14. Chelsea Openings e Harlem

Camminando sulla 24a in direzione di Chelsea sono incominciati prustianamente ad affiorare i ricordi e le sensazioni del periodo che ho fatto a Chelsea a montare la mia mostra in galleria. Quei pazzi dei galleristi mi avevano lasciato le chiavi per un mese ed io andavo avanti e indietro tutti i giorni per montare la mostra e sistemare la galleria (cosa lunga e difficile perché loro non c’erano e qui trovare aiuti non è una cosa da ridere … ). Il percorso dal west village a Chelsea era la mia routine quotidiana e riessere ancora di nuovo nel quartiere mi ha fatto provare sentimenti strani, del tempo che ritorna, del tempo che cambia, dei luoghi che ti entrano, dell’essere qui e là, dell’identità, dello spostarsi o del rimanere, insomma una girandola quasi vorticosa di sensazioni che non certo sono facili, ma sicuramente vitali ed emozionanti.
Nonostante il gran freddo c’era sempre moltissima gente nei numerosi opening delle gallerie, spesso c’era la fila per salire negli ascensori e una gran folla festosa, rumorosa, variopinta e chiassosa da tutte le parti. Questo è ciò che rende così vitale New York, è un’esuberanza continua, senza sosta, che naturalmente stanca anche parecchio, ma gli stimoli e la vita non manca mai.
Cosa ho visto nelle gallerie? A parte qualche eccezione, mostre banali e molto commerciali, ammiccanti, fatte apposta per la vendita. Pittura pittura pittura, con effetti speciali, per stupire e sorprendere, spesso decorativa, o ripetitiva (una mostra le ennesime tele bianche vuote senza nulla, ma basta fare questo minimalismo datato!)
Non capivo se queste mostre erano così commerciali per la crisi o per il periodo prenatalizio, forse per entrambi i motivi. Ma mi sono divertita un sacco, infilandomi in questi interi edifici di gallerie dove in ogni piano c’era qualcosa, e sono incappata pure in un opening festa con nave vichinga in un enorme spazio studio alternativo che dava sulla strada con concerto rock punk e fuochi d’artificio.
Poi sono tornata ad Harlem, dove in questi giorni sono ospite di Janet, e siamo andati al Nick’s pub a vedere una live session di jazz (non pensate però che tutto ciò sia solo divertimento puro, ci sono gli stress dell’avanti e indietro di tutti i trasporti, le mail da leggere, il telefono che non funziona, la ricerca del telefono americano, le decisioni con Mario da prendere ( e i nostri continui litigi telefonici anche se non ci vediamo da 6 mesi …) insomma ancora una volta: welcome to New York, la città dove tutto succede ma dove ci si può anche sentire inghiottiti dal vortice delle cose e travolti dalle persone (come mi è successo in Times Square, dove stavo col telefonino in mano e sono stata travolta dalla folla che ha sbriciolato il telefono per terra (ma per fortuna non si è rotto ma solo smontato)