14. Chelsea Openings e Harlem

Camminando sulla 24a in direzione di Chelsea sono incominciati prustianamente ad affiorare i ricordi e le sensazioni del periodo che ho fatto a Chelsea a montare la mia mostra in galleria. Quei pazzi dei galleristi mi avevano lasciato le chiavi per un mese ed io andavo avanti e indietro tutti i giorni per montare la mostra e sistemare la galleria (cosa lunga e difficile perché loro non c’erano e qui trovare aiuti non è una cosa da ridere … ). Il percorso dal west village a Chelsea era la mia routine quotidiana e riessere ancora di nuovo nel quartiere mi ha fatto provare sentimenti strani, del tempo che ritorna, del tempo che cambia, dei luoghi che ti entrano, dell’essere qui e là, dell’identità, dello spostarsi o del rimanere, insomma una girandola quasi vorticosa di sensazioni che non certo sono facili, ma sicuramente vitali ed emozionanti.
Nonostante il gran freddo c’era sempre moltissima gente nei numerosi opening delle gallerie, spesso c’era la fila per salire negli ascensori e una gran folla festosa, rumorosa, variopinta e chiassosa da tutte le parti. Questo è ciò che rende così vitale New York, è un’esuberanza continua, senza sosta, che naturalmente stanca anche parecchio, ma gli stimoli e la vita non manca mai.
Cosa ho visto nelle gallerie? A parte qualche eccezione, mostre banali e molto commerciali, ammiccanti, fatte apposta per la vendita. Pittura pittura pittura, con effetti speciali, per stupire e sorprendere, spesso decorativa, o ripetitiva (una mostra le ennesime tele bianche vuote senza nulla, ma basta fare questo minimalismo datato!)
Non capivo se queste mostre erano così commerciali per la crisi o per il periodo prenatalizio, forse per entrambi i motivi. Ma mi sono divertita un sacco, infilandomi in questi interi edifici di gallerie dove in ogni piano c’era qualcosa, e sono incappata pure in un opening festa con nave vichinga in un enorme spazio studio alternativo che dava sulla strada con concerto rock punk e fuochi d’artificio.
Poi sono tornata ad Harlem, dove in questi giorni sono ospite di Janet, e siamo andati al Nick’s pub a vedere una live session di jazz (non pensate però che tutto ciò sia solo divertimento puro, ci sono gli stress dell’avanti e indietro di tutti i trasporti, le mail da leggere, il telefono che non funziona, la ricerca del telefono americano, le decisioni con Mario da prendere ( e i nostri continui litigi telefonici anche se non ci vediamo da 6 mesi …) insomma ancora una volta: welcome to New York, la città dove tutto succede ma dove ci si può anche sentire inghiottiti dal vortice delle cose e travolti dalle persone (come mi è successo in Times Square, dove stavo col telefonino in mano e sono stata travolta dalla folla che ha sbriciolato il telefono per terra (ma per fortuna non si è rotto ma solo smontato)

13. Governors Island e altre installazioni alimentari

Emozionante prendere la nave a fare il tratto di mare che divide Manhattan dalle isole vicine. Già ci ero stata altre volte prendendo il ferry per Staten Island (che questa volta ho preso nella foto) dove all’ora di punta del mattino ho anche fatto una parte della performance sulla lentezza,  ma vedere il mare in una grande città è sempre un sentimento intenso.

 Sto andando agli open studio dell’LMCC, un’importante organizzazione che offre residenze e studi per artisti di tutto il mondo. Farò anch’io la domanda prossimamente, e volevo vedere com’era.
Great location, un edificio con grandi vetrate che guardano i grattacieli di Manhattan dall’altra parte del canale, e almeno una trentina di studi per gli artisti, che esibivano al pubblico il risultato dei loro 5 mesi di residenza lì. Un artista giapponese mi diceva che prendere tutti i giorni il traghetto e fare quel breve tratto di mare, lo faceva entrare in una dimensione strana, sospesa, totalmente differente dalla velocità di Manhattan.

