138. Duro inizio d’anno

Poichè il progetto di questo blog è aprire una finestra sulla vita quotidiana di un’artista, con i suoi aspetti connessi alla vita normale di tutti i giorni, i problemi legati alla famiglia, alla salute, alle difficoltà, le gioie universali, l’amore, le speranze, e al tempo stesso inserire il back stage e gli stati d’animo che sta dietro ogni lavoro, ho deciso che devo essere onesta e parlarvi anche delle cose più difficili, però che sono umane e universali per tutti, ossia la malattia e la morte.

Tutto ciò incide poi profondamente sulla propria vita, ma anche sulla propria arte, essendo ogni nostro lavoro plasmato e nutrito con le nostre storie vissute, con la nostra anima gettata nel mondo (per dirla con Heidegger) e le sue molteplici avventure, facili o difficili che siano, leggere o pesanti.

sempre in viaggio… la mia stanza a Berlino

L’anno è cominciato in maniera molto difficile. Intanto la situazione precaria e fragile e sofferente dei miei, con la malattia di mio padre, dalla quale non voleva tirarsi fuori e non voleva cooperazione, e la malattia, più cerebrale che fisica, di mia madre. L’anno scorso rimasi a Milano per questo tutto l’anno, e fu molto difficile. Quello non è il mio posto, dopo una settimana che sto in quella città mi prende una morsa di ansia e stress che mi impedisce quasi tutto il resto: per cui quest’anno, verso ottobre, ho sentito che ancora dovevo muovermi dall’italia e per non andare lontano dai miei genitori e poter essere presente, scelsi proprio Berlino, in quanto il posto che più mi attrae in Europa e il più adatto al mio lavoro. Partii per Berlino, quindi, come avete visto dai precedenti post di questo blog, sapendo anche che sarei ritornata spesso a Milano.

Così, appena finita la performance al Kreuzberg Pavillon, e l’intervista alla Tv, rientrai a Milano il 18 dicembre per il periodo natalizio, dedicato alla famiglia, e allo stare vicino, a volte senza capirli, a volte anche litigandosi un po’, ai miei genitori, che essendo figlia unica, sono la parte più profonda di famiglia che ho. Non fu facile, come spesso accade, ma anche dolce, spesso un po’ triste.

Per capodanno però decisi di tornare a Berlino, era lì il mio posto in questa stagione, lo sapevo benissimo, poichè si adempissero le strade che si dovevano adempire. Di questo avevo ed ho l’intuizione, per cui la seguii.
Ricordo lo stress per partire per Berlino il 30 dicembre: tutti gli aerei, of course, erano pieni e impossibile prenotare un posto, e poi per giunta carissimi, passaggi con blabla car non ne trovavo, allora decisi di prendere la mia macchina, e offrire passaggi alle persone, sempre attraverso lo stesso sito. Inutile dirlo che trovai tonnellate di persone che volevano un passaggio per Berlino poco prima di Capodanno! Così caricai 5 persone, sulla mia Hyunday Getz, tanto brava quanto comoda, pur essendo comunque non una macchina grande. Non avevo mai fatto un viaggio così lungo, e per lo più d’inverno, per cui mi informai come un’ossessa sulle condizioni del tempo nel tragitto (sapevo che c’era il sole, altrimenti non avrei fatto la Svizzera), mi comprai le catene da neve – si lo ammetto, non le avevo, anche se non bisogna dirlo – sentendomi a disagio nella scelta, poichè di queste cose non ne capisco niente (e il mio maschio era in canada – come quasi sempre – e poi loro hanno altri tipi di macchine e non usano di certo le catene, con un inverno a -20 per 4-5 mesi all’anno! – come quest’anno). Ricordo molto bene il paio di giorni prima della partenza (e decisi di partire in macchina solo il giorno prima!), così faticosi per la forza che mi costò tenere tutto in pugno e fare questa performance automobilistica fino a Berlino… Poi il viaggio andò bene, conobbi persone molto simpatiche e interessanti, nessun inceppo solo alcuni inconvenienti proprio alla partenza (che non vi sto a raccontare sennò dite che sono grulla…) e una multa in Svizzera, scattata con la foto, mentre andavo a 100 all’ora sull’autostrada :O ….in quell’unico tratto il limite era 80 ma io non lo vidi…) più a meno vicino al punto dove scattai la foto qui sotto.

Il viaggio per Berlino attraverso il San Bernardino (apprezzate la rima…)

Beh, che dire, arrivai il 30 sera, stanca ma felice di aver trovato tutte le strade ed essere arrivata a casa di Claudia dove Ingo mi aspettava col minestrone, quando il 31 pomeriggio – dico il 31 pomeriggio – mamma mi chiamò disperata che il mio adorato gattino Fiore, preso anche per lei, per fare compagnia a mia mamma, spesso annoiata dato che papà stava sempre a letto, e che era l’amore mio e di mammà, dunque allora mi chiamarono dicendomi con poco tatto che Fiore era caduto dal balcone del 7 piano, e non c’è stato niente da fare.
Cominciai a piangere e non mi fermai più, non ebbi voglia di organizzare niente per il capodanno, volli solo andare a vedere i fuochi sul ponte con una mia conoscente tedesca (la convinsi, lei voleva stare in casa, ma io avevo paura di stare in casa a piangere), ma per tutta la notte, e buona parte del giorno dopo, piansi lo stesso, per la fragilità, per il gatto, per la preoccupazione per la mamma pure distrutta, per la malattia di papà, per la mia situazione di vicinanza/distanza (ero appena ripartita da Milano!), per lo stress, la fatica, la confusione… In più ero ospite in una casa nuova, che non mi apparteneva, perchè il bell’appartamento a Gorlitzer park che mi avevano fortunatamente subaffittato in novembre dicembre, non era più disponibile. Mi ritrovai da sola quindi, i primi giorni dell’anno, in una casa che mi spaventava, forse per la dura fragilità della mia condizione, con una nostalgia e preoccupazione fortissima per i miei, con la mancanza e la rabbia per mario, che era sempre in canada e non aveva potuto volare in europa per le feste, con la voglia di tornare, e la voglia di stare, in una zona di berlino, stieglitz, che per me non è berlino – amo kreuzberg e sono sempre stata lì.

E così decisi di tornare subito per un po’, per consolare mamma, stare vicino a papà, sentire la famiglia, vivere ancora una volta quel senso di tristezza di questa situazione così malata e fragile.
Partì piena di ansie con un volo che costoso è dire poco (il 4 gennaio prenotato il giorno prima, pensate voi), ma non me ne fregò niente. Dovevo tornare e basta.

Rimasi una settimana, poi rientrai a Berlino. rientrai nella mia bella casa in subaffitto a kreuzberg, e pochi giorni dopo ripartii improvvisamente in giornata per Milano, piangendo a dirotto.