15. Natale a Quebec, Canada

Dopo mille tentennamenti e altrettante litigate ho deciso il 23 dicembre di andare in Canada per passare il Natale con la famiglia di Mario, il mio partner canadese. In un certo qual modo non avevo voglia di spostarmi: dopo aver girato come nomade in Italia nell’ultimo mese, aver organizzato dove stare a New York e aver migrato in due case nella prima settimana newyorkese, con le mie mille valigie e le settemila scale degli appartamenti, finalmente avevo le chiavi di un piccolo appartamento della mia amica Nora nel Lower East Side. Caso ha voluto che questo appartamento, che lei di solito affitta perché sta a Brooklyn insieme al fidanzato, fosse rimasto libero, così lei mi ha dato le chiavi per starci durante le vacanze di Natale,  in attesa di trasferirmi con Mario nel piccolo appartamento che abbiamo affittato tramite un’amica di un’amica italiana, dalla prima settimana di gennaio.
Orbene, anche se stanca di tutti i miei girovagamenti, pensavo comunque di andare in Canada a fare il Natale, perché mi piaceva l’idea di farlo in famiglia e non da soli in città, e poi la neve canadese d’inverno fa molto ‘Natale’… però è da quando sono partita che avevo un gran mal di schiena, e l’idea di fare ancora 11 ore di treno (è assurdo ma tra Montreal e New York c’è solo un treno al giorno, che parte alla mattina e impiega tutta la giornata … sembra di essere nel Far West!..) per arrivare a Montreal non mi sfarfugliava proprio, e da lì non era ancora finita, perché la famiglia di Mario sta a Quebec, altre tre ore più a Nord…e poi il capodanno lo vogliamo fare a New York … per cui in Canada solo per pochi giorni! Mario però vuole fare il Natale con i suoi, e lo capisco,  anche perché per due anni l’ha fatto in Italia, e così non vuole venire.  Io non me la sento di fare questo lungo viaggio, ma non sono sufficientemente forte per fare il Natale da sola a New York,  per cui il 23 mattina mi alzo prestissimo e vado alla stazione dei bus (l’unico treno giornaliero per Montreal era tutto esaurito da giorni, il bus impiega 9 ore ma non si può prenotare in anticipo e ti dicono: chi primo arriva meglio alloggia …) a mettermi in fila per prendere la corriera. Sì, è strano, ci sono cose mille volte più sviluppate che da noi, ma altre che mi sembrano fuori dal mondo, come dover fare la fila di ore, seduti sulle valigie, per non perdere il posto per salire sul pullman …
Sua madre è venuta espressamente a Montreal per venirmi a prendere, perché era davvero felice che avessi fatto tutto quel viaggio per venire da loro (notare che da Montreal a Quebec ci sono quasi tre ore di autostrada … ma qui le distanze sono lunghe) e ci ha voluto per forza riaccompagnare a Montreal a riprendere il bus per New York il 28.
Per chi fa il tifo che la mia relazione con Mario continui dò una bella notizia: appena ci siamo visti si sono sciolte tutte le tensioni e le incomprensioni che ci hanno minato in tutto l’ultimo anno ed è rimasto solo l’amore, la voglia di vedersi e la consapevolezza di entrambi di essere all’ultima possibilità e la felicità come all’inizio di stare insieme.
Sono stata anche contenta di aver scelto di andare a fare il Natale in Quebec, anche se è stato un viaggione per pochi giorni, perché è stato bello uscire dalla frenesia della mela (e quanti turisti, troppi, per le feste natalizie!) ed entrare nell’innevato e tranquillissimo paesaggio canadese, un po’ come andare a fare il Natale in una baita in montagna … solo senza montagne! Ed inoltre è stato bello stare con la famiglia di Mario invece che da soli a New York, dove tra l’altro c’è stata una tempesta di neve (che per puro caso fortuito ho evitato, avendo trovato ovunque e sempre il cielo sereno). Mi sono attrezzata come un pinguino per il freddo e devo dire che ben vestita non è stato così tragico come mi immaginavo (mah, c’erano dai -5 ai -15, ma di aria secca e serena).
Il 28 notte siamo rientrati a New York, nel piccolo appartamento vuoto di Nora, per prepararci a festeggiare il Capodanno nella metropoli.