Questo che vedete è una specie di albero di Natale dentro il traghetto, non un’installazione!
(Non ho fatto foto al lavoro degli artisti, per discrezione).

I lavori degli artisti erano vari, alcuni banali e altri interessanti, c’era di tutto: dall’installazione, alla foto, alla pittura, al legno, alla scultura, all’assemblaggio…
ciò che mi ha veramente colpito è stato un video, in cui l’artista ha preso delle scene dal film ‘L’avventura’ di Antonioni con una splendida Monica Vitti, e le ha montate con scene di mare prese da Governor’s Island e New York City. Era straordinario vedere i protagonisti sugli scogli, sentire il mare che borbottava, e poi vedere gli aggressivi pontili new yorkesi e il paesaggio urbano industriale che   diventava straniante all’interno del film. Brava!

 Poi sono andata verso Chelsea e nel frattempo mi sono fermata in uno di quei giganti food store costosissimi e pieni di ogni cosa di ogni parte del mondo che si trovano solo qui: vagonate di cibo, confezioni, scaffali, barattoli, persone, scritte, soldi, formaggi, cibo cucinato caldo, tutto tutto tutto e queste erano altrettante installazioni. ho comprato un paio di cose, tra le quali un panettone ripieno italiano per la mia ospite, naturalmente pagando tutto carissimo (ma a parte il panettone sono stata oculata e non sono caduta in tentazioni, altrimenti ci avrei lasciato il budget di un mese, tante cose allettanti c’erano!  Vi metto qui alcune foto, erano come installazioni!

12. Brooklyn l’arrivo e la bolla

“The world is a book
and those who do not travel
read only a page”
S. Agostino

(Trovata mentre spulciavo da Barnes and Nobles e mi sembra perfetta!!!)

Oggi mi sentivo come essere dentro a una bolla. Ancora le emozioni sono filtrate, leggere, quasi chiuse. Sono arrivata a casa di Martha e Marvin a Brooklyn, e anche se ho dormito bene sono ancora un po’ frastornata dal cambiamento. In una bolla: non più nelle cose e nella realtà italiana, ma lenta e col piede che ancora sfiora l’acqua nella realtà newyorkese. Però è bello che affiorano tutti i ricordi e i sapori delle altre mie volte qua, ed è intenso riassaporare qualcosa che è estraneo ma anche familiare, qualcosa che conosci ma che appare solo quando sei qua. Oggi pranzo – cena a casa, cucina deliziosa di Martha e molto relax. Poi sono uscita e al pub dietro l’angolo c’era un meraviglioso concerto di quartetti d’archi con musica classica contemporanea. Naturalmente ci sono arrivata per caso, ed era quello che mi ci voleva.

 

Marvin, Ruth e Alicat


Oggi al Brooklyn Museum, vedendo la sezione dell’arte africana, ho pensato che le danze tribali dei vari gruppi etnici sono delle performance, nel senso più stretto che dò a livello artistico di questa parola, e che le origini e il bisogno di ‘performare’ per comunicare con i simboli è una pratica usata dall’uomo sin da tempi  lontanissimi, anzi necessaria sin dalle origini. Perché non riprendere la performance come danza tribale?
 








In una coppia di totem nigeriani, usati per sorreggere la casa, in quello di sinistra a sostenere tutto, in basso, è la donna, la quale sostiene pure il suo seno. Sopra la donna sta l’uomo e l’uomo però è su un asino sorretto dall’animale … Sopra l’uomo sta il basamento per la casa. Nel totem di destra è l’inverso, ma l’uomo sta sempre sull’asino …


