48. La mia performance “Senza parole” alla Biennale di Venezia

Mi sono divertita un casino a fare questa performance e, oggettivamente, devo dire che sono stata brava. Era molto facile da fare, ma per farla bene occorreva una concentrazione non indifferente.
Mi sono vestita in maniera accurata e molto normale, un pochino da hostess, con pantaloni bianchi, camicia a volant blu e giacca blu, con dettagli rossi come la collana, lo zainetto, il rossetto, lo smalto.
Mi presento all’ingresso del Padiglione Italia, all’Arsenale, il venerdì, giorno dell’Inaugurazione ufficiale del Padiglione Italia. Ho uno zainetto sulla spalla e un pacco di volantini in mano. Sembro una hostess, o una rappresentante. Comincio a distrubuire i volantini. Seriamente, assiduamente, professionalmente, gentilmente. Solo che i volantini sono bianchi. Nessuna parola. Nessuna lettera. Vuoti.

Non mi interessa ora dire o spiegare il significato, perché ognuno ci può vedere dentro ciò che vuole, e le derive di significati possono essere molteplici, (e inoltre odio parlare del ‘significato’ di un mio lavoro … se ne avessi le parole non farei il lavoro, no??).

Mi interessa invece registrare le reazioni delle persone. La cosa divertente è che io distribuivo a raffica, come fanno i volantinari veri, che mettono in mano depliant o pubblicità, e le persone tendenzialmente reagivano di riflesso condizionato, come reagiscono ai volantinari: chi prende il biglietto senza neanche guardarlo, chi lo evita e si scosta, chi tende la mano perché lo vuole anche lui … molti incuriositi e speranziosi che ci fosse un testo di presentazione per il Padiglione italia. Ed in effetti la presentazione c’era … solo che era la pagina bianca! Molte persone, accortesi del contenuto del volantino dopo averlo girato e rigirato nelle mani, si sono divertite un sacco, altre ci sono rimaste di stucco, altre mi chiedevano: ma che cos’è? Ed io professionalmente e seriamente dicevo: alcune riflessioni sulla mostra (oppure: la presentazione della mostra …) e molti gongolavano entusiasti dell’idea, altri non capivano, altri ancora rimanevano ‘senza parole’ … altri si conservavano felici il foglio. Sì perché il foglio bianco ha avuto una vita sua propria: chi lo conservava, chi lo rigirava, chi lo riceveva senza guardarlo nemmeno, chi lo voleva due volte, chi lo buttava nel cestino, chi me lo ha reso perché non c’era scritto niente, chi diceva: che bello, ci danno un foglio per fare note e scrivere i nostri apputi sulla mostra … !
Farò in seguito un video anche di questo lavoro, anche se tra la folla a getto continuo che entrava non è stato facile fare le riprese per il mio cameraman ( e non vi dico chi era … ), ma tirerò sicuramente fuori un video interessante, breve e ironico. Lentamente, però, ci sono molti video in coda che attendono di essere finiti (e intanto sono assorbita, quasi troppo per i miei gusti, dal coordinamento con i curatori che invitano i miei video a varie mostre – per esempio quella che ora è a Roma al MLAC (v. comunicato).

Alcuni amici sono stati così gentili, i giorni seguenti, di mandarmi qualche notizia sulle recensioni di questo lavoro, ed in effetti c’è un bell’articolo che vi segnalo su Art Tribune e un servizio piuttosto ampio sul Gazzettino del 6 giugno, di cui vi segnalo sia la versione online che quella cartacea che pubblico qui sotto (grazie di cuore all’amico artista Antonio Sassu che me l’ha scannerizzata e mandata!).

Ringrazio la giornalista Alda Vanzan per l’ottimo articolo e per la sua intelligente e ironica comprensione.
ed ecco alcuni videostill tratti dalle riprese:


Questo lavoro ha tratto ispirazione da Manfred Kirschner, che ringrazio.

