commovente, semplice, toccante, interattiva. Tre ragazzi africani, rifugiati e in protesta ad Oranien Platz hanno deciso di partecipare e si sono presentati in galleria. Un ready made umano. Una rosa di sguardi e sinergie. (leggi i post precedenti sul project in progress: 132, 133, 135-con video).
Ho chiesto al pubblico e a tutti i presenti in galleria, di fare 12 simbolici minuti di silenzio, per sintonizzarsi insieme e accogliere nello spazio della galleria i rifugiati, mettendo sullo stesso piano l’umanità di tutti.
Anche se il compito era semplice, per essere eseguita la performance ha implicato un lungo e anche stancante lavoro di conoscenza, relazione, contatto, con le persone, soprattutto coloro che sono sbarcati a Lampedusa, che hanno il problema dei loro diritti come rifugiati in Europa, e che stanno conducendo una pacifica protesta. Molti incontri, parole, scambi, energia, situazioni. Un arricchimento di vita. La performance risultante, la loro presenza in galleria, era solo la punta dell’iceberg visibile di un lungo processo di vita e relazioni.

Il solito down post performance poi non l’ho potuto assaporare e assecondare in pieno perchè mi è stato chiesto di partecipare a una trasmissione televisiva di una TV privata con un intervista e un video. In realtà era una cosa che già sapevo, ma che doveva essere la settimana successiva, e a bruciapelo mi hanno chiesto di spostarla all’indomani. Ho accettato perchè sto imparando a usare il ferro quando è caldo, ma dovevo anche prepararmi un po’ ed ero molto agitata, proprio perchè ero stanca stanchissima delle fatiche di tutto il periodo preparstorio della performance.
Sono andata quindi domenica negli studi di questa TV a Wedding, e con mia grande agitazione ho scoperto che in questo talk show quel giorno ci sarei stata solo io come ospite….una incontrollata e inconscia insicurezza e paura si impossesso del mio respiro, e dovetti sudare 70 camice per imporre al mio fisico un po’ di nonscialance e tranquillità, appena appena sufficienti per permettermi di parlare dicendo cose sensate e senza balbettare (che poi essendo l’intervista in inglese, e pur parlando io abbastanza fluentemente, non è così facile dare risposte abili e brillanti in un’altra lingua in diretta televisiva…
Devo confessarvi che, insicura del risultato che è venuto fuori, non ho ancora avuto il coraggio di guardare il dvd della trasmissione che mi hanno regalato… 😉

E così, distrutta e liquefatta, dopo di ciò ho bassipressionato per circa per due giorni interi, amebizzando quando non dormivo.

E qualche ora qualche foto della performance:

Refugees Welcome, performance and open letter, Kreuzberg Pavillon, Berlin dec. 2013
136.La performance Refugees Welcome, il crollo post performance e l’intervista in TV

(post scritto come bozza in dicembre, ripreso in mano e pubblicato solo oggi)

Sono stata davvero fortunata in questo mese a Berlino, non ha mai fatto molto freddo, così ho potuto liberamente uscire, incontrare persone, conoscere i rifugiati, ascoltare le loro storie, andare agli incontri su questo problema, eccetera, molto di ciò anche in bicicletta. Se c’era più freddo non ci sarei riuscita.
Però eccome se mi sono stancata: vai di qui, di là, parla, conosci, supera la timidezza, registra, pensa, scarica il materiale, scrivi email, ecc…

Sabato c’è stata la performance al Kreuzberg Pavillon, commovente, semplice, toccante, interattiva. Tre ragazzi africani, rifugiati e in protesta ad Oranien Platz hanno deciso di partecipare e si sono presentati in galleria. Un ready made umano. Una rosa di sguardi e sinergie. (leggi i post precedenti sul project in progress: 132, 133, 135-con video).
Ho chiesto al pubblico e a tutti i presenti in galleria, di fare 12 simbolici minuti di silenzio, per sintonizzarsi insieme e accogliere nello spazio della galleria i rifugiati, mettendo sullo stesso piano l’umanità di tutti.
Anche se il compito era semplice, per essere eseguita la performance ha implicato un lungo e anche stancante lavoro di conoscenza, relazione, contatto, con le persone, soprattutto coloro che sono sbarcati a Lampedusa, che hanno il problema dei loro diritti come rifugiati in Europa, e che stanno conducendo una pacifica protesta. Molti incontri, parole, scambi, energia, situazioni. Un arricchimento di vita. La performance risultante, la loro presenza in galleria, era solo la punta dell’iceberg visibile di un lungo processo di vita e relazioni.

Il solito down post performance poi non l’ho potuto assaporare e assecondare in pieno perchè mi è stato chiesto di partecipare a una trasmissione televisiva di una TV privata con un intervista e un video. In realtà era una cosa che già sapevo, ma che doveva essere la settimana successiva, e a bruciapelo mi hanno chiesto di spostarla all’indomani. Ho accettato perchè sto imparando a usare il ferro quando è caldo, ma dovevo anche prepararmi un po’ ed ero molto agitata, proprio perchè ero stanca stanchissima delle fatiche di tutto il periodo preparstorio della performance.
Sono andata quindi domenica negli studi di questa TV a Wedding, e con mia grande agitazione ho scoperto che in questo talk show quel giorno ci sarei stata solo io come ospite….una incontrollata e inconscia insicurezza e paura si impossesso del mio respiro, e dovetti sudare 70 camice per imporre al mio fisico un po’ di nonscialance e tranquillità, appena appena sufficienti per permettermi di parlare dicendo cose sensate e senza balbettare (che poi essendo l’intervista in inglese, e pur parlando io abbastanza fluentemente, non è così facile dare risposte abili e brillanti in un’altra lingua in diretta televisiva…
Devo confessarvi che, insicura del risultato che è venuto fuori, non ho ancora avuto il coraggio di guardare il dvd della trasmissione che mi hanno regalato… 😉

E così, distrutta e liquefatta, dopo di ciò ho bassipressionato per circa per due giorni interi, amebizzando quando non dormivo.

E qualche ora qualche foto della performance:

 

 

 

 

 

Refugees Welcome, performance and open letter, Kreuzberg Pavillon, Berlin dec. 2013
135. Ancora sui rifugiati e Berlino e video

In questi giorni continuo a contattare i rifugiati (molti parlano italiano poichè sono sbarcati a Lampedusa e sono stati lì per parecchi mesi). Storie, emozioni, incontri, persone. Qui in fondo condivido con voi alcuni stralci del diario di bordo in inglese che sto scrivendo. In seguito, quando riuscirò, ho intenzione di mandare alcuni stralci di riprese delle dichiarazioni dei rifugiati e delle loro storie (chi accetta di parlarne) diffondendole per il web e pure per i siti informativi, poichè credo che, in Italia sicuramente, non ci sia abbastanza informazione di ciò che sta succedendo, e di come questa questione sollevi problemi ben più ampi che la comunità europea, e la comunità umana deve risolvere: come accogliere profughi che scappano da cattive condizioni nel loro paese? come accogliere chi deve fuggire per una guerra? (mi domando che ne sarebbe stato di Duchamp, di Man Ray, di tutta una parte dell’avanguardia che è fuggita in America durante le guerre mondiali in Europa…e se non fossero stati accolti? quanta  ricchezza in meno per la nostra storia e la nostra cultura!) Come garantire a tutti la propria dignità? e l’uguaglianza? Tutte queste questioni urgono di trovare una soluzione, o quantomeno di essere discusse, per questo che anche il ruolo di informazione acquisisce importanza, e anche di informazione poetica, per coinvolgere le sensibilità delle persone.

Logisticamente sono molto fortunata: per mia gioia non fa assolutamente freddo, ci sono 7-8 gradi, è grigio e piove un po’, e mi piace questo tempo, mi sento perfettamente a casa, è quello che di solito caratterizza i nostri inverni nel Nord Italia. In più sto abitando in una casa perfetta, a Kreuzberg-Friedrichshan, vicino alla maggioranza dei posti dove devo andare, e pure davanti a un bel parco dove, sempre grazia a un clima accettabile, vado a volte – non sono una fanatica – a correre. Così riesco a prendere la bicicletta e mi muovo per Berlino come i Berlinesi. Ah, con la casa ho ricevuto anche la bici! 🙂 Al freddo sottozero non mi abituerò mai, ogni volta mi sento a disagio, ingoffata dai vestiti, impossibilitata a vestirmi come mi pare (di solito mi vesto da marziano mettendo su tutto ciò di pesante che posso avere, strato dopo strato..!), quasi paralizzata nei movimenti, e anche un po’ nervosa…Per ora quindi mi ritengo fortunata che in questo mese a Berlino non si è mai andati sottozero se non qualche giorno fa, che poi ha anche leggermente nevicato, ma è sparito subito. Altrimenti non so come avrei fatto a seguire tutte le conferenze sul problema dei refugees che sto seguendo, e ad andare ogni giorno a parlare con le persone…


5. sat.dic.7

I went at the tent at 3.30pm. I had appointment with some refugees people, to go and see the gallery (that opens only on Saturdays). I met people and I talked with people, mostly in front of the camp fire (afterwards I was smelling like the smoked scamorza cheese..).Then 3 of us went to the gallery.
After that I met an italian architect, Manuela, living in Berlin since 13 years wishing to help me with the project. I am having a lot of encouragement and helping by friends in all the world, many of whom put me in contact with some of their friends living in Berlin. Manuela and I decide that she would have come with me on Monday to the occupied school, to meet more people.

5. sun.dic8
I had to prepare, in 1 hour and among previous Sunday friends visits already programmed, a short video of me talking about the refugees project for a political performance art symposium in Belgrad. I wanted to send them a video of a previous and already finished work, but they were so interested about this issue, that they asked me just to share what’s going on with the audience in Belgrade. I prepared a short video. Even if it could be simple, preparing a short video is not so easy and fast, but it was fun. I was at Waltraud’s studio, a German artist friend, and she help me gladly with location, scenography and recordings.
Here’s the video:

[youtube https://www.youtube.com/watch?v=x_VKx5On3y0?rel=0]
6. mon.dic9
I went to she occupied school with Manuela. It was dark because we went there after her job, at 5.30 (here in winter sun sets down around at 4…). I looked for Turgai, the Turkish activist who is living there. He invited us to a panel discussion occurring in an occupied part of the Betanja building in a couple of hours. Then we met people in the school and we talked with two guys very nice, telling us their stories coming from Africa to Lampedusa and then being in Berlin. There were reggae music on their phones. Everything was friendly. I was with them. I asked them recording their stories with the camera, but they didn’t want. They were interested in participating to the performance and being at the gallery. I wrote the address on a little paper. Everybody is intimidate by the camera, so I never use it, neither I show it. But everybody is ok with audio, so I often record our voices while talking. We went to the activist meeting at the Betanja occupied section, invited by Turgai. They had a conference explaining the process of the protest and the next steps. They showed interesting videos. I had the permission to film. We also met some of the more active refugees leaders of the group. I could talk easily with them of the idea of the performance action for their respect, voice and rights. Maybe some of them will come. As usual I don’t know. I really want to help. They’ll decide what is best for them.

134. Berlin East Side Gallery Wall

Ieri, andando in bicicletta al megastore (non faccio pubblicità dei nomi..) di Alexander Platz per comprare un’altra memory card più spaziosa per la mia videocamera, passai per la famosa East Side Gallery, l’unica porzione di muro che hanno deciso di lasciare, interamente dipinta da artisti e fumettisti di molte parti del mondo. Si trova sul lato est del fiume Spree, che in quest’area divideva la città fra ovest ed est. E’ non molto lontano da dove abito.
Anche se non sono qui per fare la turista, avevo la macchina fotografica poichè andavo a prendere la memory card, così non ho resistito e ho fatto delle foto. Eccole qua da condividere con voi.