11. Deciso, comprato, partenza

Sarò velocissima, domattina mi parte l’aereo. Ho preso la decisione il giorno dopo le saune a Rimini, ho passato tutto il giorno a meditare e a decidere e poi ho deciso: biglietto per New York prima di Natale, Natale in Canada, e poi altri mesi a New York. Trovo un perfetto volo Linate-Londra-New York della British a sole 420 euro a/r, molto meno che i mesi scorsi quando guardavo, e allora trovando la cosa di buon auspicio ho… fatto click e acquistato il biglietto per l’11 dicembre (in pratica meno di due settimane!!). Era un anno che pensavo di ripartire, poi l’anno scorso casini su casini, ora erano tre mesi che mi sono costruita tutte le cose per partire, ma poi ho lasciato scorrere le cose, non imponendomi nulla, per cui ho scelto di stare ancora in Italia, lasciandomi trasportare dagli eventi che si riempivano e si delineavano, e sapevo che in questa mini tournè italiana, nel viaggio delle campagne, treni, case, arte, avrei deciso nel profondo cosa era meglio fare. Mi è difficile decidere a Milano, lì faccio fatica ad ascoltare la parte vera più vera di mè stessa, e so che se mi metto in moto tutto ritorna più fluido. Così è stato. Ho girato per il centro Italia per i miei progetti artistici (vedendo tante persone care e conoscendone di eccezionali) e ora che molti semi sono stati piantati e molta carne è stata messa al fuoco (e ora che mi sento fisicamente meglio di qualche mese fa quando piangevo ogni tre per due con i mostri che mi assalivano) ho sentito che era il momento in cui ero pronta per decidere sulla data di partenza (che partivo lo sapevo, avevo anche già affittato la mia stanza!). e zacchete! Biglietto acquistato, prospettiva aperta (e problemi logistici ulteriori da superare).
In questi 10 giorni ho fatto tutto, e una serie fortunata di eventi e di incontri, mi ha fatto trovare casa a New York e posto dove lasciare qui la mia macchina al sicuro.
Domattina parto, ora sono un po’ stressata, ho finito tutto, ma la mente è un po’ sospesa, come se non mi permettessi di pensare cosa sta succedendo perché mi devo concentrare sul finire tutto qui prima di partire, e sul non dimenticare nulla. Mi sento una macchina in azione.
Sono sicura che domani sull’aereo, e già in aereoporto, capirò cosa mi sta succedendo, e comincerò a provare ebbrezza e a sentire emozioni (nei giorni scorsi avevo anche la paura, certo l’ignoto – o quello che ci sembra ignoto, che però in un secondo poi diventa già noto – mette un po’ di timore e di tesa agitazione).
Mi aspetto un volo col sole domani, e questo mi rende felice. Il cielo si schiarirà.

Ci sentiamo presto

10. L’evento all’i-Suite Hotel (e la Spa il giorno dopo!)

Festa davvero ottima organizzata dai bravissimi Rimin Party boys, che con ‘lungimiranza’ hanno coinvolto noi artisti come ‘attrazione’ della serata! E hanno avuto successo! 250 persone a questo Aperitivo d’Arte nella Hall dell’i-Suite Hotel di Rimini, con buffet, cocktails, presentazione dei miei video nei monitor in serie sparsi ovunque, presentazione dell’installazione di Kiril Cholacov, e poi dj musica e danze. Bravi bravi, tutti si sono molto divertiti, e mi piace l’idea che l’arte si cominci a divulgare e diventi un polo di attrazione per le persone (che hanno seguito con interesse, ma quando è arrivato il mio video ‘Les Amantes’ tutti si sono voltati all’istante e sono stati appiccicati ai monitor……sapevo che finiva così…!)
Il giorno dopo l’abbiamo passato invitati al centro benessere 5 stelle dell’albergo, io e Zami (moglie di Kiril e mia amica) e polleggiate tutto il pomeriggio in acque saline, massaggianti, rilassanti ecc … abbiamo parlato di viaggi, di fidanzati e di New York, dove devo decidermi se andare e quando e come ( rimando la decisione da mesi, ma ora il piano sta scivolando via da solo: ho l’aspettativa dal mio part time a scuola, ho affittato parte della mia casa, e solo mi manca di decidere se voglio fare il Natale in Canada con Mario oppure qui…

