121. La lentezza in Norvegia TV

Mi viene segnalato dal curatore Lorenzo Bonini questa notizia, collegandosi ai miei lavori sulla lentezza (The Slowly Project) e sul silenzio (4’33 Chorus Loop) e mi sembra moooolto interessante da convividere con voi (oltre a ringraziare Lorenzo per il pensiero di avermela mandata)

La Norvegia cambia registro e sceglie il silenzio e la tranquillità. La televisione pubblica ‘NRK’ ha trasmesso il 18/02/2013 dodici ore di diretta ininterrotta di un caminetto acceso con, in sottofondo, musica leggera e commenti di esperti. L’esperienza è stata fatta venerdì, in prima serata, e la NRK ha spiegato che la serata-evento ha incollato al piccolo schermo più spettatori rispetto alla normale programmazione. 



‘The Slowly Project. Take your time – Modena’ excerpt


The Slowly Project. Take your Time – New York (excerpt) from liuba… on Vimeo.

100. Questo è il post 100!

Ecco, siamo arrivati al post n° 100.
Ed io che avevo da scrivere, contorcendomi su me stessa e facendomi male, di alcune disavventure artistiche date dalla crisi imperante che regna in Italia, e che ti fa ritrovare come un coyote che striscia in un deserto senza una goccia d’acqua, ebbene ho deciso però che il post 100 non può parlare di cose difficili o tristi. C’è da stare allegri, se sono ancora qui a scrivervi, se ancora una qualche punta di entusiasmo trapela dai pori, se in ogni caso e per tutto la vita è degna di essere vissuta e immensamente bella, anche nei suoi momenti più sprofondanti…insomma, sono felice di essere qui a scrivere il post 100.

Polypolis, still da video da performance, 2000

Certo che poche settimane fa, quando si avvicinava il post 100 pensavo che ci sarebbero stati scritti a caratteri cubitali nuove avventure o i preparativi del bel progetto da fare in Puglia (che ahimè il Comune e gli organizzatori hanno fatto saltare a una decina di giorni dall’inizio della rassegna, che pure era molto ampia e ambiziosa). Pensavo di parlarvi del nuovo lavoro che avevo preparato, una performance collettiva con workshop preparatorio, che includeva un percorso nel territorio e i cui protagonisti erano le persone e i luoghi. Ma nulla, tutto ciò per ora è ancora e solo nella mia mente e nel mio cuore (e il testo del progetto nel computer di organizzatori e curatori…).
Invece sono qui col post 100 a portarvi un po’ di vuoto. Beh, finalmente sto intravedendo il vuoto buono. Slow down, aria buona (sì finalmente da un paio di settimane sono nella mia amata Romagna dove solo a respirare l’aria già mi sento meglio), bagni nel mare, rosolate di caldo al sole e fresca lettura sotto l’ombrellone ( mi sono divorata Anna Karenina- altro libro trovato nella mia libreria ma che non avevo ancora letto – ma che capolavoro e che sottigliezze psicologiche e quanto succo sulla vita!), qualche buona mangiata con gli amici e parenti (che ringrazio tutti di cuore perchè mi sono stati molto vicino), e, importantissimo, i massaggi shiatsu e dialoghi con Luciano che mi stanno a poco a poco curando l’abisso energetico in cui ero incappata.
Non nascondo che ancora i mostri emergono, per ogni sciocchezza, che a volte piango ogni tre per due quasi a vuoto, che la mia anima fragile è messa alla prova da continue piccole notizie difficili e situazioni indefinite o nevrotiche, non nascondo che ancora molto spesso mi alzo la mattina con un terrore di paura e di ansia che mi prende a capogiro, ma credo che il punto di svolta c’è stato ed ora col post 100 festeggio la nuova risalita, lenta, ma risalita, con dubbi, ma risalita, con ampie voragini di incognito e di indeterminatezza ma gustata con la pazienza di aspettare e di gestire con calma i propri tempi, i propri bisogni e le proprie incapacità (inutile sforzarsi di lottare strenuamente per adempiere a cose che dovremmo ma non possiamo o non riusciamo a fare, no? questa è una verità che è sempre stata difficile da ficcarmi nella testa…a volte la impari solo quando alzi bandiera bianca…).
Mo’ per il post 100 vi metto una frase che mi si è aperta ieri sfogliando il libro di un mistico indiano, non so se rispecchia esattamente quello che sto vivendo, anzi forse ne sono un po’ lontano, però è il bun auspicio per una meta raggiungibile anche se non definitiva:
” L’uomo che si libera dall’io e si risveglia al presente capisce che il nettare della vita, che la verità, la bellezza e l’armonia della vita lo circondano da ogni parte, da tutte le direzioni da dentro e da fuori, proprio come un pesce è circondato dal mare.”
Ciò che auguro a me e a voi, in questo post 100, è di continuare questa avventura che è la vita con l’entusiasmo, il desiderio, la fame di bello, la voglia di sentirsi esattamente dove si deve stare e la fiducia di poter fare ciò che siamo chiamati a fare, arte o non arte che sia.
ps. sulla lentezza ci ho lavorato tanto (e poi me la scordo! …), e mi è venuta voglia di rimettervi qui il link a un paio di miei lavori video su questo progetto, tanto per non scordarsi e non precipitarsi sempre affannosamente sulle cose 🙂
buona visione!
The Slowly Project. Art is long, time is short. Still da video da performance, 2004-2009

