199. I video integrali della trilogia di Virus

April 26, 2020

In questo periodo di quarantena continuo con la pubblicazione online di mie opere video integrali, realizzate in anni precedenti, ma in tema con la situazione in cui stiamo vivendo. E’ ora la volta della trilogia di Virus.

 

Parola chiave del momento, la serie di lavori VIRUS, iniziata nel 2004, rende concreti e visibili, in maniera provocatoria e ironica, i meccanismi sociali e individuali della bulimia dell’acquisto e della mercificazione del mercato, che si avverte non solo nel mondo dell’arte ma anche nella vita quotidiana – concetti che la recente situazione ci sta costringendo a ripensare.

 

Per accedere ai video integrali della trilogia di VIRUS:

 

Virus, 2004 from LIUBA on Vimeo.

 

 

LIUBA, Virus New York, 2005 from LIUBA on Vimeo.

 

 

LIUBA, Virus Tableaux vivant, 2004 from LIUBA on Vimeo.

 

 

 

Dopo la performance Virus ad Artefiera a Bologna nel 2004, nel 2005 sono stata invitata dalla Galleria Weisspollack di New York, con cui allora collaboravo, a portare quel lavoro al Sofa Fair a Manhattan, facendo una nuova performance ed esponendo la videoinstallazione col video Virus.

La performance Virus New York ha avuto esiti completamente differenti da quella realizzata a Bologna, e implicazioni aggiuntive, ben visibili nella videoinstallazione che mette a confronto i due relativi video, mostrata l’anno successivo nella mia personale a New York da Weisspollack Galleries (e curata da Irina Zucca Alessandrelli).

A New York la performance ha portato stupore, allegria, curiosità e rifiuto… reazioni divertite, complici ed entusiaste, ma anche galleristi arrabbiati, confusi, terrorizzati di non vendere. La performance infine è stata interrotta dallo Show Management e sono stata espulsa dalla fiera.

Il video inizia a ritroso con questa espulsione (le riprese erano proibite e sono state fatte di nascosto dalla mia fedele cameraman), che rende sempre più sottile e ambiguo il confine tra realtà e performance, e col paradossale dialogo sull’onnipotenza del dio-vendita e del dio-denaro negli Stati Uniti.

 

 

Virus Tableaux Vivant è stato invece realizzato al Flash Art Fair a Milano, con la collaborazione della galleria Placentia Arte. Il lavoro utilizza il bagno, la vasca, l’idea di spiare o introdursi nello spazio privato. Questa volta il virus dell’acquisto si è sparso contagiando tutto l’ambiente e il mio corpo di donna, ironico simulacro di una vendita e di un acquisto sulla persona, sul/del corpo femminile.
Tanti sono i virus che galleggiano invisibili nell’aria…

 

 

 

184. THIS IS THE BEST ARTWORK

June 10, 2019

…. Ebbene sì…. è con grande emozione e grande gioia che ora sono pronta a dirlo… siamo in due!!!!❤️❤️❤️

 

E per comunicare al mondo questa grande gioia e questo dono straordinario non ho potuto fare altro che mettermi a nudo in prima persona, come faccio di solito, e costruire una performance, realizzata a sorpresa all’Opening della Biennale di Venezia di quest’anno. Anche fare lavori a sorpresa durante gli Opening delle Biennali e poi farci il video è una mia consuetudine artistica cominciata nel 2003, ma questa volta è davvero the best artwork!!! 😍😍😍

 

 

LIUBA and SOLE, 2019, Venice Biennal Opening, performance, sculpture, hand painting photos: Ciriaca+Erre

 

 

La preparazione di questo lavoro e la sua realizzazione è stata speciale e complessa, così come speciale è l’occasione per cui è nato. L’idea è arrivata improvvisamente con un apparizione visiva all’inizio della mia gravidanza, e realizzarla era la sfida che non potevo non fare, perchè era un atto di amore a Sole e al mondo.

Per cui ho cominciato a lavorarci diversi mesi prima, focalizzandomi sulla ideazione del vestito-scultura che avevo in mente: schizzi, bozze, studi…. Poi c’è stata la ricerca della modellista-sarta adatta, felicemente trovata in Valentina Donadel (su suggerimento della mia amica cappellista Fiammetta), poi le innumerevoli sessioni di prova, su tessuto di imbastitura, dove come un work in progress abbiamo modellato insieme ogni centimetro di forme e di volumi, adattandoli al mio progetto e al mio corpo, ed è stato meraviglioso lavorare con Valentina, entrambe precise, attive e super esigenti e super elastiche… un grand divertimento e una gran fatica, perchè abbiamo rimodellato tutto diverse volte arrivando, come sempre accade, agli sgoccioli della scadenza indietrissimo e finendo tutto col fiatone… aggiungendo che io avevo il pancione e non solo mi stancavo più facilmente, ma dovevo occuparmi di tutto ciò che dovevo fare per il benessere del mio bimbo e della gravidanza… è stato parecchio sfiancante ma ce l’abbiamo fatta.