9. Rimini. Art Omi e altri incastri

La casualità del muoversi sempre mi sorprende mi cattura e mi affascina. Mentre ero a Roma ricevo l’invito a presentare i miei video in un bell’evento all’i-Suite Hotel di Rimini, insieme con l’artista Kiril Cholakov. Mi metto in contatto con gli organizzatori, io sono in giro ma domenica 28 tecnicamente potrei, perchè invece dopo vorrei partire per New York (non ho ancora deciso se prima o dopo Natale, se fare il Natale qua in famiglia o andare in Canada da Mario, ecc..) e riusciamo ad accordarci sulle modalità.
Per cui da L’Aquila prendo il trenino per Terni e poi un Eurostar (stavolta ci sta) che va diretto a Rimini.
Starò ospite a casa di Claudio, perchè a casa nostra sono rotti i termosifoni! (non apro la pagina di questa casa, che amo tanto ma che non posso gestire e che viene lasciata cadere a poco a poco….ma la mia dose di amore nei suoi confronti mi permette di farla rifiorire ogni primavera!)

Arrivo giovedì sera. Per complicare le cose, c’è la scadenza di una borsa di studio per la famosa residenza per artisti OMI di New York, in palio per un artista che lavori sulla tematica delle religioni, tolleranza conflitti etnico religiosi…..ma mi sta a pennello!!! E’ quattro anni che lavoro sul progetto delle religioni ‘The Finger and The Moon’ che sta riscuotendo molto interesse e apprezzamento ( per vederne il sito clicca qui  – ho sudato sette camicie per fare e rifare il sito e il progettato blog ancora in lavorazione, ma ora mi sto occupando di altro per cui il blog e il sito rinnovato non è ancora finito, ma non c’è fretta, va bene intanto anche quello che c’è….)

Or dunque… come al solito partecipare a questi bandi è faticosissimo e la preparazione odiosa (scirvere in inglese presentazioni con un massimo di 100 parole, mettere pezzi di video non più di un minuto e via andare è uno stillicidio, non una sintesi) e mi stresso sempre. La deadline era mercoledì 1 dicembre ma non col timbro postale, il primo dicembre doveva essere a New York. Mentre ero in giro per la mia piccola ‘tournè’ italiana tra una preparazione e l’altra, una mail e l’altra, una cena e l’altra, ho pure affrontato la preparazione di questo concorso – lavorando pure in treno – ma come al soito accade mi sono ridotta all’ultimo e non ero ancora riuscita a finire tutto.

Quindi quando arrivo a Rimini devo buttarmi a finire sto concorso, che altrimenti lo perdo e me ne pento! Ci lavoro tutto il venerdì, ben sapendo che dovevo spedire il pacco massimo il sabato (e pregare perchè da rimini qualcosa arrivi a New York in tre giorni!). Venerdì dunque mi tappo in casa – sempre da Claudio, però lui era a Barcellona – e finisco e decido tutto. Salto le prove tecniche all’albergo, a tutto ci penserò sabato pomeriggio, quando sto pacco sarà in viaggio, tanto l’evento è domenica, da sabato pomeriggio sarò solo lì con la testa e deciderò che video presentare.

