195. Silenzio, lentezza, video

Strana data, 20 marzo 2020, piena di 20, come strano il periodo in cui siamo immersi e la situazione che siamo costretti ad affrontare.

 

Non riesco e non voglio scrivere molto. So solo che ringrazio infinitamente di avere Sole con noi, che illumina le nostre giornate.

A volte sono un po’ triste che non possiamo vedere nessuno, che non si possono fare passeggiate, che non possiamo fare la normale vita con un bimbo di pochi mesi. Ma è anche vero che a questa età non è nemmeno una tortura per lui stare a casa, tenuto conto fra l’altro che il nostro condominio ha un grande terrazzo comune sopra il tetto, sempre deserto, e noi ci andiamo spesso per prendere aria, sole e camminare, quindi siamo molto fortunati.

Per il resto come tutti siamo in apnea, aspettiamo, aspettiamo e rimaniamo isolati fisicamente, con rare e sporadiche uscite all’esterno per comprare le cose necessarie.

 

Con le mente andiamo a tutti coloro che stanno lavorando per far fronte a questa emergenza e a tutti i malati (di ogni ordine e grado), e per tutti mandiamo spesso energie di gratitudine e preghiere di benessere e salute.

 

 

Relax sul terrazzo condominiale

 

 

 

 

Ciò che mi turba però in questo momento, più andiamo avanti con la situazione e col blocco delle città, è la quantità e qualità dell’ informazione che riceviamo, che non aiuta a fare considerazioni obiettive aumentando invece l’ allarmismo di tutti.

 

La comunicazione che riceviamo è parziale e non aiuta le persone a sentirsi meglio. Sarebbe necessario comunicare ANCHE ciò che i ricercatori stanno scoprendo per curare il virus (avevo letto che in olanda hanno scoperto un antivirus che inibisce l’attaccarsi del virus sulle cellule) e per formulare il vaccino, le guarigioni che molti professionisti abili stanno conseguendo e regalando, le sperimentazioni di farmaci già esistenti ma efficaci ecc. Credo che abbiamo necessità di una informazione più strutturata più trasparente e meno sensazionalistica. Ma in fondo non mi stupisco, dato che già quando studiavo le dinamiche dei mass media per un esame al Dams era chiaro che l’informazione usa un linguaggio fondato sul conflitto e sulla sensazionalità. Ciò però a volte è molto preoccupante.

 

Un’altra tipologia di informazioni, che vorrei che circolasse da fonti ufficiali, e non solo bollettini di guerra di numeri, è quella relativa a come rafforzare il sistema immunitario e come difendersi. Per esempio, fare moto e mangiare bene aiuta ad essere più forti… perchè non lo ricordano a tutti, in questo periodo di quarantena dove a casa ci si intorpidisce le membra? Naturalmente molti noi si sono attrezzati a fare ginnastica da casa (io proseguo coi miei 5 tibetani mattutini che pratico quotidianamente da alcuni anni) ma ricordarlo fra le informazioni su come difendersi dal virus potrebbe essere doveroso. Così come la notizia, apparsa in seguito a uno studio recente, che collega la facilità di contrarre il virus con la carenza di vitamina D: in un momento in cui uscire non si può, e dove non tutti hanno balconi e terrazzi dove prendere il sole stando in casa, non potrebbe essere importante fornire questa informazione, incentivando a prendere vitamina D, nelle varie maniere disponibili, che non è oro colato, ma che può aiutare? molto di più, forse, di tutte quelle informazioni su quanto dura il virus sulle superfici, poco obiettive a volte e fonti di molta ansia per tante persone. Sono solo alcune riflessioni.

 

 

Liuba fa i tibetani e Sole la sua ginnastica 🙂

 

 

Sicuramente questa situazione è drammatica ma anche un’ opportunità spirituale molto grande per tutti, per fermarsi, per riflettere sul senso della vita e degli affetti, per elaborare le proprie ansie, per trovare tutto il tempo che occorre per fare ciò che si desidera fare o ciò che si avrebbe desiderato fare e non c’era tempo.

