170. Della costruzione di libri e di case-1

Questo 2017 è segnato da una lenta ripresa a costruire, rinnovare, edificare. Un RINASCIMENTO lento ma attivo, faticoso, molto faticoso, ma solido.  Da una parte c’è stata la grande ristrutturazione della casa di famiglia di Viserba, con un cantiere faticosissimo durato più di un anno, e dall’altra la costruzione del mio libro visivo LIUBA PERFORMANCE OBJECTS, anch’esso da molto tempo in cantiere ed ora finalmente in via di realizzazione.

E’ curioso, la ricostruzione sta coincidendo con la lenta ripresa dopo la perdita dei miei, ci sono voluti tre anni di elaborazione, ma ora sto ricominciando ad essere operativa. I tre anni trascorsi, invece, li ho passati per così dire a scavalcare le onde tentando di non affogare, ma sono rimasta in mezzo alla tempesta. Fortunatamente però non sono affogata! E’ curioso, dicevo, che questa ricostruzione però sia faticosa, lenta, dolorosa, non facile. Ancora una prova durissima. L’ho sperimentato sia per la casa che per il libro, e ho dovuto serrare i denti per proseguire e per terminare tutto. E ora, a senno di poi, mi piace raccontarvi un po’ cosa è successo.

 

Partiamo dalla casa. Liupirogi e Pagiopa, come l’ho battezzata in onore delle persone della mia famiglia che hanno contribuito a crearla (v. la sua storia qui), è un luogo che amo e in cui sono sempre tornata ogni anno, ogni estate. La grande casa con la terrazza circolare, al quarto piano del condominio progettato da mio papà sopra il terreno della casina dei nonni materni. In questo appartamento, vuoto e appena finito di costruire, ci passai con la mia mamma i primi mesi di vita quando, essendo nata a febbraio a Milano, mia mamma ci andò per stare vicino a mia nonna poichè mio padre ritornava a lavorare in Russia e noi lo avremmo raggiunto dopo nei mesi più miti.

Questa casa quindi fu poi affittata (la nonna preferì abitare al piano terreno del condominio poichè era più comodo non fare le scale!) e ci ritornammo a vivere dopo che la nonna se ne andò. Ai miei genitori non piaceva particolarmente andare a Viserba, e quindi io ero quella che viveva e amava di più questa casa, anche perchè dall’Università in poi per 13 anni ho abitato a Bologna ed era comodissimo raggiungerla. In questa casa i rifugiavo gli ultimi giorni di preparazione degli esami, sfuggendo alla dolce vita bohemienne bolognese che mi seduceva, e riparavo in extremis a viserba per la concentrazione tutta di un fiato per preparare brillantemente l’esame. Così contemplativa questa casa e questo luogo, soprattutto fuori stagione! E anche dopo l’università, innumerevoli volte ci andavo per concentrarmi sui miei progetti artistici o semplicemente per ricaricarmi e rilassarmi.

 

 

Poesia del ‘Rinascimento’ Viserbese

 

 

Papà era molto categorico nel volere gestire la casa e prendere tutte le decisioni, per cui io mi limitavo ad usarla e ad accudirla, la casa, ma non potevo apportare nuove modifiche, nè occuparmi della riparazione di vari problemini che lui non riteneva tale e che quindi non si potevano fare. Negli utlimi anni la casa era piuttosto trascurata perchè papà ci veniva poco e preferiva non pensarci, ed io ci andavo molto ma non potevo farci nulla.

Quando purtroppo i miei se ne sono andati, dopo lo tsunami dell’abbattimento di tutte le mie certezze e orizzonti – non avendo sorelle e fratelli perdere entrambi i genitori in tre mesi equivale a passare da avere una famiglia a trovarsi soli nel nulla senza più quel baricentro che, seppur a volte invisibile, era l’ago e il perno della mia stabilità e di ogni mio andare e venire – ho deciso che l’unica certezza da cui potevo ripartire era la ricostruzione e la messa a posto di questa casa che, per certo, rimarrà sempre con me e non vorrò vendere mai. unica labile certezza in un mare insicuro e fluttuante.

Così, partendo dalla necessità di buttare giù una parete per recuperare lo spazio dell’ingresso ed estendere la cucina, e riparare dei muri e degli infissi scalcagnati, sono passata a includere il cambio del pavimento e insomma…come succede spesso, da cosa nasce cosa e dovendo coinvolgere degli architetti ti fanno venire voglia (quasi ti costringono) di fare un ripristino totale. In realtà ce n’era bisogno, ma se avessi saputo prima le pene dell’inferno che avrei dovuto patire non so se l’avrei fatto!! loro ti dicono in tre mesi è tutto pronto, e poi invece, oltre ad impiegarci circa un anno, nel quale tu non puoi stare nella casa, che hai dovuto traslocare e liberare, e devi inventarti voli pindarici su dove stare e sul continuo viaggiare, devi inoltre trovare la soluzione per ogni problema strutturale ed estetico (essendo io un’artista mi era impossibile delegare la forma a degli altri, dovevo intervenire in prima persona, creando un qualcosa di super personalizzato!) su materi materiali e problematiche completamente sconosciute, che ti piombano addosso e che devi come ‘studiare’…. di che materiale fare il piano cucina? il pavimento?… cosa esiste in commercio e quale ti piace? come lo vuoi il bidet? e le piastrelle? ecc… per una, come me, che odia fare shopping, le cose da trovare, scegliere e comprare si sono rivelate numerosissime, infinite e sfibranti. Basta, non vi tedio più, ma aggiungo solo che ovviamente la ditta non era quasi mai reperibile, telefonavi al direttore lavori o al capo della ditta e non rispondevano mai, e così la frustrazione aumentava e i lavori si arenavano sempre. Uffa!!!! Però, devo dirvi una cosa: è stata una prova così dura di regia, di coordinamento di lavori, di gestione ansiogena delle spese (ho usato dei risparmi che i miei genitori mi hanno lasciato, e non ero e non sono abituata a gestire soldi e a dover sostenere spese ingenti, facendo tornare la qualità, l’estetica e il prezzo. Insomma per come sono fatta io, idealista, spirituale, artista, viaggiatrice, è stata un’impresa che ha messo a dura prova i miei nervi e la mia fragilità. Però è come se in un certo modo ne sono uscita rafforzata, e poi, dopo sette camicie, devo riconoscere che la casa è diventata davvero bellissima!!!