Vi interessa la continuazione della storia?? Venerdì notte finisco tutto, telefono a Fed-Ex (con cui mi trovo molto bene di solito a spedire) ma la filiale italiana il sabato e la domenica è chiusa (!!) e poi a Rimini non c’è una filiale vicina (vi rammento che io ero in giro in treno, e muoversi qui di inverno senza macchina è un’impresa. Per fortuna che per tutti gli spostamenti essenziali ci sono stati amici e organizzatori adorabili che mi hanno dato passaggi ). Allora l’unica possibilità sono le poste…sudo freddo, delle poste italiane purtroppo non mi fido un bel niente. C’è il pacco celere internazionale, per 41 euro (!) il pacchettino dovrebbe arrivare a New York in 3 – MASSIMO – 4 giorni. Faccio il conto: sabato-lunedì-martedì-mercoledì 1 dicembre. sì ce la si fa! Poi però la gentilissima impiegata suda freddo a sua volta, perchè i pacchi per gli Stati Uniti sono così complicati che spesso tornano indietro (e risudo freddo anch’io…) allora cominciamo una maniacale compilazione di tutti i 49 moduli possibili, corro a casa a cercare un telefono del destinatario (ma lì sul sito c’era scritto di non telefonare ma usare la mail! – no, mi dicono le poste italiane, se non c’è il telefono del destinatario il pacco non si può mandare!-…. uffa e strauffa, corro a casa (la posta chiude alle 12.30 e sono già le 11.59), vado nel sito di ART OMI, lo rigiro come un calzino, ma niente, non mettono il telefono…. sudo ancora freddo, detesto tutti, poi mi invento ogni possibile ricerca sul web e finalmente trovo il loro numero di telefono.
Sempre a piedi ricorro alle poste, mancano 10 minuti alla chiusura. Ormai sono diventata amica dell’impiegata, che sta tifando per il mio concorso come fosse mia parente, e mette ogni cura per non sbagliare ogni dichiarazione sui 49 moduli. E alle 12.30 il pacco è timbrato, e pronto per partire. Ho anche il numero per seguire il tragitto online. Finalmente mi rilasso.
Poi mi chiama Ugo l’organizzatore dell’evento all’ Hotel, nel pomeriggio facciamo le prove tecniche e concordo orario per farmi venire a prendere. Ora sono pronta per affrontare questo nuovo evento.

P.S. è arrivato il pacco??? volete saperlo vero? Bè, martedì mattina, 30 novembre, quando già il pacchetto doveva essere a New York, mi chiama una donna da un ufficio postale vicino a Malpensa, chiedendomi che valore ha il mio pacco. ‘Come??? E’ ancora in Italia?? Ma deve essere a New York per domani!’ Vuole sapere il valore del pacco. ‘L’ho scritto in tutti i moduli: no commercial value!! sono fotocopie e un dischetto dvd!! Urlo con tutto il fiato in gola’ – ‘No mi deve dire un valore sennò il pacco non parte’ ‘Ma a quest’ora doveva già essere a New York!!’ – ‘Ma dobbiamo sapere il valore’ ‘Non è valore commerciale, ci sono fotocopie e un dischetto, ripeto’ ‘ Devo mettere una cifra, una qualsiasi!’ – ‘Vabbè metta tre euroooooo!! dico io tra le lacrime, credendo di essere dentro una commedia di Beckett. Piango così tanto per il concorso di New York che le poste stanno mandando a monte che si mette a piangere pure lei! Io non posso farci niente mi dice. Vabbè mi dico, il pacco non arriverà, e come al solito la colpa è mia perché l’ho spedito all’ultimo momento … ma come sono messi quelli delle poste che chiedono 41,00 euro per un servizio che poi non si sa se riescono a dare!
Martedì notte e mercoledì mattina seguo il percorso del pacco dal sito delle poste, sono arrabbiata e depressa. Il pacchetto parte martedì notte per la Germania (!!!!!!), mercoledì però è in America. Dai forse ce la fa!!!! Mi hanno scritto dall’Omi, mi han detto che se arriva poche ore dopo dell’1dicembre lo prendono ugualmente (e poi ci sono 6 ore di fuso orario di vantaggio!)  Bene, mi rilasso, mi sa che questa borsa di studio posso proprio sperare di prenderla! Però ancora una volta: che stress l’organizzazione e la burocrazia italiana! (seppur amo l’Italia ci sono cose però che sono difficili da amare … ) dal 27 novembre all’1 dicembre solo per andare da Rimini a Milano…

Notizie in tempo reale della tua spedizione con Paccocelere Internazionale
Situazione della spedizione: ZA006649576IT
Data Ora Stato della spedizione Luogo
02-12-2010 06:06 RICEVUTO FILIALE Stati Uniti D’America
02-12-2010 05:55 LETTURA IMPORT Stati Uniti D’America
02-12-2010 00:06 RICEVUTO FILIALE Germania
01-12-2010 16:45 PARTENZA DAL GATEWAY INTERNAZIONALE ORIGINE Italia
01-12-2010 09:42 ARRIVO AL GATEWAY Milano Gateway
27-11-2010 15:15 SMISTATA DAL CENTRO DI MECCANIZZAZIONE POSTALE Ufficio Postale
27-11-2010 12:49 USCITA DALL’UFFICIO POSTALE Viserba
27-11-2010 12:43 ACCETTAZIONE UFFICIO POSTALE Viserba