 

Pensate che ho potuto dipingere a mano la scritta con i colori sul tessuto solo il giorno prima di partire, mentre avevo previsto che mi occorrevano tre giorni di lavoro alternati da riposo… oddio, come ce la posso fare mi dicevo? sono in gravidanza e non ho una tenuta fisica infinita! ..è stato un gran sacrificio, ma pure divertente, passare la giornata e parte della notte semiaccovacciata nella posizione della rana, col pancione in mezzo alle ginocchia, mezza stesa sul pavimento dove avevo steso il vestito, e dipingere con precisione dettagliata i contorni delle lettere…senza macchiare il tessuto… con aiuto di mascherine di acetato, preventivamente costruite da me, e carte veline e scotch di carta … sì ce l’ho fatta a finire tutto ma il risultato è che il giorno dopo, in cui dovevo partire per Venezia (meno male che avevo previsto il bisogno di dormire e avevo prenotato il treno di pomeriggio), ero stanca come non mai e non riuscivo ad alzarmi da letto! Ho fatto uno sforzo immenso e pensate che fatica dover prendere il treno da sola col minimo dei bagagli ma con la valigia con dentro tutto il necessario per la performance, dalla videocamera di scorta (avevo ingaggiato la mia cameraman che sarebbe venuta con la sua, ma per esperienza so che occorre prevedere tutto…e se leggete il seguito del racconto vedrete che ho fatto benissimo!) al vestito scultura molto pesante, alla mantella da indossarci sopra ecc… Ho fatto tutto in sicurezza, facendomi aiutare dove potevo col trasporto, e prenotando un albergo a due passi dalla stazione, dal quale mi sono venuti a prendere, ma davvero è stata un impresa campale anche solo la parte preparatoria (mai dimenticare che ero in gravidanza).

 

 

 

 

Non vi starò a raccontare i retroscena della performance a Venezia, perchè ho avuto un contrattempo mai avuto in più di 20 anni di performance: la mia cameraman professionale con cui avevo già lavorato per molti altri lavori e ingaggiata con molto anticipo per venire a riprendere questa performance speciale (mai avrei potuto ripeterla!) , alla mattina della performance non si presenta a Venezia e sparisce, non rispondendo più al telefono… lasciandomi sola, frustrata e senza sapere come organizzarmi per le riprese!! vi risparmio i miei pianti e il mio stress, accentuati dagli ormoni della gravidanza, dalla stanchezza estrema, dall’aver corso per due mesi per preparare tutto e non sapere se potevo farla, dalla frustrazione di dover dipendere dalla sua venuta o meno… e poi la pioggia, il dovermi vestire da sola con l’abito della performance e girare sui vaporetti per Venezia con le mani che tenevano su il lungo strascico del vestito e la mantella nera sopra che nascondeva tutto, attenta di non cadere col mio pancione prezioso…. insomma è stato difficilissimo, sia fisicamente che psichicamente… ed io che pensavo di godermi ogni secondo di questo progetto così speciale e così diverso!

Poi però ho sistemato tutto, come sempre accade nelle emergenze, grazie all’aiuto di Ciriaca + Erre che era in visita alla Biennale e che mi ha fatto delle foto alla performance, e grazie a Mario che è venuto il giorno dopo e ha fatto delle riprese… non era come avevo programmato e come mi ero immaginata la documentazione, ma fare performance site specific, e per di più ‘a sorpresa’, come spesso faccio io, si porta dietro sempre una alta dose di imprevedibilità e di caso, che diventano parte anche del lavoro…

 

Ah, e parlando di imprevisti, anche questa volta la polizia mi ha bloccato, con l’ordine di circondarmi per nascondermi, con mio grande stupore.. che la pancia gravida nuda sia qualcosa di osceno che dà fastidio? Cosa ha turbato della mia performance mi chiedevo, mentre i poliziotti mi circondavano e il pubblico faceva capannello…. ma poi un responsabile ha contattato al telefono il comitato organizzativo, il quale ha dato il permesso di continuare e la polizia è rimasta soltanto a guardare..😂😂

