162. Grazie Umberto e buon viaggio

Sono colpita e commossa per la morte di Umberto Eco. Lo vedevo come un grande papà bonario, e ricordo con immensa gratitudine le sue lezioni all’Università di Bologna, dove ci faceva ridere come matti spiegandoci tutte le regole del linguaggio e della comunicazione. Un grande, un grande studioso, un grande semiologo, esegeta, scrittore, affabulatore, uomo. Proprio perchè aveva una conoscenza profondissima ed enorme la trasmetteva con una semplicità e una frizzantezza esilarante. Le sue lezioni erano spettacoli, di un godimento estremo. Ho letto quasi tutti i suoi libri, anche e soprattutto quelli di semiotica, e ricordo che un giorno, molti anni fa, ero in treno e leggendo il suo ‘lector in fabula’ ridevo da sola come una pazza. il mio vicino di treno, incuriosito, dopo mezzora che sghignazzavo, non ha resistito e mi ha chiesto cosa cavolo stessi leggendo di così divertente, ed io gli risposi, con suo grande stupore: un libro di semiotica di Umberto Eco!
Eco parlava delle più innovative teorie facendo gli esempi più quotidiani e ridicoli. Ne ricordo uno, presente proprio in Lector in fabula. Per spiegare l’importanza del contesto per decodificare una frase che nel suo.essere segnico è ambigua, Eco fa questo esempio: “Paolo parla con Piero e gli dice: io faccio l’amore con mia moglie tre volte la settimana. Piero risponde: anch’io’. Ora, come facciamo a sapere se i due parlano delle loro prestazioni amorose oppure se Piero si fa la moglie di Paolo? Ovviamente le parole di Eco erano molto più ridicole, però il senso era questo, e ancora lo trovo un esempio geniale.
Grazie Umberto, per il tuo sapere, per il tuo trasmetterclo con gioia e per quel fascino esilarante che ci regalavi ad ascoltarti a bocca aperta, per la tua grandezza umana e culturale. Grazie e buon viaggio.

 qui di seguito una bella intervista recente, pubblicata da doppio zero: