LIUBADARY – DIARIO DI UN’ARTISTA NORMALE

8. L’Aquila: sopralluogo nel centro storico

Sono stata a L’Aquila solo due giorni e mezzo che sono però stati molto intensi e ho potuto parlare e conoscere molte persone. Ho sentito storie, ho sentito malinconie, ho sentito speranze, ho sentito pazienza. Ma la cosa più importante è che ho percepito un’atmosfera di vita che rinasce, di positività e speranza, anche se farcita con la consapevolezza della complessità dei problemi e delle contrastanti realtà. Quasi ogni persona che ho conosciuto ha una storia diversa rispetto alla casa: chi ha la casa bloccata ma deve continuare a pagarne il mutuo, pur non potendo nè abitarci nè toccarla nè rivenderla, altri che dopo essere stati in albergo per un anno e mezzo sono tornati all’Aquila ma la loro casa non era pronta per cui sono dovuti andare ospiti in giro, chi ha avuto la fortuna di non aver avuto danni sostanziali e che, dopo un paio di mesi vissuti in garage per la paura, ha fatto qualche lavoretto e poi è ritornato ad abitare in casa propria. C’è chi abita nelle new town costruite nella periferia dopo il centro storico, e chi sta aspettando ancora. C’è chi non ha più il suo negozio in centro, e la sua attività commerciale e il suo lavoro sono scomparsi, e c’è chi ha ripreso l’attività in un container dislocato nei sobborghi limitrofi, gli unici dove si è riversata la vita di tutta la città. Locali notturni, farmacie, ristoranti si sono reinventati la loro sede in edifici di fortuna o in prefabbricati o in camion sparsi fuori dal centro. E poi c’è il centro storico, che è un immenso guscio vuoto, dove ogni palazzo è avvolto, protetto, sostenuto, da ponteggi, travi di legno, di ferro, archivolti, supporti. Materiali nuovi che abbracciano i vecchi e li tirano su. Si vedono molto le ditte di ricostruzione al lavoro, ma le strade accessibili e aperte ai cittadini sono poche, tutto il resto è ancora zona rossa presieduta dall’esercito. Ho vissuto molto le emozioni camminando nel centro storico dell’Aquila, e queste emozioni le ho messe nelle foto che ho fatto. Ho una serie di 200 fotografie, ne condivido alcune con voi, perchè parlano più delle parole.

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dopo il ‘diario new york’ apparso a puntate sul web seguito quasi come una telenovela (anche perchè un po’ lo era!) da una numerosa serie di persone, ho deciso di ritornare a raccontarmi e a raccontare i retroscena della vita di un’artista, con i suoi problemi ‘normali’ della vita quotidiana, comuni a tutti, però anche con le imprevedibili pazzie e avventure che intraprendere questa strada comporta.

Perchè sento il desiderio di condividere parti di ciò che mi accade con voi? Perchè è come se ci fossero due torrenti che mi attraversano, quello della vita normale, con tutte le sacrosante esigenze di stabilità, rapporti, lavori, bollette, paure, silenzi, soddisfazioni e poi c’è una parte inquieta che si meraviglia di tutto e cerca il colore delle cose, e soffre nel grigio quotidiano e nella morsa dell’ingranaggio, che mi costringe a creare, a migrare, ad oppormi, ad immaginare, e questo secondo torrente fluisce impetuoso e si mischia con l’altra acqua più quieta. E lì nasce l’arte, nasce il mio desiderio di molto viaggiare, e nasce il conflitto e il rischio, e la paura e la gioia.

Desidero raccontarmi perchè so che questi torrenti sono in molti di noi, e mi piace pensare che condividere l’attraversare di queste acque possa creare sinergia, complicità, sollievo e ironia.

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Mi sono domandata: imposto il blog per raccontarvi i fatti e le cose che succedono? o per svelare i risvolti che non si vedono, compreso quelli interiori? Mi sa che farò un mix di fatti esterni e di fatti interni.

Per cui vi racconterò le cose, ma credo che vi racconterò anche la fatica, e la rabbia,o la gioia, o l’insicurezza, o insomma tutta la mia imperfetta individualità che sta dietro alle cose che faccio e che cerco di fare.

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