88. Montreal/New York e performance ‘to do list’

Rientro a New York da Montreal con emozioni a palla: il distacco che sempre fa male, tanto più perché è stato un distacco di pochi giorni insieme, passati nella burrasca, e quando il mare è tornato liscio e trasparente era ora di partire. E partire voleva dire non solo andare a New York, ma poi dopo riattraversare un oceano e sei ore di fuso orario e tornare in Europa, in Italia, e sentire la frattura della nostra distanza moltiplicarsi.
Rientro a New York e una nuova performance imminente, con la dose di incognita, imprevisto, fatica e lavoro che mi aspettava. Già da parecchio la stavo preparando, ma gli ultimi giorni sono sempre i più densi  – quelli dove non ti puoi permettere deroghe, perché se c’è una cosa da scegliere e da preparare, la devi scegliere e preparare da un momento all’altro, e non puoi andartene a dormire o passeggiare, nemmeno se sei molto stanca (e la fatica sta proprio in questo costringere il cervello il cuore e la fantasia al lavoro anche se ti chiedono di riposare …).
Rientro a New York da Montreal e dopo poco rientro in Italia, non so più di dove sono e a chi appartengo. Un po’ ne ho voglia e un po’ no, un po’ non vedo l’ora di ritornare a una modalità di vita che mi appartiene e mi manca, così come non vedo l’ora di vedere le persone care, ma al tempo stesso non sono pronta ad andare via da qui, tutto è troppo veloce e ho bisogno di più tempo. O di vite parallele. E’ come se le vite scorressero parallele in più luoghi, e mi ci vuole tanto tempo per ciascuno.
Faccio le 12 ore di pullman per New York con queste emozioni contrastanti, intense, struggenti. Arrivo a Manhattan distrutta e senza nemmeno il tempo di riposare o di ascoltarmi. La “to do list” per la performance incombe e, chi realizza cose lo sa, mi ero fatta un calendario improrogabile per farci stare tutto ciò che dovevo fare e che occorreva ultimare (finire il video, decidere le immagini, comprare i materiali, trovare arnesi, rivedere i testi, scegliere vestiti, ecc … pazzesco come lavorare con la performance sia a volte lavorare a 360 gradi …) tra qui e l’ora della performance, e ogni deroga non era concessa.
Mille equilibrismi per fare tutto … Mi sentivo come l’elefante di Union Square …
Miquel Barcelò, Grand Elefandret
  (http://www.nuok.it/nuok/gran-elefandret-l-elefante-equilibrista-di-union-square/) 

86. Settimane intense a New York ( e un salto a Montreal…)

Queste ultime settimane sono state veramente intense, come sempre e spesso accade a New York. Il ritmo di Manhattan è piuttosto vorticoso, e ti avvolge, però ciò che mi piace è che questa città è provocatoriamente contraddittoria, per cui si trova il ritmo vorticoso e anche la quiete più pacifica …

Ho fatto veramente di tutto … siete curiosi? Ecco una lista sommaria di queste ultime settimane … !

– Messo l’annuncio su graig list per trovare il web designer che mi aiuta a sistemare il sito del progetto finger moon;

– Ricevuto una valanga di risposte in un paio di giorni, e mi ci sono voluti alcuni giorni completi per valutare i lavori e gli esempi delle persone che si offrivano, e selezionarli per un ‘colloquio’;
– Visto le persone selezionate e scelto la persona (una donna, tanto per cambiare … ) che mi è piaciuta di più, come professionalità, idee proposte e compatibile col budget limitato che avevo a disposizione (e questo grazie a un donatore prezioso che sta sostenendo ‘the finger and the moon’ project);
– Visto molte performances, sia al grace exhibition space, sia ad exib art;
– Visitato il New Museum (mostra the ungovernables: mi è piaciuta parecchio, molti lavori interessanti, a volte molto semplici, ma sotto una lieve nuova variazione di prospettiva. Molti lavori provenienti dai paesi ‘emergenti’, come Brasile, Sud America, India, nord Europa, paesi arabi …);