47. Arrivo a Venezia, il pre performance day

Ritmo serrato. Un’altra performance. Sono a Venezia, inaugura la Biennale.
Bello essere a Venezia ma non ho voglia di casino. Non sono andata all’opening ai Giardini oggi, c’era una coda assurda e voglio stare tranquilla. E poi domani ho preparato una performance a sorpresa e voglio concentrarmi. Una performance come piace fare a me, mischiata tra le persone, mischiando la vita con l’arte, e quest’ideuzza che ho avuto pochi giorni fa è il mio modo di rispondere, come artista e col mio linguaggio, alla mostra organizzata da Sgarbi per il Padiglione Italia.

Sono qui a scrivere in una riva incantata, tra le Zattere e l’Accademia, in un deposito di Gondole su un canale, dove la Moldavia ha fatto il suo Padiglione. Molto semplice, un grill, del vino, le gondole ormeggiate, un’opera con le scarpe. C’è una luce eccezionale. Ho incontrato per caso Oxana e mi ha fatto piacere, anche se lei era impegnatissima perché era la curatrice del Padiglione Moldavo …

Farò una performance domani e oggi me la voglio  prendere comoda. Non ho voglia di andare in giro per mostre nè di stare nella confusione, ero passata anche ai Giardini (erano già le 17.00 però) e non sono entrata, troppa bolgia dentro, preferisco godermi la luce veneziana.
Siamo arrivati oggi verso le 2 a Cioggia, io e Mario, avendo trovato fortunatamente una camera per dormire a Chioggia attraverso un amico che abita lì. Nel viaggio ancora litigi stupidi con Mario (che dalle cose stupide emergano abissi che pescano dai nostri modi inconsci di percepire e di percepirsi è qualcosa che sto imparando e da cui sto cercando di difendermi … ). Sono un po’ triste perché questo rapporto non funziona, e perché lui è sempre nervoso. Il rapporto paradossalmente funziona quando non ci vediamo ma ci amiamo, e ci sentiamo a molti km di distanza … Era diverso sino a due anni fa, quando la distanza di un oceano non ci spaventava pur di vederci e cercare di vivere insieme.

Arrivati a Chioggia lui ha voluto rimanere lì, ed io ho preso il traghetto per Venezia, ed eccomi qui. Ora sono in giro da sola, la qualcosa non mi dispiace, perché il mio temperamento ha bisogno di solitudine e di meditazione per ricaricarsi e per creare (credo che questa sia una difficoltà comune a tutti gli artisti e per questo che le relazioni sono sempre un po’ difficili e burrascose … tanto più se gli artisti della coppia sono due … ), però ero sola anche quando eravamo a migliaia di km di distanza, per cui, che rapporto è che quando siamo insieme facciamo tutto da soli lo stesso?

Domani farò una performance semplice, ‘sottile’, che ho preparato con poco, ma, almeno nel mio intento, elegantemente polemica. Sono contenta di farla (ancora una volta ho deciso di fare tutto ciò che mi passa per la testa, e visto che l’idea mi era venuta chiara, forte, e divertita, alcuni giorni prima di Venezia, ho deciso di attuarla, anche per seguire la mia ormai consolidata tradizione di ‘performance a sorpresa’ all’opening della Biennale (cominciata nel 2003 col Cieco di Gerico).

Sono contenta di farla, anche perché è un mio modo di rispondere, agire e dialogare, usando il mio lavoro e il mio linguaggio, alle scelte fatte da Sgarbi per il Padiglione Italia alla 54° edizione della Biennale di Venezia.
La mia performance sarà sottilmente polemica, è un modo di parlare e dire il mio dubbio, o comunque far riflettere e porre domande sull’operazione. Non ho intenzione di fare un capolavoro, semplicemente di esprimermi col mio linguaggio e con i miei gesti per parlare agli altri. E chi accoglie accoglie. Anzi, per precisione,  per parlare all’Italia, dato che sono disgustata dai modi in cui viene gestita spesso la cosa pubblica, specialmente per la cultura e l’arte. Però non farò una cosa aggressiva, sarà una performance leggera, con la sua ironia, e un filo beckettiana …
La performance si intitola ‘Senza parole’ e nel prossimo post vi racconto come è andata (e magari vi mostro qualche foto … ).