The East Side Gallery in Berlin – l’unica parte rimasta del muro e dipinto dagli artisti, visto dal lato est (all the photos © Liuba)

Il nero Spree..


La mecca dei mega store e del commercio alla ex est Alexander Platz…in tempo Natalizio…
(all the photos © Liuba)
135. Ancora sui rifugiati e Berlino e video

In questi giorni continuo a contattare i rifugiati (molti parlano italiano poichè sono sbarcati a Lampedusa e sono stati lì per parecchi mesi). Storie, emozioni, incontri, persone. Qui in fondo condivido con voi alcuni stralci del diario di bordo in inglese che sto scrivendo. In seguito, quando riuscirò, ho intenzione di mandare alcuni stralci di riprese delle dichiarazioni dei rifugiati e delle loro storie (chi accetta di parlarne) diffondendole per il web e pure per i siti informativi, poichè credo che, in Italia sicuramente, non ci sia abbastanza informazione di ciò che sta succedendo, e di come questa questione sollevi problemi ben più ampi che la comunità europea, e la comunità umana deve risolvere: come accogliere profughi che scappano da cattive condizioni nel loro paese? come accogliere chi deve fuggire per una guerra? (mi domando che ne sarebbe stato di Duchamp, di Man Ray, di tutta una parte dell’avanguardia che è fuggita in America durante le guerre mondiali in Europa…e se non fossero stati accolti? quanta  ricchezza in meno per la nostra storia e la nostra cultura!) Come garantire a tutti la propria dignità? e l’uguaglianza? Tutte queste questioni urgono di trovare una soluzione, o quantomeno di essere discusse, per questo che anche il ruolo di informazione acquisisce importanza, e anche di informazione poetica, per coinvolgere le sensibilità delle persone.

Logisticamente sono molto fortunata: per mia gioia non fa assolutamente freddo, ci sono 7-8 gradi, è grigio e piove un po’, e mi piace questo tempo, mi sento perfettamente a casa, è quello che di solito caratterizza i nostri inverni nel Nord Italia. In più sto abitando in una casa perfetta, a Kreuzberg-Friedrichshan, vicino alla maggioranza dei posti dove devo andare, e pure davanti a un bel parco dove, sempre grazia a un clima accettabile, vado a volte – non sono una fanatica – a correre. Così riesco a prendere la bicicletta e mi muovo per Berlino come i Berlinesi. Ah, con la casa ho ricevuto anche la bici! 🙂 Al freddo sottozero non mi abituerò mai, ogni volta mi sento a disagio, ingoffata dai vestiti, impossibilitata a vestirmi come mi pare (di solito mi vesto da marziano mettendo su tutto ciò di pesante che posso avere, strato dopo strato..!), quasi paralizzata nei movimenti, e anche un po’ nervosa…Per ora quindi mi ritengo fortunata che in questo mese a Berlino non si è mai andati sottozero se non qualche giorno fa, che poi ha anche leggermente nevicato, ma è sparito subito. Altrimenti non so come avrei fatto a seguire tutte le conferenze sul problema dei refugees che sto seguendo, e ad andare ogni giorno a parlare con le persone…


5. sat.dic.7

I went at the tent at 3.30pm. I had appointment with some refugees people, to go and see the gallery (that opens only on Saturdays). I met people and I talked with people, mostly in front of the camp fire (afterwards I was smelling like the smoked scamorza cheese..).Then 3 of us went to the gallery.
After that I met an italian architect, Manuela, living in Berlin since 13 years wishing to help me with the project. I am having a lot of encouragement and helping by friends in all the world, many of whom put me in contact with some of their friends living in Berlin. Manuela and I decide that she would have come with me on Monday to the occupied school, to meet more people.

5. sun.dic8
I had to prepare, in 1 hour and among previous Sunday friends visits already programmed, a short video of me talking about the refugees project for a political performance art symposium in Belgrad. I wanted to send them a video of a previous and already finished work, but they were so interested about this issue, that they asked me just to share what’s going on with the audience in Belgrade. I prepared a short video. Even if it could be simple, preparing a short video is not so easy and fast, but it was fun. I was at Waltraud’s studio, a German artist friend, and she help me gladly with location, scenography and recordings.
Here’s the video:

6. mon.dic9
I went to she occupied school with Manuela. It was dark because we went there after her job, at 5.30 (here in winter sun sets down around at 4…). I looked for Turgai, the Turkish activist who is living there. He invited us to a panel discussion occurring in an occupied part of the Betanja building in a couple of hours. Then we met people in the school and we talked with two guys very nice, telling us their stories coming from Africa to Lampedusa and then being in Berlin. There were reggae music on their phones. Everything was friendly. I was with them. I asked them recording their stories with the camera, but they didn’t want. They were interested in participating to the performance and being at the gallery. I wrote the address on a little paper. Everybody is intimidate by the camera, so I never use it, neither I show it. But everybody is ok with audio, so I often record our voices while talking. We went to the activist meeting at the Betanja occupied section, invited by Turgai. They had a conference explaining the process of the protest and the next steps. They showed interesting videos. I had the permission to film. We also met some of the more active refugees leaders of the group. I could talk easily with them of the idea of the performance action for their respect, voice and rights. Maybe some of them will come. As usual I don’t know. I really want to help. They’ll decide what is best for them.

134. Berlin East Side Gallery Wall

Ieri, andando in bicicletta al megastore (non faccio pubblicità dei nomi..) di Alexander Platz per comprare un’altra memory card più spaziosa per la mia videocamera, passai per la famosa East Side Gallery, l’unica porzione di muro che hanno deciso di lasciare, interamente dipinta da artisti e fumettisti di molte parti del mondo. Si trova sul lato est del fiume Spree, che in quest’area divideva la città fra ovest ed est. E’ non molto lontano da dove abito.
Anche se non sono qui per fare la turista, avevo la macchina fotografica poichè andavo a prendere la memory card, così non ho resistito e ho fatto delle foto. Eccole qua da condividere con voi.

The East Side Gallery in Berlin – l’unica parte rimasta del muro e dipinto dagli artisti, visto dal lato est (all the photos © Liuba)

Il nero Spree..


La mecca dei mega store e del commercio alla ex est Alexander Platz…in tempo Natalizio…
(all the photos © Liuba)
133. Secondo giorno meeting refugees
Il problema dei refugees è bollente a Berlino soprattutto, ma coinvolge tutta Europa e non solo. 
Molti di loro, arrivati a Lampedusa, vengono poi in Germania, ovviamente attratti da una migliore situazione economica e da una maggiore possibilità di ricevere lo stato di ‘asylus’, che riguarda gli aiuti, anche economici e pratici, che i rifugiati politici qui possono avere. Ma, per una legge che dice che in Europa si può chiedere asilo politico solo nel Paese dove prima si accede, la maggioranza di loro, venuti via Lampedusa, non ha nessun diritto in Germania, mentre altri, volati direttamente qui, hanno potuto ottenere, secondo le circostanze, alloggio e stipendio sociale. Inoltre, molti di loro hanno ricevuto dall’Italia, durante il governo Monti, un buono di uscita da 500 e a volte più Euro per venire in Germania, dove però per i motivi sopra elencati, non hanno trovato gli stessi diritti degli altri, cosa che ha complicato la questione, e che ovviamente non è stata accolta con gioia dalla Germania, che si è vista arrivare caterve di persone in fuga dalle guerre africane. Però questo campo, eretto da più di un anno, è stato supportato da molti volontari, dal sindaco del quartiere kreuzberg, da organizzazioni umanitarie.
info più giornalistiche le potete trovare a questi link:
https://www.ilpost.it/2013/10/16/profughi-berlino/
https://www.refugeetentaction.net/index.php?lang=en


Beh, questa è la situazione. Io non so come si svilupperà questo progetto, sto conoscendo le storie di queste persone, toccanti e interessanti, che protestano da un anno in un campo eretto a Oranienplatz, nel mezzo di Kreuzberg e della città, e li sto invitando a fare un’azione insieme a me, per il loro rispetto e per il loro problema. Ci riuscirò?




3. dic4, 2013 (#1-2)


Today I arrived at Oranien Platz around 2pm. The weather was dusky and humid. I talked with some people, everybody very kind. Most of the people were different from the ones of yesterday, but I recognized some of them, and they did the same to me. So today approaching was a little easier.
I talked with a guy from Niger that was living in Lybia before leaving Africa. We talked italian because he had been living in Italy for some time, then he tried in Germany. He has got now a 2 days a week job creating Christmas lights in a shop. He showed me some pictures (from a nice smartphone) very proudly. He told me he had a nice job in Lybia and no money problem, but he can’t go back because of the war and of the terrible political situation there. He was very interested in participating to the performance action. I think he completely understood the point and the sense for them to come. I hope he will. We saved our phone numbers.
Among others, not really very interested in talking with me, I met a Turkish activist who instead was very interested in talking to me. The conversation was not that simple, because he only spoke Turkish and German, so I had to try to pick up from my brain all the few German words that I had in my memory…but, for the essential, it worked. He is a journalist and activist who had been in prison 15 years in Turkey. He was condemned for live sentence, and two years ago he was liberated through the help of humanitarian institutions as amnesty international. He went to Germany and he got political asylum, with ‘wohnung’ and money. However, he still struggles with the people, and he now lives into an occupied school, where many of the refugees people live (he said 150). We went together to the school, he wanted I took some pictures there. It was a good idea, I was very interested in it, and also after more than two hours under the big tent I was really freezing…


The school was huge and dirty. I met some people, and also a Rumanian group of families with 10 childrens. They asked me money to take pictures. I gave them 2 euros but I didn’t take any picture. Then Turgay, that’s the name of the Turkich journalist, showed me the space where he lived. I was thinking that was not so different from the prison were he was living 15 years in Turkey.. but he was free, and he got all he needed: books, computer, internet, laundry machine, cooking fire and heating. We decide to make a short interview to him, telling us the important points of the refugee protest. Of course he spoked in German. I will have to contact someone for translation…Then we had an excellent cup of Turkish tea. He was very kind. He is really a nice and smart guy.



132. Ho cominciato ad andare al campo profughi di Oranienplatz

Appena arrivata a Berlino ho captato subito che il problema di maggior portata e coinvolgimento era quello dei rifugiati che richiedono asilo (molti di loro provenienti dallo sbarco a Lampedusa), della loro protesta, della problematica di queste persone, del rapporto fra le migrazioni, gli stati e la libertà. E’ un problema che mi sta a cuore (e non solo per esperienze personali) e che mi interessa enormemente approfondire, perlustrando il lato umano delle storie di queste persone migranti, e il lato sociale-antropologico che questi problemi comportano.

Quando sono stata invitata a presentare una performance il 14 dicembre in una galleria di Berlino, il Kreutzberg Pavillon, ho deciso che invece di presentare uno dei miei tanti progetti pronti e performance già effettuate, farò un lavoro sul territorio e darò il mio ‘spazio performativo’ alle persone rifugiate che lottano per i loro diritti. Voglio coinvolgere queste persone a venire con me in galleria standing for their rights e, semplicemente, stare in silenzio, e guardarsi e accettarsi con le persone presenti. Tutti in uno stesso luogo, e tutti con lo stesso ‘diritto’ di esserci.
Mi interessa sempre la vita più dell’arte, e non mi interessa ora presentare una mia ‘opera’ ma dare attenzione a questo problema e queste persone. Potrei definirla un’operazione duchampiana animata: portare la vita quotidiana in galleria, portando le persone e la lotta per i loro problemi, perchè siano ‘viste’, conosciute e quindi rispettate.

