198. Untitled 2010-2020. Gli abbracci

In questo periodo in cui dobbiamo stare distanti, in cui non ci si può vedere e tanto meno abbracciare, mi è venuto in mente un mio lavoro che si collega benissimo a questa situazione. Si tratta di Untitled 2010-2020. Il video è costruito con le immagini di una performance fatta ad Artissima a Torino nel 2010 e montato nel 2019. Il video è ancora inedito, l’ho finito lo scorso anno ma non ancora mostrato pubblicamente, ed oggi rendo visibile integralmente la versione online al link che vedete in fondo al post.

 

Quando feci questo lavoro (nato prima dei flash mob degli abbracci) ero desolata dalla mancanza di calore che si percepiva nella società e dai rapporti distanti freddi e professionalmente disumani che si verificavano nel mondo dell arte. Così sono andata a una fiera dell arte, Artissima, ad abbracciare tutti, rendendo visibile questo bisogno di umanità e di calore che mi pervadeva. La cosa bella è che moltissimi avevano lo stesso bisogno, inespresso, e sprofondavano fra le mie braccia esibendo o facendomi percepire la loro gioia, il loro bisogno, o la loro fragilità, o la loro incredulità o il loro sollievo o la loro sorpresa o il loro odore ( pazzesco quante puzze di sudore mi sono sentita, provenienti da persone in vestiti super tirati ed eleganti! Chissà se in futuro inventeranno un apparecchio per ‘riprendere’ e riprodurre gli odori!)

 

Vedere oggi al tempo del corona virus questo lavoro e questo video sembra strano, quasi impossibile che possa essere accaduto, e comunque certi che accadrà di nuovo. Però quando potremo di nuovo abbracciarci ricordiamoci di quanto sia importante e facciamolo! ☀️

 

 

LIUBA, Untitled, 2010-2020 from LIUBA on Vimeo.

 

 

195. Silenzio, lentezza, video

Strana data, 20 marzo 2020, piena di 20, come strano il periodo in cui siamo immersi e la situazione che siamo costretti ad affrontare.

 

Non riesco e non voglio scrivere molto. So solo che ringrazio infinitamente di avere Sole con noi, che illumina le nostre giornate.

A volte sono un po’ triste che non possiamo vedere nessuno, che non si possono fare passeggiate, che non possiamo fare la normale vita con un bimbo di pochi mesi. Ma è anche vero che a questa età non è nemmeno una tortura per lui stare a casa, tenuto conto fra l’altro che il nostro condominio ha un grande terrazzo comune sopra il tetto, sempre deserto, e noi ci andiamo spesso per prendere aria, sole e camminare, quindi siamo molto fortunati.

Per il resto come tutti siamo in apnea, aspettiamo, aspettiamo e rimaniamo isolati fisicamente, con rare e sporadiche uscite all’esterno per comprare le cose necessarie.

 

Con le mente andiamo a tutti coloro che stanno lavorando per far fronte a questa emergenza e a tutti i malati (di ogni ordine e grado), e per tutti mandiamo spesso energie di gratitudine e preghiere di benessere e salute.

 

 

Relax sul terrazzo condominiale

 

 

 

 

Ciò che mi turba però in questo momento, più andiamo avanti con la situazione e col blocco delle città, è la quantità e qualità dell’ informazione che riceviamo, che non aiuta a fare considerazioni obiettive aumentando invece l’ allarmismo di tutti.

 

La comunicazione che riceviamo è parziale e non aiuta le persone a sentirsi meglio. Sarebbe necessario comunicare ANCHE ciò che i ricercatori stanno scoprendo per curare il virus (avevo letto che in olanda hanno scoperto un antivirus che inibisce l’attaccarsi del virus sulle cellule) e per formulare il vaccino, le guarigioni che molti professionisti abili stanno conseguendo e regalando, le sperimentazioni di farmaci già esistenti ma efficaci ecc. Credo che abbiamo necessità di una informazione più strutturata più trasparente e meno sensazionalistica. Ma in fondo non mi stupisco, dato che già quando studiavo le dinamiche dei mass media per un esame al Dams era chiaro che l’informazione usa un linguaggio fondato sul conflitto e sulla sensazionalità. Ciò però a volte è molto preoccupante.

 

Un’altra tipologia di informazioni, che vorrei che circolasse da fonti ufficiali, e non solo bollettini di guerra di numeri, è quella relativa a come rafforzare il sistema immunitario e come difendersi. Per esempio, fare moto e mangiare bene aiuta ad essere più forti… perchè non lo ricordano a tutti, in questo periodo di quarantena dove a casa ci si intorpidisce le membra? Naturalmente molti noi si sono attrezzati a fare ginnastica da casa (io proseguo coi miei 5 tibetani mattutini che pratico quotidianamente da alcuni anni) ma ricordarlo fra le informazioni su come difendersi dal virus potrebbe essere doveroso. Così come la notizia, apparsa in seguito a uno studio recente, che collega la facilità di contrarre il virus con la carenza di vitamina D: in un momento in cui uscire non si può, e dove non tutti hanno balconi e terrazzi dove prendere il sole stando in casa, non potrebbe essere importante fornire questa informazione, incentivando a prendere vitamina D, nelle varie maniere disponibili, che non è oro colato, ma che può aiutare? molto di più, forse, di tutte quelle informazioni su quanto dura il virus sulle superfici, poco obiettive a volte e fonti di molta ansia per tante persone. Sono solo alcune riflessioni.

