Metapoetica d’ agosto

Quando sono arrivata a fine luglio nella mia casa di famiglia (Liupirogi e Pagiopas) a Viserba di Rimini, dopo le vacanze in montagna, con Sole e con un simpaticissimo workaway argentino che mi dava una mano nella gestione familiare, ho deciso di dedicarmi all’approfondimento sulla teoria dell arte e della società dallo strutturalismo in poi.

 

Premessa 1: poichè le vere vacanze (albergo, tutto pronto, solo divertimento e niente a cui pensare) di solito le faccio a metà luglio, e ad agosto invece di stare nella calda Milano ci trasferiamo nella casa di famiglia al mare per far stare Sole all’aperto e in compagnia, e poichè a Viserba io non sono affatto in vacanza ma semplicemente in un’altra casa – con tutte le fatiche e le bellezze di gestione familiare, preparazione pasti, incombenze e anche alcune ore per me di lavoro – e poichè questa casa con la terrazza mi ha sempre ispirato introspezione, creatività, progetti e silenzi, è mia abitudine ad agosto intraprendere dei progetti lenti e mettere le basi per lavori o approfondimenti che magari nella routine quotidiana della città non posso permettermi di sviluppare. Anche perchè il bello di creare e lavorare in agosto è che quasi tutti gli altri spariscono in vacanza, per cui non hai più le incombenze di tutti i fili che si stanno tessendo nella vita normale, ma tutto si sospende: grattacapi, pagamenti, burocrazie, persone che ti cercano ecc… così che abbiamo una tabula rasa in cui il tempo può essere un contenitore impiegato davvero a piacere. Non so se lo sentite anche voi, questa lentezza agostiana, e questa libertà dalle incombenze degli altri, questo tempo lunghissimo, anche se magari ho solo due ore in libertà dalla vita familiare, ma quelle due ore sono solo per me e i miei progetti. L’anno scorso ne ho approfittato per imbastire lo storyboard e gli schizzi del mio libro scritto e illustrato a mano sulla Storia di Sole: era tanto che non mi cimentavo a disegnare, e molto più tempo è passato da quando mi ero dedicata a illustrare i miei libri di fiabe negli anno ’90 (v. il ranocchio rosso e la margherita dai petali ). E così lo scorso agosto ho potuto riflettere, sperimentare e schizzare a lungo, oltre a mettere a punto le parole della storia che avevo già scritta, e poi durante tutto quest’anno ho portato avanti il progetto, facendo 28 tavole a mano che ora sono dal rilegatore… (per cui ancora l’opera finita non l’ho).

 

Premessa 2: Adoro studiare la struttura del mondo, della società e della cultura. Mi sono laureata al DAMS nel 1989 in Semiotica dell’Arte con Omar Calabrese, e ho studiato con Umberto Eco, Paolo Fabbri, Ugo Volli, Gianni Celati e molti altri, per cui la mia formazione è proprio semiotico strutturalista (ricordo ancora benissimo le teorie di Greimas e di tanti altri che furono il fulcro della mia tesi). Poi, dopo la Laurea, ho praticato la vita dell’artista sul campo: sperimentando, informandomi sulle riviste, seguendo le mostre e le fiere, ma non più studiando sui libri. L’arte la facevo in prima persona.

 

Così ora, dopo più di 30 anni di pratica, ho sentito il bisogno di aggiornarmi, in maniera organica e strutturata, sulle teorie e le evoluzioni del pensiero sulla società e sull’arte del nostro periodo storico. Mi sono accorta che avevo chiaro e fresco tutto il periodo dello strutturalismo, degli anni 60 e 70, con le sue rivoluzioni sociali ideologiche culturali, e delle teorie artistiche di quegli anni, ma che avevo lacune sul post strutturalismo, sul post moderno, e ancor più vicino, sulle teorie dagli anni 2000 in poi – che sono poi gli anni in cui ho operato la svolta dei miei lavori.

Questo interesse per approfondire il nostro mondo mi era già cominciato in primavera, quando mi lessi libri e teorie sulla fisica quantistica, la relatività e le affinità delle nuove ricerche in fisica con le leggi spirituali che conoscevo (ho adorato leggere “La fisica e il Tao” di Capra e alcuni libri divulgativi di fisica di Carlo Rovelli). Ora questo bisogno di aggiornamento e di sapere è diventato più organico, più esteso e più coinvolgente.

