Performances: strade cittadine di Bruxelles, Avignone, Bologna, Praga, 2000.  Francoforte, 2002;

 

video: Polypolis Frankfurt, 2002, Italy, colours, 7’50” – Polypolis Brussels, 2000, Italy, colours, 5’33” – Polypolis Bologna, 2000, Italy, colours, 13’10’ ‘- Polypolis Avignon, 2000, Italy, colours, 9’30” – Polypolis Prague, 2000, Italy, colours, 13’00” tutti ed 3 + 2ap

videoinstallazione: 5 video da vedere simultaneamente

serie di fotografie analogiche da schermo con video di performance montate su alluminio

 

Produzione: Bologna 2000, Capitali Europee della Cultura 2000

 

 

Il progetto Polypolis, nato nel circuito delle Capitali Europee della Cultura del 2000 e da esso prodotto, consiste nella stessa performance attuata in differenti città europee, Capitali Europee della Cultura nel 2000, per sondarne, attraverso la ripetizione della stessa azione, le peculiarità e le differenze. Le città sono Bruxelles, Avignone, Bologna e Praga, a cui si è aggiunta Francoforte nel 2002.

 

La performance,  intitolata Le Mummie Vincenti e continuazione di quella realizzata a Milano nel progetto omonimo,  si svolge per le strade quotidiane e trafficate della città.

Le ‘Mummie Vincenti’ sono persone che credono di essere socialmente ‘arrivate’ e vincenti, ma le cui vite sono completamente chiuse e soffocate da gabbie di doveri, convenzioni, ipocrisie e stress. Il risultato è che nel loro profondo queste persone sono come mummie, ma non se ne rendono conto.

 

Le mummie, a volte, siamo tutti noi. Nella performance l’artista mostra in maniera ‘visibile’ e corporale, i condizionamenti ‘invisibili’ nei quali siamo immersi, indossando, come fossero abiti, due grosse scatole bianche, che le impediscono i movimenti e la bloccano.

  • Polypolis. Panchina Praga, 2000-2001, cibachrome da monitor televisivo con video di performance, cm. 70x100 ed.6+1pda

  • Polypolis. Scale mobili Praga, 2000-2001, cibachrome da monitor televisivo con video di performance, cm. 70x100 ed.6+1pda

Le radici profonde di questo progetto si trovano nella presa di consapevolezza del disagio esistenziale e della vuotezza che aleggia nelle nostre città, sempre più omologate a un sistema di vita volto alla produttività, al consumo e all’apparire.

 

Il senso di vuoto e di raggelamento che si percepisce nel mezzo della folla balza all’occhio come immagine visiva, nettissima, di persone incasellate, inscatolate in un sistema di vita che le costringe e le annulla. Il dramma ancora peggiore è però che la maggior parte di queste persone non si accorge di essere incapsulata in delle scatole che limitano la loro esistenza, ma si sente “vincente” perché arrivata socialmente o economicamente, impegnata in un valzer frenetico di conquiste inutili sopra conquiste inutili.

 

Questa condizione viene evidenziata e denunciata, artisticamente, da una serie di performances effettuate da LIUBA dentro il vissuto quotidiano di diverse città. LIUBA si presenta incapsulata dentro due grosse scatole bianche, che la costringono nei movimenti e la rendono bloccata, schematica. I suoi movimenti, limitati dalle scatole che la avvolgono, sono a scatti, oppure sono di drammatica ribellione per divincolarsi dai limiti che la circondano.

 

Volti di sofferenza o volti d’indifferenza, denuncia di una condizione umana che sempre più penetra nel nostro meccanismo d’esistenza: l’imprigionamento dell’uomo contemporaneo nella gabbia dei doveri, delle convenzioni, delle ipocrisie e delle ideologie. E’ una gabbia che congela e blocca ogni possibilità autentica di vita, ma con un meccanismo a volte tanto sottile che non viene nemmeno percepito: le “mummie vincenti”, così vengono chiamate dall’artista, si credono sulla cresta dell’onda, socialmente arrivate, e nemmeno si accorgono che sono bloccate, artefatte, imprigionate e immobili, depauperate da ricchezze pulsanti che non sanno riconoscere più.

 

POLYPOLIS BRUSSELS

 

 

La performance a Bruxelles si è svolta in un giorno che la città era paralizzata dallo sciopero dei camionisti, che avevano bloccato tutte le strade principali della città.

