139. Papà ci sei ancora

A gennaio mi sono precipitata a Milano ancora una volta, stentando a crederci e in lacrime, papà se n’era andato e ci aveva lasciati.

E’ una cosa troppo grande da parlarne qui, non ci sono parole che non sminuiscano tutto, solo il silenzio posso scrivere, e tanta nostalgia, tanto amore, tanta sofferenza, tanta anima.
Sono stata in contatto con l’anima di papà che mi ha abbracciato tutto il tempo.
Mi sono piombate sulle spalle caterve di cose e responsabilità (no fratelli no sorelle).
Avrei voluto mille, centomila volte di più
aver stretto, capito, abbracciato mio padre
ma ora non ci sei più
ma ti sento ancor di più

Ci sei ancora in ciò che ci hai lasciato, nel tuo esempio, nella tua presenza dentro l’anima e la mia anima si ingrandisce, si assomma alla tua e le custodisce entrambi dentro.
In un certo qual modo, papà, mi sento più forte
perchè ora sei ancora di più con me.

138. Duro inizio d’anno

Poichè il progetto di questo blog è aprire una finestra sulla vita quotidiana di un’artista, con i suoi aspetti connessi alla vita normale di tutti i giorni, i problemi legati alla famiglia, alla salute, alle difficoltà, le gioie universali, l’amore, le speranze, e al tempo stesso inserire il back stage e gli stati d’animo che sta dietro ogni lavoro, ho deciso che devo essere onesta e parlarvi anche delle cose più difficili, però che sono umane e universali per tutti, ossia la malattia e la morte.

Tutto ciò incide poi profondamente sulla propria vita, ma anche sulla propria arte, essendo ogni nostro lavoro plasmato e nutrito con le nostre storie vissute, con la nostra anima gettata nel mondo (per dirla con Heidegger) e le sue molteplici avventure, facili o difficili che siano, leggere o pesanti.

sempre in viaggio… la mia stanza a Berlino

L’anno è cominciato in maniera molto difficile. Intanto la situazione precaria e fragile e sofferente dei miei, con la malattia di mio padre, dalla quale non voleva tirarsi fuori e non voleva cooperazione, e la malattia, più cerebrale che fisica, di mia madre. L’anno scorso rimasi a Milano per questo tutto l’anno, e fu molto difficile. Quello non è il mio posto, dopo una settimana che sto in quella città mi prende una morsa di ansia e stress che mi impedisce quasi tutto il resto: per cui quest’anno, verso ottobre, ho sentito che ancora dovevo muovermi dall’italia e per non andare lontano dai miei genitori e poter essere presente, scelsi proprio Berlino, in quanto il posto che più mi attrae in Europa e il più adatto al mio lavoro. Partii per Berlino, quindi, come avete visto dai precedenti post di questo blog, sapendo anche che sarei ritornata spesso a Milano.

Così, appena finita la performance al Kreuzberg Pavillon, e l’intervista alla Tv, rientrai a Milano il 18 dicembre per il periodo natalizio, dedicato alla famiglia, e allo stare vicino, a volte senza capirli, a volte anche litigandosi un po’, ai miei genitori, che essendo figlia unica, sono la parte più profonda di famiglia che ho. Non fu facile, come spesso accade, ma anche dolce, spesso un po’ triste.

Per capodanno però decisi di tornare a Berlino, era lì il mio posto in questa stagione, lo sapevo benissimo, poichè si adempissero le strade che si dovevano adempire. Di questo avevo ed ho l’intuizione, per cui la seguii.
Ricordo lo stress per partire per Berlino il 30 dicembre: tutti gli aerei, of course, erano pieni e impossibile prenotare un posto, e poi per giunta carissimi, passaggi con blabla car non ne trovavo, allora decisi di prendere la mia macchina, e offrire passaggi alle persone, sempre attraverso lo stesso sito. Inutile dirlo che trovai tonnellate di persone che volevano un passaggio per Berlino poco prima di Capodanno! Così caricai 5 persone, sulla mia Hyunday Getz, tanto brava quanto comoda, pur essendo comunque non una macchina grande. Non avevo mai fatto un viaggio così lungo, e per lo più d’inverno, per cui mi informai come un’ossessa sulle condizioni del tempo nel tragitto (sapevo che c’era il sole, altrimenti non avrei fatto la Svizzera), mi comprai le catene da neve – si lo ammetto, non le avevo, anche se non bisogna dirlo – sentendomi a disagio nella scelta, poichè di queste cose non ne capisco niente (e il mio maschio era in canada – come quasi sempre – e poi loro hanno altri tipi di macchine e non usano di certo le catene, con un inverno a -20 per 4-5 mesi all’anno! – come quest’anno). Ricordo molto bene il paio di giorni prima della partenza (e decisi di partire in macchina solo il giorno prima!), così faticosi per la forza che mi costò tenere tutto in pugno e fare questa performance automobilistica fino a Berlino… Poi il viaggio andò bene, conobbi persone molto simpatiche e interessanti, nessun inceppo solo alcuni inconvenienti proprio alla partenza (che non vi sto a raccontare sennò dite che sono grulla…) e una multa in Svizzera, scattata con la foto, mentre andavo a 100 all’ora sull’autostrada :O ….in quell’unico tratto il limite era 80 ma io non lo vidi…) più a meno vicino al punto dove scattai la foto qui sotto.

Il viaggio per Berlino attraverso il San Bernardino (apprezzate la rima…)

Beh, che dire, arrivai il 30 sera, stanca ma felice di aver trovato tutte le strade ed essere arrivata a casa di Claudia dove Ingo mi aspettava col minestrone, quando il 31 pomeriggio – dico il 31 pomeriggio – mamma mi chiamò disperata che il mio adorato gattino Fiore, preso anche per lei, per fare compagnia a mia mamma, spesso annoiata dato che papà stava sempre a letto, e che era l’amore mio e di mammà, dunque allora mi chiamarono dicendomi con poco tatto che Fiore era caduto dal balcone del 7 piano, e non c’è stato niente da fare.
Cominciai a piangere e non mi fermai più, non ebbi voglia di organizzare niente per il capodanno, volli solo andare a vedere i fuochi sul ponte con una mia conoscente tedesca (la convinsi, lei voleva stare in casa, ma io avevo paura di stare in casa a piangere), ma per tutta la notte, e buona parte del giorno dopo, piansi lo stesso, per la fragilità, per il gatto, per la preoccupazione per la mamma pure distrutta, per la malattia di papà, per la mia situazione di vicinanza/distanza (ero appena ripartita da Milano!), per lo stress, la fatica, la confusione… In più ero ospite in una casa nuova, che non mi apparteneva, perchè il bell’appartamento a Gorlitzer park che mi avevano fortunatamente subaffittato in novembre dicembre, non era più disponibile. Mi ritrovai da sola quindi, i primi giorni dell’anno, in una casa che mi spaventava, forse per la dura fragilità della mia condizione, con una nostalgia e preoccupazione fortissima per i miei, con la mancanza e la rabbia per mario, che era sempre in canada e non aveva potuto volare in europa per le feste, con la voglia di tornare, e la voglia di stare, in una zona di berlino, stieglitz, che per me non è berlino – amo kreuzberg e sono sempre stata lì.

E così decisi di tornare subito per un po’, per consolare mamma, stare vicino a papà, sentire la famiglia, vivere ancora una volta quel senso di tristezza di questa situazione così malata e fragile.
Partì piena di ansie con un volo che costoso è dire poco (il 4 gennaio prenotato il giorno prima, pensate voi), ma non me ne fregò niente. Dovevo tornare e basta.

Rimasi una settimana, poi rientrai a Berlino. rientrai nella mia bella casa in subaffitto a kreuzberg, e pochi giorni dopo ripartii improvvisamente in giornata per Milano, piangendo a dirotto.

137. L’intervista alla TV di Berlino

Come vi dicevo nel post precedente domenica 15 dicembre, appena prima di rientrare in Italia per Natale e appena dopo la mia performance collettiva con i rifugiati, sono stata invitata a partecipare a un talk show e a presentare un’anteprima del mio ultimo video a una TV privata di Berlino, i cui studi erano in un grande palazzone a Wedding. Con mia grande agitazione appena arrivata là scoprii che in questo talk show quel giorno ci sarei stata solo io come ospite….una incontrollata e inconscia insicurezza e paura si impossesso del mio respiro, e dovetti sudare 70 camice per imporre al mio fisico un po’ di nonscialance e tranquillità, appena appena sufficienti per permettermi di parlare dicendo cose sensate e senza balbettare -che poi essendo l’intervista in inglese, e pur parlando io abbastanza fluentemente, non è così facile dare risposte abili e brillanti in un’altra lingua in diretta televisiva..Devo dire comunque che il prof. Donald Muldrow Griffith, ideatore e conduttore del programma, è stato molto carino nel mettermi a mio agio sia prima che durante la trasmissione, e mi ha infuso un po’ di tranquillità e sicurezza. Ora che mi sono rivista…beh pensavo peggio …non sono andata poi tanto male! o no?

Buona visione 🙂


136.La performance Refugees welcome e il crollo post performance

(post scritto come bozza in dicembre, ripreso in mano e pubblicato solo oggi)

Sono stata davvero fortunata in questo mese a Berlino, non ha mai fatto molto freddo, così ho potuto liberamente uscire, incontrare persone, conoscere i rifugiati, ascoltare le loro storie, andare agli incontri su questo problema, eccetera, molto di ciò anche in bicicletta. Se c’era più freddo non ci sarei riuscita.
Però eccome se mi sono stancata: vai di qui, di là, parla, conosci, supera la timidezza, registra, pensa, scarica il materiale, scrivi email, ecc…

Sabato c’è stata la performance al Kreuzberg Pavillon, commovente, semplice, toccante, interattiva. Tre ragazzi africani, rifugiati e in protesta ad Oranien Platz hanno deciso di partecipare e si sono presentati in galleria. Un ready made umano. Una rosa di sguardi e sinergie. (leggi i post precedenti sul project in progress: 132, 133, 135-con video).
Ho chiesto al pubblico e a tutti i presenti in galleria, di fare 12 simbolici minuti di silenzio, per sintonizzarsi insieme e accogliere nello spazio della galleria i rifugiati, mettendo sullo stesso piano l’umanità di tutti.
Anche se il compito era semplice, per essere eseguita la performance ha implicato un lungo e anche stancante lavoro di conoscenza, relazione, contatto, con le persone, soprattutto coloro che sono sbarcati a Lampedusa, che hanno il problema dei loro diritti come rifugiati in Europa, e che stanno conducendo una pacifica protesta. Molti incontri, parole, scambi, energia, situazioni. Un arricchimento di vita. La performance risultante, la loro presenza in galleria, era solo la punta dell’iceberg visibile di un lungo processo di vita e relazioni.