– Visitato la biennale del Whitney (pollice verso per quasi tutto). Sembrava di essere a una delle più banali mostre di fine anno scolastico, prove e pasticci vari, e nemmeno un articolazione espositiva efficace o interessante …- l’unico lavoro che ho goduto è il Circus di Calder, che non faceva parte della biennale, ma era nella sezione delle opere permanenti …(foto a lato);

– Sono andata a Washington per 2 giorni per rivedere il mio amico storico Mengoz che vive in America da 20 anni e che non vedevo da più di 10 (lui vive vicino a Detroit e fa lo storico di musica antica insegnando all’università). Abbiamo camminato a non finire e parlato e ruota llibera e a raffica delle nostre vite per tutto il giorno e mezzo che siamo stati insieme. A Washington ho anche fatto un’azione lenta in omaggio alla giornata della lentezza 2012 
– Ho tenuto costante contatto con la mia assitente Francesca in Italia, che sta facendo un preziosissimo lavoro di archiviazione cartelle, press e progetti, con la mia collaboratrice antropologa Barbara e la curatrice Alessandra  per lo sviluppo dell’imminente performance ed evento collettivo di Genova
– Ho lavorato a due progetti in progress, site specific su New York: uno è il nuovo progetto del cibo (sto soffrendo non poco con la qualità del cibo che mangio, pur stando quasi ossessivamente attenta a cosa compro o a dove mangio … )‘the food project’ che per ora è incominciato con una serie fotografica estetica-denunciante-riflessiva che ho scattato andando in giro e frequentando la città.
– L’altro è progetto è ‘the finger and the moon’, in corso da parecchio, ma con un nuovo step: sto scattando fotografie alle miriadi di chiese/templi/sinagoghe che ci sono a New York, le più disparate immaginabili e con un mix di architettura, vita, spiritualità sommersa dall’urbanità, che è molto interessante. Questo corpus di immagini del  progetto mi servirà sia per la mostra che per la performance di ‘finger and the moon #3’ da farsi a Genova.
– Ho programmato con jill del Grace Exhibition Space la mia nuova performance sul cibo che farò in questa galleria, e abbiamo faticosamente fissato la data del 16 aprile (poiché io il 18 parto) per cui tutto piuttosto di fretta come al solito, ma qui a New York le cose sono così tante e rocambolesche che a volte si riducono con tempi molto stretti, però almeno qui le cose SUCCEDONO. ‘Make things done’ come dicono qua. Ed è vero. 

– Ho comprato, cambiandola due volte (ma per fortuna qui da H & B – o B & H? non ricordo mai … – compri una cosa, la provi e poi la cambi o la rendi se non ti piace), una nuova macchina fotografica con video HD da bomba e super leggera, che è stato il mio indispensabile strumento per le mie foto site specific. Ma che fatica per me comprare la tecnologia, quando ci sono mille proposte, mille differenze, e mille prezzi dalla a alla z … Ho comprato anche una videocamera HD molto buona con un prezzo interessante, ma non l’ho ancora provata bene (e ho sempre tempo per restituirla) … ma ci ho impiegato un mese a vedere modelli e decidere (e non essendo io una tecnica esperta, ma essendo molto esigente e non ricchissima, mi agito tantissimo … ).
– Ho avuto un’otite fortissima con male alle tempie, che mi ha costretto ad andare al pronto soccorso (poiché non sapevo dove andare) e a farmi toccare con mano il servizio sanitario di qua (quando vi racconterò … ) che fortunatamente con una doppia dose di antibiotici è guarita (spero sia sparita del tutto), ma ho avuto il mio bel da fare a giostrare con la logistica della città, le cose che sto facendo e la forte stanchezza causata da questa cosa …
– Ho passato il giorno di Pasqua con Mario, la mia migliore amica americana Nora e il suo fidanzato, a mangiare i famosi pancakes con mirtilli di Nora e finalmente a sentirmi in famiglia e con le persone a cui voglio più bene
– Ho comprato delle scarpe-sandali estivi di cui sono contentissima, un giubbino di jeans e un vestito optical, con rapporto qualità prezzo eccellente (non mi piace molto fare shopping, però devo dire che ho un occhio fino, e quando non cerco riesco sempre a trovare la cosa di qualità col prezzo giusto, o spesso con un super affare!).
– Ho tagliato i capelli dalla mia parrucchiera brasiliana che l’anno scorso mi è piaciuta tanto, ma questa volta non sono stata molto soddisfatta, e poi mi sono tagliuzzata i capelli da sola per personalizzarmi il taglio (non li volevo corti, ma nemmeno così lunghi come erano, li voglio di differenti lunghezze … ) … forse devo pure ritornarci, perché anche con questi ultimi ritocchi non è che sia proprio un granché (però meglio di quando erano lunghi e dritti come prima, che non si addicono al mio viso e al mio carattere).
– Ho preso il bus per Montreal (sono arrivata ieri sera) perché, dovendo preparare la nuova performance del 16 aprile (per la quale sto creando un video da proiettare live)  ho bisogno di stare al computer tutto il giorno, per cui ho pensato è meglio farlo a Montreal condividendo almeno la sera con Mario – che poi partirò per l’Italia e non si sa quando ci rivedremo – che non stare a Manhattan chiusa in casa nella piccola stanzetta (però anche Mario qui si è preso una casa che è microscopica e buia … ).
Beh, ciò che mi piace di New York è che si riescono a fare cose come in un anno altrove, anche se tutto però è molto faticoso, e questa volta ho sentito molto alcuni difetti e alcune cose difficili di questa città, e, a dirla tutta, Manhattan a volte mi sembra quasi in ‘decadenza’, turistica, superata (ho questa impressione netta, e la sto sentendo da alcune altre persone, sia che vivono qui o che ci vivevano. Qualche fermento nuovo c’è in Brooklyn, ma credo che i tempi d’oro della grande mela forse siano acqua passata (o no?).
Ah, e poi ho scritto un sacco di blog … !! Guardare post passati per credere 😉  
(E un po’ stanchina lo sono … ).