 

 

 

LIUBA and SOLE, 2019, Venice Biennal Opening, performance, sculpture, hand painting photos: Ciriaca+Erre

 

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183. La mia mostra col pancione al Museo Pino Pascali

June 2, 2019

Al sesto mese di gravidanza ho preso l’aereo e sono partita per Bari, dove mi aspettava l’allestimento e l’inaugurazione della mia personale con performance alla Fondazione Museo Pino Pascali di Polignano, che raccoglieva il ciclo di lavori che dal  2013 ho dedicato alla crisi dei rifugiati: dalle performance partecipative ai video, dagli oggetti alle fotografie alle videoinstallazioni.

 

A dire il vero ho potuto volare in Puglia perchè avevo programmato la data, furbescamente, in un momento della gravidanza in cui mi sarebbe stato probabilmente possibile muovermi, ossia nel secondo trimestre…  L’invito, di cui sono stata strafelice e che ho accettato con entusiasmo e commozione, l’ho avuto da Giusy Petruzzelli verso febbraio, all’inizio della mia gravidanza, quando ancora non sapeva niente nessuno 😊😉 ma io già sapevo che la sinergia con Sole stava producendo frutti meravigliosi e che già eravamo un fantastico team :)Cosi ho fissato la data, fra quelle proposte, nel momento in cui avrei potuto, in teoria, viaggiare, se la gravidanza procedeva senza problemi. E visto che doveva essere nella bella stagione abbiamo deciso per l’inizio giugno.

Quando ho accettato mi sono anche detta: vuol dire che se non riuscirò a viaggiare organizzerò la personale e le performance a distanza! Non sarebbe la prima e unica volta che un artista non può essere presente alla sua mostra!! Anzi ciò mi dava anche un non so che di fascino: nel passato ero abituata a sbattermi in lungo e in largo e in capo al mondo, quasi sempre col minimo di spese e spesso senza rimborsi, per realizzare le mie opere, e pensare ora di poter fare una mostra senza muoversi da casa mi affascinava proprio, facendomi sentire più ‘famosa’ 😜 anche se ero consapevole che è un gran casino per la realizzazione dei lavori site specific non poterci essere, e per il mio essere così esigente. Ma ero sicura che sarebbe riuscita comunque bene!

 

Ed ecco che invece passo fortunatamente la gravidanza in perfetta forma, sia fisica che mentale che spirituale (grazie!!!) e, seppur affaticata dal pancione, posso benissimo affrontare il viaggio e partire, quindi sì, Sole, andiamo a Polignano!! (che mi dicevano essere un fantastico posto di mare, come abbiamo visto coi nostri occhi –  i tuoi attraverso i miei).

 

La preparazione della mostra non è stata semplice, poichè le mie energie e il mio tempo erano comunque limitati, per il mio continuo occuparmi della tua crescita dentro di me. In realtà quasi tutti i lavori erano pronti, mancava solo da trovare la tenda dei rifugiati per fare la videoinstallazione You’re Welcome e da organizzare le performance partecipative coi rifugiati, in sinergia coi centri di accoglienza pugliesi che hanno partecipato al progetto con entusiasmo e che ringrazio. Ma il tutto comunque è stato complesso da preparare, perchè come ogni persona che fa una mostra sa, ci sono mille aspetti da curare e considerare, fra i quali anche la comunicazione. La cosa bellissima è che sono stata supportata in modo fantastico sia dalla curatrice, Giusy Petruzzelli, che dall’organizzatrice e dal curatore del Museo, Susanna Torres e Nicola Zito, nonchè dai coordinatori dei centri di accoglienza SPRAR di Polignano e Bari, dall’ Accademia di Belle Arti di Bari  e dall’assistenza in loco di due giovani artisti, Aurora Avvantaggiato e Raffaele Vitto.

 

Mi avventuro dunque in quel di Bari, accolta con tutti i riguardi dai responsabili del Museo che, visto anche il mio stato, mi sono venuti a prendere all’aeroporto, mi hanno affittato una bellissima casa con terrazza, e mi hanno messo a disposizione tutti i loro tecnici per il montaggio della mostra. Una sensazione bellissima, di cui sono davvero grata!! Che nel mondo dell’arte non capita spesso, lo sanno bene tutti gli artisti!! E pensavo, beata, ecco la soddisfazione di esporre in un Museo, dovrebbe essere sempre così!