Il solito down post performance poi non l’ho potuto assaporare e assecondare in pieno perchè mi è stato chiesto di partecipare a una trasmissione televisiva di una TV privata con un intervista e un video. In realtà era una cosa che già sapevo, ma che doveva essere la settimana successiva, e a bruciapelo mi hanno chiesto di spostarla all’indomani. Ho accettato perchè sto imparando a usare il ferro quando è caldo, ma dovevo anche prepararmi un po’ ed ero molto agitata, proprio perchè ero stanca stanchissima delle fatiche di tutto il periodo preparstorio della performance.
Sono andata quindi domenica negli studi di questa TV a Wedding, e con mia grande agitazione ho scoperto che in questo talk show quel giorno ci sarei stata solo io come ospite….una incontrollata e inconscia insicurezza e paura si impossesso del mio respiro, e dovetti sudare 70 camice per imporre al mio fisico un po’ di nonscialance e tranquillità, appena appena sufficienti per permettermi di parlare dicendo cose sensate e senza balbettare (che poi essendo l’intervista in inglese, e pur parlando io abbastanza fluentemente, non è così facile dare risposte abili e brillanti in un’altra lingua in diretta televisiva…
Devo confessarvi che, insicura del risultato che è venuto fuori, non ho ancora avuto il coraggio di guardare il dvd della trasmissione che mi hanno regalato… 😉

E così, distrutta e liquefatta, dopo di ciò ho bassipressionato per circa per due giorni interi, amebizzando quando non dormivo.

E qualche ora qualche foto della performance:

Refugees Welcome, performance and open letter, Kreuzberg Pavillon, Berlin dec. 2013

135. Ancora sui rifugiati e Berlino e video

In questi giorni continuo a contattare i rifugiati (molti parlano italiano poichè sono sbarcati a Lampedusa e sono stati lì per parecchi mesi). Storie, emozioni, incontri, persone. Qui in fondo condivido con voi alcuni stralci del diario di bordo in inglese che sto scrivendo. In seguito, quando riuscirò, ho intenzione di mandare alcuni stralci di riprese delle dichiarazioni dei rifugiati e delle loro storie (chi accetta di parlarne) diffondendole per il web e pure per i siti informativi, poichè credo che, in Italia sicuramente, non ci sia abbastanza informazione di ciò che sta succedendo, e di come questa questione sollevi problemi ben più ampi che la comunità europea, e la comunità umana deve risolvere: come accogliere profughi che scappano da cattive condizioni nel loro paese? come accogliere chi deve fuggire per una guerra? (mi domando che ne sarebbe stato di Duchamp, di Man Ray, di tutta una parte dell’avanguardia che è fuggita in America durante le guerre mondiali in Europa…e se non fossero stati accolti? quanta  ricchezza in meno per la nostra storia e la nostra cultura!) Come garantire a tutti la propria dignità? e l’uguaglianza? Tutte queste questioni urgono di trovare una soluzione, o quantomeno di essere discusse, per questo che anche il ruolo di informazione acquisisce importanza, e anche di informazione poetica, per coinvolgere le sensibilità delle persone.

Logisticamente sono molto fortunata: per mia gioia non fa assolutamente freddo, ci sono 7-8 gradi, è grigio e piove un po’, e mi piace questo tempo, mi sento perfettamente a casa, è quello che di solito caratterizza i nostri inverni nel Nord Italia. In più sto abitando in una casa perfetta, a Kreuzberg-Friedrichshan, vicino alla maggioranza dei posti dove devo andare, e pure davanti a un bel parco dove, sempre grazia a un clima accettabile, vado a volte – non sono una fanatica – a correre. Così riesco a prendere la bicicletta e mi muovo per Berlino come i Berlinesi. Ah, con la casa ho ricevuto anche la bici! 🙂 Al freddo sottozero non mi abituerò mai, ogni volta mi sento a disagio, ingoffata dai vestiti, impossibilitata a vestirmi come mi pare (di solito mi vesto da marziano mettendo su tutto ciò di pesante che posso avere, strato dopo strato..!), quasi paralizzata nei movimenti, e anche un po’ nervosa…Per ora quindi mi ritengo fortunata che in questo mese a Berlino non si è mai andati sottozero se non qualche giorno fa, che poi ha anche leggermente nevicato, ma è sparito subito. Altrimenti non so come avrei fatto a seguire tutte le conferenze sul problema dei refugees che sto seguendo, e ad andare ogni giorno a parlare con le persone…


5. sat.dic.7

I went at the tent at 3.30pm. I had appointment with some refugees people, to go and see the gallery (that opens only on Saturdays). I met people and I talked with people, mostly in front of the camp fire (afterwards I was smelling like the smoked scamorza cheese..).Then 3 of us went to the gallery.
After that I met an italian architect, Manuela, living in Berlin since 13 years wishing to help me with the project. I am having a lot of encouragement and helping by friends in all the world, many of whom put me in contact with some of their friends living in Berlin. Manuela and I decide that she would have come with me on Monday to the occupied school, to meet more people.

5. sun.dic8
I had to prepare, in 1 hour and among previous Sunday friends visits already programmed, a short video of me talking about the refugees project for a political performance art symposium in Belgrad. I wanted to send them a video of a previous and already finished work, but they were so interested about this issue, that they asked me just to share what’s going on with the audience in Belgrade. I prepared a short video. Even if it could be simple, preparing a short video is not so easy and fast, but it was fun. I was at Waltraud’s studio, a German artist friend, and she help me gladly with location, scenography and recordings.
Here’s the video:

6. mon.dic9
I went to she occupied school with Manuela. It was dark because we went there after her job, at 5.30 (here in winter sun sets down around at 4…). I looked for Turgai, the Turkish activist who is living there. He invited us to a panel discussion occurring in an occupied part of the Betanja building in a couple of hours. Then we met people in the school and we talked with two guys very nice, telling us their stories coming from Africa to Lampedusa and then being in Berlin. There were reggae music on their phones. Everything was friendly. I was with them. I asked them recording their stories with the camera, but they didn’t want. They were interested in participating to the performance and being at the gallery. I wrote the address on a little paper. Everybody is intimidate by the camera, so I never use it, neither I show it. But everybody is ok with audio, so I often record our voices while talking. We went to the activist meeting at the Betanja occupied section, invited by Turgai. They had a conference explaining the process of the protest and the next steps. They showed interesting videos. I had the permission to film. We also met some of the more active refugees leaders of the group. I could talk easily with them of the idea of the performance action for their respect, voice and rights. Maybe some of them will come. As usual I don’t know. I really want to help. They’ll decide what is best for them.

134. Berlin East Side Gallery Wall

Ieri, andando in bicicletta al megastore (non faccio pubblicità dei nomi..) di Alexander Platz per comprare un’altra memory card più spaziosa per la mia videocamera, passai per la famosa East Side Gallery, l’unica porzione di muro che hanno deciso di lasciare, interamente dipinta da artisti e fumettisti di molte parti del mondo. Si trova sul lato est del fiume Spree, che in quest’area divideva la città fra ovest ed est. E’ non molto lontano da dove abito.
Anche se non sono qui per fare la turista, avevo la macchina fotografica poichè andavo a prendere la memory card, così non ho resistito e ho fatto delle foto. Eccole qua da condividere con voi.

The East Side Gallery in Berlin – l’unica parte rimasta del muro e dipinto dagli artisti, visto dal lato est (all the photos © Liuba)

Il nero Spree..


La mecca dei mega store e del commercio alla ex est Alexander Platz…in tempo Natalizio…
(all the photos © Liuba)

133. Secondo giorno meeting refugees

Il problema dei refugees è bollente a Berlino soprattutto, ma coinvolge tutta Europa e non solo. 
Molti di loro, arrivati a Lampedusa, vengono poi in Germania, ovviamente attratti da una migliore situazione economica e da una maggiore possibilità di ricevere lo stato di ‘asylus’, che riguarda gli aiuti, anche economici e pratici, che i rifugiati politici qui possono avere. Ma, per una legge che dice che in Europa si può chiedere asilo politico solo nel Paese dove prima si accede, la maggioranza di loro, venuti via Lampedusa, non ha nessun diritto in Germania, mentre altri, volati direttamente qui, hanno potuto ottenere, secondo le circostanze, alloggio e stipendio sociale. Inoltre, molti di loro hanno ricevuto dall’Italia, durante il governo Monti, un buono di uscita da 500 e a volte più Euro per venire in Germania, dove però per i motivi sopra elencati, non hanno trovato gli stessi diritti degli altri, cosa che ha complicato la questione, e che ovviamente non è stata accolta con gioia dalla Germania, che si è vista arrivare caterve di persone in fuga dalle guerre africane. Però questo campo, eretto da più di un anno, è stato supportato da molti volontari, dal sindaco del quartiere kreuzberg, da organizzazioni umanitarie.
info più giornalistiche le potete trovare a questi link:
http://www.ilpost.it/2013/10/16/profughi-berlino/
http://www.refugeetentaction.net/index.php?lang=en


Beh, questa è la situazione. Io non so come si svilupperà questo progetto, sto conoscendo le storie di queste persone, toccanti e interessanti, che protestano da un anno in un campo eretto a Oranienplatz, nel mezzo di Kreuzberg e della città, e li sto invitando a fare un’azione insieme a me, per il loro rispetto e per il loro problema. Ci riuscirò?




3. dic4, 2013 (#1-2)


Today I arrived at Oranien Platz around 2pm. The weather was dusky and humid. I talked with some people, everybody very kind. Most of the people were different from the ones of yesterday, but I recognized some of them, and they did the same to me. So today approaching was a little easier.
I talked with a guy from Niger that was living in Lybia before leaving Africa. We talked italian because he had been living in Italy for some time, then he tried in Germany. He has got now a 2 days a week job creating Christmas lights in a shop. He showed me some pictures (from a nice smartphone) very proudly. He told me he had a nice job in Lybia and no money problem, but he can’t go back because of the war and of the terrible political situation there. He was very interested in participating to the performance action. I think he completely understood the point and the sense for them to come. I hope he will. We saved our phone numbers.
Among others, not really very interested in talking with me, I met a Turkish activist who instead was very interested in talking to me. The conversation was not that simple, because he only spoke Turkish and German, so I had to try to pick up from my brain all the few German words that I had in my memory…but, for the essential, it worked. He is a journalist and activist who had been in prison 15 years in Turkey. He was condemned for live sentence, and two years ago he was liberated through the help of humanitarian institutions as amnesty international. He went to Germany and he got political asylum, with ‘wohnung’ and money. However, he still struggles with the people, and he now lives into an occupied school, where many of the refugees people live (he said 150). We went together to the school, he wanted I took some pictures there. It was a good idea, I was very interested in it, and also after more than two hours under the big tent I was really freezing…


The school was huge and dirty. I met some people, and also a Rumanian group of families with 10 childrens. They asked me money to take pictures. I gave them 2 euros but I didn’t take any picture. Then Turgay, that’s the name of the Turkich journalist, showed me the space where he lived. I was thinking that was not so different from the prison were he was living 15 years in Turkey.. but he was free, and he got all he needed: books, computer, internet, laundry machine, cooking fire and heating. We decide to make a short interview to him, telling us the important points of the refugee protest. Of course he spoked in German. I will have to contact someone for translation…Then we had an excellent cup of Turkish tea. He was very kind. He is really a nice and smart guy.



132. Ho cominciato ad andare al campo profughi di Oranienplatz

Appena arrivata a Berlino ho captato subito che il problema di maggior portata e coinvolgimento era quello dei rifugiati che richiedono asilo (molti di loro provenienti dallo sbarco a Lampedusa), della loro protesta, della problematica di queste persone, del rapporto fra le migrazioni, gli stati e la libertà. E’ un problema che mi sta a cuore (e non solo per esperienze personali) e che mi interessa enormemente approfondire, perlustrando il lato umano delle storie di queste persone migranti, e il lato sociale-antropologico che questi problemi comportano.