 

 

Liuba fa i tibetani e Sole la sua ginnastica 🙂

 

 

Sicuramente questa situazione è drammatica ma anche un’ opportunità spirituale molto grande per tutti, per fermarsi, per riflettere sul senso della vita e degli affetti, per elaborare le proprie ansie, per trovare tutto il tempo che occorre per fare ciò che si desidera fare o ciò che si avrebbe desiderato fare e non c’era tempo.

 

Per me ora non cambia molto. In questo periodo sto accudendo Sole di pochi mesi, sto ancora allattando e sto la maggior parte del tempo con lui, sia adesso con l’emergenza sia prima. Ho lo studio a casa per cui da sempre ero abituata a fare molti periodi casalinghi, anche se poi li alternavo con opening, viaggi, amici, cinema, ristoranti ecc.. ma la clausura totale ogni tanto l’ho sempre praticata, perché ti aiuta a concentrarti su ciò che più ti preme e su ciò che è più importante. La clausura in una casa che in quel momento consideri tua, e che può accadere in diverse parti del mondo (ricordo che quando ho vissuto a new york spesso mi chiudevo in casa a lavorare e molti mi dicevano: sei a new york e te ne stai a casa??). 

 

Ho sempre adottato un modo di vita basato sull’interiorità, sulla lentezza e sul prendere il proprio ritmo, al di là e oltre gli schemi e gli obblighi che ci imporrebbero dall’esterno.

Apprezzo da sempre il silenzio e l’opportunità di scandagliare il proprio animo e basare su questo la propria giornata e il proprio rapporto con gli altri.

Ho sempre pensato che la spiritualità sia necessaria e che collegarsi giornalmente, con meditazione e/o preghiera, a una dimensione più profonda e più alta sia talmente necessaria da essere indispensabile, quando ne sei abituata, indispensabile come l’aria e come l’acqua e come il pane.

 

Su queste tematiche ho fatto molti lavori, quando ancora nessuno ne parlava, e che in qualche modo oggi si possono leggere con occhi differenti. Per esempio ho lavorato molto sul concetto di lentezza, lentezza come prendersi il proprio tempo al di là dei ritmi imposti dagli altri e degli schemi sociali…. non è così che sta accadendo in qualche modo proprio ora?

 

Ho deciso pertanto di rendere pubblici online i miei video della serie The Slowly Project, un progetto in progress che è cominciato nel 2002, anche per contribuire in questo periodo di segregazione in casa a rendere fruibile l’arte, un’arte che parli in stretto contatto con la vita, che sia esperienza del vivere. I video di solito sono protetti da password e in rete se ne possono vedere solo excerpts, mentre in via eccezionale ora potete vederli integrali ai link qui sotto, e sul sito trovate la presentazione del progetto.

 

 

 

 

 

 

 

 

184. THIS IS THE BEST ARTWORK

…. Ebbene sì…. è con grande emozione e grande gioia che ora sono pronta a dirlo… siamo in due!!!!❤️❤️❤️

 

E per comunicare al mondo questa grande gioia e questo dono straordinario non ho potuto fare altro che mettermi a nudo in prima persona, come faccio di solito, e costruire una performance, realizzata a sorpresa all’Opening della Biennale di Venezia di quest’anno. Anche fare lavori a sorpresa durante gli Opening delle Biennali e poi farci il video è una mia consuetudine artistica cominciata nel 2003, ma questa volta è davvero the best artwork!!! 😍😍😍

 

 

 

 

 

LIUBA and SOLE, 2019, Venice Biennal Opening, performance, sculpture, hand painting photos: Ciriaca+Erre

 

 

 

La preparazione di questo lavoro e la sua realizzazione è stata speciale e complessa, così come speciale è l’occasione per cui è nato. L’idea è arrivata improvvisamente con un apparizione visiva all’inizio della mia gravidanza, e realizzarla era la sfida che non potevo non fare, perchè era un atto di amore a Sole e al mondo.

