96. Una settimana a Taizè

Arrivata a Taizè. Avevo un gran bisogno di pace, di relax e anche un po’ di tagliare da tutto e da tutti … problemi pratici e psichici per la malattia di mio padre, problemi pratici e psichici nella relazione con Mario (che è ancora in Canada e ormai mi sto molto stufando, se non ho già raggiunto il limite), allergia di stare a Milano per più di alcuni giorni di fila, e soprattutto un bisogno di ritrovare pace, centro, spirito, allegria.
È come andare a fare un’immersione in un’energia diversa e ritemprante e, poiché in questo periodo sono stata risucchiata dallo stress e dalla fatica, e dall’ansia e dall’obbligo di stare  a Milano (essendo di origini romagnole d’estate trasferisco studio, baracca e baracchini a Viserba e mi piazzo di base là. Stare a Milano, soprattutto d’estate mi fa l’effetto di essere in una serra soffocante dove non solo mi disintegro, ma perdo ogni contatto col fulcro vitale, non sentendolo minimamente in giro e sentendolo poco anche su di me, poiché l’aria lì è davvero così povera di ossigeno che ti ritrovi a respirare a metà, quindi a diventare adrenalinica senza motivi essenziali … spesso non riesco a rilassarmi nemmeno stando in casa senza impegni, perché è come si ci fossero delle macchinette che frullano il cervello senza mai fermarsi che producono ansietà senza spesso motivi oggettivi …
Tutto ciò mi ha causato come un buco spirituale che ha bisogno di essere ricolmato. Un buco dove ho bisogno di rimettere dentro le motivazioni della mia vita, la centratura dell’esistere, il rapporto con l’assoluto, la serenità del sentirsi limpidi accettati e in sintonia con l’universo. Sono sempre stati come dei perni fissi e importanti per me, anche se poi regolarmente questi perni cadono, si rovinano o li perdo di vista o smettono di funzionare … così arriva il momento in cui sento che urge rimettere i perni al loro posto portante, e rinnovare il contatto con le parti profonde.

 E’ sempre stato per me il cibo essenziale, e il contatto con la spiritualità è anche il motore della mia arte e del motivo del fare arte. Una spiritualità magari non canonica, non appartenente a gruppi specifici, una spiritualità a volte un po’ sbandata e altre volte un po’ più certa, ma sicuramente un centro di vitale importanza nella mia vita, il centro appunto. Il perno.

Non so se anche a voi capita spesso di sentire inequivocabilmente che questo perno si è perso o che è soffocato da tutto il resto, oppure di sentire che le esigenze degli altri e della quotidianità ti impediscono di fare spazio per questi bisogni, oppure ti impediscono di concederti le cose che sai che ti possono riportare in una dimensione centrata … Dopo parecchi anni di convivenza con me stessa, devo dire che un po’ mi conosco e so benissimo cosa mi occorrerebbe per stare meglio dentro e per vivere più serena, ma poi ti capita che ci sono delle situazioni forzate dove non ti puoi permettere di fare ciò che ti farebbe bene.
So che mi capite e so che capite cosa intendo dire.
Ed ecco che in una di queste voragini di sete interiore, grossa come il sole, ho deciso di partire per Taizè, di regalarmi una settimana di cibo spirituale, in compagnia di persone di tutto il mondo, nella vita semplice della campagna francese, cercando di non portarmi dietro nessuna zavorra, né sentimentale, né familiare, né progettuale … in teoria ciò non è facile perché sono arrivata ieri, ma ho ancora sul collo le problematiche che mi sono lasciata alle spalle e i pensieri che circondavano le mie giornate, ma ho intenzione, in questi giorni, di fare una bella pulizia salutare, e di cercare di arrivare nel punto del silenzio e del vuoto dove finalmente nuove e fresche energie si possono ricaricare e installare.
Sono davvero contenta di essere qua e di trovare, anche solo nell’energia delle 4000 persone di ogni nazione che sono presenti a Taizé, che meditano con canoni e canti di tutte le lingue, un po’ di cibo per la mia anima piuttosto sfibrata, acciaccata e leggermente malridotta … vi terrò aggiornati per sapere se questa pulizia e ricarica ha fatto effetto!

Vi mando un bacione. E’ l’ora della cena e di mettersi in fila per il pasto (qui i numeri sono davvero tanti, e tutti collaborano anche).

Racconto fotografico:
l’andata piovosa
il traforo del monte bianco
il rito della luce, la prima sera
ragazzi portoghesi schitarranti in plurilingue
il panorama
la piazza principale…
silenzio per entrare nella chiesa
il mio angolino magico
la fila per il pasto…
pazienza e sole per ricevere il cibo… 4000 persone…
 
si mangia ovunque
in mezzo al gruppo di rovigo…
senza titolo
cluny
ritorno
ghiacciaio del monte bianco a chamonix