172. Opening di Artissima

Sono di rientro dall’ opening di Artissima. Anche quest anno ho deciso di prendere il treno e andare a Torino – da visitatrice, niente performance e niente esposizioni – per curiosità e aggiornamento, più che per impegni o appuntamenti veri e propri.

 

Mi sembra che il concetto di Fiera dell arte sia in declino – se mai ha avuto un culmine – una grande baraonda di gente, confusione e campioni di lavori di ogni tipo ( dico campioni nel senso di elementi unici, scollati col mondo e la produzione del singolo artista).
A volte mi diverto agli Opening  – spesso però mi sono divertita perché li criticavo o li prendevo in giro facendo una performance! –  ma questa volta mi sono abbastanza annoiata. Se devo essere sincera mi sembra quasi che le fiere d arte danneggino l’ arte invece di favorirla o divulgarla. La stragrande maggioranza del pubblico è come portato lì dal fascino di trovarsi di fronte all’ arte, ma ciò che si incontrano sono singoli lavori, alcuni di qualità e molti altri, anzi la maggior parte, di carattere prettamente decorativo o manuale o entrambi, che poi sono le cose che vendono di più. Ma ho trovato poco e nulla che mi portava la vita.

 

Dico che le fiere danneggiano l’Arte perché gli artisti bravi, che fanno belle opere, bisogna vederli con calma, con spazio e con molte opere, non estrapolare un oggetto dalla loro produzione, e questo proporre oggetti-opere frantuma il mondo poetico dell artista e non si coglie quasi nulla del mondo che c è dietro. Ovviamente ci sono eccezioni, ma oggi in fiera non molte. E un certo tipo di mercato e di collezionismo non solo mi irrita, ma nemmeno lo capisco.

 

Come sezioni da vedere funzionava la sezione del disegno (c’era anche l’anno scorso oppure era una novità?) è adatta per la fiera, sono opere spesso fatte per essere viste da sole, ottimi esercizi di stile ben volentieri comprabili, danno il gusto del piacere estetico della buona esecuzione.
Funziona, come sempre a Torino, la sezione dei progetti Present/Future, almeno perché sono delle sezioni monografiche e ogni artista può fare una mini personale. Quella che ho preferito è di Ludovica Carbotta. È un lavoro piuttosto denso e misterioso e decodificabile al tempo stesso. E poi lei me la ricordo bene, perché molti anni fa alla fiera di Basilea ha fatto la seconda cameraman alla mia performance ‘Art is long, Time is short‘ della serie Slowly Project, quando lei era ancora in erba.
Il lavoro di Ludovica è stato uno delle poche cose per cui è valsa la pena venire a Torino. Un altra cosa che ho trovato molto poetica erano dei lavori portati da una galleria giapponese, di artisti giapponesi, che dentro a scatole tradizionali di legno inserivano lastre con video che si muovevano, senza fili. Sono stata contenta anche di vedere nella sezione Back to the Future le sedie e le opere dell’architetto Cesare Leonardi, un grande, che avevo conosciuto perchè una sua sedia mi è stata proposta (e ovviamente accettata) per la mia performance e installazione AlphaOmega che feci per la prima volta a Modena nel 2002.

 

Ho avuto invece un senso di smarrimento quando ho visto da Guido Costa dei quadri di Chiara Fumai. Ho avuto questa sensazione poiché mi chiedo con inquietudine se occorre togliersi la vita per avere il sistema che si accorge della produzione di un artista. Sono contenta che Milovan Farronato l’abbia scelta per il padiglione Italia della biennale di Venezia, sia perché mi piace che Chiara abbia il suo riconoscimento grande, un gesto di affetto che si merita, e poi perché la sua ricerca la vedo affine ai gusti di Milovan, che ha fatto benissimo a sceglierla per Venezia. Ma diverso è il fatto di vedersi dei suoi quadri in fiera. Purtroppo i pescecani arrivano quando c è di mezzo il sangue, e ciò mi da una sensazione un po’ strana, per non dire altro.

 

Mi ha anche colpito il pubblico di questo Opening. Al contrario di quasi sempre, quando incontro agli opening miriadi di persone che conosco, fra artisti curatori galleristi critici collezionisti giornalisti, quest’anno ho visto poche facce note, se si escludono quelle dei soliti galleristi che esponevano, e ciò mi stupiva un po’. Che la frequentazione delle fiere sia diventata appannaggio di una certa borghesia e di professionisti vari ma disertata dalla maggior parte degli artisti? O sono forse io che invecchio e non conosco tutte le nuove leve? ( ma i giovani nel pubblico non erano la maggioranza…), che l’arte stia diventando di moda e attiri molte fette di curiosi dell alta società (o meno) lasciando gli addetti ai lavori a casa a lavorare ? O le fiere stanno diventando così tante e così troppe e così disinteressanti che non vale la pena più seguirle? Forse tutto questo mescolato insieme?