 

Per me ora non cambia molto. In questo periodo sto accudendo Sole di pochi mesi, sto ancora allattando e sto la maggior parte del tempo con lui, sia adesso con l’emergenza sia prima. Ho lo studio a casa per cui da sempre ero abituata a fare molti periodi casalinghi, anche se poi li alternavo con opening, viaggi, amici, cinema, ristoranti ecc.. ma la clausura totale ogni tanto l’ho sempre praticata, perché ti aiuta a concentrarti su ciò che più ti preme e su ciò che è più importante. La clausura in una casa che in quel momento consideri tua, e che può accadere in diverse parti del mondo (ricordo che quando ho vissuto a new york spesso mi chiudevo in casa a lavorare e molti mi dicevano: sei a new york e te ne stai a casa??). 

 

Ho sempre adottato un modo di vita basato sull’interiorità, sulla lentezza e sul prendere il proprio ritmo, al di là e oltre gli schemi e gli obblighi che ci imporrebbero dall’esterno.

Apprezzo da sempre il silenzio e l’opportunità di scandagliare il proprio animo e basare su questo la propria giornata e il proprio rapporto con gli altri.

Ho sempre pensato che la spiritualità sia necessaria e che collegarsi giornalmente, con meditazione e/o preghiera, a una dimensione più profonda e più alta sia talmente necessaria da essere indispensabile, quando ne sei abituata, indispensabile come l’aria e come l’acqua e come il pane.

 

Su queste tematiche ho fatto molti lavori, quando ancora nessuno ne parlava, e che in qualche modo oggi si possono leggere con occhi differenti. Per esempio ho lavorato molto sul concetto di lentezza, lentezza come prendersi il proprio tempo al di là dei ritmi imposti dagli altri e degli schemi sociali…. non è così che sta accadendo in qualche modo proprio ora?

 

Ho deciso pertanto di rendere pubblici online i miei video della serie The Slowly Project, un progetto in progress che è cominciato nel 2002, anche per contribuire in questo periodo di segregazione in casa a rendere fruibile l’arte, un’arte che parli in stretto contatto con la vita, che sia esperienza del vivere. I video di solito sono protetti da password e in rete se ne possono vedere solo excerpts, mentre in via eccezionale ora potete vederli integrali ai link qui sotto, e sul sito trovate la presentazione del progetto.

 

 

 

 

 

 

 

 

109. Art Miami impressions – senza di me

Quesr’anno non sono andata a Miami, ma ne ho sentito parlare molto bene, sia della fiera principale, Art Basel Miami, sia delle tante fiere satelliti, oltre che dei numerosi party…

Io invece sono qui in Italia, respirando il clima di crisi, fatica, destino, malinconia, che tira in questo periodo. non riesco ad allontanarmi ora, poichè i mei stanno ancora molto precari a livello di salute, e sarebbe veramente difficile se trasmigrassi all’estero adesso, come ho fatto altre volte… e così ho ripreso a insegnare alle scuole serali, storia dell’arte, cosa che mi diverte abbastanza, salvo il fatto che mi distrae molto dal mio lavoro, seppur insegno part time tre volte la settimana, poichè fatico a concentrarmi e poi smettere e poi riprendere, è come se ogni volta devo cominciare da capo, anche per le più piccole cose.

 

Ma in questo periodo amo la lentezza (come sapete ci ho fatto più di un lavoro) e, senza stressarmi, finalmente a pratico…

 

 

 
 
PRESENTATION
This video comes from a series of performances in the streets of Manhattan between 2005 and 2011 and is one of the video of my ongoing ‘Slowly Project’

The performance consists in moving in ‘slow motion’ on daily life, walking so slowly to become a shocking figure for people in the city.
The project is a work above society and our lives but also a work about time: to take our time, in life and in art, beyond formal, stereotyped, and social ways. Slowness becomes a metaphor of a contrast between personal time and social time, between interiority and exteriority.

(The Slowly Project

100. Questo è il post 100!

Ecco, siamo arrivati al post n° 100.
Ed io che avevo da scrivere, contorcendomi su me stessa e facendomi male, di alcune disavventure artistiche date dalla crisi imperante che regna in Italia, e che ti fa ritrovare come un coyote che striscia in un deserto senza una goccia d’acqua, ebbene ho deciso però che il post 100 non può parlare di cose difficili o tristi. C’è da stare allegri, se sono ancora qui a scrivervi, se ancora una qualche punta di entusiasmo trapela dai pori, se in ogni caso e per tutto la vita è degna di essere vissuta e immensamente bella, anche nei suoi momenti più sprofondanti…insomma, sono felice di essere qui a scrivere il post 100.

