41. On the road again – Hamburg, May 2011


Sono in uno stato di grazia e di estasi. In mezzo al Blumen Garten di Amburgo.
Ancora on the road. Appena mi sposto e mi muovo verso altri luoghi mi sento viva e felice. Il passare delle cose nuove davanti agli occhi e dentro il cuore è come se mi rassettasse a zero tutti gli stereotipi  e le false credenze, e mi mette in una dimensione di accoglienza, di riflessione, di fertile movimento delle emozioni e dei pensieri. E ne gioisco totalmente.
Devo ammettere che sono pure parecchio brava a viaggiare, mi riesce facile come bere un bicchier d’acqua, e siccome ho cominciato da ragazzina, mi muovo ovunque come se fossi a casa.
Ho cominciato a girare l’Europa con l’InterRail, con due lire in tasca, risparmiate dalle paghette e guadagnate dando lezioni di chitarra dai 16 anni in poi ai ragazzini più piccoli di me. Non ho mai speso soldi per vestiti o concerti, ho sempre racimolato tutto il possibile per viaggiare e per fare arte.
Poi, viaggiando, ho imparato subito da altri viaggiatori ad usare le guide (adoro Let’s go, quasi più che le super eccellenti  Lonely Planet) e a conoscere the ‘Youth Hostels’, che in genere sono sempre nei luoghi più belli e centrali delle città e pieni di viaggiatori di tutto il mondo con cui scambiarsi informazioni, esperienze e punti di vista. Poi negli ostelli ho imparato a viaggiare da sola, conoscendo molte donne, soprattutto americane e australiane, che giravano per l’Europa anche per un anno. Allora in Italia non era pensabile che una ragazza si mettesse in viaggio da sola, invece io ho cominciato a farlo a 19 anni, e mi sono sempre divertita un mondo (conoscendo vagoni di persone).
Poi l’anno successivo imparai a fare l’autostop. Imparai in Irlanda, quando andai a Dublino a trovare un’amica irlandese conosciuta in un ostello del Belgio l’anno prima. Ricordo che lei abitava a Dublino ma aveva anche una casa a Cork e mi disse:  – Ci andiamo in autostop. – Come?? – dissi io, che allora in Italia l’autostop non era usato per niente e anzi considerato come una specie di accattonaggio. Invece in Irlanda, lei mi disse, era la norma, lo facevano tutti, ed era un modo per essere gentili e scambiarsi favori. Lo facevano anche le vecchiette per andare a fare la spesa! (le vidi con i miei occhi).
Così andammo a Cork in autostop, e imparai dove chiederlo e a chi chiederlo e quando chiederlo. Poi, dato che la mia amica tornava a Dublino ed io volevo visitare l’Irlanda ma non c’erano linee ferroviarie (ed io avevo anche il biglietto già pagato!) mi feci coraggio e partii per girare l’Irlanda in autostop. Gli irlandesi sono stati magnifici e generosi: amavano così tanto il loro paese e avevano voglia di condividerlo, e quando mi davano i passaggi mi portavano a vedere, facendo anche apposite deviazioni, i posti più belli e meno turistici, e poi mi scaricavano sempre sotto l’ostello di turno dove avrei alloggiato (o dove mi consigliavano di alloggiare). Fu un’esperienza così esilarante – scarrozzata ovunque, nuove amicizie, conoscenza diretta delle persone del posto – che lo adottai ancora molte volte, sia in Europa che in Italia, con altrettanto divertimento e successo. (Avevo le mie tecniche e i miei accorgimenti per viaggiare in sicurezza, e inoltre da sempre sono dotata di un intuito infallibile a prima vista, che mi consiglia chi scegliere e chi no, chi accettare e chi rifiutare … ).
Poi, molti anni dopo, ho conosciuto tramite un amico tedesco che veniva sempre a trovarmi in Italia (ciao Mathias!) un’organizzazione internazionale di viaggiatori che si chiama ‘Servas’. In pratica si offre e si riceve ospitalità attraverso un database di persone nel mondo, altamente selezionate (il database naturalmente è molto riservato). Anche prima di conoscere ‘servas’ ho sempre avuto la mia casa aperta agli amici viaggiatori, e a mia volta spesso ricevevo ospitalità di amici all’estero. Solo che con servas questo funziona ancora meglio, perché puoi contattare persone fidate in tutto il mondo. Sono entrata in Servas nel 2004 o 2005, e subito partii per Madrid e poi New York, accolta, i primi giorni, dai soci servas della città. E’ molto bello perché ti senti a casa ovunque, e invece di andare in un freddo e isolato albergo, sei accolto nelle case di persone del luogo che desiderano conoscerti e farti conoscere il loro paese e la loro città. Bello vero? (se vi interessa andate a vedervi i siti, c’è sia quello italiano, servas.it, che quello internazionale, servas.org mi sembra).
Beh, dopo questa divagazione ritorno a dove avevo cominciato: sono in questo parco meraviglioso in mezzo ai fiori, a miriadi di fiori diversi, pieni di colori, nel cuore di Amburgo.
Avevo voglia di venire in Germania. Dopo il caos vitale di New York, e il rientro nello stress milanese (io non so – ci rifletto da 10 anni e più – sarà l’aria o moti inconsci, ma a Milano non sto mai bene e la soffro parecchio. Diciamo che c’è anche un amore e odio, cose che mi trattengono e cose che mi respingono. Ma chi mi conosce bene sa che la mia casa di Milano è un luogo per me di passaggio, e pure un aiuto ai miei viaggi e alle mie esperienze artistiche).
Avevo voglia di Germania, così rilassante, senza rumori, tutto ben ordinato e civile, e tanto verde, tanta ecologia e tante biciclette. E ringrazio Anette e tutto il gruppo di brema che mi ha voluto e invitato qui in Germania, dandomi occasione di tornare ad operare su questa terra dopo parecchi anni.
Quindi mi godo questa trasferta felice felice!
Ieri sono arrivata ad Amburgo-Lubeck con un volo Ryanair, ho preso un bus per il centro di Lubecca (non resistevo dalla curiosità e mi sono trascinata dietro la valigia per tutto il tempo) e poi ho preso un treno per Amburgo dove ho dormito una notte, e oggi sono a zonzo a perlustrare questa interessante città, e sono da ore in estasi in questo parco gigante e meraviglioso dei fiori, e per rifarvi gli occhi vi dono questi fiori colorati in una carrellata di foto!