 

 

LIUBA, Refugees Welcome, 2014-2019 videoinstallazione interattiva. Qui mi vedete insieme alla curatrice Giusy Petruzzelli (a sinistra)

 

 

La sorpresa fantastica, assolutamente non programmata e inaspettata, che forse ha anche reso magica questa mostra, è che per le performance site specific coi rifugiati, previste all’opening del 7 giugno, si sono presentate a partecipare due donne africane anche loro in gravidanza!! Eravamo così tre pancine, tutte e tre in attesa, con i semi della vita dentro di noi e dentro l’opera!! 😍😍❤️❤️

Era commovente e toccante. Non so se tutti se ne sono accorti, eravamo circa tutte e tre al sesto mese di gravidanza (altra coincidenza!) e le pance si vedevano facilmente, ma potevano anche sfuggire per chi ci vedeva per la prima volta!! E’ stato un caso, ma straordinario, e frutto, come sempre capita, di un regista sopraffino!😉

 

 

LIUBA e SOLE, Welcome Here, 2019, performance partecipativa, Museo Pino Pascali, Polignano (BA)

 

LIUBA e SOLE, YOU’RE OUT, 2014-2019, performance partecipativa Museo Pino Pascali, Polignano (BA)

 

 

La mostra al Museo Pino Pascali ( leggi qui il comunicato) e tutto il soggiorno a Polignano è stata un’esperienza bellissima, sia a livello artistico che a livello umano, per la sinergia, l’entusiasmo, la partecipazione, la collaborazione e l’inclusione di tutti. E’ bello, e sono felice, quando l’esperienza artistica dialoga con la società e si interseca con altri ambiti, e diventa esperienza per molti! Fra l’altro, in un periodo delicato dove il governo italiano ha fatto vedere cose poco simpatiche sulla tematica dei rifugiati, la coraggiosa apertura della Fondazione Pascali a volere il mio lavoro è stato un gesto anche molto simbolico, di cui vado orgogliosa e grata.

Devo ammettere che mi stavo commovendo durante l’inaugurazione, per le parole e per l’entusiasmo di tutti! (Qui sotto potete vedere il video del discorso ufficiale di apertura della mostra)

 

 

 

Ringrazio davvero tutti per l’accoglienza, il supporto, la collaborazione, l’entusiasmo! Ringrazio Rosalba Branà, Direttrice del Museo Pascali, Susanna Torres, Nicola Zito e tutto lo staff del Museo, la curatrice Giusy Petruzzelli, Alessandro e Giulia, responsabili degli SPRAR di Polignano e Bari, l’Assessore alle Politiche Sociali, Santa Nastro, per la comunicazione, Raffaele ed Aurora, per la loro assistenza alle installazioni, e tutti i partecipanti delle performance. E le gallerie Franco Marconi di Monsampolo del Tronto e Crac arte Contemporanea di Terni che sono state con me in questo progetto. Un grazie a tutti di cuore! 😘😘

 

 

ps.

L’edizione unlimited dei miei video coi rifugiati aiuta i rifugiati stessi!

se a qualcuno interessa li trovate qui: https://www.amazon.it/LIUBA-REFUGEES-VIDEOS-Un…/…/B079WP4B54

 

 

 

 

 

 

 

181. A Roma per l’arte con Sole!

May 16, 2019

Che periodo intenso! Oltre alla mia priorità, quella di portare avanti al meglio la mia straordinaria gravidanza (anche se non li dimostro ho con orgoglio 55 anni!!), godendo ogni secondo di questa esperienza entusiasmante e informandomi abbondantemente su ogni cosa necessaria, sto portando avanti anche la mia attività artistica, sia con mostre che con la produzione di nuovi lavori. In questo periodo d’oro sta accadendo tutto ciò che mi rende felice e devo anche ringraziare per l’ottima salute con cui sto passando questa gravidanza, che non mi dà problemi ma solo gioie (sì ammetto la stanchezza è tanta e dormo un casino, ma per il resto va benissimo, nemmeno le nausee ho avuto!)

 

A Maggio c’è stata una mini-rassegna di miei lavori al MACRO di Roma, in più date: il 3 maggio con un #Talk di approfondimento sulla mia pratica artistica per la serie Autoritratti, con la proiezione di miei video in dialogo con Maura Favero (potete sentire la registrazione completa qui), accompagnato dal debutto italiano, dopo la Premiere di Parigi, del video The Finger and The Moon #6  proiettato sul Maxischermo del Museo;  il 7 maggio, invece la proiezione del pluripremiato video YOU’RE OUT!  proiettato come parte della rassegna #videodelgiorno  che il Museo Macro Asilo dedica alla videoarte.