8. L’Aquila: sopralluogo nel centro storico

Sono stata a L’Aquila solo due giorni e mezzo che sono però stati molto intensi e ho potuto parlare e conoscere molte persone. Ho sentito storie, ho sentito malinconie, ho sentito speranze, ho sentito pazienza. Ma la cosa più importante è che ho percepito un’atmosfera di vita che rinasce, di positività e speranza, anche se farcita con la consapevolezza della complessità dei problemi e delle contrastanti realtà. Quasi ogni persona che ho conosciuto ha una storia diversa rispetto alla casa: chi ha la casa bloccata ma deve continuare a pagarne il mutuo, pur non potendo nè abitarci nè toccarla nè rivenderla, altri che dopo essere stati in albergo per un anno e mezzo sono tornati all’Aquila ma la loro casa non era pronta per cui sono dovuti andare ospiti in giro, chi ha avuto la fortuna di non aver avuto danni sostanziali e che, dopo un paio di mesi vissuti in garage per la paura, ha fatto qualche lavoretto e poi è ritornato ad abitare in casa propria. C’è chi abita nelle new town costruite nella periferia dopo il centro storico, e chi sta aspettando ancora. C’è chi non ha più il suo negozio in centro, e la sua attività commerciale e il suo lavoro sono scomparsi, e c’è chi ha ripreso l’attività in un container dislocato nei sobborghi limitrofi, gli unici dove si è riversata la vita di tutta la città. Locali notturni, farmacie, ristoranti si sono reinventati la loro sede in edifici di fortuna o in prefabbricati o in camion sparsi fuori dal centro. E poi c’è il centro storico, che è un immenso guscio vuoto, dove ogni palazzo è avvolto, protetto, sostenuto, da ponteggi, travi di legno, di ferro, archivolti, supporti. Materiali nuovi che abbracciano i vecchi e li tirano su. Si vedono molto le ditte di ricostruzione al lavoro, ma le strade accessibili e aperte ai cittadini sono poche, tutto il resto è ancora zona rossa presieduta dall’esercito. Ho vissuto molto le emozioni camminando nel centro storico dell’Aquila, e queste emozioni le ho messe nelle foto che ho fatto. Ho una serie di 200 fotografie, ne condivido alcune con voi, perchè parlano più delle parole.

7. Workshop all’Accademia di Belle Arti dell’Aquila

Sono molto contenta di essere stata invitata a presentare il mio ‘Slowly Project – L’Aquila’ agli studenti dell’Accademia di Belle Arti di questa città. Sono molto contenta perchè è da quest’estate che ho deciso che avrei fatto un ulteriore step all’Aquila del mio progetto in progress sulla lentezza. Dopo Milano, New York, Modena, mi sembrava che la lentezza all’Aquila si caricasse di ulteriori e forti significati,e inoltre l’idea di questo progetto mi è anche nata come gesto di affetto verso questa città e i suoi abitanti, come un modo, con i miei personali mezzi,  di dare un contributo a questa città.
E come accadono le cose che ‘devono  accadere’, questo progetto ha trovato subito aderenti, estimatori e promotori. In realtà è un lungo e faticoso lavoro di relazioni e di contatti, di scrittura del progetto e di studio della logistica e delle condizioni reali per fare la performance e il video, ma ha riscontrato subito segnali positivi e incoraggianti (come essere stata invitata quest’estate – avevo appena deciso di portare il progetto della lentezza a L’Aquila – a fare una performance in una rassegna a Rocca Calascio in Abruzzo, che per la prima volta mi ha permesso di prendere contatto con questo territorio).
Quindi sono stata molto contenta che la professoressa Lea Contestabile, nell’ambito della sua manifestazione ‘Etnorami’ mi abbia proposto di fare all’Aquila un workshop con gli studenti sul mio lavoro, ma soprattutto su questo nuovo progetto, per coinvolgere anche loro sia nella progettazione che in una mostra futura. E contenta anche della bella e acuta presentazione del mio lavoro da parte di Ivan d’Alberto, il direttore del MAAC di Nocciano, che ho conosciuto a Rocca Calascio quest’estate.

