57. Il Capodanno Celtico sull’Appennino Bolognese

Dopo un paio di mesi veramente pieni densi laboriosi faticosi diciamo pure stressati seppur felici, dove ti sembra di boccheggiare a volte dall’ansia delle cose che devi fare e da quelle che aspettano di essere fatte, dove come al solito ti trovi a gestire in contemporanea diverse identità, ruoli e profili, per far quadrare tutte le esigenze della vita quotidiana, artistica, familiare, personale e sociale (…ora posso prendere il respiro…) approfitto del ponte lungo per andare da Danusia sugli Appennini e fermarmi là alcuni giorni, in questo luogo che ho visto nascere e che ora è una bella associazione culturale e comunità di persone che vivono nel borgo di pietra in mezzo alle colline e ai boschi. Sono venuta qui per la festa delle streghe e il capodanno celtico, ma soprattutto per vedere gli amici e respirare, e fermarmi in pace per alcuni giorni.

Si sente che la bella stagione è finita, e con lei i raccolti e con lei le uscite e il riversarsi esplodendo fuori, e comincia il tempo in cui aggrovigliarsi nel calore della calma e della riflessione, rannicchiandosi davanti al fuoco e aspettando di maturare il seme per una nuova primavera.
Forse per la prima volta sto apprezzando questo tempo dell’anno che spesso considero il più triste e novembre il mese che meno sopporto, col suo bigio e grigio, e con la sua inarrestabile discesa che porta altro freddo e altro buio. Invece ora la sto vedendo da un punto di vista diverso, godendo di questo malinconirsi della natura e di questo chietarsi delle cose, in preparazione al ventre dell’inverno. Sento la poesia del ritrarsi della natura e ne seguo le sue orme, sintonizzandomi sul ritmo meditativo dell’autunno e dei suoi colori tenui seppur caldi.
Oggi leggevo qualcosa in più sul capodanno celtico, domandandomi perché i celti mettevano l’inizio dell’anno  in un momento non di rinascita ma di discesa … e ho capito la simbologia del ritirarsi per l’inizio dell’inverno e in questo vuoto del ritirarsi è insito il potere che creerà il prossimo fiorire, e da questo declinare nasce la forza del nuovo e così comincia per i celti, comincia proprio qui il nuovo anno.

Sto facendo passeggiate, condivisione, natura e lavoro, con calma e pace. So che questi sono un po’ anche i miei luoghi e so che prima o poi anch’io avrò una casa in campagna. Più cresco più il mio bisogno primario è respirare bene e vedere belle cose davanti agli occhi. Ora ho ancora bisogno di viaggiare parecchio prima di sistemarmi una fissa dimora  – poiché quella di Milano, seppur carina e a poco a poco plasmata sulle mie energie,  è una casa che considero di passaggio e non nel luogo dove vorrei mettere radici – ma quando, mi dico, è necessario mettere radici? e se le radici sono nel mondo tutto intero? la risposta ancora non la so, perché sono sempre in balia di queste doppie esigenze e predisposizioni: al viaggio e allo stare, al muoversi e al restare, al movimento e alla quiete.