Per cui ho cominciato a lavorarci diversi mesi prima, focalizzandomi sulla ideazione del vestito-scultura che avevo in mente: schizzi, bozze, studi…. Poi c’è stata la ricerca della modellista-sarta adatta, felicemente trovata in Valentina Donadel (su suggerimento della mia amica cappellista Fiammetta), poi le innumerevoli sessioni di prova, su tessuto di imbastitura, dove come un work in progress abbiamo modellato insieme ogni centimetro di forme e di volumi, adattandoli al mio progetto e al mio corpo, ed è stato meraviglioso lavorare con Valentina, entrambe precise, attive e super esigenti e super elastiche… un grand divertimento e una gran fatica, perchè abbiamo rimodellato tutto diverse volte arrivando, come sempre accade, agli sgoccioli della scadenza indietrissimo e finendo tutto col fiatone… aggiungendo che io avevo il pancione e non solo mi stancavo più facilmente, ma dovevo occuparmi di tutto ciò che dovevo fare per il benessere del mio bimbo e della gravidanza… è stato parecchio sfiancante ma ce l’abbiamo fatta.

 

Pensate che ho potuto dipingere a mano la scritta con i colori sul tessuto solo il giorno prima di partire, mentre avevo previsto che mi occorrevano tre giorni di lavoro alternati da riposo… oddio, come ce la posso fare mi dicevo? sono in gravidanza e non ho una tenuta fisica infinita! ..è stato un gran sacrificio, ma pure divertente, passare la giornata e parte della notte semiaccovacciata nella posizione della rana, col pancione in mezzo alle ginocchia, mezza stesa sul pavimento dove avevo steso il vestito, e dipingere con precisione dettagliata i contorni delle lettere…senza macchiare il tessuto… con aiuto di mascherine di acetato, preventivamente costruite da me, e carte veline e scotch di carta … sì ce l’ho fatta a finire tutto ma il risultato è che il giorno dopo, in cui dovevo partire per Venezia (meno male che avevo previsto il bisogno di dormire e avevo prenotato il treno di pomeriggio), ero stanca come non mai e non riuscivo ad alzarmi da letto! Ho fatto uno sforzo immenso e pensate che fatica dover prendere il treno da sola col minimo dei bagagli ma con la valigia con dentro tutto il necessario per la performance, dalla videocamera di scorta (avevo ingaggiato la mia cameraman che sarebbe venuta con la sua, ma per esperienza so che occorre prevedere tutto…e se leggete il seguito del racconto vedrete che ho fatto benissimo!) al vestito scultura molto pesante, alla mantella da indossarci sopra ecc… Ho fatto tutto in sicurezza, facendomi aiutare dove potevo col trasporto, e prenotando un albergo a due passi dalla stazione, dal quale mi sono venuti a prendere, ma davvero è stata un impresa campale anche solo la parte preparatoria (mai dimenticare che ero in gravidanza).

 

 

 

 

Non vi starò a raccontare i retroscena della performance a Venezia, perchè ho avuto un contrattempo mai avuto in più di 20 anni di performance: la mia cameraman professionale con cui avevo già lavorato per molti altri lavori e ingaggiata con molto anticipo per venire a riprendere questa performance speciale (mai avrei potuto ripeterla!) , alla mattina della performance non si presenta a Venezia e sparisce, non rispondendo più al telefono… lasciandomi sola, frustrata e senza sapere come organizzarmi per le riprese!! vi risparmio i miei pianti e il mio stress, accentuati dagli ormoni della gravidanza, dalla stanchezza estrema, dall’aver corso per due mesi per preparare tutto e non sapere se potevo farla, dalla frustrazione di dover dipendere dalla sua venuta o meno… e poi la pioggia, il dovermi vestire da sola con l’abito della performance e girare sui vaporetti per Venezia con le mani che tenevano su il lungo strascico del vestito e la mantella nera sopra che nascondeva tutto, attenta di non cadere col mio pancione prezioso…. insomma è stato difficilissimo, sia fisicamente che psichicamente… ed io che pensavo di godermi ogni secondo di questo progetto così speciale e così diverso!

Poi però ho sistemato tutto, come sempre accade nelle emergenze, grazie all’aiuto di Ciriaca + Erre che era in visita alla Biennale e che mi ha fatto delle foto alla performance, e grazie a Mario che è venuto il giorno dopo e ha fatto delle riprese… non era come avevo programmato e come mi ero immaginata la documentazione, ma fare performance site specific, e per di più ‘a sorpresa’, come spesso faccio io, si porta dietro sempre una alta dose di imprevedibilità e di caso, che diventano parte anche del lavoro…

 

Ah, e parlando di imprevisti, anche questa volta la polizia mi ha bloccato, con l’ordine di circondarmi per nascondermi, con mio grande stupore.. che la pancia gravida nuda sia qualcosa di osceno che dà fastidio? Cosa ha turbato della mia performance mi chiedevo, mentre i poliziotti mi circondavano e il pubblico faceva capannello…. ma poi un responsabile ha contattato al telefono il comitato organizzativo, il quale ha dato il permesso di continuare e la polizia è rimasta soltanto a guardare..😂😂

 

 

 

LIUBA and SOLE, 2019, Venice Biennal Opening, performance, sculpture, hand painting photos: Ciriaca+Erre

 

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