74.Tran tran, pensieri e bolle di solitudine

Sto passando queste settimane in maniera un po’ strana … prendo contatti, lavoro al computer, scrivo e-mail, aggiorno il sito in inglese, presento progetti, coordino i progetti in corso in Italia … ed è molto faticoso, ho spesso mal di testa e desidererei divertirmi ma, invero (che ‘vetusto’ vocabolo, ma ora mi piaceva!), qui il modo di divertirsi è molto programmato, molto più di quanto io ne sia capace (e non ne sono capace nemmeno a Milano … ) divertirsi vuol dire scambiarsi molte e-mail proponendosi uno dei mille posti dove andare, e incrociare gli impegni e i desideri di ciascuno, e poi scrivere e-mail sulle proposte di dove vedersi, che poi si racchiudono in un concerto, o in un bar per un aperitivo, o in una mostra. E’ parecchio faticoso il tutto, anche perché si accumula con la già esagerata mole di e-mail e computer che bisogna usare per il proprio lavoro, e spesso, a mio parere, è un metodo di socializzazione che non funziona. Infatti, questa volta più di altre, ho percepito e percepisco, oltre all’allegria che emana da questa città, anche una grande dose di solitudine delle persone, un grande girondolare di volti e di persone di ogni tipo rango razza credo pensiero, che come bolle gravitano nella città incontrandosi, ma mai comunicando veramente. E a conferma di tutto ciò c’è la droga degli smart phone: sempre, e ognuno, in ogni momento, è intento a digitare/comunicare/giocare/leggere/cercare la strada/chattare … sul suo smartphone, in ogni luogo, dalla metropolitana, a chi cammina per la strada – ho visto miriadi di persone attraversare in mezzo alle macchine digitando sull’iphone le e-mail – in fila al supermarket, prendendo il caffè … insomma, davvero spesso sembra che tutti siano dentro una bolla, e percepisco tanta solitudine. Tanta giovialità, ma sotto la crosta tanta solitudine e tanta voglia di comunicare veramente (basta fare un esempio del mio coinquilino, che ogni volta che entro in casa cerca di attaccarmi un bottone cosmico facendomi una testa come un pallone – ora sta imparando a essere un po’ più discreto finalmente … ).
Comunque questa volta ho provato anche questa faccia di New York, quella della solitudine, e ci sono stati dei giorni, più di uno, dove ero particolarmente triste e depressa (e naturalmente mi mancava Mario, e mi domandavo che senso ci facevo io qua, mi mancava anche l’Italia e la famiglia, e mi domandavo che senso ha stare qua … poi quando ho saputo di Dalla, e mi sono riascoltata le canzoni, quanta nostalgia degli anni di Bologna, dove sì che ci si divertiva, da bohemienne spampanati, ma ci si divertiva ogni sera, ballando, ridendo, vedendo gente, e finendo magari la nottata parlando di arte con gli spaghetti aglio e olio delle 4 di mattina …
Poi però mi ritornava la risposta del perché sono a New York, stringevo un po’ i denti per tener duro, e continuavo. Sono andata avanti così per alcune settimane, per quello che non vi ho più scritto. Niente di nuovo sotto il sole. Vita quotidiana (certo a New York mai banale), lavoro al computer, stanchezza, tanta, solitudine e malinconia, abbastanza, incontri con amici e uscite, qualcosina.
Ora la fase acuta di nostalgia e leggera desolazione sento che sta passando e mi sento ritornare ad essere in forma (complice anche, forse, che nelle settimane precedenti mi portavo appresso un’otite nell’orecchio senza saperlo? Era quello anche che contribuiva a farmi essere così stanca e così down mood? Ora sto prendendo gli antibiotici e mi sento piena di forze … !)
Sicuramente nelle scorse settimane, pur avendo fatto vita ritirata e di lavoro, ho visto delle cose molto belle e qualcosa anche davvero insolita, come il concerto di jazz nel servizio religioso di una chiesa protestante in Lexington avenue. Chiesa meravigliosa, con architettura da sala da concerto nuova fiammante e artisticamente molto bella … peccato che non avevo con me la macchina fotografica, perché era da fotografare, ma ci ritornerò, ogni domenica alle 5 fanno la funzione religiosa col concerto jazz … questi mix di cose si trovano solo qui a New York!
(L’altro giorno, sono stata a Brooklyn al Grace Exhibition Space – dove avevo fatto la performance l’anno scorso – dove 10 artisti che operano con la performance presentavano il lavoro, ed è stato interessantissimo, inoltre 10 in un colpo solo! Ciò che mi piace è che qui c’è tutto il mondo e vedi una caterva di cose (non parliamo delle gallerie che ci sono … la scorsa settimana ho fatto una capillare ricerca per vedere bene i siti delle gallerie newyorkesi e credo che ne ho visti moltissime centinaia!!).