Ebbene, questo progetto, essenziale e forte al tempo stesso, semplice da dire, non è assolutamente semplice da fare. Ero già andata a un meeting con persone e attivisti di vario tipo focalizzato sul problema dei rifugiati, e avevo qualche contatto, ma conoscere alcuni immigrati e portarli in galleria non è cosa affatto semplice (e ho solo circa 10 giorni..). Ricordo la fatica che feci per il progetto The Finger and the Moon #3 che richiese moltissimi mesi per contattare le persone delle diverse comunità religiose in Genova, e fare in modo che gli interessati venissero alla performance (e ne vennero 12, di fedi assortite, che fu già un successo, e la performance fu un momento sublime, per tutti – partecipanti e pubblico -unico, che ora sto cristallizzando in maniera universale in un video…), e fu un lavoro di relazioni, amicizie, comunicazione ed empatia umana di grande proporzioni. Ora si tratta di fare lo stesso…

Ieri quindi sono andata in Oranienplatz, dove c’è una tendopoli come presidio di protesta, e con 100 persone che ci vivono da un anno (supportati anche dalla città e dai volontari che garantiscono pasti caldi giornalieri per tutti), a conoscere qualche persona…

Questa che vedete non è una mia foto, poichè mi impedirono di fare delle foto, l’ho presa dal web.
Ora vi racconto cosa è successo ieri, l’ho scritto in inglese poichè è arte del processo del lavoro.

1.

Today i went to the oranien platz camp of refugees with the purpose to talk with some of them and inviting them to perform standing symbolically into the gallery space with the idea of giving them ‘my performance space’ for their rights and respect.

As i was approaching to oranien platz i decided to turn on my small hd camera to self-filming my arrive to the camp place. I just shot a few minutes while walking arriving there, when i was circonded by suspicious and angry refugee activists from Africa shouting against me that i was stolen images. We talk, also aggressively, for 10 min telling them my purpose to ‘work for them’ giving them my performance space and so on. I also had to explain them my personal experience with foreigners laws and extra-communitaire experiences having with my husband being Canadian. They slow down after a while but they pretended i deleted my short shootings. They didn’t accept that shootings done before meeting them (none of them was in the recording. Only the square and me..)
I finally deleted it in front of their eyes. In this way i was accepted to come after lunch to talk with them.
I went away, sort of confused and touched.
I took a few recordings of the place camp from a far away street later on and from a cafe on the other side of the square.

2.

I went back at the camp after lunch. I met friendly people who talked to me about their stories. I talked expecially with two guys, one coming from Algeria, the other from Giamaica (escaping from Mexico). The first one had been living and working in Spain for over 5 years (saying it was very nice for him staying there) but then the crysis arrived and he had to go away. He moved to Italy, where he found the same situation..no work (yes, we know it…), Then he went to Germany, and the only thing he asks is the right to work. The other guy is from Giamaica, and after having lived and studied in United States he escaped from Mexico for some personal problems and asked asylum in Germany, haven’t got it.

Both of them liked very much the idea of getting attention on their problems coming to the gallery on saturday 14 with me. Let’s see if they will come. I never know what is gonna happen.

Tomorrow I will go back there again. I also met a young marocco filmaker who is here to make a documentary, with the refugees permission, about their struggle.

I didn’t take shootings neither asked for it. I was afraid they could be reluctant and they won’t like anymore to talk with me. I thought that I have to do things step by step, and first get their confidence. I really want to help their cause.




133. Secondo giorno meeting refugees
Il problema dei refugees è bollente a Berlino soprattutto, ma coinvolge tutta Europa e non solo. 
Molti di loro, arrivati a Lampedusa, vengono poi in Germania, ovviamente attratti da una migliore situazione economica e da una maggiore possibilità di ricevere lo stato di ‘asylus’, che riguarda gli aiuti, anche economici e pratici, che i rifugiati politici qui possono avere. Ma, per una legge che dice che in Europa si può chiedere asilo politico solo nel Paese dove prima si accede, la maggioranza di loro, venuti via Lampedusa, non ha nessun diritto in Germania, mentre altri, volati direttamente qui, hanno potuto ottenere, secondo le circostanze, alloggio e stipendio sociale. Inoltre, molti di loro hanno ricevuto dall’Italia, durante il governo Monti, un buono di uscita da 500 e a volte più Euro per venire in Germania, dove però per i motivi sopra elencati, non hanno trovato gli stessi diritti degli altri, cosa che ha complicato la questione, e che ovviamente non è stata accolta con gioia dalla Germania, che si è vista arrivare caterve di persone in fuga dalle guerre africane. Però questo campo, eretto da più di un anno, è stato supportato da molti volontari, dal sindaco del quartiere kreuzberg, da organizzazioni umanitarie.
info più giornalistiche le potete trovare a questi link:
https://www.ilpost.it/2013/10/16/profughi-berlino/
https://www.refugeetentaction.net/index.php?lang=en


Beh, questa è la situazione. Io non so come si svilupperà questo progetto, sto conoscendo le storie di queste persone, toccanti e interessanti, che protestano da un anno in un campo eretto a Oranienplatz, nel mezzo di Kreuzberg e della città, e li sto invitando a fare un’azione insieme a me, per il loro rispetto e per il loro problema. Ci riuscirò?




3. dic4, 2013 (#1-2)


Today I arrived at Oranien Platz around 2pm. The weather was dusky and humid. I talked with some people, everybody very kind. Most of the people were different from the ones of yesterday, but I recognized some of them, and they did the same to me. So today approaching was a little easier.
I talked with a guy from Niger that was living in Lybia before leaving Africa. We talked italian because he had been living in Italy for some time, then he tried in Germany. He has got now a 2 days a week job creating Christmas lights in a shop. He showed me some pictures (from a nice smartphone) very proudly. He told me he had a nice job in Lybia and no money problem, but he can’t go back because of the war and of the terrible political situation there. He was very interested in participating to the performance action. I think he completely understood the point and the sense for them to come. I hope he will. We saved our phone numbers.
Among others, not really very interested in talking with me, I met a Turkish activist who instead was very interested in talking to me. The conversation was not that simple, because he only spoke Turkish and German, so I had to try to pick up from my brain all the few German words that I had in my memory…but, for the essential, it worked. He is a journalist and activist who had been in prison 15 years in Turkey. He was condemned for live sentence, and two years ago he was liberated through the help of humanitarian institutions as amnesty international. He went to Germany and he got political asylum, with ‘wohnung’ and money. However, he still struggles with the people, and he now lives into an occupied school, where many of the refugees people live (he said 150). We went together to the school, he wanted I took some pictures there. It was a good idea, I was very interested in it, and also after more than two hours under the big tent I was really freezing…


The school was huge and dirty. I met some people, and also a Rumanian group of families with 10 childrens. They asked me money to take pictures. I gave them 2 euros but I didn’t take any picture. Then Turgay, that’s the name of the Turkich journalist, showed me the space where he lived. I was thinking that was not so different from the prison were he was living 15 years in Turkey.. but he was free, and he got all he needed: books, computer, internet, laundry machine, cooking fire and heating. We decide to make a short interview to him, telling us the important points of the refugee protest. Of course he spoked in German. I will have to contact someone for translation…Then we had an excellent cup of Turkish tea. He was very kind. He is really a nice and smart guy.



132. Ho cominciato ad andare al campo profughi di Oranienplatz

Appena arrivata a Berlino ho captato subito che il problema di maggior portata e coinvolgimento era quello dei rifugiati che richiedono asilo (molti di loro provenienti dallo sbarco a Lampedusa), della loro protesta, della problematica di queste persone, del rapporto fra le migrazioni, gli stati e la libertà. E’ un problema che mi sta a cuore (e non solo per esperienze personali) e che mi interessa enormemente approfondire, perlustrando il lato umano delle storie di queste persone migranti, e il lato sociale-antropologico che questi problemi comportano.

Quando sono stata invitata a presentare una performance il 14 dicembre in una galleria di Berlino, il Kreutzberg Pavillon, ho deciso che invece di presentare uno dei miei tanti progetti pronti e performance già effettuate, farò un lavoro sul territorio e darò il mio ‘spazio performativo’ alle persone rifugiate che lottano per i loro diritti. Voglio coinvolgere queste persone a venire con me in galleria standing for their rights e, semplicemente, stare in silenzio, e guardarsi e accettarsi con le persone presenti. Tutti in uno stesso luogo, e tutti con lo stesso ‘diritto’ di esserci.
Mi interessa sempre la vita più dell’arte, e non mi interessa ora presentare una mia ‘opera’ ma dare attenzione a questo problema e queste persone. Potrei definirla un’operazione duchampiana animata: portare la vita quotidiana in galleria, portando le persone e la lotta per i loro problemi, perchè siano ‘viste’, conosciute e quindi rispettate.

Ebbene, questo progetto, essenziale e forte al tempo stesso, semplice da dire, non è assolutamente semplice da fare. Ero già andata a un meeting con persone e attivisti di vario tipo focalizzato sul problema dei rifugiati, e avevo qualche contatto, ma conoscere alcuni immigrati e portarli in galleria non è cosa affatto semplice (e ho solo circa 10 giorni..). Ricordo la fatica che feci per il progetto The Finger and the Moon #3 che richiese moltissimi mesi per contattare le persone delle diverse comunità religiose in Genova, e fare in modo che gli interessati venissero alla performance (e ne vennero 12, di fedi assortite, che fu già un successo, e la performance fu un momento sublime, per tutti – partecipanti e pubblico -unico, che ora sto cristallizzando in maniera universale in un video…), e fu un lavoro di relazioni, amicizie, comunicazione ed empatia umana di grande proporzioni. Ora si tratta di fare lo stesso…

Ieri quindi sono andata in Oranienplatz, dove c’è una tendopoli come presidio di protesta, e con 100 persone che ci vivono da un anno (supportati anche dalla città e dai volontari che garantiscono pasti caldi giornalieri per tutti), a conoscere qualche persona…

Questa che vedete non è una mia foto, poichè mi impedirono di fare delle foto, l’ho presa dal web.
Ora vi racconto cosa è successo ieri, l’ho scritto in inglese poichè è arte del processo del lavoro.

1.

Today i went to the oranien platz camp of refugees with the purpose to talk with some of them and inviting them to perform standing symbolically into the gallery space with the idea of giving them ‘my performance space’ for their rights and respect.

As i was approaching to oranien platz i decided to turn on my small hd camera to self-filming my arrive to the camp place. I just shot a few minutes while walking arriving there, when i was circonded by suspicious and angry refugee activists from Africa shouting against me that i was stolen images. We talk, also aggressively, for 10 min telling them my purpose to ‘work for them’ giving them my performance space and so on. I also had to explain them my personal experience with foreigners laws and extra-communitaire experiences having with my husband being Canadian. They slow down after a while but they pretended i deleted my short shootings. They didn’t accept that shootings done before meeting them (none of them was in the recording. Only the square and me..)
I finally deleted it in front of their eyes. In this way i was accepted to come after lunch to talk with them.
I went away, sort of confused and touched.
I took a few recordings of the place camp from a far away street later on and from a cafe on the other side of the square.

2.