72. Manhattan in bicicletta e siti indiani …

Sono stata bene a Montreal, bello essere in una situazione di famiglia e di vita domestica. Ho lavorato tanto al computer e ho goduto la compagnia di Mario, stando molto rilassata e per lo più in casa. Però dovevo tornare a New York perché ci sono molti progetti che mi aspettano e questa città vuole offrirmi le sue sorprese … Sono partita giovedì 16 febbraio, col solito pullman e il solito lungo e lento viaggio, pure mezza influenzata (insomma, il mio corpo col freddo freddo non è che va tanto d’accordo … non posso farci niente!).

Sono arrivata a Manhattan e ho preso un taxi per recarmi nella mia nuova sistemazione newyorkese nell’East Village. Sono stata stra-fortunata: un membro di Servas ha una piccola stanza in più per gli ospiti, che ha deciso di affittarmi, per un prezzo ragionevole, per questi mesi. Avere un prezzo ragionevole a Manhattan è praticamente impossibile ed io mi sento e sono molto molto fortunata. E, cosa meravigliosa, ho anche a disposizione una bicicletta! Così l’altro giorno, per festeggiare il mio arrivo e la primaverile giornata di sole, sono andata col mio coinquilino a fare un giro in biciletta sulle rive di Manhattan – dove hanno appena costruito una splendida pista ciclabile – con lui che, da vero viaggiatore e vero servas, gongolava nel mostrarmi le cose più belle, inusuali o curiose, da vedere e da raccontare. Davvero una sensazione unica, stare sulle due ruote pedalando a fianco del ponte di Brooklyn! Scusate, non ho fatto foto, ma mi ero scordata di prendere la macchina fotografica, e poi spesso preferisco guardare che fermarmi a fotografare …

Poi dal giorno successivo ho ripreso comunque la mia routine di lavoro, con calma e relax, ma mi sono occupata di preparare i progetti, elaborare The Finger and the Moon e concepire un nuovo sviluppo qui a New York, e ancora a contatti, ecc … ecc…, il tutto condito con pasti qua e là in posti uno più diverso dall’altro, la sopresa delle strade di Manhattan dove ogni volta ti stupisci e ti meravigli, la vivacità degli stimoli, e la facilità di reperire tutto ciò di cui hai bisogno … certo, qualche volta mi sento sola, anzi non è corretto, perché sola sto bene, certe volte mi mancano tanto gli affetti, la mia famiglia in Italia e il mio amore in Canada, e mi chiedo che senso abbia essere così sparpagliati nel mondo … ma tant’è, la vita è ricca di percorsi e di risvolti, imprevedibili e affascinanti.