Quando sono stata invitata a presentare una performance il 14 dicembre in una galleria di Berlino, il Kreutzberg Pavillon, ho deciso che invece di presentare uno dei miei tanti progetti pronti e performance già effettuate, farò un lavoro sul territorio e darò il mio ‘spazio performativo’ alle persone rifugiate che lottano per i loro diritti. Voglio coinvolgere queste persone a venire con me in galleria standing for their rights e, semplicemente, stare in silenzio, e guardarsi e accettarsi con le persone presenti. Tutti in uno stesso luogo, e tutti con lo stesso ‘diritto’ di esserci.
Mi interessa sempre la vita più dell’arte, e non mi interessa ora presentare una mia ‘opera’ ma dare attenzione a questo problema e queste persone. Potrei definirla un’operazione duchampiana animata: portare la vita quotidiana in galleria, portando le persone e la lotta per i loro problemi, perchè siano ‘viste’, conosciute e quindi rispettate.

Ebbene, questo progetto, essenziale e forte al tempo stesso, semplice da dire, non è assolutamente semplice da fare. Ero già andata a un meeting con persone e attivisti di vario tipo focalizzato sul problema dei rifugiati, e avevo qualche contatto, ma conoscere alcuni immigrati e portarli in galleria non è cosa affatto semplice (e ho solo circa 10 giorni..). Ricordo la fatica che feci per il progetto The Finger and the Moon #3 che richiese moltissimi mesi per contattare le persone delle diverse comunità religiose in Genova, e fare in modo che gli interessati venissero alla performance (e ne vennero 12, di fedi assortite, che fu già un successo, e la performance fu un momento sublime, per tutti – partecipanti e pubblico -unico, che ora sto cristallizzando in maniera universale in un video…), e fu un lavoro di relazioni, amicizie, comunicazione ed empatia umana di grande proporzioni. Ora si tratta di fare lo stesso…

Ieri quindi sono andata in Oranienplatz, dove c’è una tendopoli come presidio di protesta, e con 100 persone che ci vivono da un anno (supportati anche dalla città e dai volontari che garantiscono pasti caldi giornalieri per tutti), a conoscere qualche persona…

Questa che vedete non è una mia foto, poichè mi impedirono di fare delle foto, l’ho presa dal web.
Ora vi racconto cosa è successo ieri, l’ho scritto in inglese poichè è arte del processo del lavoro.

1.

Today i went to the oranien platz camp of refugees with the purpose to talk with some of them and inviting them to perform standing symbolically into the gallery space with the idea of giving them ‘my performance space’ for their rights and respect.

As i was approaching to oranien platz i decided to turn on my small hd camera to self-filming my arrive to the camp place. I just shot a few minutes while walking arriving there, when i was circonded by suspicious and angry refugee activists from Africa shouting against me that i was stolen images. We talk, also aggressively, for 10 min telling them my purpose to ‘work for them’ giving them my performance space and so on. I also had to explain them my personal experience with foreigners laws and extra-communitaire experiences having with my husband being Canadian. They slow down after a while but they pretended i deleted my short shootings. They didn’t accept that shootings done before meeting them (none of them was in the recording. Only the square and me..)
I finally deleted it in front of their eyes. In this way i was accepted to come after lunch to talk with them.
I went away, sort of confused and touched.
I took a few recordings of the place camp from a far away street later on and from a cafe on the other side of the square.

2.

I went back at the camp after lunch. I met friendly people who talked to me about their stories. I talked expecially with two guys, one coming from Algeria, the other from Giamaica (escaping from Mexico). The first one had been living and working in Spain for over 5 years (saying it was very nice for him staying there) but then the crysis arrived and he had to go away. He moved to Italy, where he found the same situation..no work (yes, we know it…), Then he went to Germany, and the only thing he asks is the right to work. The other guy is from Giamaica, and after having lived and studied in United States he escaped from Mexico for some personal problems and asked asylum in Germany, haven’t got it.

Both of them liked very much the idea of getting attention on their problems coming to the gallery on saturday 14 with me. Let’s see if they will come. I never know what is gonna happen.

Tomorrow I will go back there again. I also met a young marocco filmaker who is here to make a documentary, with the refugees permission, about their struggle.

I didn’t take shootings neither asked for it. I was afraid they could be reluctant and they won’t like anymore to talk with me. I thought that I have to do things step by step, and first get their confidence. I really want to help their cause.




131. La perseveranza

“I may not make it if I try,
but I damn sure won’t
if I don’t…” 
(Oscar Brown Jr.)
                 photo: Mario Duchesneau

130. Mostre e concerti a Berlino

Fra le varie cose che ho visto in questi giorni (in cui sto anche molto lavorando al progetto site specific che ho intrapreso qui a Berlino) voglio ricordare, poichè mi sono molto emozionata, in maniera diversa, una mostra e un concerto.
Una mostra enorme, molto interessante, curata benissimo, ciclopica, dell’artista Christof Schlingensief è inaugurata sabato al Kunst Werke, istituzione pubblica per l’Arte Contemporanea di alta qualità, spazio dalle mille sale e caterve di persone all’opening. Il lavoro di questo artista-regista-presentatore, ecc. ecc. prematuramente scomparso (a 50 anni nel 2010) è fatto di denuncia politica, trasgressione, interazione del pubblico, interventi in urban situations, video, video e video e installazioni. Decisamente da ricordare. In Germania era molto famoso. Ho fatto alcune foto col telefono, ma non sono venute granchè, a parte quella delle persone sugli alberi (ho deciso comunque che in generale non mi porto dietro la macchina fotografica nel quotidiano e faccio le foto col telefono, perchè vengono abbastanza bene e la figata è che con drop box le foto scattate vanno online e poi direttamente sul mio pc, senza che devo fare niente…). Ho deciso che tornerò a vederla anche un altro giorno, siamo stati lì almeno un paio d’ore e avremo visto la metà dei video che c’erano e materiali documentativi vari (se dicessi che c’erano 70 video o giù di lì?)

Christof Schlingensief al KW-Berlin
In quei giorni ero andata anche a qualche altro opening, per esempio all’Autocenter, un nuovo spazio ‘cool’ dell’arte berlinese, ma la mostra mi era piaciuta poco, anzi affatto.
Il concerto che mi ha colpito è stato stasera all’ Exploratorium, un concerto di musica contemporanea di improvvisazione, dove un percussionista (che ha fatto vibrare almeno una 50ina di oggetti e strumenti percussivi), una contrabbassista, una clarinettista-flautista (la persona che conoscevo e che mi ha invitata) e una danzatrice hanno creato un lavoro di improvvisazione di alta musica e qualità. Mi hanno detto che questo posto, l’Exploratorium, è l’unico al mondo che presenta quasi esclusivamente questo tipo di sperimentazioni e di musiche. Molto interessante. Ed entrambe le esperienze molto vicino, in un modo o nell’altro, seppur molto diversamente, al mio lavoro e a ciò che mi interessa. Adoro avere grandi stimoli!

129. Arrivo a Berlino per un po’

Dico ‘arrivo a Berlino per un po’ perchè ancora non so quanto ci voglio stare. sicuramente non poco, ma la mobilità e l’elasticità mi appartengono così tanto che ormai mi ci sono abituata e diventano un’esigenza.
Qualcuno di voi penserà che io sia miliardaria a muovermi sempre così, invece no, e lo faccio per esistere, per sopravvivere, e per fare l’artista sempre nel migliore dei modi, ma prima di tutto per vivere. E’ da quando ho 18 anni che sono abituata a viaggiare, e da subito imparai come si fa a viaggiare stando bene e spendendo meno di quando si è a casa propria, così negli anni ho affinato una rete di scambi case, ospitalità, subaffitti, sharing e quant’altro, che mi rendono possibile muovermi con facilità e potermelo permettere… (potrei tenere dei corsi in merito: come muoversi nel mondo sentendosi a casa propria e poterselo permettere: qualcuno è interessato?)
Ed eccomi qui, in quella che ritengo essere ora il fulcro d’Europa, e una delle città più internazionali e creative dei nostri tempi. Si sente subito l’energia, e già questo mi fa bene. Ho molti difetti, ma una dote che non mi manca è quella di non subire troppo le cose, di reagire e di avere coraggio: per cui mi sono detta ancora una volta che se stavo in Italia ancora un po’ mi trovavo depressa come un cioccolatino sciolto, e così ho chiuso baracca e burattini, come si dice, ma avendo l’accortezza di avere tutti i salvagenti possibili al mio ritorno (questo è un altro segreto del viaggiare bene e del potersi muovere) e sono partita.

Quando ci si muove spesso, e quando si fanno mostre in diverse parti del mondo, ti capita sempre di avere conoscenti o addirittura amici in diverse parti del mondo (o direi meglio, in diverse parti strategiche del mondo) e quando sono in un posto mi vengono sempre in mente le persone connesse con quel luogo, o a volte ne sono in contatto ancor prima.

Vi dico già che sono stata felice sino alle lacrime di rivedere Gaby, la flautista tedesca con cui feci una delle mie prime performance nel 1993 a Bologna: erano 20 – oddio 20! – anni che non ci vedevamo, e in questi vent’anni lei ha continuato a fare la musicista ed io ho continuato a fare l’artista, entrambe siamo un po’ invecchiate, ma sempre gli stessi sogni e la stessa passione ci abitano, e tutto ciòmi rimbombava nel cuore quando ho sentito un suo concerto l’altra sera al Shoneberg Rathaus, donandomi emozioni forte e tanta felciità di statre al mondo e forse tanta nostalgia delle cose che passano, che girano, ma che poi restano e si ritrovano. Se sapessi in anticipo dove andrebbe proposto, mi piacerebbe rifare con Gaby la performance della margherita dai petali colorati che avevamo preparato insieme a Bologna tanti anni fa!

Ho cominciato qui a Berlino, come faccio di solito quando arrivo in una città straniera, ad essere ospitata da qualche servas, poichè mi piace la situazione di sentirmi accolta, a casa, e di conoscere le vite di queste persone sempre interessanti che fanno parte del circuito mondiale di servas, è un modo per sentirsi subito a casa nella città in cui vai. Per una logistica varia ho passato solo la mia seconda notte in un ostello, e pur avendo una camerata tutta per me, mi sentivo un po’ sola e triste, sensazioni che sono sparite subito quando il giorno dopo sono andata nella bella e accogliente casa di Eva a Charlottemburg, che mi apsettava con gioia e disponibilità. Whau!
Che devo dire? in due settimane ho rivisto parecchi amici artisti, conosciuti di molti nuovi, visto mostre, lavorato al video (non ancora finito ma ci manca poco, haugh!), alle mail, ho avuto l’invito per una performance, mi è stata offerta una casa in subaffitto a kreuzberg, davanti a un parco (anche se freddino, sono andata a fare footing – abitudine cominciata l’inverno scorso a milano grazie a Mario) per alcune settimane….ma grazie Berlino per la bella accoglienza!
Bisogna ripeterselo sempre: farsi un sogno, un progetto, un obiettivo, e poi indirizzarsi verso la strada…la vita ti farà incontrare abbondantemente ciò che hai seminato….
Non so cosa succederà qui ancora, so solo che mi sento bene, che sono felice, e che sto imparando. C’è ancora molta strada da fare per continuare i propri sogni, e il lavoro si prospetta lungo, ma affascinante. E, nota bene, i miei sogni non riguardano Berlino in sè, riguardano l’amore, l’arte, la vita, la felicità, come i sogni di molti altri uomini (beh, forse il sogno dell’arte non ce l’hanno proprio tutti! – e a volte sarebbe anche un po’ più facile non averlo ! ;), ma per me ciò si identifica con la vita, con l’amore, con la mia vita. Bon, e adesso basta paroloni, mi preparo ad uscire che vado a un opening, dove mi vedo con vari amici.
(ultima considerazione: ciò che fa sentire bene in ogni luogo è fare la stessa vita in ogni parte del mondo: sia io a new york, a berlino, a milano, o a rimini, come imposto la mia giornata, ciò che faccio è sempre simile, perchè in questo sono fortunata, lavorando col corpo, col computer e col territorio posso lavorare in ogni luogo! (diverso è capire quando si è pagati per ciò, ma questo f parte dell’instabilità di essere artisti, e se ciò non ti va bene è tanto che avresti già smesso – comunque sono qui a Berlino anche per vedere di incrementare, se è possibile, l’aspetto economico di tutta la faccenda…).
la torre di alexander plaz vista dalla chiesa di marienkirche


Un ultimo inciso: e gli affetti, vi chiederete? (domanda da 300 milioni di dollari, che non sarebbe da inciso): è proprio per questo motivo che mi muovo molto, perchè desidero fare molte vite, e poter vivere insieme a chi amo, quando è possibile, e andare dove voglio andare, quando è possibile. Andare e tornare, questo è il mio motto. E poi a volte, pur mancandosi, l’amore a distanza riempie i cuori più di quello accanto al materasso….)