I went back at the camp after lunch. I met friendly people who talked to me about their stories. I talked expecially with two guys, one coming from Algeria, the other from Giamaica (escaping from Mexico). The first one had been living and working in Spain for over 5 years (saying it was very nice for him staying there) but then the crysis arrived and he had to go away. He moved to Italy, where he found the same situation..no work (yes, we know it…), Then he went to Germany, and the only thing he asks is the right to work. The other guy is from Giamaica, and after having lived and studied in United States he escaped from Mexico for some personal problems and asked asylum in Germany, haven’t got it.

Both of them liked very much the idea of getting attention on their problems coming to the gallery on saturday 14 with me. Let’s see if they will come. I never know what is gonna happen.

Tomorrow I will go back there again. I also met a young marocco filmaker who is here to make a documentary, with the refugees permission, about their struggle.

I didn’t take shootings neither asked for it. I was afraid they could be reluctant and they won’t like anymore to talk with me. I thought that I have to do things step by step, and first get their confidence. I really want to help their cause.




131. La perseveranza
“I may not make it if I try,
but I damn sure won’t
if I don’t…” 
(Oscar Brown Jr.)
                 photo: Mario Duchesneau
131. La perseveranza
“I may not make it if I try,
but I damn sure won’t
if I don’t…” 
(Oscar Brown Jr.)
                 photo: Mario Duchesneau
130. Mostre e concerti a Berlino

Fra le varie cose che ho visto in questi giorni (in cui sto anche molto lavorando al progetto site specific che ho intrapreso qui a Berlino) voglio ricordare, poichè mi sono molto emozionata, in maniera diversa, una mostra e un concerto.
Una mostra enorme, molto interessante, curata benissimo, ciclopica, dell’artista Christof Schlingensief è inaugurata sabato al Kunst Werke, istituzione pubblica per l’Arte Contemporanea di alta qualità, spazio dalle mille sale e caterve di persone all’opening. Il lavoro di questo artista-regista-presentatore, ecc. ecc. prematuramente scomparso (a 50 anni nel 2010) è fatto di denuncia politica, trasgressione, interazione del pubblico, interventi in urban situations, video, video e video e installazioni. Decisamente da ricordare. In Germania era molto famoso. Ho fatto alcune foto col telefono, ma non sono venute granchè, a parte quella delle persone sugli alberi (ho deciso comunque che in generale non mi porto dietro la macchina fotografica nel quotidiano e faccio le foto col telefono, perchè vengono abbastanza bene e la figata è che con drop box le foto scattate vanno online e poi direttamente sul mio pc, senza che devo fare niente…). Ho deciso che tornerò a vederla anche un altro giorno, siamo stati lì almeno un paio d’ore e avremo visto la metà dei video che c’erano e materiali documentativi vari (se dicessi che c’erano 70 video o giù di lì?)

Christof Schlingensief al KW-Berlin
In quei giorni ero andata anche a qualche altro opening, per esempio all’Autocenter, un nuovo spazio ‘cool’ dell’arte berlinese, ma la mostra mi era piaciuta poco, anzi affatto.
Il concerto che mi ha colpito è stato stasera all’ Exploratorium, un concerto di musica contemporanea di improvvisazione, dove un percussionista (che ha fatto vibrare almeno una 50ina di oggetti e strumenti percussivi), una contrabbassista, una clarinettista-flautista (la persona che conoscevo e che mi ha invitata) e una danzatrice hanno creato un lavoro di improvvisazione di alta musica e qualità. Mi hanno detto che questo posto, l’Exploratorium, è l’unico al mondo che presenta quasi esclusivamente questo tipo di sperimentazioni e di musiche. Molto interessante. Ed entrambe le esperienze molto vicino, in un modo o nell’altro, seppur molto diversamente, al mio lavoro e a ciò che mi interessa. Adoro avere grandi stimoli!
130. Mostre e concerti a Berlino

Fra le varie cose che ho visto in questi giorni (in cui sto anche molto lavorando al progetto site specific che ho intrapreso qui a Berlino) voglio ricordare, poichè mi sono molto emozionata, in maniera diversa, una mostra e un concerto.
Una mostra enorme, molto interessante, curata benissimo, ciclopica, dell’artista Christof Schlingensief è inaugurata sabato al Kunst Werke, istituzione pubblica per l’Arte Contemporanea di alta qualità, spazio dalle mille sale e caterve di persone all’opening. Il lavoro di questo artista-regista-presentatore, ecc. ecc. prematuramente scomparso (a 50 anni nel 2010) è fatto di denuncia politica, trasgressione, interazione del pubblico, interventi in urban situations, video, video e video e installazioni. Decisamente da ricordare. In Germania era molto famoso. Ho fatto alcune foto col telefono, ma non sono venute granchè, a parte quella delle persone sugli alberi (ho deciso comunque che in generale non mi porto dietro la macchina fotografica nel quotidiano e faccio le foto col telefono, perchè vengono abbastanza bene e la figata è che con drop box le foto scattate vanno online e poi direttamente sul mio pc, senza che devo fare niente…). Ho deciso che tornerò a vederla anche un altro giorno, siamo stati lì almeno un paio d’ore e avremo visto la metà dei video che c’erano e materiali documentativi vari (se dicessi che c’erano 70 video o giù di lì?)

Christof Schlingensief al KW-Berlin
In quei giorni ero andata anche a qualche altro opening, per esempio all’Autocenter, un nuovo spazio ‘cool’ dell’arte berlinese, ma la mostra mi era piaciuta poco, anzi affatto.
Il concerto che mi ha colpito è stato stasera all’ Exploratorium, un concerto di musica contemporanea di improvvisazione, dove un percussionista (che ha fatto vibrare almeno una 50ina di oggetti e strumenti percussivi), una contrabbassista, una clarinettista-flautista (la persona che conoscevo e che mi ha invitata) e una danzatrice hanno creato un lavoro di improvvisazione di alta musica e qualità. Mi hanno detto che questo posto, l’Exploratorium, è l’unico al mondo che presenta quasi esclusivamente questo tipo di sperimentazioni e di musiche. Molto interessante. Ed entrambe le esperienze molto vicino, in un modo o nell’altro, seppur molto diversamente, al mio lavoro e a ciò che mi interessa. Adoro avere grandi stimoli!
129. Arrivo a Berlino per un po’

Dico ‘arrivo a Berlino per un po’ perchè ancora non so quanto ci voglio stare. sicuramente non poco, ma la mobilità e l’elasticità mi appartengono così tanto che ormai mi ci sono abituata e diventano un’esigenza.
Qualcuno di voi penserà che io sia miliardaria a muovermi sempre così, invece no, e lo faccio per esistere, per sopravvivere, e per fare l’artista sempre nel migliore dei modi, ma prima di tutto per vivere. E’ da quando ho 18 anni che sono abituata a viaggiare, e da subito imparai come si fa a viaggiare stando bene e spendendo meno di quando si è a casa propria, così negli anni ho affinato una rete di scambi case, ospitalità, subaffitti, sharing e quant’altro, che mi rendono possibile muovermi con facilità e potermelo permettere… (potrei tenere dei corsi in merito: come muoversi nel mondo sentendosi a casa propria e poterselo permettere: qualcuno è interessato?)
Ed eccomi qui, in quella che ritengo essere ora il fulcro d’Europa, e una delle città più internazionali e creative dei nostri tempi. Si sente subito l’energia, e già questo mi fa bene. Ho molti difetti, ma una dote che non mi manca è quella di non subire troppo le cose, di reagire e di avere coraggio: per cui mi sono detta ancora una volta che se stavo in Italia ancora un po’ mi trovavo depressa come un cioccolatino sciolto, e così ho chiuso baracca e burattini, come si dice, ma avendo l’accortezza di avere tutti i salvagenti possibili al mio ritorno (questo è un altro segreto del viaggiare bene e del potersi muovere) e sono partita.

Quando ci si muove spesso, e quando si fanno mostre in diverse parti del mondo, ti capita sempre di avere conoscenti o addirittura amici in diverse parti del mondo (o direi meglio, in diverse parti strategiche del mondo) e quando sono in un posto mi vengono sempre in mente le persone connesse con quel luogo, o a volte ne sono in contatto ancor prima.

Vi dico già che sono stata felice sino alle lacrime di rivedere Gaby, la flautista tedesca con cui feci una delle mie prime performance nel 1993 a Bologna: erano 20 – oddio 20! – anni che non ci vedevamo, e in questi vent’anni lei ha continuato a fare la musicista ed io ho continuato a fare l’artista, entrambe siamo un po’ invecchiate, ma sempre gli stessi sogni e la stessa passione ci abitano, e tutto ciòmi rimbombava nel cuore quando ho sentito un suo concerto l’altra sera al Shoneberg Rathaus, donandomi emozioni forte e tanta felciità di statre al mondo e forse tanta nostalgia delle cose che passano, che girano, ma che poi restano e si ritrovano. Se sapessi in anticipo dove andrebbe proposto, mi piacerebbe rifare con Gaby la performance della margherita dai petali colorati che avevamo preparato insieme a Bologna tanti anni fa!

Ho cominciato qui a Berlino, come faccio di solito quando arrivo in una città straniera, ad essere ospitata da qualche servas, poichè mi piace la situazione di sentirmi accolta, a casa, e di conoscere le vite di queste persone sempre interessanti che fanno parte del circuito mondiale di servas, è un modo per sentirsi subito a casa nella città in cui vai. Per una logistica varia ho passato solo la mia seconda notte in un ostello, e pur avendo una camerata tutta per me, mi sentivo un po’ sola e triste, sensazioni che sono sparite subito quando il giorno dopo sono andata nella bella e accogliente casa di Eva a Charlottemburg, che mi apsettava con gioia e disponibilità. Whau!
Che devo dire? in due settimane ho rivisto parecchi amici artisti, conosciuti di molti nuovi, visto mostre, lavorato al video (non ancora finito ma ci manca poco, haugh!), alle mail, ho avuto l’invito per una performance, mi è stata offerta una casa in subaffitto a kreuzberg, davanti a un parco (anche se freddino, sono andata a fare footing – abitudine cominciata l’inverno scorso a milano grazie a Mario) per alcune settimane….ma grazie Berlino per la bella accoglienza!
Bisogna ripeterselo sempre: farsi un sogno, un progetto, un obiettivo, e poi indirizzarsi verso la strada…la vita ti farà incontrare abbondantemente ciò che hai seminato….
Non so cosa succederà qui ancora, so solo che mi sento bene, che sono felice, e che sto imparando. C’è ancora molta strada da fare per continuare i propri sogni, e il lavoro si prospetta lungo, ma affascinante. E, nota bene, i miei sogni non riguardano Berlino in sè, riguardano l’amore, l’arte, la vita, la felicità, come i sogni di molti altri uomini (beh, forse il sogno dell’arte non ce l’hanno proprio tutti! – e a volte sarebbe anche un po’ più facile non averlo ! ;), ma per me ciò si identifica con la vita, con l’amore, con la mia vita. Bon, e adesso basta paroloni, mi preparo ad uscire che vado a un opening, dove mi vedo con vari amici.
(ultima considerazione: ciò che fa sentire bene in ogni luogo è fare la stessa vita in ogni parte del mondo: sia io a new york, a berlino, a milano, o a rimini, come imposto la mia giornata, ciò che faccio è sempre simile, perchè in questo sono fortunata, lavorando col corpo, col computer e col territorio posso lavorare in ogni luogo! (diverso è capire quando si è pagati per ciò, ma questo f parte dell’instabilità di essere artisti, e se ciò non ti va bene è tanto che avresti già smesso – comunque sono qui a Berlino anche per vedere di incrementare, se è possibile, l’aspetto economico di tutta la faccenda…).
la torre di alexander plaz vista dalla chiesa di marienkirche


Un ultimo inciso: e gli affetti, vi chiederete? (domanda da 300 milioni di dollari, che non sarebbe da inciso): è proprio per questo motivo che mi muovo molto, perchè desidero fare molte vite, e poter vivere insieme a chi amo, quando è possibile, e andare dove voglio andare, quando è possibile. Andare e tornare, questo è il mio motto. E poi a volte, pur mancandosi, l’amore a distanza riempie i cuori più di quello accanto al materasso….)
128. Dentro e fuori il silenzio

Nei mesi scorsi ho passato un lungo periodo di silenzio comunicativo mediatico, ho avuto l’istinto, l’impulso e l’esigenza di disinteressarmi e liberarmi dai vari social network, messaggi, blog, siti, telefoni, newsletters ecc.. Questo fondamentalmente perchè ho usato le mie energie semplicemente per vivere.