94. Performance e workshop a Cantù per ‘Corpi Scomodi’

Dopo la delusione di Genova ho passato momenti duri, sia per il morale, sia per il fisico, ma soprattutto perché papà ha avuto una grandissima operazione e dopo un mese e mezzo è ancora in clinica, e sia per me che per mia madre è stato un periodo di molta ansia e molto stress, anche se siamo state brave a farci forza e a sostenere la tensione e trasmettere la positività. Ma entrambe (e lei è magnifica ma ha la sua età) un po’ a turno, crollavamo, per poi rimetterci in sesto.
Una grande gioia di questo periodo un po’ duro e sofferente (anche se però è stata molto dolce la relazione con papà e la ripresa affettuosa del nostro rapporto che in passato aveva avuto punte di nervosismo e di incomprensioni) è stata la due giorni di Cantù nell’ambito del Festival ‘Corpi Scomodi’, un festival di performance urbane organizzato da Mondovisione e curato da Filippo Borella.
I ragazzi sono stati molto bravi. Hanno invitato e spesato molti artisti, trasformando la piccola ma ricca città di Cantù in un teatro di azione di vari progetti interattivi e performativi in dialogo con la città.
Ho visto molti progetti interessanti, conosciuto persone molto simpatiche, dormito benissimo un paio di notti in un fiorito (‘la finestra sul giardino’ si chiama …) bed and breakfast che mi avevano prenotato, mi sono divertita sia nel fare la performance che il workshop (eravamo in pochi ma mi ha dato una soddisfazione molto grande vedere come i partecipanti hanno goduto intensamente la cosa), ho avuto successo e complimenti … Insomma, una bella piccola ricarica in un periodo un po’ faticoso, e questo ci voleva! (Naturalmente, io che appena posso ho bisogno di natura come il pane, ho trovato anche il tempo per andare a fare il bagno in un piccolo laghetto vicino graziosissimo – il lago di Montorfano, che vi consiglio davvero).
“L’intervento che ho pensato per ‘corpi scomodi’ è concepito come un workshop e una performance di gruppo che coinvolge le persone del territorio. Mi interessa estendere alle persone la possibilità di diventare protagonisti di un’opera e di una performance. Mi piace pensare che la performance sia ‘amplificata’ divenendo un’opera in cui agiscono simultaneamente con me molte altre persone.
Il concetto che ho scelto di sviluppare in maniera ‘collettiva’ a Cantù riguarda il mio progetto in divenire ‘The Slowly Project’, dove si analizza, in maniera poetica e provocatoria, la dimensione frenetica e veloce della vita quotidiana, divenendo, attraverso il corpo e l’interazione con la città, icona e simbolo di altro.
Mi diverte l’idea di creare un folto gruppo di persone che attraverseranno con me la città di Cantù muovendosi a rallenti, mi immagino questa nube di persone che, come apparizioni, attraversano la città in maniera rarefatta e quasi surreale. E mi interessa, come al solito, l’interazione con il territorio e la città.
Perché corpi ‘scomodi’? Intanto perché fare questa performance è molto ‘scomodo’ e faticoso: camminare perfettamente a rallenti implica un lavoro di controllo e contrazione dei muscoli piuttosto difficile, che richiede molta concentrazione e strategie fisiche che insegnerò nel workshop. Il corpo dell’artista diventa scomodo per diventare un segno visibile per gli altri.
Inoltre il concetto di scomodo si può applicare al concetto di lentezza: a volte è scomodo prendersi il proprio tempo, il tempo del silenzio e del proprio centro, sembra un qualcosa difficile da permettersi, ma a volte proprio solo da questa provocazione scomoda e rarefatta sembra possibile trovare pienezza.”
Liuba,  giugno 2012

   The Slowly Project – performance collettiva e workshop, Cantù, giugno 2012

E’ un po’ di tempo che mi interessa un’arte che più che opera è processo e progetto, e che diventa parte integrante e attiva della vita delle persone.
Ho cominciato a lavorare uscendo dalle gallerie ed entrando ‘nel territorio’ 13 anni fa, cominciando nel 1999 quelle che ho chiamato ‘urban interactive performances’, e in quest’ultimo periodo mi interessa sempre di più sviluppare la parte interattiva e relazionale, e coinvolgere attivamente le persone nella performance.
Mi interessa tantissimo non solo comunicare emozioni ed idee e concetti ed estetica a un pubblico, ma anche fare in modo che il pubblico esperimenti dentro di sè il coinvolgimento emotivo, fisico, energetico e mentale che occorre per fare le performances, vivendosi dal di dentro l’azione.
Per fare questo ho deciso di proporre un workshop propedeutico alla performance, aperto a chiunque voglia partecipare alla performance. “Nel workshop i partecipanti faranno un lavoro su di sè, sul proprio corpo, sulla propria capacità di resistenza e di concentrazione. Si avrà la possibilità di vedere dall’interno come funziona la preparazione energetica e fisica per una performance, e di avere la possibilità di prendervi parte il giorno dopo”.
L’esperienza è stata molto bella e interessante, soprattutto mi ha colpito la contentezza delle persone che hanno partecipato alla performance, poichè agire a rallenti nel mezzo della vita quotidiana implica un lavoro su di sè di meditazione, di energia, di controllo del corpo, dei muscoli e dei movimenti, che diventa come un rito purificatorio e uno strumento di conoscenza di sè per chi vi partecipa. La gioia che ho avuto, non solo nel fare la performance e provocare reazioni nella città e nel pubblico, ma anche per la felicità di chi ha partecipato, è stata davvero grande.