Curioso, per puro caso sono capitata in un paio di siti indiani dove appaiono i mei video … funny, nice!

http://www.ratedesi.com/video/author/liubanet

http://www.indiaeveryday.in/video/u/liubanet.htm?s=rating

E, cosa ancora più curiosa, sono andata ieri sera a sentire una conferenza di una mia amica in uno studio-luogo-di-artisti-appartamento-pieno-di-tecnologia, con terrazzino con splendida vista su midtown, i cui componenti, e molti degli spettatori erano indiani americani. Ho parlato con un ragazzo la cui famiglia proviene dal Punhiab e che è di religione sikh, e gli ho chiesto di poter andare a vedere una funzione nel loro tempio. Questo percorso alla scoperta delle religioni e dei loro luoghi mi affascina molto … e New York mi sembra un abisso per tutto ciò (ossia ce ne sono a non finire! … ).

 

71. Mamma Canada, l’ Hotel di Ghiaccio e altri pensieri

Sono arrivata in pullman da New York a Montreal martedì scorso, il giorno prima del mio compleanno il primo di febbraio (date le 6 ore di differenza, alle 18 del 31 era già il primo febbraio in Italia, e ho avuto subito un meraviglioso messaggio di auguri da Claudio, il primo in assoluto!. )
Ho fatto un ottimo viaggio, (v. post!) seppure lungo – sono solo 500km ma ci vogliono 9 ore in bus e ancor più in treno … !
Adoro vedere scorrere i luoghi dai finestrini e sentire di avere tutto il tempo che mi serve per scrivere, leggere, pensare, guardare … perfetto quando si ha il mood giusto, ed io l’avevo.
Sono arrivata a Montreal per stare con Mario un paio di settimane. Lui ha trovato una casa dove poter stare insieme, e mi sembrava importante vederlo subito, prima di affittarmi la stanza a New York e restare là come programmato per alcuni mesi.
Ultimamente lui ed io siamo sparpagliati in diverse parti del mondo e ci vediamo poco, e quando ci vediamo poco non riusciamo nemmeno a capire se il rapporto funziona o no. Quindi, eccomi qui per una pausetta canadese (o meglio quebecois) che mi risulta gradita anche perché ho pure molto tempo per preparare e focalizzare cosa mi servirà per il mio rientro a New York (parlando in termini di materiali contatti e lavori).

Sono arrivata qui con l’idea di stare in casa per la maggior parte del tempo, non ho voglia di fare molte incursioni nel freddo dell’inverno, anche se questa volta mi sono attrezzata bene, e non ho sofferto il freddo (e il tempo è stato pure per lo più soleggiato). Adoro stare in casa con tutto il tempo per pensare ai miei progetti e lavorare agli svariati aspetti che tutto ciò comporta (scrivere le e-mail, aggiornare il sito, il blog, scrivere i progetti, lavorare ai vari video, ecc … ), in più ora cade perfettamente perché Mario ha un lavoro regolare – che lo rende tra l’altro più rilassato e contento – e quindi è fuori casa 5 giorni su 7.

Non vi sto a raccontare dettagli sul nostro rapporto, perché sono privati, però voglio condividere con voi alcune riflessioni su Montreal e sulla vita in Canada in generale (devo dire Quebec, perché qui ci tengono molto a sottolineare la differenza tra il Quebec e il Canada inglese).
Montreal non è una città che mi entusiasma molto, però bisogna riconoscere che è molto rilassante, e che la qualità della vita è alta. Raramente vedi persone nervose, perché si respira un’aria da paese, con poco rumore, case per lo più basse, poche macchine in giro, neve ovunque (d’inverno). A me sembra un po’ come essere in una baita di montagna, mi manca solo il camino!

Questa cosa delle case basse è curiosa: eccetto il centro, situato verso il porto, tutta la grande estensione in superficie della città di Montreal è composta da case generalmente di tre piani, tutte con la stessa tipologia: un appartamento per piano e di solito ingressi indipendenti, con scale anche a chiocciola che partono dalla strada per arrivare all’appartamento del primo e secondo piano. Il risultato è che tutte le strade hanno case basse e spesso con giardino. Mi dicono che c’è una legge che vieta di costruire case più alte, per poter vedere il cielo (!! … Ciò suona un po’ all’opposto dell’abuso edilizio, no??).