 

 

Polypolis Bologna, cibachrome da video da performance, 2000

  
 

Certo che poche settimane fa, quando si avvicinava il post 100 pensavo che ci sarebbero stati scritti a caratteri cubitali nuove avventure o i preparativi del bel progetto da fare in Puglia (che ahimè il Comune e gli organizzatori hanno fatto saltare a una decina di giorni dall’inizio della rassegna, che pure era molto ampia e ambiziosa). Pensavo di parlarvi del nuovo lavoro che avevo preparato, una performance collettiva con workshop preparatorio, che includeva un percorso nel territorio e i cui protagonisti erano le persone e i luoghi. Ma nulla, tutto ciò per ora è ancora e solo nella mia mente e nel mio cuore (e il testo del progetto nel computer di organizzatori e curatori…).

 

Invece sono qui col post 100 a portarvi un po’ di vuoto. Beh, finalmente sto intravedendo il vuoto buono.
Slow down, aria buona (sì finalmente da un paio di settimane sono nella mia amata Romagna dove solo a respirare l’aria già mi sento meglio), bagni nel mare, rosolate di caldo al sole e fresca lettura sotto l’ombrellone ( mi sono divorata Anna Karenina- altro libro trovato nella mia libreria ma che non avevo ancora letto – ma che capolavoro e che sottigliezze psicologiche e quanto succo sulla vita!), qualche buona mangiata con gli amici e parenti (che ringrazio tutti di cuore perchè mi sono stati molto vicino), e, importantissimo, i massaggi shiatsu e dialoghi con Luciano che mi stanno a poco a poco curando l’abisso energetico in cui ero incappata.

 

Non nascondo che ancora i mostri emergono, per ogni sciocchezza, che a volte piango ogni tre per due quasi a vuoto, che la mia anima fragile è messa alla prova da continue piccole notizie difficili e situazioni indefinite o nevrotiche, non nascondo che ancora molto spesso mi alzo la mattina con un terrore di paura e di ansia che mi prende a capogiro, ma credo che il punto di svolta c’è stato ed ora col post 100 festeggio la nuova risalita, lenta, ma risalita, con dubbi, ma risalita, con ampie voragini di incognito e di indeterminatezza ma gustata con la pazienza di aspettare e di gestire con calma i propri tempi, i propri bisogni e le proprie incapacità (inutile sforzarsi di lottare strenuamente per adempiere a cose che dovremmo ma non possiamo o non riusciamo a fare, no? questa è una verità che è sempre stata difficile da ficcarmi nella testa…a volte la impari solo quando alzi bandiera bianca…).

 

Mo’ per il post 100 vi metto una frase che mi si è aperta ieri sfogliando il libro di un mistico indiano, non so se rispecchia esattamente quello che sto vivendo, anzi forse ne sono un po’ lontano, però è il bun auspicio per una meta raggiungibile anche se non definitiva:

 

L’uomo che si libera dall’io e si risveglia al presente capisce che il nettare della vita, che la verità, la bellezza e l’armonia della vita lo circondano da ogni parte, da tutte le direzioni da dentro e da fuori, proprio come un pesce è circondato dal mare.

 

Ciò che auguro a me e a voi, in questo post 100, è di continuare questa avventura che è la vita con l’entusiasmo, il desiderio, la fame di bello, la voglia di sentirsi esattamente dove si deve stare e la fiducia di poter fare ciò che siamo chiamati a fare, arte o non arte che sia.

 

 

The Slowly Project. Art is long, time is short.  Performance and video. Videostill, 2004-2009

 

 

ps. sulla lentezza ci ho lavorato tanto (e poi me la scordo! …), e mi è venuta voglia di rimettervi qui il link a un paio di miei lavori video su questo progetto, tanto per non scordarsi e non precipitarsi sempre affannosamente sulle cose
buona visione!