 

E sempre a maggio il mio video YOU’RE OUT!  era in visione alla 34esima edizione del festival berlinese Black International Festival  al Rathaus Schöneberg di Berlino e ha vinto il premio come “Best film/video in the Fine Arts Discipline” e ne sono stata molto felice, anche perchè questo video è nato ed è stato realizzato in quella città.

 

A Berlino non sono andata, si sovrapponeva con le altre cose e davvero era troppo fare tutto, ma a Roma sì!

E’ stato bellissimo andare a Roma, io e te, Sole (ma ancora lo sapevano in pochi!!!), e stare un paio di giorni per visitare mia cugina col suo bimbo nato da poco (sei mesi prima di te!!), vedere amici cari, e fare il talk, cosa che di solito, e tanto più stavolta, mi diverte molto.

Il viaggio si è rivelato un po’ stancante fra taxi treno taxi +valigia che ho cercato di fare microscopica, date le mie condizioni, ma comunque un po’ di cose le ho dovute mettere dentro, e sono arrivata davvero ko.

Certamente, le stanchezze che si sentono in gravidanza non eguagliano quelle di nessun altro periodo! Ma metti la soddisfazione di fare un talk in pubblico, insieme a te o Sole mio? La vertigine di stare vivendo l’esperienza più forte possibile, quella del crescere una persona nel proprio corpo, sentendosi magici, e al tempo stesso condividere il mio lavoro, che è la mia storia, ciò che amo e che anche mi identifica, mi ha fatto sentire i brividi del piacere e il culmine della felicità. E’ stato un pomeriggio bellissimo e il dialogo con Maura Favero più la visione dei video ha funzionato davvero bene e so che anche il pubblico, seppur un po’ sparuto come capita spesso purtroppo nei Musei, ha molto gradito sia per il divertimento che per le riflessioni (ascolta la registrazione completa qui).

 

Non sono rimasta a Roma invece per la presentazione dell’altro mio video perchè mi sono scapocollata a Milano in studio e dalla sarta per finire di preparare lo speciale abito per la nuova performance a sorpresa che stavo preparando per la Biennale di Venezia che era alle porte! Sì, un po’ stanca, ma sono molto felice e mi diverto un mondo e Sole mi dà un’energia magnifica, siamo proprio una bella coppia noi due!!!!

 

E nel prossimo post vi racconto cosa ho fatto a Venezia con la performance… un vero e proprio coming out!

 

 

 

 

 

174. Opening di Artissima

December 2, 2018

Sono di rientro dall’ opening di Artissima. Anche quest anno ho deciso di prendere il treno e andare a Torino – da visitatrice, niente performance e niente esposizioni – per curiosità e aggiornamento, più che per impegni o appuntamenti veri e propri.

 

Mi sembra che il concetto di Fiera dell arte sia in declino – se mai ha avuto un culmine – una grande baraonda di gente, confusione e campioni di lavori di ogni tipo ( dico campioni nel senso di elementi unici, scollati col mondo e la produzione del singolo artista).
A volte mi diverto agli Opening  – spesso però mi sono divertita perché li criticavo o li prendevo in giro facendo una performance! –  ma questa volta mi sono abbastanza annoiata. Se devo essere sincera mi sembra quasi che le fiere d arte danneggino l’ arte invece di favorirla o divulgarla. La stragrande maggioranza del pubblico è come portato lì dal fascino di trovarsi di fronte all’ arte, ma ciò che si incontrano sono singoli lavori, alcuni di qualità e molti altri, anzi la maggior parte, di carattere prettamente decorativo o manuale o entrambi, che poi sono le cose che vendono di più. Ma ho trovato poco e nulla che mi portava la vita.

 

Dico che le fiere danneggiano l’Arte perché gli artisti bravi, che fanno belle opere, bisogna vederli con calma, con spazio e con molte opere, non estrapolare un oggetto dalla loro produzione, e questo proporre oggetti-opere frantuma il mondo poetico dell artista e non si coglie quasi nulla del mondo che c è dietro. Ovviamente ci sono eccezioni, ma oggi in fiera non molte. E un certo tipo di mercato e di collezionismo non solo mi irrita, ma nemmeno lo capisco.