 

Ho deciso quindi, aiutata da Chat GTP e da Claude, di costruirmi un seminario estivo con le correnti, i pensatori, le teorie e riflessioni dagli anni 60 in poi, ripassare e ricontestualizzare gli artisti e le correnti più importanti in maniera organica, e alla luce di tutto ciò fare una METAPOETICA e vedere il mio lavoro, nelle sue 3 fasi – anni ’90 performance multimediale per un pubblico; anni 1999 in poi interactive urban performances nella vita reale con produzione di opere video; dal 2007 ampliamento partecipativo dei progetti – come dialoga con le correnti del pensiero e dell’arte. Che percorso affascinante! In pratica, con l’aiuto dell’intelligenza artificiale, sono al tempo stesso studente e docente, ricerco i contenuti e li studio, pongo le domande e ottengo le risposte. (Che teoria e?)

 

Mi sto divertendo molto! Ho comprato un quaderno apposito, poichè non riesco a studiare bene se non scrivo e sintetizzo, e questo quaderno sarà un manuale prezioso di note, appunti, nomi, date e concetti che mi porterò sempre appresso. Diciamo che per questo progetto uso la penna e AI, la tecnoligia più innovativa e quella più remota, il corpo che scrive, oltre che il corpo che legge, e quello che digita e naviga.

 

Sono partita da un ripasso dello strutturalismo e specialmente di Umberto Eco col concetto di Opera Aperta, per poi passare alla decostruzione di Derrida, al situazionismo di Guy Debord, al rizoma di Deleuze e Guattari, agli artisti che hanno superato il concetto di opera come oggetto per estenderla all’opera come processo (ho scoperto per esempio il lavoro di Lygia Clark e Helio Oiticica e le interazioni del pubblico con l’opera che non conoscevo), ho studiato bene Allan Kaprov e il suo saggio su Pollock per capire le radici della nascita dell’Happening, ho studiato Michel Foucalt e i concetti dell’archeologia del sapere; sono passata poi a Lyotard e alla “Condizione Postmoderna”, ad Habermas e Braudillard per capire la società e la cultura post-moderna degli anni 80, facendomi pure un excursus dei principali artisti inseriti in questi contesti (fra gli altri ho studiato Richard Prince e Sherrie Levine che conoscevo pochissimo), così come della situazione in Italia. Poi sono passata agli anni ’90 con la teoria dell’Arte Relazionale di Bourriaud – libro che avevo già letto in parte – e con la sua critica e ulteriori tesi di Claire Bishop, che mi sta entusiasmando. Sto studiando anche tutti quegli artisti che nel loro lavoro sono evoluti dall’imprinting postmoderno verso qualcosa di diverso (ho scoperto Pierre Huyge, che è della mia generazione e che trovo affine, seppur con un lavoro molto diverso, a certe mie riflessioni). Ora mi avvio ed esplorare il ventennio degli anni 2000, con le varie teorie post-postmoderniste, e gli spunti di riflessione che sono in corso ai giorni nostri. Alla luce di tutta questa cornice metterò a fuoco tutto il mio percorso artistico, perchè so che mi mancano dei pezzetti di contestualizzazione per inserirlo dove è giusto che sia e con il riconoscimento che gli spetta.

 

Ma attenzione: a settembre riprenderò la pratica artistica perchè mi accingo a preparare alcune opere nuove per la mostra personale programmata a Napoli a metà ottobre, installandomi per la prima volta nello studio nuovo che non è finito ma devastato da perdite di acqua e problemi che mi fanno soffrire, ma che a settembre tapperò, metterò sotto il tappeto – in maniera letterale, dato che infiltrazioni dal sottosuolo non ancora risolte hanno rovinato pezzi di pavimento che è stato rimosso e ci hanno messo delle moquette provvisorie…

 

Evviva l’agosto lento, di riflessione e di studio! E grazie AI, manovrandoti bene mi stai estrapolando materiale, dispense e pdf preziosissimi! In pratica un corso di specializzazione universitaria su misura.

 

Ps. Come molti altri artisti, non ho mai affrontato le questioni dell’arte solo da un punto di vista tecnico e di linguaggio, ma ho sempre bevuto alla cultura del nostro tempo e ho sempre avuto sete di sapere. Perchè noi artisti siamo cittadini del nostro tempo, apparteniamo a uno Zeitgeist che contribuiamo a far evolvere, e in ultma analisi credo profondamente in un’arte che incida nella società, ma che abbia anche tutti gli strumenti per farlo.