 

 

83. La giornata della lentezza 2012 a Washington

Quando ero a Washington cadeva la giornata della Lentezza 2012, organizzata dagli amici italiani di ‘Vivere con Lentezza’. Sia loro che io da anni lavoriamo sulla lentezza ed è stato naturale che ci siamo incontrati e conosciuti e abbiamo fatto sinergie insieme. Il nostro incontro è avvenuto l’anno scorso a New York, quando Bruno Contigiani mi contattò chiedendomi di partecipare alla giornata mondiale della lentezza col mio Slowly Project e abbiamo lavorato insieme a New York.

 

Quest’anno la giornata si è celebrata il 26 marzo e ho accolto l’invito sempre di Bruno a preparare un evento ‘slowly’ da inserire nella rosa di iniziative concomitanti per quella giornata. E quindi feci un’azione lenta davanti alla Casa Bianca, lentissima, così lenta che non sono riuscita nemmeno ad entrare bene nella foto …

 

 

 

 

 

36. The Slowly Project at the Gallery Project!

Hello everybody,
I am very happy to announce the exhibition of my “Slowly Project” videos
in the show: “ Unhooked from Time” at Gallery Project in Ann Arbor, Michigan.

 

The New York video is just finished, after many years of perfomances and editing! I am very excited about it!
If you are around in Michigan wishing to see it, you find all the informations below …

 

Unhooked from Time
April 6 – May 15
Opening Reception:Friday, April 8, from 6-9pm.

 

Gallery Project presents Unhooked from Time, a multimedia exhibit in which 28 local, regional and national artists examine how we have lost our sense of the cycles of nature, and how we have artificially hooked ourselves to linear digital time.
The exhibit opens on Wednesday, April 6 and runs through Sunday, May 15.  The opening reception is Friday, April 8 from 6-9.

 

Virtually everything we do is time based, scheduled and driven by time.  Jobs are 9 to 5.  Many work 24/7. Activities begin and end by the clock. We take a two-week vacation, rent a cottage and a car by the week, and reserve courts and sports equipment by the hour. The wealthy complain about being time poor.  We go to the dentist at 8 am, car repair at noon, gym at 5pm, dinner reservations at 8pm, keeping an eye on the clock.
The exhibit seeks to comprehend and express our loss, as we find ourselves separated from the deeper context of time’s referent: the great primordial cycles in which we humans and all of nature are embedded.  It considers human respond to the loss of relationship to real time, how we keep track of and use time to find meaning, comfort, a sense of control in our digitized lives.  It looks at current and past experiences and expressions of time.  It looks at cultural differences in relating to time.  It explores other time-based systems, past, current, and imagined.  And it looks at the ways in which we unhook ourselves from the strictures, and perhaps the comforts, of being on time, in time, timely.  It depicts what we might discover and construct in the expanse beyond our tight current sense of time.  This exploration includes the imagined realms; nothing comes through time into spatial being unless it can be imagined.
Ultimately, this exhibition, Unhooked from Time, seeks to depict the dilemma and comfort of being hooked to our current time system, the processes of unhooking, and the possibilities beyond.  It asks, “How does an artist know and express time, enter and release from time, both in its demanding presence and in its unknowable timelessness?
Contributors include: Michael Arrigo, Carolyn Reed Barritt, Jennilie Brewster, Caleb Charland, Rocco DePietro, Diane Farris, Brent Fogt, Nicole Gordon, Cynthia Greig, Katie Halton,Charles Javremovic, Joe Johnson, Andy Jones, Melissa Jones, Mark Kersey, Chris Koelsch, Vijay Kumar, LIUBA, Ginny Maki,  Joe Meiser, Renata Palubinskas, Gloria Pritschet, Colin Raymond, Meghan Reynard, Gary Setzer, Joshua Smith, Andrew Thompson, and Scott Wagner.
The exhibit is curated by Rocco DePietro and Gloria Pritschet, co-founders and co-directors of Gallery Project.

 

215 South 4th Avenue, Ann Arbor, MI 48104

Spring/Summer Hours: Tuesday through Saturday, noon-9p; Sunday, noon-4p. The gallery is closed on Mondays. Spring/Summer hours start, April 6.

734.997.7012

galleryproject@gmail.com

http://www.thegalleryproject.com

The Slowly Project

 

29. The Slowly Project a New York per la Giornata Mondiale della Lentezza

Lentezza come silenzio opposto al frastuono dello stress, rumoroso divoratore di ogni cosa.

