54. Compleanno blog!

So che ormai è passata la mezzanotte, e siamo già il 5 di ottobre adesso, ma per me è ancora ‘oggi’ ossia martedì 4 ottobre e … mi sono accorta che oggi il blog compie un anno!!! L’ho cominciato esattamente un anno fa, il 4 ottobre 2010 … beh, auguri blog! Che poi più che il blog è passata la vita, incontri, emozioni, storie, arrabbiature, pratiche, progetti, estasi, natura, domande, ignoto … e il blog ha surfato su tutto ciò, a volte entrandoci dentro, a volte sorvolando, a volte dormendo (sì va bene anche sonnecchiare un po’, e poi non sempre ho voglia di scrivervi tutto! … ), a volte dipingendo per filo e per segno.
Un anno è passato e sono moooolto contenta dei progetti che ho fatto, degli inviti che ho avuto e dello sviluppo del mio lavoro, invece a livello vitale sono sempre lì, in bilico tra uno spazio e l’altro, barcollando tra Milano Rimini New York e Canada, pencolando tra relazione attiva e passiva con Mario (abitare nello stesso posto/abitare a 6000 km di distanza … ), difficoltà a stare a Milano, voglia di scapparci appena posso e amore e odio che mi ci riporta sempre qui. Anche quest’anno sono in procinto di partire per New York e Canada, ancora non so bene come e quando (perché non riesco a preparare un viaggio in anticipo?) anche perché ora ho cominciato questo bel lavoro con gli assistenti e prima di partire vorrei trovare chi potrà starmi vicino anche se lontano e poter contare su collaboratori anche lavorando a distanza se necessario. Sono convinta che ci riusciremo … mi serve ancora ottobre credo, e poi sto lavorando alla progettazione-realizzazione di ‘The Finger and the Moon #3 a Genova (no, proprio no, non vi dico niente in anticipo su questo nuovo, big project!) e al nuovo step dello Slowly Project all’Aquila (sì avete capito bene, proprio lì) …
E in questo giorno di compliblog vorrei ringraziare tutti voi, pochi o tanti, vicini e lontani, fedeli o saltuari, che mi seguite in questo blog, e so che il vostro sostegno sottile e impalpabile ma reale mi permette di andare avanti. Questo mio lavoro è dedicato proprio a voi.

“Oscillazioni”, performance, 1998

Un bacione
Liuba

P.S. Mi è venuta fuori, d’istinto, questa foto da aggiungere al post, perché mi sembra che ci azzecchi proprio tanto con quello che stavo dicendo, e col compleanno e col ringraziare … ed è la foto di una performance che feci nel ’98, se non ricordo male, in una rassegna in casa di un collezionista fuori Milano. Era ancora la fase delle mie prime performances, quelle fatte davanti a un pubblico guardante (ricordo che questa performance finiva ballando col pubblico … e cominciava con una farfalla palloncino riempita di elio che adoravo e che avevo trovato ai giardini pubblici – esistevano ancora i venditori di palloncini, ed era solo poco più di 10 anni fa … !).

8. L’Aquila: sopralluogo nel centro storico

Sono stata a L’Aquila solo due giorni e mezzo che sono però stati molto intensi e ho potuto parlare e conoscere molte persone. Ho sentito storie, ho sentito malinconie, ho sentito speranze, ho sentito pazienza. Ma la cosa più importante è che ho percepito un’atmosfera di vita che rinasce, di positività e speranza, anche se farcita con la consapevolezza della complessità dei problemi e delle contrastanti realtà. Quasi ogni persona che ho conosciuto ha una storia diversa rispetto alla casa: chi ha la casa bloccata ma deve continuare a pagarne il mutuo, pur non potendo nè abitarci nè toccarla nè rivenderla, altri che dopo essere stati in albergo per un anno e mezzo sono tornati all’Aquila ma la loro casa non era pronta per cui sono dovuti andare ospiti in giro, chi ha avuto la fortuna di non aver avuto danni sostanziali e che, dopo un paio di mesi vissuti in garage per la paura, ha fatto qualche lavoretto e poi è ritornato ad abitare in casa propria. C’è chi abita nelle new town costruite nella periferia dopo il centro storico, e chi sta aspettando ancora. C’è chi non ha più il suo negozio in centro, e la sua attività commerciale e il suo lavoro sono scomparsi, e c’è chi ha ripreso l’attività in un container dislocato nei sobborghi limitrofi, gli unici dove si è riversata la vita di tutta la città. Locali notturni, farmacie, ristoranti si sono reinventati la loro sede in edifici di fortuna o in prefabbricati o in camion sparsi fuori dal centro. E poi c’è il centro storico, che è un immenso guscio vuoto, dove ogni palazzo è avvolto, protetto, sostenuto, da ponteggi, travi di legno, di ferro, archivolti, supporti. Materiali nuovi che abbracciano i vecchi e li tirano su. Si vedono molto le ditte di ricostruzione al lavoro, ma le strade accessibili e aperte ai cittadini sono poche, tutto il resto è ancora zona rossa presieduta dall’esercito. Ho vissuto molto le emozioni camminando nel centro storico dell’Aquila, e queste emozioni le ho messe nelle foto che ho fatto. Ho una serie di 200 fotografie, ne condivido alcune con voi, perchè parlano più delle parole.