128. Dentro e fuori il silenzio

Nei mesi scorsi ho passato un lungo periodo di silenzio comunicativo mediatico, ho avuto l’istinto, l’impulso e l’esigenza di disinteressarmi e liberarmi dai vari social network, messaggi, blog, siti, telefoni, newsletters ecc.. Questo fondamentalmente perchè ho usato le mie energie semplicemente per vivere.

A volte mi sembra che si stia scoppiando di comunicazione, di parole, di possibilità di vedere/sentire/leggere cose, tanto che si fa di tutta l’erba un fascio e diventa difficilissimo concentrarsi sulla qualità, l’approfondimento, la riflessione. A volte tutto ciò mi causa un effetto opposto: divento estremamente lenta, mi prendo tutto il tempo che occorre per approfondire e vivere e creare ciò che voglio approfondire. Vivere e creare, e me ne frego, se così si può dire, delle comunicazioni, dei media, di internet. E’ come una difesa, e questo credo lo capiscono bene tutti, e forse molti di voi lo attuano o ne sentono l’esigenza. E’ non solo una difesa, ma una necessità per creare e vivere a volte.

Ho passato l’estate nell’eremo della terrazza sul mare in Romagna. Lo chiamo eremo perchè quest’estate, per una contingenza di fatti vari, ero lì da sola – però con arrivi di ospiti da varie parti del mondo, incluso viaggiatori servas, che mi divertono molto! – e avevo bisogno di quel cielo e di quel tempo di solitudine assolata per ricaricarmi, riflettere, decidere e procedere. L’ultimo anno l’avevo passato in Italia a Milano poichè mio padre si era ammalato, mia mamma non era in gran forma e non ci sono purtroppo altri fratelli e sorelle. Lì mi sono risucchiata con tanti impegni vari (ho anche insegnato storia dell’arte a un istituto serale), e come mi accade sempre in quella città che mi aliena, mi ero trovata fuori dal centro e incapace di portare avanti con calma e profondità sia scelte di vita importanti sia il mio lavoro artistico (mi ero arenata, e non riuscivo a mettermi a montare il video di Finger and the Moon 3 poichè dovevo prima imparare il nuovo programma di HD e lo stress e gli impegni azzeravano ogni cosa).

E finalmente quest’estate, complice l’effetto sicuro che sempre hanno su di me il sole, la natura, il cielo e l’aria buona, mi sono ricentrata e sono tornata a respirare, vivere, stare bene, decidere, e lavorare artisticamente. Per tutto ciò ho dovuto usare molte energie, molta calma, e molto tempo, per quello non ho più scritto qui su questo blog, sull’altro, sulle newsletter, su fb, ecc. Certo, quest’estate comunque non sono stata con le mani in mano, oltre a lavorare finalmente al montaggio del mio ultimo video ho anche fatto dei workshop e costitutito un’Associazione culturale..ma il mood di fondo di tutta l’estate era il silenzio, la meditazione, la lentezza, le decisioni ponderate, il sole e il cielo (soprattutto visto dalla mia adorata amaca brasiliana). Ah, a proposito, vi presento Fiore il mio gattino magico di appena (allora) due mesi.

Nei mesi successivi sono stata ancora isolata perchè li ho passati continuando a montare il video, cosa che quando finalmente comincio la lavorazione di un video, mi richiede un’attenzione e una dedizione praticamente totali, a parte le necessarie incombenze pratiche e familiari. A volte scoppio che non ne posso più, ma ci vuole così tanto tempo (almeno per me) per finire un’opera video, che non finisce mai! – e quando lo interrompo per più giorni di fila, poi impiego altrettanti giorni per riprendere il filo da dove l’avevo lasciato….Vabbè, di solito dicono però che i miei video sono belli ;), ma quanta fatica, e quanta maniacale (sì è così, lo ammetto) dedizione!

E Poi però, a metà novembre, son emigrata a Berlino (frutto di una delle scelte scaturite dal ritiro estivo…), e qui sto cominciando a spuntare fuori dal guscio e a riprendere a comunicare… ma di Berlino vi parlerò nel prossimo post!

Avevo espresso questa esigenza di silenzio (che non è solo personale ma anche sociale, come proposta alternativa in momenti di crisi, ecc.ecc.) nella mia ultima performance, attuata al Flash Art Fair a Milano, ma anche all’opening della Biennale di Venezia, coinvolgendo il pubblico in un loop di silenzio che da estroverso diventa introverso, dal partecipare nel mondo ti trovi a partecipare nell’anima.


4’33 Chorus Loop, Biennale di Venezia Opening, 2013 


“Dubitate di tutto, ma non dubitate mai di voi stessi. “
André Gide


“L’immaginazione è tutto. E’ la previsione di quello che attrarrete nella vostra vita.” 

Albert Einstein


“Qualunque cosa tu possa fare, qualunque sogno tu possa sognare, comincia. L’audacia reca in se genialità, magia e forza. Comincia ora.”

Johann Wolfgang Göethe


127. VTDDDS

V T D D D S
Voglio togliermi dalla droga dei solitari
Voglio togliermi dalla droga dei solitari
Voglio togleirmi dalla droga dei solitari
Voglio toglermi dalla droga dei soitari
Voglo toglermi dalla drog dei soltiri
Vogl toglerm dal droga dei soltri
Vog togler dal drog de soltr
Vg toglrm dl drg dei soltri
Vgl tglrmi dll drg d slti
Vg toglr dl dg di sltr
V tog dl dg d sltr
V tg dl dg d slt
V tg dl d d slt
V t dl d d slt
V t d d d s
V T D D D S




from the series: The invisible web of the art system, Miami Beach, 2012

126. I workshop a Liupirogi Pagiopa

WORKSHOP A 
LIUPIROGI PAGIOPA
(la casa della terrazza, del mare e delle radici)

Viserba di Rimini




L’IMPORTANZA DELLA BELLEZZA
Laboratorio sull’Arte, la lettura delle immagini, l’Arte contemporanea
da venerdì 23 a domenica 25 agosto

 Conduce Liuba Picini Pagliarani

Presentazione:
Oggi si comincia a parlare sempre più spesso di arte e di ‘arte contemporanea’, e senz’altro a qualcuno di voi sarà capitato di vedere opere di diverso valore e di diverse tecniche.
Ma ci domandiamo: Cos’è l’Arte? Come comprendere un’immagine? Come leggere il linguaggio visivo? Quali movimenti artistici ci sono e quali ci sono stati nell’ultimo secolo?
Con un percorso basato sull’approfondimento, la curiosità e il divertimento, e che si avvale di strumenti quali la storia dell’arte, la grammatica visiva, la semiotica dell’immagine, la psicologia della percezione e la frequentazione del sistema dell’arte, cercheremo di rispondere a queste domande, di divertirci e al tempo stesso aprire i nostri orizzonti, in modo da avvicinarci all’arte, contemporanea e di tutti i tempi, con più piacere, più competenza, più arricchimento.
Programma:
Il workshp si struttura in 4 incontrinell’arco di un week end, supportati da videoproiezioni di immagini tratte dalla storia dell’arte mondiale, e con dibattito finale.
Tutti gli incontri si terranno all’aperto, sulla terrazza sul mare di Liupirogi Pagiopa.
E’ possibile seguire il workshop completo, in maniera residenziale, oppure partecipare solo a singoli incontri.
VENERDI’
Ore 18-19 ritrovo sulla terrazza. Conoscenza dei partecipanti, scambio di esperienze.

Ore 20 – 21.00  cena in un locale tipico limitrofo

Ore 21.30–23  PRIMO INCONTRO – Cos’è l’arte – i meccanismi della creazione e della fruizione – cosa è arte e cosa no – come ascoltare la creatività che c’è in noi e quella degli altri – perché l’arte mi serve – La funzione dell’arte nella società
SABATO
Mattinata e pranzo liberi

Ore 16–18  SECONDO INCONTRO – Analisi degli elementi del linguaggio visivo, con esempi tratti dalla storia dell’arte ed esperimenti pratici sulla loro realizzazione:  Il colore –  la linea –  lo spazio – luci e ombre – linee dinamiche della composizione – Nozioni di fisica, Teoria della percezione, Psicologia, Grammatica del vedere, cenni di prospettiva.

Cena autogestita e tramonto in terrazza

Ore 21–23 TERZO INCONTRO– Breve introduzione al periodo pre-avanguardie – Impressionisti, Van Gogh, Gaugin, Munch – L’invenzione della fotografia – Le Avanguardie Storiche – Cubismo – Futurismo – Espressionismo – Fauvismo – Astrattismo – Dadaismo – Duchamp – Surrealismo
DOMENICA
Mattinata e pranzo liberi

Ore 17–19  QUARTO INCONTRO – Anni 50/60 – Informale – Action Painting – Pop Art – Fluxus – Arte cinetica e programmata – Anni 70/80 – Body Art e Happening – Transavanguardia – Arte Povera – Land Art – Ultime tendenze – installazioni – videoarte – fotografia –  arte interattiva – arte partecipativa.

Cena in collina in un locale tipico di cucina romagnola fatta in casa
Dove e quando:
Terrazza di Liupirogi Pagiopa
dal 23 al 25 agosto 2013
Costi:
worskshop completo: 50 euro
singolo incontro: 15 euro
chi desidera pernottare: 20 euro a persona (25 con colazione).
(I costi del laboratorio sono indicativi. È possibile, secondo le proprie possibilità, versare di meno, non versare niente proponendo un baratto, oppure, se desiderate, versare di più per contribuire a fare crescere queste attività. 
I pasti sono liberi. Le proposte suggerite sono per farvi conoscere le più genuine realtà culinarie del territorio. Chi lo desidera può andare in altri locali o cucinarsi il proprio cibo, sarà a disposizione la cucina e il frigo della casa).
Conduttrice del corso
Liuba Picini Pagliarani, in arte LIUBA, si è formata in semiotica e storia dell’arte all’università di Bologna con Umberto Eco e Omar Calabrese. E’ artista di fama internazionale con all’attivo 20 anni di mostre e performance in varie parti del mondo, che le ha fatto maturare una conoscenza capillare del sistema dell’arte italiano e straniero. Ha tenuto per molti anni workshop artistico-espressivi presso il Comune di Bologna, il Comune di Milano, la spiaggia di Rimini, lavorando con utenze di diverse fasce di età. Ha insegnato storia dell’arte e grammatica visiva agli adulti presso l’Università aperta Fellini e Masina di Rimini, e ai corsi serali degli Istituti Paolo Frisi e Bertarelli di Milano.