 Ho parlato agli studenti di come è nato il percorso che mi ha portato a lavorare in questo modo, quali  ne sono le modalità, le difficoltà e le caratteristiche, e abbiamo visto insieme alcuni miei video (con un pubblico attento e divertito: godo sempre quando gli spettatori, specialmente i più giovani, si fanno un sacco di risate quando vedono i miei video!). Poi ci siamo concentrati sul progetto della lentezza, cercandone i risvolti per la città dell’Aquila (lentezza/velocità della ricostruzione, lentezza/assenza del centro storico, lentezza come  lento risorgere e rinascere ecc..
E’ stato molto importante per me poter avere le loro opinioni e sentire le loro esperienze, e come si vivono la realtà dell’Aquila dopo il terremoto. Abbiamo fatto anche un brain storming per capire quale data fosse più adatta e quale percorso, considerando sia i valori concettuali e artistici del progetto, sia le esigenze pratiche della performance, sia le connotazioni simboliche della data da scegliere, sia il confronto con la nuova realtà urbana.

6. All’ Aquila in treno

Provenivo da Roma, e dopo essermi fermata ad Amelia, sulle colline in provincia di Terni da una simpaticissima coppia di amici servas, prendo il trenino che da Terni mi porta all’Aquila. Sembra di salire su una vecchia cremagliera che, a stantuffi e fatica, si arrampica tra gli appennini, fuori è freddo e il paesaggio di novembre è dolce e di colori rossastro bruno gialloverde. Novembre non è il mio mese preferito.Anzi è quello che più mi pesa ogni anno, però questo tour italiano si sta rivelando romantico e dolce, con la sua pioggia battente, le colline, gli ulivi e le montagne avvolti da colori indefiniti, né vivaci né assenti, un ibrido molle come un nylon davanti alle cose.
Mi sono goduta il viaggio in treno, come sempre, perchè adoro viaggiare in treno, adoro guardare dal finestrino e vedere il paesaggio che scorre e va, cullata dal ritmo del vagone che ballonzola. E addirittura preferisco di gran lunga i treni vecchi e lenti, come questo, col loro sapore retrò e caldo. Non amo prendere gli eurostar, e ancor meno le frecce rosse, che saranno pur veloci, ma non poetiche e oltretutto care come non mai (e in linee come Milano – Roma praticamente hanno tolto tutti gli altri treni che non siano freccia rossa, un’operazione di marketing occulto che mi indigna e che boicotto, prendendo le frecce rosse solo quando è strettamente necessario, ossia quasi mai – ecco, scusate se ho divagato ma questa roba delle frecce rosse mi sta qui).

Sto scrivendo da Rimini, mentre la gatta di Claudio, la Gina che adoro, sonnecchia russando e facendo strani mugolii (forse sta sognando? o ha il naso chiuso anche lei??).
Bene, arrivo all’Aquila a metà pomeriggio e mi viene a prendere la professoressa Lea Contestabile, che mi ha invitato al workshop in Accademia. Gentilissimo il marito mi accompagna al Bed and Breakfast in mezzo al traffico di una L’Aquila nuova, che scorre nei poggi limitrofi al centro storico quasi fantasma e la vita continua altrove tra una new town e un prefabbricato, e la farmacia nel container, e l’unica via di raccordo con la fila delle macchine.
Il giorno dopo gli studenti mi diranno, a proposito del mio progetto della lentezza, che se prima la loro vita nel centro storico era ‘lenta’ e camminata per le stradine, ora è frenetica e convulsa in mezzo al traffico delle poche strade che contornano la città. Ho visto coi miei occhi che tutto è distante da ogni cosa, e che ciò che è ripartito è sparso ovunque.