A volte mi sembra che si stia scoppiando di comunicazione, di parole, di possibilità di vedere/sentire/leggere cose, tanto che si fa di tutta l’erba un fascio e diventa difficilissimo concentrarsi sulla qualità, l’approfondimento, la riflessione. A volte tutto ciò mi causa un effetto opposto: divento estremamente lenta, mi prendo tutto il tempo che occorre per approfondire e vivere e creare ciò che voglio approfondire. Vivere e creare, e me ne frego, se così si può dire, delle comunicazioni, dei media, di internet. E’ come una difesa, e questo credo lo capiscono bene tutti, e forse molti di voi lo attuano o ne sentono l’esigenza. E’ non solo una difesa, ma una necessità per creare e vivere a volte.

Ho passato l’estate nell’eremo della terrazza sul mare in Romagna. Lo chiamo eremo perchè quest’estate, per una contingenza di fatti vari, ero lì da sola – però con arrivi di ospiti da varie parti del mondo, incluso viaggiatori servas, che mi divertono molto! – e avevo bisogno di quel cielo e di quel tempo di solitudine assolata per ricaricarmi, riflettere, decidere e procedere. L’ultimo anno l’avevo passato in Italia a Milano poichè mio padre si era ammalato, mia mamma non era in gran forma e non ci sono purtroppo altri fratelli e sorelle. Lì mi sono risucchiata con tanti impegni vari (ho anche insegnato storia dell’arte a un istituto serale), e come mi accade sempre in quella città che mi aliena, mi ero trovata fuori dal centro e incapace di portare avanti con calma e profondità sia scelte di vita importanti sia il mio lavoro artistico (mi ero arenata, e non riuscivo a mettermi a montare il video di Finger and the Moon 3 poichè dovevo prima imparare il nuovo programma di HD e lo stress e gli impegni azzeravano ogni cosa).

E finalmente quest’estate, complice l’effetto sicuro che sempre hanno su di me il sole, la natura, il cielo e l’aria buona, mi sono ricentrata e sono tornata a respirare, vivere, stare bene, decidere, e lavorare artisticamente. Per tutto ciò ho dovuto usare molte energie, molta calma, e molto tempo, per quello non ho più scritto qui su questo blog, sull’altro, sulle newsletter, su fb, ecc. Certo, quest’estate comunque non sono stata con le mani in mano, oltre a lavorare finalmente al montaggio del mio ultimo video ho anche fatto dei workshop e costitutito un’Associazione culturale..ma il mood di fondo di tutta l’estate era il silenzio, la meditazione, la lentezza, le decisioni ponderate, il sole e il cielo (soprattutto visto dalla mia adorata amaca brasiliana). Ah, a proposito, vi presento Fiore il mio gattino magico di appena (allora) due mesi.

Nei mesi successivi sono stata ancora isolata perchè li ho passati continuando a montare il video, cosa che quando finalmente comincio la lavorazione di un video, mi richiede un’attenzione e una dedizione praticamente totali, a parte le necessarie incombenze pratiche e familiari. A volte scoppio che non ne posso più, ma ci vuole così tanto tempo (almeno per me) per finire un’opera video, che non finisce mai! – e quando lo interrompo per più giorni di fila, poi impiego altrettanti giorni per riprendere il filo da dove l’avevo lasciato….Vabbè, di solito dicono però che i miei video sono belli ;), ma quanta fatica, e quanta maniacale (sì è così, lo ammetto) dedizione!

E Poi però, a metà novembre, son emigrata a Berlino (frutto di una delle scelte scaturite dal ritiro estivo…), e qui sto cominciando a spuntare fuori dal guscio e a riprendere a comunicare… ma di Berlino vi parlerò nel prossimo post!

Avevo espresso questa esigenza di silenzio (che non è solo personale ma anche sociale, come proposta alternativa in momenti di crisi, ecc.ecc.) nella mia ultima performance, attuata al Flash Art Fair a Milano, ma anche all’opening della Biennale di Venezia, coinvolgendo il pubblico in un loop di silenzio che da estroverso diventa introverso, dal partecipare nel mondo ti trovi a partecipare nell’anima.


4’33 Chorus Loop, Biennale di Venezia Opening, 2013 


“Dubitate di tutto, ma non dubitate mai di voi stessi. “
André Gide


“L’immaginazione è tutto. E’ la previsione di quello che attrarrete nella vostra vita.” 

Albert Einstein


“Qualunque cosa tu possa fare, qualunque sogno tu possa sognare, comincia. L’audacia reca in se genialità, magia e forza. Comincia ora.”

Johann Wolfgang Göethe


129. Arrivo a Berlino per un po’

Dico ‘arrivo a Berlino per un po’ perchè ancora non so quanto ci voglio stare. sicuramente non poco, ma la mobilità e l’elasticità mi appartengono così tanto che ormai mi ci sono abituata e diventano un’esigenza.
Qualcuno di voi penserà che io sia miliardaria a muovermi sempre così, invece no, e lo faccio per esistere, per sopravvivere, e per fare l’artista sempre nel migliore dei modi, ma prima di tutto per vivere. E’ da quando ho 18 anni che sono abituata a viaggiare, e da subito imparai come si fa a viaggiare stando bene e spendendo meno di quando si è a casa propria, così negli anni ho affinato una rete di scambi case, ospitalità, subaffitti, sharing e quant’altro, che mi rendono possibile muovermi con facilità e potermelo permettere… (potrei tenere dei corsi in merito: come muoversi nel mondo sentendosi a casa propria e poterselo permettere: qualcuno è interessato?)
Ed eccomi qui, in quella che ritengo essere ora il fulcro d’Europa, e una delle città più internazionali e creative dei nostri tempi. Si sente subito l’energia, e già questo mi fa bene. Ho molti difetti, ma una dote che non mi manca è quella di non subire troppo le cose, di reagire e di avere coraggio: per cui mi sono detta ancora una volta che se stavo in Italia ancora un po’ mi trovavo depressa come un cioccolatino sciolto, e così ho chiuso baracca e burattini, come si dice, ma avendo l’accortezza di avere tutti i salvagenti possibili al mio ritorno (questo è un altro segreto del viaggiare bene e del potersi muovere) e sono partita.

Quando ci si muove spesso, e quando si fanno mostre in diverse parti del mondo, ti capita sempre di avere conoscenti o addirittura amici in diverse parti del mondo (o direi meglio, in diverse parti strategiche del mondo) e quando sono in un posto mi vengono sempre in mente le persone connesse con quel luogo, o a volte ne sono in contatto ancor prima.

Vi dico già che sono stata felice sino alle lacrime di rivedere Gaby, la flautista tedesca con cui feci una delle mie prime performance nel 1993 a Bologna: erano 20 – oddio 20! – anni che non ci vedevamo, e in questi vent’anni lei ha continuato a fare la musicista ed io ho continuato a fare l’artista, entrambe siamo un po’ invecchiate, ma sempre gli stessi sogni e la stessa passione ci abitano, e tutto ciòmi rimbombava nel cuore quando ho sentito un suo concerto l’altra sera al Shoneberg Rathaus, donandomi emozioni forte e tanta felciità di statre al mondo e forse tanta nostalgia delle cose che passano, che girano, ma che poi restano e si ritrovano. Se sapessi in anticipo dove andrebbe proposto, mi piacerebbe rifare con Gaby la performance della margherita dai petali colorati che avevamo preparato insieme a Bologna tanti anni fa!

Ho cominciato qui a Berlino, come faccio di solito quando arrivo in una città straniera, ad essere ospitata da qualche servas, poichè mi piace la situazione di sentirmi accolta, a casa, e di conoscere le vite di queste persone sempre interessanti che fanno parte del circuito mondiale di servas, è un modo per sentirsi subito a casa nella città in cui vai. Per una logistica varia ho passato solo la mia seconda notte in un ostello, e pur avendo una camerata tutta per me, mi sentivo un po’ sola e triste, sensazioni che sono sparite subito quando il giorno dopo sono andata nella bella e accogliente casa di Eva a Charlottemburg, che mi apsettava con gioia e disponibilità. Whau!
Che devo dire? in due settimane ho rivisto parecchi amici artisti, conosciuti di molti nuovi, visto mostre, lavorato al video (non ancora finito ma ci manca poco, haugh!), alle mail, ho avuto l’invito per una performance, mi è stata offerta una casa in subaffitto a kreuzberg, davanti a un parco (anche se freddino, sono andata a fare footing – abitudine cominciata l’inverno scorso a milano grazie a Mario) per alcune settimane….ma grazie Berlino per la bella accoglienza!
Bisogna ripeterselo sempre: farsi un sogno, un progetto, un obiettivo, e poi indirizzarsi verso la strada…la vita ti farà incontrare abbondantemente ciò che hai seminato….
Non so cosa succederà qui ancora, so solo che mi sento bene, che sono felice, e che sto imparando. C’è ancora molta strada da fare per continuare i propri sogni, e il lavoro si prospetta lungo, ma affascinante. E, nota bene, i miei sogni non riguardano Berlino in sè, riguardano l’amore, l’arte, la vita, la felicità, come i sogni di molti altri uomini (beh, forse il sogno dell’arte non ce l’hanno proprio tutti! – e a volte sarebbe anche un po’ più facile non averlo ! ;), ma per me ciò si identifica con la vita, con l’amore, con la mia vita. Bon, e adesso basta paroloni, mi preparo ad uscire che vado a un opening, dove mi vedo con vari amici.
(ultima considerazione: ciò che fa sentire bene in ogni luogo è fare la stessa vita in ogni parte del mondo: sia io a new york, a berlino, a milano, o a rimini, come imposto la mia giornata, ciò che faccio è sempre simile, perchè in questo sono fortunata, lavorando col corpo, col computer e col territorio posso lavorare in ogni luogo! (diverso è capire quando si è pagati per ciò, ma questo f parte dell’instabilità di essere artisti, e se ciò non ti va bene è tanto che avresti già smesso – comunque sono qui a Berlino anche per vedere di incrementare, se è possibile, l’aspetto economico di tutta la faccenda…).
la torre di alexander plaz vista dalla chiesa di marienkirche


Un ultimo inciso: e gli affetti, vi chiederete? (domanda da 300 milioni di dollari, che non sarebbe da inciso): è proprio per questo motivo che mi muovo molto, perchè desidero fare molte vite, e poter vivere insieme a chi amo, quando è possibile, e andare dove voglio andare, quando è possibile. Andare e tornare, questo è il mio motto. E poi a volte, pur mancandosi, l’amore a distanza riempie i cuori più di quello accanto al materasso….)
128. Dentro e fuori il silenzio

Nei mesi scorsi ho passato un lungo periodo di silenzio comunicativo mediatico, ho avuto l’istinto, l’impulso e l’esigenza di disinteressarmi e liberarmi dai vari social network, messaggi, blog, siti, telefoni, newsletters ecc.. Questo fondamentalmente perchè ho usato le mie energie semplicemente per vivere.