84. La giornata della lentezza 2012 a Washington

Quando ero a Washington cadeva la giornata della Lentezza 2012, organizzata dagli amici italiani di ‘Vivere con Lentezza’. Sia loro che io da anni lavoriamo sulla lentezza ed è stato naturale che ci siamo incontrati e conosciuti e abbiamo fatto sinergie insieme. Il nostro incontro è avvenuto l’anno scorso a New York, quando Bruno Contigiani mi contattò chiedendomi di partecipare alla giornata mondiale della lentezza col mio ‘Slowly Project’ e abbiamo lavorato insieme a New York (per vedere info sul mio SLowly Project guarda qui).
Quest’anno la giornata si è celebrata il 26 marzo e ho accolto l’invito sempre di Bruno a preparare un evento ‘slowly’ da inserire nella rosa di iniziative concomitanti per quella giornata. E quindi feci un’azione lenta davanti alla Casa Bianca, lentissima, così lenta che non sono riuscita nemmeno ad entrare bene nella foto …


54. Compleanno blog!

So che ormai è passata la mezzanotte, e siamo già il 5 di ottobre adesso, ma per me è ancora ‘oggi’ ossia martedì 4 ottobre e … mi sono accorta che oggi il blog compie un anno!!! L’ho cominciato esattamente un anno fa, il 4 ottobre 2010 … beh, auguri blog! Che poi più che il blog è passata la vita, incontri, emozioni, storie, arrabbiature, pratiche, progetti, estasi, natura, domande, ignoto … e il blog ha surfato su tutto ciò, a volte entrandoci dentro, a volte sorvolando, a volte dormendo (sì va bene anche sonnecchiare un po’, e poi non sempre ho voglia di scrivervi tutto! … ), a volte dipingendo per filo e per segno.
Un anno è passato e sono moooolto contenta dei progetti che ho fatto, degli inviti che ho avuto e dello sviluppo del mio lavoro, invece a livello vitale sono sempre lì, in bilico tra uno spazio e l’altro, barcollando tra Milano Rimini New York e Canada, pencolando tra relazione attiva e passiva con Mario (abitare nello stesso posto/abitare a 6000 km di distanza … ), difficoltà a stare a Milano, voglia di scapparci appena posso e amore e odio che mi ci riporta sempre qui. Anche quest’anno sono in procinto di partire per New York e Canada, ancora non so bene come e quando (perché non riesco a preparare un viaggio in anticipo?) anche perché ora ho cominciato questo bel lavoro con gli assistenti e prima di partire vorrei trovare chi potrà starmi vicino anche se lontano e poter contare su collaboratori anche lavorando a distanza se necessario. Sono convinta che ci riusciremo … mi serve ancora ottobre credo, e poi sto lavorando alla progettazione-realizzazione di ‘The Finger and the Moon #3 a Genova (no, proprio no, non vi dico niente in anticipo su questo nuovo, big project!) e al nuovo step dello Slowly Project all’Aquila (sì avete capito bene, proprio lì) …
E in questo giorno di compliblog vorrei ringraziare tutti voi, pochi o tanti, vicini e lontani, fedeli o saltuari, che mi seguite in questo blog, e so che il vostro sostegno sottile e impalpabile ma reale mi permette di andare avanti. Questo mio lavoro è dedicato proprio a voi.

“Oscillazioni”, performance, 1998

Un bacione
Liuba

P.S. Mi è venuta fuori, d’istinto, questa foto da aggiungere al post, perché mi sembra che ci azzecchi proprio tanto con quello che stavo dicendo, e col compleanno e col ringraziare … ed è la foto di una performance che feci nel ’98, se non ricordo male, in una rassegna in casa di un collezionista fuori Milano. Era ancora la fase delle mie prime performances, quelle fatte davanti a un pubblico guardante (ricordo che questa performance finiva ballando col pubblico … e cominciava con una farfalla palloncino riempita di elio che adoravo e che avevo trovato ai giardini pubblici – esistevano ancora i venditori di palloncini, ed era solo poco più di 10 anni fa … !).