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Il centro, il corpo, la performance e la creatività
Workshop pratico relazionale basato sull’arte, 
la performance,la multimedialità e il benessere
da venerdì 30 agosto a domenica 1 settembre

Presentazione:
Lavoreremo con il respiro, la musica, il colore, la danza, la performance, la parola, l’installazione e lo spazio, per scoprire la nostra profonda direzione, il nostro valore e la nostra unicità. La performance art mette in gioco tutti questi linguaggi e stimoli, e ci conduce nei nostri territori più inesplorati e più veri, da dove possiamo attingere grande energia, grande benessere e grande capacità.
Il workshop, che se si desidera è anche residenziale, si terrà nella grande terrazza della casa Liupirogi Pagiopa a Viserba di Rimini. Si lavorerà  sulla terrazza, sulla spiaggia di Viserba e sul molo di Rimini, sia in gruppo che in maniera individuale. Ogni partecipante sarà seguito personalmente e aiutato a scoprire ciò che vuole comunicare e il modo migliore per realizzarlo, in modo da produrre, ciascuno, la propria opera – performance. E naturalmente ci saranno momenti di svago,  sole, relax e…cibo romagnolo!
Il workshop si struttura in tre tematiche intersecate:
Lavoro sul corpo: tecniche di concentrazione; tecniche di respiro; consapevolezza corporea; la postura e i movimenti; esplorazione delle possibilità performative del corpo.
Lavoro sulla psiche: scoperta del sé attraverso tecniche multimediali con danza, musica, colore, parole; individuazione dei propri bisogni creativi ed espressivi, ricerca del proprio linguaggio espressivo personale
Lavoro sulla performance: definizione di performance e di multimedialità; individuazione e sviluppo di un tema performativo; lavoro individuale e in piccoli gruppi; creazione di performance personali: ricerca dei linguaggi appropriati per realizzarle, ricerca dei materiali, lavoro di preparazione, elementi di interazione col pubblico. Eventuale esibizione.
Programma:
VENERDI’
dalle 16 alle 17.30 – Arrivo, accoglienza, conoscenza dei partecipanti (Terrazza di Liupirogi Pagiopa)

dalle 18 alle 19.30 –  PRIMA FASE: Lavoro sul corpo: tecniche di concentrazione, tecniche di respiro, consapevolezza e studio delle posture, la semiotica del movimento, interazione con lo spazio, interazione con l’altro. (Spiaggia e riva del mare di Viserba)

Cena in locale tipico sul mare

Ore 21.30 – 22.30 – SECONDA FASE: Ricerca della creatività dentro ciascuno di noi. Valore espressivo, curativo e stimolante della creatività. Breve introduzione alla performance art, nascita e sviluppo, esempi di performance famose.  Visione di alcuni video di performances multimediali. (Terrazza – con videoproiezioni)
SABATO
Mattinata e pranzo liberi

Ore 15–17.30 – TERZA FASE – Lavoro sulla scoperta del sé, esercizi con danze, colori, suoni e parole. Il conoscersi e l’esprimersi; Individuazione di un tema performativo personale; lavoro individuale e in piccoli gruppi ( Terrazza)

ORE 18.30 – 20.30 – QUARTA FASE –Tramonto al molo di Rimini. Ideazione del proprio tema performativo. Lavoro sui propri obiettivi e bisogni espressivi.

Serata libera
DOMENICA
ORE 10.30 – 12.30 – QUINTA FASE – Lavoro su come dare forma al proprio tema performativo. Tecniche di espressività multimediale; lavoro individuale e di gruppo; esperimenti di collaborazione interattiva (Terrazza)

Pausa pranzo dal piadinaro Giovannino (i migliori cassoni e piade della riviera!)

Ore 15.30 – 19.30 – SESTA FASE – Realizzazione delle performances, ricerca di possibili materiali occorrenti, messa a punto del ritmo, della durata, della forma. Eventuale esibizione per chi lo desidera. (Terrazza)

Cena finale in collina in un locale tipico romagnolo con pasta fatta in casa.
A chi è rivolto
A tutti coloro che si vogliono mettersi in gioco e scoprire sé stessi attraverso l’arte, la performance,la multimedialità e il mare.  A chi desidera passare dei giorni rilassanti e benefici in un luogo vicino al mare, dedicandosi alla creatività, al benessere personale, all’incontro con gli altri.
Questo corso è un corso base, adatto sia a chi non ha mai fatto performance, ma è anche concepito come un approfondimento per chi ha già esperienza. Ognuno sarà aiutato a sviluppare le proprie potenzialità e il proprio livello.
Costi:
worskshop residenziale: 75 euro
chi desidera pernottare: 20 euro a persona (25 con colazione).
(I costi del laboratorio sono indicativi. È possibile, secondo le proprie possibilità, versare di meno, non versare niente proponendo un baratto, oppure, se desiderate, versare di più per contribuire a fare crescere queste attività. 
I pasti sono liberi. Le proposte suggerite sono per farvi conoscere le più genuine realtà culinarie del territorio. Chi lo desidera può andare in altri locali o cucinarsi il proprio cibo, sarà a disposizione la cucina e il frigo della casa).
E’ possibile proseguire il workshop, per chi lo desidera, anche nei giorni successivi per approfondire la propria ricerca personale.
Conduttrice del corso
Liuba Picini Pagliarani, in arte LIUBA, si è formata in semiotica e storia dell’arte all’università di Bologna con Umberto Eco e Omar Calabrese e in Pittura all’Accademia di Belle Arti. E’ artista di fama internazionale con all’attivo 20 anni di mostre e performance in varie parti del mondo, e lavora con la performance, la video art, l’interazione e progetti site-specific.  Ha presentato sue performance e video ad Artissima Art Fair, Torino, PAC Padiglione d’arte contemporanea, Milano, ad Artefiera a Bologna, alla Biennale di Venezia, ad Art Basel, all’ Armory Show a New York, a Scope London, in Germania, in Cecoslovacchia, in Francia, in Usa, in Canada e in molte gallerie italiane ed estere. Ha tenuto per molti anni workshop artistico-espressivi presso il Comune di Bologna, il Comune di Milano, la spiaggia di Rimini, lavorando con utenze di diverse fasce di età. Ha insegnato storia dell’arte e grammatica visiva agli adulti presso l’Università aperta Masina e Fellini di Rimini, e ai corsi serali degli Istituti Paolo Frisi e Bertarelli di Milano. www.liuba.net
Per info e iscrizioni:
tel. 338 5897819

Liupirogi Pagiopa – via Mazzini 1 angolo via Lamarmora – Viserba di Rimini – tel 338 5897819

124. la crisi, la ricarica, la Romagna e il gatto

E’ un po’ che non scrivo vero?
Ho passato un periodo ottimo, ma centrato in parte sul silenzio e sulla ricarica delle pile e delle batterie.
Sia personali che artistiche e sociali.
In una certa maniera ho già espresso questo bisogno di silenzio, sia per l’impossibilità di comunicare e di farsi sentire che sembra accadere agli artisti in questo periodo di crisi, e per un bisogno personale di silenzio come riflessione e ascolto, nella performance partecipativa presentata a sorpresa durante l’opening della biennale di Venezia. In un altro post ho scritto a proposito della biennale e di questo lavoro, che si intitola 4’33” silence loop, sviluppo del progetto presentato per la prima volta alla Fiera di Flash Art a Milano quest’inverno (qui vedete foto e info). L’ho citato perchè fa parte del periodo che sto passando, e in questo blog sapete che faccio considerazioni personali.

IMG_2715Fiore

 

122. Intervista a Vittorio de Seta

“Con tutta la comunicazione che abbiamo non c’è la percezione delle cose.”
“Il cinema è come la nitroglicerina. Può portare immensi benefici, ma è molto complicato da gestire.”

Intervista a Vittorio de Seta
(In omaggio a questo regista che non conoscevo e a Luigi Bianco che me lo ha fatto conoscere)

121. La lentezza in Norvegia TV

Mi viene segnalato dal curatore Lorenzo Bonini questa notizia, collegandosi ai miei lavori sulla lentezza (The Slowly Project) e sul silenzio (4’33 Chorus Loop) e mi sembra moooolto interessante da convividere con voi (oltre a ringraziare Lorenzo per il pensiero di avermela mandata)

La Norvegia cambia registro e sceglie il silenzio e la tranquillità. La televisione pubblica ‘NRK’ ha trasmesso il 18/02/2013 dodici ore di diretta ininterrotta di un caminetto acceso con, in sottofondo, musica leggera e commenti di esperti. L’esperienza è stata fatta venerdì, in prima serata, e la NRK ha spiegato che la serata-evento ha incollato al piccolo schermo più spettatori rispetto alla normale programmazione. 



‘The Slowly Project. Take your time – Modena’ excerpt


The Slowly Project. Take your Time – New York (excerpt) from liuba… on Vimeo.

120. Il vocabolario allargato

Il vocabolario allargato é un progetto condotto da Andrea Bajani con ragazzi delle superiori e presentato alla fiera del libro di Torino, dove l’ho visto.
Ho trovato questi neologismi interessanti e poetici, e ho deciso di condividerli con voi, anche come omaggio a quelli che li hanno inventati. Li trovo inoltre molto indicativi della delicata fase che stiamo attraversando in Italia e del disagio nato da una carenza di prospettive e di valori che si sente molto nella sociatà italiana attuale. Li trascrivo qui, con le parole precise usate dagli autori (parole che ho amorosamente copiato dal programma della Fiera).

Eteriderio

Si può pensare a volte che la vita non basta. O meglio, che non basta quel che si é per prendere dalla vita tutto quello che offre. E così allora sì resta fermi, marginali, sul confine delle cose a guardarle succedere. A illudersi  che se si fosse altro – un altro più bravo, un altro più popolare, qualcuno con più frecce al proprio arco – forse la vita avrebbe un gusto diverso.

Disfuturi

Ha tutta l’aria di una disfunzione del tempo questa incapacità di pensare in termini progettuali oltre i confini della giornata, o del confortevole – o angusto? – presente. Buttare il cuore oltre l’ostacolo non sembra andare più di moda, perchè quando l’ostacolo batte le ciglia, sovente ci si spaventa. Mentre rimettere in moto il tempo è raccogliere e scombinare le carte. E’ fare domande, rimpastare presente e passato per vedere che risposta vien fuori.

Svivere

Il pensiero di non essere in relazione con il proprio tempo è un ronzio che non cessa. E’ il pensiero che il tempo ci rotola ai piedi, e che non lo si guardi andare e venire perchè in fondo ogni segno che si prova a lasciare è un buco nell’acqua. E’ l’idea – l’alibi forse? – che anche ad alzare la voce non ritornerebbe altro che l’eco di quel che si è detto.

Subizionista

C’è un modo tutto particolare di far tesoro delle sciagure: è utilizzarle come armi ricattatorie, come sfrontate teste di ariete per sconfiggere l’avversario utilizzando una leva morale. Vere o strumentali, reali o inventate che siano, divengono strumento esibito, mezzo giustificato dai fini. Il ‘me tapino’ come dichiarazione di inermità e al tempo stesso baionetta inserita per attaccare all’arma bianca.