A volte mi sembra che si stia scoppiando di comunicazione, di parole, di possibilità di vedere/sentire/leggere cose, tanto che si fa di tutta l’erba un fascio e diventa difficilissimo concentrarsi sulla qualità, l’approfondimento, la riflessione. A volte tutto ciò mi causa un effetto opposto: divento estremamente lenta, mi prendo tutto il tempo che occorre per approfondire e vivere e creare ciò che voglio approfondire. Vivere e creare, e me ne frego, se così si può dire, delle comunicazioni, dei media, di internet. E’ come una difesa, e questo credo lo capiscono bene tutti, e forse molti di voi lo attuano o ne sentono l’esigenza. E’ non solo una difesa, ma una necessità per creare e vivere a volte.

Ho passato l’estate nell’eremo della terrazza sul mare in Romagna. Lo chiamo eremo perchè quest’estate, per una contingenza di fatti vari, ero lì da sola – però con arrivi di ospiti da varie parti del mondo, incluso viaggiatori servas, che mi divertono molto! – e avevo bisogno di quel cielo e di quel tempo di solitudine assolata per ricaricarmi, riflettere, decidere e procedere. L’ultimo anno l’avevo passato in Italia a Milano poichè mio padre si era ammalato, mia mamma non era in gran forma e non ci sono purtroppo altri fratelli e sorelle. Lì mi sono risucchiata con tanti impegni vari (ho anche insegnato storia dell’arte a un istituto serale), e come mi accade sempre in quella città che mi aliena, mi ero trovata fuori dal centro e incapace di portare avanti con calma e profondità sia scelte di vita importanti sia il mio lavoro artistico (mi ero arenata, e non riuscivo a mettermi a montare il video di Finger and the Moon 3 poichè dovevo prima imparare il nuovo programma di HD e lo stress e gli impegni azzeravano ogni cosa).

E finalmente quest’estate, complice l’effetto sicuro che sempre hanno su di me il sole, la natura, il cielo e l’aria buona, mi sono ricentrata e sono tornata a respirare, vivere, stare bene, decidere, e lavorare artisticamente. Per tutto ciò ho dovuto usare molte energie, molta calma, e molto tempo, per quello non ho più scritto qui su questo blog, sull’altro, sulle newsletter, su fb, ecc. Certo, quest’estate comunque non sono stata con le mani in mano, oltre a lavorare finalmente al montaggio del mio ultimo video ho anche fatto dei workshop e costitutito un’Associazione culturale..ma il mood di fondo di tutta l’estate era il silenzio, la meditazione, la lentezza, le decisioni ponderate, il sole e il cielo (soprattutto visto dalla mia adorata amaca brasiliana). Ah, a proposito, vi presento Fiore il mio gattino magico di appena (allora) due mesi.

Nei mesi successivi sono stata ancora isolata perchè li ho passati continuando a montare il video, cosa che quando finalmente comincio la lavorazione di un video, mi richiede un’attenzione e una dedizione praticamente totali, a parte le necessarie incombenze pratiche e familiari. A volte scoppio che non ne posso più, ma ci vuole così tanto tempo (almeno per me) per finire un’opera video, che non finisce mai! – e quando lo interrompo per più giorni di fila, poi impiego altrettanti giorni per riprendere il filo da dove l’avevo lasciato….Vabbè, di solito dicono però che i miei video sono belli ;), ma quanta fatica, e quanta maniacale (sì è così, lo ammetto) dedizione!

E Poi però, a metà novembre, son emigrata a Berlino (frutto di una delle scelte scaturite dal ritiro estivo…), e qui sto cominciando a spuntare fuori dal guscio e a riprendere a comunicare… ma di Berlino vi parlerò nel prossimo post!

Avevo espresso questa esigenza di silenzio (che non è solo personale ma anche sociale, come proposta alternativa in momenti di crisi, ecc.ecc.) nella mia ultima performance, attuata al Flash Art Fair a Milano, ma anche all’opening della Biennale di Venezia, coinvolgendo il pubblico in un loop di silenzio che da estroverso diventa introverso, dal partecipare nel mondo ti trovi a partecipare nell’anima.


4’33 Chorus Loop, Biennale di Venezia Opening, 2013 


“Dubitate di tutto, ma non dubitate mai di voi stessi. “
André Gide


“L’immaginazione è tutto. E’ la previsione di quello che attrarrete nella vostra vita.” 

Albert Einstein


“Qualunque cosa tu possa fare, qualunque sogno tu possa sognare, comincia. L’audacia reca in se genialità, magia e forza. Comincia ora.”

Johann Wolfgang Göethe


127. VTDDDS
V T D D D S
Voglio togliermi dalla droga dei solitari
Voglio togliermi dalla droga dei solitari
Voglio togleirmi dalla droga dei solitari
Voglio toglermi dalla droga dei soitari
Voglo toglermi dalla drog dei soltiri
Vogl toglerm dal droga dei soltri
Vog togler dal drog de soltr
Vg toglrm dl drg dei soltri
Vgl tglrmi dll drg d slti
Vg toglr dl dg di sltr
V tog dl dg d sltr
V tg dl dg d slt
V tg dl d d slt
V t dl d d slt
V t d d d s

V T D D D S




from the series: The invisible web of the art system, Miami Beach, 2012

127. VTDDDS
V T D D D S
Voglio togliermi dalla droga dei solitari
Voglio togliermi dalla droga dei solitari
Voglio toglermi dalla droga dei solitari
Voglio toglermi dalla droga dei soitari
Voglo toglermi dalla drog dei soltiri
Vogl toglerm dal droga dei soltri
Vog togler dal drog de soltr
Vg toglrm dl drg dei soltri
Vgl tglrmi dll drg d slti
Vg toglr dl dg di sltr
V tog dl dg d sltr
V tg dl dg d slt
V tg dl d d slt
V t dl d d slt
V t d d d s

 

V T D D D S


 

 

 

 
from the series: The invisible web of the art system, Miami Beach, 2012
 
126. I workshop a Liupirogi Pagiopa
WORKSHOP A 
LIUPIROGI PAGIOPA
(la casa della terrazza, del mare e delle radici)

Viserba di Rimini




L’IMPORTANZA DELLA BELLEZZA
Laboratorio sull’Arte, la lettura delle immagini, l’Arte contemporanea
da venerdì 23 a domenica 25 agosto

 Conduce Liuba Picini Pagliarani

Presentazione:
Oggi si comincia a parlare sempre più spesso di arte e di ‘arte contemporanea’, e senz’altro a qualcuno di voi sarà capitato di vedere opere di diverso valore e di diverse tecniche.
Ma ci domandiamo: Cos’è l’Arte? Come comprendere un’immagine? Come leggere il linguaggio visivo? Quali movimenti artistici ci sono e quali ci sono stati nell’ultimo secolo?
Con un percorso basato sull’approfondimento, la curiosità e il divertimento, e che si avvale di strumenti quali la storia dell’arte, la grammatica visiva, la semiotica dell’immagine, la psicologia della percezione e la frequentazione del sistema dell’arte, cercheremo di rispondere a queste domande, di divertirci e al tempo stesso aprire i nostri orizzonti, in modo da avvicinarci all’arte, contemporanea e di tutti i tempi, con più piacere, più competenza, più arricchimento.
Programma:
Il workshp si struttura in 4 incontrinell’arco di un week end, supportati da videoproiezioni di immagini tratte dalla storia dell’arte mondiale, e con dibattito finale.
Tutti gli incontri si terranno all’aperto, sulla terrazza sul mare di Liupirogi Pagiopa.
E’ possibile seguire il workshop completo, in maniera residenziale, oppure partecipare solo a singoli incontri.
VENERDI’
Ore 18-19 ritrovo sulla terrazza. Conoscenza dei partecipanti, scambio di esperienze.

Ore 20 – 21.00  cena in un locale tipico limitrofo

Ore 21.30–23  PRIMO INCONTRO – Cos’è l’arte – i meccanismi della creazione e della fruizione – cosa è arte e cosa no – come ascoltare la creatività che c’è in noi e quella degli altri – perché l’arte mi serve – La funzione dell’arte nella società
SABATO
Mattinata e pranzo liberi

Ore 16–18  SECONDO INCONTRO – Analisi degli elementi del linguaggio visivo, con esempi tratti dalla storia dell’arte ed esperimenti pratici sulla loro realizzazione:  Il colore –  la linea –  lo spazio – luci e ombre – linee dinamiche della composizione – Nozioni di fisica, Teoria della percezione, Psicologia, Grammatica del vedere, cenni di prospettiva.

Cena autogestita e tramonto in terrazza

Ore 21–23 TERZO INCONTRO– Breve introduzione al periodo pre-avanguardie – Impressionisti, Van Gogh, Gaugin, Munch – L’invenzione della fotografia – Le Avanguardie Storiche – Cubismo – Futurismo – Espressionismo – Fauvismo – Astrattismo – Dadaismo – Duchamp – Surrealismo
DOMENICA
Mattinata e pranzo liberi

Ore 17–19  QUARTO INCONTRO – Anni 50/60 – Informale – Action Painting – Pop Art – Fluxus – Arte cinetica e programmata – Anni 70/80 – Body Art e Happening – Transavanguardia – Arte Povera – Land Art – Ultime tendenze – installazioni – videoarte – fotografia –  arte interattiva – arte partecipativa.

Cena in collina in un locale tipico di cucina romagnola fatta in casa
Dove e quando:
Terrazza di Liupirogi Pagiopa
dal 23 al 25 agosto 2013
Costi:
worskshop completo: 50 euro
singolo incontro: 15 euro
chi desidera pernottare: 20 euro a persona (25 con colazione).
(I costi del laboratorio sono indicativi. È possibile, secondo le proprie possibilità, versare di meno, non versare niente proponendo un baratto, oppure, se desiderate, versare di più per contribuire a fare crescere queste attività. 
I pasti sono liberi. Le proposte suggerite sono per farvi conoscere le più genuine realtà culinarie del territorio. Chi lo desidera può andare in altri locali o cucinarsi il proprio cibo, sarà a disposizione la cucina e il frigo della casa).
Conduttrice del corso
Liuba Picini Pagliarani, in arte LIUBA, si è formata in semiotica e storia dell’arte all’università di Bologna con Umberto Eco e Omar Calabrese. E’ artista di fama internazionale con all’attivo 20 anni di mostre e performance in varie parti del mondo, che le ha fatto maturare una conoscenza capillare del sistema dell’arte italiano e straniero. Ha tenuto per molti anni workshop artistico-espressivi presso il Comune di Bologna, il Comune di Milano, la spiaggia di Rimini, lavorando con utenze di diverse fasce di età. Ha insegnato storia dell’arte e grammatica visiva agli adulti presso l’Università aperta Fellini e Masina di Rimini, e ai corsi serali degli Istituti Paolo Frisi e Bertarelli di Milano.