 

Finisco ripensando, perché mentre giravo per gli stand a torino mi era ritornato in mente, quando ero qui all’Oval a Torino a fare la performance Untitled nel 2010: vestito lungo, capelli lunghi (eh sì ve lo svelo…era una parrucca!), piedi scalzi, abbracciavo tutti… poiché nelle fiere il grande assente, la grande mancanza è il rapporto umano, il calore, la vicinanza. E ancora lo penso. Un gesto di vita, di contatto umano in mezzo alle vendite, al mordi e fuggi, all’apparire, al vedere e al farsi vedere. Abbracciare la gente non è qualcosa di così strano, anche molti flash mob lo fanno (però io lo feci nel 2010, abbastanza in anticipo…), ma ciò che mi interessava era abbracciare all’opening di una fiera dell’arte, dove troppo spesso sentiamo nell’aria indifferenza, arrivismo, competizione, mercanteggiamenti, snobismo, frenesia… ma manca nei rapporti quella dose di umanità-umiltà-coraggio-calore che l’abbraccio incarna come realtà e come metafora.
Non ho ancora montato un video da quella performance, della quale ho una bellissima serie fotografica .. ecco ho deciso, sarà il prossimo lavoro di montaggio a cui mi dedicherò, fra i molti video ancora da montare e di cui sono in arretrato.
LIUBA, Untitled 2010, performance at Artissima Opening, photos by Ivo Martin

4. Liuba @ Artissima

Et voilà eccomi qui, ancora stanca ma soddisfatta dopo la performance di giovedì all’Opening di Artissima: i preparativi, la trasferta, la concentrazione dei giorni precedenti, la performance, il finire il video in anteprima che andrà in mostra a Genova (domani ma dovevo finire e spedire il dvd settimana scorsa…), fare lezione ai miei studenti tutto il sabato e finalmente IERI riposarmi un po’ (ho passato la domenica a dormire debole come un purè). Avrei voluto postare prima, ma è stato impossibile, e poi ho dovuto scaricare, scegliere e adattare al web la selezione delle più di 500 foto fatte alla performance dal bravissimo Ivo, e selezionare i videostill dalle riprese di Angela.

Ora vi spiego cosa ho fatto e poi vi metto alcune foto

Il lavoro è nato provando sulla mia pelle il disagio di sentire la freddezza dei rapporti che solitamente si instaurano con gli altri, anche e soprattutto nel mondo dell’arte. Spesso ci si relaziona per progetti in comune, per business, per utilità, per conoscersi, per collaborare.. ma le dinamiche di incontro sono quasi sempre fredde, impersonali, frettolose e stressate. Stiamo perdendo la capacità di instaurare rapporti ‘caldi’ con gli altri, affettivi, che partono da un dialogo con l’individualità e la personalità di ciascuno.
Per questo motivo mi sono immaginata un’azione dove il protagonista è l’abbraccio, il contatto umano, lo stringersi di corpo contro corpo. E questo tanto più in un contesto ‘formale’ e sociale come l’opening di un’ importante fiera dell’arte, dove tutti si incontrano, si parlano, si scambiano opinioni, fanno affari … senza mai incontrarsi davvero.
Mi sembra che la nostra società stia perdendo la fisicità e l’emozione, e il rapporto con gli altri è sempre più mentale o utilitario, o addirittura virtuale, come accade con e-mail, chat, social network, sms.
Invece a me interessa il lato umano delle persone e la fisicità della vita (pur non disdegnando il virtuale, e infatti sto facendo il blog…!)

Ho cominciato ad ‘abbracciare’ alle 6.30 sino a più delle 9.30, avrò abbracciato centinaia e centinaia di persone. Il mio abbraccio era diretto, accogliente, guardavo dritto negli occhi e toccavo le persone, e quasi tutte hanno avuto reazioni di estrema gioia, di bisogno estremo di quell’affetto, molte sentivo che si rilassavano dentro stretta del mio corpo e delle mie braccia, moltissime si capiva che ne avevano un bisogno estremo e il loro corpo diventava improvvisamente vivo, gli occhi rilucevano, e la bocca sorrideva beata…

Non è stato facile prepararmi, perchè sapevo che anche questa volta, per fare la performance, dovevo mettermi a nudo totalmente, aprire la mia affettività e la mia umanità agli estreanei che incontravo, e non vi nascondo che prima della performance mi sono detta: ma chi me l’ha fatto fare?? (è buffo, lo dico sempre…prima penso e immagino che performance vorrei fare, godo al prepararla e già la vedo, poi quando la devo fare, qualche ora prima, mi dico sempre se sono scema….anche prima della performance in Vaticano, preparata con fatica in due anni, mi sono data mille pizzicotti dalla paura mandandomi invettive sulla mia idea di piazza S. Pietro…)

Durante la performance mi sono sentita benissimo, ho dato e ricevuto emozioni, e ho visto che guardando dritto negli occhi le persone ed abbracciadole ciascuno si lasciava andare a questo senso di umanità. E davvero era come se non mi fregasse più niente dell’arte, la vita innanzitutto, e le emozioni, e i corpi, e le energie vitali.
Alla sera però ero stanca morta, non sembra ma aprire le braccia, chiuderle e stringere per centinaia di volte mette in moto dei muscoli che non sempre sono abituati a tanto sforzo prolungato! (così come quando faccio la performance del camminare a rallentatore dopo mi fanno male da morire i polpacci e tutti i muscoli delle gambe!…ragazzi, non fate palestra ma performance per tenervi i forma!)

un ‘abbraccio’
Liuba

un grazie vivissimo a:
Angela Tomasini per le riprese
Ivo Martin per le fotografie
Grazia di Bartolo per l’accoglienza nella sua bella casa
Charlie di Room Arte per il supporto logistico