199. I video integrali della trilogia di Virus

In questo periodo di quarantena continuo con la pubblicazione online di mie opere video integrali, realizzate in anni precedenti, ma in tema con la situazione in cui stiamo vivendo. E’ ora la volta della trilogia di Virus.

 

Parola chiave del momento, la serie di lavori VIRUS, iniziata nel 2004, rende concreti e visibili, in maniera provocatoria e ironica, i meccanismi sociali e individuali della bulimia dell’acquisto e della mercificazione del mercato, che si avverte non solo nel mondo dell’arte ma anche nella vita quotidiana – concetti che la recente situazione ci sta costringendo a ripensare.

Il primo video della serie è tratto dalla performance realizzata all’Opening di Arte Fiera a Bologna nel 2004.

 

 

 

Virus, 2004 from LIUBA on Vimeo.

 

Dopo la performance Virus ad Artefiera a Bologna nel 2004, nel 2005 sono stata invitata dalla Galleria Weisspollack di New York, con cui allora collaboravo, a portare quel lavoro al Sofa Fair a Manhattan, facendo una nuova performance ed esponendo la videoinstallazione col video Virus.

La performance Virus New York ha avuto esiti completamente differenti da quella realizzata a Bologna, e implicazioni aggiuntive, ben visibili nella videoinstallazione che mette a confronto i due relativi video, mostrata l’anno successivo nella mia personale a New York da Weisspollack Galleries (e curata da Irina Zucca Alessandrelli).

 

A New York la performance ha portato stupore, allegria, curiosità e rifiuto… reazioni divertite, complici ed entusiaste, ma anche galleristi arrabbiati, confusi, terrorizzati di non vendere. La performance infine è stata interrotta dallo Show Management e sono stata espulsa dalla fiera.

Il video inizia a ritroso con questa espulsione (le riprese erano proibite e sono state fatte di nascosto dalla mia fedele cameraman), che rende sempre più sottile e ambiguo il confine tra realtà e performance, e col paradossale dialogo sull’onnipotenza del dio-vendita e del dio-denaro negli Stati Uniti.

 

 

LIUBA, Virus New York, 2005 from LIUBA on Vimeo.

 

 

Virus Tableaux Vivant è stato invece realizzato al Flash Art Fair a Milano, con la collaborazione della galleria Placentia Arte. Il lavoro utilizza il bagno, la vasca, l’idea di spiare o introdursi nello spazio privato. Questa volta il virus dell’acquisto si è sparso contagiando tutto l’ambiente e il mio corpo di donna, ironico simulacro di una vendita e di un acquisto sulla persona, sul/del corpo femminile.
Tanti sono i virus che galleggiano invisibili nell’aria…

 

 

LIUBA, Virus Tableaux vivant, 2004 from LIUBA on Vimeo.

 

 

More info sul progetto VIRUS

 

 

 

 

 

 

 

197. Mascherina e guanti

 

 

Di rientro a casa dalla spesa.

Potrebbe essere una performance.

Ma non lo è.

O forse sì.

 

 

Resilienza, pazienza, coscienza, competenza.

La Prima Quarantena

 

 

159. La soglia

La soglia

 

 

“Nel lutto si sta in quello strano luogo che è una “soglia”. E l’insidia è non riuscire a muoversi di lì. La soglia è un luogo particolare: da dove si può guardare indietro, vedere tutto il cammino fatto per arrivarvi; ma da dove si può anche guardare al di là, guardare dentro, guardare oltre. Si vive il dramma se attraversarla o no. Se si pensa di varcarla si ha l’impressione di perdere per sempre quanto sta prima. Se non la si attraversa, si sente il rischio dell’immobilità, della morte psichica, ossia della percezione di essere vivi in una condizione di paralisi.”

 

In questo periodo ho trovato un gruppo di mutuo aiuto in internet sul tema della perdita e sull’elaborazione del dolore che mi sta aiutando molto. E’ passato più di un anno ma il mio dolore è ancora fortissimo e mi sento ancora troppo spersa. Poter comunicare con persone che stanno vivendo le tue stesse esperienze, o con coloro che le hanno già vissute, fa sentire meno soli e più vivi.

Il gruppo si chiama Gruppo Eventi e ringrazio tutti loro, in particolar modo la facilitatrice Vanda, che è un angelo di aiuto per tutti.