———————-


Il centro, il corpo, la performance e la creatività
Workshop pratico relazionale basato sull’arte, 
la performance,la multimedialità e il benessere
da venerdì 30 agosto a domenica 1 settembre

Presentazione:
Lavoreremo con il respiro, la musica, il colore, la danza, la performance, la parola, l’installazione e lo spazio, per scoprire la nostra profonda direzione, il nostro valore e la nostra unicità. La performance art mette in gioco tutti questi linguaggi e stimoli, e ci conduce nei nostri territori più inesplorati e più veri, da dove possiamo attingere grande energia, grande benessere e grande capacità.
Il workshop, che se si desidera è anche residenziale, si terrà nella grande terrazza della casa Liupirogi Pagiopa a Viserba di Rimini. Si lavorerà  sulla terrazza, sulla spiaggia di Viserba e sul molo di Rimini, sia in gruppo che in maniera individuale. Ogni partecipante sarà seguito personalmente e aiutato a scoprire ciò che vuole comunicare e il modo migliore per realizzarlo, in modo da produrre, ciascuno, la propria opera – performance. E naturalmente ci saranno momenti di svago,  sole, relax e…cibo romagnolo!
Il workshop si struttura in tre tematiche intersecate:
Lavoro sul corpo: tecniche di concentrazione; tecniche di respiro; consapevolezza corporea; la postura e i movimenti; esplorazione delle possibilità performative del corpo.
Lavoro sulla psiche: scoperta del sé attraverso tecniche multimediali con danza, musica, colore, parole; individuazione dei propri bisogni creativi ed espressivi, ricerca del proprio linguaggio espressivo personale
Lavoro sulla performance: definizione di performance e di multimedialità; individuazione e sviluppo di un tema performativo; lavoro individuale e in piccoli gruppi; creazione di performance personali: ricerca dei linguaggi appropriati per realizzarle, ricerca dei materiali, lavoro di preparazione, elementi di interazione col pubblico. Eventuale esibizione.
Programma:
VENERDI’
dalle 16 alle 17.30 – Arrivo, accoglienza, conoscenza dei partecipanti (Terrazza di Liupirogi Pagiopa)

dalle 18 alle 19.30 –  PRIMA FASE: Lavoro sul corpo: tecniche di concentrazione, tecniche di respiro, consapevolezza e studio delle posture, la semiotica del movimento, interazione con lo spazio, interazione con l’altro. (Spiaggia e riva del mare di Viserba)

Cena in locale tipico sul mare

Ore 21.30 – 22.30 – SECONDA FASE: Ricerca della creatività dentro ciascuno di noi. Valore espressivo, curativo e stimolante della creatività. Breve introduzione alla performance art, nascita e sviluppo, esempi di performance famose.  Visione di alcuni video di performances multimediali. (Terrazza – con videoproiezioni)
SABATO
Mattinata e pranzo liberi

Ore 15–17.30 – TERZA FASE – Lavoro sulla scoperta del sé, esercizi con danze, colori, suoni e parole. Il conoscersi e l’esprimersi; Individuazione di un tema performativo personale; lavoro individuale e in piccoli gruppi ( Terrazza)

ORE 18.30 – 20.30 – QUARTA FASE –Tramonto al molo di Rimini. Ideazione del proprio tema performativo. Lavoro sui propri obiettivi e bisogni espressivi.

Serata libera
DOMENICA
ORE 10.30 – 12.30 – QUINTA FASE – Lavoro su come dare forma al proprio tema performativo. Tecniche di espressività multimediale; lavoro individuale e di gruppo; esperimenti di collaborazione interattiva (Terrazza)

Pausa pranzo dal piadinaro Giovannino (i migliori cassoni e piade della riviera!)

Ore 15.30 – 19.30 – SESTA FASE – Realizzazione delle performances, ricerca di possibili materiali occorrenti, messa a punto del ritmo, della durata, della forma. Eventuale esibizione per chi lo desidera. (Terrazza)

Cena finale in collina in un locale tipico romagnolo con pasta fatta in casa.
A chi è rivolto
A tutti coloro che si vogliono mettersi in gioco e scoprire sé stessi attraverso l’arte, la performance,la multimedialità e il mare.  A chi desidera passare dei giorni rilassanti e benefici in un luogo vicino al mare, dedicandosi alla creatività, al benessere personale, all’incontro con gli altri.
Questo corso è un corso base, adatto sia a chi non ha mai fatto performance, ma è anche concepito come un approfondimento per chi ha già esperienza. Ognuno sarà aiutato a sviluppare le proprie potenzialità e il proprio livello.
Costi:
worskshop residenziale: 75 euro
chi desidera pernottare: 20 euro a persona (25 con colazione).
(I costi del laboratorio sono indicativi. È possibile, secondo le proprie possibilità, versare di meno, non versare niente proponendo un baratto, oppure, se desiderate, versare di più per contribuire a fare crescere queste attività. 
I pasti sono liberi. Le proposte suggerite sono per farvi conoscere le più genuine realtà culinarie del territorio. Chi lo desidera può andare in altri locali o cucinarsi il proprio cibo, sarà a disposizione la cucina e il frigo della casa).
E’ possibile proseguire il workshop, per chi lo desidera, anche nei giorni successivi per approfondire la propria ricerca personale.
Conduttrice del corso
Liuba Picini Pagliarani, in arte LIUBA, si è formata in semiotica e storia dell’arte all’università di Bologna con Umberto Eco e Omar Calabrese e in Pittura all’Accademia di Belle Arti. E’ artista di fama internazionale con all’attivo 20 anni di mostre e performance in varie parti del mondo, e lavora con la performance, la video art, l’interazione e progetti site-specific.  Ha presentato sue performance e video ad Artissima Art Fair, Torino, PAC Padiglione d’arte contemporanea, Milano, ad Artefiera a Bologna, alla Biennale di Venezia, ad Art Basel, all’ Armory Show a New York, a Scope London, in Germania, in Cecoslovacchia, in Francia, in Usa, in Canada e in molte gallerie italiane ed estere. Ha tenuto per molti anni workshop artistico-espressivi presso il Comune di Bologna, il Comune di Milano, la spiaggia di Rimini, lavorando con utenze di diverse fasce di età. Ha insegnato storia dell’arte e grammatica visiva agli adulti presso l’Università aperta Masina e Fellini di Rimini, e ai corsi serali degli Istituti Paolo Frisi e Bertarelli di Milano. www.liuba.net
Per info e iscrizioni:
tel. 338 5897819

Liupirogi Pagiopa – via Mazzini 1 angolo via Lamarmora – Viserba di Rimini – tel 338 5897819
126. I workshop a Liupirogi Pagiopa
WORKSHOP A 
LIUPIROGI PAGIOPA
(la casa della terrazza, del mare e delle radici)

Viserba di Rimini




L’IMPORTANZA DELLA BELLEZZA
Laboratorio sull’Arte, la lettura delle immagini, l’Arte contemporanea
da venerdì 23 a domenica 25 agosto

 Conduce Liuba Picini Pagliarani

Presentazione:
Oggi si comincia a parlare sempre più spesso di arte e di ‘arte contemporanea’, e senz’altro a qualcuno di voi sarà capitato di vedere opere di diverso valore e di diverse tecniche.
Ma ci domandiamo: Cos’è l’Arte? Come comprendere un’immagine? Come leggere il linguaggio visivo? Quali movimenti artistici ci sono e quali ci sono stati nell’ultimo secolo?
Con un percorso basato sull’approfondimento, la curiosità e il divertimento, e che si avvale di strumenti quali la storia dell’arte, la grammatica visiva, la semiotica dell’immagine, la psicologia della percezione e la frequentazione del sistema dell’arte, cercheremo di rispondere a queste domande, di divertirci e al tempo stesso aprire i nostri orizzonti, in modo da avvicinarci all’arte, contemporanea e di tutti i tempi, con più piacere, più competenza, più arricchimento.
Programma:
Il workshp si struttura in 4 incontrinell’arco di un week end, supportati da videoproiezioni di immagini tratte dalla storia dell’arte mondiale, e con dibattito finale.
Tutti gli incontri si terranno all’aperto, sulla terrazza sul mare di Liupirogi Pagiopa.
E’ possibile seguire il workshop completo, in maniera residenziale, oppure partecipare solo a singoli incontri.
VENERDI’
Ore 18-19 ritrovo sulla terrazza. Conoscenza dei partecipanti, scambio di esperienze.

Ore 20 – 21.00  cena in un locale tipico limitrofo

Ore 21.30–23  PRIMO INCONTRO – Cos’è l’arte – i meccanismi della creazione e della fruizione – cosa è arte e cosa no – come ascoltare la creatività che c’è in noi e quella degli altri – perché l’arte mi serve – La funzione dell’arte nella società
SABATO
Mattinata e pranzo liberi

Ore 16–18  SECONDO INCONTRO – Analisi degli elementi del linguaggio visivo, con esempi tratti dalla storia dell’arte ed esperimenti pratici sulla loro realizzazione:  Il colore –  la linea –  lo spazio – luci e ombre – linee dinamiche della composizione – Nozioni di fisica, Teoria della percezione, Psicologia, Grammatica del vedere, cenni di prospettiva.

Cena autogestita e tramonto in terrazza

Ore 21–23 TERZO INCONTRO– Breve introduzione al periodo pre-avanguardie – Impressionisti, Van Gogh, Gaugin, Munch – L’invenzione della fotografia – Le Avanguardie Storiche – Cubismo – Futurismo – Espressionismo – Fauvismo – Astrattismo – Dadaismo – Duchamp – Surrealismo
DOMENICA
Mattinata e pranzo liberi

Ore 17–19  QUARTO INCONTRO – Anni 50/60 – Informale – Action Painting – Pop Art – Fluxus – Arte cinetica e programmata – Anni 70/80 – Body Art e Happening – Transavanguardia – Arte Povera – Land Art – Ultime tendenze – installazioni – videoarte – fotografia –  arte interattiva – arte partecipativa.

Cena in collina in un locale tipico di cucina romagnola fatta in casa
Dove e quando:
Terrazza di Liupirogi Pagiopa
dal 23 al 25 agosto 2013
Costi:
worskshop completo: 50 euro
singolo incontro: 15 euro
chi desidera pernottare: 20 euro a persona (25 con colazione).
(I costi del laboratorio sono indicativi. È possibile, secondo le proprie possibilità, versare di meno, non versare niente proponendo un baratto, oppure, se desiderate, versare di più per contribuire a fare crescere queste attività. 
I pasti sono liberi. Le proposte suggerite sono per farvi conoscere le più genuine realtà culinarie del territorio. Chi lo desidera può andare in altri locali o cucinarsi il proprio cibo, sarà a disposizione la cucina e il frigo della casa).
Conduttrice del corso
Liuba Picini Pagliarani, in arte LIUBA, si è formata in semiotica e storia dell’arte all’università di Bologna con Umberto Eco e Omar Calabrese. E’ artista di fama internazionale con all’attivo 20 anni di mostre e performance in varie parti del mondo, che le ha fatto maturare una conoscenza capillare del sistema dell’arte italiano e straniero. Ha tenuto per molti anni workshop artistico-espressivi presso il Comune di Bologna, il Comune di Milano, la spiaggia di Rimini, lavorando con utenze di diverse fasce di età. Ha insegnato storia dell’arte e grammatica visiva agli adulti presso l’Università aperta Fellini e Masina di Rimini, e ai corsi serali degli Istituti Paolo Frisi e Bertarelli di Milano.



