111. Il ruolo dell’artista e Daniel Buren

Sto leggendo l’ultimo numero di una famosa rivista d’arte (non voglio fare pubblicità a nessuno per cui non ci metto il nome, guarda un po’!) e incontro le parole del famoso artista Daniel Buren che verbalizzano in maniera sintetica precisa e lucida ciò che è accaduto al ruolo dell’artista, esperienze che stanno davanti agli occhi tutti i giorni e riflessioni che mi pongo anch’io e che vivo sulla mia pelle come molti altri.
E’ con gratitudine quindi che ho scelto di usare le parole di questo vecchio grande artista per condividere con voi una situazione che penso e che vedo. Non aggiungo altro, perchè queste parole dicono già tutto.

” Siamo costretti a constatare, ogni anno, che il ruolo dell’artista continua a ridursi poco a poco. Non solo per la sua storica posizione di oppositore, ruolo che l’artista ha mantenuto per molto tempo, ma, cosa ancora più grave, non è più un elemento centrale del sistema. L’artista è diventato l’individuo che accetta tutto ed è accettato da tutti. Nello stesso tempo si trova, senza nemmeno rendersene conto, inghiottito, digerito, rigettato e quindi rimpiazzato da un altro omologo che si trova esso stesso inghiottito, digerito, rigettato e così via.

Da tempo, nel mondo delle arti, l’artista non è più al centro. E’ stato prima sostituito da curatori senza scrupoli che si credono artisti e che si sono sostituiti agli artisti confinandoli alla periferia, come una musica d’ambiente o, come dicevo già tanto tempo fa, come un piccolo tocco di colore necessario all’elaborazione e alla confezione della mostra.
Più recentemente, il centro di interesse si è ancora spostato con violenza seguendo il diktat delle case d’asta e dei collezionisti milionari. L’artista e la sua opera, nel mezzo di tutta questa banalità effimera, sono solo giocattoli tra le mani di speculatori avidi che finiscono per tenere in scacco questo sistema.”
Daniel Buren

Daniel Buren poses by his ”Monumenta” temporary installation at the Nave of the Grand Palais on May 9, 2012 in Paris, France.

110. Buon Natale da Taranto

Durante il ponte di S. Ambrogio Immacolata mi sono presa un aereo, insieme a Mario, e siamo andati a trovare la mia cara amica artista Ezia Mitolo che da qualche anno è tornata a vivere in quella città. Sono andata là, seppur con pochi giorni e devo dire che il tutto è stato piuttosto stancante, seppur bellissimo, poichè da molto avevo voglia di vederla e andarla a trovare in Puglia (cosa che volevamo far accadere anche questa estate, ma non ci siamo riuscite) e anche per vedere da vicino la situazione di Taranto e dell’Ilva, che in questo peiodo è sulla bocca di tutti. Naturalmente Ezia è informatissima sulla situazione e attiva in prima persona nei movimenti impegnati a salvaguardare la loro città. C’è spesso un istinto in noi artisti a buttarsi nelle situazioni in cui crediamo, a buttarsi negli ideali, e poi trovarci immersi sino al collo da molte cose che ci chiedono di impegnarci, e finiamo che diventiamo anche esauriti, e a volte non riusciamo neanche ad occuparci del nostro benessere, ma questo è una croce-delizia che ci portiamo dentro e che fa parte del nostro dna (parlo al plurale perchè è così per ezia ed è così anche per me, e così è per tanti altri…)

Dunque. Taranto è molto bella (e non avevo dubbi di ciò). Era molto freddo anche lì in quei giorni e non ero vestita adeguata però poichè non l’avevo previsto, comunque siamo andati in giro parecchio e abbiamo visto il castello aragonese (bello!), il centro storico, il mare e anche la campagna dei trulli vicino a martinafranca (dove ho incontrato una musicista astrologa di servas di ottanta e passa anni che vive in un trullo isolato…).
L’Ilva è una roba impressionanate, incombe sulla città col i suoi tubi animaleschi e le ciminiere che a getto continuo, di giorno e di notte, invadono il cielo col loro scarico. La situazione è complessa, c’è la problematica dell’inquinamento, dell’aria tossica che la gente respira e che nuoce alla salute, l’incapacita di fare impianti adeguati a norma di legge e di inquinamento, il lavoro di migliaia di persone che dipendono da questa ditta per vivere. Ho partecipato anche a una rinione del comitato di lavoratori e cittadini che si battono per avere rispettati i loro diritti, di salute e di lavoro. Vorrebbero che gli impianti siano messi a norma, e che Taranto cominciasse a investire su altre risorse (tipo servizi e turismo) per non dipendere in futuro solo dall’Ilva.

L’Ilva a Taranto. foto: Cosimo Calabrese
L’Ilva a Taranto. foto: Cosimo Calabrese

La mia amica Ezia stava preparando dei bellissimi lavori artistici come suo modo di comunicare la situazione di Taranto. E’ una serie di fotografie scattate alle persone della città, poi lavorate con photoshop. IL progetto si intitola Buon Natale da Taranto.  Mi piace molto e voglio condividerlo con voi, aiutando Ezia a divulgare questo progetto che ha una valenza critica, ambientale e artistica molto forte. Brava Ezia! Nelle foto ci sono anch’io perche, seppur non abitando a Taranto, mi trovavo lì e ho voluto essere nel progetto per essere solidale e ‘mettere la mia faccia’ (arrabbiata, come lei ci ha chiesto quando faceva le foto…)

Buon Natale da Taranto, di Ezia Mitolo, 2012

109. Art Miami impressions – senza di me

Quesr’anno non sono andata a Miami, ma ne ho sentito parlare molto bene, sia della fiera principale, Art Basel Miami, sia delle tante fiere satelliti, oltre che dei numerosi party…
e così vi posto qui un link dove il mio amico paul kline ha condiviso foto e impressioni:
http://www.artletter.com/2012/12/picture-perfect-in-miami.html

Io invece sono qui in Italia, respirando il clima di crisi, fatica, destino, malinconia, che tira in questo periodo. non riesco ad allontanarmi ora, poichè i mei stanno ancora molto precari a livello di salute, e sarebbe veramente difficile se trasmigrassi all’estero ora, come ho fatto altre volte… e così ho ripreso a insegnare alle scuole serali, storia dell’arte, cosa che mi diverte abbastanza, salvo il fatto che mi distrae molto dal mio lavoro, seppur insegno part time tre volte la settimana, poichè fatico a concentrarmi e poi smettere e poi riprendere, è come se ogni volta devo cominciare da capo, anche per le più piccole cose.
Ma in questo periodo amo la lentezza (come sapete ci ho fatto più di un lavoro) e, senza stressarmi, finalmente a pratico…