195. Silenzio, lentezza, video

Strana data, piena di 20, come strano il periodo in cui siamo immersi e la situazione che siamo costretti ad affrontare.

Non riesco e non voglio scrivere molto. So solo che ringrazio infinitamente di avere Sole con noi, che illumina le nostre giornate. A volte sono un po’ triste che non possiamo vedere nessuno, che non si possono fare passeggiate, che non possiamo fare la normale vita con un bimbo di pochi mesi. Ma è anche vero che a questa età non è nemmeno una tortura per lui stare a casa, tenuto conto fra l’altro che il nostro condominio ha un grande terrazzo comune sopra il tetto, sempre deserto, e noi ci andiamo spesso per prendere aria, sole e camminare, quindi siamo molto fortunati.

 

Per il resto come tutti siamo in apnea, aspettiamo, aspettiamo e rimaniamo isolati fisicamente, con rare e sporadiche uscite all’esterno per comprare le cose necessarie.

Con le mente andiamo a tutti coloro che stanno lavorando per far fronte a questa emergenza e a tutti i malati (di ogni ordine e grado), e per tutti mandiamo spesso energie di gratitudine e preghiere di benessere e salute.

 

Ciò che mi turba però in questo momento, più andiamo avanti con la situazione e col blocco delle città, è la quantità e qualità dell’ informazione che riceviamo, che non aiuta a fare considerazioni obiettive aumentando invece l’ allarmismo di tutti.

Ieri io ho visto la diretta della conferenza stampa delle 18 con il bollettino della giornata e i dati ufficiali forniti erano delle persone guarite ( tante), di quelle che hanno contratto il virus ( tanti) e dei deceduti che però è stato specificato chiaramente che loro contano i deceduti in quella giornata in generale senza la diagnosi delle patologie interessate e che la media di età era circa 80anni. E poi ciò che ci comunicano invece sono numeri terroristici che non ci fanno bene. La comunicazione che riceviamo è parziale e non aiuta le persone a sentirsi meglio. Sarebbe necessario comunicare ANCHE ciò che i ricercatori stanno scoprendo per curare il virus ( avevo letto che in olanda hanno scoperto un antivirus che inibisce l attaccarsi del virus sulle cellule) e per formulare il vaccino, le guarigioni che molti professionisti abili stanno conseguendo e regalando, le sperimentazioni di farmaci già esistenti ma efficaci come a Napoli e ora diffuso negli altri ospedali ecc. Credo che abbiamo necessità di una informazione più strutturata più trasparente e meno sensazionalistica.

 

Sicuramente questa situazione è drammatica ma anche una opportunità spirituale molto grande, per fermarsi, per riflettere sul senso della vita e degli affetti, per trovare tutto il tempo che occorre per fare ciò che si desidera fare o ciò che si avrebbe desiderato fare e non c’era tempo.

Per me ora non cambia molto. In questo periodo sto accudendo Sole di pochi mesi, sto ancora allattando e sto la maggior parte del tempo con lui, sia adesso con l’emergenza sia prima . Ho lo studio a casa per cui da sempre ero abituata a fare molti periodi casalinghi, anche se poi li alternavo con varie uscite, opening, viaggi, amici, mostre concerti cinema ristoranti ecc.. ma la clausura ogni tanto l’ho sempre praticata, perché ti aiuta a concentrarti su ciò che più ti preme e su ciò che è più importante. La clausura in una casa che in quel momento consideri tua, e che può accadere in diverse parti del mondo (ricordo che quando ho vissuto a new york spesso mi chiudevo in casa a lavorare e molti mi dicevano: sei a new york e te ne stai a casa??). 

 

Ho sempre adottato un modo di vita basato sull’interiorità, sulla lentezza e sul prendere il proprio ritmo, al di là e oltre gli schemi e gli obblighi che ci imporrebbero dei momenti. Apprezzo da sempre il silenzio e l’opportunità di scandagliare il proprio animo e basare su questo la propria giornata e il proprio rapporto con gli altri. Ho sempre pensato che la spiritualità sia necessaria e che collegarsi giornalmente, con meditazione e/o preghiera, a una dimensione più profonda e più alta sia talmente necessaria da essere indispensabile, quando ne sei abituata, indispensabile come l’aria e come l’acqua e come il pane.

 

Su queste tematiche ho fatto molti lavori, quando ancora nessuno ne parlava, e che in qualche modo oggi si possono leggere con occhi differenti. così ho deciso di rendere pubblici online alcuni miei video (che di solito sono protetti da password e se ne possono vedere solo excerpts), anche per contribuire in questo periodo di segregazione in casa a rendere fruibile l’arte, e comincerò proprio con i video della serie  The Slowly Project, un progetto ancora in progress che è cominciato nel 2002.

I video integrali  li avete qui sotto, e sul mio sito trovate la presentazione del progetto.

Buona visione

 

 

 

 

 

 

 

 

124. la crisi, la ricarica, la Romagna e il gatto

E’ un po’ che non scrivo vero?
Ho passato un periodo ottimo, ma centrato in parte sul silenzio e sulla ricarica delle pile e delle batterie.
Sia personali che artistiche e sociali.
In una certa maniera ho già espresso questo bisogno di silenzio, sia per l’impossibilità di comunicare e di farsi sentire che sembra accadere agli artisti in questo periodo di crisi, e per un bisogno personale di silenzio come riflessione e ascolto, nella performance partecipativa presentata a sorpresa durante l’opening della biennale di Venezia. In un altro post ho scritto a proposito della biennale e di questo lavoro, che si intitola 4’33” silence loop, sviluppo del progetto presentato per la prima volta alla Fiera di Flash Art a Milano quest’inverno (qui vedete foto e info). L’ho citato perchè fa parte del periodo che sto passando, e in questo blog sapete che faccio considerazioni personali.

IMG_2715Fiore