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Il centro, il corpo, la performance e la creatività
Workshop pratico relazionale basato sull’arte, 
la performance,la multimedialità e il benessere
da venerdì 30 agosto a domenica 1 settembre

Presentazione:
Lavoreremo con il respiro, la musica, il colore, la danza, la performance, la parola, l’installazione e lo spazio, per scoprire la nostra profonda direzione, il nostro valore e la nostra unicità. La performance art mette in gioco tutti questi linguaggi e stimoli, e ci conduce nei nostri territori più inesplorati e più veri, da dove possiamo attingere grande energia, grande benessere e grande capacità.
Il workshop, che se si desidera è anche residenziale, si terrà nella grande terrazza della casa Liupirogi Pagiopa a Viserba di Rimini. Si lavorerà  sulla terrazza, sulla spiaggia di Viserba e sul molo di Rimini, sia in gruppo che in maniera individuale. Ogni partecipante sarà seguito personalmente e aiutato a scoprire ciò che vuole comunicare e il modo migliore per realizzarlo, in modo da produrre, ciascuno, la propria opera – performance. E naturalmente ci saranno momenti di svago,  sole, relax e…cibo romagnolo!
Il workshop si struttura in tre tematiche intersecate:
Lavoro sul corpo: tecniche di concentrazione; tecniche di respiro; consapevolezza corporea; la postura e i movimenti; esplorazione delle possibilità performative del corpo.
Lavoro sulla psiche: scoperta del sé attraverso tecniche multimediali con danza, musica, colore, parole; individuazione dei propri bisogni creativi ed espressivi, ricerca del proprio linguaggio espressivo personale
Lavoro sulla performance: definizione di performance e di multimedialità; individuazione e sviluppo di un tema performativo; lavoro individuale e in piccoli gruppi; creazione di performance personali: ricerca dei linguaggi appropriati per realizzarle, ricerca dei materiali, lavoro di preparazione, elementi di interazione col pubblico. Eventuale esibizione.
Programma:
VENERDI’
dalle 16 alle 17.30 – Arrivo, accoglienza, conoscenza dei partecipanti (Terrazza di Liupirogi Pagiopa)

dalle 18 alle 19.30 –  PRIMA FASE: Lavoro sul corpo: tecniche di concentrazione, tecniche di respiro, consapevolezza e studio delle posture, la semiotica del movimento, interazione con lo spazio, interazione con l’altro. (Spiaggia e riva del mare di Viserba)

Cena in locale tipico sul mare

Ore 21.30 – 22.30 – SECONDA FASE: Ricerca della creatività dentro ciascuno di noi. Valore espressivo, curativo e stimolante della creatività. Breve introduzione alla performance art, nascita e sviluppo, esempi di performance famose.  Visione di alcuni video di performances multimediali. (Terrazza – con videoproiezioni)
SABATO
Mattinata e pranzo liberi

Ore 15–17.30 – TERZA FASE – Lavoro sulla scoperta del sé, esercizi con danze, colori, suoni e parole. Il conoscersi e l’esprimersi; Individuazione di un tema performativo personale; lavoro individuale e in piccoli gruppi ( Terrazza)

ORE 18.30 – 20.30 – QUARTA FASE –Tramonto al molo di Rimini. Ideazione del proprio tema performativo. Lavoro sui propri obiettivi e bisogni espressivi.

Serata libera
DOMENICA
ORE 10.30 – 12.30 – QUINTA FASE – Lavoro su come dare forma al proprio tema performativo. Tecniche di espressività multimediale; lavoro individuale e di gruppo; esperimenti di collaborazione interattiva (Terrazza)

Pausa pranzo dal piadinaro Giovannino (i migliori cassoni e piade della riviera!)

Ore 15.30 – 19.30 – SESTA FASE – Realizzazione delle performances, ricerca di possibili materiali occorrenti, messa a punto del ritmo, della durata, della forma. Eventuale esibizione per chi lo desidera. (Terrazza)

Cena finale in collina in un locale tipico romagnolo con pasta fatta in casa.
A chi è rivolto
A tutti coloro che si vogliono mettersi in gioco e scoprire sé stessi attraverso l’arte, la performance,la multimedialità e il mare.  A chi desidera passare dei giorni rilassanti e benefici in un luogo vicino al mare, dedicandosi alla creatività, al benessere personale, all’incontro con gli altri.
Questo corso è un corso base, adatto sia a chi non ha mai fatto performance, ma è anche concepito come un approfondimento per chi ha già esperienza. Ognuno sarà aiutato a sviluppare le proprie potenzialità e il proprio livello.
Costi:
worskshop residenziale: 75 euro
chi desidera pernottare: 20 euro a persona (25 con colazione).
(I costi del laboratorio sono indicativi. È possibile, secondo le proprie possibilità, versare di meno, non versare niente proponendo un baratto, oppure, se desiderate, versare di più per contribuire a fare crescere queste attività. 
I pasti sono liberi. Le proposte suggerite sono per farvi conoscere le più genuine realtà culinarie del territorio. Chi lo desidera può andare in altri locali o cucinarsi il proprio cibo, sarà a disposizione la cucina e il frigo della casa).
E’ possibile proseguire il workshop, per chi lo desidera, anche nei giorni successivi per approfondire la propria ricerca personale.
Conduttrice del corso
Liuba Picini Pagliarani, in arte LIUBA, si è formata in semiotica e storia dell’arte all’università di Bologna con Umberto Eco e Omar Calabrese e in Pittura all’Accademia di Belle Arti. E’ artista di fama internazionale con all’attivo 20 anni di mostre e performance in varie parti del mondo, e lavora con la performance, la video art, l’interazione e progetti site-specific.  Ha presentato sue performance e video ad Artissima Art Fair, Torino, PAC Padiglione d’arte contemporanea, Milano, ad Artefiera a Bologna, alla Biennale di Venezia, ad Art Basel, all’ Armory Show a New York, a Scope London, in Germania, in Cecoslovacchia, in Francia, in Usa, in Canada e in molte gallerie italiane ed estere. Ha tenuto per molti anni workshop artistico-espressivi presso il Comune di Bologna, il Comune di Milano, la spiaggia di Rimini, lavorando con utenze di diverse fasce di età. Ha insegnato storia dell’arte e grammatica visiva agli adulti presso l’Università aperta Masina e Fellini di Rimini, e ai corsi serali degli Istituti Paolo Frisi e Bertarelli di Milano. www.liuba.net
Per info e iscrizioni:
tel. 338 5897819

Liupirogi Pagiopa – via Mazzini 1 angolo via Lamarmora – Viserba di Rimini – tel 338 5897819
124. la crisi, la ricarica, la Romagna e il gatto

E’ un po’ che non scrivo vero?
Ho passato un periodo ottimo, ma centrato in parte sul silenzio e sulla ricarica delle pile e delle batterie.
Sia personali che artistiche e sociali.
In una certa maniera ho già espresso questo bisogno di silenzio, sia per l’impossibilità di comunicare e di farsi sentire che sembra accadere agli artisti in questo periodo di crisi, e per un bisogno personale di silenzio come riflessione e ascolto, nella performance partecipativa presentata a sorpresa durante l’opening della biennale di Venezia. In un altro post ho scritto a proposito della biennale e di questo lavoro, che si intitola 4’33” silence loop, sviluppo del progetto presentato per la prima volta alla Fiera di Flash Art a Milano quest’inverno (qui vedete foto e info). L’ho citato perchè fa parte del periodo che sto passando, e in questo blog sapete che faccio considerazioni personali.

IMG_2715Fiore

 

122. Intervista a Vittorio de Seta

“Con tutta la comunicazione che abbiamo non c’è la percezione delle cose.”
“Il cinema è come la nitroglicerina. Può portare immensi benefici, ma è molto complicato da gestire.”

Intervista a Vittorio de Seta
(In omaggio a questo regista che non conoscevo e a Luigi Bianco che me lo ha fatto conoscere)

[youtube https://www.youtube.com/watch?v=J2rmvgXFVlg]

122. Intervista a Vittorio de Seta

“Con tutta la comunicazione che abbiamo non c’è la percezione delle cose.”
“Il cinema è come la nitroglicerina. Può portare immensi benefici, ma è molto complicato da gestire.”

Intervista a Vittorio de Seta
(In omaggio a questo regista che non conoscevo e a Luigi Bianco che me lo ha fatto conoscere)

121. La lentezza in Norvegia TV

Mi viene segnalato dal curatore Lorenzo Bonini questa notizia, collegandosi ai miei lavori sulla lentezza (The Slowly Project) e sul silenzio (4’33 Chorus Loop) e mi sembra moooolto interessante da convividere con voi (oltre a ringraziare Lorenzo per il pensiero di avermela mandata)

La Norvegia cambia registro e sceglie il silenzio e la tranquillità. La televisione pubblica ‘NRK’ ha trasmesso il 18/02/2013 dodici ore di diretta ininterrotta di un caminetto acceso con, in sottofondo, musica leggera e commenti di esperti. L’esperienza è stata fatta venerdì, in prima serata, e la NRK ha spiegato che la serata-evento ha incollato al piccolo schermo più spettatori rispetto alla normale programmazione. 


[vimeo https://www.vimeo.com/7709079 w=500&h=300]
‘The Slowly Project. Take your time – Modena’ excerpt

[vimeo https://www.vimeo.com/37090926 w=500&h=375]
The Slowly Project. Take your Time – New York (excerpt) from liuba… on Vimeo.

121. La lentezza in Norvegia TV

Mi viene segnalato dal curatore Lorenzo Bonini questa notizia, collegandosi ai miei lavori sulla lentezza (The Slowly Project) e sul silenzio (4’33 Chorus Loop) e mi sembra moooolto interessante da convividere con voi (oltre a ringraziare Lorenzo per il pensiero di avermela mandata)

La Norvegia cambia registro e sceglie il silenzio e la tranquillità. La televisione pubblica ‘NRK’ ha trasmesso il 18/02/2013 dodici ore di diretta ininterrotta di un caminetto acceso con, in sottofondo, musica leggera e commenti di esperti. L’esperienza è stata fatta venerdì, in prima serata, e la NRK ha spiegato che la serata-evento ha incollato al piccolo schermo più spettatori rispetto alla normale programmazione. 



‘The Slowly Project. Take your time – Modena’ excerpt


The Slowly Project. Take your Time – New York (excerpt) from liuba… on Vimeo.

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WELCOME!

dopo il ‘diario new york’ apparso a puntate sul web seguito quasi come una telenovela (anche perchè un po’ lo era!) da una numerosa serie di persone, ho deciso di ritornare a raccontarmi e a raccontare i retroscena della vita di un’artista, con i suoi problemi ‘normali’ della vita quotidiana, comuni a tutti, però anche con le imprevedibili pazzie e avventure che intraprendere questa strada comporta.

Perchè sento il desiderio di condividere parti di ciò che mi accade con voi? Perchè è come se ci fossero due torrenti che mi attraversano, quello della vita normale, con tutte le sacrosante esigenze di stabilità, rapporti, lavori, bollette, paure, silenzi, soddisfazioni e poi c’è una parte inquieta che si meraviglia di tutto e cerca il colore delle cose, e soffre nel grigio quotidiano e nella morsa dell’ingranaggio, che mi costringe a creare, a migrare, ad oppormi, ad immaginare, e questo secondo torrente fluisce impetuoso e si mischia con l’altra acqua più quieta. E lì nasce l’arte, nasce il mio desiderio di molto viaggiare, e nasce il conflitto e il rischio, e la paura e la gioia.

Desidero raccontarmi perchè so che questi torrenti sono in molti di noi, e mi piace pensare che condividere l’attraversare di queste acque possa creare sinergia, complicità, sollievo e ironia.

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METODO E BACKSTAGE:

Mi sono domandata: imposto il blog per raccontarvi i fatti e le cose che succedono? o per svelare i risvolti che non si vedono, compreso quelli interiori? Mi sa che farò un mix di fatti esterni e di fatti interni.

Per cui vi racconterò le cose, ma credo che vi racconterò anche la fatica, e la rabbia,o la gioia, o l’insicurezza, o insomma tutta la mia imperfetta individualità che sta dietro alle cose che faccio e che cerco di fare.

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