75. Comincio a girare per l’Art Week: l’Opening dell’Armory Show

E’ un po’ che non mi sentite, ma siete fortunati perché quando vi svegliate stamattina, in Italia, vi trovate il mio bel post con le impressioni calde calde dell’Armory Show. Whau! Non ve lo aspettavate, vero?
Sto scrivendo di notte, questa sera, proprio per voi, così avete le notizie fresche fresche (e se qualcuno è interessato … posso fare la corrispondente da New York!) Non vi farò però un resoconto giornalistico, né una recensione critica, ma vi racconto le mie impressioni da artista e da persona curiosa.
Devo anche dirvi che ho voglia di andare in giro per mostre, è un modo bello anche per viversi la città e cogliere la sorpresa di New York, perché le scorse settimane ho fatto una vita piuttosto ‘normale’ e ritirata, lavorando molto ai miei progetti da attuare in Italia al mio rientro, e all’aggiornamento del mio sito in inglese, ai contatti con le gallerie americane, e allo sviluppo di un paio di idee nuove nuove … (v. post precedente) Contrariamente a quanto accade per molti, che vengono a New York per un obiettivo specifico, io amo venire qui per pensare e per creare, perché la città mi stimola molto, trovo tutto ciò che cerco facendo minima fatica (come per esempio ristampare i miei biglietti da visita in carta bellissima, spendendo solo 100 dollari per 1000 esemplari fatti alla perfezione), e mi riempio gli occhi con stimoli di ogni tipo, anche se a volte ti senti un po’ sola in mezzo a tutte queste persone, conoscenze, possibilità.ma anche questa ‘solitudine elettrizzante’ è molto creativa, hai migliaia di stimoli e molto tempo per elaborarli …
Ho cominciato oggi dunque a girare per il turbinio di eventi che ci sono durante questa settimana dell’arte newyorkese. A dire il vero ho cominciato ieri, non a girare, ma a farmi un programma: nella selva di fiere, eventi, mostre, special e performance, ciascuno con i suoi orari e luoghi e incastri, se non mi facevo una scaletta e selezione di cose che mi interessava di vedere, finiva che andavo in giro come una scema, come spesse volte capita, ammutolita e annebbiata dalle troppe cose da vedere in contemporanea. Invece stavolta, sì, vado mirata, e ho fatto una selezione che è una chicca, e che mi è costata tutto ieri pomeriggio e sera per documentarmi sul web (sapete la miriadi di opening che ci sono? E la dislocazione geografica da Brooklyn al Pier 94 in 12 Avenue al PS1 a Long Island City in Queens, passando per Chelsea, Lower East Side, Midtown? E i conoscenti o amici o enti o gallerie che hanno mandato una e-mail in queste ultime settimane? … ).
Ma andiamo al sodo, immagino che volete sapere come era l’Armory Show …
Intanto, vi rivelo che non avevo nessun biglietto per l’Opening, perché qui non ne danno e nessun artista o addetto ai lavori con cui ho parlato, li aveva. (I giornalisti sono una categoria differente, loro entrano sempre ovunque … ) Il costo per entrare al preview dalle 2 del pomeriggio era di (guardare la tabella per crederci … naturalmente c’era incluso anche il party al MOMA … 😉
  • The $750 Patron ticket includes one ticket for early access to The Armory Show at noon, one ticket for the VIP Hour at MoMA, and one ticket to The Armory Party at MoMA.
  • The $250 ticket level includes one ticket for the VIP Hour at MoMA, one ticket to The Armory Party at MoMA, and one ticket for Vernissage Access to The Armory Show at 5:00 p.m.
  • The $125 ticket level includes one ticket for Vernissage Access to The Armory Show at 5:00 p.m. and one ticket to The Armory Party at MoMA (9:00 p.m. to 12:00 a.m.).
E sono andata là sapendo che sarei entrata, ma prendendola con filosofia: se non entravo oggi sarei entrata l’indomani pagandomi il bigliettino per il pubblico (30 bei dollarucci … ). Però se entro oggi è meglio, così faccio come fa la ‘cream’: oggi l’opening all’Armory, domani un’altra fiera, e poi venerdì l’altra e l’altra … senza perdere un colpo!).
Contenta della mia mappa personalizzata, mi dirigo quindi con molta calma verso la 55th street and 12 avenue, facendomi una grande camminata (l’opening era dalle 5, perché dalle due era per quelli che pagavano un sacco di soldi …), vestita di tutto punto (se mi vedevate i giorni scorsi, stanca morta e scarruffata, per le strade di Manhattan non mi avreste riconosciuto … !), perché s’ha da fare, e perché così mi è più facile entrare.
E naturalmente sono entrata – gratis –  al vernissage. Non vi dico come ho fatto, ma ho usato davvero molta classe ( e un poco di faccia tosta … ).
L’Armory è diviso in due diversi padiglioni, in due paralleli ma abbastanza distanti padiglioni – ex cantieri navali, il Pier 92 per l’Arte Moderna, e il Pier 94 per l’Arte Contemporanea. Io sono andata solo al 94. Ricordo edizioni di anni precedenti dell’Armory, compreso quello in cui avevo fatto la performance, dove le gallerie erano moltissime, invece questa edizione (e anche quella dell’anno scorso ricordo) con conta molte gallerie, ma naturalmente conta molte delle top list gallerie del mondo, con rappresentanze di tutti i continenti (No, a dire il vero, ho visto poche gallerie africane … ).
Come novità ci doveva essere anche una lounge con Armory performance, film e talk, però mi è sembrato più fumo che arrosto: una grande lista di performance, ma alcune erano nelle ore riservate a quelli che pagavano di più (dalle 13 alle 17 … ), e altre dovevano essere dopo, ma non ne ho vista nessuna, ho visto solo un palco con dei musicisti-o strumentisti- che sistemavano attrezzatura per la performance … (qui si dice ‘performance’ tutto, dalla musica al ballo, ed è ben distinta dalla ‘performance art’ delle arti visive, ma spesso fanno cofusione anche loro, propinando concerti per art performance. Ho saputo anche di una performance che c’era stata nelle ore precedenti, che consisteva in persone che andavano in giro per la fiera con una calzamaglia bianca su tutto il corpo facendo una specie di danza … (beh, non mi sembra un lavoro proprio da mozzare il fiato … !).
Beh, andiamo dunque a vedere gli stand. Devo premettervi però che, contrariamente al solito, ero serena e l’atmosfera era distesa e con una buona energia. Ho detto ‘contrariamente al solito’ perché spesso agli opening importanti o in genere a tutte le fiere, mi sento piuttosto nervosa,  o percepisco un grande snobbismo che mi nausea, o mi viene il nervoso per una certa qual parte di vuotezza e non sense che vedo, o mi sento inadeguata, o adirata … tanti sono i contrastanti sentimenti che negli anni mi hanno accompagnato per le fiere. Questa volta invece, e me ne sono sorpresa io stessa, ero serena, e il clima generale era piuttosto cordiale. Certo, io ero più  rilassata del solito, non me ne frega niente di prendere contatti, perché un po’ già li ho, e poi perché ho deciso che non prendo più contatti ma aspetto che mi vengano a cercare … (e, forse dovevo impararlo molto prima ;D … ).