Linkotico

La sindrome dl contatto imperversa. La competizione sul numero di amici o follower sui social networks batte il tempo. Eppure al tempo stesso – in una contraddizione solo apparente – il legame spaventa. Nell’epoca della reversibilità totale, della ritrattabilità di tutto, il ‘per sempre’ crea inquietudine, genera il timore che non sia possibile uscire dall’angolo. Ma di quale angolo parliamo?

Demolitica

In un paese come l’Italia, in cui l’incertezza é la più stabile delle condizioni, il rischio é la quello di pensare che la politica abbia appeso al chiodo la propria vocazione. Che si occupi più di disfare che di provare a costruire un paesaggio umano diverso, con un orizzonte più lungo delle finestre del palazzo di fronte. Ma c’é uno spazio, quello del quotidiano, in cui quella partita é tutta da giocare.

Onnifood

Il cibo ha una parte fondamentale nella cultura e nell’identità italiane. Ma l’impressione è che si stia dilagando, e che nel paese aleggi una nuvola da tavola calda che pare impossibile dissolvere. Nelle librerie trionfano i titoli di cucina, in televisione c’è sempre qualcuno ai fornelli. E’ lecito domandarsi: cosa bolle in pentola in questo inizio millennio?

Disonestar

Se un paese ha bisogno di eroi, gli eroi che vengono scelti dicono molto su chi a gran voce li ha incoronati. Violare la regola, mistificare la legge, deridere l’onestà, farsi esempio di estetiche del pecoreccio: che paese è quello in cui sono questi i requisiti dell’eroe? Specchio? Viscere? O semplicemente prende voce una parte di noi che fingiamo che non ci sia?

Sovravvivere

Se lo status conta più dello Stato, la merce più del valore (etico, politico), se il tenore di vita è la linea Maginot da difendere, allora vivere diventa una faccenda di debiti e crediti, di rincorse senza decolli alla fine. Vivere fino in fondo, ci si potrebbe domandare, significa per forza vivere al di sopra delle proprie possibilità? E accontentarsi, è sempre sinonimo di rinunciare?

Monetica

Se battere moneta significa abbattere ogni altro universo di valori, allora si stringe sempre di più – e l’aria si fa sempre più rarefatta – lo spazio per l’uomo e per l’ambiente in cui vive. Ovvero quello in cui il progresso è ben altra cosa rispetto al semplice sviluppo. Perchè c’è di mezzo la dignità, la dignità del lavoro, il pensiero di un mondo migliore.

Le parole sono mappamondi ridisegnati anno dopo anno. Ci si possono cercare sopra i confini, le estensioni, le proporzioni tra i luoghi. Ogni neologismo è un confine che muta. Tutto il mondo, quando cambia un confine, è obbligato a definirsi di nuovo.
Dieci neologismi per provare a raccontare il mappamondo Italia del 2013.

 http://bookblog.salonelibro.it/vocabolarioallargato/?page_id=15104 

 

116. Riflessioni dopo il Flash Art Event


Ho lasciato passare del tempo, dalla mostra alla fiera di flash art, perché avevo bisogno di metabolizzare, di riprendermi, di capire e di curarmi. Non so se quello che ho intenzione di scrivervi vi sarà di giovamento oppure si torcerà contro di me, oppure sembrerà inopportuno. Non lo so bene, ma so che desidero in questo diario raccontarmi, e raccontandomi essere onesta, ed essendo onesta aprire pagine del proprio essere che gli altri possono condividere, facendo vedere qualche piega magari oscura, che contrasta con ciò che si percepisce da fuori e che percepiscono gli altri. E poi, non so se per presunzione o meno, vorrei che il condividere ciò che provo, così come le difficoltà di una vita gestita cercando di dare il meglio di sé nell’arte e al tempo stesso cercando di convivere con i normali problemi della sopravvivenza, possa essere se non di aiuto, almeno di conforto a qualcun altro, alle prese con le stesse difficoltà.

Perché di difficoltà si tratta. Ho fatto questa mostra personale per il Flash Art Event di febbraio, preparandola con la gioia nel cuore e con l’emozione che spesso capita per questi eventi, come quella di essere eccitata, e al tempo stesso però sentirsi essere messa alla prova, essere alla ribalta ed essere sotto i raggi x.  Ho preparato questa mostra con sentimenti contrastanti, che oscillavano fra l’entusiasmo e la paura, fra la contentezza e gli ostacoli (v. pozzo e la gioia, le fasi della creazione), per alcuni mesi prima dell’evento, lavorando a più non posso, e come spesso accade, donandomi a tal punto da non aver pensato né a me stessa, né agli altri, né alle incombenze pratiche, né ai banali impegni quotidiani. Ho cercato di mettere tutta me stessa nella realizzazione di una serie di opere fotografiche nuove (tratte dalle performance del progetto the finger and the moon) e di una nuova performance collettiva con la partecipazione dl pubblico.
Ho adorato lavorare in sinergia con il curatore Mark Bartlett per la realizzazione dei nuovi lavori, e con la gallerista di Visualcontainer per le decisioni di comunicazione e logistiche, mi sono spaventata per i costi di produzione delle opere, che non avevo ma che decisi di affrontare per dare il meglio di me (e quindi permettendomi, al contrario di altre volte, di produrre lavori grandi), e insomma stanca morta ma soddisfatta e con tutto pronto a puntino arrivo al giorno dell’opening (possiamo dire che come spesso succede le ultime cose sono state finite solo alcuni momenti prima che il pubblico arrivasse) e comincio subito a sentirmi a disagio. Mi rendo conto che non so bene cosa fare e come comportarmi.
Avevo una voglia esorbitante di parlare dei lavori, di tutti i progetti che ci sono dietro, di conoscere le persone, ma per una sorta di pudore, di timidezza e di convenienza di ruoli, pensavo che fosse molto meglio che lo facesse la gallerista, inoltre ero molto agitata per il fatto che desideravo intensamente una vendita, sia per ripagarmi di una parte delle spese sostenute per questo progetto che dura da anni, sia per una gratificazione banale quanto necessaria: se qualcuno paga per quello che fai vuol dire che ti accetta in pieno. E, siccome ahimè ho sempre venduto poco, questa volta ne avrei avuto davvero proprio tanto bisogno. Certo che sapevo bene che è il momento peggiore, che c’è la crisi e bla bla bla, ma come spesso mi capita avevo proprio deciso di andare controcorrente, dicendomi: quando tutti si lamentano e si piangono addosso, io invece di lagnare mi butto e mi metto ad investire di più del solito. E questo decisi di fare, ma forse senza rendermi conto dei rischi che mi prendevo (per non dire del fatto che a prendermeli sono stata da sola, essendo stata spalleggiata sul lato concettuale ma non sul lato pratico). Quindi insomma, con tutto sto bagaglio e con tanta ansia, gioia, indecisione, stupore, goffaggine, mi sono vissuta il giorno dell’opening, fino alla performance. Poi, come al solito mi accade, come per incanto e per magia, durante la performance, compresa la parte preparatoria col patto di partecipazione del pubblico, sono stata d’incanto. Perfettamente a mio agio, perfettamente e profondamente me stessa, perfettamente padrona della situazione, godendomi la performance e, per fortuna, facendo godere anche gli altri. Certo, sono abituata:  a volte nella vita normale mi sento goffa imbarazzata e a disagio, e poi nella performance ritrovo ciò che più profondamente sono, la vera me stessa, e tutto sembra assoluto, senza difficoltà, perfetto e come deve essere. Per tutti i giorni successivi della fiera è andata così: fatica, disagio, timidezza, pudore, fintanto che arrivava il momento della performance e tutto si dissolveva, facendomi stare di nuovo bene.
Non sono riuscita però a fregarmene di tutto e di tutti e arrivare alla fiera solo per la performance, per cui arrivavo più o meno per l’apertura e ciondolavo a volte come un’ameba, stralunata del successo del pubblico che i miei lavori riscontravano, della fila allo stand per vedere le foto e i video (ce n’erano tre che si succedevano su un monitor), contenta ma tesa, cercando di captare cosa sarebbe potuto succedere di positivo, oltre a tutti quegli elogi e quella estrema visibilità. E non successe praticamente niente. Non che non mi facessero piacere gli elogi e il, come si può dire, ‘successo’, da sempre credo che un artista prenda sul serio ciò che fa perché desidera incontrovertibilmente comunicare in profondità con gli altri, però a volte accade che non ti basta. E ti trovi anche a scoprirti arrabbiata che tutto ciò non ti basti più.
Finita la fiera sono scoppiata in una grande crisi, ritrovandomi con tutta la vita da riprendere in mano, con tutti le cose pratiche, gli impegni, le relazioni, i pagamenti che avevo trascurato, cercando di riprenderne il filo e di mettermi a pari, e al tempo stesso ritrovandomi lo studio occupato dai grossi lavori nuovi, esposti e prodotti per la fiera, che poiché invenduti sono ritornati indietro impacchettati. Mi sono sentita un verme. Tutta sta fatica, spese, spremiture fino all’osso, per pochi giorni di mostra e poi rimettere le opere nella plastica a bolle e nasconderle al mondo nel mio studio, dove tra l’altro mi ingombrano poiché ho lo studio nell’appartamento dove vivo e poiché colmo di opere di varie altre fasi e mostre e tempi. Certo, alcune opere sono uscite da quello studio, destinazione gallerie, acquirenti eccetera, ma troppo poche per sentirmi leggera, e perché il peso delle opere di tanti anni non si faccia sentire da tutte le scatole, le pareti e gli anfratti dove sono nascoste.
Non che mi penta di aver prodotto quelle opere, e ora non è che siano buttate al macero, esistono e insieme a gallerista e curatore si vedrà cosa farne, però è frustrante sentire di perdere pezzi di carne, sangue tempo e vita per anni e anni e anni e sempre dopo una mostra ripiombare nella fatidica domanda del senso del fare queste cose e del perché e chi te l’ha fatto fare, e paradossalmente una parte profonda e perversa di noi stessi soffre di più in diretta proporzione all’apprezzamento del proprio lavoro.
Perché ti senti davvero solo, solo con il tuo apprezzamento, che non ti serve per pagare le bollette di casa, per aiutarti ad andare avanti, per motivarti davvero a continuare, perché ti senti solo a scegliere stupidamente di investire energie tempo soldi fatiche momenti anni sangue pensieri emozioni convinzioni in qualcosa così effimero come un’opera d’arte che non sai mai se sarà vista, e se sarà vista non sai che senso ha che sia vista, e così pure  per la performance, dove la gratificazione è immediata, e ripagano gli sforzi gli abbracci e i grazie delle persone, ma quanto spesso ti senti sola nel portare avanti questo fardello, nel mettere in gioco tutto, quando gli altri spesso non fanno altro che stare lì dal di fuori a dare i giudizi. No, a volte non è proprio facile, né piacevole la vita dell’artista, e ci vuole tempra, se mai si riesce a resistere. Checchè ne dicano quelli che incontri dal di fuori che ti dicono: ah fai l’artista, che figata!!  Però non nego che qualche vantaggio c’è, almeno la libertà è qualcosa che nessuno ci toglierà mai, e liberamente in questi giorni ho deciso di staccare per ricaricarmi, per finalmente vivere senza occuparmi delle scelte artistiche da fare, fregandomene abbastanza di tutto e cercando di darmi del tempo per capire perché, nonostante una bella mostra, e un discreto successo, io abbia sofferto come un cane.