Questa coincidenza è avvenuta per caso, in quanto lo sciopero è coinciso proprio nel giorno in cui LIUBA era a Bruxelles, col suo cameraman, per fare la performance.

 

La città, bloccata dai camionisti, era presidiata da polizia armata sparsa ovunque, e le strade non erano agibili dalle macchine, tanto che i grandi vialoni della zona del parlamento europeo erano riempite di persone che, smarrite e sorprese, si recavano a piedi ai loro impegni.

 

Questa casualità ha interferito con la performance, e ne ha anche accentuato e drammatizzato i contenuti. Il risultato del video è anche il ritratto di Bruxelles in una dimensione inedita. La città è quasi surreale con gli enormi vialoni bloccati al traffico, gli accampamenti di autisti coi loro camion e la polizia presente ovunque.

  • Polypolis. Brussels, 2000-2001 cibachrome da monitor televisivo con video di performance, cm. 70x100 ed.6+1pda

POLYPOLIS AVIGNON

 

 

La performance ad Avignone è stata effettuata in orario serale, trovando una città sorprendentemente deserta nelle prime ore serali di una giornata estiva. Anche in questo caso il carattere della città emerge decisamente dal video e dalle reazioni delle persone.

  • Polypolis. Avignone, 2000-2001 cibachrome da monitor televisivo con video di performance, cm. 70x100 ed.6+1pda

POLYPOLIS  BOLOGNA

 

 

 

 

A Bologna, città universitaria per eccellenza, la performance ha vagato per le zone del centro storico, con moltissime interazioni degli studenti, ma anche con un interruzione proprio… da parte dell’Accademia di Belle Arti!

 

  • Polypolis. Bologna, 2000-2001 cibachrome da monitor televisivo con video di performance, cm. 70x100 ed.6+1pda

POLYPOLIS  PRAGUE

 

POLYPOLIS  FRANKFURT

 

 

La performance a Francoforte è stata fatta durante il viaggio in cui LIUBA e il cameraman Ciro d’Aniello erano in giro per l’Europa per fare le performances di Polypolis nelle Capitali Europee della Cultura del 2000.

Nonostante Francoforte non fosse fra le città capitali della cultura del 2000, l’artista ha ritenuto importante includerla nella serie, andando a fare la performance nella zona della borsa e delle banche, simbolo dell’efficienza tedesca.

Il video tratto da questa performance è stato montato successivamente, nel 2002, e fa parte dell’installazione completa del progetto.

  • Polypolis. Frankfurt, 2002 cibachrome da monitor televisivo con video di performance, cm. 70x100 ed.6+1pda

Il disagio sociale ed il bisogno forte di rivolta e riscatto sono le prerogative del lavoro di LIUBA. Oppressione: questa è la parola chiave che sta alla base delle azioni performative che attraverso lo sconvolgimento dell’ordine imposto ci portano a riflettere sulla nostra condizione di uomini.

 

Polypolis, che si è svolta nelle quattro Capitali europee della cultura 2000 (Avignone, Bruxelles, Praga e Bologna) si inserisce appieno in questa poetica fortemente sociale. Le metropoli sono lo sfondo della nostra vita, rappresentano gli spazi alienanti nei quali svolgiamo le nostre attività produttive, attraverso iterazioni basate su codici radicati nei secoli, che eliminano la nostra individualità.

Siamo costretti ad indossare maschere, le stesse che LIUBA attraverso le sue performance ci costringe a togliere. L’azione si svolge nei confronti del pubblico, l’artista inscatolata in enormi strutture di carta passeggia per le città, nelle metropolitane, entra nei caffè, interagisce con i passanti ignari. Ciò che colpisce sono le espressioni, i visi delle persone esterrefatte a cui viene sconvolta la normalità o meglio il codice imposto di comportamento.

 

Le scatole di LIUBA rappresentano appunto tutto quel sistema, tutte quelle sovrastrutture (convenzioni, doveri e stili) che pur dandoci il senso della realtà sono lontane dalla nostra anima. Il viso dell’artista è dipinto di bianco perché lei stessa si priva della propria identità per diventare il simbolo di un’umanità stereotipa. I gesti e le espressioni sono esagerati e volutamente carichi di finzione; essi rappresentano in maniera grottesca i nostri comportamenti quotidiani sublimandone gli aspetti peggiori.

 

[Testo da catalogo di Stefano Verri.]

  • Polypolis, veduta dell'installazione alla Salara di Bologna, 2001

  • Polypolis, immagine della performance live alla Salara di Bologna, 2001

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