 

 

150. Confusione e omaggio a Duchamp

Sono in uno stato confusionale inaudito. Senza papà significa aver ricevuto da lui soldi ma anche tutte le responsabilità, che non riesco a gestire. Senza la mamma significa aver perso il perno intorno a cui facevo le cose. Il bisogno è forte, la nostalgia tanta, la vita non è più la stessa e non mi trovo. Non mi abituo. In più sono nell’ impasse di decidere se mantenere la relazione con Mario, dove vivere e con chi e dove avere un figlio. Tanto, troppo confusa e non so con che criterio decidere, e perchè decidere. Ho bisogno di un po’ di chiarezza, invoco la chiarezza, la certezza, la sicurezza. Non ho scelto questo stato, è successo, e invoco aiuto. Ho tanto, ho tutto e non so cosa scegliere. Ci sono tre case e in ognuna c’è una parte di me e in ognuna mancano pezzi di me. E il mio vagare dove finisce e dove arriva col figlio che desidero?

 

Ho cominciato e comincio sempre molte vite, e da ciascuna ritornavo a casa nel porto dei miei genitori, che ora non ci sono più. E mi sento persa. Ora le vite crollano a pezzetti perchè manca la sicurezza di quella famiglia che avevo. Quando l’avevo non lo capivo così bene come ora che non l’ho più. E non so chi sono: un’artista? Una regista? Una neomamma? Una cittadina? Una campagnola?

Io mi sento ancora come La margherita dai petali colorati della mia fiaba, che ha tutti i colori e non sa dove andare perchè tutti vogliono un colore solo. Non so bene qual’è il mio destino ma so bene che tutte queste anime non possono eliminarsi. E so bene che tutte queste anime mi portano, ed è esperienza, anche tanta solitudine.

 

 

 

Un video sul grande maestro Marcel Duchamp per il quale provo gratitudine al solo guardarlo. Non so bene perchè lo metto qui ora, ma una qualche connessione profonda c’è.

 

 

131. La perseveranza

“I may not make it if I try,
but I damn sure won’t
if I don’t…”

 

(Oscar Brown Jr.)

 
 
 

“Vola in alto
solo
chi osa farlo”

 

(Luis Sepulveda)

 
 
 

                 photo: Mario Duchesneau

122. Intervista a Vittorio de Seta

“Con tutta la comunicazione che abbiamo non c’è la percezione delle cose.”
“Il cinema è come la nitroglicerina. Può portare immensi benefici, ma è molto complicato da gestire.”

 

 

Intervista a Vittorio de Seta
(In omaggio a questo regista che non conoscevo e a Luigi Bianco che me lo ha fatto conoscere).

 

 

 

 

 

 

121. La lentezza in Norvegia TV

Mi viene segnalato dal curatore Lorenzo Bonini questa notizia, collegandosi ai miei lavori sulla lentezza (The Slowly Project) e sul silenzio (4’33 Chorus Loop) e mi sembra moooolto interessante da convividere con voi (oltre a ringraziare Lorenzo per il pensiero di avermela mandata).

 


La Norvegia cambia registro e sceglie il silenzio e la tranquillità. La televisione pubblica ‘NRK’ ha trasmesso il 18/02/2013 dodici ore di diretta ininterrotta di un caminetto acceso con, in sottofondo, musica leggera e commenti di esperti. L’esperienza è stata fatta venerdì, in prima serata, e la NRK ha spiegato che la serata-evento ha incollato al piccolo schermo più spettatori rispetto alla normale programmazione. 

 

 

Per vedere gli excerpts dei miei video dello SLOWLY PROJECT vai qui

112. vacanze natalizie: nuovi progetti e un po’ di relax

Circa una settimana prima di Natale ho deciso, improvvisamente, di proporre un progetto per un’importante manifestazione da tenersi a Milano e, quasi improvvisamente, ho saputo che è stato accettato e che cominciava la realizzazione pratica e la messa a punto di una serie infinita di diversi livelli (poichè ci sarà una mostra personale e una nuova performance, i piani di lavoro sono proprio tanti, a livello di creazione e produzione, a cui si aggiungono quelli dell’archiviazione, comunicazione, relazione, ecc.).

 

Nel frattempo, come programmato, il mio amico e curatore Mark Bartlett è giunto a Milano da Londra con l’intenzione di lavorare all’imbastitura del libro (sorpresa…) che lui ha in cantiere di fare. E si è trovato ad essere la persona giusta al momento giusto… poichè ho parlato a lui del nuovo progetto imminente e gli ho chiesto di farmi da curatore, cosa che lui ha accettato con entusiasmo.

 

La cosa bella di questo rapporto è che lui conosce, credo, il mio lavoro meglio di chiunque altro, e lo sta seguendo dal 2006, quando vide la mia mostra personale a New York a Chelsea (da quei matti della WeissPollack Galleries, vedi il diario New York) e mi scrisse impressionato dal mio lavoro. Ciò mi ha fatto enormemente piacere, e da allora siamo in contatto, prima per email e poi anche di amicizia, soprattutto da quando lui da S. Francisco dove viveva si è spostato (e sposato) a Londra, e negli ultimi anni la collaborazione comincia a diventare più concreta (per esempio il bellissimo essay che ha scritto in seguito alla mia performance The Finger and the Moon #2 a Piazza S. Pietro in Vaticano (leggi).