Non so se qualcuno si è riconosciuto in queste parole. Ma mi sono sforzata di tirarle fuori e di mettermi a nudo proprio per solidarietà con questo qualcuno. Raga, anche se magari in pochi, ma siamo nella stessa barca, forse, o no?? Se volete scrivere le vostre storie o i vostri commenti mi farà immensamente piacere!

114. Il pozzo e la gioia, le fasi della creazione

Sto preparando assiduamente dei nuovi lavori polittici col materiale fotografico di tutte le fasi del progetto ‘The Finger and the Moon’. Sto lavorando tantissimo e initerrottamente da poco prima di Natale, quando si è concretizzata la mia partecipazione a una importante esposizione a febbraio. Sto preparando anche una performance nuova, ma per la performance sono oramai molto abituata a lavorarci e il grosso della mia preparazione si svolge nella mia immaginazione, pensiero e corpo, nonostante poi ci sia una fase di ricerca materiali (prove no, non amo fare prove delle performance, non ne ho mai fatte perchè fare una prova senza il pubblico per me non ha senso e abbassa l’energia del lavoro). Invece per questi nuovi lavori fotografici sto affrontando qualcosa di seminuovo che mi stimola molto ma anche mi costa una grandissima fatica decisionale.

Diciamo che sto lavorando in maniera compositiva e a collage. Usavo fare moltissimi collage già dai miei primi inizi, con moltissimi materiali, e anche con ritagli di riviste, e ci ho lavorato fisicamente per alcuni anni. Poi la tecnica del collage è passata dentro il computer, e mi rendo conto adesso che tutti i miei video si basano sul collage, collage delle ore e ore di riprese delle mie performances (da uno o più cameraman) selezionate al microscopio e giustapposte per creare una sequenza che renda l’emozione, la concettualità e l’interattività del progetto (parlo naturalmente delle performance in contesti di vita reali, che io chiamo ‘urban interactive performances’). E ora adesso sto cominciando a lavorare al collage di composizioni dalle foto delle performances, per creare delle nuove opere che abbiano l’intensità visiva, lo spessore del progetto dal quale nascono, la valenza concettuale e la valenza estetica. Devo ringraziare il mio curatore Mark Bartlett che mi ha stimolato in questa direzione, in funzione della mostra che sto preparando e che lui curerà. E’ stato molto stimolante e bello lavorare insieme al curatore per alcuni giorni, adoro la collaborazione fra le persone e insieme abbiamo fatto davvero quella che, a livello profondo ma non succede quasi mai, dovrebbe essere l’interazione fra il curatore e l’artista nella creazione dell’opera.

Ok, dunque, mi sto divertendo molto a creare questi nuovi lavori però quanto stress e quanta fatica anche! Un po’ per la scadenza ravvicinata, un po’ per la decisione infinita dei vari elementi (comprese le dimensioni, e la confezione, che non è cosa da poco), un po’ per l’accumularsi di cose e di pensieri, un po’ per le spese di produzione onerose che questi lavori comportano, ho vissuto queste settimane con intensità, emozioni, tremore, paure, insicurezze, esaltazioni, divertimento, sudore e nottate.

 Vi sto scrivendo questo post, non solo per condividere le mie fatiche e i miei pensieri, ma anche per dare un segno di solidarietà a chiunque si cimenti nella creatività e si sente scoraggiato o sopraffatto dalla fatica. Ebbene sì, scoraggiamento fatica, paure sono all’ordine del giorno in questi casi. Però non bisogna mollare, perchè l’emergere di queste paure e di queste fatiche le rende gestibili e anche vulnerabili, per cui arriva un momento in cui le paure spariscono e le fatiche si sciolgono (ve lo immaginate quanto bello è questo momento??) finalmente ci sentiamo di nuovo a cavallo e al timone della nostra impresa, e con gioia e divertimento proseguimo con lena, in quel momento di solito si riesce a vedere finalmente chiaro e tutto ciò che rimaneva non scelto si comincia a dipanare verso una risoluzione e una forma.

Quali sono le paure che più mi hanno sfidato in questi giorni? (le cito e le nomino, perchè nominarle vuole già dire riconoscerle e riconoscerle vuol dire non farsene spaventare e infine farle dileguare). Primo, la paura di sbagliare, di fare qualcosa che va bene ma con qualche particolare sbagliato che fa crollare tutto. Questa è una paura che si innesca con la rabbia contro noi stessi e la lotta contro la nostra imperfezione. Poi, di conseguenza, la paura di non essere all’altezza della situazione: scadenza importante, stress a tremila! paura di mangiarsi la possibilità, paura di essere derisi, paura di essere rifiutati… Poi viene anche la paura di spendere e la paura di spendere male. Per produrre questi lavori in grande occorrono un sacco di soldi (e questa volta purtroppo devo sostenere le spese di produzione) e subentra la paura di non farcela economicamente, oppure di non potersi permettere la soluzione migliore, oppure di spendere un sacco e non avere la qualità che ci si aspetta.. e quando si lavora forsennatamente per un opera si vuole il risultato migliore, specialmente per quanto riguarda la produzione che è qualcosa in più e di diverso rispetto al lavoro artistico.

Poi ci sono le stanchezze, e vanno dal mal di testa colossale per stare sempre incollati al computer con la tensione decisionale, al male al collo e  cervicale per gli stessi motivi, alla fatica di non riuscire più a fare altro e avere nella mente tutto ciò che si sta trascurando e si deve fare dopo, alla fatica di non poter ‘polleggiare’ (questa parola si usa solo a bologna, ma quanto la adoro!) tutto il tempo che si vuole (quando la scadenza è molto ravvicinata, ma le scadenze, per una magia strana, sono SEMPRE ravvicinate..!).

Allora a volte ti prende l’ansia di non farcela, di buttare via tutto e di dirti chi te l’ha fatto fare (tanto l’hai scelto tu), e ciò che stai facendo ti diventa pesante, a volte insopportabile, e fonte di sofferenza. Poi però arriva il bello! Anzi il bello arriva anche prima. (Di solito a me capita che inizio con gioia, poi sprofondo nel pozzo, poi ritorno alla gioia… sarà mica la dialettica hegeliana di tesi antitesi e sintesi che governa il mondo della psiche?). Il pozzo arriva sempre come un sandwich tra l’entusiasmo dell’inizio e le gioie della realizzazione. Per cui non preoccupatevi se vi capita di cadere nel pozzo… è normale! L’importante è sapere che si risalirà, che si risale sempre, che le paure e le fatiche scompaiono o non sono più nocive, che si ritorna sempre nell’aria fina a respirare la gioia della creazione e della libertà estrema di creare un mondo immaginario e parallelo che a poco a poco prende forma, diviene reale e comincia a vivere di vita propria.

Ecco, questo post lo dedico a tutti creativi, a chi cammina in una direzione, a chi ha dei sogni, a chi cade nel pozzo, a chi ama essere libero, a chi pensa di non farcela più, a chi continua, a chi continua sempre.
(Non vi metto nessuna immagine perchè le opere nuove dovrete venire a vederle al Flash Art Event a Milano a febbraio!)


113. Il 2013 festeggio i 20 anni!

Buon anno a tutti e buon 2013!!!

Sono molto eccitata perchè nel 2013 festeggio i 20 anni di performances e di attività artistica, e sto preparando alcune sorprese in proposito.
In realtà la prima performance la feci nel 1992 al centro d’Arte Masaorita di Bologna (Zucchero e le fragole, performance multimediale tratta da una mia fiaba con musica originale di Nicola Cursi dal vivo), ma è dal 1993 che cominciai a fare performance ed esporre con più consapevolezza e regolarità, ed è per questo che i vent’anni ho deciso di festeggiarli nel 2013!

Sempre al Centro d’arte Masaorita di Bologna infatti (ma che bello quel posto era, e come ci sentivamo una famiglia! Ricordo con commozione Gianni e Maurizio Venturi e tutti loro) feci la seconda performance nel 1993 intitolata ‘La margherita dai petali colorati’, in collaborazione con la musicista tedesca Gaby Bultmann, che ora vive a Berlino.
Anche questo lavoro era una performance multimediale che partiva da una mia fiaba, con immagini, testi, azioni e musiche originali. A quel tempo scrivevo fiabe per adulti (poi le pubblicai anche per un editore per bambini, con dei miei disegni fatti apposta) oltre a dipingere e scrivere, e proprio con le fiabe cominciai a fare performances, con l’idea di perlustrare, con la sinergia dei linguaggi, i diversi livelli simbolici del testo (Sui simboli, le fiabe e la semiotica ci lavoravo molto allora, e feci anche la mia tesi di laurea al DAMS su questo argomento). E da quelle esperimentazioni performative scoprii quanto mi piaceva l’aspetto corporale, fisico, immediato, interattivo della performance e del contatto col pubblico, e così da allora continuai per quella strada con molta gioia e fatica, pur continuando, specie nei primi anni, a dipingere e scrivere. Anzi, le immagini e le poesie che producevo rientravano poi tutte nelle performances, e l’aspetto visivo e verbale fanno sempre parte del mio background e del mio percorso.

Dunque, in quest’anno di festeggiamenti vorrei un po’ fare il punto della situazione e mettere in campo un percorso. Sto lavorando, insieme a un’assistente, all’archivio dei lavori dei progetti e della press, è un lavoro lungo e lungi dall’essere finito, ma ne vale la pena, e già ora si sta rivelando utile e divertente. E vedrete che si produrranno alcune cosette nuove in proposito…

Un importante festeggiamento che sto preparando e di cui sono molto contenta, eccitata e, forse, un po’ spaventata (le responsabilità mettono sempre un po’ di paura, vero?), è una nuova performance collettiva e una mostra (con una serie di lavori nuovi) per l’imminente fiera di Flash Art, il Flash Art Event che si terrà a Milano agli inizi di febbraio. Ecco, ve l’ho detto. Ora non vi anticipo niente sui lavori, che sarà una grande sorpresa.

Vi dico solo che la performance collettiva sarà fatta PER VOI e concepita perchè chiunque vi partecipi, persone che vengono alla fiera, volontari, pubblico, curiosi, ecc.. Partecipare alla performance è molto facile e non è richiesta nessuna esperienza performativa. E’ qualcosa che tutti sono possono fare e sono invitati a fare! Ci sarà soltanto un piccolo contratto di partecipazione da rispettare 😉

Questo nuovo progetto al Flash Art Event sarà presentato da Visualcontainer di Milano e curato da Mark Bartlett, il quale è ritornato a Milano per lavorarci insieme apposta (e abbiamo passato l’Epifania a fare brainstorming come pazzi!) prima di rientrare a Londra. Arriverà presto tutta la comunicazione ufficiale, ma intanto vi anticipo le date dell’evento: dal 7 al 10 FEBBRAIO: la performance collettiva sarà tutte le sere alle 19 o alle 20 (orario ancora da definire..) … per cui ‘save the date’ e venite numerosi a partecipare!

Qui di seguito vi metto la foto recentissima fatta da Alessandro Brunello (che ringrazio) al Frida mercoledì sera, dopo l’Opening al (.Box) di Visualcontainer della rassegna video Playtime curata da Cecilia Freschini (a destra nella foto). Ho pubblicato questa foto perchè è bella e anche per ringraziare la giovane artista Federica Cogo, abbracciata con me, per le bellisime parole che ha detto sul mio lavoro e su questo blog, che mi spronano ad andare sempre più avanti. Queste cose fanno scaldare il cuore e danno un gusto grande e forte a continuare. Grazie Federica!