 

Fiori all’occhiello, di cui mi vanto immensamente 😉 sono la cucina nell’open space con isola circolare, e il mega schermo retrattile sulla terrazza, lungo tre metri, su cui proiettare video come si fosse al cinema (e dove ho cominciato ad organizzare rassegne invitando artisti a mostrare i loro lavori sotto le stelle! v. qui)

 

 

 

 

 

 

 

168. Pasqua in solitaria rinascita

Oggi è Pasqua e per la prima volta, forse in tutta la mia vita, l’ho passata da sola, un po’ per circostanze (doveva venire una mia carissima amica che aveva il mal di denti) un po’ perchè avevo voglia di stare sola, forse per fermarmi, per vivere questa festa con più spiritualità, e anche godermi la libertà di ogni attimo.
Vorrei dirvi tante cose, perchè è molto che non ci sentiamo, e non so da che parte cominciare. Vorrei dirvi che è da un mese che, passate le tempeste più tempeste che mai, improvvisamente mi sono trovata quasi tutto d’un tratto a stare bene, a stare bene dentro, a sentirmi rinnovata, a risentirmi felice, a vivere una speranza, ad amare la vita… e poi anche una serie di circostanze favorevoli si sono succedute, ma il motivo profondo è che mi era rinata una pace interiore e una pienezza, finalmente ricompariva un centro. E allora prendi le cose e le persone con più positività.

 

Non so spiegare, ma dopo 3 anni (a maggio) di dolori è come se ora fossi uscita dai miriadi livelli del lutto per sentirmi come purificata e fuori dal dolore. E ho vissuto da allora questo mese con grande serenità, gioia nell’affrontare le cose, ottimismo, divertimento…come se sentissi la vita davvero riprendere a scorrere nelle vene. Ve lo dico non solo per condividere con voi questo mio benessere profondo, ma soprattutto per dire a tutti voi che prima o poi si esce dal lutto e la vita riprende, non come prima, ma forse più forti di prima. Vi dico che si può uscire a rivedere le stelle, a sentirsi grati di vivere, e a trovarsi a parlare con la mia mamma e il mio papà, che non ci sono più, con una tranquillità e pace, come se fossero qui, ma senza il dolore della perdita. A volte ho pianto ancora per la mancanza della mia mamma, o per la paura delle cose che mi sovrastavano e la mancanza di mio papà, ma era un pianto passeggero, sottile, che lasciava posto a un sole successivo.
E allora vi racconto questa giornata di Pasqua di una gioia profonda, vissuta nella solitudine, ma che era pienezza, e non era solitudine, era il sentirsi avvolti in un abbraccio col cielo, col sole, con Dio, coi miei genitori, con le persone del mondo. Un grande abbraccio cosmico. Stamattina inoltre, per caso non voluto poichè i lavori sono in ritardo estremo, è accaduto che fosse il primo giorno che erano pronti il bagno e la cucina della casa di Viserba in ristrutturazione da settembre (!) che tanto mi ha fatto soffrire, e oggi invece è stato il simbolico giorno della prima doccia nel bagno rinnovato e il primo the nella cucina nuova con l’isola tonda..un momento che mi sono goduta da sola, centellinandolo, festeggiando e sentendomi anche un pizzichino orgogliosa.
E’ stranissimo che solo ora mi stanno apparendo cose che avevo tralasciato o perso dopo il grande trauma, come se solo ora mi stessi riconnettendo a ciò che ero prima che succedesse. Solo ora mi sta ricominciando a funzionare la memoria, perchè ho passato un lungo tempo senza riuscire a memorizzare più niente e anche spaventandomi che avessi perso la memoria, ma ero impedita di memorizzare perchè ero sparita anch’io insieme ai miei genitori. Ora sto ricominciando ad esser capace di memorizzare, è come se ricominciassi a vivere. Sono passati 3 anni, 3 lunghi anni, e ora proseguo, con la presenza dei miei nel cuore e la gratitudine per loro in tutto ciò che faccio. Mi mancano ancora tantissimo, e mi manca anche non potergli mostrare ‘come sono brava’, come per esempio stamattina quando ho potuto inaugurare mezza casa (il resto è ancora cantiere!) e vedere che dopo tanto stress e sofferenza la casa di famiglia sta diventando ancora più bella, e sentirmi un pizzico orgogliosa, e non potergliela mostrare, o sentirmi bella, coi capelli col colore fresco e le striature rosse, e non poterglielo fare vedere e sentirmi dire da mia mamma: come stai bene! Ma sono serena, sento che loro sono risorti con me e li porto entrambi in me.
Vi abbraccio forte a tutti e spero che la vostra Pasqua sia stata piena, non importa se di gioia, o di dolore, ma la pienezza è segno che siamo VIVI.
Con tanto amore
Liuba