 

 

 

Il quadernino di Metapoetica di LIUBA

 

 

224. La montagna e le tradizioni di famiglia

Mio papà, milanese, era un grande amatore ed esperto della montagna, e ho passato tutte le estati della mia infanzia alternando i lunghi soggiorni nella casa viserbese dei miei nonni al mare, con le vacanze di tutta la famiglia in montagna, rigorosamente ogni anno a luglio e in un posto diverso.

 

Ho imparato da mio padre a camminare per lunghe ore, a salire sui sentieri di montagna con passo sicuro e regolare e a discendere saltando a balzelloni. Ho imparato qual’è l’abbigliamento adatto, la bellezza di arrivare ai rifugi e vedere i panorami, e anche a coltivare la costanza e a praticare la fatica. Non è che a quel tempo fossi consapevole di tutto questo. Era qualcosa che si faceva e basta. Le vacanze in montagna erano sicure come l’estate che arriva dopo l’inverno. Ricordo che sin da piccola camminavo molto e facevo senza lamentarmi lunghissime escursioni e passeggiate, divertendomi pure, però tutto finì dopo l’adolescenza, perchè quando diventai più grande e potevo scegliere le mie vacanze, preferivo andare via con gli amici oppure viaggiare, che è sempre stata la mia passione.

 

Ma da quando sono diventata mamma, la mamma di Sole, anche per onorare mio padre che non c’è più, ho cominciato a sentire il desiderio di portare anche lui a fare le vacanze in montagna, per continuare una tradizione di famiglia,  per poter insegnare a Sole ciò che ho imparato io e sentirmi parte di una eredità e di una trasmissione di saperi, magari anche perchè il mio inconscio aveva bisogno di far sgusciare fuori quei ricordi di infanzia in montagna – quelli in cui mio padre era felice, mentre a Milano era sempre teso e dedito al lavoro – quelli in cui, come diceva mia madre, al papà in montagna “puoi chiedere anche la luna”, e lui te la dava. Mi sembra molto importante trasmettere tutto ciò a Sole, e inaugurare con lui una tradizione ‘nostra’, che si aggiunge a quella della mia famiglia, delle nostre estati in montagna. Cominciai ad Andalo, quando aveva due anni e mezzo, località famosa per i family hotel e le attività per i bambini, poi andammo l’anno seguente a Folgaria, con un gruppo di famiglie, poi a 4 anni e mezzo in Val di Sole (l’avevo scelta ANCHE per il nome!), mentre invece l’anno scorso siamo andati a Legoland in Danimarca e poi ci siamo imbarcati per una crociera nei Fiordi con sole di mezzanotte, per cui abbiamo saltato la montagna, godendo del fresco del Nord e poi installandoci come al solito a Viserba per il resto del tempo, fra spiaggia, lavori, progetti, giochi e ospiti.

 

Quest’estate invece avevo in mente di andare in montagna, ma l’ho prenotata all’ultimo, come spesso è mia abitudine (perchè così individuo esattamente i giorni in cui voglio e posso partire, che molto in anticipo non so e perchè organizzare una vacanza richiede energie e tempo che spesso non ho) e ho scelto prima la destinazione poi l’albergo. Volevo delle montagne whau! ora che Sole è più grandino, ho scelto la val di Fassa, e ho chiamato i family hotel in zona, trovando posto e un’ottima offerta in una struttura a Vigo di Fassa, in cui ci siamo trovati benissimo.

 

Che meraviglia!!! Paesaggio mozzafiato, nomi di montagne, vette, rifugi che avevo fatto o ricordavo da bambina, che proustianamente sono riemersi ad uno ad uno, causandomi una gioia impalpabile e intensissima, nel rivivere questi luoghi, ora che sono grande, con Sole, ripetendo le esperienze della mia famiglia d’origine con la mia famiglia nuova, di adesso. Siamo riusciti a fare passeggiate piuttosto lunghe, anche se ancora non lunghissime – ogni anno allungo un po’ l’obiettivo e la lunghezza delle passeggiate con Sole, ma avevo visto già in Giappone (un giorno avevamo fatto 23.000 passi!) e so che quando è motivato ha già imparato da me a camminare tanto e l’ho portato in delle belle escursioni.

 

 

 

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