Da destra a sinistra: Cecilia Freschini, Domenico Veneziano, Federica Cogo e Liuba

112. vacanze natalizie: nuovi progetti e un po’ di relax

Circa una settimana prima di Natale ho deciso, improvvisamente, di proporre un progetto per un’importante manifestazione da tenersi a Milano e, quasi improvvisamente, ho saputo che è stato accettato e che cominciava la realizzazione pratica e la messa a punto di una serie infinita di diversi livelli (poichè ci sarà una mostra personale e una nuova performance, i piani di lavoro sono proprio tanti, a livello di creazione e produzione, a cui si aggiungono quelli dell’archiviazione, comunicazione, relazione, ecc.)

Nel frattempo, come programmato, il mio amico e curatore Mark Bartlett è giunto a Milano da Londra con l’intenzione di lavorare all’imbastitura del libro (sorpresa…) che lui ha in cantiere di fare. E si è trovato ad essere la persona giusta al momento giusto… poichè ho parlato a lui del nuovo progetto imminente e gli ho chiesto di farmi da curatore, cosa che lui ha accettato con entusiasmo.

La cosa bella di questo rapporto è che lui conosce, credo, il mio lavoro meglio di chiunque altro, e lo sta seguendo dal 2006, quando vide la mia mostra personale a New York a Chelsea (da quei matti della WeissPollack, vedi il diario New York) e mi scrisse impressionato dal mio lavoro. Ciò mi ha fatto enormemente piacere, e da allora siamo in contatto, prima per email e poi anche di amicizia, soprattutto da quando lui da S. Francisco dove viveva si è spostato (e sposato) a Londra, e negli ultimi anni la collaborazione comincia a diventare più concreta (per esempiio il bellissimo essay che ha scritto in seguito alla mia performance The Finger and the Moon #2 a Piazza S. Pietro in Vaticano (leggi).

Mark è partito pochi giorni prima di Natale, per andare a passare le feste a Cinzago, sul Lago Maggiore, dove hanno una casa, e sarebbe ritornato a Milano il 5 di gennaio. Io intanto… dovevo creare la serie di lavori nuovi per la mostra (ancora vi tengo in sospeso e non vi dico qual’è, ma sarà a Milano presto…) e soprattutto preparare le immagini per il catalogo e inviarle entro il 4-5 gennaio. Insomma, fuoco e fiamme!

Però il giorno di Natale e la vigilia sono stati belli e tranquilli, come da copione, riposo, cibo e soprattutto tanta famiglia. La mia famiglia è piccola, e quel poco che c’è è piuttosto sparpagliata, ma è stato molto bello festeggiarlo con i miei genitori e con Mario, e vedere per la prima volta dopo tanto tempo in seguito all’operazione, mio padre essere sereno, di compagnia e a camminare anche solo nel piccolo tragitto dalla stanza al tavolo da pranzo. Devo confessare una cosa, a me e anche a voi: nonostante gli scontri, le incomprensioni, le litigate che abbiamo avuto nel passato, come non mai ora mi sento attaccata a mio padre e a ciò che lui rappresenta nella mia vita e sento molto forte il bisogno della sua figura che, solo ora, mi accorgo quanto mi ha fatto sentire protetta in tutti questi tempi, nonostante mi sia sentita per la maggioranza degli anni passati, non capita e in tensione con lui. Certo capire le piroette della mia vita, accettare le mie scelte inconsuete, vedermi annaspare con fatiche e pochi soldi, può essere agli  occhi di un genitore cresciuto con altri valori e in un’altra epoca, qualcosa di molto difficile da accettare e da capire. Forse solo ora mi sento accettata e amata, anche se lo sono sempre stata, e questo è stratosfericamente, enormemente importante per me, ora.

Poi giorni intensi di lavoro, in quei giorni placidi e beati dove la città sonnecchia e tutti sono partiti o si rilassano o si vedono con gli amici (e questa energia come si sente, ti dà la giusta pace e la giusta tranquillità di una dimensione bella, calma…mi sono sempre piaciuti un sacco i giorni tra Natale e Capodanno, contenitori aperti per tutto ciò che si desidera fare, senza forzature). Mi sentivo solo un po’ in ansia per la scadenza delle foto da pubblicare nel catalogo, che era così vicina e appena dopo capodanno, e ho lavorato con molta lena e determinazione (e devo dire pure divertimento!) alla creazione di nuovi lavori polittici da produrre prossimamente. E poi però per Capodanno, si parte! Alcuni giorni in montagna a Briançon nella casa del mio caro amico Alberto. Giorni di un sole che non si può, aria azzurra, niente freddo, montagne e panorami mozzafiato e una gioia nel cuore di essere vivi, e di tanta bellezza circondati!

 

 

Ehi, Buon anno!!! Ben arrivati nel 2013 e che sia un anno ricco di gioia amore e soddisfazioni!

111. Il ruolo dell’artista e Daniel Buren

Sto leggendo l’ultimo numero di una famosa rivista d’arte (non voglio fare pubblicità a nessuno per cui non ci metto il nome, guarda un po’!) e incontro le parole del famoso artista Daniel Buren che verbalizzano in maniera sintetica precisa e lucida ciò che è accaduto al ruolo dell’artista, esperienze che stanno davanti agli occhi tutti i giorni e riflessioni che mi pongo anch’io e che vivo sulla mia pelle come molti altri.
E’ con gratitudine quindi che ho scelto di usare le parole di questo vecchio grande artista per condividere con voi una situazione che penso e che vedo. Non aggiungo altro, perchè queste parole dicono già tutto.

” Siamo costretti a constatare, ogni anno, che il ruolo dell’artista continua a ridursi poco a poco. Non solo per la sua storica posizione di oppositore, ruolo che l’artista ha mantenuto per molto tempo, ma, cosa ancora più grave, non è più un elemento centrale del sistema. L’artista è diventato l’individuo che accetta tutto ed è accettato da tutti. Nello stesso tempo si trova, senza nemmeno rendersene conto, inghiottito, digerito, rigettato e quindi rimpiazzato da un altro omologo che si trova esso stesso inghiottito, digerito, rigettato e così via.

Da tempo, nel mondo delle arti, l’artista non è più al centro. E’ stato prima sostituito da curatori senza scrupoli che si credono artisti e che si sono sostituiti agli artisti confinandoli alla periferia, come una musica d’ambiente o, come dicevo già tanto tempo fa, come un piccolo tocco di colore necessario all’elaborazione e alla confezione della mostra.
Più recentemente, il centro di interesse si è ancora spostato con violenza seguendo il diktat delle case d’asta e dei collezionisti milionari. L’artista e la sua opera, nel mezzo di tutta questa banalità effimera, sono solo giocattoli tra le mani di speculatori avidi che finiscono per tenere in scacco questo sistema.”
Daniel Buren

Daniel Buren poses by his ”Monumenta” temporary installation at the Nave of the Grand Palais on May 9, 2012 in Paris, France.

110. Buon Natale da Taranto

Durante il ponte di S. Ambrogio Immacolata mi sono presa un aereo, insieme a Mario, e siamo andati a trovare la mia cara amica artista Ezia Mitolo che da qualche anno è tornata a vivere in quella città. Sono andata là, seppur con pochi giorni e devo dire che il tutto è stato piuttosto stancante, seppur bellissimo, poichè da molto avevo voglia di vederla e andarla a trovare in Puglia (cosa che volevamo far accadere anche questa estate, ma non ci siamo riuscite) e anche per vedere da vicino la situazione di Taranto e dell’Ilva, che in questo peiodo è sulla bocca di tutti. Naturalmente Ezia è informatissima sulla situazione e attiva in prima persona nei movimenti impegnati a salvaguardare la loro città. C’è spesso un istinto in noi artisti a buttarsi nelle situazioni in cui crediamo, a buttarsi negli ideali, e poi trovarci immersi sino al collo da molte cose che ci chiedono di impegnarci, e finiamo che diventiamo anche esauriti, e a volte non riusciamo neanche ad occuparci del nostro benessere, ma questo è una croce-delizia che ci portiamo dentro e che fa parte del nostro dna (parlo al plurale perchè è così per ezia ed è così anche per me, e così è per tanti altri…)

Dunque. Taranto è molto bella (e non avevo dubbi di ciò). Era molto freddo anche lì in quei giorni e non ero vestita adeguata però poichè non l’avevo previsto, comunque siamo andati in giro parecchio e abbiamo visto il castello aragonese (bello!), il centro storico, il mare e anche la campagna dei trulli vicino a martinafranca (dove ho incontrato una musicista astrologa di servas di ottanta e passa anni che vive in un trullo isolato…).
L’Ilva è una roba impressionanate, incombe sulla città col i suoi tubi animaleschi e le ciminiere che a getto continuo, di giorno e di notte, invadono il cielo col loro scarico. La situazione è complessa, c’è la problematica dell’inquinamento, dell’aria tossica che la gente respira e che nuoce alla salute, l’incapacita di fare impianti adeguati a norma di legge e di inquinamento, il lavoro di migliaia di persone che dipendono da questa ditta per vivere. Ho partecipato anche a una rinione del comitato di lavoratori e cittadini che si battono per avere rispettati i loro diritti, di salute e di lavoro. Vorrebbero che gli impianti siano messi a norma, e che Taranto cominciasse a investire su altre risorse (tipo servizi e turismo) per non dipendere in futuro solo dall’Ilva.

L’Ilva a Taranto. foto: Cosimo Calabrese
L’Ilva a Taranto. foto: Cosimo Calabrese

La mia amica Ezia stava preparando dei bellissimi lavori artistici come suo modo di comunicare la situazione di Taranto. E’ una serie di fotografie scattate alle persone della città, poi lavorate con photoshop. IL progetto si intitola Buon Natale da Taranto.  Mi piace molto e voglio condividerlo con voi, aiutando Ezia a divulgare questo progetto che ha una valenza critica, ambientale e artistica molto forte. Brava Ezia! Nelle foto ci sono anch’io perche, seppur non abitando a Taranto, mi trovavo lì e ho voluto essere nel progetto per essere solidale e ‘mettere la mia faccia’ (arrabbiata, come lei ci ha chiesto quando faceva le foto…)

Buon Natale da Taranto, di Ezia Mitolo, 2012

109. Art Miami impressions – senza di me

Quesr’anno non sono andata a Miami, ma ne ho sentito parlare molto bene, sia della fiera principale, Art Basel Miami, sia delle tante fiere satelliti, oltre che dei numerosi party…
e così vi posto qui un link dove il mio amico paul kline ha condiviso foto e impressioni:
http://www.artletter.com/2012/12/picture-perfect-in-miami.html

Io invece sono qui in Italia, respirando il clima di crisi, fatica, destino, malinconia, che tira in questo periodo. non riesco ad allontanarmi ora, poichè i mei stanno ancora molto precari a livello di salute, e sarebbe veramente difficile se trasmigrassi all’estero ora, come ho fatto altre volte… e così ho ripreso a insegnare alle scuole serali, storia dell’arte, cosa che mi diverte abbastanza, salvo il fatto che mi distrae molto dal mio lavoro, seppur insegno part time tre volte la settimana, poichè fatico a concentrarmi e poi smettere e poi riprendere, è come se ogni volta devo cominciare da capo, anche per le più piccole cose.
Ma in questo periodo amo la lentezza (come sapete ci ho fatto più di un lavoro) e, senza stressarmi, finalmente a pratico…