 

Mark è partito pochi giorni prima di Natale, per andare a passare le feste a Cinzago, sul Lago Maggiore, dove hanno una casa, e sarebbe ritornato a Milano il 5 di gennaio. Io intanto… dovevo creare la serie di lavori nuovi per la mostra (ancora vi tengo in sospeso e non vi dico qual’è, ma sarà a Milano presto…) e soprattutto preparare le immagini per il catalogo e inviarle entro il 4-5 gennaio. Insomma, fuoco e fiamme!

 

Però il giorno di Natale e la vigilia sono stati belli e tranquilli, come da copione, riposo, cibo e soprattutto tanta famiglia.

La mia famiglia è piccola, e quel poco che c’è è piuttosto sparpagliata, ma è stato molto bello festeggiarlo con i miei genitori e con Mario, e vedere per la prima volta dopo tanto tempo in seguito all’operazione, mio padre essere sereno, di compagnia e a camminare anche solo nel piccolo tragitto dalla stanza al tavolo da pranzo. Devo confessare una cosa, a me e anche a voi: nonostante gli scontri, le incomprensioni, le litigate che abbiamo avuto nel passato, come non mai ora mi sento attaccata a mio padre e a ciò che lui rappresenta nella mia vita e sento molto forte il bisogno della sua figura che, solo ora, mi accorgo quanto mi ha fatto sentire protetta in tutti questi tempi, nonostante mi sia sentita per la maggioranza degli anni passati non capita e in tensione con lui. Certo capire le piroette della mia vita, accettare le mie scelte inconsuete, vedermi annaspare con fatiche e pochi soldi, può essere agli  occhi di un genitore cresciuto con altri valori e in un’altra epoca, qualcosa di molto difficile da accettare e da capire. Forse solo ora mi sento accettata e amata, anche se lo sono sempre stata, e questo è stratosfericamente, enormemente importante per me, ora.

 

Poi giorni intensi di lavoro, in quei giorni placidi e beati dove la città sonnecchia e tutti sono partiti o si rilassano o si vedono con gli amici (e questa energia come si sente, ti dà la giusta pace e la giusta tranquillità di una dimensione bella, calma…mi sono sempre piaciuti un sacco i giorni tra Natale e Capodanno, contenitori aperti per tutto ciò che si desidera fare, senza forzature). Mi sentivo solo un po’ in ansia per la scadenza delle foto da pubblicare nel catalogo, che era così vicina e appena dopo capodanno, e ho lavorato con molta lena e determinazione (e devo dire pure divertimento!) alla creazione di nuovi lavori polittici (v. Finger and the Moon#5) da produrre prossimamente.

 

E poi però per Capodanno, si parte! Alcuni giorni in montagna a Briançon nella casa del mio caro amico Alberto. Giorni di un sole che non si può, aria azzurra, niente freddo, montagne e panorami mozzafiato e una gioia nel cuore di essere vivi, e di tanta bellezza circondati!

 

 

Ehi, Buon anno!!! Ben arrivati nel 2013 e che sia un anno ricco di gioia amore e soddisfazioni!

 

84. Nuove foto dello zio Elio

Sono rientrata a new York dal weekend a Washington col mio amico Mengoz, e archiviando alcune nuove foto dei mei work in progress newyorkesi, ho trovato in una cartella queste bellissime foto dello zio Elio Pagliarani che riceveva l’Ambrogino d’oro a Milano, fatte da Mario, e non ho resistito dalla voglia di condividerle con voi, con affetto immenso per lo zietto, che ci ha lasciato poco tempo fa e che onoro sempre nella mia memoria.

La cerimonia è stata qualche anno fa, e se pur vi dovete sorbire l’allora Assessore alla Cultura, vi addolcisco con una chicca: una delle rare foto private della mia famiglia (quella che vedete accanto a mio zio è mia mamma, sua sorella, dietro fa capolino mio padre, e a sinistra ridendo c’è la zia Cetta, moglie di Elio …).

 

 

 

Ed ecco le foto della Premiazione dell’Ambrogino d’Oro. Mio zio, romagnolo di Viserba, visse a Milano negli anni ’50, dove scrisse il suo componimento più famoso, La ragazza Carla, prima di trasferirsi definitivamente a Roma nel 1960. Per questo motivo è stato onorato del premio più importante della città di Milano.

 

 

Elio Pagliarani riceve l’Ambrogino d’oro a Milano (foto: Mario Duchesneau)