Cosa ho visto di interessante? Invero un po’ pochino. Molti lavori ‘costosi’, enormi, accurati, molti nomi importanti, ma poca sperimentazione (ma questo era evidente, aspettiamo di vedere le fiere più interessanti di Volta, o Indipendent o Fountain … ). Un po’ di freschezza e di proposte interessanti le ho colte nelle gallerie brasiliane (si vede che il brasile sta esplodendo ora … ) e in quelle orientali, soprattutto coreane (tra le altre cose una galleria di Seul ha esposto un Paik bellissimo che non avevo mai visto (ed è edizione unica).
La Fiera quest’anno aveva come ospite la Scandinavia, e c’era una sezione di gallerie Nordiche invitate speciali, con opere o esageratamente ‘fredde’ (tipicamente ciò che ci si aspetta da quei paesi) o esageratamente ‘calde’ (totem pseudoafricani  pittura gestuale su cartone sfracellato … ). Alcuni lavori mi sono piaciuti e li ricordo, ma già ora non mi viene più in mente quelli che mi hanno veramente emozionato (forse solo il Paik? No, anche una stampa di Baldessari per la White Cube, e alcuni altri … ).
Una delle poche gallerie innovative e giovani e fresche presenti in fiera che ha portato opere che mi sono piaciute e non solo estetiche, ma anche di ricerca, è la galleria di Brooklyn Pierogi.
E’ stato bello, infine, e questo è un fatto squisitamente umano, ritrovare degli amici, come la cara Oxana, che era un sacco che non vedevo, venuta apposta dall’Italia, o l’amico Lee, col quale avevamo fatto mostre insieme alcuni anni fa – ai tempi dei pazzi galleristi Weisspollack …

1988 Nam June Paik, N005 Swiss Clock

Courtesy of NAN JUNE PAIK ART CENTER

Bon, ora vado a dormire, comincio a diventare fusa, se volete ulteriori aggiornamenti controllate spesso il blog nei prossimi giorni!!! ( ma non garantisco di riuscire a fare una cronaca quotidiana … ).

Baci