Altra curiosità: l’altro giorno mi è venuta voglia di andare in piscina: mi piace fare dello sport e muovermi, soprattutto in una fase intensa di lavoro al computer. Poiché ho visto una piscina vicino a casa, ci informiamo sugli orari e sulle modalità di ingresso. Risultato: per gli abitanti di Montreal è gratis, per tutti gli altri costa una cifra … Mario è riuscito a farmi avere una tessera come ‘Montrealais’ e così ho la mia bella tessera per entrare gratis in piscina (in realtà la vasca non è granché, però mi piace che c’è anche il bagno turco … ).
E sapete perché le piscine sono gratis per gli abitanti? Poiché – questa è la spiegazione come me l’ha fornita Mario – il Governo preferisce spendere per il benessere dei cittadini in modo da risparmiare sulle spese sanitarie (+ sport = meno persone che si ammalano). Anche questa mi sembra una grande dimostrazione di lungimiranza e di civiltà.

Ho chiamato questo post ‘Mamma Canada’ perché per questi come per tanti altri motivi mi sembra sempre che lo Stato si faccia carico in maniera complessa e completa del suo cittadino. Avevo però coniato questo modo di dire alcuni anni fa riferendomi a Mario quando, ogni volta che stava più a lungo in Italia, con lo stress di non trovare lavoro e quello della burocrazia tentacolare (che poi mi dovevo sbobinare io per lui, che manco capisco a volte come funziona per me), se ne ritornava sempre in Quebec, perché Mamma Canada ci pensava  lei: sussidio di disoccupazione, possibilità di avere ingenti sponsorizzazioni per fare l’artista,o il gallerista, il curatore, il danzatore, l’attore, e qualsiasi altra attività si desideri, fondi accessibili per farsi aiutare in varie attività (Mario ha appena fatto una richiesta per un finanziamento per farsi il sito – secondo un bando che garantisce agli artisti le spese per questa ‘necessità’). Potrei continuare all’infinito, descrivendovi le cose che vedo, attraverso Mario (sono facilities solo per Canadesi, però! … ) e cose che vedo coi miei occhi.
Gli affitti, per esempio. A Montreal sono molto accessibili. Addirittura si possono trovare appartamenti per alcune centinaia di euro. Molto care invece sono alcune altre cose come i trasporti pubblici, e il vino (ma quest’ultimo perché il governo ci mette su le tasse come a noi per la benzina).

Però, nonostante tutto questo ben di Dio di agevolazioni, a me non piace molto stare a Montreal, perché non mi sento stimolata, nè mi riesce molto di divertirmi. Forse perché Mario sembra quasi che non conosca bene i posti o forse perché non ha la macchina (e col freddo invernale è meglio andare nelle zone servite dai bus), ma ogni volta che vado in giro non trovo niente di particolarmente eccitante e divertente – a parte un’ottima produzione culturale di spettacoli, per lo più in francese, e di mostre, che non è comunque cosa da poco.
La settimana scorsa per il mio compleanno siamo andati all’inaugurazione di un Museo e a un concerto di musica classica, ma quando siamo usciti, verso le 22.30, affamati, abbiamo girato almeno un’ora a piedi e al freddo per trovare un ristorante aperto, che poi alla fine non abbiamo trovato – e ci siamo dovuti accontentare di un fast food greco – Vabbè, è inverno, ma possibile che non abbiamo trovato niente di meglio???

Domenica scorsa, che era una giornata di gran sole e di freddo intenso ma sopportabile, siamo andati alla festa della neve, nel parco dell’isoletta di S. Elena di fronte a Montreal.
Premesso che ero imbaccuccata come un pinguino (perché comunque un bel -10 c’era di certo, nonostante il sole e il cielo blu) è stato davvero insolito e divertente tutto ciò che ho visto, e merita che vi allego delle foto.
La Festa della Neve era un Paradiso per bambini e teen-agers, piena di giochi. Dai più classici, come lo slittino, l’hockey su ghiaccio, il pattinaggio, a quelli più insoliti …

Quello che mi è piaciuto di più era il calcetto con persone viventi, che vedete qui a sinistra …
I giocatori, disposti come il noto schema dei calcio balilla, erano agganciati all’altezza della vita a una sbarra movibile e pertanto potevano muovere solo i piedi … esattamente come i giocatori di plastica del calcetto!