 

Come sezioni da vedere funzionava la sezione del disegno (c’era anche l’anno scorso oppure era una novità?) è adatta per la fiera, sono opere spesso fatte per essere viste da sole, ottimi esercizi di stile ben volentieri comprabili, danno il gusto del piacere estetico della buona esecuzione.
Funziona, come sempre a Torino, la sezione dei progetti Present/Future, almeno perché sono delle sezioni monografiche e ogni artista può fare una mini personale. Quella che ho preferito è di Ludovica Carbotta. È un lavoro piuttosto denso e misterioso e decodificabile al tempo stesso. E poi lei me la ricordo bene, perché molti anni fa alla fiera di Basilea ha fatto la seconda cameraman alla mia performance ‘Art is long, Time is short‘ della serie Slowly Project, quando lei era ancora in erba.
Il lavoro di Ludovica è stato uno delle poche cose per cui è valsa la pena venire a Torino. Un altra cosa che ho trovato molto poetica erano dei lavori portati da una galleria giapponese, di artisti giapponesi, che dentro a scatole tradizionali di legno inserivano lastre con video che si muovevano, senza fili. Sono stata contenta anche di vedere nella sezione Back to the Future le sedie e le opere dell’architetto Cesare Leonardi, un grande, che avevo conosciuto perchè una sua sedia mi è stata proposta (e ovviamente accettata) per la mia performance e installazione AlphaOmega che feci per la prima volta a Modena nel 2002.

 

Ho avuto invece un senso di smarrimento quando ho visto da Guido Costa dei quadri di Chiara Fumai. Ho avuto questa sensazione poiché mi chiedo con inquietudine se occorre togliersi la vita per avere il sistema che si accorge della produzione di un artista. Sono contenta che Milovan Farronato l’abbia scelta per il padiglione Italia della biennale di Venezia, sia perché mi piace che Chiara abbia il suo riconoscimento grande, un gesto di affetto che si merita, e poi perché la sua ricerca la vedo affine ai gusti di Milovan, che ha fatto benissimo a sceglierla per Venezia. Ma diverso è il fatto di vedersi dei suoi quadri in fiera. Purtroppo i pescecani arrivano quando c è di mezzo il sangue, e ciò mi da una sensazione un po’ strana, per non dire altro.

 

Mi ha anche colpito il pubblico di questo Opening. Al contrario di quasi sempre, quando incontro agli opening miriadi di persone che conosco, fra artisti curatori galleristi critici collezionisti giornalisti, quest’anno ho visto poche facce note, se si escludono quelle dei soliti galleristi che esponevano, e ciò mi stupiva un po’. Che la frequentazione delle fiere sia diventata appannaggio di una certa borghesia e di professionisti vari ma disertata dalla maggior parte degli artisti? O sono forse io che invecchio e non conosco tutte le nuove leve? ( ma i giovani nel pubblico non erano la maggioranza…), che l’arte stia diventando di moda e attiri molte fette di curiosi dell alta società (o meno) lasciando gli addetti ai lavori a casa a lavorare ? O le fiere stanno diventando così tante e così troppe e così disinteressanti che non vale la pena più seguirle? Forse tutto questo mescolato insieme?

 

Finisco ripensando, perché mentre giravo per gli stand a torino mi era ritornato in mente, quando ero qui all’Oval a Torino a fare la performance Untitled nel 2010: vestito lungo, capelli lunghi (eh sì ve lo svelo…era una parrucca!), piedi scalzi, abbracciavo tutti… poiché nelle fiere il grande assente, la grande mancanza è il rapporto umano, il calore, la vicinanza. E ancora lo penso. Un gesto di vita, di contatto umano in mezzo alle vendite, al mordi e fuggi, all’apparire, al vedere e al farsi vedere. Abbracciare la gente non è qualcosa di così strano, anche molti flash mob lo fanno (però io lo feci nel 2010, abbastanza in anticipo…), ma ciò che mi interessava era abbracciare all’opening di una fiera dell’arte, dove troppo spesso sentiamo nell’aria indifferenza, arrivismo, competizione, mercanteggiamenti, snobismo, frenesia… ma manca nei rapporti quella dose di umanità-umiltà-coraggio-calore che l’abbraccio incarna come realtà e come metafora.
Non ho ancora montato un video da quella performance, della quale ho una bellissima serie fotografica .. ecco ho deciso, sarà il prossimo lavoro di montaggio a cui mi dedicherò, fra i molti video ancora da montare e di cui sono in arretrato.
LIUBA, Untitled 2010, performance at Artissima Opening, photos by Ivo Martin