37. Cosa è il video per me

Ciao, condivido con voi questo testo scritto in occasione della mostra ad Ann Arbor di alcuni dei video del mio ‘slowly project’. Ho scritto il testo a caldo, appena finito il montaggio del video newyorkese, e desidero condividerlo con voi, perché sono le radici del senso che dò oggi ai miei video (o, come lo chiamano in Usa, è un ‘artist statement’), e ne sono anche un po’ orgogliosa! …
“I  consider my videos like paintings, books and sculptures.
I carve them, beginning with hours and hours of shootings as they were a huge marble stock, cutting and selecting piece after piece in order to obtain the final shape.
I paint every single second of the video, deciding colors and combining sequences, in order to arrive to the final pattern.
I write the chapters and the scenes as a story, where I give a sense to each step following the other.
And I mix the music with the intent to give voice to the whole levels of lecture implicit in the work.
I use only original shootings taken during my performances. No studio shootings or actor interactions are used to edit my videos. What is shown is part of what ‘really’ happened and it’s chance one of the main hero of the work.
I consider my videos as portraits of a specific society, city, country, because everything that happens reflects the identity of the place. Each video is completely different from the other, even when it’s made from the same performance in different locations. Seeing the differences of the videos it’s a way to investigate the differences of the places.
I’d like that people consider the video as a poetry, catching the emotions and the concepts that there are inside.
I’d also like that people reflect upon how difficult is to perform perfectly in ‘slow motion’, controlling each muscle movements not to go faster, for hours and hours in the same day. I consider ‘taking our time’ in life and society as difficult as this performance but, nevertheless, necessary. “
Liuba,  March 30, 2011

36. The Slowly Project at the Gallery Project!

Hello everybody,
I am very happy to announce the exhibition of my “Slowly Project” videos
in the show: “ Unhooked from Time” at Gallery Project in Ann Arbor, Michigan.

The New York video is just finished, after many years of perfomances and editing! I am very excited about it!
If you are around in Michigan wishing to see it, you find all the informations below …

Unhooked from Time
April 6 – May 15
Opening Reception:Friday, April 8, from 6-9pm.

Gallery Project presents Unhooked from Time, a multimedia exhibit in which 28 local, regional and national artists examine how we have lost our sense of the cycles of nature, and how we have artificially hooked ourselves to linear digital time. 
The exhibit opens on Wednesday, April 6 and runs through Sunday, May 15.  The opening reception is Friday, April 8 from 6-9.

Virtually everything we do is time based, scheduled and driven by time.  Jobs are 9 to 5.  Many work 24/7. Activities begin and end by the clock. We take a two-week vacation, rent a cottage and a car by the week, and reserve courts and sports equipment by the hour. The wealthy complain about being time poor.  We go to the dentist at 8 am, car repair at noon, gym at 5pm, dinner reservations at 8pm, keeping an eye on the clock. 
 The exhibit seeks to comprehend and express our loss, as we find ourselves separated from the deeper context of time’s referent: the great primordial cycles in which we humans and all of nature are embedded.  It considers human respond to the loss of relationship to real time, how we keep track of and use time to find meaning, comfort, a sense of control in our digitized lives.  It looks at current and past experiences and expressions of time.  It looks at cultural differences in relating to time.  It explores other time-based systems, past, current, and imagined.  And it looks at the ways in which we unhook ourselves from the strictures, and perhaps the comforts, of being on time, in time, timely.  It depicts what we might discover and construct in the expanse beyond our tight current sense of time.  This exploration includes the imagined realms; nothing comes through time into spatial being unless it can be imagined. 
 Ultimately, this exhibition, Unhooked from Time, seeks to depict the dilemma and comfort of being hooked to our current time system, the processes of unhooking, and the possibilities beyond.  It asks, “How does an artist know and express time, enter and release from time, both in its demanding presence and in its unknowable timelessness?
 Contributors include: Michael Arrigo, Carolyn Reed Barritt, Jennilie Brewster, Caleb Charland, Rocco DePietro, Diane Farris, Brent Fogt, Nicole Gordon, Cynthia Greig, Katie Halton,Charles Javremovic, Joe Johnson, Andy Jones, Melissa Jones, Mark Kersey, Chris Koelsch, Vijay Kumar, Liuba, Ginny Maki,  Joe Meiser, Renata Palubinskas, Gloria Pritschet, Colin Raymond, Meghan Reynard, Gary Setzer, Joshua Smith, Andrew Thompson, and Scott Wagner.
 The exhibit is curated by Rocco DePietro and Gloria Pritschet, co-founders and co-directors of Gallery Project.

215 South 4th Avenue, Ann Arbor, MI 48104
Spring/Summer Hours: Tuesday through Saturday, noon-9p; Sunday, noon-4p. The gallery is closed on Mondays. Spring/Summer hours start, April 6.
734.997.7012


The Slowly Project

35. Il black out e il video Slowly di New York

Et voilà!
Finalmente ricompaio e vi do notizie!
C’è stato un ‘black out’ di quasi un mese, vero? La ragione è molto semplice e molto ‘radicale’: sono stata incollata, con la testa, il corpo e lo spirito, al computer per finire il video di New York della serie “The Slowly Project. Take your Time”. 
 