Tenete conto che il suolo era una lastra di ghiaccio, quindi i giocatori per colpire la palla scivolavano a tutto spiano, senza cadere perché agganciati alla sbarra di mezzo … e giù a calciare e cercare di fare goal! L’idea mi è piaciuta un casino, ed era pure divertente vedere giocare …

 Pista di automobiline per bambini, con tanto di
 pompa di benzina da cui rifornirsi…

 La pista per la corsa delle slitte …

e la pesca nel ghiaccio … (vedete Mario intento a capire come funziona ..).

  Scultura di ghiaccio e … … … …

… Atelier degli scultori: c’erano dei tavoli con diversi attrezzi a disposizione, e blocchi di ghiaccio da prendere e modellare a piacimento.

 

 … Dulcis in fundo … (del nostro elenco, c’erano innumerevoli altri giochi e attrazioni) il famoso syrop d’erable, ossia lo sciroppo d’acero,  la specialità Canadese: lo mettono bollente sopra la neve fresca e questo si coagula subito, tanto da poterne fare degli involtini con gli stecchetti per poi mangiarlo come un lecca lecca …

E ora le foto dell’Hotel di Ghiaccio: Albergo fatto tutto interamente di ghiaccio, nel quale si può soggiornare realmente (auguri!) e sembra sia pure molto richiesto, nonostante dormire nella stanza di igloo con letto in ghiaccio si aggiri sui 200-250 dollari … !!!
Però, guardate per credere, l’effetto è impressionante! – però io non ci dormirei nemmeno se me lo regalassero! Dicono che ti forniscono un sacco a pelo adatto per temperature fino ai -35 gradi, però però … come fai a leggere nel letto o fare qualcos’altro???

70. Primo febbraio

Devo riconoscere che sono felice, sento gratitudine nel cuore e sento di aver compreso alcune profonde verità, anche attraverso una purificazione col dolore, un dolore interno di una ferita dell’anima che esiste da sempre e che ho imparato a vedere con più leggerezza, con più relatività, e soprattutto ho un po’ imparato ad osservarla dal di fuori ed entrare e uscire dal livello che fa male.
E’ una gioia molto profonda, si sente la bellezza dell’amore di cui siamo circondati, e il sapore immenso della vita profonda, dell’energia vitale che scorre dentro e attraverso ognuno di noi, si percepisce la vibrazione meravigliosa di sentirsi puliti e perdonati, e questo perdono e questa dignità,  nonostante i nostri limiti le nostre fragilità e la nostra piccolezza, nessuno ce le può togliere, nessuna persona e nessuna cosa, e questo è fantastico, è la più grande verità che abbiamo, e averla capita è il più grande dono che mi è capitato negli ultimi anni, e anzi dall’inizio di questo 2012 è come se avessi la percezione FISICA di aver capito questa verità, di sentirla in ogni mio poro.
Non è che non ricadrò più in crisi, nè che la parte ferita non mi causerà più sofferenze e pianti, ma so che è possibile e veloce risalire, e soprattutto ho imparato a guardarla da fuori questa parte, accettarla, coccolarla, e non identificarmi, facendo ricomparire velocemente la parte collegata col tutto, assorbendo la parte dolorosa accogliendola e proteggendola, e pure sdrammatizzandola, non dandogli tanta importanza. E sai cosa è stato essenziale tra le altre cose? La purificazione del respiro, alcuni esercizi di pranahiama, l’attenzione al cibo e al suo benessere, lo stato di gratitudine del sentirmi circondata da qualcosa di immenso, sempre.

Il primo febbraio è il mio compleanno, e ho voluto condividere con voi queste riflessioni profonde, scritte in uno stato di gioia interiore, mentre ero sul bus che da New York mi ha portato a Montreal.