7. Workshop all’Accademia di Belle Arti dell’Aquila

Sono molto contenta di essere stata invitata a presentare il mio ‘Slowly Project – L’Aquila’ agli studenti dell’Accademia di Belle Arti di questa città. Sono molto contenta perchè è da quest’estate che ho deciso che avrei fatto un ulteriore step all’Aquila del mio progetto in progress sulla lentezza. Dopo Milano, New York, Modena, mi sembrava che la lentezza all’Aquila si caricasse di ulteriori e forti significati,e inoltre l’idea di questo progetto mi è anche nata come gesto di affetto verso questa città e i suoi abitanti, come un modo, con i miei personali mezzi,  di dare un contributo a questa città.
E come accadono le cose che ‘devono  accadere’, questo progetto ha trovato subito aderenti, estimatori e promotori. In realtà è un lungo e faticoso lavoro di relazioni e di contatti, di scrittura del progetto e di studio della logistica e delle condizioni reali per fare la performance e il video, ma ha riscontrato subito segnali positivi e incoraggianti (come essere stata invitata quest’estate – avevo appena deciso di portare il progetto della lentezza a L’Aquila – a fare una performance in una rassegna a Rocca Calascio in Abruzzo, che per la prima volta mi ha permesso di prendere contatto con questo territorio).
Quindi sono stata molto contenta che la professoressa Lea Contestabile, nell’ambito della sua manifestazione ‘Etnorami’ mi abbia proposto di fare all’Aquila un workshop con gli studenti sul mio lavoro, ma soprattutto su questo nuovo progetto, per coinvolgere anche loro sia nella progettazione che in una mostra futura. E contenta anche della bella e acuta presentazione del mio lavoro da parte di Ivan d’Alberto, il direttore del MAAC di Nocciano, che ho conosciuto a Rocca Calascio quest’estate.

 Ho parlato agli studenti di come è nato il percorso che mi ha portato a lavorare in questo modo, quali  ne sono le modalità, le difficoltà e le caratteristiche, e abbiamo visto insieme alcuni miei video (con un pubblico attento e divertito: godo sempre quando gli spettatori, specialmente i più giovani, si fanno un sacco di risate quando vedono i miei video!). Poi ci siamo concentrati sul progetto della lentezza, cercandone i risvolti per la città dell’Aquila (lentezza/velocità della ricostruzione, lentezza/assenza del centro storico, lentezza come  lento risorgere e rinascere ecc..
E’ stato molto importante per me poter avere le loro opinioni e sentire le loro esperienze, e come si vivono la realtà dell’Aquila dopo il terremoto. Abbiamo fatto anche un brain storming per capire quale data fosse più adatta e quale percorso, considerando sia i valori concettuali e artistici del progetto, sia le esigenze pratiche della performance, sia le connotazioni simboliche della data da scegliere, sia il confronto con la nuova realtà urbana.

6. All’ Aquila in treno

Provenivo da Roma, e dopo essermi fermata ad Amelia, sulle colline in provincia di Terni da una simpaticissima coppia di amici servas, prendo il trenino che da Terni mi porta all’Aquila. Sembra di salire su una vecchia cremagliera che, a stantuffi e fatica, si arrampica tra gli appennini, fuori è freddo e il paesaggio di novembre è dolce e di colori rossastro bruno gialloverde. Novembre non è il mio mese preferito.Anzi è quello che più mi pesa ogni anno, però questo tour italiano si sta rivelando romantico e dolce, con la sua pioggia battente, le colline, gli ulivi e le montagne avvolti da colori indefiniti, né vivaci né assenti, un ibrido molle come un nylon davanti alle cose.
Mi sono goduta il viaggio in treno, come sempre, perchè adoro viaggiare in treno, adoro guardare dal finestrino e vedere il paesaggio che scorre e va, cullata dal ritmo del vagone che ballonzola. E addirittura preferisco di gran lunga i treni vecchi e lenti, come questo, col loro sapore retrò e caldo. Non amo prendere gli eurostar, e ancor meno le frecce rosse, che saranno pur veloci, ma non poetiche e oltretutto care come non mai (e in linee come Milano – Roma praticamente hanno tolto tutti gli altri treni che non siano freccia rossa, un’operazione di marketing occulto che mi indigna e che boicotto, prendendo le frecce rosse solo quando è strettamente necessario, ossia quasi mai – ecco, scusate se ho divagato ma questa roba delle frecce rosse mi sta qui).

Sto scrivendo da Rimini, mentre la gatta di Claudio, la Gina che adoro, sonnecchia russando e facendo strani mugolii (forse sta sognando? o ha il naso chiuso anche lei??).
Bene, arrivo all’Aquila a metà pomeriggio e mi viene a prendere la professoressa Lea Contestabile, che mi ha invitato al workshop in Accademia. Gentilissimo il marito mi accompagna al Bed and Breakfast in mezzo al traffico di una L’Aquila nuova, che scorre nei poggi limitrofi al centro storico quasi fantasma e la vita continua altrove tra una new town e un prefabbricato, e la farmacia nel container, e l’unica via di raccordo con la fila delle macchine.
Il giorno dopo gli studenti mi diranno, a proposito del mio progetto della lentezza, che se prima la loro vita nel centro storico era ‘lenta’ e camminata per le stradine, ora è frenetica e convulsa in mezzo al traffico delle poche strade che contornano la città. Ho visto coi miei occhi che tutto è distante da ogni cosa, e che ciò che è ripartito è sparso ovunque.