E’ stato un periodo dove – e mi conosco e so che riesco a lavorare solo così – ho dovuto interrompere ogni cosa, anche ogni pensiero, e ogni deviazione, per concentrarmi solo interamente sul montaggio e la creazione del video. E così ho fatto. Avevo cominciato a lavorarci 6 anni fa … Le prime riprese della performance a NY sono del 2005 …

Video, dormire, mangiare, funzioni vitali, e qualche chiacchiera. E stop. Sempre lì con la testa e il cuore. Totalmente. Per un mese. E ho finito il video.
 E ne sono molto, ma molto orgogliosa.

Ho dovuto fare questa kermesse finale perché sono stata invitata a partecipare a una mostra sul ‘tempo’ intitolata “Unhooked from Time” alla Gallery Project di Ann Arbour in Michigan. (guarda il concept della mostra).
I curatori, durante il periodo del festival di Brooklyn, hanno visto il mio lavoro e mi hanno invitato subito a presentare in galleria i tre video dello ‘Slowly Project’ ad ora realizzati (Modena – Basel – e ora New York).
Il video di Modena l’ho già esposto in varie gallerie in Italia, ma il video di Basel, terminato l’anno scorso, è pure lui inedito (a parte un anteprima allo STRAFF Hotel di Milano per un evento del Salone del Mobile, invitata da un gruppo di Designers).
Ma sapete come ero felice quando ho ricevuto questo invito? Da morire! Questo mi piace dell’America, che tutto può accadere velocemente e pure  mi piace un casino, lo dico francamente, che la gente mi chiama, mi invita, mi cerca – e in Italia accade molto di meno … – dovete ammettere che è una endovenosa di benessere e autostima che aiuta le endorfine a spuntar fuori!
Quando mi hanno invitato ho detto subito ‘sì’, anche se la mostra era programmata per gli inizi di aprile, e il video di New York era in alto mare, ma mi piace moltissimo il concept della mostra, e pure la galleria, e così ho detto sì, vi mando i video e finisco quello di New York (a cui si erano aggiunte anche le riprese fatte quest’anno della performance per la Giornata Mondiale della Lentezza).
I video dovevano arrivare in galleria per l’inizio di aprile, per cui mi sono tappata in studio, e potevo essere in qualsiasi parte del mondo, la vita era ridotta all’osso … però sono stata felice.

La fatica fisica di dover stare ‘creativamente’ al computer per montare i video è tantissima (almeno per me), lo sforzo di prendere costantemente decisioni che prima o poi devono essere definitive, è davvero totale, ho fatto una lotta feroce con la materia, come fosse un blocco di marmo da modellare e assottigliare e scolpire per trovarci ‘michelangiolescamente’ la forma nascosta … e solo imparando a memoria la visione di tutte le riprese e sequenze possibili (ore e ore di girato nell’arco di 6 anni … è uno slowly project, no?) credo di essere riuscita a creare una sintesi poetica dove sono rinchiuse molte chiavi di lettura.

Poi ho spedito i video, e nel frattempo sono dovuta ritornare in Italia, per motivi incombenti e logistici, ma con lo spirito allegro, di essere stata voluta e cercata artisticamente in questi mesi, ed aver dato ogni possibile microangolo di me attraverso l’arte, avendone avuto la possibilità, mi ha dato tantissimo.
A volte in Italia mi era capitato di sentirmi emarginata, qualche volta dimenticata, e non è bello per la propria autostima, anche se le ragioni non sono personali (di solito il mio lavoro piace) ma di contesto (è spiacente dirlo ma a mio avviso in Italia è tutto così statico e anche così ‘amico-dell’amico’ funzionante …)
Ed ora eccomi qui. Sono rientrata in Italia per alcuni mesi. Dovevo rientrare e godo nel vedere e sentire, a poco a poco, tutte le persone a cui voglio bene. Però un po’ con lo spirito è come se fossi ancora in America, volevo essere all’opening in Michigan, e il fervore febbrile di NY già mi manca (anche se non va preso a dosi massiccie, e qualche break è più che salutare).
Dell’Italia mi godo il cibo, la primavera e gli amici (anche se però ho molti progetti a cui lavorare e sarò sempre all’opera … )

il video è qui ma è protetto da password. Per vederlo chiedetemi la password scrivendomi un’email o mandandomi nei commenti la vostra email.

32. La slowly performance a Manhattan e all’ Armory Show

“Ma com’è andata la performance per la giornata Mondiale della Lentezza?” Mi chiederete. E’ andata molto bene, anche se è stato molto faticoso per me farla per due giorni, sia a livello fisico che psichico che logistico.
Lunedì siamo stati a Union Square, era una giornata uggiosa e piovosa, ma ci sono stati spiragli che mi hanno permesso di fare la performance. E come al solito le reazioni sono state di stupore, di gioia, di condivisione, di fastidio (i clacson impazzivano quando attraversavo la strada …b).

Qui potete vedere qualche immagine documentativa, frettolosamente montata dalle riprese ( e attenzione, perché per me è così differente quando monto e propongo un video come ‘lavoro’ o quando c’è una mera documentazione della performance’, come in questo caso … )


the Global Day of Slow Living – demo performance from liuba… on Vimeo.

C’era tutto il team di Vivere con Lentezza, con Bruno Contigiani che faceva interviste ai passanti frettolosi, e con lui i ragazzi che cantavano arie di opera tra un’intervista e l’altra …

Mercoledì la performance ha continuato per Manhattan al Metropolitan Museum e in Times Square sino alle tre (e faceva invece un gran freddo, e non ero molto coperta, perché avevo deciso di vestirmi come l’altra performance fatta a New York, ossia con un leggero spolverino di camoscio nero aperto (così fluttuava lentamente) su un completo bianco di golf e pantaloni.

Il pomeriggio sono andata all’inaugurazione dell’Armory Show, sempre ‘lentamente’ …
Volete sapere la verità? Mi sono un po’ annoiata anche a fare la performance, tanto mi è sembrato, scusate se lo dico, artificiale e fastidiosamente mondano l’ambiente (e noiosissime le opere, tranne poche).
Ed io che stavo lì a camminare a rallentatore mi chiedevo che senso avesse tutto ciò, e anch’io, e l’arte in generale …
Anzi forse, essere lì, delicatamente camminando facendo la moviola, e discretamente passando tra la gente festaiola e chiacchiereccia, mi ha dato una sensazione di vuoto e di fanfara, di un sistema dell’arte che usa gli artisti e si diverte alle loro spalle, e sui loro sacrifici e la loro pelle, ogni tanto osannandone alcuni, per poi dimenticarli e usarne poi altri …
Inutile dire che il giorno dopo ero massacrata, il lavoro di muscoli coinvolto in questa performance è abissale, e il continuo controllo dei movimenti è davvero faticoso, e, come sempre il giorno dopo le mie performances, passo una giornata di low pression a letto vegetando e recuperando le energie, senza fare minimamente nulla (ma la mia giornata di riposo manco è stata completa, dato che ho dovuto nel pomeriggio mettermi a lavorare per la performance e la presentazione dei video per il SITE fest, che sarebbero state dopo pochi giorni …

31 – Tra una performance e l’altra – l’Armory Week

Dopo aver gironzolato per Manhattan per due giorni camminando a rallentatore e bloccando il traffico dei mille taxi in arrivo, dopo aver fatto la performance all’opening dell’Armory Show (sempre lentamente: l’Arte è lunga, il tempo breve, scriveva Baudelaire) in mezzo a cocktail e miriadi di persone, e non aver avuto nemmeno il tempo di riprendermi, ecco che devo fare una nuova performance e due presentazioni dei video in tre posti differenti nel prossimo week-end, nell’ambito del SITE Fest a Brooklyn, festival internazionale di performance ed evento ufficiale dell’Armory Week.
Sono contenta ma così ‘multitasking’ come dicono qua (ossia pensare e fare mille cose in contenporanea) che quasi non riesco nemmeno a divertirmi, tanta è la fatica, ma tutto è molto stimolante.

Ecco il programma:

Sabato 5 marzo h. 18.30 e Domenica 6 marzo h.13.30
Liuba – Presentazione live  dei video Virus, Virus New York

3rd Ward
195 Morgan Ave – Brooklyn 

Virus/Virus New York
Virus is investigating over the ‘buying bulimy’, that affects the daily-life models and the art world as well.  An ironical reflection over value of works and value of selling.
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Domenica 6 Marzo, 2011, h. 16.30
Liuba  – performance: Unreal Exit

Grace Exhibition Space
840 Broadway, 2nd Floor, Brooklyn

 Unreal Exit
The piece is a ‘duet’ between live performance & video projection, where the same performance goes in a different way.
Real & Unreal mix together through the theme of being imprisoned into boxes & the ‘virtual’ possibility to get out of them.
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Venerdì 4 marzo, 2011: h. 19
Liuba – proiezione del video: Rimini Rimini

SITE Fest Launch Party!
by Arts in Bushwick
Brooklyn Fire Proof • 119 Ingraham St., Brooklyn 
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Arts in Bushwick is pleased to announce the third annual SITE Fest.
Performance artists, dancers, and musicians will offer a condensed, two-day sampling of work from the
burgeoning arts scene of Bushwick, lauded by the New York Times as “arguably the coolest place on the
planet.” SITE Fest focuses around four hubs that have swiftly become major forces in the Brooklyn art scene:
Chez Bushwick, Grace Exhibition Space, The Bushwick Starr and 3rd Ward.
Over 75 performances will take place at our hub venues

http://artsinbushwick.org/site20

programma: http://www.artsinbushwick.org/docs/siteFest/site2011.pdf

Grace Exhibition Space
Grace Exhibition Space, opened in 2006, is the singular gallery in New York City devoted to Performance-Art. They are committed to exhibiting the premier artists in the world, whether emerging, mid career or established. Being a Brooklyn loft, their events are presented in an environment where, by presenting the performances on an equal level as the viewers, the boundary between artist and viewer is dissolved. They believe strongly that this is how performance-art is meant to be viewed, presented and experienced. Their mission is the glorification of performance art.