Lentezza come reazione alla bulimia del voler tutto senza gustare niente.

Lentezza come metafora di una dialettica tra tempo personale e tempo sociale, tra essere e dover essere.”

 

 

 

Ecco il Comunicato Stampa della mia prossima performance a New York (ben due giorni di camminata a rallentatore … sarà molto faticoso, sul piano psicofisico … ) nell’ambito della V Giornata Mondiale della Lentezza. In questi giorni sto correndo e facendo di tutto freneticamente ma con la … doverosa … lentezza …

 

 

COMUNICATO STAMPA

 

V Giornata Mondiale della Lentezza – New York, 28 Febbraio 2011

 

 

Lunedì  28 Febbraio e Mercoledì 2 Marzo, 2011, per la V Giornata Mondiale della Lentezza a New York

LIUBA farà una nuova urban interactive performance del suo “Slowly” project chiamata “Take Your Time”

precedentemente realizzata a Milano, Basel, New York (2006), Modena.

La performance diventerà anche parte della sua nuova videoinstallazione.

 

LIUBA – The Slowly Project. Take Your Time

 

 

Luoghi della performance e orari*:
Lunedì 28 Feb, 2011. – Union Square, Greenmarket and around (11.00am –  3.00 pm)
Mercoledì 2 Marzo, 2011  – Museum Mile and MET area (10.00am  – 11.30am)
-Times Square (12.00pm – 2.30pm)
– Armory Show Opening (3.30pm – 6.00pm)

 

*Gli orari possono variare a causa  della natura imprevedibile della performance

 
 

La V Giornata Mondiale della Lentezza, ideata per attirare l’attenzione sui temi di un buon uso del tempo delle persone, in armonia con l’ambiente, si svolgerà a New York e nel mondo il 28 febbraio 2011 e ha come tema: Ambiziosi e Altruisti – Slow life, green life, better life.
La V Giornata prevede una vera e propria kermesse che vede svilupparsi oltre 100 eventi in varie città del mondo in contemporanea e per più giorni.
Le  precedenti  edizioni della Giornata hanno avuto come fulcro le città di Milano 2007, New York 2008, Tokyo 2009, Shanghai 2010. Nel 2011 ritorna a New York: la città ha intrapreso da tempo una serie di politiche per migliorare la vita dei cittadini quali la chiusura al traffico motoristico di alcuni luoghi simbolo, l’espansione della ciclabilità di numerose zone, la trasformazione di zone quali la High Line in zone pedonali e di completo relax, campagne contro l’obesità e contro il fumo, etc. Per questi motivi L’Arte del Vivere con Lentezza Onlus ritorna nella Grande Mela, guidata dall’amministrazione Bloomberg.

 

 
 

Grazie a:
 
Claude Caponetto per l’aiuto nelle traduzioni
Gianluca Teti per l’aiuto nell’aggiornamento del sito
Ceren Bayazit per l’aiuto nella logistica del vestito per la performance
Bruno Contigiani, Ella, Muna e tutto lo staff di L’Arte di vivere con Lentezza
per l’organizzazione e la comunicazione

 

22. Il demo del video Slowly New York

Durante questa settimana, qui a New York, a parte qualche giro e qualche incontro, ho lavorato quasi esclusivamente al mio Slowly Project. Qualcuno di voi conosce questo progetto, e sa che è dal 2002 che è nato e che, “lentamente”, va avanti.

Ora mi rendo conto benissimo che qui a questo progetto sto dando la priorità, perchè sta piacendo molto e perché questa tematica, qui come altrove, è molto sentita.
C’è anche una grossa novità per questo progetto, e sarà proprio qui a New York a fine Febbraio, ma non vi anticipo niente … Sorpresa!
Intanto gustatevi il demo, che non è un pezzo del video finito. Il video è ancora in lavorazione, questo è un estratto in anteprima, montato in questi giorni.

 

 

In questi giorni c’è Marina Abramovic a Bologna, ed io sono qui a New York … ci siamo scambiate i posti, come il re con la torre quando si arrocca.
Sono molto contenta che ora la Abramovic sia così popolare e che abbia un trionfo ovunque. Amo molto il suo lavoro naturalmente, e da sempre è stata la mia maestra (e qualcuno in Italia mi ha chiamato la Marina Abramovic italiana … ).