93. Stasi, riflessioni, ripensamenti, letture, famiglia

Stasi, dopo la marcia col piede sull’accelleratore per tutti questi mesi e forse anni, ho sentito come il bisogno di fare un vuoto, uno stop, un blank, e dell’ordine.
Anche dopo i fatti di Genova, poiché la fatica e la successiva delusione dell’annullamento ti lasciano un po’ di dubbi e di bisogno di riflessione, o al minimo di ricentrarti e capire che motivazioni ti spingono a fare arte e a fare così tanti – eh sì, lo sono, – sacrifici. E a volte i dubbi e la stanchezza rodono, e affiorano, ed esigono di essere guardati.

In questo periodo mi sono occupata della mia famiglia e degli affetti, e soprattutto di sostenere mio padre in un impegnativo percorso di salute, con anche annessi ansia e preoccupazioni per la vicenda. E questo mi sta occupando tantissime energie, ma anche dando molta dolcezza.

E’ anche palese, qui in Italia, più che altrove dove sono stata, che questo periodo di ‘crisi’ sta contagiando tutti, sia nel morale, che nelle possibilità, che nelle frustrazioni. E’ un’energia bassa, piatta, spesso soffocante, in cui tutti più o meno, chi per un motivo o per l’altro, ci sono impastonati dentro. E queste energie si avvertono. E per una come me che ha le antenne ricettive e sensibili – spesso troppo e così tanto che assorbo umori e tensioni che mi circondano, anche mio malgrado – queste emozioni affiorano ancora più forte, e non si può non sentirle. Tanto più che, non so se per un fatto di incapacità o di costituzione, nella mia vita non riesco ad occuparmi di tante cose, a seguire tutti i giornali i fatti la politica o la vita pratica, ma sono per lo più volta a captare emozioni e pensieri, indagare intuizioni, percepire la vita, e poi cercare di tradurre tutto ciò col mio linguaggio. Ma non sono molto centrata e abile sulla vita pratica, tanto che tutti i problemi logistici e burocratici mi mettono un’ansia non indifferente (poi li risolvo, ma devo mettermi lì e scendere dalle nuvole, cosa che a volte non mi riesce proprio facile … ).
Mi fermo. Forse è una frase che non si capisce. Certo, non riuscivo a dormire, tra il cibo pesante al ristorante indiano e la grande afa di questi giorni, che ho acceso il computer alle 5 di notte e mi sono messa a scrivere (e fare qualche giochino, confesso), per cui non è che connetto benissimo, sono come in un flusso di coscienza, lento, caldo, pure un po’ strano.

Sto leggendo molto in questo periodo (forse sarò un po’ ovvia, però sto divorando un bellissimo libro sulla vita e le opere di Marina Abramovic, scritto molto bene, che mi entusiasma e mi diverte nel vedere anche tante affinità col mio modo di essere e di lavorare, e entrare nella vita dei ‘grandi’ mi aiuta a rifocalizzarmi) e ho pure intrapreso un corso per artisti in videoconferenza da Chicago che aiuta a focalizzarsi e ricentrarsi. Sono un po’ stanca di produrre. Devo riflettere.