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Sono felice ma spesso mi arrabbio, perché, sembra strano a dirsi, ma qui mi capita spesso che tutto venga fatto all’ultimo momento. Mi era capitato quando lavoravo con la galleria alcuni anni fa (ricordo le corse a finire la videoinstallazione la notte prima della mostra, semplicemente perché il gallerista aveva avvisato il falegname all’ultimo momento, e la prima bozza era pronta solo il giorno prima, e poiché andavano fatte un sacco di modifiche tutto è stato fatto al volo … e varie altre nottate) e anche adesso, per questo festival di performance, hanno selezionato mi sembra 75 performance in 3 differenti locations, ma poi tutto è allo sbaraglio nell’organizzazione, tanto che fino alla settimana scorsa non si poteva nemmeno fare un sopralluogo nello spazio né mettersi d’accordo con i due fantomatici ‘tecnici’ di cui ci avevano dato l’indirizzo e-mail ma con cui non si poteva parlare … ora che mancano due giorni finalmente si fanno sentire, ma io odio dover pensare alle cose tecniche all’ultimo momento! In confronto sto avendo un’esperienza ‘paradisiaca’ con la Germania: sono stata invitata a partecipare con un lavoro a un’importante rassegna internazionale di performance a maggio 2011, e sono stata avvisata un anno prima (meraviglia!) e da molti mesi hanno già organizzato il programma, e per ogni artista c’è un’ottimo budget per il lavoro, ospitalità, contratto … Qui a New York è tutto di fretta e all’ultimo momento, poi però tutto si aggiusta e diventa esilarante …
E ciò che mi piace di New York è che è una sorpresa continua! …

29. The Slowly Project a New York per la Giornata Mondiale della Lentezza

Ecco qua: vi metto semplicemente il Comunicato Stampa della mia prossima performance a New York (ben due giorni di camminata a rallentatore … sarà molto faticoso, sul piano psicofisico … ) nell’ambito della V Giornata Mondiale della Lentezza. In questi giorni sto correndo e facendo di tutto freneticamente ma con la … doverosa … lentezza …

COMUNICATO STAMPA
V Giornata Mondiale della Lentezza – New York, 28 Febbraio 2011
Lunedì  28 Febbraio e Mercoledì 2 Marzo, 2011, per la V Giornata Mondiale della Lentezza a New York
Liuba farà una nuova urban interactive performance del suo “Slowly” project chiamata “Take Your Time”
precedentemente realizzata a Milano, Basel, New York (2006), Modena.
La performance diventerà anche parte della sua nuova videoinstallazione.
Liuba The Slowly Project. Take Your Time
Luoghi della performance e orari:
Lunedì 28 Feb, 2011. – Union Square, Greenmarket and around (11.00am –  3.00 pm)
Mercoledì 2 Marzo, 2011  – Museum Mile and MET area (10.00am  – 11.30am)
-Times Square (12.00pm – 2.30pm)
– Armory Show Opening (3.30pm – 6.00pm)

*Gli orari possono variare a causa  della natura imprevedibile della performance




Lentezza come silenzio opposto al frastuono dello stress, rumoroso divoratore di ogni cosa.
Lentezza come reazione alla bulimia del voler tutto senza gustare niente.
Lentezza come metafora di una dialettica tra tempo personale e tempo sociale, tra essere e dover essere.”
La V Giornata Mondiale della Lentezza, ideata per attirare l’attenzione sui temi di un buon uso del tempo delle persone, in armonia con l’ambiente, si svolgerà a New York e nel mondo il 28 febbraio 2011 e ha come tema: Ambiziosi e Altruisti – Slow life, green life, better life.
La V Giornata prevede una vera e propria kermesse che vede svilupparsi oltre 100 eventi in varie città del mondo in contemporanea e per più giorni.
Le  precedenti  edizioni della Giornata hanno avuto come fulcro le città di Milano 2007, New York 2008, Tokyo 2009, Shanghai 2010. Nel 2011 ritorna a New York: la città ha intrapreso da tempo una serie di politiche per migliorare la vita dei cittadini quali la chiusura al traffico motoristico di alcuni luoghi simbolo, l’espansione della ciclabilità di numerose zone, la trasformazione di zone quali la High Line in zone pedonali e di completo relax, campagne contro l’obesità e contro il fumo, etc. Per questi motivi L’Arte del Vivere con Lentezza Onlus ritorna nella Grande Mela, guidata dall’amministrazione Bloomberg.
http://www.liuba.net/slowly.htm


Grazie a:

Claude Caponetto per l’aiuto nelle traduzioni
Gianluca Teti per l’aiuto nell’aggiornamento del sito
Ceren Bayazit per l’aiuto nella logistica del vestito per la performance
Bruno Contigiani, Ella, Muna e tutto lo staff di L’Arte di vivere con Lentezza 
per l’organizzazione e la comunicazione

24. Save the dates!

Questo è un breve riassunto dei miei prossimi appuntamenti artistici a New York, e quella che leggete è una letterina che ho scritto agli amici newyorkesi per avvisarli delle date. Manderò in seguito i vari comunicati per ogni evento. Intanto sappiate che si prospettano due settimane molto impegnative per me, ma anche molto gratificanti! (E per prepararmi al meglio mi sono concessa qualche giorno di relax … )

Hi, my friends in New York!
I am very happy to annonce you that I’ll soon have two new performances (in three days) and one video presentation (in two days) in Manhattan and Brooklyn in the upcoming weeks.
I will soon send you more details, info and press releases, but by now it’s my pleasure to tell you dates and time, so that you may want to put something in your schedule!
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I’ve been invited to perform my ‘Take your Time‘ performance of the Slowly project series for the ‘5th Global day of Slow living’. The performance will be in Manhattan in the following days and location:
Feb 28, monday, 11 am – 3pm in Union Square and around
March 2, wednesday, 10am – 12pm in Museum Mile and around Met area;  1pm – 3 pm in Times Square and around;  5pm – 7pm at the Armory Show Opening Day

I’ve been selected to perform and show my videos at the SITE FEST in Bushwick, Brooklyn
March 6, sunday, at 4.30pm  I’ll perform a new piece, Unreal Exit March 5, saturday, at 6.30 pm and March 6, sunday, at 1.30pm I’ll show my videoworks
One of the two screenings will be with my live presentation.

I will confirm you the schedules as soon as I know and I’ll back to you soon with all details

Looking forward to sharing my work with you!

22. Il demo del video Slowly New York

Praticamente in questa settimana, a parte qualche giro e qualche incontro, ho lavorato quasi esclusivamente al mio ‘Slowly Project’. Qualcuno di voi conosce questo progetto, e sa che è dal 2002 che è nato e che, lentamente, va avanti. Ora mi rendo conto benissimo che qui è questo progetto a cui sto dando la priorità, perchè sta piacendo molto e perché questa tematica, qui come altrove, è molto sentita.
C’è anche una grossa novità per questo progetto, e sarà proprio qui a New York a fine Febbraio, ma non vi anticipo niente … Sorpresa!
Intanto gustatevi il demo, che non è un pezzo del video finito. Il video è ancora in lavorazione, questo è un estratto in anteprima, montato in questi giorni.

THE SLOWLY PROJECT. Take your Time – New York – excerpt

In questi giorni c’è Marina Abramovic a Bologna, ed io sono qui a New York … ci siamo scambiate i posti, come il re con la torre quando si arrocca.
Sono molto contenta che ora la Abramovic sia così popolare e che abbia un trionfo ovunque. Amo molto il suo lavoro naturalmente, e da sempre è stata la mia maestra (e qualcuno in Italia mi ha chiamato la Marina Abramoivic italiana … ).

7. Workshop all’Accademia di Belle Arti dell’Aquila

Sono molto contenta di essere stata invitata a presentare il mio ‘Slowly Project – L’Aquila’ agli studenti dell’Accademia di Belle Arti di questa città. Sono molto contenta perchè è da quest’estate che ho deciso che avrei fatto un ulteriore step all’Aquila del mio progetto in progress sulla lentezza. Dopo Milano, New York, Modena, mi sembrava che la lentezza all’Aquila si caricasse di ulteriori e forti significati,e inoltre l’idea di questo progetto mi è anche nata come gesto di affetto verso questa città e i suoi abitanti, come un modo, con i miei personali mezzi,  di dare un contributo a questa città.
E come accadono le cose che ‘devono  accadere’, questo progetto ha trovato subito aderenti, estimatori e promotori. In realtà è un lungo e faticoso lavoro di relazioni e di contatti, di scrittura del progetto e di studio della logistica e delle condizioni reali per fare la performance e il video, ma ha riscontrato subito segnali positivi e incoraggianti (come essere stata invitata quest’estate – avevo appena deciso di portare il progetto della lentezza a L’Aquila – a fare una performance in una rassegna a Rocca Calascio in Abruzzo, che per la prima volta mi ha permesso di prendere contatto con questo territorio).
Quindi sono stata molto contenta che la professoressa Lea Contestabile, nell’ambito della sua manifestazione ‘Etnorami’ mi abbia proposto di fare all’Aquila un workshop con gli studenti sul mio lavoro, ma soprattutto su questo nuovo progetto, per coinvolgere anche loro sia nella progettazione che in una mostra futura. E contenta anche della bella e acuta presentazione del mio lavoro da parte di Ivan d’Alberto, il direttore del MAAC di Nocciano, che ho conosciuto a Rocca Calascio quest’estate.

 Ho parlato agli studenti di come è nato il percorso che mi ha portato a lavorare in questo modo, quali  ne sono le modalità, le difficoltà e le caratteristiche, e abbiamo visto insieme alcuni miei video (con un pubblico attento e divertito: godo sempre quando gli spettatori, specialmente i più giovani, si fanno un sacco di risate quando vedono i miei video!). Poi ci siamo concentrati sul progetto della lentezza, cercandone i risvolti per la città dell’Aquila (lentezza/velocità della ricostruzione, lentezza/assenza del centro storico, lentezza come  lento risorgere e rinascere ecc..
E’ stato molto importante per me poter avere le loro opinioni e sentire le loro esperienze, e come si vivono la realtà dell’Aquila dopo il terremoto. Abbiamo fatto anche un brain storming per capire quale data fosse più adatta e quale percorso, considerando sia i valori concettuali e artistici del progetto, sia le esigenze pratiche della performance, sia le connotazioni simboliche della data da scegliere, sia il confronto con la nuova realtà urbana.